Vatel François – Vitello |
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| 19 Agosto 2010 |
Vatel François (1631-1671) famoso cuoco e maestro di cerimonie, il cui nome è spesso usato, ancora oggi, per indicare qualcuno che eccelle nell’arte gastronomica. Fu prima al servizio di Fouquet, quel sovrintendente delle finanze francesi che si alienò la benevolenza di Luigi XIV, geloso di Mademoiselle de la Vallière e dei fasti della mensa di Fouquet. Caduto questi in disgrazia, Vatel fu assunto dal Grande Condé, uno degli uomini più illustri della storia militare francese. Se nonché un pranzo di gala che questo principe offrì nel castello di Chantilly a Luigi XIV lasciò a desiderare, e di tale insuccesso Vatel si assunse la responsabilità. Fatalità volle che il giorno appresso, giornata di magro, non arrivasse il pesce fresco, impazientemente atteso. Pieno di sconforto, Vatel, anziché lo spiedo, afferrò la spada e si suicidò. Una celebre lettera di Madame de Sévigné ne descrive la morte. Fu vera gloria? O non è invece quella buona chiacchierona di Madame de Sévigné che ha immortalato il nome d’un Watel (così si scriveva in origine, essendo cittadino svizzero) altrimenti oscuro? Un film, omonimo, diretto da Roland Joffé del 2000 racconta la sua vita. (Vedi in questo stesso sito altre informazioni su di lui.)
Vaudoyer Louis (1883-1963, scrittore francese, poeta e storico dell’arte, autore di “Les délices de l’Italie”, Parigi, 1924, in cui descrive con termini lirici alcuni saggi della cucina italiana. Fu conservatore del museo Carnevalet di Parigi, amico di Marcel Proust di cui condivideva un certo stile di vita.
Vellutata, salsa vellutata (fr. sauce veloutée, o semplicemente velouté), chiamata anche salsa bianca. Appartiene alla categoria delle grandi salse. Ad un roux bianco aggiungerete un brodo, proveniente dalla bollitura di vitello o di pollo, rimestando e facendolo scaldare sino alle prime bollicine. Riducete la fiamma e continuate la cottura per un’altra ora e mezza, rimestando in continuazione con un cucchiaio di legno. Non occorre aromatizzare il vellutato, già condito per effetto del brodo sopra citato. Nella versione di magro usate un court bouillon di pesce, fortemente ridotto.
Vendemmia, dal lat., vin (da vinum) demia (da demere, per prendere), fr. vendange, ingl. vintage, ted. Weinlese, spagn. vendimia, prov. vendanha.
Venerdì gnocolàr. Secondo un’antica usanza veronese, i gnocchi sono di rigore su tutte le mense l’ultimo venerdì di carnevale. Nel quartiere popolare di San Zeno si celebra in quel giorno la “Festa del gnoco”, con la nomina d’un “Papa del gnoco”, assistito da una scorta d’onore a cavallo, dei “Putti di San Zeno”, vestiti alla foggia quattrocentesca, che il Papa passa in rivista.
Ventresca. Una volta era così chiamata una pietanza, fatta col ventre di porco, ripieno di uova, carne e formaggio: una preparazione caduta in dimenticanza. Oggi è chiamata ventresca la parte del tonno, proveniente dalla pancia, che è quella più saporita. La ventresca è generalmente venduta sott’olio.
Verbena (Lippia citriodora, fr. verveine, ingl. vervain, ted. Verben – Eisenhraut), chiamata anche cedrina ed erba luisa. È un arbusto delle Verbenacee, importato dall’America settentrionale e coltivato nei giardini ed orti europei. Le proprietà sono stimolanti, stomachiche e carminative. Le foglie disseccate servono come infusione, dall’otto al dieci per mille, e sono considerate come un succedaneo del tè.
Vermut anche vermout, o vermouth, o vermutte, vino bianco drogato con l’assenzio ed altri aromi, la cui natura e dosatura costituiscono un segreto di fabbricazione delle varie aziende produttrici. Fu creato da Antonio Benedetto Carpano nel 1786, tre anni prima della presa della Bastiglia: il “Turin”, come il vermut è chiamato all’estero, si è diffuso nel mondo. Il termine deriva indubbiamente dal tedesco: Wermutsignifica assenzio ed in via figurativa amarezza.
Véron Pierre (1831-1900), giornalista e scrittore francese della seconda metà dello scorso secolo. Fu direttore del giornale Charivarie fecondo autore di opere umoristiche. La sauce Véron è intitolata in suo onore. La sua casa in rue de Rivoli fu per anni uno dei salotti letterari parigini più famosi.
Vert-pré (fr. prato verde), ha due significati nella terminologia culinaria francese: di carni alla graticola, guarnite di crescione. Di pollame o pesci, assistiti da una salsa verde.
