Sidro (dal lat. cisera, o sicera, discendono dal greco sikera, espressione di origine semitica, fr. cidre, ingl. cider, ted. Apfelwein) bevanda leggermente alcolica, che si ottiene facendo fermentare il succo di mele, frantumate e sottoposte a pressione. La fabbricazione, che oggi si effettua industrialmente, avviene generalmente con una miscela d’un terzo di mele dolci e di due terzi di acide. In commercio si distinguono due qualità, il sidro dolce e quello brut. Il sidro, già menzionato nel Capitolari (atti legislativi, da capitala, capitolo) di Carlo Magno, è una bevanda antichissima, rinfrescante, indicata per i gottosi, nefritici e diabetici, che tuttavia non è tollerata da tutti gli stomachi. Per estensione, il termine di sidro si applica anche all’estratto di tutte le Rosaceae. Il sidro dei veri intenditori, rarissimo, è quello che si ottiene dalle mele cotogne. I sidri migliori sono quelli di Normandia e di Bretagna, è diffuso in Germania, Svizzera e su tutta la costa atlantica dell’Europa. Il sidro prodotto con le pere, molto raro, si chiama poiré. Vedi, sull’argomento, Katharina di Nieuwerve, Viaggio cucinario nell’immaginario dei sapori, Roma, 2009.
Sigalini è il nome dei piccoli fichi, dolcissimi, di cui sono ricchi i colli Euganei.
Smeiazza a Vicenza e smegiazza a Padova, sono i nomi d’una torta di polenta, con latte, cedrini, uva secca, pan biscotti e strutto. Oggi si prepara con le farine e il burro. Si ritiene sia un dolce di origine romana, allora preparato con il miglio.
Sobbollire (fr. frémir, ted. Aufwallen, ingl. simmering)denota un grado di bollitura, che precede l’ebollizione, quando spuntano le prime bollicine e la superficie del liquido freme.
Soffritto è un termine che denota una preparazione di diversi legumi, carote, sedano, cipolle, e simili, affettati, con l’aggiunta di timo e lauro, con o senza lardo a piccoli pezzi, cotti col burro o l’olio, ma non necessariamente come frittura. Ha una certa analogia con il Mirepoixdella cucina francese.
Sogliola (fr. sole, ingl. sole, ted. Seezunge), pesce marino della famiglia dei Pleuronetti, caratteristico per la sua forma piatta, quasi laminare, ed asimmetrica, con occhi e narici situati su un lato, generalmente il destro, e la bocca a sghembo. La varietà Solea vulgaris è comune nel Mediterraneo e nella costa europea, bagnata dall’Atlantico. Ha il corpo coperto di piccole squame, lubrico e glutinoso, e lunghe pinne ininterrotte. Nuota in posizione obliqua, in modo che i due occhi rimangano rivolti in su. Il lato sinistro è biancastro, quello destro, più scuro, spesso coperto da macchie irregolari, varia dal bruno al grigio, a seconda del colore del fondo del mare generalmente sabbioso, sul quale il pesce vive. È un fenomeno tipico di mimetismo marino. La carne della sogliola, delicatissima, si presta ad innumerevoli preparazioni. La spina si può togliere con. grande facilità. La parola sogliola è il diminutivo del latino solea, per suola, scarpa, appunto per la forma caratteristica del pesce. Per preparare la sogliola. L’operazione di togliere la pelle nera è estremamente facile. Fate scivolare la punta d’un coltello tra la pelle e la carne vicino alla coda, con un panno prendete il pezzetto così staccato e con uno strappo toglierete la pelle sino alla testa. Con il coltello, poi, reciderete la pelle stessa.
