{"id":4105,"date":"2010-01-14T21:13:59","date_gmt":"2010-01-14T20:13:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=4105"},"modified":"2010-01-14T21:13:59","modified_gmt":"2010-01-14T20:13:59","slug":"09-food-art-seconda-lezione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2010\/01\/14\/09-food-art-seconda-lezione\/","title":{"rendered":"Cinque lezioni  tra \u00abart &#038; food\u00bb &#8211; Seconda lezione"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>IED &#8211; MILANO<\/strong><br \/>\n    <strong>Cinque lezioni  tra &laquo;art &amp; food&raquo;.<\/strong><\/p>\n<p><em>Seconda lezione <strong>(12  gennaio)<\/strong><\/em>:&nbsp; La cucina futurista, la nascita delle  avanguardie, l&rsquo;irrompere dei temi della vita corrente nelle arti del &lsquo;900.&nbsp; <br \/>\n  *****<\/p>\n<p><strong><em>LA TAVOLA FUTURISTA.&nbsp; <\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/ied\/2009-10\/foodart02\/01.jpg\" title=\"Food-Art - seconda lezione\" \/>\n<\/p>\n<p><em>(Premessa)<\/em><br \/>\n  Il futurismo italiano &egrave; la  prima vera avanguardia del Novecento.&nbsp; La  prima capace di coagulare i fermenti che stavano imputridendo quella stagione  di languori e di aspri scontri sociali che in seguito, dopo l&rsquo;inutile strage  della prima guerra mondiale, sar&agrave; definita come l&rsquo;epoca bella, la <em>Belle Epoque<\/em>.&nbsp; &nbsp;<br \/>\n  Il passaggio dall&rsquo;Ottocento  al Novecento, infatti, fu per l&rsquo;Europa un trauma che ebbe nel mito del  progresso e dei riformismi, da una parte, della nostalgia e del conservatorismo  dall&rsquo;altra, i suoi due fronti sui quali si schierarono idee, passioni,  progetti, risentimenti, paure e sogni.&nbsp; <br \/>\n  Se vogliamo giostrare con i  simbolismi ci sono nella modernit&agrave; due naufragi che descrivono bene la sua  nascita e le speranze che l&rsquo;accompagnarono.&nbsp;  Il primo &egrave; quello della fregata francese <em>M&eacute;duse<\/em> il 2 luglio 1816, che Th&eacute;odore G&eacute;ricault immortal&ograve; nel dipinto <em>La zattera della Medusa<\/em> nel 1819. Questo naufragio port&ograve; allo  scoperto in modo imprevisto e drammatico le contraddizioni culturali e  politiche che inaugurarono l&rsquo;Ottocento, che lo insanguinarono e che non si  risolsero mai, anzi si aggravarono.&nbsp; <br \/>\n  Il secondo naufragio &egrave; quello  della nave passeggeri britannica <em>Titanic<\/em>,  che affond&ograve; nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 portandosi appresso le  illusioni di grandezza di un&rsquo;epoca che da l&igrave; a un paio d&rsquo;anni piomber&agrave; nella  grande notte della guerra e che la sua stessa tecnica popoler&agrave; di incubi.&nbsp; <br \/>\n  Il <em>Titanic<\/em> era stato messo in cantiere una settimana dopo che Filippo  Tommaso Marinetti aveva pubblicato sul quotidiano francese <em>Le Figaro<\/em> &ndash; il 20 febbraio 1909 &ndash; il &ldquo;Manifeste du  Futurisme&rdquo;.&nbsp; <br \/>\n  Cantava l&rsquo;amore del pericolo,  l&rsquo;abitudine all&rsquo;energia e alla temerariet&agrave;, il coraggio, l&rsquo;audacia, la  ribellione, caratteri essenziali della sua poesia e della sua visione del  mondo.&nbsp; <br \/>\n  Stup&igrave; l&rsquo;Europa intera prima  ancora dell&rsquo;Italia, una nazione che non sapeva e non voleva riconoscersi nel  suo destino.&nbsp; <br \/>\n  Scosse dalle fondamenta il  mondo delle idee, della cultura e della politica divenendo il detonatore di  mille altre iniziative ed entusiasmi.&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; la stagione del futurismo,  come rivoluzione assoluta dell&rsquo;arte e della vita, come poetica che voleva  ricostruire il mondo a sua immagine, come opera d&rsquo;arte totale.&nbsp; <br \/>\n  Poi, con gli anni si sfalder&agrave;  fino a diventare la caricatura di se stesso, si adager&agrave; sugli allori, i  privilegi, le compromissioni di un ideologia politica, il fascismo, che seguir&agrave;  la sua stessa parabola, da movimento ingenuamente riformatore ad ignobile  dittatura reazionaria.<\/p>\n<p>Il manifesto della cucina  futurista appartiene alla seconda stagione del futurismo, oramai sodale politico  di un regime reazionario, accademico e nostalgico.&nbsp; Nel 1909 voleva uccidere il chiaro di luna,  adesso se la prende con la pastasciutta.&nbsp;  Voleva cantare le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere, dalla  sommossa, voleva esaltare la fabbrica, il furore di vivere, la velocit&agrave;, si ridusse  a cantare i garofani allo spiedo, le uova divorziate e le polibibite  a base di liquori nazionali.&nbsp; <br \/>\n  ***<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/ied\/2009-10\/foodart02\/02.jpg\" title=\"Food-Art - seconda lezione\" \/>\n<\/p>\n<p>Scrive Filippo Tommaso  Marinetti:<em> &ldquo;Nasce con noi futuristi la  prima cucina umana, cio&egrave; l&rsquo;arte di alimentarsi.&nbsp;  Come tutte le arti essa esclude il plagio ed esige l&rsquo;originalit&agrave;  creativa.&rdquo;<\/em> Ed aggiunge, pi&ugrave; realisticamente: <em>&ldquo;Non a caso quest&rsquo;opera&rdquo;<\/em> &ndash; <em>La  cucina Futurista<\/em>, scritta in collaborazione con Fill&igrave;a,  pseudonimo di Luigi Colombo &nbsp;&ndash; <em>&ldquo;viene pubblicata nella crisi economica  mondiale&rdquo;<\/em> &ndash; siamo nel 1932 &ndash; <em>&ldquo;di cui  appare imprecisabile lo sviluppo, ma precisabile il pericolo panico  deprimente.&nbsp; A questo panico noi  opponiamo una cucina futurista, cio&egrave;: l&rsquo;ottimismo a tavola.&rdquo;<\/em>&nbsp; <br \/>\n  Wilhelm Dilthey  qualche anno prima aveva definito la nozione di <em>Erlebnis<\/em>, come un&rsquo;espressione  dell&rsquo;esperienza vissuta che determina la conoscenza. <br \/>\n  Gli atti alimentari possono  costituire un carattere di questa esperienza vissuta?