Food-Design

Le cene di ‘PAGES’ per il ‘Circolo Operaio’ di Laveno

14 Ottobre 2006

Le cene di ‘PAGES’ per il ‘Circolo Operaio’ di Laveno

Venerdì 24 novembre 2006
CENA FUTURISTA

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Cena Futurista - pagina 1
Cena Futurista - pagina 2

A Cassano Jonico per parlare di ulivi

9 Ottobre 2006

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Grazie Pio Acito!

Pio Acito ha scritto:

>A Cassano Jonico, giù in Calabria, si terrà un incontro per parlare di ulivi,
>io ho raccolto una ricetta -peraltro nota- che sarà scritta su di un lenzuolo matrimoniale in piazza. A voi!
>Vi mando anche una foto delle olive fritte che in questo periodo sono magiche!
>Pio Acito

Le olive cazzate (ammaccate)

Ogni anno gli ulivi fanno le olive, ci sono anni buoni ed anni meno buoni.
Ci sono anni in cui le olive hanno la mosca e l’olio viene più acido ed anni asciutti senza vermi e l’olio è proprio buono. L’olio buono si conserva meglio, lascia un buon odore, scivola meglio e così condisce di più. Ma con le olive, oltre l’olio, si può fare altro.
Tra il molto altro che si può fare ci sono le olive cazzate.
Tutto l’occorrente necessario:
– Due pietre di fiume; debbono essere piatte, una più grande e possibilmente con un leggero incavo, l’altra impugnabile come il pestello del mortaio.
– Grembiule o sinale da mettere sulle gambe e legato in vita.
– Sgabello di paglia e tavoliere.
– Olive verdi e dure di ottobre – le protagoniste.
– Acqua, sale, scolapasta, tempo – tre o quattro giorni.
– Aglio, semi e rametti di finocchio selvatico, peperoncino, bucce di arancia (solo per i palati sopraffini).
– Mani pulite all’inizio ed alla fine saranno nere.

Olive fritte

Procedimento:

Raccogliere o comprare alcuni chili di olive verdi e dure di ottobre; andare al canale o al fiume e scegliere con attenzione tre o quattro pietre piatte, piuttosto tondeggianti con un leggero incavo su uno dei lati piani, scegliere pure tre o quattro pietre oblunghe comode da impugnare; mettersi d’accordo con due zie ed una nonna, trovare le seggiole basse per tutti i partecipanti; mettersi i sinali o grembiuli; cominciare l’ammaccamento delle olive facendo attenzione a non rompere i noccioli, se si diventa bravi si fa abbastanza in fretta schiacciando più olive per volta; togliere i noccioli; partecipare o meno alle litanie della nonna o al rosario che vorrebbe recitare la zia; finito lo schiacciamento e lo snocciolamento mettere le olive in una pentola con acqua e poco sale grosso; l’acqua andrà cambiata ogni giorno per tre giorni, riducendo la quantità di sale del 35% ogni volta che si cambia l’acqua, l’ultimo giorno zero sale; dopo questo trattamento acquoso le olive avranno cambiato colore, saranno “brunite”; scolare ben bene, si possono anche asciugare le olive con uno strofinaccio. Finalmente i boccacci! Mettere olive ammaccate nei boccacci assieme ad una buona quantità di aglio (un po’ di spicchi sani con tutta la buccia e un po’ di pezzetti puliti), rametti e semi di finocchietto selvatico che dovrete aver raccolto nei tre giorni di maturazione acquosa; peperoncino (anche qui un po’ di peperoncini sani ed un po’ a pezzetti), quadratini di buccia di arancio dopo aver tolto il bianco, pochissimo sale; è importante pressare per bene nel boccaccio. Finito!
Alcuni esperti aggiungono un poco di olio, altri ancora più esperti niente aggiunta di olio.
Secondo me: se si mangiano subito (sempre dopo almeno una settimana di riposo) niente olio – si aggiunge un filo alla ciotola prima di servirle; se si debbono conservare più a lungo, allora conviene completare i boccacci con l’olio.
Come per il vino buono: tirare fuori dal boccaccio un paio di ore prima di mangiarle, anche se poi si mangiano quasi tutte in quelle due ore. Le olive cazzate sono micidiali con il pane del giorno prima. Da prendere rigorosamente con le dita e le dita sono da leccare libidinosamente.
Cacciate di casa gli ospiti che non le apprezzano, vuol dire che non sono apprezzabili loro.
Le olive ammaccate meritano tutto ciò.

