Food-Design

IED – Esercitazione 12 D – 2009-10 – La logica dei prodotti alveolari

9 Marzo 2010

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero dodici.
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IED – Esercitazione 12 D – La logica dei prodotti alveolari

Miele, polline, gelatina o pappa reale, ecco alcuni dei doni misterici dell’alveare, preziosi per le loro qualità nutritive, che l’uomo utilizza da tempo immemorabile.
Gli studi paleontologici hanno consentito di collocare lo sviluppo degli Apoidei intorno a cento milioni di anni fa.  Da allora, api e fiori hanno percorso insieme un percorso evolutivo che gli uomini hanno scoperto nel neolitico e celebrato nell’arte rupestre – come nella splendida Cueva de la Araña nel levante spagnolo, vicino a Valencia.
Secrezioni corporali che, diventando emblematiche, aggrovigliano la vita alla sessualità, disegnano percorsi dell’identità, concorrono all’elaborazione di interdizioni e ad esaltare il ruolo delle funzioni genesiache.  Non è per caso, dentro questa cosmogonia, che la “ninfa” nasconde la promessa, la “larva” congiunge il talamo alla cellula alveolare, e l’imene sia nella visione fallocentrica dei maschi l’operculum di cera dell’alveolo.

IED – Esercitazione 12 D – La logica dei prodotti alveolari

Da secoli l’uomo cerca nella natura spunti analogici per migliorare i propri artefatti, oggi celebrati dalla bionica, quella branca della scienza che si occupa di studiare i sistemi caratterizzati da funzioni e proprietà simili a quelle dei viventi.
Nella progettazione architettonica, per esempio, sono numerosi gli esempi di ripetizione di forme organiche che pescano nel campionario morfologico della vita.  Negli ultimi decenni del secolo scorso si è anche diffuso un nuovo approccio – soprattutto nel settore dei materiali – definito biomimetica, è una scienza che studia come trarre ispirazione dalle strutture biologiche e trasferirle, con opportune metodiche, nel design con l’obiettivo di generare nuovi artefatti  è anche nato un nuovo approccio metodologico definito “hibrid design” che si propone di trasferire le qualità complesse dei sistemi biologici al disegno di prodotti e servizi sostenibili.

IED – Esercitazione 12 D – La logica dei prodotti alveolari

Obiettivo dell’esercitazione è l’elaborazione di una maquette per una libreria in cartone alveolare per abitazioni provvisorie o di persone a basso reddito.  Costo contenuto, facilità di trasporto e di montaggio sono le qualità richieste.

Teoria, pratica dell’architettura spontanea

8 Marzo 2010

Teoria,
pratica dell’architettura spontanea.
Gianni-Emilio Simonetti
Milano, 1971

IED – Esercitazione 11 D – 2009-10 – Come costruire un fornello solare con il materiale che abbiamo a disposizione in casa

7 Marzo 2010

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero undici.
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Come costruire un fornello solare
con il materiale che abbiamo a disposizione in casa.
Il primo forno (o fornello) solare conosciuto fu costruito da Horace
de Saussure, un naturalista svizzero, nel 1767.  Oggi i “forni solari” sono molto popolari sia in India che in Cina e si definisce funzionale il fornello che cuoce in un tempo appena doppio di uno normale alimentato a gas o ad elettricità.

IED – Esercitazione 11 D – Come costruire un fornello solare

In rete ci sono molti modelli di forni o fornelli solari ad essi rinviamo per i principi costruttivi. Il più popolare è il “Kyoto Box” che nel 2009 ha vinto il “Climate change challenge”, oggi è prodotto in serie e costa cinque dollari.

L’espressione di bricolage è un termine che ricorre in svariate discipline per indicare delle costruzioni realizzate da una certa gamma di cose che capita di avere a disposizione.
Scrive Claude Lévi-Strauss in Il pensiero selvaggio (1962): “Nel suo antico significato, il verbo bricoler si applica al gioco della palla e del biliardo, alla caccia e all’equitazione, ma sempre per evocare un movimento accidentale: quello della palla che rimbalza, del cane che si distrae, del cavallo che scarta dalla linea diritta per evitare un ostacolo.
Oggi per bricoleur s’intende chi esegue un lavoro con le proprie mani, utilizzando mezzi diversi rispetto a quelli usati dall’uomo del mestiere.  Il bricoleur è capace di eseguire un gran numero di compiti differenziati, ma, diversamente dall’ingegnere, egli non li subordina al possesso di materie prime e di arnesi, concepiti e procurati espressamente per la realizzazione del suo progetto: il suo universo strumentale è chiuso e, per lui, la regola del gioco consiste nell’adattarsi sempre all’equipaggiamento di cui dispone, cioè a un insieme via, via finito di arnesi e di materiali, peraltro eterocliti… Egli interroga tutti quegli oggetti che costituiscono il suo tesoro, per comprendere ciò che ognuno di essi potrebbe "significare", contribuendo così alla definizione di un insieme da realizzare che alla fine, però, non differirà dall’insieme strumentale se non per la disposizione interna delle parti.

IED – Esercitazione 11 D – Come costruire un fornello solare

La lampadina non deriva dalla candela, né il reattore dal motore a scoppio. Per produrre un nuovo oggetto l’ingegnere dispone sia di materiali appositamente destinati a quell’uso, sia di macchine progettate esclusivamente a quel fine ed egli si mette all’opera solo dopo aver riunito i materiali e gli strumenti che servono esattamente al suo progetto. Il bricoleur, invece, si arrangia con gli scarti. La maggior parte delle volte gli oggetti che produce non fanno parte di un progetto più generale, ma sono il risultato di una serie di avvenimenti contingenti, il frutto di tutte le occasioni che gli si sono presentate per arricchire la sua collezione di cianfrusaglie. Come ha notato Claude Lévi-Strauss gli strumenti del bricoleur, contrariamente a quelli dell’ingegnere, non possono essere progettati in anticipo. I materiali di cui dispone non hanno una destinazione precisa. Ciascuno può essere utilizzato per cose diverse. Questi oggetti hanno in comune soltanto il fatto che “potrebbero sempre servire”. A che cosa? Dipende dalle circostanze. Per molti aspetti il processo dell’evoluzione ricorda questo modo di operare. Spesso senza progetti a lungo termine, il bricoleur prende un oggetto dal suo ambiente e gli dà una funzione inattesa. Da una vecchia ruota di automobile costruisce un ventilatore, da un tavolo rotto un parasole. Questo genere di operazione non è molto diverso da ciò che compie l’evoluzione, per Darwin infatti, le nuove strutture vengono elaborate a partire da organi preesistenti che in origine erano incaricati di un determinato compito ma che si sono progressivamente adattati a funzioni differenti.  Allo stesso modo le strutture che sembrano non avere né significato né funzione e che, secondo le parole di Darwin, assomigliano a “pezzi di anatomia inutile”, sono facilmente spiegabili come vestigia di qualche funzione più antica. Così , conclude Darwin, “se un uomo costruisce una macchina con un fine determinato, ma usa allo scopo, modificandoli leggermente, vecchie ruote, vecchie pulegge e vecchie molle, la macchina, con tutte le sue parti, potrà essere considerata come organizzata in vista di quel fine.

Obiettivo dell’esercitazione è quello di realizzare un forno o fornello solare funzionante.
Ogni gruppo può elaborarlo nel modo che ritiene più opportuno.
Saranno considerati vincitori i primi tre fornelli che oltre a funzionare saranno ritenuti interessanti per il costo, il disegno, l’originalità.