{"id":4484,"date":"2010-11-13T17:30:33","date_gmt":"2010-11-13T16:30:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=4484"},"modified":"2010-11-13T17:38:55","modified_gmt":"2010-11-13T16:38:55","slug":"lexikon-addenda-05","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2010\/11\/13\/lexikon-addenda-05\/","title":{"rendered":"Lexikon \u2013 Addenda 5"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-4486 \" title=\"01\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/01.jpg\" alt=\"\" width=\"304\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/01.jpg 304w, https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/01-300x296.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 304px) 100vw, 304px\" \/><\/p>\n<p><strong>Bonbons<\/strong>.  I <em>bombons<\/em> pi\u00f9 popolari nel medioevo erano i confetti, i canditi, le cialde muschiate, i <em>giroflat<\/em>, in una le <em>spezie<\/em>, come si diceva allora con il gergo dei confettieri-confetturieri.  Si servivano in ogni occasione, soprattutto a fine pasto, insieme alle gelatine e alle confetture.  Le praline, confezionate con lo zucchero caramellato sono pi\u00f9 recenti, risalgono al \u2018600 ed ebbero subito un grande successo.  Addirittura chi poteva permetterselo portava alla cintura delle scatole per praline in porcellana smaltata o in lacca, come in altre epoche si portavano le tabacchiere.  Fecero la fortuna dei dentisti.  Erano profumate al pistacchio, al muschio, all\u2019ambra, all\u2019iris, alla rosa, un po\u2019 come le saponette di oggi.  C\u2019\u00e8 chi arriv\u00f2 a darle ai tacchini, per profumare loro le carni.  A Parigi una strada nell\u2019Ottocento divent\u00f2 la capitale dei <em>bonbons<\/em>, \u00e8 <em>rue de<\/em> Lombards, qui una marca che arrivava dal diciottesimo secolo s\u2019imponeva sulle altre, <em>Le Fid\u00e8le Berger<\/em>.  Le vetrine dei confettieri della \u201cstrada dei lombardi\u201d erano delle vere e proprie gallerie d\u2019arte, con lo zucchero filato si costruiva di tutto, vasi egiziani in zucchero d\u2019orzo, fiori colorati, presepi, scene di teatro, perfino l\u2019assedio di Gibilterra e la conquista di Granada.  Nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento comparvero i <em>bonbons<\/em> <em>royalistes<\/em>, \u201cpistacchi alla moda della duchessa d\u2019Angoul\u00eame\u201d, \u201csucco di mela all\u2019eroina di Bordeaux\u201d (cos\u00ec fu chiamata l\u2019orfanella del Tempio, Maria-Teresa Carlotta di Francia), tra i pi\u00f9 apprezzati c\u2019erano le \u201c<em>croquignoles au retour des lis<\/em>\u201d.  Le <em>croquignoles<\/em> che conosciamo oggi sono una specialit\u00e0 del Pithiviers, quelli al ritorno dei gigli erano una preparazione a base di uovo, burro, zucchero caramellato, latte e farina, simili alle nostre chiacchiere di carnevale.  Sui <em>bonbons<\/em> del nord della Francia vedi anche Gianni-Emilio Simonetti, <em>Fuoco amico<\/em>, Roma 2010, pagina 139.  Qui ricordiamo le <em>b\u00eatise<\/em> di Cambrai e i <em>calisson<\/em> d\u2019Aix, che risalgono al tredicesimo secolo, definiti <em>bonbons de f\u00eate<\/em>, per finire con i <em>camichon<\/em>, deliziose <em>friandise<\/em> di cui si \u00e8 persa la ricetta e che molti descrivono come una variante dei <em>calissoun<\/em>, come sono chiamati in provenzale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-4487\" title=\"02\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/02.jpg\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"340\" srcset=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/02.jpg 294w, https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/02-259x300.jpg 259w\" sizes=\"auto, (max-width: 294px) 100vw, 294px\" \/><\/p>\n<p><strong>Berretto di vescovo<\/strong>.  \u00c8 uno dei tanti nomi del posteriore animale, in particolare del tacchino.  Per i preti \u00e8 il loro boccone.  