&nbsp; <br \/>\n  Oggi non lo escludiamo e va riconosciuto  a Marinetti, piuttosto che al futurismo, l&rsquo;averlo presupposto come una  possibilit&agrave; di rottura della tradizione.&nbsp; <br \/>\n  In questo senso, il ruolo  della macchina e della velocit&agrave; nella poetica del primo futurismo corrisponde  al ruolo che la chimica avrebbe dovuto avere nei confronti dell&rsquo;arte cucinaria.&nbsp; <br \/>\n  Come la macchina costituiva  un nuovo modello di bellezza, la chimica rappresentava la possibilit&agrave; di nuove  esperienze gustative.&nbsp; <br \/>\n  Del resto, nella poetica del  futurismo le parole in libert&agrave; equivalgono ad una cucina del senso con gli  occhi bendati.&nbsp; Liberano nuove analogie e  nuovi sapori, favoriscono il superamento della tradizione messa a nudo  dall&rsquo;ovvio.&nbsp; <br \/>\n  C&rsquo;&egrave; anche un altro aspetto  del problema.&nbsp; Marinetti, nel vuoto della  metafisica, non vuol vedere le ragioni del pessimismo e del nichilismo,  preferisce il vitalismo dell&rsquo;azione che si fa avventura, il simbolismo della  materia.&nbsp; <\/p>\n<p>Prima di entrare nei dettagli  ci sono da subito almeno due autori, nello specifico, che vanno ricordati &ndash; a parte,  naturalmente, Alexandre Dumas padre, autore di un <em>Grande dizionario di Cucina<\/em> (1873), Honor&eacute; de Balzac ed &Eacute;mile Zola.&nbsp; <br \/>\n  Sono Anhelme  Brillat-Savarin che &ndash; nonostante la prima edizione  sia uscita anonima &ndash; legher&agrave; per sempre il suo nome a <em>La fisiologia del gusto<\/em> (1825) e Charles Fourier.&nbsp; <br \/>\n  Quest&rsquo;ultimo nella <em>Teoria dei quattro movimenti<\/em> (1808)  scrisse: <em>&ldquo;&hellip; la Gastronomia,  scienza oggi derisa e apparentemente frivola, diventa in Armonia una scienza di  alta politica sociale, in quanto &egrave; obbligata a calcolare i suoi allettamenti in  modo da provocare per ogni piatto un legame&hellip;tra commensali, produttori,  preparatori.&nbsp; Essa diventa cos&igrave; <\/em>Gastrosofia<em>, alta  sapienza gastronomica, profonda e sublime teoria d&rsquo;equilibrio sociale.&rdquo;&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Tra i due &egrave; Brillat-Savarin che Marinetti sacchegger&agrave; per la sua  crociata sulla cucina, soprattutto per l&rsquo;attenzione che l&rsquo;autore di La <em>fisiologia del gusto<\/em> riserva ai sensi,  argomento di un altro manifesto futurista, sul <em>tattilismo<\/em>, del 1921.&nbsp; <br \/>\n  In ogni modo questo manifesto  sulla cucina ha in Marinetti un prologo nella tragedia satirica <em>Le Roi Bombance<\/em> che eglipubblic&ograve; a Parigi nel  1905.&nbsp; <br \/>\n  Il tema di quest&rsquo;opera &egrave;  duplice: la fame e l&rsquo;eterna lotta per il potere.&nbsp; <br \/>\n  In essa non &egrave; difficile  scorgere certi argomenti gi&agrave; toccati da Alfred Jarry  in <em>Ubu<\/em><em> re<\/em>, il quale, a sua volta, ha un debito  con la maestosa opera di Fran&ccedil;ois Rabelais, <em>Gargantua<\/em><em> e Pantagruele<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  In questo <em>Re Baldoria<\/em> Marinetti ripercorre alcuni  temi politici del suo tempo a cominciare dalla dedica che recita: <em>&ldquo;Ai Grandi Cuochi della Felicit&agrave; Universale  Filippo Turati, Enrico Ferri, Arturo Labriola&rdquo;<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Sono tre esponenti del  movimento socialista, il primo ne capeggia la corrente riformista, il secondo &egrave;  uno dei pi&ugrave; importanti studiosi del positivismo applicato alla criminologia, il  terzo rappresenta l&rsquo;ala rivoluzionaria del partito.&nbsp; <br \/>\n  In particolare Turati &egrave;  chiamato <em>B&eacute;chamel<\/em> e Labriola, <em>Estomacreux<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Il clima di questa satira &egrave; ricalcato  sul clima politico che aveva accompagnato lo sciopero generale in Francia del  settembre del 1904.&nbsp; <br \/>\n  Uno sciopero che amplific&ograve; le  paure della borghesia e fece avanzare, nelle successive elezioni, i liberali a  spese dei socialisti.&nbsp; <br \/>\n  Per Marinetti fu la prova  della vittoria dell&rsquo;individualismo sulle masse, contro <em>&ldquo;la fallacia del socialismo, la gloria dell&rsquo;anarchia e la completa ridicolizzazione degli imbonitori, riformisti o altri  cuochi del bene universale.&rdquo;<\/em>&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Va ricordato come  nell&rsquo;Ottocento era molto popolare l&rsquo;accostamento satirico tra politica e cucina  a cominciare da Karl Marx che, nella seconda edizione di <em>Il capitale<\/em> ironizza su quanti gli hanno rimproverato di non aver  saputo <em>&ldquo;prescrivere ricette per l&rsquo;osteria  dell&rsquo;avvenire&rdquo;<\/em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/ied\/2009-10\/foodart02\/03.jpg\" title=\"Food-Art - seconda lezione\" \/>\n<\/p>\n<p>Fin dall&rsquo;inizio il futurismo  ha avuto in s&eacute; una duplice vocazione, distruggere il passato e ricostruire il  mondo dal suo punto di vista, a partire dalla vita corrente e dal mito della  modernit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  Lo stesso sedersi a tavola e  i piaceri del palato non potevano, dunque, restare sotto silenzio.&nbsp; <br \/>\n  Un primo tentativo iconoclasta  di sovvertire le abitudini lo abbiamo nel 1910, con <em>la cena a rovescio<\/em>, servita al Politeama Rossetti di Trieste e che  segue ad una delle loro movimentate serate futuriste.