TERRA MADRE – Ermanno Olmi |
| 14 Febbraio 2009 |
Esercitazione 9 – 2008-09 |
| 12 Febbraio 2009 |
IED – Sociologia – Anno accademico 2008-2009.
Tema della nona esercitazione: il “corpo”.
I primi due autori che se ne sono occupati nell’ambito delle scienze sociali sono Georg Simmel e Marcel Mauss. I loro studi risalgono alla prima parte del Novecento. Questi studi, in seguito si sono evoluti verso una sociologia del corpo o delle culture corporee in una prospettiva “culturalista”. Il tema del corpo lo ritroviamo anche nella sociopatica e nella prossemica e in tutte le ricerche dove compare il vissuto e la corporeità. Sostanzialmente il dibattito sul corpo, oggi, ha preso tre direzioni. La prima consiste nel pensare il corpo come inessenziale rispetto al pensiero dell’uomo relegato ad espressione di uno sviluppo simbolico delle attività culturali in senso antropologico.
La seconda cerca di costruire un ponte tra il biologico e il simbolico. Cioè, tra l’uomo come espressione della materialità naturale e l’uomo come creatura simbolica, che non può non porsi, in ogni momento, la questione del vissuto, del senso dell’essere.
La terza direzione, quella che in questo momento è egemone, cerca una via di accesso alle forme culturali grazie ad un pensiero del corpo che non si esaurisce alle funzioni biologiche che lo definiscono.
Di fatto, noi siamo un corpo. Abbiamo un corpo solo quando soffriamo. Solo quando il vivere è incarnato e ci spinge a pensare l’eccesso. La trasformazione dell’organismo in corpo è fondamentale perché indica una rottura tra l’ordine biologico e l’ordine antropologico.
In altri termini, il passaggio del corpo ad individuo sociale è un salto qualitativo che non può essere spiegato con la biologia.
Una delle ragioni per cui il corpo è oggi al centro di così tante attenzioni sta nel fatto che un certo numero di nuove tecnologie hanno radicalmente rovesciato le categorie classiche con il quale lo si considerava. Per esempio, con “internet” si può abitare il ciberspazio e non avere bisogno di un corpo. Cosa significa? Che la comunicazione e l’immaginazione si sono liberate della presenza corporale del soggetto con una conseguenza: la nostra esistenza, la nostra esperienza e la nostra identità sono diventate liquide e, di riflesso, immateriali. In sintesi, potremmo dire che le nuove tecnologie esigono di ripensare il corpo e questo avviene in molti modi e non si limita alle tecniche che agiscono direttamente sul corpo, come il transessualismo, i tatuaggi, il bodybuilding, la medicalizzazione, la clonazione o la fecondazione in vitro, riguarda anche l’immagine del corpo, il suo marketing e il suo divenire mera rappresentazione. Ci sono tecnologie che catturano delle parti sconosciute e invisibili del corpo. Lo sguardo medico, per esempio, penetra da tempo sotto la pelle a cominciare dall’invenzione dei raggi X da parte di Wilhelm Conrad Röntgen, nel 1895. Oggi abbiamo l’ecografia, l’endoscopia, la tomografia ad emissione di positroni (la TAC), la risonanza magnetica. Tutte tecniche che hanno contribuito alla creazione di un mito, quello del corpo trasparente. Un tempo, come ha notato Michel Foucault, il corpo era sottoposto a “decriptazione”, era una massa opaca, oggi è “obiettivato” e visualizzato, appiattito a figura.
In breve, l’immagine del corpo ha finito per esprimere l’identità corporale a dispetto di ogni illusione sull’anima.
Queste osservazioni ci consentano, qui, di rileggere brevemente la storia della Body–Art, nata negli anni ‘60 del secolo scorso. L’arte si è sempre occupata della rappresentazione del corpo o di parti di esso, ma l’idea nuova di questa esperienza è la messa in discussione del corpo per ciò che rappresenta. Si sottolineano le singolarità del corpo, le differenze specifiche, il contrasto con l’identità, come sono le differenze di sesso, di razza, di età.
