{"id":3949,"date":"2009-10-06T23:17:51","date_gmt":"2009-10-06T22:17:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3949"},"modified":"2009-11-29T16:26:05","modified_gmt":"2009-11-29T15:26:05","slug":"te-tonno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/10\/06\/te-tonno\/","title":{"rendered":"T\u00e8 &#8211; Tonno"},"content":{"rendered":"<p><strong>T&egrave;<\/strong> (<em>Camellia<\/em><em> Thea, <\/em>fr. <em>th&eacute;<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>tea, <\/em>ted. <em>Thee<\/em>)&egrave; albero  delle <em>Camelliacee<\/em> o <em>Teacee<\/em>,  sempreverde, con fiori bianchi odorosi, frutti capsule trilobe e foglie  coriacee. &nbsp;Pu&ograve; arrivare si&shy;no a 10 metri d&rsquo;altezza, tuttavia  nella potatura viene regolato in modo da non oltrepassare i due metri, per  facilitare la raccolta tanto delle foglie, quanto dei frutti e dei fiori.&nbsp; Esiste un complesso di leggende del tipo <em>Mille ed una notte<\/em> per tutto ci&ograve; che  viene dall&rsquo;Oriente ed anche il t&egrave; ha i suoi miti e le sue leggende.&nbsp; Sembra dunque che un certo Darma, indiano e figlio di re, si fosse recato in Cina, per  propagare la fede d&rsquo;una setta religiosa, creata da un saggio Siaca. Come Gandhi il no&shy;stro Darma  s&rsquo;impose privazioni di ogni genere, limitandosi a meditare ed a pregare e,  vinto dalla fatica, un giorno si addorment&ograve;. &nbsp;Per punirsi di questo peccato di debolezza, il  santo uomo si tagli&ograve; le palpebre, ritenute responsabili, e se ne sbarazz&ograve;  gettandole via. &nbsp;Il giorno seguente al  posto di dove erano cadute le palpebre c&rsquo;era un rigoglioso arboscel&shy;lo, la  pianta del t&egrave;. &nbsp;Darma  ne assag&shy;gi&ograve; alcune foglie, che gli diedero l&rsquo;an&shy;tico vigore, e da quel momento  il mis&shy;sionario della religione, fondata dal saggio Siaca,  divenne in pari tempo propagandista delle propriet&agrave; della nuova pianta, che,  leggenda a parte, sembra veramente originaria dalla re&shy;gione di frontiera tra  le Indie e la Cina. &nbsp;Per sfatare la  leggenda che stabili&shy;sce l&rsquo;esistenza di Darma nel  secolo VI dell&rsquo;era volgare, basta ricordare la scoperta  di resti di uomini preistorici in Mongolia e, in una delle tombe, di ce&shy;reali  ed anche di t&egrave;. Per di pi&ugrave; il <em>Pentsao<\/em>, il pi&ugrave; vecchio libro di materia medica, che risale  a 2700 anni avanti Cristo, ne fa menzione. &nbsp;Infinita &egrave; la schiera di medici ed esplo&shy;ratori  che ne parlano sin dal secolo XVII, da quando cio&egrave; il t&egrave; fu importato in Europa.&nbsp; C&rsquo;&egrave; chi ne tesse le lodi, chi lo chia&shy;ma una  droga pericolosa, chi infine una inutile novit&agrave; esotica. &nbsp;Ai bibliofili se&shy;gnaliamo un libro rarissimo  del geno&shy;vese Simone de Molinaris, <em>De Virtute et Uso herbae theae, <\/em>Franchelli, Ge&shy;nova, 1672. &nbsp;L&rsquo;autore chiama il t&egrave; <em>Am&shy;brosia asiatica. &nbsp;<\/em>Sembra che il t&egrave; abbia avuto la sua parte  negli avvenimenti politici. &nbsp;Cos&igrave;, anche  per la caparbiet&agrave; con la quale gli inglesi vollero mante&shy;nere una tassa sul t&egrave; nelle  loro colonie americane, scoppi&ograve; la guerra d&rsquo;indipen&shy;denza degli Stati Uniti.