&nbsp; <br \/>\n  Leggiamo il menu:&nbsp; <em>Caff&egrave;,  Dolci memorie <\/em>frapp&eacute;es<em>, Frutta dell&rsquo;avvenire, Marmellata di gloriosi defunti,&nbsp; Arrosto di mummia con fegatini di professore,&nbsp; Insalata archeologica,&nbsp; Spezzatino di passato con piselli esplosivi  in salsa storica,&nbsp; Pesce del Mar Morto,&nbsp; Grumi di sangue in brodo, Antipasto di  demolizioni,&nbsp; Vermuth. <\/em><br \/>\n  L&rsquo;esperimento, intriso di  goliardia, sar&agrave; ripetuto qualche anno dopo a Roma, nel 1913, presso la  trattoria romana alle Venete, in via Campo Marzio.&nbsp; Questa cena, in particolare, celebrava una  tumultuosa serata a base di schiaffi e pugni che si era tenuta al Teatro Costanzi ed inneggiante alla guerra.&nbsp; Il menu riflette e celebra, per cos&igrave; dire, il  loro eroismo.&nbsp; <br \/>\n  Si componeva di:&nbsp; <em>Risotto  alla Valentina,&nbsp; Fegatelli, Pesce  d&rsquo;Altomare marinettato, Trafiletti con poemi d&rsquo;Auro  d&rsquo;Alba <\/em>(pseudonimo di Umberto Bottone, dannunziano, futurista e poi  fascista convinto),&nbsp; <em>Asparagi di Pratella,&nbsp; Contro Carr&agrave; di vitello con insalata Russola,&nbsp; Tum-tim Balla alla vaniglia,&nbsp; Frutta,&nbsp;  Grandine,&nbsp; Folgore,&nbsp; Panini Soffici, Boccioni di vino.<\/em>&nbsp; <\/p>\n<p>Va osservato, &nbsp;per&ograve;, che il primo che nel Novecento os&ograve;  mescolare l&rsquo;arte con la cucina fu Guillaume Apollinaire (1888-1918).&nbsp; Nel numero di gennaio del 1913, sulla rivista  parigina <em>Fantasio<\/em> pubblica un breve saggio intitolato &ldquo;Le cubisme culinaire&rdquo;.&nbsp; Si  auspica una rivoluzione alimentare che stia alla vecchia cucina come il cubismo  sta alla vecchia pittura.&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; una stagione di manifesti e  di proclami che diventer&agrave; presto di squadrismi.&nbsp;  &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Marinetti &egrave; di casa a Parigi,  con Apollinaire, nel 1913, firma un manifesto sull&rsquo;&rdquo;antitradizione futurista&rdquo; <em>(serve a riappacificare l&rsquo;avanguardia  parigina offesa da un articolo di Umberto Boccioni pubblicato su Lacerba dove s&rsquo;insinuava che i futuristi fossero plagiati  dai francesi)<\/em>, nel settembre dello stesso anno uno <em>chef<\/em>, Jules Maincave pubblica, sempre sul <em>Fantasio<\/em>,  un manifesto intitolato &ldquo;La cuisine futuriste&rdquo;, si  dichiara annoiato dai <em>&ldquo;metodi  tradizionali delle mescolanze, monotoni sino alla stupidit&agrave;&rdquo;<\/em>.&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Per superare questo stato di  cose Maincave propone di sperimentare accostamenti di  alimenti che sono separati, a suo dire, da prevenzioni senza fondamento, come filetto  di montone e salsa di crostacei, noce di vitello ed assenzio, banana e  groviera.&nbsp; <br \/>\n  Cos&igrave; ne scriver&agrave; qualche anno  dopo Marinetti sulla <em>Fiera letteraria<\/em>: <br \/>\n  <em>&ldquo;Alla vigilia della guerra vi fu un vivo clamore nella  stampa francese pro e contro le teorie culinarie futuriste di un notissimo ed  abilissimo cuoco francese, Jules Maincave.&nbsp; Il mio incontro con questo geniale artista  del palato doveva essere seguito dal lanciamento del  suo manifesto della cucina futurista&hellip;(ma) arruolatosi e divenuto cuoco del 90&deg;  reggimento di fanteria in linea nelle Argonne non pot&eacute;  pi&ugrave; occuparsi di propaganda&hellip;&rdquo;&nbsp; <\/em><br \/>\n  Con orgoglio Marinetti scrive  che durante l&rsquo;ispezione del reggimento da parte del generale Gourand, Maincave gli offr&igrave; delle  vivande futuriste che furono apprezzate, ma ai complimenti questo cuoco rispose  con fierezza: <em>&ldquo;Ci&ograve; mi fa pi&ugrave; piacere che  la mia croce di guerra!&nbsp; Ho cucinato  questo pranzo, come sempre, con il fuoco stesso del nemico&rdquo;<\/em>.&nbsp; Conclude Marinetti: <em>&ldquo;Quel fuoco glorioso uccise Maincave&rdquo;.&nbsp; <\/em><br \/>\n  Ritrovato tra le sue carte il  manifesto fu poi pubblicato come allegato a questo articolo.&nbsp; Era il maggio del 1927.&nbsp; Con il senno di poi si pu&ograve; dire che anche tale  documento porta sottotraccia l&rsquo;impronta del fondatore del futurismo.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  In ogni modo afferma Maincave:&nbsp; <em>&ldquo;&hellip;un centinaio di individui ignobili quanto  ignari, fregiati del pomposo titolo di chef e infatuati delle loro funzioni, si  accaniscono ad annullare nell&rsquo;uomo la sensazione gustativa e a corrodere la  tattilit&agrave; della bocca, che non &egrave; pi&ugrave; che un apparato masticatorio invece di  essere &ndash; ci&ograve; che &egrave; il fine della sua creazione &ndash; il centro dei pi&ugrave; intensi  godimenti.&rdquo;<\/em>&hellip;Occorre dunque  muovere alla conquista delle <em>&ldquo;due  formidabili Bastiglie della cucina moderna: le  misture e gli aromi.&rdquo; <\/em>&nbsp;<br \/>\n  Come abbiamo detto, questa  esperienza francese fu interrotta dalla guerra, ma c&rsquo;&egrave; ancora un&#8217;altra  iniziative da segnalare prima di arrivare al &ldquo;manifesto&rdquo; pubblicato nell&rsquo;agosto  del 1930 su <em>La Gazzetta del Popolo<\/em> di  Torino. &nbsp;<br \/>\n  &Egrave; un proclama intitolato <em>Culinaria futurista<\/em>, firmato da una sedicente  &ldquo;Irba futurista&rdquo;, fu pubblicato su la rivista <em>Roma Futurista<\/em> nel maggio del 1920.&nbsp; <br \/>\n  Irba chiede un rinnovamento gastronomico che aiuti a rompere  con il <em>&ldquo;noiosissimo e passatista  ordinamento&rdquo;<\/em> nella successione delle vivande, con i servizi di <em>&ldquo;porcellana bianca con la riga bleu e d&#8217;oro, tanto cari ai borghesi&rdquo;<\/em> e con le <em>&ldquo;vivande che sembrano annoiarsi  sull&#8217;uniformit&agrave; dei piatti pedantescamente uguali&rdquo;<\/em>, facendo ridere di gioia  la tavola con <em>&rdquo;la diversit&agrave; dei rosso-verdi-giallo-azzurro dei piatti grandi-piccoli-ovaliquadri-tondi&rdquo;<\/em>.