{"id":3915,"date":"2009-09-13T16:14:43","date_gmt":"2009-09-13T15:14:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3915"},"modified":"2009-09-13T16:14:43","modified_gmt":"2009-09-13T15:14:43","slug":"sandwich-scauro-emilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/09\/13\/sandwich-scauro-emilio\/","title":{"rendered":"Sandwich &#8211; Scauro, Emilio"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sandwich<\/strong>, corrisponde al nostro panino imbot&shy;tito. &nbsp;Il termine, a quanto sembra, trae origine da  un John Montagu, conte di Sandwich, giocatore impenitente che, per non  staccarsi dal tappeto verde, consumava i pasti tenendo le carte in una mano ed  i panini nell&rsquo;altra. &nbsp;&Egrave;una delle  rare preparazioni della cucina in&shy;glese che porti un nome proprio, per di pi&ugrave;  nobiliare. &nbsp;Naturalmente il nostro panino  imbottito ed il <em>petit pain fourr&eacute; <\/em>dei francesi sono esistiti prima delle  notti settecentesche del nostro conte.&nbsp; In  origine il <em>sandwich <\/em>inglese era quanto mai semplice: carne affettata,  collo&shy;cata tra due fette di pane imburrato. Da allora le variet&agrave; si sono  moltiplicate all&rsquo;infinito.&nbsp; <em>Sandwich del bookmaker<\/em> (dell&rsquo;alli&shy;bratore).  &Egrave; consigliabile anche per co&shy;loro che non frequentano il campo del&shy;le corse. &Egrave;  una ricetta inglese che va meditata, giacch&eacute; pu&ograve; sostituire un pa&shy;sto per la  gente non troppo affamata od esigente, purch&eacute; le indicazioni siano scrupolosamente  osservate.&nbsp; Si ritagliano da un <em>pan  carr&eacute; <\/em>le due estremit&agrave; che formano la crosta, lasciandovi aderire un  centimetro circa di mollica, che si spal&shy;mer&agrave; di burro. Si cuocer&agrave; alla  graticola una fetta di <em>beefsteak<\/em> d&rsquo;uno  spessore discreto, condendola di sale e pepe, fa&shy;cendola raffreddare,  cospargendola poi di rafano (<em>cren<\/em>)  raspato e collocandola tra le due fette di pane, dopo avere spal&shy;mato la carne  stessa di senape. &nbsp;Legate il <em>sandwich<\/em> con un filo e circondatelo di  vari fogli di carta asciugante. &nbsp;Col&shy;locate  il pacchetto sotto una pressa, e serrate la vite gradatamente, lascian&shy;dovi il <em>sandwich<\/em> per una mezz&rsquo;ora cir&shy;ca. &nbsp;Ritirandolo, si scoprir&agrave; che la midolla si  sar&agrave; inzuppata del sugo della carne, impedita dalla crosta di scap&shy;pare. &nbsp;Se il <em>sandwich <\/em>non &egrave; consumato subito,  ravvolgetelo con fogli di carta bianca o meglio ancora, collocatelo in una  scatola di latta. &mdash; <em>Harlequin sandwiches <\/em>(<em>sandwich <\/em>all&rsquo;Arlecchino,  cuci&shy;na americana). Per ogni sandwich oc&shy;corre una fetta di pane bianco ed una  di pane nero. Spalmate di burro e poi con una miscela di formaggio a pasta  molle e di noci tritate.<\/p>\n<p><strong>Sangaree<\/strong>,  voce inglese, per indicare una bibita (di <em>sherry, porto, brandy, ale, stout,  porter, gin <\/em>ecc), zuccherata, con l&rsquo;aggiunta di noce moscata grattu&shy;giata e  ghiaccio pillato. <em>&nbsp;<\/em>Generalmente si scuote la bibita nello <em>shaker <\/em>prima ed al momento di servire si cosparge la noce moscata.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/S\/S4.jpg\" alt=\"Sandwich - Scauro, Emilio\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Sangu&egrave;te<\/strong>,  anche <em>sanguette, sanquette <\/em>nonch&eacute; <em>sang cuit. <\/em>&Egrave; una preparazione  tipica di varie campagne francesi.