{"id":3952,"date":"2009-10-21T23:14:16","date_gmt":"2009-10-21T22:14:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3952"},"modified":"2009-11-29T16:25:57","modified_gmt":"2009-11-29T15:25:57","slug":"topinambur-tyrotarichus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/10\/21\/topinambur-tyrotarichus\/","title":{"rendered":"Topinambur &#8211; Tyrotarichus"},"content":{"rendered":"<p><strong>Topinambur<\/strong> (<em>Helianthus tuberosus<\/em>, fr. <em>Topinambour<\/em><em>, <\/em>inglese <em>Jerusalem artichoke, <\/em>ted. <em>Erdbirne<\/em><em>, <\/em>ol.<em> Aardpeer, <\/em>spagn. <em>topinam&shy;bur<\/em>)<em>, <\/em>genere delle <em>Composite<\/em> <em>eliantee<\/em>. &nbsp;&Egrave; una pianta vivace, che raggiunge un&rsquo;altezza di  circa due metri e possiede rizomi, pa&shy;ragonabili a quelli della patata.<br \/>\n  Qualcuno in Italia la chiama <em>pe&shy;ra di terra,<\/em> altri <em>topo d&rsquo;Amburgo.<\/em>&nbsp; La pianta fu introdot&shy;ta in Europa dal  Brasile, nel diciassettesimo secolo e fu battezzata col nome d&rsquo;una trib&ugrave; degli  indios, i <em>topinamb&ugrave;<\/em><em>, <\/em>rele&shy;gata ormai in  un&rsquo;isola delle Amazzoni. &nbsp;Per  associazione fonetica i francesi chiamano <em>topinambou<\/em>una persona sciocca. Cos&igrave; si era espresso il grande poeta Nicolas Boileau (1636-1711):&nbsp; <em>Et<\/em><em> l&rsquo;Acad&eacute;mie,  entre nous,\/ souffrant chez soi de si grands fous,\/ me<\/em> <em>semble<\/em><em> un  peu topinamboue. <\/em>&nbsp;Nel  suolo &egrave; quanto mai resistente, mentre i tuberi non si mantengono a lungo nelle  cantine. Abbondano di feco&shy;la e mancano di amido. Il loro sapore si avvicina a  quello dei carciofi. Serve alla distillazione dell&rsquo;alcool, foglie e tuberi per  il foraggio ed i tuberi soltanto come alimento umano.&nbsp; Si possono bollire nell&rsquo;acqua o nel latte,  per&ograve;, da&shy;ta la natura della polpa, &egrave; preferibile cuocerli al burro.&nbsp; <em>Pur&eacute;e Palestine <\/em>&egrave;  la purea di topinambur. Per aumentare la confusio&shy;ne poi, molti in Francia chiamano  i topinambur, carciofi d&rsquo;inverno (<em>artichauts<\/em><em> d&rsquo;hiver<\/em>)<em>.<\/em>&nbsp; <em>Pur&eacute;e di topinambur.<\/em>&nbsp; In genere si possono seguire per  questo tubero le ricette delle pa&shy;tate, tuttavia, data la loro poca consisten&shy;za  conviene aggiungere alla purea di topinambur anche un terzo in volume di  patate.&nbsp; <em>Fried<\/em><em> Jerusalem artichokes <\/em>(cucina  inglese). &nbsp;Preparate e sobbollite i topinambur,  affettati con uno spessore discreto e conditi di sale e pepe, ravvolgeteli d&rsquo;una  pastella uso inglese,friggete a frittura caldissima e, rag&shy;giunta la  doratura, scolateli e serviteli caldissimi, cosparsi di prezzemolo fritto.