<br \/>\n  Chi &egrave; Irba?&nbsp; Forse &egrave; una donna, &quot;irba&quot;,  in ogni modo, &egrave; la parola francese &ldquo;<em>abri<\/em>&rdquo;  letta al contrario, che significa riparo, rifugio.&nbsp; Nella sostanza questo manifesto sottolinea  pi&ugrave; che altro l&rsquo;importanza del colore e della forma dei piatti rispetto al  colore e al sapore degli alimenti.&nbsp; Un  principio, va ricordato, che da secoli domina la cucina in Oriente.&nbsp; <br \/>\n  Questo della ceramica e del  suo design &egrave; un altro tema caro ai futuristi che frequentavano le botteghe  artigiane di ceramisti di Albissola Marina e corre  parallelo all&rsquo;interesse per l&rsquo;architettura d&rsquo;interni, sia delle abitazioni che  dei <em>cabaret<\/em>, dei ristoranti e dei teatri.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/ied\/2009-10\/foodart02\/04.jpg\" title=\"Food-Art - seconda lezione\" \/>\n<\/p>\n<p>Veniamo al manifesto della  cucina.&nbsp; <br \/>\n  C&rsquo;&egrave; negli anni Trenta,  sull&rsquo;euforia di un nuovo quanto apparente benessere economico, un notevole  interesse per la cucina e il cibo, forse &egrave; un modo per non vedere ci&ograve; che stava  accadendo in politica.&nbsp; Paul Morand, grande e tragico <em>chroniqueur<\/em> di quest&rsquo;epoca, la  definir&agrave; la &ldquo;decade dell&rsquo;illusione&rdquo;.&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Nel 1931 esce il primo numero  della <em>Guida gastronomica d&rsquo;Italia<\/em> edita dal Touring Club.&nbsp; L&rsquo;Editoriale  Domus pubblica <em>Il Quattrova  illustrato, ovvero la cucina elegante<\/em>, visto retrospettivamente  &egrave; un importante documento culturale della cucina italiane del primo Novecento  curato da Tomaso Buzzi e Gi&ograve; Ponti.&nbsp; <br \/>\n  Dal 1929 si pubblicava a  Milano <em>La Cucina Italiana<\/em>, un  mensile fondato da Umberto Notari con la collaborazione della moglie e di un  comitato di degustazione che comprendeva tra gli altri, Massimo Bontempelli, Carlo Carr&agrave; e lo stesso Marinetti, amico di  lunga data di Notari.&nbsp; <br \/>\n  Non per caso il manifesto  della cucina futurista, pubblicato su <em>La  Gazzetta del Popolo<\/em> di Torino nel 1930 fu riproposto l&rsquo;anno successivo da <em>La Cucina Italiana<\/em>, provocando la  reazione di Bontempelli che difendeva, e non era il solo,  il cosiddetto <em>novecentismo<\/em> a tavola.&nbsp; Nello stesso anno fu pubblicato anche dalla  rivista <em>Comoedia<\/em>,  una pubblicazione teatrale che si fonder&agrave; qualche anno dopo con <em>Scenario<\/em>.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  In ogni modo la polemica tra  futuristi ed opinione pubblica si svilupp&ograve; soprattutto banchettando e sulle riviste  satiriche.&nbsp; <br \/>\n  Lo stesso Antonio Gramsci,  dal carcere, nota che il proverbio reso famoso da Feuerbach,  &ldquo;l&rsquo;uomo &egrave; ci&ograve; che mangia&rdquo; sia tornato di attualit&agrave; con Marinetti che lotta,  dice Gramsci, <em>&ldquo;contro la tradizione della  pastasciutta&rdquo;<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Il riferimento a Feuerbach si pu&ograve; cogliere in questo passaggio del  &ldquo;manifesto&rdquo;:&nbsp; <em>&ldquo;&hellip;si pensa, si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia.&rdquo; <\/em>&nbsp;In realt&agrave; verso la fine  dell&rsquo;Ottocento era molto diffusa la convinzione positivista che l&rsquo;alimentazione  in qualche modo influisse sull&rsquo;umore e la morale degli individui.&nbsp; <br \/>\n  Si pu&ograve; dire che tutto inizia  nel 1850, con la pubblicazione di un libro da parte di un fisiologo olandese,  Jacob<strong> <\/strong>Moleschott,  oggi dimenticato, ieri famoso se non altro per le polemiche che lo  circondavano, intitolato, <em>Dottrina  dell&rsquo;alimentazione per il popolo<\/em>.&nbsp; Un  libro che sarebbe passato inosservato se non fosse che, questo medico, era uno  dei protagonisti di quello che allora si chiamava <em>materialismo<\/em> <em>scientistico<\/em>,  il cui obiettivo, anche se guardato con sospetto da Engels,  era di dissolvere le tesi della <em>Naturphilosophie<\/em> hegeliana.&nbsp; <br \/>\n  La pubblicazione del  documento programmatico della cucina futurista era stata anticipata nel novembre  del 1930 durante una serata al ristorante <em>Penna  d&rsquo;oca<\/em> di Milano, ritrovo dei pi&ugrave; noti e giornalisti lombardi del tempo, dove  Marinetti aveva reso nota la sfida contro la pastasciutta, definita con  espressioni enfatiche e dispregiative quale <em>&ldquo;assurda  religione gastronomica&rdquo;<\/em>, <em>&ldquo;alimento  amidaceo&hellip; che si ingozza e non si mastica&rdquo;<\/em>, <em>&ldquo;palla e rudere che gli italiani portano nello stomaco come ergastolani  e archeologi&rdquo;<\/em>, <em>&ldquo;vivanda passatista  perch&eacute; appesantisce, abbruttisce, illude sulla sua capacit&agrave; nutritiva, rende  scettici, lenti e pessimisti&rdquo;<\/em>.&nbsp; <\/p>\n<p>Oltre all&#8217;eliminazione delle  tagliatelle e dei maccheroni, cibi antivirili e antiguerrieri, Filippo Tommaso  Marinetti predic&ograve; l&#8217;abolizione della forchetta e del coltello a favore della  riscoperta del <em>piacere tattile prelabiale<\/em>, auspic&ograve; la creazione di <em>bocconi simultanei e cangianti<\/em>,  incoraggi&ograve; l&#8217;accostamento ai piatti di musiche, poesie e profumi.&nbsp; Invit&ograve; al consumo di riso, carne e verdure.<br \/>\n  Ci&ograve; che, per&ograve;, suscit&ograve;  maggior interesse del suo manifesto fu la crociata contro gli spaghetti, a cui  venne dato ampio spazio sulla stampa, dove si fronteggiarono pareri contrari e  favorevoli.