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T5.jpg\" alt=\"T\u00e8 - Tonno\"\/>\n<\/p>\n<p>\n  Il t&egrave; in commercio &egrave; sostanzialmente di due qualit&agrave;  principali: t&egrave; nero e t&egrave; verde. &nbsp;Il primo  &egrave; lasciato avvizzire, per subire un principio di fermenta&shy;zione ed aumentarne o  forse incrudirne l&rsquo;aroma. &nbsp;Il secondo &egrave;  torrefatto in re&shy;cipienti metallici ed &egrave; preferito dai buongustai. &nbsp;Esisteva un tempo in commercio una qualit&agrave;  superiore di t&egrave;, chiamata t&egrave; imperiale. &nbsp;Si  tratta di foglie giova&shy;ni, scelte con cura particolare. &nbsp;La deno&shy;minazione d&rsquo;imperiale ha un&rsquo;origine  storica, perch&eacute; in altri tem&shy;pi era destinato agli imperatori ed ai dignitari  di Cina e di Giappone. &laquo;<em>Pro Imperatore et magnatibus apud Sinas et Japones  refertur<\/em>&raquo;<em>, <\/em>come si esprime&shy;vano i cronisti  del secolo XVIII. &nbsp;In genere, i detriti  vengono compressi e si trasformano in mattonelle o pillole, destinate  specialmente al mercato rus&shy;so. Qualitativamente e per il prezzo &egrave; preferito il  t&egrave; di Ceylon. poi quello cinese e delle In&shy;die.&nbsp; Ma anche in materia di gusto i pareri dei  buongustai sono discordi. Comun&shy;que sia, una qualit&agrave; inferiore &egrave; visibile a  prima vista dalla presenza di foglie troppo piccole o di pulviscolo.&nbsp; C&rsquo;&egrave; una piccola prova da fare con il&nbsp; t&egrave;.&nbsp; Get&shy;tatene  una presina su una fiamma, pi&ugrave; intenso sar&agrave; il blu, migliore la qualit&agrave;. &nbsp;<em>Bevanda. <\/em>Non fate mai uso di acqua che  abbia gi&agrave; bol&shy;lito, raffreddata e ribollita. &nbsp;Preparate il t&egrave;, appena bolle l&rsquo;acqua, che  deve essere inizialmente fredda e fre&shy;sca, senza prolungare l&rsquo;ebollizione. &nbsp;Evitate di far uso di acqua calcarea. &nbsp;&Egrave; preferibile ricorrere ad un recipiente d&rsquo;argilla  o simili che non ad uno di metallo. &nbsp;La  teiera, di porcellana, di ar&shy;gilla o d&rsquo;argento, dovrebbe essere pre&shy;ventivamente  riscaldata sciacquandola con l&rsquo;acqua bollente. &nbsp;Mettete il t&egrave; in ragione d&rsquo;una cucchiaiata da  caff&egrave; (come media) per persona, corrispon&shy;dente ad una tazza, e travasate nella  teiera l&rsquo;acqua bollente. &nbsp;Da tre a cin&shy;que  minuti di attesa e poi servite, con l&rsquo;aggiunta a volont&agrave; di latte, limone o  rum. &nbsp;Non andate mai al di l&agrave; dei cinque  minuti. Non riscaldate il t&egrave; se ve ne resta. &nbsp;Se il t&egrave; &egrave; troppo forte, po&shy;tete diluirlo con  la quantit&agrave; necessaria d&rsquo;acqua bollente accessoria, per allun&shy;garlo. Quando gl&rsquo;invitati  sono nume&shy;rosi, i francesi usano aggiungere alla razione di t&egrave; sopra indicata  un&rsquo;unica ed ultima cucchiaiata, chiamata <em>pour<\/em> <em>la<\/em> <em>th&eacute;iere<\/em>. La teiera dovrebbe  essere munita d&rsquo;un colatoio. &nbsp;Oggi &egrave;  molto pratico l&rsquo;uso di sacchetti di mussolina o di ap&shy;positi piccoli recipienti  d&rsquo;argento, che permettono di eliminare facilmente il t&egrave; utilizzato. Un  consiglio, non dite mai <em>Five<\/em><em> o&rsquo; clock tea <\/em>per  formulare i vostri inviti. Gli inglesi dicono <em>tea<\/em> sem&shy;plicemente, senz&rsquo;altra aggiunta, per de&shy;notare il t&egrave; del  pomeriggio. <em>Tchai<\/em>(uso russo,  ortografia fonetica). &nbsp;In Russia si beve t&egrave;  molto forte, alla fine dei pasti, con i <em>samo&shy;var<\/em><em>.  &nbsp;<\/em>Non si fa uso n&eacute; di latte n&eacute; di panna,  ma si strofinano delle zollette di zuc&shy;chero sul limone tagliato a vivo, si  bagnano di rum, s&rsquo;intingono nel t&egrave; e si mordicchiano a guisa di dolce. &nbsp;<em>Tea cream <\/em>(cucina  inglese). Per 30 grammi  di t&egrave;, 20 di gelatina, due de&shy;cilitri di latte, altrettanto di panna, zucchero  a volont&agrave;. &nbsp;Portate il latte ad ebollizione,  travasatelo sul t&egrave; e la&shy;sciatelo riposare per una ventina di minuti. &nbsp;Setacciate ed aggiungeteci met&agrave; della panna. Sciogliete  la gelatina in un po&rsquo; d&rsquo;acqua bollente da mettere nel composto, assieme allo  zucchero. Montate la rimanente panna a neve ferma, che mescolerete al t&egrave;,  quando que&shy;sto sar&agrave; sufficientemente freddo. Trava&shy;sate il tutto in uno stampo,  sciacquato con ac&shy;qua fredda, e lasciate condensare il tutto sul ghiaccio per  qualche ora, o nel frigo&shy;rifero durante una notte.&nbsp; <em>Cold<\/em><em> tea, <\/em>(uso americano, t&egrave; freddo). Lasciate raffreddare il t&egrave; e versatelo in  bicchieri, gi&agrave; pieni a met&agrave; di ghiaccio pestato. &nbsp;Una fetta di limone. &nbsp;Zucchero a volont&agrave;. &nbsp;<em>Tea punch <\/em>(cu&shy;cina americana). Fate un&rsquo;infusione  di 30 grammi  del migliore t&egrave; verde in un litro d&rsquo;acqua bollente. &nbsp;In una bacinel&shy;la (<em>bowl<\/em>)<em>, <\/em>d&rsquo;argento o d&rsquo;altro metallo travaserete due decilitri d&rsquo;acquavite,  altrettanto di rum, uno sciroppo a fred&shy;do d&igrave; 100 grammi di zucchero  ed infine il succo d&rsquo;un limone. &nbsp;Mettete  il conte&shy;nuto della bacinella sul fuoco e mentre bolle ed arde aggiungeteci il  t&egrave; gradatamente, mescolando. &nbsp;Poi con un  mestolo, lo travaserete nei bicchieri resistenti al fuoco. Il punch non arder&agrave;,  se fate uso d&rsquo;una ba&shy;cinella di. porcellana anzich&eacute; di me&shy;tallo.&nbsp; <em>June<\/em><em> Tea  Punch <\/em>(Punch del mese di giugno, indicato per i pome&shy;riggi caldi (cucina  americana). Un bic&shy;chiere a met&agrave; di ghiaccio pillato, l&rsquo;al&shy;tra met&agrave; di t&egrave; molto  forte, zucchero in polvere, due marasche, con una sottile fetta di limone.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T6.jpg\" alt=\"T\u00e8 - Tonno\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Teofrasto<\/strong>, filosofo greco, nato nell&rsquo;isola di Lesbo intorno al 372  prima dell&rsquo;era volgare, morto ad Atene nel 287. &nbsp;Discepolo di Platone e d&rsquo;Aristotele, esiliato  da Demetrio Poliorcete, quando questi pro&shy;scrisse i  filosofi, fece ritorno ad Atene ed elabor&ograve; un numero prodigioso di opere dei  pi&ugrave; vari argomenti, di cui gran parte &egrave; andata perduta. Due di esse tutta&shy;via  che interessano la gastronomia sono giunte sino a noi: la <em>Ricerca intorno  alle Piante, <\/em>nonch&eacute; la <em>Cause delle Pian&shy;te, <\/em>ambedue d&rsquo;ispirazione  aristotelica, che ci forniscono particolari interes&shy;santi sulla flora dell&rsquo;epoca.<\/p>\n<p><strong>Tarfezia<\/strong>, &egrave; il nome (etim.  ignota) d&rsquo;un grosso tartufo bianco, proveniente dall&rsquo;Africa. &nbsp;&Egrave; sprovvisto, o quasi, di profumo e serve  solamente come com&shy;plemento d&rsquo;insalata.&nbsp;  Cresce sui terreni sabbiosi vicino al mare.&nbsp; <strong>&nbsp;<\/strong>Il  nome con cui &egrave; conosciuta in lingua sarda &egrave; <em>Tuvara<\/em><em> de arena<\/em>, cio&egrave; &quot;tartufo della sabbia&quot;. &nbsp;Si tratta di un fungo ipogeo (cio&egrave; che cresce  sottoterra, come tutti i tartufi) edule, conosciuto sin dall&#8217;antichit&agrave;, e  ricercatissimo in Sardegna, specie nell&#8217;Oristanese. Cresce fra le dune ed &egrave;  sempre in rapporto con arbusti del genere <em>Helianthemum<\/em>. (H.guttatum, H.guttatum var. plantagineum).