Vesiga è il midollo disseccato della spina dorsale dello storione, elemento importante della cucina russa.
Villeroy, famiglia nobile francese, che aveva dato alla patria due uomini di Stato e due marescialli, di cui l’ultimo, François (1641-1730) perdeva regolarmente tutte le battaglie. Tornando a Parigi dopo una delle sue sconfitte, trovò un tamburo appeso dinanzi a casa sua con lo scritto: Mi battono da ambedue i lati. Malgrado tutto ciò Luigi XIV lo nominò per testamento governatore e membro del consiglio di reggenza del giovane figlio Luigi XV, e la Francia immortalò il nome dei Villeroy, chiamando con esso un genere di frittura ed una salsa: la sauce Villeroy a base di funghi.
Sauce Villeroy. In mezzo litro di vellutato incorporate tre o quattro cucchiai provenienti dalla cottura di un pugno di funghi (i quali, in seguito, potranno servirvi per un’omelette). Con questa salsa stemperate tre tuorli d’uovo, in modo da renderli cremosi. Se il liquido di cottura dei funghi è troppo allungato, riducetelo prima di servirvene.
Vinaigrette è la classica salsa, che noi chiamiamo olio ed aceto, gli inglesi French dressing ed i tedeschi Essigsauce. Conviene osservare le seguenti regole: Uno. Le proporzioni sono: tre parti di olio d’oliva per una di aceto (o succo di limone), sale e pepe secondo il gusto personale. Due. L’aceto dev’essere di buona qualità ed è sempre preferibile al limone, che non possiede le medesime qualità mordenti. Tre. La vinaigrette va servita a tavola, non prima. Quattro. La miscela va fatta in un cucchiaio, od in una tazza, mai cospargendo direttamente il cibo, il che falsa le proporzioni. Cinque. Come condimento di cavolfiori, d’insalate in genere, d’asparagi o di pesci bolliti è consigliabile non staccarsi dalla formula classica, tutt’al più aggiungendo una presina di paprica o di senape. Sei. Se invece deve servire come condimento di testa di vitello od in genere di carne fredda, può essere arricchita con l’aggiunta moderata di prezzemolo, di cipolle o d’erba cipollina, anche di cipollette, sempre tutto tritato molto fine. Sette. Sauce vinaigrette pour tête de veau (ricetta francese). Alla vinaigrette comune aggiungere prezzemolo e cipolla tritate, nonché cervello di vitello parimente triturato. Otto. Sauce Vinaigrette (cucina americana). Cucchiaiate da tavola: due d’aceto, tre d’olio d’oliva, Da tè: una per le seguenti categorie: sale, prezzemolo, capperi, erba cipollina, cerfoglio, dragoncello, il tutto tritato fine, una presina di pepe, nonché un quarto d’uovo sodo, pure pestato. Nove. I tedeschi hanno la medesima ricetta per il merluzzo cotto.
Vincisgrassi (anche pincisgrassi) è una minestra asciutta, che contiene un po’ di tutte le rigaglie, dai fegatini ai tartufi, con in più la salsa di pomodoro e la panna e coperta di una besciamella, si cuoce sul tipo della pasta al gratin. È uno dei vanti della cucina marchigiana.
Vino caldo, o vin brulé, o vin chaud. Prepararlo solo al momento dell’uso: un litro di vino rosso con duecentocinquanta grammi di zucchero, un mezzo tronchetto di cannella e o qualche chiodo di garofano. Al primo bollore ritiratelo, colatelo dal passino e versatelo nei bicchieri un po’ grandi, aggiungendo a ciascun bicchiere una fettina di limone.
Visnischi (cucina russa, translitterazione fonetica) è una frittella, contenente carne di pesce condita al finocchio, che va fritta.
Vitello (fr. veau, ingl. veal( la carne, vivo è calf), ted. Kalb, rum. Vitel, sp. Ternero, port. Vitela, cat. Vedell, lat. vitellus, greco italòs, per il più antico Fitalòs, da cui taluni fanno risalire il nome d’Italia, sanscrito vat-sas, anche per animale d’un anno). fino a sei settimane dalla nascita la carne del vitello è ancora troppo dura per essere macellata. L’età migliore è tra gli otto e le nove settimane. I macellai un tempo avevano l’abitudine di condurre i vitelli al macello nelle loro vetture. Infatti, la carne non va affaticata prima di essere macellata. Il vitello lattante si chiama lattonzolo, termine che si applica anche ad altri animali. A dodici mesi diventa giovenca o torello.
