Food-Design

Food Design – Esercitazione 5 A – 2009-10 – La musica alimentare. Una variante di La musique d’ameublement.

11 Aprile 2010

Nota bene:  Gli studenti possono scegliere l’esercitazione “A” o l’esercitazione “B”, oppure entrambe.  In questo caso devono essere presentate in due lezioni successive. 
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Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Quinta esercitazione “A”, 13 aprile 2010)
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La musica alimentare.  Una variante di La musique d’ameublement.
Le prime due composizioni di “musica d’arredamento” di Eric Satie sono Carrelage phonique e Tapisserie en fer forgé del 1917.  Tuttavia è solo nel 1920, con la complicità di Milhaud, che esegue nel corso dei due entracte di un lavoro di Max Jacob, due composizioni che, scrive Satie, non sono fatte per essere ascoltate, ma per “decorare”.  Per questo il pubblico è invitato a muoversi, discutere, bere, mentre gli orchestrali disseminati ai quattro angoli della sala suonano ininterrottamente le due composizioni che si rifanno in qualche misura a Mignon di Ambrose Thomas e alla Danse macabre di Camille Saint-Seäns.  Naturalmente quella volta alla Galerie Barbazanges le cose non andarono così.  Il pubblico alle prime note diligentemente riprese il suo posto mentre Satie si sbracciava, urlando: “Mais parlez doc! Circulez! N’écoutez pas!…”.

Food-Design – Esercitazione 5 A – La musica alimentare

Quali sono i caratteri generali di una “musica d’arredamento”?  “è una musica immobile, ripetitiva e decorativa, caratterizzata dalla semplicità della sua scrittura e dal materiale musicale non sviluppato, essa non pretende di contribuire alla vita, non più di un cicaleccio, di una tela in una galleria o di una sedia sulla quale potete essere o non essere seduti.”
Lo stesso lavoro Socrate, del 1920, commissionatogli dalla principessa di Polignac per rallegrare i suoi ricevimenti, in qualche modo era destinato ad ammobiliare le letture filosofiche di questo salotto.  In questo senso possono essere intese anche composizioni come Gymnopédie, Vexations, Prélude en tapisserie.

Food-Design – Esercitazione 5 A – La musica alimentare

Racconta Fernand Leger in un articolo del 1952 che Satie gli disse: “Bisognerebbe comporre una musica d’arredamento, che conglobasse i rumori dell’ambiente in cui viene diffusa, che ne tenesse conto.  Dovrebbe essere melodiosa, in maniera da addolcire il suono metallico dei coltelli e delle forchette, senza troppo imporsi, però, senza volervisi sovrapporre.  Riempirebbe i silenzi, a volte pesanti, tra i commensali.  Risparmierebbe il solito scambio di banalità.  Neutralizzerebbe, nello stesso tempo, i rumori della strada che penetrano, indiscreti, all’interno.”
Satie stesso, in una lettera a Cocteau del marzo 1920 scrive: “ La musica d’arredamento è fondamentalmente industriale.  L’abitudine – l’uso – è di fare della musica per le occasioni dove non c’entra nulla.  Là dove si suonano dei valzer, delle fantasie d’opera ed altre cose simili, scritte per un altro oggetto.  Noi vogliamo stabilire una musica composta per soddisfare i bisogni inutili.  L’arte non c’entra nulla con questi bisogni.  La musica d’arredamento crea delle vibrazioni, non ha un altro scopo, ha lo stesso ruolo della luce, rappresenta il calore e il conforto in tutte le sue forme.”   Per esempio, Correlage phonique è destinata ad essere eseguita “per una colazione o un contratto di matrimonio”, come Tapisserie en fer forgé deve essere eseguita “in un atrio per l’arrivo degli ospiti”.  Con l’avvento della cultura di massa la musica assimilata al loisirs è divenuta un fenomeno popolare e Satie un suo profeta, ma non va dimenticato che Satie – oltre la superficie dei suoi paradossi – è stato l’autore che più ha rivoluzionato la musica moderna.  Senza di lui, per fare un solo esempio, la musica di un altro grande musicista del Novecento, John Cage, non avrebbe né radici, né senso.
(La recente tendenza musicale chiamata ambient è debitrice della sua filosofia a Satie, ma è un equivoco, Satie non ha niente a che fare con il minimalismo di Riley o di Glass, così come di Brian Eno o i paesaggi sonori di Pierre Schaeffer.  Anche se lo conosciamo solo per gli aneddoti che lo circondano, oltre che per le sue partiture, se dobbiamo azzardare un posto dove incontrarlo felice con il suo abito nero e il suo ombrello è in un rave party.)

