Food-Design

Food Design – Esercitazione 13 A – 2009-10 – COOKED SHIRT

12 Giugno 2010

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Tredicesima esercitazione, 15 giugno 2010 – A)
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COOKED SHIRT.

Food-Design – Esercitazione 13 A – COOKED SHIRT

Da qualche tempo a questa parte, sulla scia dei food studies è nata una “fashion cookture”come espressione avanzata di un nuovo codice di comunicazione visuale in cui cibo, arte, design, moda e gusto sono lo specchio di una realtà sociale in rapida mutazione.
In questo contesto le immagini non sono più considerate di per sé, ma come un insieme di pratiche che variano non solo con l’uso, ma anche per i significati che ricevano, favorendo il nascere di una nuova centralità epistemologica in cui la forma di spettacolo è il suo contenuto scopico.  Oggi colui che guarda è innanzitutto un interprete e la cultura visuale è divenuta un progetto interdisciplinare di analisi critica dei linguaggi visivi che salda l’approccio storicista con la rappresentazione antropologica mirata ai processi culturali.

Food-Design – Esercitazione 13 A – COOKED SHIRT

Questa prospettiva crea una significativa continuità tra gli “studi culturali”, i”media studies” e la cultura visuale, con la particolarità che la cultura visuale acquisisce un doppio registro, di mezzo di comunicazione di massa e di strumento di accesso al piano simbolico dei contenuti individuali e collettivi.  Di fatto, fino alla comparsa della cultura visuale si era rimasti fermi ad un’analisi rozza del significato iconico che si riduceva, nella sostanza, al contenuto manifesto del messaggio visivo.  Il problema di fondo è: fino a che punto un’immagine può essere concepita come un linguaggio?  Soprattutto, nel caso specifico della cultura visuale, in che modo una critica della cultura può riformulare le relazioni tra potere e sapere aggiungendoci quelle tra vedere e conoscere e, dunque, tra vedere, sapere e potere?

Food-Design – Esercitazione 13 A – COOKED SHIRT

Secondo William J. Mitchell, che insegna architettura e arte dei media al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una cultura visuale si fonda sull’immagine considerata un prodotto nel quale si intersecano elementi che riguardano, allo stesso titolo, il registro visivo e il suo grado di “figuralità” e intersecato da elementi che derivano dagli apparati e dalle istituzioni culturali e sociali.  Il significato di un segno visivo, da tempo, non sta solo nell’immagine, né nelle identità sociali del suo pubblico, bensì nell’articolazione tra osservatore e osservato, tra il potere “iconico” e il potere che l’immagine ha di significare qualcosa e, soprattutto, dell’osservatore di interpretarlo.  L’analisi di una cultura visuale diviene così anche un percorso delle differenze culturali, in particolare di genere e di etnia, così come di molti stereotipi culturali e di molte forme di rappresentazione della marginalità.

Food-Design – Esercitazione 13 A – COOKED SHIRT

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Obiettivo dell’esercitazione è la realizzazione di una “cooked shirt” che sia un’espressione visiva di questa cattedra di “food design”.
Usare esclusivamente questa procedura di base.  Attrezzatura:  una pentola di acciaio, una bacchetta o un mestolo di legno per mescolare, un bicchiere di aceto bianco, guanti, un bilancino e recipienti di vetro per il colore da gettare dopo l’uso.  Infine, una o più t-shirt di taglia XL.
In genere per ogni cinquanta grammi di tessuto occorre un’identica quantità di bacche, fiori, foglie, corteccia, spezie, tè o caffè.  Terminata l’infusione della sostanza colorante in acqua e aceto per almeno 36 ore procedere alla bollitura per almeno 45 minuti.  Attenzione, il colorante che si ottiene è sempre più scuro di come risulterà il tessuto tinto.  Dopo la bollitura passate il liquido colorante al passino per rimuovere ogni impurità.  Potete realizzare uno o più liquidi coloranti.  Riscaldate nuovamente questo liquido e immergeteci la t-shirt o parti di essa per il tempo necessario alla tintura, poi sciacquatela fino a quando la risciacquatura risulterà completamente pulita.  Quindi asciugatela all’ombra per non alterare il colore.  Con spaghi, nastri adesivi o altro potete intervenire a piacere sulla tintura.  In “rete” potete trovare molti siti con suggerimenti e consigli.
Questa esercitazione vale CINQUE punti.

(Ricordarsi di portare una gruccia per appendere le t-shirt.)













Food Design – Esercitazione 12 B – 2009-10 – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

6 Giugno 2010

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Dodicesima esercitazione, 8 giugno 2010 – B)
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Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo.

