Food-Design

IED – Esercitazione 9 A (D) – 2009-10 – Il mondo in cima ad una forchetta

18 Febbraio 2010

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
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Esercitazione numero nove « A ».
Il mondo in cima ad una forchetta. 

IED – Esercitazione 9 A - Design – Il mondo in cima ad una forchetta

L’esotismo cucinario non sfugge alla dialettica con l’Altro da noi.
Scoprendo gli Occidentali gli Amerindi si domandarono se erano uomini o dei.  Scoprendo gli Amerindi gli Occidentali si domandarono quali specie di scimmie fossero.
Questa amara constatazione descrive in modo efficace la singolarità dello sguardo “occidentale” al tempo di Cristoforo Colombo e la fondazione di una valenza negativa dell’alterità. 
L’Altro, oggi, è l’emigrato, il povero, il diverso, e l’esotismo, spesso e in modo acritico, lo si contrabbanda come un versante positivo dell’alterità.
Da tempo sappiamo che i gusti sono da mettere in relazione con i fenomeni politici, economici, sociali e culturali e che è impossibile isolare gli atti alimentari dal loro contesto sociale. 
In questo quadro l’esotismo mostra la sua ambivalenza di fronte all’alterità, perché di regola non offre che una visione degradata della cultura originale, riducendosi al consumo del diverso più che alla sua comprensione.
Alla base della parola esotico c’è la radice greca exo, significa “al di fuori”, nella lingua greca serviva a forgiare l’espressione che indica ciò che è straniero.  Dal greco questa parola passò al latino (exoticus) e, successivamente, nelle lingue moderne, modificando, con la modernità, il suo significato che diventò quello di una distanza geografica e di una seduzione

IED – Esercitazione 9 A - Design – Il mondo in cima ad una forchetta

Nella seconda metà dell’800 l’esotismo divenne un carattere che evocava costumi e paesaggi lontani e si coniugò con la filosofia delle imprese coloniali agendo in un contesto dove l’etnocentrismo era pensato e vissuto come un’evidenza morale, religiosa, politica e culturale dell’Europa.  L’Occidente ha sempre definito l’esotismo come un richiamo ai sapori, ai sensi, alle atmosfere, mai ai saperi. 
Come da più parti è sottolineato, l’esotismo è divenuto nel Novecento un elogio nel disprezzo, o meglio, un elogio nell’ignoranza dell’altro che ci resta sconosciuto o tutt’al più ridotto a stereotipo.  Naturalmente l’esotismo è un concetto instabile nel tempo.
Più la cultura degl’altri è conosciuta meno questa cultura resta straniera e misteriosa.  Più ci è vicina, meno è esotica.  Al tempo dell’espansione coloniale l’esotismo dilagò dando vita ad una vera e propria corsa ai prodotti coloniali.
Oggi, il significato di esotico ha perso il suo contenuto di indigeno, per istallarsi saldamente all’interno del villaggio globale così come è stato a suo tempo definito da Marshall McLuhan.
A questo proposito ha osservato Faustine Régnier, l’esotismo seduce perché ci permette di viaggiare nel tempo di un pasto, perché si situa agli antipodi del mondo quotidiano dominato dalla routine ed appare seducente tanto più gli è diverso.  Tzvetan Todorov, un filosofo esperto di filosofia del linguaggio, ha elaborato una regola, detta di Omero, secondo la quale il paese più lontano è sempre quello che ci appare migliore.
Yvonne Verdier, una grande antropologa francese, parlava di un esotismo storico. 
Di un tempo delle origini, di cui tutti portiamo dentro una rappresentazione, che evoca ed affabula e che ideologicamente tendiamo a ritrovare soprattutto nella cucina della tradizione popolare e contadina.  Ancora, l’esotismo non è solo un viaggio nello spazio e nel tempo, è anche un viaggio nelle parole.  Come diceva la Verdier, sono i nomi che fanno la differenza e creano somiglianze e distanze, che giocano sui registri della diversità.  .
All’esotico, come ideologia della lontananza straniera, si contrappone un’altra ideologia, anch’essa molto forte, quella dei localismi e della nostalgia. 
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Obiettivo dell’esercitazione è capovolgere il tema dell’alterità e mettersi nei panni di coloro per i quali è la cucina italiana il “luogo” dell’esotico.  Come appare questa cucina dall’interno di un Centro di Permanenza Temporanea per immigrati clandestini?

Con una spesa che non deve superare i sei euro allestite un pranzo di cucina italiana per due persone visto con il desiderio di chi è entrato in Italia sognando una nuova vita.    
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Ogni gruppo può riprodurre le immagini del “set” di questa esercitazione con il mezzo espressivo che ritiene più opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà esser

IED – Esercitazione 13 – 2009-10 – Un monumento contro la fame

14 Febbraio 2010

A – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero tredici. 