Concerto Fluxux - Ivrea

Scopo dell’esercitazione è quello di comporre ed eseguire un brano musicale della durata di tre minuti che esprima allo stesso tempo il senso della pietanza che si è scelto di cucinare, i suoi ingredienti e l’atmosfera del momento.
L’esercitazione dovrà essere registrata su un CD ed accompagnata da una breve relazione.  Il docente sceglierà dieci composizioni, tra quelle consegnate, che saranno poi sottomesse al giudizio degli studenti.

Food-Design – Esercitazione 5 A – La musica alimentare

 

Breve storia di una vita.  Eric Alfred Leslie Satie era nato ad Honfleur, nel 1866.  Studiò dapprima con Gustave Vinot, poi si trasferì al Conservatorio di Parigi, non gli piacque, si arruola nella fanteria, gli basteranno pochi mesi per decidere che la disciplina militare non fa per lui, con un sotterfugio riesce a farsi congedare.  Meglio Montmartre e la vita di bohème, meglio povero a Parigi che ricco altrove.  Suona il piano al mitico Chat Noir, frequenta i caffè-concerto e la chiesa di Notre-Dame per ascoltare i canti sacri.  Conosce Claude Debussy, poi Joseph Péladan, che lo introduce tra i Rosa-Croce”, le sette gli piacciono, ne fonda una tutta sua di cui è il solo membro, l’Eglise Métropolitaine d’Art de Jésus-Conducteur.  Lascia i “Rosa-Croce” e si rifugia ad Arcueil, nella valle della Marna, in un appartamentino dove non farà entrare nessuno.  A Parigi ci va a piedi, si fa una fama di provocatore e nemico dell’arte.  Se ne rallegra, preferisce la vita.  A quarantadue anni si diploma in contrappunto con la menzione di ottimo, intanto insegna il solfeggio ai bambini.  Nel 1915 incontra Jean Cocteau e, di seguito, Pablo Picasso e Sergei Diaghilev, partecipa all’elaborazione del balletto Parade (1917).  Intanto sviluppa l’idea di una musica d’ameublement.  Per iniziativa di Blaise Cendrars diventa il mentore del Groupe des Six (D. Milhaud, F. Poulenc, A. Honegger, G. Auric, L. Durey, G. Tailleferre).  Le coq et l’Arlequin di Jean Cocteau diviene il loro manifesto.  Compone Socrate, un dramma sinfonico con voce, sarà la sua unica musica che può essere definita, per i canoni del tempo, seria.  Incontra Tristran Tzara che gli fa conoscere dada, Francis Picabia, Marcel Duchamp e Man Ray.  Nel 1920 lancia ufficialmente la musique d’ameublement come entr’acte del lavoro di Max Jacob, Ruffian toujours, Truand jamais.  Per chi non lo considera un impostore è un maestro.  Quattro giovani compositori fondano in suo nome la scuola musicale d’Arcueil.  Lui scrive un nuovo pezzo d’ameublement, Tenture de cabinet préfectorial.  Nel 1924 collabora un’altra volta con Picasso, Massine e Picabia al libretto del “balletto istantaneista” Relâche, sottolineato da un entr’acte cinematografico.  Il film è di René Clair, la musica è sua.  È il suo ultimo lavoro.  Sta male, gli amici lo trasferiscono in un albergo per poterlo curare, morirà nel 1925, di cirrosi epatica all’ospedale San Giuseppe.
La sua opera è sostanzialmente composta per il pianoforte.  Dopo di lui, la musica nel mondo occidentale, non sarà più la stessa.  (Le sue esecuzioni migliori sono quelle registrate da Aldo Ciccolini, numerosi pezzi di Satie si trovano su YouTube, compreso il film Entr’acte.)