&nbsp; Essendo  tipico dei luoghi caldo-aridi, &egrave; diffuso e commercializzato soprattutto in  tutto il bacino del Mediterraneo, particolarmente nel Medio Oriente. In alcune  zone &egrave; possibile trovarlo tutto l&#8217;anno. I ricercatori sardi usano distinguerlo  dalle specie simili in base al colore del peridio. <\/p>\n<p><strong>Thousand<\/strong><strong> Island Dressing<\/strong> (tradot&shy;to: Condimento dell&rsquo;Isola Mille) cuci&shy;na  americana. &Egrave; una <em>mayonnaise<\/em> com&shy;posta.&nbsp; Aggiungete ad un decilitro di <em>mayonnaise<\/em> due cucchiaia&shy;te da tavola di <em>chili sauce <\/em>in bottiglia e mezza cucchiaiata da t&egrave; dei  seguenti ingredienti: <em>Worchester<\/em><em> sauce, <\/em>pepero&shy;ni ed erba cipollina, ambedue  tritatissimi.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T7.jpg\" alt=\"T\u00e8 - Tonno\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Tiglio <\/strong>(fr. <em>tilleul<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>lime, <\/em>ted. <em>Lindenblute<\/em>), albero di alto fusto delle <em>Tiliacee<\/em>. &nbsp;I tigli crescono, isolati od a gruppi, nelle zone  submontane e mon&shy;tane, spesso coltivati a scopo ornamen&shy;tale. &nbsp;Delle variet&agrave; esistenti interessa&shy;no a noi il  tiglio selvatico o riccio (<em>Tilia<\/em><em> cordata<\/em>)ed il nostrale (<em>Tilia<\/em><em> platyphilla<\/em>)<em>. &nbsp;<\/em>La farmacopea ufficiale italia&shy;na chiama  le infiorescenze <em>Tiliae<\/em><em> flores, <\/em>chiamate comunemente fiori di tiglio, od anche tiglio semplicemente.&nbsp; Come infuso, &egrave; un suc&shy;cedaneo del t&egrave;, senza  possederne le qualit&agrave; eccitanti. &nbsp;&Egrave;  largamente usato nella medicina popolare come cura dei raffreddori. &nbsp;I fiori, che emana&shy;no un odore soavissimo,  attirante le api, posseggono indiscusse virt&ugrave; diaforetiche ed antispasmodiche,  inoltre hanno una reale efficacia nell&rsquo;arteriosclerosi, pur&shy;ch&eacute; siano prese <em>longa<\/em><em> manu, <\/em>vale a  dire almeno tre o quattro tazze al giorno.<\/p>\n<p><strong>Tinca<\/strong> (<em>Tinca vulgaris, <\/em>fr. <em>tanche, <\/em>inglese <em>tench<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Schleie<\/em>)<em>, <\/em>pesce d&rsquo;ac&shy;qua dolce, della  famiglia dei <em>Ciprinidi<\/em>, pu&ograve;  raggiungere una lunghezza si&shy;no a 30 centimetri ed un peso sino a cinque chili. &nbsp;Ha come caratteristica una bar&shy;betta all&rsquo;angolo  delle labbra. &nbsp;Il colore &egrave; verdastro,  tendente verso il bronzeo, talvolta assume un colore dorato, con macchie  nerastre.&nbsp; Esiste una leggenda, che  attribuisce alla tinca una straor&shy;dinaria vitalit&agrave;. &nbsp;I pescatori incalliti affer&shy;mano di aver visto  delle tinche, in procinto di essere fritte, saltare fuori dalla pa&shy;della. &nbsp;Comunque sia, &egrave; un pesce che ama le acque  tranquille e limacciose degli stagni, e perci&ograve; la carne, pur es&shy;sendo delicata,  risente il sapore sgra&shy;devole del fango.&nbsp;  Per togliere alla tinca questo sapore occorre lasciarla varie ore nell&rsquo;acqua  fredda, rinnovan&shy;dola, poi in quella bollente per togliere facilmente le  scaglie. &nbsp;Si prepara in frittura, alla <em>molinara<\/em> ed in  umido. &nbsp;<em>Alle erbette <\/em>(<em>aux<\/em><em> fines herbes<\/em>)<em>. <\/em>Seguiti i preliminari e vuotata, fatela  mari&shy;nare nell&rsquo;olio con prezzemolo, sale, pepe, cipolle, scalogno, timo, lauro,  il tutto tritato.