UN MONUMENTO CONTRO LA FAME.

“Bisogna rendere ancora più oppressiva l’oppressione reale con l’aggiungervi la consapevolezza dell’oppressione, ancora più vergognosa la vergogna, rendendola pubblica”.
Karl Marx

Nella lingua latina monumèntum è il ricordo (mònere significa ricordare, far sapere).
È possibile costruire un monumento contro la fame? Ricordare a coloro che mangiano che un miliardo di persone non ha cibo sufficiente per vivere?  Che ogni giorno muoiono più di venticinquemila persone d’inedia?
Che nel tempo di lettura del testo di questa esercitazione moriranno cinque bambini per fame?  Che continueranno a morire mentre mangiamo, studiamo, dormiamo, ridiamo, facciamo l’amore, ci disperiamo per le piccole contrarietà della vita corrente?
Da tempo immemorabile l’equilibrio tra la produzione di alimenti e il loro consumo è colpevolmente alterato perché sia le cause naturali come le ragioni più infami dei potenti hanno sempre congiurato a rendere le disponibilità inferiori al fabbisogno.

IED – Esercitazione 13 – Un monumento contro la fame

Eppure oggi le cose non sarebbero più così.  Circa due miliardi di tonnellate di cereali, sommate alle altre poche derrate essenziali, assicurerebbero una razione media per abitante del pianeta di circa duemila e cinquecento calorie, in astratto sufficienti ai bisogni fisiologici dell’organismo umano.
“Nutrire il pianeta, energia per la vita” è il tema dell’Esposizione Universale di Milano del 2015, una scommessa sulla quantità del cibo e sulla sua qualità minacciata dai rischi più diversi perché la sicurezza alimentare sta nel crocevia d’interessi planetari che colpiscono al cuore la nuda vita degli uomini e che sfuggono alla ragione.
Ma che cosa significa aver fame?
Essere deboli, soffrire di anemia, ulcerazioni, diarrea, ipotrofia temporale, calo ponderale, a cui si devono aggiungere capelli fragili, facilità di ecchimosi, cecità notturna, riduzione del senso del gusto, sanguinamento gengivale e flogosi, disorientamento, neuropatie, atassia.
Morte.
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IED – Esercitazione 13 – Un monumento contro la fame

Obiettivo dell’esercitazione è di costruire una maquette per un “monumento” contro la fame usando esclusivamente dei resti alimentari di qualunque natura.

Ogni gruppo può, in seguito, elaborare le immagini di questa esercitazione con il mezzo espressivo che ritiene più opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.

Non sono accettati altri supporti. 























IED – Esercitazione 12 – 2009-10 – Girls, Guerrilla e Creatività

6 Febbraio 2010

A – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
Esercitazione numero dodici.
Girls, Guerrilla e Creatività.

Quand la guerre pleuvra sur la houle et sur les plages/
J’irai à sa rencontre armée de mon visage/
Coiffée d’un lourd sanglot.
(Joyce Mansour)


IED – Esercitazione 12 – Girls, Guerrilla e Creatività

Nel 1985, a New York, un gruppo di artiste femministe prese posizione contro una esposizione al Museum of Modern Art (MOMA) che comprendeva le opere di centosessantacinque artisti di cui solo diciassette donne.  Il successo della contestazione portò alla creazione delle Guerrilla Girls.
Un collettivo che ebbe, da subito, un grande successo non solo per la denuncia delle discriminazioni che le donne subiscono all’interno del mondo della cultura, ma soprattutto per il modo in cui questa denuncia si è poi espressa nel corso degli anni.  La maschera da gorilla, che indossano durante le loro performance, le ha rese popolari sui mass media ovunque siano scese in campo.  Fin ora hanno realizzato un centinaio di manifesti, stampato migliaia di cartoline, realizzato action, usato i cartelloni stradali per esaltare, con ironia, le contraddizioni di una società “maschilista”. 

IED – Esercitazione 12 – Girls, Guerrilla e Creatività

Nel 1989 denunciarono il fatto che per entrare al Met.Museum di New York, uno dei musei americani più prestigiosi, occorreva essere nude, considerato che il cinque per cento delle opere sono di donne artiste, ma l’ottantacinque per cento dei nudi esposti sono femminili.  
Nel 1995 hanno raccolto in un libro le loro esperienze, poi, altri negli anni, l’ultimo è del 2005,  si sono aggiunti allargando lo scaffale degli “studi culturali”, dei gender, della critica d’arte e della sociologia.
A proposito delle Guerrilla Girls, ricordiamo la loro partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, dove i loro poster hanno stigmatizzato la discriminazione sessuale e razziale e reso ancora più drammatico il lampadario di assorbenti igienici di Joana Vasconcelos.