Le “body-artiste” arrivano ad intendere la Body–Art come un’emancipazione del corpo, per questo sono anche delle femministe che si battono contro la dominazione maschile delle forme della modernità. Di grande importanza in questo senso è l’opera di Carolee Schneeman e, tra i suoi lavori, di Interior Scroll, del 1975. In questa performance l’artista – completamente nuda sul palcoscenico – estrae dalla vagina un “rotolo” scritto, una parodia di un tampone vaginale, che legge. Rappresenta un panegirico della sua visibile femminilità, indifesa, “spiumata” e irrimediabilmente diversa. Dopo alterne vicende, anche contraddittorie – in cui la Body-Art volle esprimere il femminile senza usare il corpo – nell’ultima decade del Novecento il corpo ha di nuovo ritrovato una posizione centrale.
Questa volta, però, non come “corpo politico” da emancipare, ma piuttosto come elemento campione per misurare un mondo e le nuove tecnologie, in particolare quelle immateriali, che in qualche modo sono in uno stretto rapporto di sintonia con l’affettività corporale femminile.
In questo senso è significativa l’opera della palestinese Mona Hatoum, nata in Libano, che in Corps étranger del 1994 esplora l’interno di se stessa. È un’esplorazione affascinante e violenta e allo stesso tempo una banalizzazione dell’ego. In pratica è un’endoscopia che entra sotto la pelle e penetra negli orifizi dell’artista. Questa visita nell’interiorità si realizza dentro una cabina circolare che segrega lo spettatore per costringerlo a pensare a sé stesso come corpo e, al tempo stesso, al non corpo, cioè, a quell’entità estranea e ripugnante, messa a nudo, che lo circonda.
Attraverso il corpo le persone, non solo gli artisti, fanno del mondo la misura della sua esperienza.
Un’esperienza coerente e, in qualche modo, permeabile, significativa, perché il corporale viene da lontano e rappresenta una categoria fondamentale dell’ontologia degli stoici.
Si può dire che il corpo produce continuamente senso, il cui fine pratico è quello di operare una mediazione tra l’individuo e il mondo, sia da un punto di vista sociale che culturale.
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Ogni gruppo può scegliere tra questi due obiettivi dell’esercitazione.
Primo obiettivo. Comunicare un sentimento astratto, come l’amicizia, l’astio, l’affetto, l’amore, l’indifferenza, il desiderio, il disappunto, la differenza.
Secondo obiettivo. Comunicare uno stile di vita o un aspetto “estetico” che riguardi la vita corrente.
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Questa esercitazione può essere realizzata o con una serie di fotografie o con un filmato o con una colonna sonora o, infine, intrecciando queste tecniche in un video.
L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione scritta esplicativa.
Non sono accettati altri supporti.
Test 5 – a.a.2007/8 |
| 6 Febbraio 2009 |
POLITECNICO DI MILANO, BOVISA.
Food-design.
Milano, febbraio 2009.
(foglio nr. uno)
Numerare e riportare il cognome sui fogli di seguito.
Test nr. uno
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Cognome Nome Corso di Laurea Matricola
Indicare la somma degli eventuali punti guadagnati con le esercitazioni: ____________
(N.B. – A questo test è possibile rispondere, oltre che in lingua italiana, in inglese, francese, spagnolo e portoghese.)
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Domanda numero uno.
Quali alimenti concorrono a modificare la sensazione gustativa? Come opera la sinestesi nell’ambito degli atti alimentari?
Domanda numero due.
Nel giudicare un acquisto alimentare in che ordine mettete questi quattro parametri (costo, salute, sapore, status) e perché? Quali circostanze possono cambiare l’ordine scelto?
Domanda numero tre.