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T10.jpg\" alt=\"Topinambur - Tyrotarichus\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Tordo<\/strong> (lat. <em>Turdus<\/em><em>, <\/em>fr. <em>Grive<\/em><em>, <\/em>inglese <em>thrust, <\/em>ted. <em>Drossel<\/em>)<em>, <\/em>della famiglia dei <em>Passeracei<\/em>, &egrave; un uccello di grandezza media, di cui si conoscono  venti variet&agrave;. &nbsp;La specie tipo &egrave; il <em>turdus<\/em><em> viscivorus, <\/em>cos&igrave;  chiamato per la preferen&shy;za dell&rsquo;animale, che pu&ograve; raggiungere i venticinque centimetri  d&rsquo;altezza, per le bac&shy;che del vischio. &nbsp;Ha il piumaggio rosso o grigio, che per  vecchiezza tende al bianco. &nbsp;Il ventre &egrave;  pi&ugrave; chiaro, mac&shy;chiettato di bruno. &nbsp;Ha  il becco arcuato, ma non adunco. &nbsp;&Egrave; il  pi&ugrave; grande degli uccelli canori. Il suo canto si chiama zifolare.&nbsp; La carne, delicatissima,era gi&agrave; nota  ai Romani, come appare dal detto: <em>Inter aves turdus primos sibi  jactat honores<\/em>. D&rsquo;altro  canto una altra rase d&rsquo;origine ignota ne precisa le funzioni autosanitarie: <em>Turdus<\/em><em> sibi malum cacat<\/em>.&nbsp; La superiorit&agrave; della carne del tordo, in  confronto a quella del merlo, risulta dal proverbio francese: <em>Faute<\/em><em> de grives, on mange de merles<\/em>, significa che  &egrave; necessario accontentarsi di poco. &nbsp;I tordi  vanno spiumati, passati alla fiamma, aperti al dorso quel tanto che occorre per  sventrarli, lavati ed asciugati. &nbsp;<em>Arrostiti.  &nbsp;<\/em>Fissate intorno a ciascun tor&shy;do  delle fette sottili di lardo, infilateli sullo spiedo ed arrostiteli  a fuoco vivo. &nbsp;Ser&shy;viteli su un crostone  di pane, inzuppato del liquido di cottura raccolto e sgrassato.&nbsp; <em>Al gra&shy;tin <\/em>(cucina francese). Nel  ventre di ciascun tordo collocate una bacca di ginepro, le interiora tritate e mescolate  ad un ripieno da gratin di selvaggina.&nbsp; Rosolate  l&rsquo;uc&shy;cello al burro, rapidamente e a gran fuoco. Su una pirofila disponete uno  strato di questo ripieno, adagiateci i tordi in modo che vi sprofondino leggermente.&nbsp; Mascherateli con una salsa densa Duxelles, polverizzateli di pane grat&shy;tato, bagnateli di  burro fuso e passateli al forno a gran calore, che deve non soltanto formare il  gratin, ma altres&igrave; ultimare la cottura dei tordi, ini&shy;zialmente appena  rosolati.&nbsp; <em>Tourte<\/em><em> de grives &agrave; la p&eacute;rigourdine.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>Il  P&eacute;rigord &egrave; notoriamente la patria dei tartufi  francesi. Dopo aver allestito i tordi, secondo i preli&shy;minari, togliete loro le  ossa e sistemate nel ventre un ripieno da gratin di selvaggina con un po&rsquo; di fegato  grasso in cui avete inserito un pezzetto di tartufo. &nbsp;Cos&igrave; preparato, fa&shy;te brasare i tordi in un  fondo di Ma&shy;dera, ma soltanto a met&agrave; cottura, la&shy;sciandoli poi raffreddare. Nel  frattem&shy;po avrete preparato una sfoglia leggera (con uova e burro). &nbsp;Su questa prima collocherete uno strato di  ripieno a <em>chenelle<\/em>,  sullo strato i tordi, che, a loro volta, saranno coperti d&rsquo;uno strato leg&shy;gero  di ripieno da gratin di selvaggina, nel quale sistemerete delle fette sottili  di tartufi. &nbsp;Su tutto ci&ograve; stenderete un  altro strato di pasta leggera, saldando i bordi ermeticamente, eventualmente  con il concorso di bianco d&rsquo;uova. &nbsp;Con i  ritagli della pasta potete fare un&rsquo;ap&shy;propriata decorazione sullo strato su&shy;periore.  &nbsp;Ungete il tutto con l&rsquo;uovo sbat&shy;tuto,  servendovi d&rsquo;un pennello. &nbsp;Passateli al  for&shy;no per quaranta minuti a fuoco non eccessivo. &nbsp;Serviteli innaffiando la torta (o pi&ugrave; esat&shy;tamente  il timballo) di qualche cuc&shy;chiaiata di salsa salm&igrave;. &nbsp;Ricette a parte, anche se la vostra dieta &egrave;  carnea, evitate di acquistare e cucinare uccelli o piccoli animali, prima o poi  la natura si vendicher&agrave; dei golosi.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Torta pasqualina.<\/strong> &Egrave; uno dei vanti della cucina genovese, e dovrebbe essere  ser&shy;vita in occasione delle feste pasquali, da qui il suo nome. &nbsp;&Egrave; tradizionalmente un ripieno di bi&egrave;tole (ora  sono ammessi anche altri ortaggi), con cipolla, aglio, prezzemolo, latte  quagliato (o ricotta o anche stracchino), ripieno ravvolto in una serie sovrap&shy;posta  di fogli di pasta, che dovrebbero esser nel numero di trentatre, gli anni supposti  del Cristo.&nbsp; Francesco Pastonchi (1874-1953), sedicente poeta, gran fascista e  cuoco ligure, scrisse che ci si pu&ograve; accon&shy;tentare di sedici.&nbsp; La torta va poi cotta al forno.<\/p>\n<p><strong>Tourin<\/strong>, voce della cucina francese, usata specialmente nel  dipartimento della Gironda, per indicare una zuppa a base d&rsquo;aglio e pomodoro.<\/p>\n<p><strong>Trauerweide<\/strong>, in tedesco significa sali&shy;ce piangente. &Egrave; cos&igrave; chiamato  in Germania un panino imbottito di prosciut&shy;to, le cui fette, di maggiori  dimensioni del panino stesso, pendono da tutti i lati.<\/p>\n<p><strong>Tre-pang<\/strong>, e anche <em>tri-pang<\/em><em>, <\/em>pietanza  cinese di oloturie in conserva. &nbsp;Le  oloturie sono strani animali marini, molli, cilindrici, talvolta sferici, che  hanno un&rsquo;abitudine curiosa: se inquietati, proiettano il loro tubo digestivo,  che poi si riforma un&rsquo;altra volta.&nbsp; &Egrave;  anche chiamato cetriolo di mare.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Trichterk&uuml;chli<\/strong> (dolce a imbuto). &Egrave; un dolce zurighese, in uso special&shy;mente  a carnevale. &nbsp;Consiste in una pasta <em>a choux<\/em> che  viene messa in un imbuto e lasciata cadere in una frittura calda. In questo  modo former&agrave; dei disegni improvvisati che divertono i piccoli.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T11.jpg\" alt=\"Topinambur - Tyrotarichus\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Triglia<\/strong><strong> <\/strong>(fr. <em>rouget<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>Mullet, <\/em>ted. <em>Rotbart<\/em>), pesce marino dei <em>Teleostei<\/em>.  &nbsp;La variet&agrave; comune nel Mediterraneo &egrave; la  triglia rondine (<em>Trigla<\/em><em> hirundo<\/em>)<em>, <\/em>di color rosso con macchie bianche, con la testa schiacciata obliquamente e  coper&shy;ta di barbigli, ed il corpo coperto di squame, che si staccano  facilmente. &nbsp;A titolo di curiosit&agrave;  citiamo un&rsquo;altra va&shy;riet&agrave;, la triglia bellicosa (<em>Triglia Iura<\/em>)<em>, <\/em>indigena dei mari temperati, con corno bruno, munito di pinne pettorali,  che permettono all&rsquo;animale di spiccarsi fuori dell&rsquo;acqua e di percorrere alcuni  tratti volando, alla ricerca d&igrave; cibo.