&nbsp; <br \/>\n  La stessa <em>La Cucina Italiana<\/em> apr&igrave; un&#8217;inchiesta  accogliendo interventi di esponenti della cultura e di illustri medici del  tempo, altri giudizi trovarono una tribuna su molti quotidiani italiani e,  persino, sul <em>New York Times<\/em> e sul <em>Chicago Tribune<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Come &egrave; facile constatare  anche in altri manifesti di questa avanguardia, la furia iconoclasta &egrave; stata  spesso profetica.&nbsp; Mangiare con le mani &ndash; <em>fingers<\/em><em> food<\/em>, <em>street<\/em> <em>food<\/em>&ndash; &egrave; ora una moda che, partita come  necessit&agrave; da pi&ugrave; parti del terzo mondo, ha conquistato le capitali  dell&rsquo;Occidente interagendo con i nuovi stili di vita urbani.&nbsp; Questa nuova ristorazione ha <em>de-sincronizzato<\/em> i tempi sociali degli atti  alimentari.&nbsp; Essa non &egrave; solo la  ristorazione delle fiere, dei mercati, delle grandi esposizioni, ma anche dei  mutamenti organizzativi, delle nuove esigenze di studio, del movimento serale e  notturno.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Insomma il cibo adesso &egrave; acronico, grazie al suo <em>packaging<\/em> si pu&ograve; consumare in ogni momento, in ogni luogo, in ogni occasione e segna la  fine del del cibo abbondante che riempie, ora  stuzzica e diverte, s&rsquo;intreccia con le (miserabili) felicit&agrave; della vita  corrente, esprime una sorta di etica del desiderio.&nbsp; Mangiare con le mani o con posateria <em>ad-hoc<\/em> semplice e  a perdere esprime questi riti del piacere rapido che non tollera ostacoli.&nbsp; Si potrebbe definire uno <em>zapping<\/em> culinario, un modo per gustare mini porzioni da prendere  con le dita immersi in un caleidoscopio di colori e di sapori.&nbsp; <br \/>\n  Naturalmente l&rsquo;antica paura  di morire di fame e diventata una nuova paura, quella dell&rsquo;obesit&agrave;.&nbsp; Che Marinetti avesse ragione?&nbsp; <br \/>\n  Le polemiche infiammarono  anche gli stessi sodali del gruppo.&nbsp; Non tutti  erano d&#8217;accordo nel mettere al bando <em>un  piatto per cui l&#8217;Italia poteva menar vanto nel mondo<\/em>.&nbsp; Farfa per esempio,  defin&igrave; i ravioli <em>lettere d&#8217;amore in una  busta color rosa<\/em>, mentre i futuristi liguri scrissero sulla rivista <em>Oggi e Domani<\/em> una lettera-supplica a  Filippo Tommaso Marinetti affinch&eacute; risparmiasse nella sua crociata contro la  pasta almeno le trenette al pesto.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/ied\/2009-10\/foodart02\/05.jpg\" title=\"Food-Art - seconda lezione\" \/>\n<\/p>\n<p>\n  In questo clima di rivolta la  sera dell&#8217;8 marzo del 1931 apr&igrave; a Torino la <em>Taverna  del Santopalato<\/em>, &nbsp;un locale di propriet&agrave; di Angelo Gioachino, che aveva <em>&ldquo;lo  scopo preciso di passare dalla teoria alla pratica nella polemica futurista&rdquo;<\/em> attraverso un programma tecnico e di rinnovamento del gusto e delle abitudini  alimentari degli italiani, realizzato con l&#8217;invenzione di nuove vivande. &nbsp;Il banchetto inaugurale vide l&#8217;aeropittore Fillia e il critico  d&#8217;arte futurista Paolo Alcide Saladin in gara con i  cuochi Piccinelli e Borghese nella preparazione del  complesso men&ugrave; della serata, in cui vennero serviti piatti dai nomi curiosi,  come l&#8217;<em>Antipasto intuitivo<\/em>, il <em>Brodo solare<\/em>, il <em>Carneplastico<\/em>, il <em>Mare d&#8217;Italia<\/em> e il <em>Pollofiat<\/em>. <\/p>\n<p>Tra il febbraio del 1931 e il  marzo del 1932, il movimento futurista port&ograve; avanti la propria crociata contro  la pastasciutta, con una serie di conferenze in parecchie citt&agrave; italiane e  straniere come Savona, Cuneo, Trieste, Brescia, Budapest, Sofia e Tunisi e con  una serie di banchetti dimostrativi che toccarono le citt&agrave; di Parigi, Novara,  Chiavari e Bologna, intorno ai quali fiorirono numerosi aneddoti. <br \/>\n  Stando a quanto racconta lo  stesso Marinetti, ne <em>La cucina futurista<\/em>,  le donne aquilane uscirono dalla loro usuale apatia per firmare una solenne  lettera-supplica a favore della pasta.&nbsp; <br \/>\n  A Napoli si fecero cortei  popolari in difesa dei vermicelli, il piatto amato da Pulcinella, e su molti  giornali scandalistici comparirono dei fotomontaggi in cui era immortalato il  padre del Futurismo impegnato a ingozzarsi di spaghetti.<\/p>\n<p><em>En<\/em> <em>passant<\/em>, dobbiamo dire, che Marinetti  oltre ad essere astemio non amava stare a tavola, adorava il caff&egrave; e le  sigarette fino al punto di meritarsi il soprannome di &ldquo;caffeina&rdquo;, inoltre, dietro  gli aspetti politici legati al tema dell&rsquo;autosufficienza alimentare della  nazione che lo compromettevano con il regime, ci&ograve; che gli interessavano erano  gli aspetti estetici che legavono l&rsquo;edonismo della gola all&rsquo;arte.&nbsp; <\/p>\n<p>Siccome l&rsquo;entusiasmo rende  sospettosi, la campagna contro la pastasciutta in nome della velocit&agrave; e della  poesia ci dice che certi valori dietetici stavano cambiando, ma anche che in  questa campagna c&rsquo;era, ed &egrave; provato, lo zampino dell&rsquo;<em>Ente Nazionale Risi<\/em> che contribu&igrave; al suo finanziamento.&nbsp; <\/p>\n<p>La storia di questi due anni  di cucina avanguardista, all&#8217;insegna della sorpresa e della teatralit&agrave;, venne  pubblicata, come abbiamo gi&agrave; visto, nel 1932 dalle edizioni Treves (l&#8217;attuale  Sonzogno), con un ricco corredo di lettere, di articoli, notizie sui grandi  pranzi futuristi completi di men&ugrave; e di ricette, nonch&eacute; di un formulario  futurista per ristoranti e bar, ribattezzati da Filippo Tommaso Marinetti e da Fill&igrave;a &#8211; autori del volume &#8211; <em>quisibeve<\/em>, oltre che di un  piccolo dizionario, in cui i termini relativi alla ristorazione erano stati  riscritti in modo da abolire ogni parola straniera: il <em>dessert<\/em> era diventato il <em>peralzarsi<\/em>, il <em>cocktail  era chiamato <\/em>la <em>polibibita<\/em>.