{"id":4083,"date":"2009-12-26T11:31:02","date_gmt":"2009-12-26T10:31:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=4083"},"modified":"2009-12-26T11:31:02","modified_gmt":"2009-12-26T10:31:02","slug":"roma09-gnamgnam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/12\/26\/roma09-gnamgnam\/","title":{"rendered":"&#8220;GNAM-GNAM&#8221; (I c.a.n.i, i disastri della nostalgia, l&#8217;estetizzazione e una nota  sul Fluxfood)"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>&ldquo;GNAM-GNAM &ldquo;<\/strong><br \/>\n    <em>(I c.a.n.i, i  disastri della nostalgia, l&rsquo;estetizzazione e una nota  sul Fluxfood)<\/em><br \/>\n    <em>(Roma, 22 dicembre 2009.) <\/em><br \/>\n    <em>Gianni-Emilio<\/em><em> Simonetti.<\/em><br \/>\n    <em>***<\/em><br \/>\n    <em>Gli affamati son proprio quelli che non  riescono pi&ugrave; ad opporre<\/em><br \/>\n    <em>alcuna resistenza al terrore di venir  ingozzati.<\/em><br \/>\n  G&uuml;nther Anders. <\/p>\n<p align=\"right\"><em>&ldquo;Da quando Burckhardt  intravide che il significato del metodo di Macchiavelli <\/em><br \/>\n    <em>era di trasformare lo Stato in un&rsquo;opera  d&rsquo;arte attraverso la razionale manipolazione del potere,<\/em><br \/>\n    <em>&nbsp;&egrave;  possibile applicare il metodo dell&rsquo;analisi artistica alla valutazione critica  della societ&agrave;.&rdquo; <\/em><br \/>\n  Marshall McLuhan&nbsp; <\/p>\n<p align=\"left\">Il nostro assunto &egrave; presto detto, il resto &egrave;  conseguenza.&nbsp; <br \/>\n  La modernit&agrave; &egrave; folle nel senso che ha perduto tutto salvo le  ragioni della sua follia.&nbsp; <br \/>\n  Come hanno dimostrato le giovani generazioni a Copenhagen  qualche giorno fa: <em>&rdquo;Sous  les pav&eacute;s, la table&rdquo;!<\/em> <br \/>\n  Certo, questa <em>table<\/em> non &egrave; il pranzo di gala di cui parlava Lenin, ma  un&rsquo;ulteriore occasione per diffidare di una societ&agrave; che ha fatto del vero un  momento del falso, o se preferite, ha seppellito nelle sabbie dello spettacolo  le spoglie della nuda vita.&nbsp; <br \/>\n  Da tempo, del resto, prevale il principio che sia meglio una  vita devastata che una vita perduta.&nbsp; <br \/>\n  Ludwig Feuerbach, con una buona  dose di ironia, osserv&ograve; come il segreto dell&rsquo;alienazione religiosa affonda nel  realismo dell&rsquo;antropologia.&nbsp; Voleva  sottolineare come da un punto di vista fenomenologico esiste una dimensione  materiale del sentire minata continuamente dalla psicosi o, come direbbe G&eacute;za R&oacute;heim, dall&rsquo;isteria dei  moderni sciamani.&nbsp; <br \/>\n  Feuerbach per&ograve; pensava anche ad  altro.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Al mistero del sacrificio o, meglio, a ci&ograve; che &egrave;  l&rsquo;uomo.&nbsp; Un essere che non vive di solo  pane, specialmente, glosser&agrave; Ernst Bloch, quando non ne ha.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/2009\/12\/roma09_01g.jpg\" rel=\"lightbox\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/2009\/12\/roma09_01.jpg\" title=\"Gnam-Gnam - Roma 2009 - Critical Book &#038; Wine\" \/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p>\n  Tutto inizia nel 1850, con la pubblicazione di un libro da  parte di un fisiologo olandese, Jacob Moleschott,  oggi dimenticato, ieri famoso se non altro per le polemiche che lo  circondavano, intitolato, <em>Dottrina  dell&rsquo;alimentazione per il popolo<\/em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Un libro che sarebbe passato sotto silenzio se non fosse  che, questo medico, era uno dei protagonisti di quello che allora si chiamava  materialismo scientistico, il cui obiettivo, anche se guardato con sospetto da Engels, era di dissolvere le tesi della <em>Naturphilosophie<\/em> hegeliana.&nbsp; <br \/>\n  La recensione a questo libro di Feuerbach  ruota, sostanzialmente, attorno ad un antico proverbio contadino tedesco: <br \/>\n  <em>Man ist was Mann isst<\/em>.&nbsp; Si  &egrave; ci&ograve; che l&rsquo;uomo mangia.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  &Egrave; un gioco di parole.&nbsp;  Perch&eacute; <em>ist<\/em> (&egrave;) si pronuncia come <em>isst<\/em>(mangia) e <em>Mann<\/em> (uomo) si  pronuncia come <em>man <\/em>(si).&nbsp; In  questo modo: L&rsquo;uomo &egrave; ci&ograve; che si  mangia.&nbsp; Se preferite, l&rsquo;uomo  diviene ci&ograve; che mangia.&nbsp; <br \/>\n  In questa formula si cela ci&ograve; che i c.a.n.i.  (un acronimo che sta per <em>composti  alimentari non identificabili<\/em>) non ci dicono.&nbsp; Che la rappresentazione ha preso il posto  della sostanza.&nbsp; <br \/>\n  Nella fattispecie, non potendo sopprimere ci&ograve; che inquina si  domestica la sua rappresentazione.&nbsp; <br \/>\n  Per il sistema economico il problema non &egrave; la lotta  all&rsquo;inquinamento, ma il mantenerlo al di sotto di una certa notoriet&agrave; per  continuare a fingere di combatterlo al dettaglio invece che affrontarlo in  blocco.&nbsp; <br \/>\n  Ma possiamo ancora essere materialisti?&nbsp; Possiamo ancora prendere i problemi alle  radici? <br \/>\n  Noi esistiamo, in principio, nella forma di qualche  aminoacido manipolato, tutto il resto &egrave; una conquista della capacit&agrave; endogena  di reazione dell&rsquo;organismo che si fa pensiero, memoria, conoscenza, che diviene  zoe, vita materiale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;importante &egrave; per Feuerbach non  cedere a qualche &ldquo;dio&rdquo; per togliere agli uomini, denigrandoli! <br \/>\n  Nel 1862 amplier&agrave; questo tema dell&rsquo;alimentazione con uno  scritto intitolato, <em>Il mistero del  sacrificio o, l&rsquo;uomo &egrave; ci&ograve; che mangia<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Contiene una tesi facilmente riassumibile.&nbsp; Esiste un&rsquo;unit&agrave; imprescindibile tra psiche e  corpo tale per cui il pensiero e l&rsquo;azione dell&rsquo;uomo progrediranno quando sar&agrave;  riuscito a migliorare la sua alimentazione.