Food Design – Esercitazione 4 – 2009-10 – Il “blanc mengier”, un fattore di coesione nella cultura cucinaria europea del tardo Medioevo

28 Marzo 2010

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Quarta esercitazione, 30 marzo 2010)
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IL “BLANC MENGIER”, UN FATTORE DI COESIONE NELLA CULTURA CUCINARIA EUROPEA DEL TARDO MEDIOEVO.
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Per soddisfare il bisogno d’innovazione l’onnivoro ha numerosi criteri di scelta.
Alcuni sono di ordine biologico – come la preferenza innata per le sostanze dolci – altri sono di natura socio-culturale.

Food-Design – Esercitazione 4 – Blanc Manger

Blanc-manger, whitedish, manjar blanco, bianco mangiare o, forse, dish-doux, dish-dainty – più elegante – mangiare dolce…
Il blancmanger nella forma di un dessert (dolce) è generalmente composto con il latte, lo zucchero, la panna, ed è inspessito con la gelatina o la fecola di mais, a cui si può aggiungere anche della farina di mandorle, fatto rapprendere in uno stampo e servito freddo.
Ci sono stati in passato e ci sono ancora oggi molti dessert che gli assomigliano, dalla crema bavarese al malabi o mahalibya mediorientale, originario della Turchia, molto popolare anche in Israele, ai flan di panna cotta o caramellata, all’haupia delle Hawaii, in cui si usa la farina di cocco, solo per citarne alcuni.
La sua origine è oscura, possiamo solo dire che apparve dopo che gli arabi avevano introdotto nell’Europa medioevale il riso e le mandorle, ma va anche osservato che non esisteva o era del tutto sconosciuta in Europa una ricetta araba analoga a questo dessert.
Ci sono cronache che raccontano come nel tredicesimo secolo si preparasse in Danimarca una Moos  hwit (una “polenta bianca”, hwit è un’espressione arcaica di white, bianco) da cui si deduce che fosse un dessert a base di latte.
Preparazioni analoghe sono segnalate anche nella cultura anglo-normanna (come il desirree blanc),
in Germania e in Olanda dove esisteva un dessert chiamato calijs – il nome deriva dal latino colare (probabilmente la forma flessa di filtrare).
Una delle ricette più antiche ritrovate del blanc-mangier sembra risalire alla fine del tredicesimo secolo.  È la descrizione di un piatto tedesco che compare in un manoscritto latino della fine del dodicesimo secolo, opera di Henrik Harpestraeng, identificato in un medico ed astrologo al servizio di Eric IV di Danimarca, morto nel 1244.
In ogni modo, i whitedish, com’erano chiamati dagli aristocratici, rappresentavano un piatto tipico della tavola dei signori europei di cui esistevano svariate versioni – sia come piatto di mezzo che come dessert – preparato di preferenza con latte di mandorle, brodo di cappone o di pesce, farina di riso e, spesso, aromatizzato con acqua di rose.  Una ricetta è menzionata nel prologo dei Canterbury Tales di Geofrrey Chaucer (XIV secolo).
Le varianti più comuni riguardavano il brodo, che poteva anche essere di quaglie o di pernice, la presenza di spezie diverse, come lo zafferano, la cannella, il sandalo o di erbe che lo tingevano di verde o di giallo pallido.  Considerato il costo delle spezie nel Medioevo si può dire che erano soprattutto queste a renderlo un dessert di prestigio.  Nel diciassettesimo secolo questo whitedish, al quale spesso si aggiungeva carne bianca sfilettata, si trasforma in un pudding, senza carne, ma con la panna, le uova e, successivamente, con la gelatina.  Una prima ricetta di blanc-mangier (blanc manger) la troviamo nel Viandier di Taillevent (1312ca.-1395), sorprendentemente non contiene né pollo, né pesce, si presume che fosse destinato ai bambini o ai convalescenti.  Nel diciassettesimo secolo un’altra ricetta compare nel Pâtissier français (1653) di François de La Varenne (1615-1678).  Questo blancmanger è a base di brodo di vitello, pollo, latte, mandorle, zucchero e scorza di limone.  Tuttavia è con Antonin Carême (1784-1833), il fondatore della cucina moderna, che questa preparazione diventa un vero e proprio dessert, o meglio, un entremets profumato al maraschino, al rum, alla vaniglia o al cedro. 