Alla molinara (à la meunière). Allestita e condita, infarinatela e fatela cuocere nel burro. Cospargetela di prezzemolo tritato, conditela con qualche goccia di limone e travasateci sopra il burro di cottura caldo. Gratinata. Vuotatela e dopo aver eliminata la pelle nera, togliete anche quella bianca, grattandola. Sistemate la sogliola in una casseruola oblunga, di terracotta, od equivalente, imburrata, copritela di prezzemolo, di scalogno e/o di altre erbe, bagnatela con del vino bianco secco, aggiungeteci dei funghi rinvenuti e pangrattato, fate andare in forno, a fuoco moderato, forse per una mezza ora. Boiled sole (Lessata, cucina inglese). Eliminate le pinne, senza togliere le pelli. Lavate il pesce e ponetelo in acqua calda salata, facendola sobbollire per una decina di minuti abbondanti. Servite su una salvietta bianca, piegata, cospargendolo di prezzemolo e fettine di limone. Serviteci a parte del burro fuso, o una salsa bianca. Filet of sole Lincoln (cucina americana). In una casseruola sistemate burro, scalogno, prezzemolo, i filetti, vino bianco e del fumetto. Portate all’ebollizione e poi riducete la fiamma. Cuocete per dieci minuti. Aggiungeteci una dozzina di ostriche (per quattro filetti). Finite la cottura per altri due minuti. Regolate il sale e il pepe. Togliete i filetti e le ostriche e collocatele sul piatto di servizio, all’angolo del fornello. Continuate la cottura del liquido, sino alla riduzione ad un terzo del suo volume. Setacciatelo, aggiungeteci della panna fresca leggermente addensata e travasate sul pesce e sulle ostriche. L’aggiunta di funghi è facoltativa. Sfoglie in saor (Venezia). Infarinate e fritte si lasciano riposare nell’aceto, con uva sultanina, pinoli e cipolla rosolata. Al gratin (Gaeta ed altre località). Secondo il metodo classico, con l’aggiunta di aglio.
Soppressata. Appartiene alla piccola salumeria italiana, la cui preparazione varia a seconda delle regioni. Così in Toscana è una specie di galantina, fatta con le parti molli della testa di maiale, mescolata a lingua salmistrata, pepe, spezie e pistacchi, insaccata in cotica di maiale. Nel Molise la soppressata è un salsicciotto di carne di maiale, tritata grossa e mescolata a dadi di lardo, in modo che al taglio la sezione del salume presenti dei disegni a stella, a croce ed a trifoglio. In Calabria invece la soppressata è fatta con carne magra e lardo, ed all’impasto si mescola sale, grani di pepe nero, e peperone in polvere. Poi si fa pressare sotto dei pesi, da cui il suo nome. Una preparazione analoga è chiamata soppressa in Lombardia e nel Veneto, dove è molto popolare.
Sorbe (fr. Sorbes, ingl. sorb-apple, ted. Vogelbeere), frutti del sorbo (Sorbus domestica)albero indigeno delle Rosacee, con foglie composte, infiorescenza a corimbo. Il frutto che ricorda una piccola pera è acerbo e richiede di essere maturato sulla paglia, per diventare dolce, commestibile e di color ruggine. Si distinguono in sorbe selvatiche, di cui i tordi sono molto ghiotti, e quelle domestiche, con le quali nel nord dell’Europa si prepara una specie di sidro. Le Georgiche di Virgilio alludono alle sorbe, dicendo che vi sono popoli, che, ignorando il vino, fanno fermentare le sorbe, certamente del tipo selvatico, che ancora oggi, in Svezia, si fanno distillare. Il legno serve per i lavori di ebanisteria, la polpa del frutto, leggermente acidula, in cucina, non è molto appezzata. Accompagna bene gli allessi. Le sorbe mature sono considerate dei portafortuna.
Sorpresa, a sorpresa, è la denominazione di quelle pietanze, il cui aspetto costituisce un’improvvisata, sia come temperatura, sia come consistenza, sia come sapore. Tipica è l’omelette norvegese, che sotto una crosta di meringhe calde contiene un gelato, che si è mantenuto tale, perché la crosta è un cattivo conduttore di calore.
Soubise, famiglia nobile francese. Vi primeggia un principe Carlo (1715-1787), maresciallo di Francia, vincitore di qualche battaglia e vinto in altre. A tavola, però, fu sempre vittorioso. Oggi una salsa, robusta e poco nobile, quella a base di cipolle, la sauce Soubise, porta il suo nome.
