Sandwich – Scauro, Emilio |
|
| 13 Settembre 2009 |
Sandwich, corrisponde al nostro panino imbottito. Il termine, a quanto sembra, trae origine da un John Montagu, conte di Sandwich, giocatore impenitente che, per non staccarsi dal tappeto verde, consumava i pasti tenendo le carte in una mano ed i panini nell’altra. Èuna delle rare preparazioni della cucina inglese che porti un nome proprio, per di più nobiliare. Naturalmente il nostro panino imbottito ed il petit pain fourré dei francesi sono esistiti prima delle notti settecentesche del nostro conte. In origine il sandwich inglese era quanto mai semplice: carne affettata, collocata tra due fette di pane imburrato. Da allora le varietà si sono moltiplicate all’infinito. Sandwich del bookmaker (dell’allibratore). È consigliabile anche per coloro che non frequentano il campo delle corse. È una ricetta inglese che va meditata, giacché può sostituire un pasto per la gente non troppo affamata od esigente, purché le indicazioni siano scrupolosamente osservate. Si ritagliano da un pan carré le due estremità che formano la crosta, lasciandovi aderire un centimetro circa di mollica, che si spalmerà di burro. Si cuocerà alla graticola una fetta di beefsteak d’uno spessore discreto, condendola di sale e pepe, facendola raffreddare, cospargendola poi di rafano (cren) raspato e collocandola tra le due fette di pane, dopo avere spalmato la carne stessa di senape. Legate il sandwich con un filo e circondatelo di vari fogli di carta asciugante. Collocate il pacchetto sotto una pressa, e serrate la vite gradatamente, lasciandovi il sandwich per una mezz’ora circa. Ritirandolo, si scoprirà che la midolla si sarà inzuppata del sugo della carne, impedita dalla crosta di scappare. Se il sandwich non è consumato subito, ravvolgetelo con fogli di carta bianca o meglio ancora, collocatelo in una scatola di latta. — Harlequin sandwiches (sandwich all’Arlecchino, cucina americana). Per ogni sandwich occorre una fetta di pane bianco ed una di pane nero. Spalmate di burro e poi con una miscela di formaggio a pasta molle e di noci tritate.
Sangaree, voce inglese, per indicare una bibita (di sherry, porto, brandy, ale, stout, porter, gin ecc), zuccherata, con l’aggiunta di noce moscata grattugiata e ghiaccio pillato. Generalmente si scuote la bibita nello shaker prima ed al momento di servire si cosparge la noce moscata.
Sanguète, anche sanguette, sanquette nonché sang cuit. È una preparazione tipica di varie campagne francesi. Si fa colare il sangue del pollame in una terrina di terraglia contenente uno strato di prezzemolo e d’aglio, con pezzetti di lardo magro leggermente soffritto. Coagulato il sangue, lo si ritira e lo si fa cuocere in un tegame, con grasso d’oca o di maiale. È servito, innaffiato col grasso di cottura e l’aggiunta di qualche goccia di aceto. Un’analoga preparazione è chiamata sanguine nel Berry. La pietanza servita si presenta nella forma d’una crèpe. Si può aggiungere a questa preparazione anche del cioccolato amaro grattugiato.
Sanguiculus era chiamato dai romani una specie di sanguinaccio, fatto col capretto.
Sanguinacci, sono insaccati di sangue di maiale coagulato, con vari dolciumi: con cioccolata e cedro candito, come a Capua in Campania. Con cervella di maiale, come nelle Puglie. Con lo zucchero, pinoli ed uva passa come in Sardegna. Vi è infine il sanguinaccio o migliaccio alla fiorentina, con una preparazione analoga.
Santoreggia (Satureja hortensis, fr. sarriette, inglese summer savory, tedesco Bohnenkraut, fiamm. e ol. Boonenkruid, dan. Sar, spagn. aiedra comun, port. segurelha). Pianta del genere delle Labiate satureinee. Le foglie crescono in modo variabile. O sono grandi, larghe e dentate, o piccole, strette, a bordi lisci. I fiori sono bianchi, violetti o rossi. Una varietà, la santoreggia delle montagne, ha foglie lucenti, senza peli. La pianta era già nota ai romani, col nome di Satureia. Nel passato le si attribuivano virtù afrodisiache, perciò c’è chi fa discendere il nome da satyrus. È più probabile invece che tragga origine da satar, nome ebraico di varie Labiate. Cresce con grande facilità in tutta la regione mediterranea. È chiamata volgarmente Erba acciuga. Rappresenta un ottimo condimento, particolarmente per le lenticchie e le fave. Invece è assai dubbia la sua efficacia contro la scabbia ed i vermi intestinali, che taluno le vuole attribuire.
Saratoga, il cui nome ricorre spesso nelle bibite americane, è una cittadina nello stato di New York, esattamente Saratoga Springs, località di villeggiatura estiva, nota per le sue acque minerali e per la capitolazione del generale inglese Robert Burgovne, circondato nel 1777 (16 ottobre, la sconfitta) dagli Americani, durante la guerra di Indipendenza.