&nbsp; Il pic-nic, il <em>prestoalsole<\/em>.&nbsp; Il men&ugrave;, la <em>listavivande<\/em> e il <em>sandwich,<\/em> il <em>traidue<\/em>.<\/p>\n<p>Se guardiamo oltre la  provocazione, la sostanza di questo manifesto sulla cucina &egrave; sostanzialmente  libresca ed a tratti antiquata, come nel caso del recupero del dolce con il  salato, tipico della tradizione medioevale.&nbsp; <br \/>\n  In pratica le ricette, anzi  le <em>formule<\/em> come sono chiamate, da un  punto di vista cucinario sono ancora delle semplici  variazioni di preparazioni tradizionali, l&rsquo;innovazione sta interamente nella  forma.&nbsp; Le uniche che in qualche modo si  riscattano sono quelle prive di ogni logica e volutamente in commestibili. Sono  formule che ricordano la tecnica surrealista dei <em>&ldquo;cadavre exquis&rdquo; <\/em>destinate  alla polemica e allo sberleffo.&nbsp; <\/p>\n<p>L&#8217;esperienza futurista non  segn&ograve;, dunque, la svolta gastronomica desiderata dai suoi ideatori: <em>La Taverna del Santopalato<\/em> ebbe vita breve, gli aerobanchetti si esaurirono  nell&#8217;indifferenza generale e le ricette <em>antipassatiste<\/em> non fecero presa sulle massaie, essendo pi&ugrave; un&rsquo;espressione artistica e un  appagamento cerebrale che non una soddisfazione del gusto. <br \/>\n  Figlia del proprio tempo  nell&#8217;esaltazione del nazionalismo e della guerra (lo documentano gli echi  bellici o patriottici di pietanze come il <em>Pollo  d&rsquo;acciaio<\/em> e il <em>Golfo di Trieste<\/em>),  ma figlia anche di un passato culinario glorioso che ha le proprie radici nella  Roma Imperiale e nel Rinascimento dove si usava condire i piatti con petali di  rosa, mosto o miele, la cucina di Marinetti &egrave; stata riscoperta solo in anni  recenti, con l&#8217;avvento della <em>nouvelle<\/em> <em>cuisine<\/em>, come  dimostrano, oggi, il continuo ricorso ad alimenti esotici (carne di cammello,  formaggio d&#8217;Olanda, noccioline, datteri, ananas, tamarindo, frutta candita,  miele e zabaione), l&#8217;uso di accostare sapori tra loro distanti (datteri e  acciughe o carne e banana) e, soprattutto, l&#8217;attenzione per l&#8217;aspetto pittorico  e scultoreo delle portate, in modo che, si augurava Marinetti, finalmente tutte  le persone <em>&ldquo;abbiano la sensazione di  mangiare, oltre che dei buoni cibi, anche delle opere d&#8217;arte&rdquo;<\/em>.&nbsp; <\/p>\n<p>Che cosa invece resta di  questo manifesto dal punto di vista dell&rsquo;arte moderna?&nbsp; <br \/>\n  Sostanzialmente un&rsquo;idea che  ritroviamo in quasi tutti i manifesti futuristi minori, quelli che alla lunga  si sono dimostrati i pi&ugrave; geniali e lungimiranti.&nbsp; Una sincera volont&agrave; di equiparare l&rsquo;esperienza  cucinaria all&rsquo;esperienza artistica, senza porre  nessun limite, e questa alla vita corrente.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/ied\/2009-10\/foodart02\/06.jpg\" title=\"Food-Art - seconda lezione\" \/>\n<\/p>\n<p><strong><em>Manifesto della Cucina Futurista <\/em><\/strong><br \/>\n    <em>Il Futurismo italiano, padre di numerosi  futurismi e avanguardisti esteri, non rimane prigioniero delle vittorie  mondiali ottenute &quot;in venti anni di grandi battaglie artistiche politiche  spesso consacrate col sangue&quot; come le chiam&ograve; Benito Mussolini. Il  Futurismo italiano affronta ancora l&#8217;impopolarit&agrave; con un programma di  rinnovamento totale della cucina. <\/em><br \/>\n    <em>Fra tutti i movimenti artistici letterari  &egrave; il solo che abbia per essenza l&#8217;audacia temeraria. Il novecentismo pittorico  e il novecentismo letterario sono in realt&agrave; due futurismi di destra  moderatissimi e pratici. Attaccati alla tradizione, essi tentano prudentamente il nuovo per trarre dall&#8217;una e dall&#8217;altro il  massimo vantaggio. <\/em><br \/>\n    <strong><em>Contro la pastasciutta <\/em><\/strong><br \/>\n    <em>Il Futurismo &egrave; stato definito dai filosofi  &quot;misticismo dell&#8217;azione&quot;, da Benedetto Croce  &quot;antistoricismo&quot;, da Gra&ccedil;a Aranha &quot;liberazione dal terrore estetico&quot;, da noi  &quot;orgoglio italiano novatore&quot;, formula di &quot;arte-vita  originale&quot;, &quot;religione della velocit&agrave;&quot;, &quot;massimo sforzo  dell&#8217;umanit&agrave; verso la sintesi&quot;, &quot;igiene spirituale&quot;,  &quot;metodo d&#8217;immancabile creazione&quot;, &quot;splendore geometrico  veloce&quot;, &quot;estetica della macchina&quot;. <\/em><br \/>\n    <em>Antipraticamente quindi, noi futuristi  trascuriamo l&#8217;esempio e il m&ograve;nito della tradizione  per inventare ad ogni costo un nuovo giudicato da tutti pazzesco. <\/em><br \/>\n    <em>Pur riconoscendo che uomini nutriti male o  grossolanamente hanno realizzato cose grandi nel passato, noi affermiamo questa  verit&agrave;: si pensa si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia. <\/em><br \/>\n    <em>Consultiamo in proposito le nostre labbra,  la nostra lingua, il nostro palato, le nostre papille gustative, le nostre  secrezioni glandolari ed entriamo genialmente nella chimica gastrica. <\/em><br \/>\n    <em>Noi futuristi sentiamo che per il maschio  la volutt&agrave; dell&#8217;amare &egrave; scavatrice abissale dall&#8217;alto al basso, mentre per la  femmina &egrave; orizzontale a ventaglio. La