Che cosa intende Immanuel Kant (Critica del giudizio) quando afferma che “il gusto non è un giudizio di conoscenza (e) sfugge alla deduzione”?
Domanda numero quattro.
Perché nel food-design si deve tendere ad analizzare con la massima attenzione sia le risposte edonomiche del soggetto-consumatore che gli esiti delle rappresentazioni mentali suscitati dal prodotto progettato?
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POLITECNICO DI MILANO, BOVISA.
Food-design.
Milano, febbraio 2009.
(foglio nr. uno)
Numerare e riportare il cognome sui fogli di seguito.
Test nr. due
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Cognome Nome Corso di Laurea Matricola
Indicare la somma degli eventuali punti guadagnati con le esercitazioni: ____________
(N.B. – A questo test è possibile rispondere, oltre che in lingua italiana, in inglese, francese, spagnolo e portoghese.)
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Domanda numero uno.
Lo studente commenti questa constatazione: Se provassimo a sommare tutte le proibizioni del mondo a proposito di cibo, a partire da quelle di natura religiosa per finire a quelle legate al gusto o alle circostanze dell’ambiente naturale, l’umanità morirebbe di fame in una generazione.
Domanda numero due.
Cosa implica questa affermazione: Si può definire il food–design come una semiotica della cultura materiale rivolta all’analisi dei segni e delle tracce che compongono gli atti alimentari in previsione di un progetto.
Domanda numero tre.
Come possono essere definite le filiere alimentari negli studi di Kurt Lewin sulle politiche della comunicazione legata all’apprezzamento di un alimento?
Domanda numero quattro.
Lo studente descriva la funzione delle subak (strutture cooperative) nell’ambito della produzione del riso a Bali.
Domanda numero cinque.
Che cosa dice la legge di (Wilhelm) Weber a proposito della sensazione?
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POLITECNICO DI MILANO, BOVISA.
Food-design.
Milano febbraio 2009.
(foglio nr. uno)
Numerare e riportare il cognome sui fogli di seguito.
Test nr. tre
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Cognome Nome Corso di Laurea Matricola
Indicare la somma degli eventuali punti guadagnati con le esercitazioni: ____________
(N.B. – A questo test è possibile rispondere, oltre che in lingua italiana, in inglese, francese, spagnolo e portoghese.)
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Domanda numero uno.
Roland Barthes (in, “Pour une psycho-sociologie de l’alimentation contemporaine”, Annales 1961) sottolinea il desiderio come un aspetto chiave della fisiologia del gusto. Perché?
Domanda numero due.
Che cosa hanno in comune questi sei alimenti, noodles, sushi, chili con carne, pizza, cuscus? Che cosa consegue a questa “comunanza”?
Domanda numero tre.
In Purity and Danger, Mary Douglas sostiene che i rituali di purezza – legati alla sessualità e all’alimentazione – servono a sottolineare la distinzione di genere del corpo umano in rapporto alla distinzione sociale? Un commento.
Domanda numero quattro.
Nella pratica gli stimoli estetici hanno (tra l’altro) l’obiettivo di favorire la formazione di una fantasia mentale che la psicologia definisce una rappresentazione. Che cosa significa che dentro questa rappresentazione il food design agisce come un aggregato di unità significanti al quale i consumatori associano dei significati e delle interpretazioni.
Esercitazione 8 – 2008-09 |
| 1 Febbraio 2009 |
IED – Sociologia – Anno accademico 2008-2009.
Tema della nona esercitazione.
“Véhigadta lé-vinkha…”
(Esodo, XIII, 8)
Celebrando il “Cicer arietinum.”
Il cece è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Fabaceae, ha il fusto peloso, le foglie dentate, i fiori bianchi, rosei o rossi. Le radici, che penetrano in profondità nel terreno, fanno in modo che la sua cultura richieda poca acqua. I baccelli che contengono fino a quattro “semi” sono di color paglierino, i semi sono di forma tondeggiante e consistenza dura. L’espressione di “arietinum” deriva dalla forma del seme che assomiglia alla testa di un ariete.