&nbsp; Avvolgete il pesce in  una carta oleata o in alluminio imburrato e fatelo cuocere alla gratella. &nbsp;Servitelo subito.&nbsp; <em>Baked<\/em><em> tench <\/em>(tinca al forno, cucina in&shy;glese). Come da  preliminari, sopprimendo le branchie, la parte cio&egrave; che ri&shy;sente maggiormente del  fango. &nbsp;Bagnate il pesce abbondantemente  di succo di limone e lasciatelo riposare per un&rsquo;ora. &nbsp;In una teglia da forno fate scaldare un buon  sugo d&rsquo;arrosto, ada&shy;giatevi la tinca, cosparsa di sale e pepe e un po&rsquo; di scalogno  tritato. Coprite il pe&shy;sce con un foglio di alluminio imburrato e passatelo al  forno per mezz&rsquo;ora circa. &nbsp;Conditela secondo i vostri gusti con sale e pepe, bagnatela  con una salsa bianca e servitela, contornata da cetriolini affettati.&nbsp; <em>Ged&uuml;nstete<\/em><em> Schleie <\/em>(tinca stu&shy;fata, cucina tedesca). &nbsp;Assolti i preliminari, in Germania mettono da  parte il sangue, misto all&rsquo;aceto. &nbsp;Poi dispongono  in un tegame delle fette di cipolle, legumi di&shy;versi, sopra questo letto  adagiano il pesce, sopra il pesce dei fiocchi di burro, spezie e prezzemolo, vi  versano del vino bianco allungato con l&rsquo;acqua in modo da coprire quasi  interamente il pesce e fanno stufare a recipiente coperto per mezz&rsquo;ora. &nbsp;Infine, vi ag&shy;giungono pane grattugiato ed il  sangue del pesce con l&rsquo;aceto. &nbsp;Continuano  la cot&shy;tura per qualche altro minuto. Setacciano il liquido di cottura, col  quale bagnano il pesce e lo servono con del riso in bianco.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T8.jpg\" alt=\"T\u00e8 - Tonno\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Timo<\/strong> (<em>Thymus<\/em><em> vulgari, <\/em>fr. <em>Thym<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>Thyme<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Thymian<\/em><em>, <\/em>(serpillo)  fr. <em>serpolet<\/em>oppure <em>thym<\/em><em> b&acirc;tard, <\/em>ingl. <em>wild thyme, <\/em>ted. <em>Quendel<\/em>)<em>, <\/em>pianticella della famiglia delle <em>Labiate<\/em>, dal fusto ramificato, legnoso  sottile, dai rami er&shy;bacei, foglie opposte, piccole, fiori por&shy;porini, riuniti  in un&rsquo;infiorescenza terminale, globulosa ed ovoide. &nbsp;Ne esiste una variet&agrave;, chiamata serpillo,  anche sermollino (<em>Thymus<\/em><em> serpyllum<\/em>)<em>, <\/em>che ha le medesime  caratteristiche botaniche ed cromatiche della volgare, con la so&shy;la differenza  che questa forma cespu&shy;glio e quella, il serpillo, &egrave; strisciante e radicante.  Ambedue raggiungono una lunghezza ed altezza massima di 18, 20 centimetri.&nbsp; Timo deriva dal greco <em>dumos<\/em><em>, <\/em>radice di <em>du<\/em><em>, <\/em>odorare, evaporare. &nbsp;Le due variet&agrave; erano conosciutissime nell&rsquo;antichichit&agrave;.&nbsp; I romani  chiamavano, in particolare, il serpillo, <em>gratum<\/em><em>,  suave, odorum, fragrans, odoriferum.&nbsp; Allia, serpyllumque hebars contundit olentes <\/em>(Vir&shy;gilio). Timo e serpillo sono le  pi&ugrave; co&shy;muni e popolari piante aromatiche. &nbsp;Il loro principio attivo &egrave; un&rsquo;essenza, chia&shy;mata <em>timolo<\/em>. &nbsp;In cucina come condimen&shy;to, in medicina come stimolante,  anti&shy;spasmodico, tonico ed antisettico, inf&igrave;ne  essenza in profumeria.