&nbsp; <br \/>\n  Se usiamo l&rsquo;espressione &ldquo;condizionare&rdquo; al posto di  &ldquo;migliorare&rdquo; comprendiamo qualcosa sulle strategie alimentari degli eserciti  moderni in zone di operazioni armate: razioni K pi&ugrave; antidepressivi.&nbsp; <br \/>\n  Lo ha scoperto la stampa americana.&nbsp; Lo ha scoperto per stupirsi della scoperta,  antica quanto il mondo, perch&eacute; la razione K &egrave; un aspetto particolare dei c.a.n.i. sulla strada della loro evoluzione.&nbsp;&nbsp; Quale?&nbsp;  Il parossismo.&nbsp; <br \/>\n  Alla lettera, un&rsquo;esacerbazione (<em>paroxyn&ograve;<\/em>) del processo di  reificazione attraverso il dosaggio dell&rsquo;eccitazione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  A Feuerbach, in ogni caso, non  interessava il tema della nutrizione preso di per s&eacute;, ma la presunzione  dell&rsquo;idealismo di dividere l&rsquo;unit&agrave; del vivente. Dividerlo tra corpo e spirito  con l&rsquo;ingannevole obiettivo di salvare quest&rsquo;ultimo.&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;economia borghese, infatti, trasforma i bisogni del  vivente in prodotti e tende ad eliminare i bisogni degli animali se non sono  delle sorgenti di profitto.&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;importante &egrave; che questi bisogni sensibili non si rivelino mai  bisogni dell&rsquo;uomo in quanto uomo.&nbsp; <br \/>\n  Osserva Marx, se ci&ograve; avviene si  spezza quel sistema di legami che vincola i bisogni alla produzione o, quel che  &egrave; peggio, si sviluppa la creazione di bisogni per sviluppare la produzione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Per Feuerbach, dunque, la qualit&agrave;  dell&rsquo;alimentazione era una strategia con la quale ripensare il ruolo della  politica.&nbsp; <br \/>\n  Una tesi che appare ingenua fino a quando non si pone  l&rsquo;attenzione sul fatto che l&rsquo;efficacia della politica, come strumento di  emancipazione, era condizionata dalle forme del politico che l&rsquo;idealismo  pretendeva avessero una natura astratta.&nbsp; <br \/>\n  Natura che Marx descriver&agrave; come  una sfera separata della societ&agrave; civile, una sovrastruttura.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Ma in che modo, qui, sono coinvolti i c.a.n.i.?&nbsp; <br \/>\n  Se l&rsquo;intendiamo come <em>composti  alimentari non identificabili<\/em>, essi sono allo stesso tempo l&rsquo;estremo  inganno della naturalezza irriconoscibile della forma di merce e la saldatura  dell&rsquo;alienazione alla sostanza di cui sono fatti gli uomini.&nbsp; <br \/>\n  Una caratteristica dei c.a.n.i.  non &egrave; solo quella di poter essere riproducibili industrialmente, ma di non  poter essere prodotti diversamente.&nbsp; <br \/>\n  I c.a.n.i., infatti, sono fatti  alimentari totali, sono la tendenza generale che si riproduce meccanicamente, in  quanto tecnica.&nbsp; <br \/>\n  In loro l&rsquo;incanto &egrave; nel disincanto di essere merci destinate  soprattutto ai falsi bisogni indotti di origine culturale e se la verit&agrave; &egrave;  concreta, come affermava Bertolt Brecht, la coscienza  dei bisogni indotta dalle merci &egrave; astratta.&nbsp; <br \/>\n  Cos&igrave;, la marca dei c.a.n.i. &egrave; lo  spirito divenuto sensibile o, se si preferisce, la forma di merce che si fa  carne del vivente.&nbsp; Pi&ugrave; prosaicamente,  questo acronimo significa che circa l&rsquo;ottanta per cento di ci&ograve; che mangiamo non  &egrave; quello che crediamo di mangiare.&nbsp; <br \/>\n  Agli allevatori di c.a.n.i. non  interessa tanto abolire la storia naturale dell&rsquo;alimentazione, quanto gestire  la sua memoria in modo che sia la nuova povert&agrave; a stabilizzare i bisogni.&nbsp; <br \/>\n  Del resto, da tempo la promessa di democratizzare il lusso nasconde  la necessit&agrave; di smaltire l&rsquo;eccedenze merceologiche.&nbsp; <br \/>\n  Un tempo le menzogne si organizzavano come ragione di Stato,  oggi come esigenze di mercato.&nbsp; <br \/>\n  Noi siamo troppi per morire di una sola forma di morte.&nbsp; <br \/>\n  Lo spettacolo ci consente un&rsquo;ampia scelta mercantile anche  attraverso il diffondersi degli &ldquo;organismi geneticamente modificati&rdquo;  (OGM).&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Il loro rapido dilagare dipende dal fatto che la nuova  agricoltura si &egrave; impegnata ad ignorare la complessit&agrave; microbica simbiotica del  suolo e delle piante e a rifiutare di vedere nel loro rapporto un rapporto tra <em>sostanze<\/em> viventi.&nbsp; <br \/>\n  La sterilizzazione del suolo e la sua artificiale  ricomposizione tende, invece, a farlo corrispondere alle condizioni di  laboratorio in modo di poter agire su di esso di conseguenza.&nbsp; <br \/>\n  Questo comporta la deliberata scomparsa di decine e decine  di migliaia di specie.&nbsp; Secondo i biologi  la met&agrave; delle forme di vita ancora esistenti sulla terra sono minacciate  realmente d&rsquo;estinzione pura e semplice.&nbsp; <br \/>\n  C&rsquo;&egrave; qui un&rsquo;espressione taciuta che caratterizza questo nuovo  scorcio di secolo.&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; la qualifica di abiotico.&nbsp;  &Egrave; un&rsquo;espressione che esprime compiutamente la scomparsa delle condizioni  favorevoli alla vita come il pi&ugrave; miserabile risultato del secolo che ci siamo  lasciati alle spalle.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Il punto di partenza dell&rsquo;inganno &egrave; questo: le condotte  alimentari dipendono sempre meno dalle norme culturali e sempre pi&ugrave; dalla  domesticazione mediatica.<br \/>\n  Esse tendono a scollarsi dalle abitudini locali e regionali  vissute, come dai ricordi d&rsquo;infanzia, per mutarsi in ideologie nostalgiche che  hanno le loro liturgie e i loro chierici.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Questa domesticazione mette sempre pi&ugrave; spesso gli individui  di fronte ad un&rsquo;immensa scelta di materie prime e di prodotti pronti ad essere  consumati che basta riscaldare rapidamente.