L’episodio di Mosè, che si era assentato sul Monte Sinai per conferire con dio e ritornato aveva trovato il suo popolo a danzare intorno al vitello d’oro, ha molte oscurità. L’immagine del vitello è dovuta senza dubbio all’Apis, al dio bue degli Egizi. Mosè dunque mise il vitello nel fuoco e lo ridusse in polvere, il che è impossibile, con i mezzi di cui gli Ebrei allora disponevano. Prosegue la Bibbia: i Leviti, incaricati da Mosè ammazzarono ventitremila uomini (sic), rei d’idolatria. Ma allora perché non fu punito il fratello Aronne, istigatore, di tanta abominazione? Cinquecento anni più tardi, con Geroboamo, primo re d’Israele, si ritornò all’adorazione del Vitello d’oro, e così vanno le cose del mondo! Dell’animale scegliete i pezzi d’un colore grigio rosa pallido. In nessuna parte dell’animale la carne deve essere né verdastra né molle. Il vitello, la cui carne è rossastra, è inferiore di qualità. Arrosto al forno. Sistemate il pezzo, con sale e pepe, sulla griglia, collocando nella leccarda un po’ di burro e strutto. Bagnatelo spesso, con l’avvertenza di aggiungere ogni volta qualche goccia di acqua calda nella leccarda, altrimenti il sugo sarebbe bruciato dal calore del forno. Doratelo da tutte le parti. Calcolate una mezz’ora di cottura per ogni mezzo chilo. Arrosto allo spiedo. Circondate il pezzo di strisce di lardo, fissate e spalmate di olio. Cominciate a fuoco moderato che aumenterete gradatamente. Sempre una mezz’ora per ogni mezzo chilo. In casseruola. Imburrate la casseruola, di preferenza di terracotta. Sul fondo collocateci la carne, ritagliata a fette sottili, su questa un tritato di prezzemolo, cipollette e dragoncello e strisce di lardo e bagnate con olio d’oliva. Ricominciate la serie degli strati, sino ad esaurimento della carne disponibile, con l’avvertenza tuttavia che l’ultimo strato sia costituito dalle erbe. Tre quarti d’ora di cottura a recipiente coperto e a piccola fiamma. Poi bagnate con un bicchiere di vino bianco secco e terminate con altri tre quarti d’ora di cottura. Servitelo nella stessa casseruola, dopo avere deglassato la salsa.
Stufato. Mezzo chilo di petto di vitello, ritagliate la carne in pezzi quadrati, di spessore medio e regolari. Fateli rosolare nel burro. Aggiungeteci tre bicchieri di vino rosso, sale, pepe ed erbe aromatiche. Cottura tre ore a recipiente coperto. Stemperate un po’ di farina con un quantitativo corrispondente di burro e aggiungetela alla casseruola, a titolo d’amalgama. Verificate il condimento, girate i pezzi, e terminate con un’altra mezz’ora di cottura, a piccola fiamma. Vitello a libro. Ingredienti: mezzo chilo di coscia affettata sottile. Cento di pancetta, lingua, prosciutto crudo. Trenta di burro. cinque pomodori maturi, spellati e senza semi. Sale. Pepe. Rosmarino. Metodo: a strati alternati introducete tra fetta e fetta di vitello pancetta, lingua e prosciutto, legando l’assieme. Rosolateli nel burro con rosmarino e salvia. Poi aggiungeteci un bicchiere di brodo caldo. Sale e pepe. Moderate il fuoco. Bastano venti minuti di cottura. A questo punto aggiungeteci i pomodori. Altri venti minuti di cottura a fuoco moderato. Costolette alla milanese. Prendetele dal quadrello, spianatele leggermente, salatele con l’aggiunta di noce moscata, passatele all’uovo sbattuto e poi nel pan grattato bianco. Fatele cuocere nel burro chiaro (se necessario chiarificato, anche con l’assistenza di olio di prima qualità), a fuoco moderato. Contorno classico, patatine fritte e fette di limone. Il gambo osseo sporgente deve essere liberato dalle aderenze e se vi sono invitati avvolto da un polsino di carta. Versate sulla costoletta il liquido di cottura. Costoletta alla modenese. La medesima ricetta. La salsa è costituita da un sugo di carne, pomodoro, cipolla e lardo. Costolette alla graticola. A piccolo fuoco, da entrambi i lati. Sale e pepe solamente alla fine. Poi versarete sulla costoletta, disposta nel piatto di servizio, una salsa così composta: burro fuso, con prezzemolo tritato e succo di limone. Côte de veau en papillote (in cartoccio, cucina francese). Fate saltare la costoletta nel burro, senza eccedere la cottura. Sulla carta imburrata o nell’alluminio collocate una fetta di prosciutto cotto, all’incirca delle stesse dimensioni della costoletta, sul prosciutto uno strato di salsa Duxelles, su questa la costoletta, ancora uno