&nbsp; La  triglia la troviamo nella vita di Cicerone, il qua&shy;le aveva difeso Milone, imputato d&igrave; omicidio, ma senza troppo successo,  giacch&eacute; Milone fu condannato all&rsquo;esilio. &nbsp;A Marsiglia dove si trovava dopo aver letto un&rsquo;edizione  riveduta e pi&ugrave; efficace dell&rsquo;arringa di Cicerone, avrebbe esclamato: <em>O Cicero! si sic dixisses,  non ego barbatos pisces Massiliae ederem!<\/em>&nbsp; Nonostante la opinione di Milone,  la triglia ha una carne delicatissima. &nbsp;Vi &egrave; chi preferisce consumare il pesce non  vuotato e cuo&shy;cerlo non squamato. &nbsp;<em>Antipasto  freddo. <\/em>&nbsp;Si prepara con pesci di piccole  dimensioni. Collocateli in un tegame, con una quantit&agrave; non eccessiva di vino  bianco, una presa di sale, della purea di pomodoro fresco, una punta di aglio,  piante aromatiche del genere ti&shy;mo, lauro, finocchio, pepe e soprattutto  zafferano. Dopo la prima ebollizione, abbassate la fiamma. Cotti i pesci, dopo  circa una decina di minuti, lasciateli raffreddare nella loro salsa. &nbsp;&nbsp;Sistemateli in un piatto di servizio,  mascherandoli leggermente con la loro salsa, sopra qualche fetta di limone  senza acini. &nbsp;Se rimane della salsa,  servitela a parte. &nbsp;<em>Al pomodoro. <\/em>Impastate  aglio, prezzemolo, pangrattato, sale e pepe, con una quan&shy;tit&agrave; sufficiente d&rsquo;olio,  per farne un amalgama semidenso. &nbsp;A parte  versate in un tegame qualche cucchiaio d&rsquo;olio, poi dei pelati di pomodoro o dei  pomodori freschi senza pelle, semi ed acqua di vegetazione, sopra di essi  disponete le triglie di grandezza non eccessiva, lavate e vuotate (se sono  piccole senza vuotarle), sopra ancora il vostro impasto, sopra ancora altro pomodoro,  in&shy;fine bagnate il tutto con un filo d&rsquo;olio e fate cuocere a fiamma bassa.&nbsp; <em>Alla livornese. <\/em>Pulite, sciacquate ed  asciugate le triglie. Infarinatele. Fatele friggere nell&rsquo;olio cal&shy;do, con l&rsquo;aggiunta  di sale, una presina d&rsquo;aglio raspato, altrettanto di pepe, lauro, timo, prezzemolo,  il tutto ben tritato, aggiungeteci qualche anello di ci&shy;polla. &nbsp;Girate il pesce. &nbsp;Verso la fine di cottura aggiungeteci un po&rsquo;  di passata di po&shy;modoro non troppo densa. Lasciate che il pesce se ne  insaporisca e servite.&nbsp; <em>Alla molinara <\/em>(&agrave;<em> la meuni&egrave;re<\/em>).  &nbsp;Pulite, condite, infarinate il pesce,  fatelo cuocere nel burro cal&shy;do da ambedue le parti, aggiungendoci altro burro  durante la cottura.&nbsp; Adagiatelo sul  piatto di servizio, cospargetelo di prezzemolo tritato, bagnatelo con il succo  di limone (attenzione agli acini).&nbsp;  Aggiungete al burro di cottura del burro fresco in modo da ottenere un  colore giallo chiaro e mascheratene leggermente il pesce, sul quale colloche&shy;rete  delle fette di limone.&nbsp; <em>A la C&ocirc;te d&rsquo;Azur <\/em>(cucina francese). Vuotatelo, asciu&shy;gatelo senza  lavarlo, fatelo marinare nell&rsquo;olio d&rsquo;oliva, sale, pepe e noce mo&shy;scata. Passatelo  alla graticola dai due lati. &nbsp;Disponete il  pesce sul piatto di servizio, che terrete al caldo, all&rsquo;an&shy;golo del fornello,  oppure a bagnoma&shy;ria. &nbsp;Fate un impasto di  funghi, scalo&shy;gno, cipolle, prezzemolo e pangrattato. &nbsp;Con questo impasto fateci un letto in un  tegame a gratin, copriteci il pesce, bagnatelo di  vino bianco secco e passa&shy;telo al forno per una decina di minuti a fuoco moderato.  