&nbsp; <br \/>\n  Insomma, un immenso catalogo di c.a.n.i.,  anche transgenici, domina la scena alimentare. <br \/>\n  Questo non toglie che i c.a.n.i.  abbiano bisogno del <em>gourmet<\/em> e  dell&rsquo;esperto che li valorizzi, per trovare in essi ci&ograve; che non possono mostrare  e che pu&ograve; essere detto solo mentendo.&nbsp; <br \/>\n  Quanto alla razionalit&agrave; non ne hanno bisogno &egrave; implicita nel  fatto che hanno una natura amministrativa.&nbsp; <br \/>\n  Del resto i c.a.n.i. e la  nostalgia sono merci perfette perch&eacute; la ricchezza, che &egrave; il contenuto della  merce, qui &egrave; nella forma di una mancanza.&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; la negazione di quella particolarit&agrave; che un tempo era  propria dell&rsquo;astrazione mercantile.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Quanto ai disastri che ne conseguono sono convenienti sia  alla nostalgia che all&rsquo;opera di mediazione degli specialisti che concorrono a  realizzare il programma di controllo sociale.&nbsp; <br \/>\n  In buona sostanza, colui che mangia per vivere &egrave; sospinto in  un tunnel dove domina una sorta di pret-&agrave;-manger  alimentare di cui non conosce l&rsquo;origine, la storia, la composizione reale, i  rischi e le lusinghe.&nbsp; <br \/>\n  I pochi che invece fanno dei cibi una dimensione del self,  cio&egrave;, della propria identit&agrave; soggettiva, si affidano ai processi di estetizzazione che illusoriamente tolgono a questi (cibi)  sia la condizione di <em>res<\/em> che l&rsquo;ignominia di essere dei c.a.n.i..&nbsp; <br \/>\n  Che cosa ne consegue?&nbsp;  Che l&rsquo;unit&agrave; imprescindibile di psiche e corpo di cui parlava Feuerbach &egrave; divenuta una mera rappresentazione all&rsquo;ombra  dei poteri economici.&nbsp; Un&rsquo;altra trappola  culturale che scuote il tratto simbolico degli atti alimentari, facendoli diventare  ci&ograve; che non sono mai stati, strumenti per affermare, invece dell&rsquo;identit&agrave;, la  differenza.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In questo modo s&rsquo;invera il mondo alla rovescia, tanto caro  allo spettacolo.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/2009\/12\/roma09_02g.jpg\" rel=\"lightbox\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/2009\/12\/roma09_02.jpg\" title=\"Gnam-Gnam - Roma 2009 - Critical Book &#038; Wine\" \/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p>\n  I giovani consumatori, in particolare, sono banalizzati da  queste nuove frontiere canine del gusto.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Sono indotti a consumare prodotti il cui sapore gioca su  soglie standard sempre pi&ugrave; ristrette.&nbsp; <br \/>\n  Sono mutilati di ogni sottigliezza gustativa, di fatto,  finiscono per restare orfani di aree di cultura materiale sempre pi&ugrave; vaste, in breve,  di ci&ograve; che nella cultura materiale lega il sapore al sapere.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Il cibo, ora, come le forme della politica, &egrave;  indistinguibile di per s&eacute; e non si identifica che per le sue etichette, per il  suo nome e per il suo prezzo.&nbsp; <br \/>\n  Cosa avrebbe detto Feuerbach?&nbsp; <br \/>\n  Le ragioni della domesticazione sociale hanno indotto a  mascherare con la salsa della politica l&rsquo;asprezza della lotta di classe ed ora,  questo mascheramento agisce su due registri psicologicamente sensibili, quello  della sicurezza e quello della legittimit&agrave; di ci&ograve; che in qualche modo pu&ograve;  ferire gli interessi di classe, affidando agli specialisti il compito di  rendere tutto questo appetibile.&nbsp; <br \/>\n  Va considerato un altro aspetto dell&rsquo;argomento.&nbsp; I prodotti industriali, per assolvere alla  loro missione di diffusione di massa, esigono una continua ed attenta  re-definizione sensoriale, in termini di sapore, odore, aroma, testura, colore e presentazione.&nbsp; <br \/>\n  Provate a tradurre questa esigenza &ndash; sulla falsariga di Feuerbach &ndash; nello scenario di una politica in cui gli  uomini sono il prodotto delle circostanze e dell&rsquo;educazione e coglierete le  ragioni di certi sdoganamenti a destra e di certe liquidazioni a sinistra in  nome della perfida madre terra e del gusto.&nbsp; <br \/>\n  Joseph Gabel, parlando della  permeabilit&agrave; del <em>Dasein<\/em> (dell&rsquo;esserci) nel tempo dello spettacolo, arriva a definire il mangiare in  comune, le forme della convivialit&agrave;, come una funzione interumana d&rsquo;importanza  antropologica primordiale.&nbsp; <br \/>\n  Funzione nella quale i deliri paranoici delle ideologie  politiche introducono la variante dell&rsquo;avvelenamento, in senso etimologico,  considerato che il veleno &egrave; capace, per la sua forza, di mutare la propriet&agrave;  naturale di una cosa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  A questo punto dovrebbe essere evidente l&rsquo;analogia tra i  composti alimentari non identificabili&nbsp;  che stanno sulla nostra tavola e i composti politici non identificabili  che occupano le assemblee nazionali divenute teatri borghesi.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Per tornare al piacere gustativo, esso si rivela attraverso  delle emozioni che sono indotte sempre pi&ugrave; in modo artificiale.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Emozioni istantanee, semplificate, esagerate, violente,  infantili ed effimere.&nbsp; <br \/>\n  In pratica assistiamo ad una rincorsa per aumentare la  soglia gustativa del cibo pret-&agrave;-porter, a tal punto  che recenti indagini su un gruppo campione di bambini americani rivelano come  essi non siano&nbsp; pi&ugrave; in grado di  apprezzare e riconoscere dal punto di vista sensoriale alcuni frutti comuni  come la mela o la fragola.