IED – Esercitazione 12 – Girls, Guerrilla e Creatività

Più di recente le “artiste” hanno anche conquistato la collezione permanente del museo d’arte moderna al Centre Pompidou con l’esposizione “elles@centrepompidou” . Un’esposizione inaugurata nel maggio del 2009 e che resterà aperta fino al febbraio del 2011, grazie al successo che ha riscosso, più di ottocentocinquantamila visitatori.
Quello che ha colpito di più i visitatori di questa mostra parigina è stato l’enorme progressione che l’arte al femminile ha compiuto dalla stagione impressionista e la sua internazionalizzazione, da Suzanne Valadon a Natalia Goncharova, a Dorothea Tanning, a Louise Nevelson, a Frida Kahlo, a Vieira da Silva, e ancora, a Agnes Martin, a Carolee Schneemann, a Valie Export a Mona Hatoum, a Cindy Sherman, per ricordarne qualcuna alla rinfusa.

IED – Esercitazione 12 – Girls, Guerrilla e Creatività

C’è una “creatività al femminile” nello IED?
Si, No, In parte, Non lo so.

Obiettivo dell’esercitazione.  In base a quello che si ritiene sia la risposta più attendibile elaborare un “logo” e un poster di “guerriglia creativa” che ne esprima il risultato.
L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.

Girls, Guerrilla e Creatività… guarda su Youtube











































IED – Esercitazione 8 (D) – 2009-10 – La mistica delle piccole cose. Il “design narrativo”.

3 Febbraio 2010

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero otto. 
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La mistica delle piccole cose.  Il “design narrativo”

 “L’arte è l’imposizione di un modello all’esperienza, e il nostro piacere estetico è rappresentato dal riconoscimento di tale modello”. 
(Alfred North Whitehead)
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IED – Esercitazione 8 Design – La mistica delle piccole cose. Il design narrativo

“Sebbene non abbiano la densità del legno laccato, e il suo carico d’ombra, i servizi da tavola in porcellana non sono da buttar via.  Tuttavia, chi tiene fra le mani una stoviglia di porcellana, la sente fredda e pesante.  Temibile conduttrice del calore, è scomoda da maneggiare, se la si riempie di cibi caldi.  Urtata, rintocca sinistramente.  Al contrario, i servizi di legno laccato sono leggeri, gradevoli al tatto, delicati, non rumorosi.  Amo il legno laccato soprattutto quando tengo in mano una ciotola di brodo caldo.  Ne amo il peso, ne amo il tepore.  Così tenera è la sensazione, che mi sembra di sostenere il corpicino di un neonato.

IED – Esercitazione 8 Design – La mistica delle piccole cose. Il design narrativo

Non è un caso che la minestra si serva ancora nelle ciotole di legno laccato: esse hanno virtù che mancano a quelle di ceramica o porcellana.  Troppo presto il brodo servito in una tazza di porcellana bianca svela i suoi segreti.  Sollevato il coperchietto si sa subito che colore ha il liquido e che cosa contiene.  È cosa straordinariamente bella, invece, sollevare il coperchio di una ciotola in legno laccato, mentre ci accingiamo ad accostarla alla bocca, contempliamo per un istante il brodo, che ha una sfumatura non diversa da quella del recipiente, stagnare nell’oscurità impenetrabile del fondo.  Difficile capire cosa si trovi laggiù.  Le mani che tengono la ciotola sentono l’agitarsi quasi impercettibile del liquido.  Gocciole minutissime imperlano l’orlo del recipiente.  Attraverso il vapore, abbiamo un vago presentimento del cibo: esso si annuncia a noi, prima di toccare il palato.  Una emozione così profonda, e intima, certo non può essere paragonata a ciò che si prova davanti a un brodo servito in un piatto di bianca porcellana occidentale.  V’è, in essa, qualcosa di mistico e, forse, un zinzino di Zen.”
Junichiro Tanizaki, Libro d’ombra (In’ei raisan) 1933, Traduzione italiana, Milano 1982.
谷崎 潤一郎 Tanizaki Jun’ichirō Tokio 1886 – Atami 1965.

IED – Esercitazione 8 Design – La mistica delle piccole cose. Il design narrativo

Obiettivo dell’esercitazione è di interpretare visivamente l’atmosfera di questo passo di Junichiro Tanizaki con il mezzo espressivo che meglio si ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, video, rappresentazione elaborata per via elettronica.

L’elaborato dovrà essere consegnato in copia su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.  Non sono accettati altri supporti.
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Per meglio comprendere l’opera di questo importante scrittore si consiglia di consultare anche altri suoi libri come, Sasame Yuki (Neve sottile) del 1948, Kagi (La chiave) del 1956, Futen rojin nikki (Diario di un vecchio pazzo) del 1962.  Tutte le opere citate di Tanizaki sono tradotte in italiano, inglese, francese.