Food-Design – Esercitazione 12 B – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

Nel febbraio del 2008 la FAO  (Food and Agricolture Organization), vale a dire, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha organizzato a Ciang Mai, in Tailandia,  un seminario,“sul potenziale per l’alimentazione umana degli insetti in Asia e nella regione del Pacifico”.  Nel rapporto elaborato leggiamo: “Delle centinaia di specie di insetti che sono state usate o sono usate per il consumo umano i più comuni provengono da cinque gruppi principali:  coleotteri, formiche, api e vespe, cavallette e grilli, falene e farfalle”.  “Gli insetti”, prosegue il rapporto, “possono essere molto nutrienti, ed alcuni hanno un apporto proteico pari a quello della carne o del pesce.  In forma essiccata contengono spesso una quantità doppia di proteine rispetto alla carne o al pesce crudo anche se, generalmente, non superano la quantità di proteine presenti nella carne e nel pesce essiccato o cotto alla griglia.  Alcuni insetti, specialmente allo stato larvale, sono ricchi anche di lipidi e contengono importanti vitamine e sali minerali.”

In alcune aree gli insetti rappresentano un cibo di emergenza, ma nella maggioranza dei paesi insettivori sono un ingrediente fisso della dieta quotidiana e in paesi come la Tailandia sono considerati prelibatezze e se ne consumano circa duecento specie diverse.

Food-Design – Esercitazione 12 B – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

A scopo alimentare vengono soprattutto raccolte le larve e le pupe degli insetti, con un intervento sull’ambiente a basso impatto o, a volte, a impatto benefico.  Tuttavia fino ad oggi non si sono ancora sviluppate vere e proprie fattorie di insetti come nel nord della Tailandia dove vengono allevati i vermi del bambù o i grilli.  La FAO, poi, ha sottolineato come la coltivazione d’insetti può essere vitale per i paesi in via di sviluppo e con deficit proteici, così come può essere vantaggiosa per le opportunità di reddito che offre.  A questo proposito, è stato detto, deve essere incoraggiata e promossa l’adozione di moderne tecnologie alimentari per gli insetti che vengono venduti vivi, essiccati, affumicati, arrostiti o trattati.

Food-Design – Esercitazione 12 B – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

Infine la FAO auspica che gli insetti restino igienicamente sicuri per il consumo umano e non siano contaminati da residui chimici o insetticidi proponendo d’intervenire subito perché questa condizione non sia alterata. 
(Nota: scrive Quieta Ramos Elorduy, dell’Istituto di Biologia dell’Università di Città del Messico, esistono al mondo più di tremilaseicento specie d’insetti commestibili di cui quattrocento solo in America Centrale.) 

Food-Design – Esercitazione 12 B – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

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L’obiettivo dell’esercitazione è, scelto un insetto o una famiglia d’insetti, di costruire l’immagine di un prodotto, il suo brand e un annuncio pubblicitario per la sua vendita. 

Oltre ad un supporto fotografico in A3 l’esercitazione può essere sviluppata nel modo che lo studente ritiene più opportuno e accompagnata da una breve relazione. 
(Questa esercitazione vale tre punti)















A.A. 2009-10 – Corso di Food-Design – Istruzioni per l’esame

6 Giugno 2010

Politecnico di Milano Bovisa. 
Anno accademico 2009-2010. 
Cattedra di food-design. 

Gli esami di questo insegnamento si svolgeranno in due modi.    

–  Il primo modo è nella sua forma classica.   
Un esame orale il cui programma è costituito da ciò che è stato illustrato a lezione e dai quattro libri indicati in bibliografia. 

–  Il secondo modo, invece, prevede una partecipazione attiva alle esercitazioni.  
A – Chi partecipa ad almeno nove esercitazioni, e ne “vince” almeno una, supererà l’esame svolgendo una piccola ricerca concordata con la cattedra. 
La partecipazione alle esercitazioni vale ventiquattro/ trentesimi, la ricerca fino a nove trentesimi, cioè, trenta e lode. 

B – Chi partecipa ad almeno nove esercitazioni, ma non ne vince nessuna, dovrà, oltre alla ricerca, superare un test di quattro domande a risposta aperta.  Nel corso del test può usufruire, per rispondere, degli appunti presi nel corso delle lezioni e del collegamento con la rete. 

Le ricerche saranno discusse nel corso dell’esame e costituiranno un ulteriore supporto didattico al programma svolto.              

Prof. Giovanni-Emilio Simonetti. 
(9 marzo 2010)

 

Il sito di riferimento di questo insegnamento è: 
www.pages.mi.it/oldpages 

Tramite la e-mail del sito è possibile comunicare con il docente per qualunque problema relativo all’insegnamento, ai contenuti di esso, alle ricerche, alle bibliografie e alle procedure. 
Le esercitazioni saranno pubblicate per tempo nel sito e aggiornate con i migliori lavori svolti. 

AVVERTENZA! 
Considerata la qualità dei lavori presentati nel corso delle esercitazioni e valutato l’impegno dimostrato sono esentati dal test anche gli studenti che pur non avendo vinto nessuna esercitazione hanno partecipato ad almeno dodici di esse.  Le esercitazioni vanno certificate con l’architetto Elena Vannini prima della fine delle lezioni. 