&nbsp; <br \/>\n  Del resto, sappiamo da tempo che non siamo ancora in grado  di valutare sul lungo periodo l&rsquo;effetto dei c.a.n.i..&nbsp; <br \/>\n  Quanto ai prodotti naturali rimasti c&rsquo;&egrave; una tendenza,  soprattutto nei prodotti frutticoli, non solo a ridurne la variet&agrave; per limitarla  alle pi&ugrave; convenienti sul piano economico, ma ad incrementare la produzione di  quelle pi&ugrave; estetiche sul piano della forma o, meglio, di quelle suscettibili,  come dicono i <em>designer<\/em>, di <em>re-styling<\/em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Da dove nasce questa strategia perversa?&nbsp; Dal convincimento che i processi di estetizzazione degli atti alimentari possono creare  un&rsquo;equazione d&rsquo;identit&agrave; tra bello e buono, favorita da una riduzione delle  specie a livello di coltivazioni di massa.&nbsp; <br \/>\n  Riduzione naturalmente compensata dalla costruzione di  paradisi, di presidi e di orti museali dall&rsquo;altra.&nbsp; <br \/>\n  Questo tema pu&ograve; essere considerato anche sotto altri punti  di vista.&nbsp; La progressiva fusione di  etnie e di territori, un tempo separati da barriere orografiche, linguistiche e  culturali, cos&igrave; come le nuove migrazioni, tendono a caratterizzare in modo  irreversibile la modernit&agrave; alimentare stretta, da una parte, dalla  globalizzazione dei c.a.n.i., dall&rsquo;altra dal mito  localistico delle materne oasi di compensazione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In questo modo culture in origine diverse sono costrette a  condividere consumi, prodotti culturali di massa, abitudini alimentari e linguaggi.&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;artificiale omogeneizzazione che ne deriva, poi, non &egrave;  uguale per tutti.&nbsp; <br \/>\n  Essa frattura la societ&agrave; in gruppi di consumatori, impotenti  dal punto di vista dell&rsquo;esperienza sensoriale e decisionale, con il paradosso  che si determinano maggiori differenze tra le subculture all&rsquo;interno della  stessa area metropolitana di quante non se ne creino tra i consumatori di aree  agricole molto distanti tra di loro.&nbsp; <br \/>\n  Elementi di cultura materiale che un tempo appartenevano  alle <em>&eacute;lite<\/em> sono spalmati sulle  periferie sociali, qui vengono re-interpretati, trasformati e ritrasmessi verso  queste <em>&eacute;lite<\/em> da dove, poi, sono  nuovamente dispersi, in una continua sardana valoriale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Oppure, elementi culturali delle periferie sociali sono  alienati in favore delle <em>&eacute;lite<\/em> dalle  quali vengono ritrasmessi manomessi verso le periferie sociali.&nbsp; <br \/>\n  Il risultato di questo processo &egrave; la confusione sociale, ma  si definisce <em>m&eacute;tissage<\/em> e lo si traveste di esotismo.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;analisi degli studi culturali parla di <em>gastro-anomia<\/em> e di solitudine di <em>colui-che-mangia<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Una solitudine che ha il sapore dell&rsquo;alienazione , che  descrive un soggetto che invece di essere guidato dal desiderio &egrave; vittima di un  bisogno impulsivo-imitativo per cibi senza identit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  Tutto questo, naturalmente, a vantaggio delle  nutrici-globali che, con sempre maggiore arroganza gestiscono il nostro futuro  alimentare. <br \/>\n  Del resto, da tempo la forma di capitale &egrave; l&rsquo;universale che  si nasconde dietro i fenomeni.&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; la rappresentazione di una rappresentazione.&nbsp; <br \/>\n  Grazie ai c.a.n.i. la macchina e  il corpo smettono di essere due paradigmi in conflitto.&nbsp; Ancora un piccolo sforzo ed avranno anche la  stessa fisiologia, saranno uno stesso apparato.&nbsp; <br \/>\n  I c.a.n.i. sono cos&igrave; divenuti  l&rsquo;assoluto che si fa astrazione.&nbsp; Un vero  e proprio paradigma teologico.&nbsp; <br \/>\n  Se, infatti, l&rsquo;uomo &egrave; ci&ograve; che mangia, allora oggi &egrave;  liquidato dalla testa al ventre, mentre quel poco di natura che resta &egrave; altrove  nella forma di simulacri, altrove nei giardini zoologici e nei presidi dei  chierici che servono gli apparati.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Entriamo ora nel tema della nostalgia con una piccola  premessa.&nbsp; <br \/>\n  I popoli vestiti mangiano un terzo di pi&ugrave; di cibo dei popoli  nudi e sono ossessionati dalla sessualit&agrave; in un contesto culturale in cui cibo  e sesso sono veicoli connettivi portatori di numerosi processi di perversione,  sublimazione e sedazione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  La fame, si sa, condivide gli aminoacidi e sopisce le  coscienze.<br \/>\n  Tuttavia il paradigma del cibo e delle sue tecniche &egrave; lo  stesso della fame.&nbsp; L&rsquo;uno non esisterebbe  senza l&rsquo;altro.&nbsp; In questa prospettiva il  processo di estetizzazione degli atti alimentari  nasconde la piega oscura della pulsione trofica &ndash; o, se si preferisce, fagica &ndash; il rinchiudersi della specie in uno spazio e in un  tempo senza una prospettiva storica.&nbsp; <br \/>\n  La fame isolata dalla saziet&agrave; &egrave;, in s&eacute;, un tema ancora pi&ugrave;  stolto, che si arena in truismi altruistici dagli effetti catastrofici.&nbsp; <br \/>\n  Di fatto non esiste una questione alimentare perch&eacute; il mondo  stesso &egrave; cibo.&nbsp; <br \/>\n  Ridistribuito in modo razionale secondo la cartografia dei  bisogni sarebbe sufficiente.&nbsp; <br \/>\n  Ci&ograve; non toglie che resti un problema irrisolvibile.