I semi o ceci, hanno un alto tenore di glucidi e una buona percentuale di proteine vegetali, oltre che sostanze azotate, lipidi, ossido di ferro e vitamine. I ceci sono originari di quella zona compresa tra il sud-est della Turchia, la Siria e l’Iraq, cioè di quell’area detta della “mezzaluna fertile”. Oggi si sono acclimatati in tutto il mondo, in particolare nel bacino del Mediterraneo, in Afghanistan, in India e in Pakistan.
Il loro antico nome è hallaru, costituiva una delle principali risorse alimentari della Mesopotania, in arabo è hullar. Il nome latino deriva dal greco Kickere, la cui radice si trova anche nel berbero ikiker. Un aneddoto. Cicerone deve il suo nome ad una grossa verruca a forma di cece che aveva sul volto. Lo stesso soprannome ricevette il faraone Ptolémée IX, chiamato Lathyros. Nell’antica Roma, tostato, era un rimedio contro l’impotenza sessuale maschile. Nel Medioevo era apprezzato come antidiarroico e, in polvere, come farmaco contro le infezioni.
La produzione mondiale di ceci si stima intorno a nove milioni di tonnellate. Rappresenta, per volume di produzione, la terza leguminose prodotta nel mondo, dopo la soia e il fagiolo. I ceci sono mangiati, una volta cotti, interi, caldi o freddi, da soli o mescolati alle zuppe e ai couscous. Molto comune è anche l’uso sotto forma di farina, sia per preparazioni salate che dolci.
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Non c’è paese che si bagni nel Mediterraneo che non abbia almeno una dozzina di piatti a base di ceci o di farina di ceci. Alcuni di questi piatti sono molto popolari, si va dall’Hummus o hamos al sesamo, alla panisse del sud-est della Francia. Dai falafel, arabo-israeliani, alla farinata del genovese, a fainâ de çeixai. Dalla torta di ceci del livornese, al laban ma’hummus palestinese. Dal kudshiya giordano, al humus masabacha dei sabra. (Sabra, indica una persona nata in Israele, deriva da tzabar, che è il nome del fico d’India, le cui “pale”, spellate e tagliate a dadini servono a preparare un’antica “ratatuglia” con i ceci, la cipolla, il cumino, l’olio e il succo di limone.) La farinata ligure diventa socca a Mentone. Fainé in Sardegna. Panelle in Sicilia. Cecina sulla costa tirrenica della Toscana. Calentica in Algeria. Calentita a Gibilterra. I falafel si chiamano keftedes in Grecia e si accompagnano alla purea di melanzane o al riso. I ceci sostituiscono la carne nella moussaka. Diventano croquetas in Spagna, popolari come il cuscús con i garbanzos. Alla fine i ceci finiscono nelle zuppe, nelle minestre, nella mesciua, nelle creme, sostituiscono la farina nelle paste e nei dolci dei celiaci.
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Il Mediterraneo è ancora una volta attraversato dai venti di guerra. Brucia il Libano, si combatte in Palestina, a Gaza, si affoga con barchi e barchini di fortuna cercando di penetrare la Fortezza Europa, la diffidenza cova sotto le volte delle moschee, delle sinagoghe, delle chiese.
Possiamo elaborare, a partire da ciò che rappresenta questa antica e modesta leguminosa nell’alimentazione, un simbolo che comunichi la fratellanza per le donne e gli uomini del Libro che si affacciano sul Mediterraneo?
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Nei sette giorni si mangeranno azzimi e non ci sarà per te lievito. E tu lo racconterai ai tuoi figli… (Esodo)
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Ogni gruppo può elaborare l’immagine di questa esercitazione con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, rappresentazione elaborata per via elettronica.
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L’elaborato dovrà essere presentato stampato su carta e in dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa. Non sono accettati altri supporti.
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