Un tempo veniva messo da parte proprio per offrirglielo \u2013 bollito con i cappelletti o arrosto con le patate \u2013 durante i pranzi domenicali, quando le cosce di pollo venivano chiamate \u201cgambe\u201d.  A proposito di tacchini si racconta che un giovinetto Grimod de la Reyni\u00e8re, in viaggio con il padre, entrano in un ristorante per cenare ed ordina sette tacchini.  Il padre sorpreso gli chiede se non siano troppi e il piccolo gi\u00e0 <em>gourmand<\/em> risponde affabile che del tacchino l\u2019unica parte buona da mangiare sono le <em>sots-l\u2019y-laisse<\/em>, come i francesi chiamano quei due pezzettini di carne situati a fianco della colonna vertebrale all\u2019altezza del culo.  Sorpreso il padre ammise che era dispendioso ma non privo di logica.  Questi due pezzetti di carne alle prugne sono oggi una specialit\u00e0 dei <em>bistrot<\/em> del sud-est della Francia, ricercati, considerata la difficolt\u00e0 a procurarseli.<\/p>\n<p><strong>Bosquet (caffe)<\/strong>.  Era un <em>dancing<\/em> parigino.  Si trovava in un <em>cottage<\/em> in boulevard du Temple ricoperto di edera, vitigni, gerani e rododendri.  Per un certo periodo fu chiamato <em>Le Concert \u00e0 la Corde<\/em> per via della corda che separava il pubblico dall\u2019orchestra costituita da due donne che suonavano l\u2019una il trombone l\u2019altra la tuba e di tre uomini che le accompagnavano con il clarinetto, il contrabbasso e la grancassa.  Sotto l\u2019<em>Empire<\/em> era con il <em>Caf\u00e9 des Mille Colonnes<\/em> il pi\u00f9 amato dai parigini.  Questi per la bella cassiera che sedeva su un vero trono comprato all\u2019asta, il <em>Bosquet<\/em> per la bella cameriera che distribuiva le limonate.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-4488\" title=\"03\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/03.jpg\" alt=\"\" width=\"420\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/03.jpg 420w, https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/03-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><\/p>\n<p><strong>Budino (Il budino di Richelieu)<\/strong>.  Il famoso poeta e albergatore Paul Harel ha scritto: <em>\u201cPalpitants, cr\u00e8pitants et crevants sur le gril\/ Les boudins sifflent mieu que merles en avril\u201d<\/em>.  Neri o bianchi i <em>boudin<\/em> sono mangiati saltati o grigliati e sempre accompagnati da patate o mele.  Quello bianco, in particolare ha conquistato il natale e i suoi menu.  Il budino bianco del maresciallo Richelieu era confezionato affogando in una salsa Nantua <em>champignon<\/em> e tartufo affettato.  La salsa Nantua \u00e8 una besciamella con crema di latte, burro di gamberi e code di gambero.  In Francia l\u2019espressione di Nantua si applica a qualsiasi piatto il cui ingrediente principale sono i gamberi di fiume.<\/p>\n<p><strong>Brebant (Caf\u00e9)<\/strong>.  Questo locale apriva le sue porte sul boulevard Poissonn\u00ecere a Parigi, celebre nel secondo Impero si fece una fama di caff\u00e8 letterario.  Ricordiamo le famose cene del mercoled\u00ec degli \u201cSpartani\u201d a cui partecipavano i fratelli Goncourt.  Le cene del <em>boeuf nature<\/em> a cui partecipavano Flaubert, Daudet, Mirbeau, Maupassant, Zola.  E ancora le cene Bixio fondate nel 1856 e quelle Magny che esordirono nel 1862.  Si racconta che Sainte-Beuve usava il Brebant per portarci le sue \u201cnipotine\u201d, oggi diremmo <em>escort<\/em>.  Fu frequentato anche da Charles Monselet, giornalista, romanziere e poeta, ma soprattutto <em>roi des gastronomes<\/em>.  Al suo tavolo medit\u00f2, tra l\u2019altro, le <em>Lettre gourmandes, manuel de l\u2019homme \u00e0 table<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bonbons. I bombons pi\u00f9 popolari nel medioevo erano i confetti, i canditi, le cialde muschiate, i giroflat, in una le spezie, come si diceva allora con il gergo dei confettieri-confetturieri. Si servivano in ogni occasione, soprattutto a fine pasto, insieme alle gelatine e alle confetture. 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