{"id":3945,"date":"2009-10-03T10:06:49","date_gmt":"2009-10-03T09:06:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3945"},"modified":"2009-10-03T10:06:49","modified_gmt":"2009-10-03T09:06:49","slug":"tacchino-tate-vin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/10\/03\/tacchino-tate-vin\/","title":{"rendered":"Tacchino &#8211; T\u00e2te-vin"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/copertina-T.jpg\" alt=\"Lexicon - T\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Tacchino <\/strong>(fr. <em>dindon <\/em>(la fem&shy;mina <em>dinde<\/em><em>, <\/em>i piccoli <em>dindonneau<\/em>),ingl. <em>turkey<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Truthahn<\/em>), chiamato  anche dindo o dindio nell&rsquo;Italia Settentrionale.&nbsp; &Egrave; un gallinaceo dei <em>Fagianidi<\/em>,  caratterizzato da una testa priva di piume, coperta invece da caruncole irregolari,  che si protraggono penzoloni lungo il becco e gi&ugrave; per il collo.&nbsp; Il piumaggio &egrave; grigio scuro, con orli gialli,  pi&ugrave; bello nei tac&shy;chini allo stato selvatico.&nbsp;  Il nome scien&shy;tifico della nostra variet&agrave; domestica &egrave; <em>Meleagris<\/em><em> gallopano.<\/em>&nbsp; Il tacchino apparve in Europa alla scoperta  dell&rsquo;America e vi fu importato da gesuiti spagnoli. Il nome Dindo, o pollo  d&rsquo;India condu&shy;ce spesso in errore: si riferisce non alle Indie, ma alle Indie  Orientali, par&shy;te dell&rsquo;America attuale, ove vive tutto&shy;ra allo stato selvatico.&nbsp; &Egrave; rissoso con i suoi simili, &egrave; codardo nel  resistere ad altri animali e fugge da chiunque lo provochi coraggiosamente.  Perseguita chi manifesta timore e, do&shy;po averlo posto in fuga, procede orgo&shy;glioso  tra i suoi compagni, con le ali aperte, la coda allargata, a ruota, e con un  grido caratteristico di trionfo.<br \/>\n  Sono preferibili i tacchi&shy;ni femmine giovani, che vanno spen&shy;nati,  strinati, vuotati e scalcati come i polli e cucinati nello stesso modo, solo  con una cottura pi&ugrave; prolun&shy;gata.&nbsp; <em>Roast<\/em><em> turkey <\/em>(tacchino  arrosto, cucina inglese). Cottura del tacchino intero, legato, imbrigliandolo  con lo spago. Per un tacchino di circa un chilo 800 grammi di carne da  salsiccia, mez&shy;zo chilo di ripieno a base di vitello, tre fette di <em>bacon<\/em>, mezzo litro di fondo bruno, una  salsa di pane<em>, <\/em>del grasso per bagnare durante la cottura.&nbsp; Riempite il gozzo con la salsic&shy;cia, il corpo  col ripieno, assicurate il <em>bacon<\/em> intorno all&rsquo;animale, bagnatelo di grasso e fatelo arrostire in un forno  moderatamente caldo per due ore all&rsquo;incirca inumidendolo spesso con il suo  sugo. Un quarto d&rsquo;ora prima della fine togliete il <em>bacon<\/em> per permettere al tacchino di dorarsi. Togliete lo spago,  servitelo su un piatto caldo, con la salsa di pane (<em>bread<\/em><em> sauce<\/em>)a parte.&nbsp; <em>Turkei<\/em><em> soup <\/em>(cucina americana). Prendete la carcassa e tut&shy;to  ci&ograve; che &egrave; rimasto d&rsquo;un tacchino ar&shy;rosto.&nbsp;  Togliete tutta la buona carne rimasta sulle ossa e mettetela da par&shy;te.  