&nbsp; Si fa  colare il sangue del pollame in una terrina di terraglia contenente uno strato  di prezzemolo e d&rsquo;aglio, con pezzetti di lardo magro leggermente soffritto. &nbsp;Coagulato il sangue, lo si ri&shy;tira e lo si fa  cuocere in un tegame, con grasso d&rsquo;oca o di maiale. &nbsp;&Egrave; ser&shy;vito, innaffiato col grasso di cottura e  l&rsquo;aggiunta di qualche goccia di aceto. &nbsp;Un&rsquo;analoga preparazione &egrave; chiamata <em>sanguine <\/em>nel Berry. La pietanza servi&shy;ta si presenta nella forma d&rsquo;una <em>cr&egrave;pe.<\/em>&nbsp; Si  pu&ograve; aggiungere a questa preparazione anche del cioccolato amaro  grattugiato.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Sanguiculus<\/strong> era chiamato dai ro&shy;mani una specie di sanguinaccio, fatto col capretto.<\/p>\n<p><strong>Sanguinacci<\/strong>,  sono insaccati di san&shy;gue di maiale coagulato, con vari dol&shy;ciumi: con  cioccolata e cedro candito, come a Capua in Campania.&nbsp; Con cervella di  maiale, come nelle Puglie.&nbsp; Con lo zucchero, pinoli ed uva passa  come in Sardegna.&nbsp; Vi &egrave; infine il sanguinaccio o  migliaccio alla fiorentina<em>, <\/em>con  una preparazione analoga.<\/p>\n<p><strong>Santoreggia<\/strong> (<em>Satureja  hortensis<\/em>, fr. <em>sarriette, <\/em>inglese <em>summer savory, <\/em>tedesco<em> Bohnenkraut, <\/em>fiamm. e ol. <em>Boonenkruid, <\/em>dan. <em>Sar, <\/em>spagn. <em>aiedra comun, <\/em>port. <em>segurelha<\/em>)<em>. <\/em>Pianta  del genere delle <em>Labiate<\/em> <em>satureinee<\/em>. &nbsp;Le foglie crescono in modo variabile. &nbsp;O sono grandi, larghe e den&shy;tate, o piccole,  strette, a bordi lisci. &nbsp;I fiori sono  bianchi, violetti o rossi. &nbsp;Una variet&agrave;,  la santoreggia delle montagne, ha foglie lucenti, senza peli.&nbsp; La pianta era gi&agrave; nota ai romani, col nome di <em>Satureia. <\/em>Nel passato le si attribuivano virt&ugrave; afrodisiache, perci&ograve; c&rsquo;&egrave;  chi fa discendere il nome da <em>satyrus. &nbsp;<\/em>&Egrave; pi&ugrave; probabile in&shy;vece che tragga origine  da <em>satar, <\/em>nome ebraico di varie Labiate.&nbsp;  Cresce con grande facilit&agrave; in tutta la regione mediterranea. &nbsp;&Egrave; chiamata volgarmente Erba acciuga.&nbsp; Rappresenta un ottimo condimento, particolar&shy;mente  per le lenticchie e le fave. &nbsp;In&shy;vece &egrave;  assai dubbia la sua efficacia con&shy;tro la scabbia ed i vermi intestinali, che  taluno le vuole attribuire.<\/p>\n<p><strong>Saratoga<\/strong>, il  cui nome ricorre spesso nelle bibite americane, &egrave; una cittadina nello stato di  New York, esattamente Saratoga Springs, localit&agrave; di villeggiatu&shy;ra estiva, nota  per le sue acque mine&shy;rali e per la capitolazione del generale inglese Robert Burgovne,  circondato nel 1777 (16 ottobre, la sconfitta) dagli Americani, durante la  guerra di Indipendenza.<\/p>\n<p><strong>Sart&ugrave;<\/strong> &egrave; il  nome d&rsquo;un timballo di ri&shy;so della cucina napolitana. &nbsp;Per la pre&shy;parazione di questa pietanza  veramente interessante occorrono i se&shy;guenti ingredienti: uno <em>stampo <\/em>liscio,  privo del tubo centrale, che avrete cu&shy;ra di spalmare abbondantemente di burro  e di pane grattugiato, capovol&shy;gendo poi lo stampo per eliminare le particelle  di pane, sulle quali il burro non ha fatto presa, un <em>risotto, <\/em>preparato  secondo le indicazioni date nella