Food-Design – Esercitazione 4 – Blanc Manger

Due documenti:
Enseignements qui enseingnent a apareillier toutes manieres de viands, ca. 1300. 
(Bibl. Nationale, Parigi, ms. lat. 7131).
Por blanc mengier.   Se vos volez fere blanc mengier, prenez les eles e les piez de gelines e metez cuire en eve, e prenez un poi de ris e le destrempez de cele eve, puis le fetes cuire a petit feu, e puis charpez la char bien menu eschevelee e la metez cuire ovec un poi de chucre. Si avra non laceiz. E se vos volez, si metez cuire ris entier ovec l’eve de la geline ou ovec let d’alemandes. Si ara non angoulee.

Blanc manger pour servir d’entremets.
Pilez bien dans un mortier de marbre un quarteron pesant d’amendes douces pelées, & les arrosez peu à peu d’un petit d’eau rose, ou plutost d’eau commune, & lors qu’elles ferot bien pilées, adjoustés-y une chopine ou un peu plus de boüillon bien consommé qui soit fait avec de la volaille, du bœuf, du veau, sans qu’il y ait d’herbes, mais seulement deux ou trois clous de girofle, un peu de canel’e, & du sel à discretion. Quand on m’a point d’amandes pour en faire du laict, on peut se servir de quelques cueillerées de bon laict de vache, ou de chevres; le boüillon doit estre degraissé & chaud. Et quand il est meslé avec des amandes, il le faut verser dans un estamine, ou gros linge, & y adjouster deux onces, ou environ de blanc de chapon, ou d’une autre volaille rostie ou boüillie, qui soit hachée & pilée exactemét dans un mortier, apres en avoir osté la peau, les nerfs & les os. Au lieu de volaille on peut se servir de veau, ou de quelque autre viande plus grossiere, mais le blanc-manger sera moins delicat. On peut y adjouster gros comme un œuf de mie de pain blanc, pour rendre le blanc máger plus espais, mais il n’y en faut point si on desire le faire bien delicat. Il y a des persónes qui ne passent point le blanc de la volaille par l’etamine, se contentant de le bien piler, & le dissourdre dans le boüillon quand il est en laict d’amandes; mais quand la viande est broyée on la met avec les amandes & le boüillon dans l’estamine qu’il faut rordre pour en avoir sa liqueur : il faut aussi remuer & refraischir le marc avec un peu de boüillon, & le presser encore pour en titer ce qui reste de fue.
(da, François Pierre de la Varenne, Le Cuisinnier François, 1651).

Etimologia:

L’espressione blanc manger deriva dall’antico francese blanc mangier.  Su questa espressione è ricalcata l’espressione inglese di whitedish.  Altri termini antichi sono: inglese, blankmanger, blank maunger, blomanger, blamang.  Catalano, anjar blanch.  Portoghese, manjar branco.  Italiano, mangiare bianco, blanmangieri, bramangere.  Spagnolo,manjar blanco.  Tedesco-fiammingo, blanc mengier, blamensir.  Latino, albus cibus, esus albus.
Nell’America del Sud il bianco mangiare si riferisce ad un dolce fatto con il latte, il dulce de leche o cajeta.  In Messico c’è una bevanda che ricorda il sapore del bianco mangiare è il leche atole.   In ogni modo, il bianco mangiare non deve essere confuso con la natillas, a cui assomiglia.  Si aromatizza con semi di vaniglia, succo di agrumi, cannella.  Una variante del bianco mangiare è usata, soprattutto in Perù, per farcire gli alfajores (biscotti) e i tejas (gnocchi al cioccolato e frutta).  In Colombia il blanco manjar e le natillas sono dolci natalizi a base di latte riso e zucchero.  Di fatto, in ogni paese del Sud America c’è un dulce de leche (o doce de leite) che identifica grossomodo il caramello a base di latte, quello che i francesi chiamano confiture de lait (e servono accompagnato da formaggio bianco).  Il dulce de leche è molto apprezzato ovunque, lo prova, il fatto che sia la “Häagen-Dazs” che la catena “Starbucks” hanno introdotto prodotti aromatizzatial leche nei loro menu.  Infine una curiosità ed una osservazione.  I cookies che le girl scouts americane preparano per le annuali fiere scolastiche sono quasi sempre dei dolci di latte aromatizzati al cioccolato.  Va da sé, il blanc manger non è popolare nelle aree lattofobiche come sono quelle asiatiche. 