Mettete pure da parte il ripieno . Sminuzzate le ossa e collocatele, unita&shy;mente  alla carne che vi sia rimasta aderente, in una casseruola abbastanza ampia,  riempiendola d&rsquo;acqua fredda, in modo da coprirne il contenuto.&nbsp; Aggiun&shy;geteci una cipolla ritagliata, una  presa di sale ed una presina di pepe. Fate sobbollire per due ore, setacciate,  la&shy;sciate raffreddare ed eliminate il gras&shy;so.&nbsp;  Rimettete il tutto sul fuoco, aggiungendovi la carne ricavata, chiara o  scura in&shy;differentemente, con qualche cucchiaio del ripieno.&nbsp; Fate sobbollire per un&rsquo;al&shy;tra mezz&rsquo;ora e  servite.&nbsp; Se non avete pi&ugrave; del ripieno  disponibile, accentuate il condimento. Comunque, legate con farina e  burro.&nbsp; <em>Truthahnkroketten<\/em>(Cucina tedesca, crocchette, arte di uti&shy;lizzare i resti).&nbsp; Ingredienti: arrosto di tacchino, met&agrave; del  quantitativo di pro&shy;sciutto, funghi, uova, brodo di carne, prezzemolo, sale,  pepe, pan grattato, grasso da friggere.&nbsp;  Sminuzza&shy;te i funghi, cucinateli al burro ed aggiungeteci un po&rsquo; del  brodo di carne, quindi il sale, il pepe, il prezzemolo, continuate la cottura  per una decina di minuti. Setacciate e legate col tuorlo d&rsquo;uovo.&nbsp; Mescolate questa salsa al tacchino ed al  prosciutto, anch&rsquo;essi smi&shy;nuzzati. Raffreddato il tutto, forma&shy;teci delle  crocchette, passatele nel tuorlo d&rsquo;uovo, poi nel pangrattato e fate friggere a  gran frittura. Servitele con spicchi di limone e prezzemolo.&nbsp; <em>Lombardia.<\/em> Tacchino arrosto, con  ripieno, che &egrave; quanto mai vasto.&nbsp;  Prosciutto, salsiccia, rigaglie dello stesso tacchino, mele, prugne,  casta&shy;gne, cipolline, tartufi, formaggio, pepe, noce moscata, uova, vino bianco  sec&shy;co.&nbsp; <em>Sicilia, <\/em>specialmente a Ragusa.&nbsp; Tacchino  ripieno, con un confezionamento pi&ugrave; semplice. Il ripieno &egrave; costi&shy;tuito  soprattutto di carne e pasta.&nbsp; <em>Mantova.&nbsp; <\/em>La regione ha una riputa&shy;zione  internazionale per l&rsquo;allevamento del tacchino, pari alla California, che, con  voce dialettale, si chiama <em>pitonsina<\/em><em> &lsquo;d risera <\/em>(di ri&shy;saia). Vi si prepara pure il polpettone  di tacchino.&nbsp; <em>Teramo <\/em>(Abruzzo).  Alla canzanese (Canzano &egrave;  una cittadina della provincia). Cotto intero ed avvol&shy;to di gelatina.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T1.jpg\" alt=\"Tacchino - T\u00e2te-vin\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Taganrog<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;un dolce della cucina russa,  che trae il suo nome dalla citt&agrave; sulle rive del Don.&nbsp; Due tazze di granoturco spezzato e bollito  nel lat&shy;te, ancora caldo, una tazza di zucchero, una di uva sultanina, due noci  di burro, una presa di sale, una buccia di limone raspata, un bicchie&shy;rino di  vino di Tokay, vero.&nbsp; Mescolate ed  aggiungeteci il tuorlo di tre uova, mon&shy;tate.&nbsp;  Tappezzate uno stampo di foglie d&rsquo;angelica. Trenta minuti di cot&shy;tura in  forno.