volutt&agrave; del palato &egrave; invece per il  maschio e per la femmina sempre ascensionale dal basso all&#8217;alto del corpo  umano. Sentiamo inoltre la necessit&agrave; di impedire che l&#8217;Italiano diventi cubico  massiccio impiombato da una compattezza opaca e cieca. Si armonizzi invece  sempre pi&ugrave; coll&#8217;italiana, snella trasparenza spiralica  di passione, tenerezza, luce, volont&agrave;, slancio, tenacia eroica. Prepariamo una  agilit&agrave; di corpi italiani adatti ai leggerissimi treni di alluminio che  sostituiranno gli attuali pesanti di ferro legno acciaio. <\/em><br \/>\n    <em>Convinti che nella probabile  conflagrazione futura vincer&agrave; il popolo pi&ugrave; agile, pi&ugrave; scattante, noi futuristi  dopo avere agilizzato la letteratura mondiale con le  parole in libert&agrave; e lo stile simultaneo, svuotato il teatro della noia mediante  sintesi alogiche a sorpresa e drammi di oggetti inanimati, immensificato  la plastica con l&#8217;antirealismo, creato lo splendore geometrico architettonico  senza decorativismo, la cinematografia e la fotografia astratte, stabiliamo ora  il nutrimento adatto ad una vita sempre pi&ugrave; aerea e veloce. <\/em><br \/>\n    <em>Crediamo anzitutto necessaria: <\/em><br \/>\n    <em>a) L&#8217;abolizione della pastasciutta,  assurda religione gastronomica italiana. <\/em><br \/>\n    <em>Forse gioveranno agli inglesi lo  stoccafisso,il roast-beef e il budino, agli olandesi  la carne cotta col formaggio, ai tedeschi il sauer-kraut, il lardone affumicato  e il cotechino; ma agli italiani la pastasciutta non giova. Per esempio,  contrasta collo spirito vivace e coll&#8217;anima appassionata generosa intuitiva dei  napoletani. Questi sono stati combattenti eroici, artisti ispirati, oratori  travolgenti, avvocati arguti, agricoltori tenaci a dispetto della voluminosa  pastasciutta quotidiana. Nel mangiarla essi sviluppano il tipico scetticismo  ironico e sentimentale che tronca spesso il loro entusiasmo. <\/em><br \/>\n    <em>Un intelligentissimo professore  napoletano, il dott. Signorelli, scrive: &quot;A  differenza del pane e del riso la pastasciutta &egrave; un alimento che si ingozza,  non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca  dalla saliva e il lavoro di trasformazione &egrave; disimpegnato dal pancreas e dal  fegato. Ci&ograve; porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi. Ne derivano:  fiacchezza, pessimismo, inattivit&agrave; nostalgica e neutralismo&quot;. <\/em><br \/>\n    <strong><em>Invito alla chimica. <\/em><\/strong><br \/>\n    <em>La pastasciutta, nutritivamente  inferiore del 40% alla carne, al pesce, ai legumi, lega coi suoi grovigli gli  italiani di oggi ai lenti telai di Penelope e ai sonnolenti velieri, in cerca  di vento. Perch&egrave; opporre ancora il suo blocco pesante all&#8217;immensa rete di onde  corte lunghe che il genio italiano ha lanciato sopra oceani e continenti, e ai  paesaggi di colore forma rumore che la radiotelevisione fa navigare intorno  alla terra? I difensori della pastasciutta ne portano la palla o il rudero nello stomaco, come ergastolani o archeologi.  Ricordatevi poi che l&#8217;abolizione della pastasciutta liberer&agrave; l&#8217;Italia dal  costoso grano straniero e favorir&agrave; l&#8217;industria italiana del riso. <\/em><br \/>\n    <em>b) L&#8217;abolizione del volume e del peso nel  modo di concepire e valutare il nutrimento. <\/em><br \/>\n    <em>c) L&#8217;abolizione delle tradizionali miscele  per l&#8217;esperimento di tutte le nuove miscele apparentemente assurde, secondo il  consiglio di Jarro Maincave  e altri cuochi futuristi. <\/em><br \/>\n    <em>d) L&#8217;abolizione del quotidianismo  mediocrista nei piaceri del palato. <\/em><\/p>\n<p><em>Invitiamo la chimica al dovere di dare  presto al corpo le calorie necessarie mediante equivalenti nutritivi gratuiti  di Stato, in polvere o pillole, composti albuminoidei,  grassi sintetici e vitamine. Si giunger&agrave; cos&igrave; ad un reale ribasso del prezzo  della vita e dei salari con relativa riduzione delle ore di lavoro. Oggi per  duemila kilowatt occorre soltanto un operaio. Le macchine costituiranno presto  un obbediente proletariato di ferro acciaio alluminio al servizio degli uomini  quasi totalmente alleggeriti dal lavoro manuale. Questo, essendo ridotto a due  o tre ore, permette di perfezionare e nobilitare le altre ore col pensiero le  arti e la pregustazione di pranzi perfetti. <\/em><br \/>\n    <em>In tutti i ceti i pranzi saranno  distanziati ma perfetti nel quotidianismo degli  equivalenti nutritivi. <\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/ied\/2009-10\/foodart02\/07.jpg\" title=\"Food-Art - seconda lezione\" \/>\n<\/p>\n<p>\n    <em>Il pranzo perfetto esige: <\/em><br \/>\n    <strong><em>1.<\/em><\/strong><em> Un&#8217;armonia originale della tavola (cristalleria vasellame addobbo) coi sapori e  colori delle vivande. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>2.<\/em><\/strong><em> L<\/em><em>&#8216;originalit&agrave;  assoluta delle vivande. <\/em><br \/>\n    <em>Il &quot;Carneplastico&quot; <\/em><br \/>\n    <em>Esempio: per preparare il Salmone  dell&#8217;Alaska ai raggi del sole con salsa Marte, si prende un bel salmone  dell&#8217;Alaska, lo si trancia e passa alla griglia con pepe e sale e olio buono  finch&eacute; &egrave; bene dorato. Si aggiungono pomodori tagliati a met&agrave; preventivamente  cotti sulla griglia con prezzemolo e aglio. <\/em><br \/>\n    <em>Al momento di servirlo si posano sopra  alle trancie dei filetti di acciuga intrecciati a  dama. Su ogni trancia una rotellina di limone con capperi. La salsa sar&agrave;  composta di acciughe, tuorli d&#8217;uova sode, basilico, olio d&#8217;oliva, un  bicchierino di liquore italiano Aurum, e passati al  setaccio. (Formula di Bulgheroni, primo cuoco della  Penna d&#8217;Oca.) <\/em><br \/>\n    <em>Esempio: Per preparare la Beccaccia al Monterosa salsa Venere, prendete una bella beccaccia, pulitela, copritene lo stomaco con delle fette di  prosciutto e lardo, mettetela in casseruola con burro, sale, pepe, ginepro,  cuocetela in un forno molto caldo per quindici minuti innaffiandola di cognac.  