Se il pesce ha una certa dimensione, praticateci delle incisioni trasversali  prima di marinarlo.&nbsp; <em>Al cartoccio. <\/em>Dopo  aver cotto il pesce alla graticola, avviluppate la triglia nel cartoccio  mettendoci sotto e sopra uno strato di sal&shy;sa Duxelles.&nbsp; Ogni car&shy;toccio deve contenere un solo pesce.  &nbsp;Il cartoccio deve essere ampio, in modo  che la carta non sia a contatto col pe&shy;sce stesso. &nbsp;Passatelo al forno per farlo dorare.&nbsp; <em>Red mullet &agrave; la  maitre d&rsquo;hotel <\/em>(cucina inglese). &Egrave; il metodo gi&agrave; descritto per la cottura  alla graticola. Si serve su un piatto, con sotto e so&shy;pra del burro alla <em>ma&icirc;tre<\/em> <em>d&rsquo;hotel<\/em>, con prez&shy;zemolo fresco.<\/p>\n<p><strong>Trimalchione<\/strong> (<em>la Cena, di<\/em>)fa parte romanzo satirico, il <em>Satyricon<\/em><em>, <\/em>attribuito a Petronio <em>arbiter<\/em><em> elegantiarum, <\/em>un  gaudente libertino romano di origine gallica, che si suicid&ograve;, per in&shy;vito di  Nerone. Lunghi frammenti so&shy;no pervenuti sino a noi, anche in versi, appaiono l&rsquo;opera  d&rsquo;un grande scrit&shy;tore. Negli episodi vi &egrave; la descrizione d&rsquo;un banchetto, la <em>Cena  di Trimalchio&shy;ne, <\/em>d&rsquo;un nuovo ricco immaginario,  in cui l&rsquo;autore dipinge la prodigalit&agrave; ga&shy;stronomica della Roma imperiale. &nbsp;La descrizione, pur essendo tendenziosa &mdash; c&rsquo;&egrave;  chi vede in Trimalchione la figura di Ne&shy;rone &mdash; &egrave; una  fonte preziosa per lo studioso dei costumi dell&rsquo;epoca.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T12.jpg\" alt=\"Topinambur - Tyrotarichus\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Trota <\/strong>(fr. <em>truite<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>trout<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Forelle<\/em>), pesce di  lago, di fiume, di mare, di peschiera, appartenente ai <em>Salmonidi<\/em>, da considerarsi una sottospe&shy;cie del salmone di cui per&ograve;  non raggiunge le dimensioni. &nbsp;Tra le  parecchie variet&agrave; ci limitiamo a descrivere quella comune, la <em>Trutta<\/em><em> fario, <\/em>che  ha ma&shy;scella inferiore alquanto pi&ugrave; lunga dell&rsquo;altra, il corpo bruno scuro, con  mac&shy;chie rossicce, od anelli neri, circondati da un&rsquo;aureola fosca e con squame  de&shy;boli. Gastronomicamente parlando, le trote si  suddividono in trote salmonate, quelle di maggior volume, e le trote di  torrente, minori di dimensioni. Le une e le altre subiscono un trattamen&shy;to  differente.&nbsp; I francesi, dal sostantivo <em>truite<\/em>, hanno plasmato un agget&shy;tivo <em>truit&eacute;<\/em><em>, <\/em>che si applica particolar&shy;mente alla  ceramica, quando, imitando la pelle della trota, la vernice porta reticelle  poco profonde, ma abbastanza regolari, in seguito ad una fabbrica&shy;zione imperfetta.