&nbsp; Servitelo contornato di  ciliege.&nbsp; Taganrod,  oggi, &egrave; anche una linea di paste secche italiane.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Taillevant<\/strong> (o Taillevent)  nome d&rsquo;ar&shy;te diGuglielmo Tirel, cuoco del re  di Francia nel XIV secolo. Intorno al 1375 scrisse un trattato di cucina, il  pi&ugrave; vecchio del fosco periodo medioevale,<br \/>\n    <em>le Viandier, <\/em>praticamente introvabile.&nbsp; Fu ristampato da Pichon  e Vicaire nel 1892.&nbsp; <em>Vedi in questo stesso sito  l&rsquo;articolo sulla sua cucina e il suo tempo. <\/em><\/p>\n<p><strong>Tamarindo <\/strong>(fr. <em>Tamarinier<\/em><em>, <\/em>l&rsquo;albero  (e <em>tamarin<\/em><em>, <\/em>frutto e bibita), ingl. <em>Tamarind-tree<\/em>oppure <em>Indian<\/em><em> acacia <\/em>(e <em>tamarind<\/em>)<em>; <\/em>ted. <em>Tamarindenbaum<\/em>(e <em>Tamarindenfrucht<\/em>)), albero del genere  delle <em>Leguminose<\/em>, a foglie alterne,  piccole stipole e fiori giallastri o rossicci.&nbsp;  L&rsquo;al&shy;bero pu&ograve; raggiungere i venticinque metri d&rsquo;altezza.&nbsp; Si chiama tamarindo tanto l&rsquo;albero quanto il  frutto e la bibita.&nbsp; Originario dalle  Indie, &egrave; ormai diffuso in tutti i paesi caldi.&nbsp;  Le foglie, in infusione, servono come vermifugo, fresche, co&shy;me  foraggio.&nbsp; I frutti sono lassativi, come  polpa si usano nella preparazione di marmellate e di bibite, anche miste  all&rsquo;orzata.&nbsp; La corteccia &egrave; astringente ed  &egrave; un rimedio contro le diarree persi&shy;stenti.&nbsp;  Il legno &egrave; denso e solido e si lavora facilmente.<\/p>\n<p><strong>T&agrave;ricos<\/strong> era il nome collettivo dato ai pesci in  conserva in genere, che s&rsquo;im&shy;portavano a Roma dalla Spagna e dalla Sardegna.<\/p>\n<p><strong>Tartara<\/strong>,  alla tartara.&nbsp; Questa deno&shy;minazione si  applica soprattutto a tre generi di preparazioni: a. Ad una maionese, cui si &egrave;  aggiunto un po&rsquo; di senape, per aumentarne il sapore.&nbsp; b.&nbsp; Ad  una salsa fredda, come d&rsquo;altron&shy;de quella precedente, composta di cer&shy;foglio,  scalogno od erbe aromatiche simili, tritate fini, cui aggiungerete sale, pepe,  senape, un piccolo cucchiaio di aceto, facendo cadere a goccia a goc&shy;cia  dell&rsquo;olio d&rsquo;oliva, sempre rimestando. c. Si chiama infine alla tartara un  filetto od un controfiletto, tritato, con&shy;dito con sale e pepe, ricostituito,  ser&shy;vito crudo, con un tuorlo d&rsquo;uovo sopra, ed a parte, cipolle, capperi e  prezzemolo.&nbsp; L&rsquo;etimologia si spiega forse  con il fatto che i Tartari avevano l&rsquo;abitu&shy;dine di consumare la carne cruda,  ammorbidita sotto la sella, cavalcando.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T2.jpg\" alt=\"Tacchino - T\u00e2te-vin\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Tartaruga <\/strong>(fr. <em>tortue<\/em>(la  variet&agrave; americana, di piccole dimensioni, <em>terrapine<\/em>),ingl. <em>turtle<\/em>(la  variet&agrave; america&shy;na, <em>diamond<\/em><em> back, <\/em>dorso  di diamante, per le faccette cornee, coprenti lo scu&shy;do), ted. <em>Schieldkr&ouml;te<\/em><em>, <\/em>sp. <em>Tortuga, <\/em>port. <em>Tartaruga, <\/em>lat. <em>Tortudo<\/em><em>, <\/em>lat. medioeva&shy;le, <em>tortuga<\/em>e <em>tartuga<\/em>)<strong>.