Queste piccole cose succedono sul versante tirrenico, ma a Cassano sullo Jonio come fate?

di Pio Acito, settembre 2006 – Tutta la ricetta potrà essere riscritta su un grande lenzuolo colorato e messo in piazza. La performance dura circa quattro ore.

Le performances del Corvus frugilegus

24 Luglio 2006

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Da, La Repubblica, venerdì 21 luglio 2006.

Il corvus frugilegus è totalmente nero, può raggiungere i cinquanta centimetri, ha un becco diritto e robusto. Dovrebbe vivere nei campi in gruppi numerosi, posandosi sui rami degli alberi e nutrendosi di animaletti, avanzi di frutta, uova. I suoi gridi sono forti e caratteristici, le uova della femmina sono verdastre con macchie scure. Sono comuni nel Nord d’Italia e sono molto visibili d’inverno. Da circa mezzo secolo a questa parte si sono inurbati ed hanno modificato, anche radicalmente, le loro abitudini “culturali” ed alimentari.


Torta di nocciole
.

Parte prima. Preparazione della crosta. Tirate 250 grammi di pasta à foncer finissima o sablée in una sfoglia rotonda dal diametro di trenta centimetri. Sistematela in uno stampo per flan imburrato, dal diametro di venticinque centimetri. Premetela bene sul fondo e le pareti ed eliminate la pasta in eccesso. Formate, premendo l’orlo della pasta fra pollice ed indice un cresta alta circa un centimetro. Pizzicatela con una forchetta e punzecchiate il fondo per evitare che la pasta gonfi durante la cottura. Foderate la crosta con carta da forno e riempite lo stampo fino all’orlo con legumi secchi. Cocetela al forno, già caldo, per circa mezz’ora. Fuori dal forno togliete i legumi e distaffatela. Spennellate il contorno con del tuorlo d’uovo battuto e rinfornatela per altri tre o quattro minuti in modo che il fondo della crosta si asciughi e si colori.

Parte seconda. Ricoprite il fondo della crosta con una miscela di marmellata di albicocche e di ciliegie, spolveratelo con un sospetto di zenzero in polvere. Sistemateci sopra delle nocciole che avrete leggermente tostato con un cucchiaio di burro in una padella. Lucidate la superficie della torta con della marmellata di albicocche diluita con un po’ di brandy leggermente scaldato. Servite.

Parte terza. Le nocciole sono il frutto di un albero della famiglia delle Copulifere. Il nome scientifico della varietà più popolare in Italia è Corylus Avellana. Il centro tradizionale della coltivazione delle nocciole è Avellino, ma da tempo sono diffuse anche nel Nord d’Italia, in particolare in Piemonte.

Il legno di nocciolo serviva ai negromanti nel Medioevo per gli scongiuri, oggi, serve ai rabdomanti imbroglioni per trovare le falde d’acqua.

Dice Virgilio: Hic inter densas corylos modo namque gemellos.

Da provare l’Haselnussmeletten, l’omelette di nocciole della cucina tedesca.

L’oppio dei popoli

15 Luglio 2006

La religione è il sospiro della creatura oppressa,
è l’anima di un mondo senza cuore…

Karl Marx , Per la critica della
filosofia hegeliana del diritto, 1844.

articolo-droga.jpg
(Da, La Repubblica , Roma, 12 luglio 2006.)