Appena tolta dalla casseruola posatela sopra un crostone di pane quadrato  inzuppato di rhum e copritela con una pasta sfogliata. Rimettetela poi nel  forno finch&egrave; la pasta &egrave; ben cotta. Servitela con  questa salsa: un mezzo bicchiere di marsala e vino bianco, quattro cucchiai di  mirtilli, della buccia di arancio tagliuzzata, il tutto bollito per 10 minuti.  Ponete la salsa nella salsiera e servitela molto calda. (Formula di Bulgheroni, primo cuoco della Penna d&#8217;Oca). <\/em><\/p>\n<p><strong><em>3.<\/em><\/strong><em> L<\/em><em>&#8216;invenzione  di complessi plastici saporiti, la cui armonia originale di forma e colore  nutra gli occhi ed ecciti la fantasia prima di tentare le labbra. <\/em><br \/>\n    <em>Esempio: Il Carneplastico  creato dal pittore furista Fill&igrave;a,  interpretazione sintetica dei paesaggi italiani, &egrave; composto di una grande  polpetta cilindrica di carne di vitello arrostita ripiena di undici qualit&agrave;  diverse di verdure cotte. Questo cilindro disposto verticalmente nel centro del  piatto, &egrave; coronato da uno spessore di miele e sostenuto alla base da un anello  di salsiccia che poggia su tre sfere dorate di carne di pollo. <\/em><br \/>\n    <em>&ldquo;Equatore + Polo Nord.&rdquo;<\/em><br \/>\n    <em>Esempio: Il complesso plastico mangiabile  Equatore + Polo Nord creato dal pittore furista  Enrico Prampolini &egrave; composto da un mare equatoriale  di tuorli rossi d&#8217;uova all&#8217;ostrica con pepe sale limone. Nel centro emerge un  cono di chiaro d&#8217;uovo montato e solidificato pieno di spicchi d&#8217;arancio come  succose sezioni di sole. La cima del cono sar&agrave; tempestata di pezzi di tartufo  nero tagliati in forma di aeroplani negri alla conquista zenit. <\/em><br \/>\n    <em>Questi complessi plastici saporiti  colorati profumati e tattili formeranno perfetti pranzi simultanei. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>4.<\/em><\/strong><em> L<\/em><em>&#8216;abolizione  della forchetta e del coltello per i complessi plastici che possono dare un  piacere tattile prelabiale. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>5.<\/em><\/strong><em> L<\/em><em>&#8216;uso  dell&#8217;arte dei profumi per favorire la degustazione. <\/em><br \/>\n    <em>Ogni vivanda deve essere preceduta da un  profumo che verr&agrave; cancellato dalla tavola mediante ventilatori. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>6.<\/em><\/strong><em> L<\/em><em>&#8216;uso  della musica limitato negli intervalli tra vivanda e vivanda perch&egrave; non  distragga la sensibilit&agrave; della lingua e del palato e serva ad annientare il  sapore goduto ristabilendo una verginit&agrave; degustativa. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>7.<\/em><\/strong><em> L<\/em><em>&#8216;abolizione  dell&#8217;eloquenza e della politica a tavola. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>8.<\/em><\/strong><em> L<\/em><em>&#8216;uso  dosato della poesia e della musica come ingredienti improvvisi per accendere con  la loro intensit&agrave; sensuale i sapori di una data vivanda. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>9.<\/em><\/strong><em> La presentazione rapida tra vivanda e vivanda, sotto le nari e gli occhi dei  convitati, di alcune vivande che essi mangeranno e di altre che essi non  mangeranno, per favorire la curiosit&agrave;, la sorpresa e la fantasia. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>10.<\/em><\/strong><em> La creazione dei bocconi simultanei e cangianti che contengano dieci, venti  sapori da gustare in pochi attimi. Questi bocconi avranno nella cucina  futurista la funzione analogica immensificante che le  immagini hanno nella letteratura. Un dato boccone potr&agrave; riassumere una intera  zona di vita, lo svolgersi di una passione amorosa o un intero viaggio  nell&#8217;Estremo Oriente. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>11.<\/em><\/strong><em> Una dotazione di strumenti scientifici in cucina: ozonizzatori che diano il  profumo dell&#8217;ozono a liquidi e a vivande, lampade per emissione di raggi  ultravioletti (poich&eacute; molte sostanze alimentari irradiate con raggi  ultravioletti acquistano propriet&agrave; attive, diventano pi&ugrave; assimilabili,  impediscono il rachitismo nei bimbi, ecc.) elettrolizzatori per scomporre  succhi estratti ecc. in modo da ottenere da un prodotto noto un nuovo prodotto  con nuove propriet&agrave;, mulini colloidali per rendere possibile la polverizzazione  di farine, frutta secca, droghe eccetera; apparecchi di distillazione a  pressione ordinaria e nel vuoto, autoclavi centrifughe, dializzatori. L&#8217;uso di  questi apparecchi dovr&agrave; essere scientifico, evitando p.es. l&#8217;errore di far  cuocere le vivande in pentole a pressione di vapore, il che provoca la  distruzione di sostanze attive (vitamine, ecc.) a causa delle alte temperature.  Gli indicatori chimici renderanno conto dell&#8217;acidit&agrave; e della basicit&agrave; degli  intingoli e serviranno a correggere eventuali errori: manca di sale, troppo  aceto, troppo pepe, troppo dolce. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IED &#8211; MILANO Cinque lezioni tra &laquo;art &amp; food&raquo;. 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