<\/strong> Le tartarughe, di cui so&shy;no note  molte variet&agrave;<em>, <\/em>moltedelle  qua&shy;li stanno scomparendo, si possono suddividere in tre grandi gruppi: terre&shy;stri,  fluviali e marine.&nbsp; Il loro nome  scientifico &egrave; <em>Testudo.<\/em><br \/>\n  Mentre i romani, mal&shy;grado i loro cibi eclettici, tra i quali  figuravano persino le lingue di pappagallo, non conoscevano la tartaruga che  per le sue propriet&agrave; di lentezza (<em>lento tarda gradu<\/em>)e per estensione avevano chiamato <em>testudo <\/em>lo scudo di difesa dei  soldati ed uno strumento musicale, una specie di liuto, gli anglo-aAmericani  hanno elevato la tartaruga alla dignit&agrave; di alta cucina, tanto per il sa&shy;pore,  quanto per il costo.&nbsp; In Italia, la  tartaruga non &egrave; apprezzata, tranne a <em>Venezia, <\/em>dove, un tempo, si preparava una deli&shy;ziosa zuppa, ricorrendo  alle tartarughe di mare, utilizzandone pure la carne bollita con una salsa  piccante, ed a <em>Grosseto, <\/em>nel cui territorio la tarta&shy;ruga di terra era  scovata con i cani.&nbsp; Oggi, grazie al  cielo &egrave; proibito.&nbsp; Si preparava con esse  una zuppa, mentre la carne lessata veniva poi cotta in un soffritto di prezze&shy;molo,  cipolla, aglio, con pomodoro e piselli.&nbsp;  Diamo qualche ricetta per ragioni accademiche e suggeriamo di rispettare  questo animale, inoffensivo e longevo.&nbsp; <em>Turtle<\/em><em> soup <\/em>(cucina  in inglese).&nbsp; Per 250 grammi di carne di  tartaruga di mare altrettanto di manzo magro e di vitello, una cipolla, una  carota, mezza rapa, un po&rsquo; di sedano, un mazzolino aromatico, un chiodo di  garofano, noce moscata, un piccolo cucchiaio di succo di limone, sale, pepe, un  buon brodo, un uovo.&nbsp; Lasciate la carne  della tartaruga a bagno per tre giorni, cambiando l&rsquo;acqua abbastanza  spesso.&nbsp; Mettete questa carne in una  casseruola, unitamente al brodo e ad una presina di sale.&nbsp; Portate all&rsquo;ebollizione.&nbsp; Aggiungeteci le ortaglie, le spe&shy;zie ed il  condimento, schiumate il gras&shy;so all&rsquo;ebollizione e continuate la cot&shy;tura a  recipiente coperto per altre sei ore. Sorvegliate il liquido, aggiungen&shy;dovi  altro brodo, se si fosse troppo ridotto. Setacciate, mettendo da parte i pezzi  di tartaruga. A questo punto tritate il manzo ed il vitello, aggiungeteci  l&rsquo;albume di un uovo montato a neve ferma, im&shy;mergete questo composto nella  zuppa, rimestando, sino alla bollitura.&nbsp;  Sobbol&shy;lite per un&rsquo;altra mezz&rsquo;ora.&nbsp;  Rimettete nel brodo i pezzi di tartaruga, versa&shy;teci il succo di limone  e scaldate per qualche minuto.&nbsp; Servite a  parte con qualche fetta di limone.&nbsp; <em>Natatoie  di tarta&shy;ruga <\/em>(cucina inglese). Lessatele come sopra, solamente a tre  quarti della lo&shy;ro cottura.&nbsp; Ultimatene  la cottura fa&shy;cendole brasare al vino bianco. Servi&shy;tele poi a volont&agrave;, con una  salsa pic&shy;cante, oppure alla finanziera, o col riso all&rsquo;indiana.