Food-Design – Esercitazione 4 – Blanc Manger

 

Ricetta base per il blanc manger.
Mettete 125 grammi di mandorle dolci e una amara, sbucciate, in un recipiente con acqua tiepida per almeno un’ora.  Sgocciolatele ed asciugatele.  Pestatele in un mortaio con un paio di cucchiai di brodo di pollo fino ad ottenere una pasta, diluite con un bicchiere di panna liquida fresca.  Versate il composto in un panno pulito appoggiato su un recipiente di vetro o un’insalatiera.  Avvolgetelo e torcetelo con la massima forza per estrarne tutto il liquido possibile.  Nel latte di mandorle così ottenuto scioglieteci 50 grammi di zucchero fino.  Aggiungeteci mezzo cucchiaino da caffè di zucchero vanigliato e dieci grammi di colla di pesce che avrete nel frattempo ammorbidito in acqua fredda e poi fatta sciogliere in un poco di latte intiepidito.  Aggiungeteci 50 grammi di petto di pollo lessato in acqua e senza sale e poi tagliuzzato fine con un coltello.  Appena il composto tende a tirare incorporateci un bicchiere di panna liquida fresca che avrete addensato con una frusta.  Versate il tutto in uno stampo o in una ciotola, raffreddatelo con del ghiaccio.  È pronto.

L’esercitazione consiste nel preparare a partire da questa ricetta un blanc manger che interpreti la tradizione cucinaria di un luogo, di una regione o di un paese.  Oltre alle sue qualità organolettiche sarà dunque considerata importante la sua presentazione “scenografica”. 















Food Design – Esercitazione 3 – 2009-10 – Il pane della stazione neolitica di Twann/Douanne

21 Marzo 2010

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Terza esercitazione, 23 marzo 2010)
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IL PANE DELLA STAZIONE NEOLITICA DI TWANN/DOUANNE

Gli uomini della “mezzaluna fertile” avevano a loro disposizione molti cereali e grani, oltre che erbaggi, leguminose e frutta allo stato selvatico, che impararono a riconoscere e a trasformare in brode e in pani dopo averli macinati tra due sassi.  (Pani schiacciati, soprattutto gallette, dal celto kalet, duro, la stessa radice di pietra di silice o incavati per contenere com-panatici)
Molte di queste brode sono arrivate fino a noi come testimonia, per esempio, il porridge inglese.  Brode, le madri di tutti i cibi, dicono i russi, che hanno dato vita alle minestre acide con la fermentazione lattica, come nella “zur” polacca o alla birra con la trasformazione alcolica.
Più tardi, i cereali dalla “mezzaluna fertile” arrivarono anche in Europa che già conosceva gli sfarinati brodosi o gli impasti di ghiande e castagne.
È provato che bastano circa duecentocinquanta gradi per ottenere un pane addolcito dalla cottura, rispetto all’amaro dei semi della pianta cruda.  Un pane che ha anche il pregio di conservarsi per un certo tempo.  La masticazione e la saliva fanno il resto, trasformando la massa masticata in destrosio e dunque in fonte di energia.
Oggi possiamo dire che gli uomini scoprirono quasi subito il valore dei cereali e li “addomesticarono” allo scopo di migliorarne la qualità.  Poi, con il neolitico, i cereali e la loro cultura si diffusero in Europa, ma è solo intorno a cinquemila anni fa che la cultura dei pani divenne una pratica comune.
Il rinvenimento di resti di pane è un fatto molto raro. Una scoperta eccezionale è avvenute nel 1976 nella stazione neolitica di Twann/Douanne (Berna), sul lago di Bienna. Qui è stata rinvenuta una pagnotta di forma circolare, carbonizzata e raggrinzita, che ha dimostrato come fin dal quarto millennio prima dell’era comune in Europa si producesse un pane fatto di farina di frumento e grani.  Il pane dell’Europa preistorica aveva forme di lievitazione primitive.  L’uso del lievito, caratteristico dell’Egitto, si diffonderà in Grecia in epoca storica e diventerà comune nel resto d’Europa solo durante l’età romana.