Sartù è il nome d’un timballo di riso della cucina napolitana. Per la preparazione di questa pietanza veramente interessante occorrono i seguenti ingredienti: uno stampo liscio, privo del tubo centrale, che avrete cura di spalmare abbondantemente di burro e di pane grattugiato, capovolgendo poi lo stampo per eliminare le particelle di pane, sulle quali il burro non ha fatto presa, un risotto, preparato secondo le indicazioni date nella voce riso, con l’avvertenza di mantenerlo molto fermo, prima della cottura definitiva usuale. Salate questo risotto, aggiungetevi del parmigiano grattugiato e legatelo con un uovo sbattuto. Il risotto così preparato, appena freddo, sarà da voi utilizzato per tappezzare le pareti dello stampo, in modo da formare l’involucro del sartù, d’uno spessore di un centimetro abbondante, conserverete una parte del risotto, quanto basti per formarne il coperchio, che sarà la base, appena sformato il sartù. Ora viene la volta del ripieno. Date la preferenza ad un misto di cipolle, farina e burro, con il quale preparerete un roux biondo, nel quale aggiungerete pomodoro, salsiccine ritagliate, eventualmente fegatini di pollo, funghi o tartufi e piselli, stagione permettendo. Mescolate questo ripieno, che verrà arricchito con della mozzarella, questo ripieno dovrà essere denso di consistenza e legato con un uovo sbattuto. Lo sistemerete nel vuoto del timballo. Applicate il coperchio con la parte del risotto che avete messo da parte, cospargendolo di pane grattugiato, di parmigiano e di qualche fiocco di burro. Lo stampo va in forno a moderato calore un’ora circa prima di servire. Tolto dal forno, lasciatelo raffreddare per qualche minuto, per poterlo utilmente sformare. Servitelo con una salsa di pomodoro fresco a parte.
Sassefrica, denominazione che taluni usano per indicare la scorzonera o la scorzobianca. Sembra una corruzione della voce francese salsifis.
Saupiquet, termine culinario francese che risale al medioevo, tuttora usato nella parte sud occidentale della Francia, per indicare una salsa adatta ad accompagnare il coniglio, la lepre ed altra selvaggina, sempre arrosto. Questa salsa ha per base il vino rosso, reso piccante con aceto e diverse spezie, in più del pane arrostito grattugiato.
Savouries, anche savories, al plurale, significa cose saporite. Con questo termine si indica in Inghilterra una portata, semisconosciuta nel continente europeo, che segue l’arrosto e talvolta anche il dolce e consiste in piatti, caldi o freddi, serviti in piccole porzioni, senza alcuna affinità tra di loro, tranne quella di essere pepati e di costituire un invito a bere. La serie di questi presunti savouries è infinita e la loro composizione si avvicina a quella del nostro antipasto, ma più carica. Ne citiamo qualche esempio: preparazioni a base d’acciughe, e di caviale, su toast od altrimenti, omelette o soufflé di formaggio, uova rapprese con filetti d’acciughe, scaloppine d’aragosta, soufflé di funghi, ostriche nelle diverse forme, crude, fritte, su toast, gallo di montagna, Welsh rare bit e persino i nostri maccheroni al gratin. A noi latini più che discutibile, questo post-pasto appare eccessivo, ma i buongustai d’oltremanica lo esaltano, dicendo che un pranzo senza di esso non sarebbe completo.
Savoyarde, à la Savoyarde, è una denominazione che si applica a pietanze, guarnite di patate con groviera grattugiato.
Sbiraglia è la voce veneta per rigaglie di pollo, che entrano nei risi in sbiraglia e nei bigoli (spaghetti) in sbiraglia.
Scabeccio è il termine ligure per pesce conservato sotto aceto. La preparazione analoga, in Campania e nelle Puglie, è chiamata scapece. È probabile che questi termini derivino dallo spagnolo escabece, che significa pesce in salamoia.
Scalcare, tagliare la carne cotta o cruda, secondo determinate regole, è sinonimo di trinciare. È un’operazione che si può compiere tanto in cucina, quanto a tavola, secondo i cibi e le circostanze.