&nbsp; <em>Natatoie all&rsquo;americana. <\/em>Preparatele  come sopra indicato, ser&shy;vendole con una salsa all&rsquo;americana,<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T3.jpg\" alt=\"Tacchino - T\u00e2te-vin\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Tartufi<\/strong> (<em>Tubercibarium<\/em><em>, <\/em>fr. <em>truffes<\/em>(i francesi chiamano <em>truffes<\/em><em> au chocolat <\/em>certi pasticcini, la cui apparenza ricorda i  tartufi), ingl. <em>truffle<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Tr&uuml;ffel<\/em>)<em>, <\/em>funghi sotterranei della classe degli <em>Ascomiceti<\/em>,  la cui fruttificazione consiste in una .massa globulosa, all&rsquo;interno della qua&shy;le  si formano le spore.&nbsp; Cresce soprat&shy;tutto  sotto le querce e nei vigneti, ma si ritrova pure sotto i castagni ed altri  alberi.&nbsp; Noto ed apprezzato dai romani,  col nome di <em>tuber<\/em><em>, <\/em>il tartufo ritorn&ograve;  all&rsquo;onore della mensa dopo mol&shy;ti secoli d&rsquo;oblio.&nbsp; In genere selvatico, lo si coltiva ora anche  artificialmente, in apposite tartufaie.&nbsp;  Si trova ad una pro&shy;fondit&agrave; da 15 a 20 centimetri, sotto  il suolo e lo si ricerca per mezzo di maiali o cani ammaestrati.&nbsp; Celebri sono i tartufi del P&eacute;rigord in Francia, ma non inferiori di qualit&agrave; i nostri  di Spoleto e Norcia.&nbsp; Brillat-Savarin  aveva chiamato il tar&shy;tufo il diamante della cucina, i Greci onorarono i figli  di Cherope, perch&eacute; il loro padre aveva scoperto una  nuova ricetta per cuocere i tartufi, Apicio e  Giovenale ne hanno fatto l&rsquo;elogio ed infine, tra i Padri della Chiesa,  Sant&rsquo;Ambrogio ringrazi&ograve; San Felice, vescovo di Corno, per un invio di tartufi  di eccezionale grandezza.&nbsp; D&rsquo;una grande  notoriet&agrave; godono i tartufi di Alba, una variet&agrave; bianca saporitissima.<br \/>\n  Ha larghissimo uso in cucina, limitato dai prezzi.&nbsp; Sceglieteli bianchi o neri, secondo le  ricette. Biso&shy;gna fregarli con una spazzola dura, per eliminare residui di  terra. Acqui&shy;stateli possibilmente freschi, quelli con&shy;servati in scatolame  perdono parte del loro profumo e sapore.&nbsp;  Come antipasto non richiedono particolari accorgimen&shy;ti: serviteli nel  modo pi&ugrave; semplice.&nbsp; <em>Per i ripieni <\/em>(pollame  e ra&shy;g&ugrave;), potete utilizzare anche la pelle tri&shy;tata.&nbsp; In Francia non chiedete mai <em>tartufes<\/em><em>, <\/em>sinonimo d&rsquo;impostore, al posto di <em>truffes<\/em><em>.<\/em>&nbsp; I tartufi hanno una spic&shy;cata  personalit&agrave;, non conviene quindi modificarne l&rsquo;intima essenza con tentativi  culinari presunti raffinati, appena raccomandabili se si tratta del tubero in  scatola.&nbsp; Tagliateli in fette sottilissime,  qualche minuto prima di servirvene, non prima.&nbsp; <em>Tr&uuml;ffelsauce<\/em><em>. <\/em>(Cucina tedesca).  Una cucchiaiata da tavola di tartufi a dadini.&nbsp;  Una taz&shy;za di ristretto di vitello.&nbsp;  Un bicchiere di Madera.&nbsp;  Paprica.&nbsp; Sale.