FOOD-DESIGN – Undicesima Esercitazione |
| 14 Giugno 2007 |
FOOD-DESIGN
Undicesima esercitazione
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Elsie Altmann-Loos (1899-1984) è stata la compagna e la moglie di Adolf Loos (1870-1933), i due si sposarono nel 1919. A quel tempo Loos era già famoso non solo per il suo lavoro teorico, il saggio Ornamento e delitto è del 1908, ma anche per alcuni importanti progetti. Tra i tanti ricordiamo le case di Helena Rubinstein, di Josephine Baker, di Alban Berg, di Tristan Tzara.
A lui viene attribuito il principio di progettare dall’interno verso l’esterno favorendo la funzione del dettaglio sulla complessità, la semplicità espressiva sull’ordine astratto, la razionalità sul canone.
Elsie Altmann-Loos era una delle donne più belle di Vienna, studia danza e canto, si esibisce nei migliori teatri europei, viaggia in continuazione, lavora a New York con la troupe di Albertina Rasch, spopola sulle riviste alla moda, è legata da una grande amicizia ad Oskar Kokoschka, è Elettra Pivomka in Wunder-Bar. Vive a lungo in Italia, dopo la morte di Loos si trasferisce in Argentina, poi in Brasile dove, tra l’altro, lavora con Carmen Miranda. Dirige una compagnia d’operette viennesi. A Buenos Aires apre anche un night-club, il “Tucano”.
Intorno al 1950 comincia a tradurre e a scrivere, ricordiamo tra i suoi lavori, Adolf Loos, l’uomo e un libro di ricette, Felix Austria, un libro de cucina, recetas y relatos de la Viena imperial.
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Obiettivo dell’esercitazione. Elsie preparava spesso per Loos il Gugelhupf. Uno dei dolci più popolari della cucina austriaca. Non manca mai nella prima colazione dei ricchi borghesi e sulla tavola dei viennesi per le feste e gli anniversari.
(Nessuno sa che cosa significhi “Gugelhupt”. Si scrive anche “Gougelhof”, “Gougelhopf”, “Kougelhof” o “Kouglof”. Questa sequenza di nomi riflette lo scivolamento di questa pasta levata verso Ovest, in pratica, parte viennese e finisce alsaziana. I tradizionalisti dicono che questa pasta levata era la passione di Maria Antonietta )
Questa che segue è la ricetta del Gugelhupf di Elsie, ma che forma avrebbe avuto se l’avesse “fatto” Adolf Loos?
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Preparazione della pasta levata. Setacciate 125 grammi di farina, disponeteli a fontana, sbriciolateci al centro sei o sette grammi di lievito di birra, freschissimo ed asciutto. Versateci sopra due bicchieri di latte tiepido e lavorate il tutto fino ad ottenere una pasta morbida. Raccoglietela a palla, incidetela con la lama di un coltello, copritela e mettetela da parte. Dopo una mezz’ora dovrebbe essere raddoppiata di volume.
Intanto ammorbidite con le mani 300 grammi di burro fine e tenetelo da parte. In una terrina sciogliete 10 grammi di zucchero con due cucchiai di latte. Setacciateci sopra 300 grammi di farina, aggiungeteci tre uova e un cucchiaino di sale. Impastate il tutto aggiungendo, una alla volta, altre tre uova. A questo punto incorporateci il burro e lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Ora, amalgamate per bene e a lungo i due impasti così preparati. Cospargete il risultato con della farina e lasciatelo riposare per sei ore avvolto in un panno.
Al termine delle sei ore “rompete la pasta”, vale a dire schiacciatela con le mani ed espellete l’aria che si è formata al suo interno. Rimettetele a riposare per altre sei ore.
Preparazione del “Gugelhupf”. Dorate leggermente in una padella o in forno un etto di mandorle sfilettate (sono quelle tagliate a lamelle). Imburrate lo stampo che avete scelto e incollateci le mandorle sulla parete. Aggiungete all’impasto che avete preparato due etti di uvetta secca (sono facoltativi cento grammi di bucce di arancia caramellata e tagliata a pezzetti) e riempite del composto lo stampo. Non deve assolutamente superare la metà della sua altezza, per compensare la lievitazione in forno.
Mettete tutto in forno, gia scaldato, a calore medio. Quando distafferete il Gugelhupfle mandorle dovrebbero averlo incrostato.
Lo stampo lo potete preparare con del lamierino (recuperato dai barattoli usati), tagliato, sagomato e rivestito di carta da forno.
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(Questa esercitazione vale tre punti, o uno e mezzo o uno, secondo il numero dei partecipanti.)
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