<\/p>\n<p><strong>Tiroler<\/strong><strong> Sauce<\/strong> &egrave; una salsa della cu&shy;cina austro-tedesca, servita soprattutto  con cervella e simili. &nbsp;&Egrave; una <em>mayonnaise<\/em>, cui si aggiunge del pomodoro, cotto e  raffreddato, tanto da colorire la salsa d&rsquo;un rosa pallido.<\/p>\n<p><strong>Tisana<\/strong>, deriva dal  latino <em>ptisana<\/em><em>, <\/em>orzo scorticato. &nbsp;Dice Marziale, <em>Frumentum<\/em><em>,  milium, ptisanamque, fabamque solebat.&nbsp; <\/em>La <em>Tisana<\/em> <em>d&rsquo;Ippocrate<\/em>, molto in uso una volta,  era una semplice de&shy;cozione d&rsquo;orzo. &nbsp;Oggi  si applica il ter&shy;mine tisana ai liquidi, ottenuti per in&shy;fusione.<\/p>\n<p><strong>Tokay<\/strong> &egrave; il pi&ugrave; celebre  vino ungherese. &nbsp;Diffidate delle  imitazioni. &nbsp;Infatti l&rsquo;Ungheria produce  un centinaio di altre qualit&agrave; di vino, tutte inferiori al To&shy;kay. &nbsp;Si dice che i primi vigneti siano dovuti all&rsquo;imperatore  romano Probus (276-282), che ristabil&igrave; la viticoltura  nel&shy;le province conquistate, annullando l&rsquo;ordine di Domiziano, che vi aveva  fatto distruggere i vigneti per soppri&shy;mere la concorrenza ai vini italiani.<\/p>\n<p><strong>Tonno <\/strong>(fr. <em>thon<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>tunny<\/em><em> fish, <\/em>ted. <em>Thunfisch<\/em>), pesce marino degli <em>Acantotteri<\/em>, famiglia degli <em>Scombridi<\/em>, di cui  si contano alcune variet&agrave;. &nbsp;Quella pi&ugrave;  diffusa nel Mediterraneo &egrave; il <em>Thynnus<\/em><em> brachyterus, <\/em>della lunghezza mas&shy;sima d&rsquo;un metro,  mentre il tipo comu&shy;ne, il <em>Thynnus<\/em><em> Thynnus <\/em>ha avuto esemplari sino a cinque metri. &nbsp;Ha il corpo fusiforme, aerodina&shy;mico, con la  testa terminante in punta, la bocca munita di piccoli denti, sulla parte cau&shy;dale  da sei ad otto natatoie e la coda in forma di mezza luna. &nbsp;La pelle &egrave; nerastra su un fondo azzurro. &nbsp;Pesce vorace, migratore, che viaggia in branchi  schierati a quadrati e con un itinerario fisso di tempo e rotta.&nbsp; &Egrave; in primavera che giunge nel Mediterraneo  probabilmente attraver&shy;so lo stretto di Gibilterra.&nbsp; &Egrave; il <em>thunnon<\/em>dei greci e il <em>thynnus<\/em>dei romani.&nbsp; Si ef&shy;fettua la pesca (mattanza) da barche  che si avvalgono di apposite reti, costi&shy;tuite da una serie di camere, sino ad  otto; il pesce vi penetra attraverso l&rsquo;apertura, il cosiddetto foratico, giun&shy;ge poi all&rsquo;ultima camera, chiamata la camera  della morte, che viene chiusa e sollevata. &nbsp;Si consuma la carne fresca, salata o marinata  in olio d&rsquo;oliva.&nbsp; Antipasto: al <em>pomodoro <\/em>(sott&rsquo;olio).<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T9.jpg\" alt=\"T\u00e8 - Tonno\"\/>\n<\/p>\n<p> Per una scatola di  tonno al trancio, un uovo sodo, burro met&agrave; del volume del tonno, un cucchiaio  di salsa di pomodoro concentrata, una foglia di scalogno. Scolate il tonno,  riducetelo insieme all&rsquo;uovo in poltiglia, mescolate, aggiungeteci il burro, il  pomo&shy;doro, lo scalogno tritato fine e un sospetto di pepe.&nbsp; Amalgamate il tutto e suddividetelo in  piccole porzio&shy;ni con l&rsquo;aiuto d&rsquo;un cucchiaio.&nbsp;  Disponete le porzioni su delle foglie di indi&shy;via o simili intramezzate  da filetti di acciuga spinati.