&nbsp; Fate bollire nel vino i tartufi tritati per  tre o quattro minuti. Aggiungeteci il ristretto e il resto degli  ingredienti.&nbsp; Continuate la bollitura a  fuoco moderato per altri otto, dieci. La salsa va servita caldis&shy;sima.&nbsp; <em>Risotto. <\/em>Aggiungete i tartufi sopra il  risotto a preparazione ultimata, co&shy;me uno strato di copertura.&nbsp; <em>Omelet&shy;te <\/em>o <em>frittate. <\/em>Aggiungere  i tartufi gi&agrave; nel corso delle uova sbattute.&nbsp;&nbsp; <em>Uova rapprese. <\/em>Come per il risotto, a cottu&shy;ra ultimata, come  copertura.&nbsp; <em>Insa&shy;lata <\/em>(verde). Con  l&rsquo;olio, aceto o limo&shy;ne, sale, pochissimo pepe, e le rondel&shy;le, se grandi,  dimezzate.&nbsp; <em>Tartufi bianchi, crudi  oppure a s&eacute; stanti, <\/em>particolarit&agrave; della cucina italiana.&nbsp; <em>Crudi. <\/em>Puliti, senza pelarli, con  l&rsquo;aiuto di un panno umido, disposti in un piatto a fet&shy;te e a strati, conditi  con olio d&rsquo;oliva, sale, pepe, aceto o succo di limone.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/T\/T4.jpg\" alt=\"Tacchino - T\u00e2te-vin\"\/>\n<\/p>\n<p> <em>Alla piemontese.&nbsp; <\/em>Le fette in un tega&shy;me, alternandone gli  strati con scaglie di parmigiano, sale, pepe ed olio.&nbsp; Al fuo&shy;co moderato per una decina di minuti  con la brace sul coperchio. Servite con degli spicchi di limone.&nbsp; <em>Alla parmigiana. <\/em>In un tegame fate  fondere qualche noce di burro, appena ha preso colore, sistemateci le fette per  pochi secondi, scaldandole appena, non devono spappolarsi, servitele nel te&shy;game  stesso, cospargendole di parmi&shy;giano grattugiato, con l&rsquo;aggiunta di qualche  goccia di succo di limone.&nbsp; <em>Tartufi <\/em>al  forno (<em>baked<\/em><em> truffles, <\/em>cucina ingle&shy;se). Dopo la preparazione gi&agrave; indicata di pulitura, ravvolgete  i tartufi interi &mdash; ciascuno individualmente &mdash; in un foglietto di car&shy;ta oleata  o di alluminio.&nbsp; Sistemateli in forno  caldo e dopo un&rsquo;ora ritirateli.&nbsp;  Serviteli, possi&shy;bilmente nel loro cartoccio affinch&eacute; il pro&shy;fumo non si  disperda.&nbsp; Altra ricetta inglese,  chiamata, curiosamente, <em>all&rsquo;italiana.&nbsp; <\/em>Infornate delle fette di tartufi con del prezzemolo tritato, un  sospetto d&rsquo;aglio, sale, pepe ed olio, per un&rsquo;ora. Servitele calde con qualche  goccia di succo di li&shy;mone all&rsquo;ultimo momento.&nbsp; <em>Tartufi con le uova <\/em>(cucina americana). Fate cuocere i tartufi  affettati in un po&rsquo; di burro per cinque minuti.&nbsp;  Scolateli e col&shy;locateli in altro tegame, unitamente a qualche fiocco di  burro fresco, uova (tre per un tartufo di media grandezza), una cucchiaiata da  tavola di panna liquida fresca, sale, noce moscata grattugiata ed un nonnulla  di pepe.&nbsp; Mescolate il tutto su piccolo  fuoco. Poi, lontano dal fuoco, sbattete la prepara&shy;zione fino ad  addensarla.&nbsp; Servite il tutto in un  piatto riscaldato, con un contorno di crostini.&nbsp;  Le ricette che seguono appartengono alla cucina francese.&nbsp; <em>Truffes<\/em><em> au champagne.