strato di Duxelles, sempre tenuta densa ed infine altra fetta di prosciutto cotto. Chiudete la carta, pieghettandola agli orli. Al forno. Appena la carta si sarà gonfiata e dorata, servitela nel cartoccio stesso. Fricandeau. Lardellate una fetta di girello, con l’accortezza di ricorrere a pezzi di lardo piuttosto piccoli. Mettete in una casseruola una carota, ritagliata a fette, una cipolla steccata con due chiodi di garofano, ed un mazzetto aromatico. Collocatevi il vitello, con sale, pepe ed un bicchiere di brodo. Iniziate la cottura a fuoco moderato (due ore abbondanti) bagnatelo spesso. Deglassate e fate ritirare la salsa, travasatela sul fricandeau. Scaloppine di vitello. Fette larghe come la metà della mano e dello spessore d’un dito, prese dal girello. Nel burro fuso fate rosolare le fette, girandole. Aggiungeteci un po’ di brodo, prezzemolo e scalogni tritati, sale e pepe. Verso la fine della cottura due o tre cucchiai di vino di Marsala. Blanquette de veau (cucina francese). Mettete in un recipiente pezzi regolari, ritagliati dal petto di vitello. Aggiungeteci dell’acqua bollente e un po’ di sale. Fateli bollire a piccola fiamma per una ventina di minuti. Togliete il vitello, mantenendolo al caldo e preparate la blanquette come segue: preparate un roux bianco (il bianco è essenziale), aggiungete due bicchieri di acqua calda, sale, pepe ed un mazzolino aromatico. Legata la salsa, aggiungeteci il vitello, delle cipolline ed eventualmente dei funghi, i quali non dovranno essere immessi che tre quarti d’ora prima della fine di cottura. Versate la salsa sui pezzi di vitello disposti nel piatto di servizio e circondati di crostini imburrati.
Calf’s head boiled (testa di vitello, bollita, cucina inglese). Ingredienti. Una testa di vitello. Due cipolle, due carote, una rapa, due strisce di sedano, un mazzolino aromatico, sale, pepe, cinquanta grammi di burro, altrettanti di farina, un quarto di litro di brodo, altrettanto di latte, succo di limone, un cucchiaio di prezzemolo tritato, un uovo, pangrattato. Metodo. Dividete la testa in due, ritiratene cervella e lingua, che formeranno oggetto d’una preparazione a parte. Lavate la testa in varie acque e lasciatela a bagno per dodici ore, cambiando l’acqua spesso. Sistemate la testa in un recipiente con acqua fredda, che porterete ad ebollizione, schiumando il grasso. Aggiungeteci gli ortaggi indicati, sale e pepe e fate sobbollire per due ore abbondanti. Fate bollire la lingua allo stesso tempo. Nel frattempo lavate le cervella con parecchie acque, e lasciatele riposare nell’acqua salata sino ad momento del bisogno, poi tritatele, avvolgetele in una mussolina e fatele bollire con la testa, ma per una mezz’ora solamente. Vi serviranno per la salsa. La testa potrà essere servita, sia lessata semplicemente, sia impanata, passandola nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato. In ambedue i casi vanno eliminate le ossa. Se impanato, il vitello va messo nel forno, per una ventina di minuti. Mezz’ora prima della fine preparate la salsa. Fate fondere il burro in un tegame, aggiungete la farina, cottura cinque minuti, aggiungete il latte, un quarto di litro di liquido di cottura della testa, rimestate sino a giungere all’ebollizione, riducete la fiamma ed aggiungete cervella, prezzemolo e succo di limone, sale e pepe; sobbollite per una decina di minuti. Spellate la lingua e ritagliatela in fette piuttosto sottili. Collocate la testa su un piatto caldo, circondatela delle fette di lingua e di limone, e servite la salsa a parte, in una salsiera. Rognoni. Si preparano come quelli di bue. Spezzettati, si possono pure cucinare con aggiunta di fettine di mele. Kalbfleisch in Thunfischsauce (vitello tonnato secondo la ricetta tedesca). Ingredienti. Mezzo chilo di carne magra di vitello, mezza tazza di tonno sott’olio, due cucchiai di burro, altrettanto d’olio d’oliva, brodo, una piccola cipolla, altrettanto di capperi, succo di limone, sale, pepe ed acqua. Metodo. Lessate un pezzo di cervello magro, con sale ed odori. Lasciate raffreddare e ritagliate a fette sottili. Con la forchetta riducete il tonno a poltiglia, mescolandolo all’olio, al succo di limone, ai capperi, al sale e pepe. Rimestate e setacciate. Versate la salsa sulle fette di vitello e lasciate riposare al fresco per qualche ora.


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