&nbsp; <em>Insalata <\/em>(tonno sott&rsquo;olio). Adagiate in un&rsquo;insalatiera uno strato di pomodori  pelati. Sopra questi stendete delle foglie odorose, del tipo di prezzemolo,  menta, maggiorana o ba&shy;silico, cospargetele di sale, pepe, e pan&shy;grattato. &nbsp;Sopra ancora strisce di pepe&shy;roni. &nbsp;Infine la ventresca di tonno, rita&shy;gliata in  parti uguali, qualche filetto d&rsquo;acciuga, pure ritagliato, e dischetti di uova  sode. &nbsp;Olio e succo di limone (od ottimo  aceto), al momento di servire. &nbsp;<em>Polpettone <\/em>o <em>polpette <\/em>di tonno sott&rsquo;olio. Lavorate alla mezzaluna due etti di  tonno, una buccia di limone, qualche cappero, prezzemolo, mezzo etto di mol&shy;lica  di pane, inzuppata di latte e striz&shy;zata. &nbsp;Aggiungeteci qualche pinolo intero e per  consolidare il tutto, tre uova. &nbsp;Arrotolate e collocate in un pan&shy;no sottile,  legandolo. &nbsp;Questo polpettone va cotto in  acqua salata per un&rsquo;ora all&rsquo;incirca, a fuoco moderato. &nbsp;Nel frat&shy;tempo preparerete una salsa di pomo&shy;doro,  che vi servir&agrave; come condimento. &nbsp;Togliete  il polpettone dal panno ed ada&shy;giatelo sul piatto, bagnatelo con la sal&shy;sa. Un  analogo metodo serve per la preparazione di polpette, che potrete utilmente  impanare all&rsquo;inglese, facen&shy;dole saltare nel burro. &nbsp;In questo caso tuttavia converr&agrave; aumentare la  dose delle uova da amalgamala quattro. &nbsp;<em>Tonno  fresco in umido. <\/em>Fate rosolare in un tegame una cipolla affettata con dell&rsquo;olio,  aggiungeteci una purea ab&shy;bondante di pomodoro fresco.&nbsp; Rimestate a fuoco modera&shy;to. &nbsp;Condite il tonno, ritagliatelo a fette, con  sale e pepe, collocatelo nel tega&shy;me, travasateci sopra parte dell&rsquo;intingolo, e  continuate la cottura a recipiente co&shy;perto ed a fiamma bassa. &nbsp;Durante la cottura, se necessario,  aggiungerete qualche cucchiaio d&igrave; latte.&nbsp; <em>Thon<\/em><em> en fricandeau <\/em>(cucina francese). &nbsp;Lardeggiate una fetta di tonno. &nbsp;Circondatela di una striscia di lardo, che  fisserete col filo. &nbsp;Mettete questa fetta  in una casseruola con cipolle, carote affettate, un mazzolino aromatico, sale,  pepe, e con il burro date colore alla fetta, poi trava&shy;sateci sopra un brodo  caldo tanto da coprire il pesce, e fate sobbollire a piccola fiam&shy;ma per un tre  quarti d&rsquo;ora, a recipiente coperto. &nbsp;Bagnate  spesso, sempre con brodo, avendo cura di schiumare il grasso flottante. Servite  caldo, versan&shy;do la salsa sopra il tonno. &nbsp;Avviso.&nbsp;  &Egrave; una specie in estinzione nelle qualit&agrave; pi&ugrave; pregiate, evitate di  comprarlo.&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>T&egrave; (Camellia Thea, fr. th&eacute;, ingl. tea, ted. Thee)&egrave; albero delle Camelliacee o Teacee, sempreverde, con fiori bianchi odorosi, frutti capsule trilobe e foglie coriacee. &nbsp;Pu&ograve; arrivare si&shy;no a 10 metri d&rsquo;altezza, tuttavia nella potatura viene regolato in modo da non oltrepassare i due metri, per facilitare la raccolta tanto delle foglie, quanto dei frutti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-3949","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-novita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3949","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3949"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3949\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4033,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3949\/revisions\/4033"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3949"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3949"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3949"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}