Food-Design – Esercitazione 3 – Il pane della stazione neolitica di Twann/Douanne

Pane di Twann/Douanne. Si tratta di una pagnotta, ben conservata, dal diametro di diciassette centimetri, alta cinque centimetri, presumibilmente all’origine di circa trecentocinquanta grammi di peso.
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Scopo dell’esercitazione è la realizzazione di un “pane neolitico” sul modello di quello di Twann/Douanne.
Questa è la ricetta.
Preparazione del lievito.  Con ottanta grammi di farina integrale, un po’ di olio di noci, sale ed acqua di sorgente realizzate un impasto mescolandolo con cura, eventualmente rabboccandolo con un po’ di farina, fino a quando non diviene un bolo morbido che non attacca alle dita.  A questo punto lasciatelo riposare per tre giorni in una tazza, coperto con un panno, in un luogo buio e ad una temperatura non inferiore ai 16 gradi.  A questo punto rimpastatelo con un altro po’ di farina e lasciatelo, sempre nello stesso modo, riposare per altri due giorni.
Preparazione del pane.  Sciogliete il lievito in un po’ d’acqua di sorgente, aggiungeteci della farina integrale e un pugnetto di grano saraceno pulito e bagnato in grani.  Impastate il tutto a lungo fino ad ottenere una pasta molle ed elastica.  Infarinatela.  Copritela con un panno umido e lasciatela riposare al buio per un giorno a venti gradi.  Rimpastatela usando dell’altra farina e infornatela a forno caldo dopo averla sistemate su una piastra infarinata.  Appena il pane è cotto, sistematelo sollevato dal piano di appoggio e avvolgetelo in un panno spesso affinché, raffreddandosi, non diventi duro.

Food-Design – Esercitazione 3 – Il pane della stazione neolitica di Twann/Douanne

(Variante,  per chi riesce a procurarsi un sasso di fiume liscio e rotondo.  Ungetelo con olio di noci e mettetelo in centro all’impasto nel forno dopo averlo scaldato su una fiamma finché non ha raggiunto un’alta temperatura.  In questo caso il tempo di cottura varierà in proporzione.)

(Nell’antico Egitto il dono dei cereali e del pane fu attribuito al dio Ptah.  Nella cultura ebraica il pane è all’origine di numerosi codici civili e sociali.  Il culto greco più antico e famoso intorno al pane lo si ritrova nei Misteri Eleusini in onore di Demetra.  Il Cristo dei cristiani dice: “Mangiate io sono il pane…” il pane che aveva moltiplicato nel miracolo con i pesci.  Fu cantato da Omero, Orazio, Giovenale e Plaauto.  È onorato nei Canti dell’Edda della letteratura nordica e dai poeti medioevali.  Riempie l’Europa di toponimi fino all’inverosimile villaggio bernese di Chät und Brot.
Da il nome al luogo di nascita di Gesù, Beit Lehem.

Food-Design – Esercitazione 3 – Il pane della stazione neolitica di Twann/Douanne

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Food Design – Esercitazione 2 – 2009-10 – Un monumento a Topolinia di Rrose Sélavy.