&nbsp; I laghi svizzeri ab&shy;bondano di trotelle, e non vi &egrave; alber&shy;go, per quanto piccolo sia, che  non ostenti l&rsquo;insegna: <em>Lebendige<\/em><em> Forellen, <\/em>trotelle vive. &nbsp;Ricetta<em> au<\/em> <em>bleu<\/em>(formula classica). Il pesce va preso  vivo, qualche minuto prima di essere servito, ucciso con un colpo sulla testa,  vuo&shy;tato, pulito, innaffiato di aceto ed im&shy;merso in un <em>court bouillon, <\/em>fortemente acetato. La cottura non dovrebbe  du&shy;rare pi&ugrave; di otto minuti. Scolatelo e servitelo su una salvietta, coperto di  prezzemolo fre&shy;sco.&nbsp; A parte, serviteci  del burro fuso o una salsa olandese.&nbsp; <em>Au  bleu <\/em>(<em>freddo<\/em>)<em>. <\/em>Lo stesso metodo e  servizio. &nbsp;Il pesce, in attesa di essere  servito, va conservato nella sua acqua di cottura. &Egrave; ammessa anche una salsa <em>ravigote<\/em>.&nbsp; <em>Alla molinara. <\/em>Squa&shy;matele,  vuotatele, praticateci un&rsquo;incisione leg&shy;gera, trasversale, sulle due parti,  senza lavarle, infarinatele regolarmente e fa&shy;tele saltare al burro caldo. &nbsp;Servitele su una salvietta, coperte di  prezzemolo tritato e bagnate con il succo di limone. Nel burro di cottura  aggiungeteci altro bur&shy;ro fresco, riscaldate per rendere il tut&shy;to cremoso e  servite come una salsa a parte. &nbsp;Sale e  pepe a volont&agrave;, durante la cottura.&nbsp; <em>Al  cartoccio. <\/em>Dopo aver pulite, vuotate ed inciso leggermente le trotelle, spalmatele abbondantemente di burro, conditele di sale e pepe, succo di limone e  prezzemolo.&nbsp; Incartocciatele, ciascuna  individualmente. La carta o l&rsquo;alluminio devono essere bene oleati o imburrati. &nbsp;Al forno, a calore moderato. Servite nel  cartoccio stesso, che non deve ammet&shy;tere interstizi, con a parte del burro  fuso color nocciola e patate cotte in acqua salata.&nbsp; <em>Al vino <\/em>(bianco o rosso, pre&shy;feribilmente  il secondo). Allestite le trotelle secondo le  precedenti indica&shy;zioni. &nbsp;Fatele rosolare  nel burro con della carota e delle cipolla affettate. Collocate nella stessa  teglia le trotelle con un mazzolino aro&shy;matico, bagnatele  a filo di vino.&nbsp; Coprite il recipiente e  fatele cuocere sul fornello prima, al forno poi. &nbsp;Dieci minuti a fuoco vivace. Utilizzate il  liquido di cottura come salsa, setac&shy;ciandolo ed aggiungendoci del burro, per  ammorbidirlo ed eventualmente re&shy;stringerlo.&nbsp; <em>Salmonate<\/em>. Si chiamano cos&igrave;,  per la rassomiglianza del color rosa della car&shy;ne. Per altro la trota si pu&ograve;  facilmen&shy;te distinguere dal salmone, che &egrave; privo delle macchie nere sui  fianchi, carat&shy;teristica della trota. In novembre e di&shy;cembre, al momento della  fregola, la trota perde il color rosa, ci&ograve; che per&ograve; non diminuisce il suo  valore gastrono&shy;mico. Tutte. le. ricette del salmone si applicano alla trota  salmonata.<\/p>\n<p><strong>Trou<\/strong><strong> normand<\/strong> &egrave; un liquore che in Normandia ed in altri paesi del Nord,  in Svezia per esempio, viene servito per alleggerire lo stomaco, durante i  pasti, generalmente prima dell&rsquo;arrosto, per stuzzicare l&rsquo;appetito. &nbsp;Oggi &egrave; stato sostituito dalla ridicola moda  dei serbotti.&nbsp; Nella  Roma an&shy;tica, con la penna di pavone, si ricor&shy;reva a mezzi pi&ugrave; radicali.