Ne L’ideologia tedesca Marx ed Engels osservano: “la coscienza non può mai essere qualcosa di diverso dall’essere cosciente, e l’essere degli uomini è il processo reale del loro stesso vivere”. Ciò che si è consumato nella canonica della parrocchia di Sant’ Antonio ad Ancona è la tragedia del significante dietro la quale balugina l’alienazione del soggetto legato al godimento del sintomo. È la tragedia nel cui alveo la religione si compie come destino senza soggetto, come fallimento di ogni forma di etica.

Alla resa dei conti, in questa degradante cronaca, un alcaloide è usato come l’elemento metafisico di una “causazione” che ha un solo obiettivo e mille complici: combattere nella figura del proletariato e con ogni mezzo l’agente storico rivoluzionario in grado di rovesciare i rapporti di produzione capitalistici esistenti.

Per questo, nella modernità, la religione ha sempre cercato di occultare l’alienazione per ciò che essa è, un riflesso immaginario, per trasformarla in una struttura del significante come ragione del soggetto e “babele” in cui si sgretola la condizione stessa del linguaggio.

Ma perché un tale sforzo, destinato prima o poi inevitabilmente a fallire?

Perché gli uomini devono dimenticare che il soggetto nasce nel campo dell’Altro. Perché quando l’alienazione è alle spalle dell’uomo smette di determinarne l’agire e la religione rivela la sua secolare ottusità.

(In questi giorni a Roma s’inaugura il quinto congresso dell’ Associazione mondiale di psicanalisi , in questione è il “ sinthome ” , l’altro nome del padre, che sta nella legge invece che nel cielo ! La concomitanza ci consente di sottolineare quella trascendenza enigmatica che fa della rivelazione del Dio di Abramo la ragione mediocre dell’esistere, nella cui mancanza-ad-essere il symptôme è una metafora dentro cui ghigna la nevrosi (Écrits, p .528).)

In questa prospettiva, l’alcaloide tratto dall’ Erytroxylum coca è, dunque, il surrogato di un congegno teologico che regge lo specchio al sistema delle merci e ordina alle sue vittime di godere delle “cose” consumandole, è la “figura mistica” che distrae dal misticismo che, come una nebbia, circonda i prodotti del lavoro sulla base della produzione di merci inutili e dannose, è la dimensione sociale del sintomo che chiamiamo Legge e incarna la potenza fallica che era, un tempo, della natura.

“Perché l’epoca non prende in considerazione la possibilità di
trasmettere alla razza, con la mescalina , con l’hascisc,
un afflusso di conoscenza e di spirito che potrebbero dar luogo a
un nuovo periodo di creatività?”

( Gottfried Benn, Provoziertes Leben ).

Mele del paradiso (4 persone)

Occorrono: 4 mele sbucciate e bucate, cioè senza torsolo, 4 ciliege. Mezza tazza di zucchero di barbabietola (quello nero). Un terzo di tazza di erba. Mezzo bicchiere d’acqua. 2 cucchiaini di cannella in polvere. Ridurre l’erba in polvere. Mescolarla con lo zucchero, l’acqua e la cannella. Riempire le mele con questa pasta, mettere in cima ad ogni mela una ciliegia e lasciare in un forno già scaldato per circa 25 minuti. Servire subito.

Leccadita di ” shock.olata ” !

Merda e cioccolata sono una combinazione delicata. Polverizzare 10 grammi di merda di prima scelta. Riscaldare a bagnomaria: 50 grammi di cioccolata amara. Un terzo di tazza di burro. Aggiungere la merda e mescolare con una tazza di zucchero e 2 uova. Fatto questo aggiungere ancora e mescolare molto: tre quarti di tazza di farina, mezzo cucchiaino di lievito, mezzo cucchiaino di sale, mezza tazza di noci tritate. Arrostire il tutto per trenta minuti in una pentola quadrata e imburrata. Lasciar raffreddare, glassare con la cioccolata, decorare con noci e tagliare in piccoli quadratini.

(Tratte da: …ma l’amor mio non muore , Roma, 2003, 3° ed.)