&nbsp; <\/em>Cos&igrave;  si esprime Alessandro Dumas figlio nel <em>Dizionario  Gastrono&shy;mico<\/em>: Cosa pu&ograve; essere pi&ugrave; esilarante, pi&ugrave; divino dei tartufi allo  champagne? Versate in un tegame il contenuto di una bottiglia di champagne,  collocatevi i tartufi e fateli bollire per un&rsquo;ora, ser&shy;vendoli poi su una salvietta  bianchis&shy;sima. Chi potrebbe resistere alla poten&shy;za d&rsquo;una simile composizione?  Che in&shy;canta il palato ed eccita la fantasia? Come il suo aroma inebriante  carezza, lusinga ed allieta!&nbsp; Da allo&shy;ra  la ricetta di Dumas &egrave; stata perfe&shy;zionata.&nbsp;  Fate bollire nel contenuto di una bottiglia di champagne 500 grammi di tartufi,  si fa per dire, con l&rsquo;aggiunta d&rsquo;una <em>Mirepoix<\/em> bordolese bene cotta, a tegame coperto.&nbsp;  L&rsquo;aggiunta di lardo bianco &egrave; facoltativa.&nbsp; Disponete poi i tartufi in timballo, oppure  ciascun tubero in un singolo piccolo recipiente, d&rsquo;argento o di ceramica, per  ciascun invitato.&nbsp; A parte farete bollire  lo champagne, riducendone il volume originario ad un terzo ed aggiungendovi un  pochino di ristretto di vitello molto chiaro.&nbsp;  Stac&shy;ciate il liquido con la mussolina, ver&shy;satelo sui tartufi e  scaldateli a fuoco dolcissimo per una decina di minuti, senza naturalmente  avvicinarvi all&rsquo;e&shy;bollizione.&nbsp; <em>Truffes<\/em><em> aux vins de liqueur. <\/em>Secondo la  ricetta precedente, sostituendo lo champagne con Madera, Xeres o simili.&nbsp; <em>Salade<\/em><em> de  truffes. <\/em>All&rsquo;insalata verde aggiungerete le fet&shy;te  di tartufi con lamette di patate bol&shy;lite, si chiamer&agrave; insalata mezzolutto (<em>demi deuil<\/em>)<em>, <\/em>altrimenti con fon&shy;di di carciofi, che costituiranno l&rsquo;in&shy;salata <em>imperatrice.&nbsp; <\/em>In mancanza di tartufi crudi, fate uso di  quelli in con&shy;serva, ma astenetevi di ricorrere a piante aromatiche, usando  semplicemente olio, aceto, o limone, sale e pe&shy;pe.&nbsp; <em>Pur&eacute;e di tartufi. <\/em>A 300 grammi di tartufi  crudi e tritati aggiungerete un terzo di litro di besciamella e tre cuc&shy;chiaiate  da tavola di panna liquida fresca. Scaldate il tutto leggermente,  mescolando.&nbsp; Pas&shy;sate allo staccio,  condite con sale e pe&shy;pe, riscaldate ancora ed aggiungete burro alla fine.&nbsp; La purea serve soprat&shy;tutto come  guarnizione.&nbsp; <em>Souffl&eacute; di tartufi.&nbsp; <\/em>Secondo il metodo usuale dei <em>souffl&eacute;<\/em>.&nbsp;  Serviteli per&ograve; in <em>cocottes<\/em> a parte, come antipasto.&nbsp; <em>Tartufi  sotto la cenere. <\/em>Puliteli, senza pelarli, co&shy;spargeteli  di un nonnulla di sale, innaffiateli di qualche goccia di cognac, avviluppateli  di una fetta di lardo bianco, poi con carta oleata, burrata, o alluminio ingras&shy;sato,  chiuso ermeticamente e legger&shy;mente bagnato con dell&rsquo;acqua.&nbsp; Collocateli su uno strato di cenere  caldissima, copriteli con altro strato di cenere, poi la brace.&nbsp; Da 40 a 60 minuti secondo la grandezza.&nbsp; Le&shy;vateli dalla carta o dall&rsquo;alluminio e  serviteli caldi, con bur&shy;ro a parte.