&nbsp; Questa &ldquo;re-distribuzione&rdquo; dovrebbe avvenire  coniugandosi in una topica che avendolo trasformato in un fatto culturale e  sociale totale non pu&ograve; staccarlo da s&eacute; e dal suo destino di spreco, temendo per  contrappasso la tragica maest&agrave; della <em>d&eacute;pense<\/em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;apologia del mondo rustico in questo contesto &egrave; un alibi  grossolano in difesa dello <em>status-quo<\/em> della vera fame e non solo, legittima l&rsquo;utopia di pensare che i patrimoni  agro-alimentari locali si armonizzino tra di loro per sostenere la loro causa  nazionale invece che i loro egoismi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In ogni modo, se la tecnica &egrave; un indice, basterebbe  confrontare i pochi e rozzi utensili di ieri con i congegni di oggi per  cogliere non solo la differenza delle procedure, ma anche quelle del  senso.&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;abbondanza, del resto, ha una complessit&agrave; che gli affamati  non capiscono.&nbsp; <br \/>\n  A loro sono riservate le brode di erbaggi, non i ricettari  dei signori.&nbsp; <br \/>\n  In altri termini, le ineguaglianze sociali si realizzano sempre  nella forma di una coercizione.&nbsp; Lo  vediamo nella storia dei diseredati, la discriminazione comincia per principio  davanti alla tavola prima di diventare costume.&nbsp; <br \/>\n  Come insegna il magistero della chiesa di Roma, perch&eacute;  consigliare ai poveri una dieta ricca di proteine se poi questa dieta esacerba  le passioni?&nbsp; <br \/>\n  Avvalendosi di enunciati gnoseologici presupposti lo  spettacolo &egrave; riuscito a camuffare i processi di estetizzazione  in una scienza di forme e materiali ed ha sviluppato una strategia di esemplificazioni  ridicole e pericolose indirizzate alla difesa dei nominalismi, dei localismi e  della nostalgia. Di pi&ugrave;, ha allevato i suoi flaccidi devoti nel nome di una  interessata ingenuit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  Dentro questa cornice i localismi alimentari sono i nuovi baluardi  dell&rsquo;umanesimo mercantile.&nbsp; Essi vedono  nel passato l&rsquo;<em>humus<\/em>.&nbsp; Nella neotecnica lo strumento dei  miracoli.&nbsp; <br \/>\n  Del resto, con l&rsquo;estetizzazione  della vita corrente si pu&ograve; parlare di tutto senza capire niente.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Spiega Friedrich Hegel, &egrave; facile  come tagliare un torsolo di cavolo.&nbsp; Ma &egrave;  una storia antica.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Aveva detto  Immanuel Kant, pensare le specificazioni induce ai  pi&ugrave; penosi errori di giudizio.&nbsp; <br \/>\n  Nel nostro caso significa che, negli atti alimentari il <em>medium<\/em> ha sempre un ingiusto vantaggio  sulla mera fenomenologia, anche nella sua forma scaduta di minestra  riscaldata.&nbsp; <br \/>\n  Ritorniamo a Kant, il sublime  negli atti alimentari &egrave; in ci&ograve; che essi non mostrano direttamente.&nbsp; <br \/>\n  Non potrebbe essere diversamente.&nbsp; Sosteneva, <em>&ldquo;par ris&rdquo;<\/em>, Fran&ccedil;ois Rabelais, i sistemi  speculativi sono sempre sostanziosi!&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n  ***<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/2009\/12\/roma09_03g.jpg\" rel=\"lightbox\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/2009\/12\/roma09_03.jpg\" title=\"Fluxfood\" \/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p align=\"left\">\n  <strong><em>Una nota sul Fluxfood e la performance che ci  accompagna in questo incontro.&nbsp; <\/em><\/strong><br \/>\n  <em>Dal punto di vista  della semiosi ci sono quattro configurazioni principali nella relazione arte\/food. Nessuna delle quali ha i caratteri dell&rsquo;estetizzazione che affligge gli atti alimentari.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>Nella prima  configurazione i palcoscenici del cibo e le tavole imbandite suggellano un&rsquo;alleanza  simbolica con i fatti sociali, dall&rsquo;ultima cena dei cristiani, al banchetto  bernese di primavera di Meret Oppenheim,  passando per i <\/em>bankjete<em> fiamminghi.<\/em><br \/>\n  <em>La seconda &egrave; del cibo  realizzato come se fosse un&rsquo;opera d&rsquo;arte, con il suo culmine baroccheggiante  nel Rinascimento italiano e i minimalismi di Ferran Adri&agrave; che in veste di &ldquo;artista dei sapori&rdquo; &egrave; stato invitato  alla <\/em>DocumentaXII<em> di Kassel. <\/em><br \/>\n  <em>La terza  configurazione che sfrutta il carattere espressivo del cibo &egrave; quella che va  sotto il nome della eat-art.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>La quarta, infine, &egrave;  una sorta di <\/em>body-food-art<em> che va dal <\/em>body-sushi<em> al <\/em>vomiting<em>.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>Poi c&rsquo;&egrave; l&rsquo;esperienza  di Fluxus e di George Maciunas.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>Per questa poetica se  l&rsquo;arte &egrave; un modo di guardare la vita corrente alla portata di tutti allora gli  atti alimentari non sono un altrove, anzi il modo di consumare il cibo &egrave; un  rito che ha una sua poesia anche se nascosta o meglio mistificata dai processi  di estetizzazione.&nbsp;  &nbsp;&nbsp;<\/em><br \/>\n  <em>Dal sale di George  Brecht ai contenitori di cibi di John Chick e Maciunas, alla scacchiera con flaconi di spezie di Takako Saito, ai numerosi <\/em>Flux<em>&#8211;<\/em>Feast<em>, banchetti pi&ugrave; o meno ortodossi a base di idrolati e gelatine che produceva lo stesso Maciunas e che spesso consumava come pasti nel corso della  giornata.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>Pi&ugrave; indigesti, va da  s&eacute;, ci sono i potage a base di chiodi o i sandwich con pillole di sonnifero,  forse digeribili con le grappe Fluxus che sono state,  di recente, prodotte in Veneto grazie ad alcuni collezionisti del posto.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>Qui, il cibo per Fluxus &egrave; il responsabile magico degli <\/em>&ldquo;excreta fluxorum&rdquo;<em>, nel senso di una certa attenzione blasfema  per l&rsquo;escatologia, come il cumulo di merda di elefante che Maciunas  eresse al centro del Labirinto Fluxus nel 1976.