Prof. G.E. Simonetti.
(martedì 1 giugno 2010)

 

Food Design – Esercitazione 12 A – 2009-10 – Il gioco dell’Oca

6 Giugno 2010

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Dodicesima esercitazione, 8 giugno 2010 – A)
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Il gioco dell’Oca.
(Jeu de l’Oie, Juego de la Oca, Game of the Goose, Gans Spiel)

Food-Design – Esercitazione 12 A – Il gioco dell'oca

(Il gioco, al contrario del fare, richiama la totalità.  Con le sue regole, i suoi elementi, il suo modo d’essere simbolizza il mondo, ci aiuta ad entrare nel microcosmo del senso.)
Sessantatre caselle disposte a spirale, in forma ellittica o ovoidale, su una tavola, due dadi a guidarci nel cammino – di solito dall’esterno verso il centro, la mèta, detta il “giardino dell’oca” – insidie, inganni, incontri, trabocchetti ci attendono su di esso: nulla di più semplice, nulla di più misterioso.  È il gioco dell’oca, uno dei più antichi giochi di percorso – è opinione condivisa che la tavola più antica sia quella del “Dilettevole gioco di Loca” di Carlo Coriolani, stampata a Venezia nel 1640.  La sua iconografia e le sue storie sono diverse, in genere c’è un ponte alla casella numero sei, una locanda alla diciannove, un pozzo alla trentuno, un labirinto alla quarantadue, una prigione alla cinquantadue, un pericolo mortale alla cinquantotto.  Ci sono due caselle, la ventisei e la cinquantatre che contengono due dadi, due enigmi, altre che raffigurano oche. 

Food-Design – Esercitazione 12 A – Il gioco dell'oca

Da un punto di vista grafico i giochi più belli sono quelli del diciottesimo e del diciannovesimo secolo, è facile riconoscerli, hanno delle arcate che indicano l’ingresso e l’uscita nel giardino.  L’obiettivo è chiaro, arrivare per primi alla fine del percorso, evitando le caselle che ci rallentano o ci arrestano e cercare di passare per quelle favorevoli. 

Food-Design – Esercitazione 12 A – Il gioco dell'oca

Per molti è un semplice passatempo, per altri cela una natura esoterica, possiede un linguaggio occulto, è un pellegrinaggio, un viaggio al centro del nostro cuore.  Oggi le caselle sono i simulacri delle difficoltà dell’uomo, delle sue speranze culturali, politiche, sociali, legate alla vita corrente.
L’oca, nell’antichità, ha sempre avuto una complessa valenza simbolica e cucinaria, era apprezzata dai Greci e dai Romani, in Inghilterra celebra il 29 settembre l’arcangelo Michele, chi la mangia non troverà difficoltà a pagare i suoi debiti.  Di essa non si butta niente, dalle piume alla carne, al fegato, alle zampe che abbrustolite erano un ghiotto spuntino dell’antica Roma.  Nel ‘700 si festeggiava con essa l’arrivo dell’inverno, si mangiava l’oca a San Martino, l’11 novembre.
Nel simbolico era associata alla consultazione della sorte, aveva una valenza divinatoria, gli Egizi la veneravano e il suo geroglifico “ka” lo spartiva con l’imperatore.  Quattro oche in volo verso i quattro punti cardinali celebravano l’arrivo di un nuovo faraone e l’inizio di una nuova era.  Esse sono state le vigili guardiane del tempio e della casa, difesero Roma avvertendo i suoi soldati dell’assedio dei Galli.  Con il cigno è il simbolo della Grande Madre.  Gli antichi popoli gaelici chiamavano dell’oca la sapienza degli dei.  I mastri costruttori di cattedrali adottarono la sua zampa come simbolo di creatività.  Era considerata una grande camminatrice ed è forse per questo che Federico II adottò per le sue truppe il “passo dell’oca”, è per questo che il gioco ad essa dedicato ci aiuta a percorrere l’oscuro labirinto che è il simbolo drammatico del nostro destino

Food-Design – Esercitazione 12 A – Il gioco dell'oca

“Una cosa diventa buona da mangiare solo quando è buona da pensare”. (Claude Lévi-Strauss) Obiettivo dell’esercitazione è quello di scegliere un tema legato agli atti alimentari e di costruire un “gioco dell’oca” nel quale si rifletta la sua storia culturale e cucinaria, le sue particolarità, ciò che in esso è permesso e ciò che in esso è proibito, la sua identità e le sue ragioni.
Gli studenti non di lingua italiana possono scegliere il loro paese di origine come argomento del tema. 
Il gioco dell’oca dev’essere realizzato su due fogli A3, uniti e cartonati e munito di istruzioni per il gioco e di una breve relazione esplicativa.
Considerata la sua complessità questa esercitazione vale cinque punti.