14 Marzo 2010

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Seconda esercitazione, 16 marzo 2010)
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UN MONUMENO A TOPOLINIA DI RROSE SÉLAVY

Food-Design – Esercitazione 2 – Un monumento a Topolinia di Rrose Sèlavy.

Si può costruire un monumento di “Emmenthal” a Topolinia (Mouseton)?  Nicolas Le Camus de Mézières, “architecte expert bourgeois” (1721-1789) avrebbe detto di si, se le nostre sensazioni incontrano la forma dell’analogia divenendo progetto.
(Vedi in questo sito, “Procedimento per analogia”, gennaio 2007).
Mézières pensava l’architettura come ciò che si fa corpo (sostanza) attraverso la filosofia e lo spirito del tempo.  Non è un caso che egli sia stato un attento lettore di Étienne Bonnot de Condillac e del suo trattato sulle sensazioni, con il quale immaginava di poter dare consistenza e senso al giudizio estetico ed una ragione del “carattere” che ogni costruzione deve esprimere se impiega i mezzi che le sono congeniali

Food-Design – Esercitazione 2 – Un monumento a Topolinia di Rrose Sèlavy.

Un antefatto.  Nel 1942 Marcel Duchamp (Rrose Sélavy) progettò la copertina del pamphlet, “First Paper of Surrealism” utilizzando la foto di un formaggio con gli occhi, come sono chiamati i “buchi” dei formaggi svizzeri.  Trent’anni dopo scoppiò una polemica.  Il formaggio usato era Emmenthal o Gruyère?  Due mercanti d’arte, Arturo Schwarz e Francis M. Naumann, che hanno scritto su Duchamp, sostengono che fosse Gruyère.  Stephan E. Hauser, uno storico svizzero, direttore della Zeitschrift für Kunstgeschichte, afferma invece che si trattava di Emmenthal, aprendo una polemica che ha dilagato sul web.
Sono due formaggi antichissimi, di Gruyère si parla addirittura in un documento che risale al dodicesimo secolo.  Sono entrambi prodotti con latte vaccino, il Gruyère ha una pasta semidura, untuosa e può presentare dei piccoli occhi.  Le forme sono di circa sessanta centimetri di diametro, alte circa undici centimetri.  L’Emmenthal, invece, ha occhi grandi dovuti alle sacche di anidride carbonica che si formano durante la maturazione.  Le forme hanno un diametro di circa un metro e possono variare in altezza fino a ventisette centimetri.  Pesano mediamente un quintale.  Di recente il “Ministero dell’Agricoltura” degli Stati Uniti ha diramato una circolare per la quale non possono essere vendute sul suo territorio forme di Emmenthal con occhi superiori ai quattordici millimetri di diametro, la ragione è sconosciuta.
Che cosa si nasconde dietro questo affaireVa da sé, è quello che vedono questi occhi!
Se invece di usare il formaggio per una copertina di un pamphlet lo usassimo per un monumento a Topolinia come sarebbe questo monumento? 

Food-Design – Esercitazione 2 – Un monumento a Topolinia di Rrose Sèlavy.

Se abitasse a Topolinia Marcel Duchamp si chiamerebbe Josefine.  (Cfr., Franz Kafka, “Josefine la cantante, ovvero il popolo dei topi”, in Racconti).  Come sarebbe un monumento di Emmenthal o di Gruyère per un “popolo avvezzo alle sofferenze, sempre prodigo di tentativi, rapido nelle risoluzioni, esperto di morte, spaventato solo in apparenza di quell’atmosfera di audacia in cui vive da sempre…abituato a salvarsi da solo, sia pure a prezzo di sacrifici davanti ai quali lo storico rimane impietrito?”

Obiettivo dell’esercitazione è la realizzazione di una maquette di un monumento, utilizzando uno o tutti e due i formaggi, da realizzare a Topolinia.  La maquette non deve superare i venti centimetri di altezza e non deve avere una base superiore a quattrocento centimetri quadrati.  Può essere armata con stecchi di legno e dipinto.
Può essere accompagnata da una breve dichiarazione esplicativa.

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