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>Su questa piega  dell&rsquo;argomento rimandiamo all&rsquo;autorit&agrave; di Sigmund Freud&nbsp; che recensisce i <\/em>Riti scatologici di  tutti i popoli<em>, di John Gregory Bourke, uscito  nel 1913.&nbsp; <\/em><br \/>\n  <em>In questo libro si  parla anche del Dalai Lama del Tibet, la massima autorit&agrave; temporale del  buddismo.&nbsp; I suoi escrementi fino a tutto  l&rsquo;800 venivano seccati, polverizzati e introdotti in piccole sacche da portare  al collo come amuleti.&nbsp; Cos&igrave; come la sua  urina, che veniva bevuta come rimedio a tutto.&nbsp; <\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n  <em>***<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/2009\/12\/roma09_04.jpg\" rel=\"lightbox\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/2009\/12\/roma09_04.jpg\" title=\"Fluxfood - Ben Vautier - Mistery food\" \/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p align=\"left\">\n  Ancora, nei processi di estetizzazione  non c&rsquo;&egrave; la sofferenza del negativo, che dovrebbe avvertire nel suo divenire un  contrasto morale con il tempo delle merci immateriali, come non c&rsquo;&egrave; la signoria  del principio di realt&agrave;. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Nell&rsquo;estetizzazione, dove il segno  si fa senso, &egrave; pi&ugrave; conveniente connettere l&rsquo;apparenza alla menzogna e alla  rappresentazione che al significato.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Del resto, non ci sarebbero le condizioni per questi  processi se non ci fosse il feticismo che, manovrando nel paradigma estetico,  promuove la sua non-verit&agrave;, la quale appare sempre nella forma di un principio  di necessit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  In sostanza, l&rsquo;estetizzazione  risolve nell&rsquo;empiria quello che l&rsquo;estetica non ha mai osato pensare perch&eacute;,  osserva Teodor W. Adorno, essa non ha la forma di una  scienza festiva, cos&igrave; inevitabilmente manda all&rsquo;aria la <em>nostalgie du dimanche<\/em> con il risultato che, coltivando i giudizi arbitrari e le idee convenzionali,  nel difendere il lardo di Colonnata, si legittimano i  suoi disastri.&nbsp;&nbsp; Detto e<em>n passant<\/em>, &egrave; stato il lardo che ha&nbsp; spinto alla conservazione dei legumi secchi  inventandone le pratiche cucinarie e  caritatevoli.&nbsp; <br \/>\n  Di contro non c&rsquo;&egrave; mai stata una morale alimentare l&agrave; dove le  derrate obbligano ad una assimilazione immediata perch&eacute; la freschezza e la  deperibilit&agrave; hanno sempre agito come un dogma che risolve la <em>praxis<\/em>. &nbsp;Lo vediamo nell&rsquo;innocenza dei predatori.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In questo senso, oggi, gli arcani gastronomici di territorio  non sono altro che un camuffamento dei suoi escreti come forme di identit&agrave;  gastronomica. <br \/>\n  Lo si constata ovunque, per vendere delle merci-paccottiglia  non si esita a scomodare la metafisica perch&eacute; in fondo, nello spettacolo, tutto  si tiene.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Nella sostanza, una <em>orientation<\/em><em> est&eacute;tique<\/em> domina la nostalgia che porta ai presidi e ai  paradisi zoologici, coltivando l&rsquo;illusione degli orti conclusi e il paradosso  dei realismi: di confondere lo stato di fatto con le illusioni.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In questi presidi dell&rsquo;Arcadia, esiti di una ottocentesca  ideologia museale, il gusto &egrave; piuttosto un fantasma infantile, una difesa  immaginaria dell&rsquo;ortodossia, una regressione della voracit&agrave;, che sfugge al  godimento pur sembrando una pratica aristocratica dell&rsquo;esperienza, tipica del  costume di una <em>gourmandise<\/em> di <em>paillette<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Un tempo la semplicit&agrave; poteva anche essere una forma di  nobilt&agrave;, adesso &egrave; uno strumento di <em>marketing<\/em> attraverso il quale negli atti alimentari si traduce la coscienza del  necessario in contraffazione del necessario.&nbsp; <br \/>\n  Alla fine, con l&rsquo;estetizzazione &egrave;  finalmente possibile suonare le campane della devozione ingenua, gratificare il  gusto come esperienza della diversit&agrave; che diviene falsa familiarit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  Leggere l&rsquo;ora nel breviario degli esperti profani che  scoprono la religiosit&agrave; nell&rsquo;idea di origine.&nbsp; <br \/>\n  A questo proposito i chierici della lentezza hanno fatto del  gusto un <em>analogon<\/em> del disgusto, una reazione di difesa con la quale pongono una certa distanza  valoriale dai mangiatori di c.a.n.i..&nbsp; <br \/>\n  Questo disgusto, in genere, &egrave; nella forma di valore ed &egrave; in  grado di istituire dei legami sociali a partire da una visione gerarchica della  societ&agrave;.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In ogni caso non &egrave; un&rsquo;anomalia dei sistemi culturali, non &egrave;  una fantasia individuale o collettiva, ma un principio culturale applicato ad  un alimento o ad una situazione.&nbsp; <br \/>\n  In esso l&rsquo;oralit&agrave; gioca una parte fondamentale, soprattutto  nei sentimenti che inducono alla nausea o al vomito.&nbsp; Vale a dire &egrave; fondativo  delle metafore che sottolineano il rigetto di qualcosa o di qualcuno allo  stesso modo dell&rsquo;identit&agrave; soggettiva.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In questo contesto anche attraverso il disgusto, appare pi&ugrave;  importante il senso che attribuiamo all&rsquo;alimento che l&rsquo;alimento in s&eacute;, cos&igrave;  come si rivela pi&ugrave; importante il valore che gli associamo di quello che  l&rsquo;alimento ha di per s&eacute;.&nbsp; <br \/>\n  Di contro, l&rsquo;irrazionalit&agrave; ha nel gusto una dimensione  festiva che obbliga ai nominalismi.