Soufflés. È una, preparazione, in cui all’elemento principale cotto e ridotto a purea, si aggiungono tuorli d’uovo, lontani dal fuoco, rimestando, e poi gli albumi, montati a neve ferma, ancora rimestando con cura, per non rompere la solidità della neve. Versato il composto in un apposito recipiente imburrato, con l’avvertenza di non riempirlo che a tre quarti, va cotto al forno, a fuoco dolce. Da venti a venticinque minuti di cottura. Anziché in un recipiente unico, il soufflé può essere cotto in altrettanti tegamini, corrispondenti al numero degli invitati e presentabili in tavola. Se da un lato questo metodo di cottura produce una pietanza incomparabilmente morbida e soffice, con una spesa relativamente modesta, presenta da un altro lato l’inconveniente della necessaria puntualità ed abilità a farlo rimanere gonfio. Soufflé di antipasto, soufflé di seconda portata. Il rapporto unitario è costituito da quattro tuorli e cinque bianchi per trecento grammi dell’elemento principale, che può essere: formaggio (roux bianco, sale, pepe, noce moscata, latte, formaggio grattugiato), spinaci, cicoria, prosciutto, fegato, crostacei, patate, pollo, selvaggina, e via dicendo, purché siano rispettate le premesse già indicate. Lisciare la superficie prima di mettere al forno. Questi soufflés vanno piuttosto salati o speziati per neutralizzare il gusto d’uovo. Soufflé dolci. Si distinguono due categorie, alla crema ed alla polpa di frutta. Alla crema. Appartengono a questa categoria i soufflés al succo di limone, di arancio, di mandarino, alla cioccolata, al caffè, al tè, alla vaniglia, in base a liquori vari. Mescolate in una casseruola 50 grammi di farina con lo stesso quantitativo di zucchero in polvere, una presina di sale, un uovo intero ed un tuorlo. Aggiungeteci una tazza latte bollente e cuocendo, rimestate bene, per farne una composizione omogenea. A questo punto profumate con uno degli elementi indicati. Infine, lontano dal fuoco, completerete con 20 grammi di burro, un tuorlo d’uovo e, da ultimo, tre albumi montati a neve ferma. Al forno. Qualche minuto prima di toglierlo, cospargetelo di zucchero fine. Alla polpa di frutta. Preparate uno sciroppo di zucchero, 250 grammi di zucchero con mezzo decilitro d’acqua, che farete bollire, rimestando. Prima che lo zucchero caramelli, aggiungeteci la polpa (per 250 grammi di zucchero 200 grammi di polpa), rimestate per qualche istante e togliete dal fuoco. Montate a neve ferma cinque albumi ed uniteli al composto. Cospargete la superficie di zucchero fine e passate al forno. Si prestano bene per queste preparazioni le albicocche, le fragole, le pesche, le pere, le ciliege, le mele, alle quali si può anche aggiungere pezzetti di biscotti dolci.
Spagnola, salsa. Appartiene alla categoria delle grandi salse, o salse madri, con le quali si concentrano il succo delle carni o l’aroma dei legumi. Da queste salse madri, cui si aggiungono opportuni ingredienti, derivano le piccole salse, semplici o composte, bianche o scure, calde o fredde. Prendete una casseruola piuttosto voluminosa, imburratela, collocandovi avanzi di vitello, pollo, manzo, lardo, cipolle, carote, bagnate il tutto con del brodo. Fate andare a fuoco vivace fino alla riduzione a gelatina. Aggiungeteci dell’altro brodo, che completerete con erbe aromatiche, timo, lauro, unitamente con cipolline e prezzemolo. A fuoco dolce per due. Sgrassate con molta cura. Verso la fine aggiungeteci un roux bruno ben stemperato, infine, sempre rimestando, una ultima ebollizione. Passate allo staccio. Salsa spagnola di magro. Sostituite la carne ed il lardo con del pesce, seguendo la stessa procedura.
Spätzle (passerotto), nome d’un farinaceo della cucina tedesca, di farina di frumento, uova, sale ed acqua, in forma di listerelle sottili.
Spezie (fr. épices fines, ingl. aromatic spices), sono sostanze aromatiche che s’introducono nelle preparazioni culinarie, appartenenti tutte al regno vegetale, ad eccezione del sale. Un tempo era viva la discussione tra i medici, per i quali alcuni ne affermano l’azione benefica sul processo digestivo ed altri il contrario, noi possiamo sconsigliarne l’uso alla gente sofferente ed ai convalescenti, a meno d’una prescrizione medica. Ma anche sul piano gastronomico vanno usate con discernimento, perché turberebbero la fragranza dei cibi. In commercio si trovano le diverse spezie già pronte ed anche riunite col nome di spezie aromatiche o nomi consimili, che per altro potete preparare da voi stessi. Come? Disseccando e poi polverizzando al mortaio, mescolando bene, e racchiudendo in un vasetto ermetico, 25 grammi di noce moscata, altrettanti di chiodi di garofano, cannella, lauro (alloro), salvia, maggiorana e rosmarino, 50 grammi di macis, 100 grammi di peperoncino e 300 grammi di pepe bianco. Attenzione, sale e pepe possono essere aggiunti al cibo in ogni momento, le spezie assolutamente durante la cottura.