Manzo bollito. Tagliatelo di traverso. Lasciate pure sussistere un pezzetto di grasso. Cercate di tagliarlo in modo da ottenere fette sottili. Se invece il pezzo è stracotto dovete tagliarlo a fette più grosse, per evitare lo sbriciolamento. Filetto di manzo. Per avere fette di maggiore estensione, ritagliate obliquamente, anche perché il bordo, meno tenero del resto, è spesso troppo rosolato. Pollo. Collocatelo sul dorso, inclinandolo sul lato sinistro. La forchetta con la mano sinistra, il coltello con la destra. Introdurre la forchetta nella giuntura posteriore della coscia, facendo leva. Nel frattempo il coltello taglierà prima la pelle, lungo la carcassa, per poi scalcare la cartilagine, la coscia cadrà da sola. Procedete in modo analogo con la coscia sinistra. Poi vengono le ali. Introducete la forchetta sotto l’ala e con il coltello, portato il coltello tutto in lungo sino al groppone, taglierete tutte e due le ali. Con l’ala si stacca il cosiddetto filetto, il bianco del pollo, che staccherete poi dall’ala. Per dividere la carcassa, mantenetela sul dorso, piantate la forchetta nella parte superiore e scalcate nel senso della lunghezza lungo lo sterno. Oca ed anitra. Cominciate a levare i filetti lungo la parte del ventre. Incidetela prima verticalmente poi tenendo il coltello in senso orizzontale, staccate i filetti, che devono essere sottili. Procedete poi, staccando cosce ed ali, seguendo il metodo indicato per il pollo. Piccione. Dividetelo prima a metà, poi in quarti, in modo che ogni parte abbia un’ala o una coscia. Beccaccia. Si toglie la testa, poi le zampe, si staccano le cosce, le ali col filetto, in modo che con la carcassa possa servire cinque pezzi. Beccaccia. Più piccola, si taglia generalmente in due metà dopo averle tolta la testa. Per i pesci, non fate mai uso d’un coltello, che conferisce un sapore sgradevole, ma d’una paletta d’argento. Rombo. Fate un taglio, nel senso della lunghezza, che vada dalla coda alla testa, penetrando sino alla resta, poi tagli trasversali, dall’alto in basso. Togliete le fette così ottenute. Staccate il ventre, la parte più delicata, eliminate la resta, e procedete in modo uguale dalla parte del dorso. Aragosta ed astaco. Staccate prima le zampe a destra ed a sinistra (nell’astaco anche le tenaglie), poi la coda. Dividete il corpo in due parti. Togliete la carne con un cucchiaio.
Scalogno (Allium ascalonicum, fr. échalote, ingl. shallot, ted. Schalotte), varietà della cipolla, con un sapore più dolce. È d’origine asiatica e fu importata in Europa all’epoca delle Crociate, probabilmente dalla città di Ascalon, in Fenicia, perciò il suo nome scientifico di Ascalonicum. E coltivata per i suoi bulbi, che richiedono tuttavia tre anni di maturazione. Serve per condimento e aggiunta d’insalata. Burro di scalogno. Per 100 grammi di scalogno imbianchiti, rinfrescati, asciugati, compressi e pestati nel mortaio occorrono 100 grammi di burro. Mescolate con cura e stacciate. Questo burro ha tre scopi principali: come accompagnamento di preparazioni alla gratella, per spalmare i canapè degli antipasti e come complemento di salse. Essenza di scalogno. Occorrono due decilitri d’aceto oppure di vino bianco, ambedue bollenti, nei quali collocherete 50 grammi di scalogno tritato, con le avvertenze di cui alla precedente ricetta. Fate bollire per cinque minuti e setacciate con una garza. Salse di scalogno. La salsa calda è la salsa Bercy. La salsa fredda è utile come accompagnamento per le ostriche ed altri crostacei. A due decilitri di ottimo aceto aggiungete 25 grammi di scalogno tritato, con le avvertenze di cui sopra, ed una presina di pepe. Scuotete la bottiglia o mescolate la salsiera, prima di farne uso.
Scampi, voce dialettale che si è sostituita al termine italiano òmaro. (dialetto napoletano mazzacuogni). Sono crostacei, dal nome scientifico di Nephrops norvegicus, hanno le dimensioni
d’un granchiolino, muniti di pinze, una volta caratteristici del Quarnero. Tuttavia in Italia spesso si chiamano scampi anche le pannocchie, altro crostaceo marino dei Decapodi, di piccole dimensioni, di cui sono interessanti, in cucina, due specie, il tipo grigio e quello rosa, questo più saporito di quello. Portano sulla testa una punta, più corta nel grigio che nel rosa. La parte
commestibile è costituita solamente dalla carne contenuta nella coda.
Scarlatto è un aggettivo che si ritrova spesso nel linguaggio cucinario. Questo colore deriva da un bagno prolungato in una salamoia, in cui domina il salnitro, cui sono sottoposte certe frattaglie, in particolare la carne e la lingua di bue, come quella del maiale.
Scarpazzòn (erbazzone) è una specialità della cucina di Reggio Emilia, che consiste in un impasto di spinaci, bietole, uova, burro, formaggio, sale, pepe, spezie, amalgamato con lardo e ravvolto in un involucro di pasta. Cotto al forno, si affetta e si consuma, caldo o freddo.
Scauro, Emilio (Scaurus Aemilius) aveva ereditato dal padre Marcus Aemilius Scaurus, cui si deve la via Emilia, un vistoso patrimonio, che il figlio dissoluto dilapidò. Il suo nome ricorre spesso nella storia romana ed è sinonimo, per chi conosce la storia antica, di stravaganze gastronomiche.


Articoli