&nbsp; <br \/>\n  Mestiere in cui eccelle il furore mercantile del quale tutti  si ostinano a nascondere l&rsquo;immanenza a cominciare dai piccoli borghesi che  hanno una inestinguibile passione per il lusso per il solo fatto che non lo  capiscono.&nbsp; <br \/>\n  Cos&igrave; nulla &egrave; pi&ugrave; ridicolo del loro manicheismo con il quale  s&rsquo;illudono di cogliere nella genuinit&agrave; l&rsquo;ultimo <em>avatar<\/em> dell&rsquo;ambrosia divina.&nbsp; <br \/>\n  Cos&igrave;, la genuinit&agrave;, alla luce della nostalgia, rivela sempre  un potere narcotico che induce alla nostomania.&nbsp; Essi la scrutano con l&rsquo;ansia dei chierici  perch&eacute; non &egrave; mai esplicita, nel frattempo si lasciano educare dalle guide di  regime. <br \/>\n  L&rsquo;equivoca funzione della genuinit&agrave; mira a ben altro, ad ancorare  il gusto di ci&ograve; che ha fatto il suo tempo alla modernit&agrave; in nome di valori che  vogliono essere di altruismo e che coltivano l&rsquo;illusione di trasformare il  comprendere in una conoscenza del sentire, dunque in un surrogato del  giudicare.&nbsp; <br \/>\n  Considerati come veicoli di senso gli atti alimentari  finiscono per rivelare soprattutto un bisogno edipico di dogmi, questo spiega  perch&eacute; i chierici della lentezza piangono spesso cibi che non sono mai  esistiti.&nbsp; <br \/>\n  La loro qualit&agrave; deve rivelare, per essere legittimati,  un&rsquo;origine fondatrice in qualche modo capace di sussumere la nostalgia come  essenziale al processo storico, ma cos&igrave; facendo costoro si costringono ad  appellarsi ad un&rsquo;altra storia che dovrebbe essere legittimata dalla fatticit&agrave;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In una prospettiva marxiana, invece, occorrerebbe preservare  la fatticit&agrave; dal rischio di avallare il passato come  un rimedio del presente e, in seconda istanza, di mutarlo in una cauzione di  merito alle forme emergenti di una nuova e infida aristocrazia del gusto,  capace di coesistere con l&rsquo;alienazione mercantile.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Qui, l&rsquo;impotenza delle strategie che legano gli atti  alimentari alla riscoperta dei paradisi locali non va tollerata, se non altro  perch&eacute; legittima una relazione tra il sacro e il cibo che &egrave; funzionale solo ai  progetti della globalizzazione agroalimentare.&nbsp; <br \/>\n  Friedrich Nietzsche si domandava nella gaia scienza se  esistesse una filosofia della nutrizione.&nbsp;  Certamente esiste una sua morale.&nbsp;  Oggi lo vediamo quando il sapore muore, il gusto si trasforma in favola,  in un affare narrativo che ha la malagrazia dell&rsquo;impudicizia, in un culto che  mira a padroneggiare i miracoli della vigna e ad esaltare le sofferenze della  fatica. <br \/>\n  Dice Nietzsche: Facile, se consideriamo il potere oracolare  della parola che viene dal passato! Troppo facile, se consideriamo il suo  potere di confondere coloro che stanno decifrando il presente!&nbsp; <br \/>\n  Per i partigiani dell&rsquo;oblio la sovversione &egrave; altrove, essa  &egrave;, in s&eacute;, conoscenza, una rivolta contro il congegno della ragione servile  piagato dalle ideologie.&nbsp; <br \/>\n  Per questo il rispetto delle tradizioni, esaltato dai  chierici della lentezza, non &egrave; altro che un modo di ostacolare la rivolta,  comunque e sempre.&nbsp; <br \/>\n  Per il materialismo dialettico &egrave; oggettivamente un&rsquo;alleanza  con la reazione.&nbsp; <br \/>\n  In ogni modo &egrave; ridicolo pretendere che lo strumento del  gusto sia sovversivo, soprattutto perch&eacute; esso non serve alle ragioni del  vissuto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Da tempo si parla di un patrimonio di sapori da  salvaguardare, &egrave; un&rsquo;ossessione che ha le sue ragioni, ma non costituisce un  fine in s&eacute;, non c&rsquo;&egrave; assolutamente nulla di propositivo per i partigiani  dell&rsquo;oblio nel mito della ri-appropriazione.&nbsp; <br \/>\n  All&rsquo;interno della logica mercantile opera una perversione  funzionale tra la comunicazione commerciale dei gusti banalizzati &ndash; che non  richiedono un apprendimento &#8211; e i gusti delle <em>&eacute;lite<\/em> che impongono il passaggio attraverso le forche caudine di  una sensibilizzazione classista del sentire. <br \/>\n  I chierici della lentezza, che non hanno mai fatto mistero  della loro vocazione riformista, tendono a riunirsi in accademia perch&eacute; sanno  che non possono efficacemente discriminare, a partire dal gusto, senza prima  definirne una politica.&nbsp; <br \/>\n  Una politica che essi sognano capace di aprire le porte alla  gestione del politico.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In pratica, cosa ci guadagnano nel favorire i processi di estetizzazione degli atti alimentari?&nbsp; <br \/>\n  La promessa di diventare dei profeti sociali, tinti di  verde, come i folletti delle favole.&nbsp; Lo  aveva capito a suo tempo quel reazionario di L&eacute;on Daudet.&nbsp; Le eredit&agrave;  gastronomiche sono un ottimo strumento di propaganda delle ambizioni politiche  e, in genere, delle ideologie conservatrici, anche se indossano i panni del  riformismo e, prima ancora servono ad innestare i dati biologici nella forma  del politico.&nbsp; <br \/>\n  Insomma, la madre terra passa per essere un&rsquo;autorit&agrave;  archetipica che pu&ograve; legittimare un ordine senza neppure doverlo  giustificare.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;equivoco, che da qualche tempo accentua l&rsquo;attenzione sul  gusto, come rappresentazione dell&rsquo;autenticit&agrave;, &egrave; debitore, da una parte,  dall&rsquo;imporsi del paradigma della reliquia come espressione vissuta del corpo <em>morcel&eacute;e<\/em> della  natura umiliata.&nbsp; <br \/>\n  Dall&rsquo;altra, della falsa premessa che il gusto raffiguri,  nella prospettiva di una cultura dell&rsquo;immateriale, il superamento del  &ldquo;materialismo&rdquo;.