&nbsp; <em>Rissoles<\/em><em> &agrave; la Valromey <\/em>(Valromey, antica regione di Francia, gi&agrave; appartenente ai  Savoia, ceduta poi a Luigi XIII).&nbsp; Sono  polpettine.&nbsp; Tra due fette di tartufi,  alquanto spesse, collocate una fetta di <em>foie gras<\/em>,  del medesimo spessore.&nbsp; Sale pepe e  spezie, nonch&eacute; qualche goccia di <em>Cognac<\/em>.&nbsp; So&shy;pra e sotto pasta sfogliata, di un dia&shy;metro  leggermente superiore, in modo da poter saldare la pasta stessa e racchiudere  tartufi e fegato in modo erme&shy;tico.&nbsp;  Friggetele.&nbsp; Servitele con dell prezzemolo fritto a parte e, con una salsa <em>P&eacute;rigueux<\/em>.&nbsp; <em>Foie gras. <\/em>Il  tar&shy;tufo &egrave; un elemento importante nella preparazione del fegato grasso. <em>Come  guarnizione di pollame e selvaggina.&nbsp; <\/em>Pulite  i tartufi pelateli, tagliateli in piccoli dadi, con&shy;diteli  con sale, timo e noce moscata, tutto in polvere, avrete nel frattempo preparato  un grasso di maiale, prove&shy;niente dai rognoni, con l&rsquo;aggiunta di un po&rsquo; di <em>foie  gras<\/em>, tagliato a dadi, rammollito a piccolo  fuoco.&nbsp; Nel liquido cos&igrave; ottenuto, farete  bollire i vostri tar&shy;tufi, dopo aver stacciato il liquido stes&shy;so.&nbsp; Bollitura finale da 10 a 12 minuti. Il tutto,  molto delicato, pu&ograve; servire anche come ripieno.<\/p>\n<p><strong>T&acirc;te-vin<\/strong> &egrave; il nome francese d&rsquo;un tubetto, che  serve per prendere un cam&shy;pione di vino da una botte, e poi, per estensione,  quello d&rsquo;una tazza, bassa, con <em>diamanti<\/em> (sfaccettature), di me&shy;tallo argentato o d&rsquo;argento che serve per assaggiare il  vino. Poich&eacute; questi assaggi costituiscono in Francia delle cerimonie quasi  religiose, le tazze sono spesso artisticamente deco&shy;rate.&nbsp; Oggi questa tazza si chiama anche <em>taste vin<\/em>, ma fate gli snob, usate  l&rsquo;antica espressione, cos&igrave;, ogni volta che vi correggeranno farete sfoggio  della vostra erudizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tacchino (fr. dindon (la fem&shy;mina dinde, i piccoli dindonneau),ingl. turkey, ted. Truthahn), chiamato anche dindo o dindio nell&rsquo;Italia Settentrionale.&nbsp; &Egrave; un gallinaceo dei Fagianidi, caratterizzato da una testa priva di piume, coperta invece da caruncole irregolari, che si protraggono penzoloni lungo il becco e gi&ugrave; per il collo.&nbsp; Il piumaggio &egrave; grigio scuro, con orli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[475],"tags":[],"class_list":["post-3945","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-t"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3945","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3945"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3945\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3948,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3945\/revisions\/3948"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3945"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3945"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3945"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}