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T13.jpg\" alt=\"Topinambur - Tyrotarichus\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Tuberina<\/strong> (<em>Stachys<\/em><em> tuberi fera, <\/em>fr. <em>crosne<\/em>(<em>du<\/em><em> Japon<\/em>)oppure <em>stachys<\/em>)<em>, <\/em>erba&shy;cea delle <em>Labiate<\/em>, dal gambo  quadran&shy;golare di circa trenta centimetri d&rsquo;altezza, coperto di peli agli  angoli. E nota in commercio anche col nome di <em>stachis<\/em><em>.<\/em>&nbsp; I francesi  attribui&shy;scono il nome di <em>Crosne<\/em> al fatto che la pianta, originaria dal Giappone, sa&shy;rebbe  stata in un primo tempo colti&shy;vata a Crosne,  cittadina nel Diparti&shy;mento della Somme. &nbsp;Contro quest&rsquo;affermazione esiste il nome  giapponese di <em>Coro gi, <\/em>di cui Crosne  sembrerebbe una corruzione. &nbsp;Il rizoma,  che &egrave; commesti&shy;bile, &egrave; lungo circa quattro centimetri, ha come caratteristica  una o pi&ugrave; strozzature. &nbsp;Ogni pianta porta  vari rizomi. &nbsp;&Egrave; un legume invernale.&nbsp; S&rsquo;impiega in cucina, nelle diverse forme,  secondo le ricette. &nbsp;&Egrave; conser&shy;vato spesso  sotto aceto, all&rsquo;uso dei cap&shy;peri. &nbsp;Fa  parte dell&rsquo;insalata giapponese.&nbsp; Questo  tubero, se fresco, &egrave; bianco e saporito, mentre dis&shy;seccato e rinfrescato perde  il suo sapo&shy;re caratteristico, ricorda quello della patata e del carciofo, e  prende gradatamente un colorito brunastro. &nbsp;Sistemate le tuberine in uno strofinaccio con  una manata di sale grosso, scuotendo fortemente, lavatele poi, sbarazzandole  delle pellicole rimaste, imbiancatele leggermente con acqua salata. Rinfre&shy;scate  ed asciugate. <em>Rosolate al burro. <\/em>Collocatele in una padella, contenente  bur&shy;ro caldissimo, e rosolatele a gran fuoco, servendole, cosparse di qualche  ciuffo di prezze&shy;molo tritato.&nbsp; <em>Pur&egrave;  di tuberine. <\/em>Dopo aver compiuti i preparativi sopra ac&shy;cennati, fate  bollire le tuberine, quattro parti delle medesime con una parte di patate,  tagliando queste ultime in piccoli dadi, affinch&eacute; non ritardi la loro  bollitura. &nbsp;Cotto il tutto, asciugatelo,  riducetelo a purea, che asciugherete a fuoco vivo. Aggiungeteci del latte,  mescolando, e lontano dal fuoco un po&rsquo; di burro, sale e pepe quanto basta.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Turbante<\/strong> &egrave; una  denominazione che indica la disposizione d&rsquo;una pietanza in forma di cornice circolare  con o sen&shy;za l&rsquo;uso di apposito stampo.<\/p>\n<p><strong>Tuvara<\/strong><strong>, dies arenas<\/strong> &egrave; il nome sardo d&rsquo;un tartufo che si trova sotto le sab&shy;bie  del litorale d&rsquo;Oristano.<\/p>\n<p><strong>Tvaroga<\/strong> (ortograf&igrave;a fonetica), for&shy;maggio  russo, bianco, salato, pepato, condensato con tuorli d&rsquo;uova.<\/p>\n<p><strong>Tyrotarichus<\/strong>, una pietanza sarda a base di pesce salato, formaggio ed  uova sode, cotta nel vino o nell&rsquo;olio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Topinambur (Helianthus tuberosus, fr. Topinambour, inglese Jerusalem artichoke, ted. Erdbirne, ol. 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