&nbsp; <br \/>\n  Questa rappresentazione dell&rsquo;autenticit&agrave; che apparentemente  dequalifica gli ornamenti in cucina e nella <em>politesse<\/em>, appare sempre come un  ritorno ai valori. <br \/>\n  Essa &egrave; intesa come una sincerit&agrave; che illumina i <em>gourmand<\/em> con la  luce della nostalgia, elevandola a dogma morale.&nbsp; <br \/>\n  In termini biopolitici la  sacralizzazione del territorio, la venerazione del passato, l&rsquo;esaltazione del  realismo rustico non sono altro che la nostalgia di un mondo spacciato.&nbsp; <br \/>\n  In questo contesto, sono soprattutto i piccoli borghesi e i  nuovi ceti medi ad avvertire pi&ugrave; forti i morsi della nostalgia per una idea di  godimento nella quale si nasconde il desiderio di affidare alle discriminazioni  alimentari il compito di esaltare sul piano della distinzione le ineguaglianze  sociali.&nbsp; <br \/>\n  Nella fattispecie, la nostalgia rigenera i prodotti  introducendoli in un&rsquo;economia di ciclo per la quale il gusto non &egrave; un valore di  per s&eacute;, ma un utensile per generare altro gusto e cos&igrave; di seguito.&nbsp; <br \/>\n  Questa rigenerazione ha anche un obiettivo segreto, di  congelare le economie di scala dei prodotti per non alterare il mercato dei  privilegi.&nbsp; <br \/>\n  Ma perch&eacute; servono degli specialisti per gestire attraverso  la nostalgia la qualit&agrave; di certi prodotti dell&rsquo;agro-alimentare?&nbsp; <br \/>\n  Perch&eacute; &egrave; di estrema importanza tenere sotto controllo i  cambiamenti del gusto che devono essere sufficientemente intrisi di nostalgia  valoriale senza, per questo, creare un sentimento d&rsquo;insoddisfazione per il  prodotto in s&eacute;.&nbsp; <br \/>\n  In questo senso l&rsquo;opzione estetica &ndash; nostalgia pi&ugrave; <em>re-styling<\/em> &ndash; &egrave; particolarmente  vantaggiosa in quanto contrae gli investimenti e, soprattutto, aiuta a controllare  l&rsquo;evolversi del gusto del consumatore.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Occorre anche capire come ci&ograve; che lega il gusto alla  gestione della nostalgia non interessa solo le <em>&eacute;lite<\/em>, ma soprattutto la produzione di massa dei c.a.n.i..&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Nella cultura borghese, affermava Georg Simmel,  lo stile serve ad omogeneizzare i contenuti della vita corrente in modo che  siano condivisi dal maggior numero possibile di individui.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Non per caso la questione dello stile non riguarda  direttamente le opere d&rsquo;arte, ma i processi di estetizzazione.&nbsp; <br \/>\n  Se volessimo essere metafisici potremmo aggiungere, non c&rsquo;&egrave;  un&rsquo;anima nello stile, per questo funziona la nostalgia!&nbsp; <br \/>\n  Peccato che i cultori della &ldquo;biopolitica&rdquo;,  che fiancheggiano i cavalieri della lentezza, non se ne siano accorti.&nbsp; Eppure mostrano di parteggiare per il <em>corpo<\/em> vivente visto che l&rsquo;<em>uomo<\/em> &egrave; antiquato!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In questo modo il consumo di prodotti di <em>&eacute;lite<\/em>, forgiati dalla nostalgia, diviene  un contributo ai valori superiori di una societ&agrave;.&nbsp; Quello di un&rsquo;unificazione fittizia del  desiderio che qui &egrave; l&rsquo;altra faccia dell&rsquo;alienazione.&nbsp; <br \/>\n  Un modo per generare altri equivoci.&nbsp; Il gusto, nella modernit&agrave; mercantile, non &egrave;  l&rsquo;espressione di una singolarit&agrave;, ma di un <em>doxa<\/em> condivisa, esso si misura su  una scala sociale &ndash; e non personale &ndash; dove &egrave; ancora influenzato dal libero  arbitrio.&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;obiettivo della produzione, del resto, &egrave; di produrre il  consumatore, meglio se esteticamente orientato e convinto sul valore aggiunto  della nostalgia. <br \/>\n  L&rsquo;estetizzazione, in sintesi,  ibrida le frontiere e le gerarchie, moltiplica le illusioni del godimento,  favorisce il nomadismo, tutto sul piano scivoloso dello spettacolo dietro cui  agisce l&rsquo;eclettismo.&nbsp; <br \/>\n  In tale prospettiva moltiplicare i gusti significa  accrescere le possibilit&agrave; della merce.&nbsp; <br \/>\n  La grande distribuzione non teme i chierici della lentezza  almeno fino a quando confonderanno realt&agrave; e finzione, tradizione e mito,  identit&agrave; ed anonimato sociale.&nbsp; <br \/>\n  Non &egrave; dunque un caso che attraverso i processi di estetizzazione l&rsquo;invenzione mitografica  si mescola in modo interessato con la riscoperta. <br \/>\n  Cos&igrave; i caratteri della lentezza sembrano destinati ad  educarci a vivere fissando l&rsquo;eternit&agrave;, intanto che la merce esige di essere  amata ogni giorno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\"><em>(Fine.) <\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&ldquo;GNAM-GNAM &ldquo; (I c.a.n.i, i disastri della nostalgia, l&rsquo;estetizzazione e una nota sul Fluxfood) (Roma, 22 dicembre 2009.) Gianni-Emilio Simonetti. *** Gli affamati son proprio quelli che non riescono pi&ugrave; ad opporre alcuna resistenza al terrore di venir ingozzati. G&uuml;nther Anders. &ldquo;Da quando Burckhardt intravide che il significato del metodo di Macchiavelli era di trasformare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-4083","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-novita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4083","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4083"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4083\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4085,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4083\/revisions\/4085"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4083"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4083"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4083"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}