voce riso, con l&rsquo;avvertenza di mantenerlo  molto fermo, prima della cottura de&shy;finitiva usuale. &nbsp;Salate questo risotto, aggiungetevi del  parmigiano grattugia&shy;to e legatelo con un uovo sbattuto. &nbsp;Il risotto cos&igrave; preparato, appena freddo, sar&agrave;  da voi utilizzato per tappezzare le pareti dello stampo, in modo da for&shy;mare l&rsquo;involucro  del <em>sart&ugrave;<\/em>, d&rsquo;uno spes&shy;sore di un  centimetro abbondante, con&shy;serverete una parte del risotto, quanto basti per  formarne il coperchio, che sar&agrave; la base, appena sformato il sart&ugrave;. &nbsp;Ora viene la volta del <em>ripieno. <\/em>&nbsp;Date la preferenza ad un misto di cipolle,  farina e burro, con il quale preparerete un <em>roux<\/em> biondo, nel quale  aggiungerete pomodoro, salsiccine ritagliate, eventualmente fegatini di pollo,  funghi o tartufi e pi&shy;selli, stagione permettendo. Mesco&shy;late questo ripieno,  che verr&agrave; arricchito con della mozzarella, questo ripieno dovr&agrave; essere denso di  consi&shy;stenza e legato con un uovo sbattuto.&nbsp;  Lo sistemerete nel vuoto del timballo. &nbsp;Applicate il coperchio con la parte del  risotto che avete messo da parte, co&shy;spargendolo di pane grattugiato, di  parmigiano e di qualche fiocco di burro. &nbsp;Lo stampo va in forno a moderato calore un&rsquo;ora  circa prima di servire.&nbsp; Tolto dal forno,  lasciatelo raffreddare per qualche minuto, per poterlo utilmente sformare. &nbsp;Servitelo con una salsa di pomodoro fresco a  parte.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/S\/S5.jpg\" alt=\"Sandwich - Scauro, Emilio\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Sassefrica<\/strong>,  denominazione che taluni usano per indicare la scorzonera o la scorzobianca.  Sembra una corruzione della voce francese <em>salsifis.<\/em> <\/p>\n<p><strong>Saupiquet<\/strong>,  termine culinario france&shy;se che risale al medioevo, tuttora usa&shy;to nella parte  sud occidentale della Francia, per indicare una salsa adatta ad accompagnare il  coniglio, la lepre ed altra selvaggina, sempre arrosto. &nbsp;Questa salsa ha per base il vino rosso, reso  piccante con aceto e diverse spe&shy;zie, in pi&ugrave; del pane arrostito grattu&shy;giato.<\/p>\n<p><strong>Savouries<\/strong>,  anche <em>savories, <\/em>al plura&shy;le, significa cose saporite. &nbsp;Con questo termine si indica in Inghilterra una  portata, semisconosciuta nel continente eu&shy;ropeo, che segue l&rsquo;arrosto e  talvolta an&shy;che il dolce e consiste in piatti, caldi o freddi, serviti in  piccole porzioni, senza alcuna affinit&agrave; tra di loro, tranne quella di essere  pepati e di costituire un invito a bere. &nbsp;La serie di questi presunti <em>savouries <\/em>&egrave;  infinita e la loro composizione si avvicina a quella del nostro antipasto, ma  pi&ugrave; carica. &nbsp;Ne ci&shy;tiamo qualche esempio:  preparazioni a base d&rsquo;acciughe, e di caviale, su <em>toast <\/em>od altrimenti, <em>omelette <\/em>o <em>souffl&eacute; <\/em>di for&shy;maggio, uova rapprese con filetti d&rsquo;acciughe,  scaloppine d&rsquo;aragosta, <em>souf&shy;fl&eacute; <\/em>di funghi, ostriche nelle diverse for&shy;me,  crude, fritte, su <em>toast, <\/em>gallo di montagna, <em>Welsh rare bit <\/em>e  persino i nostri maccheroni al gratin. A noi latini pi&ugrave; che discutibile, questo  post-pasto appare eccessivo, ma i buongustai d&rsquo;ol&shy;tremanica lo esaltano,  dicendo che un pranzo senza di esso non sarebbe com&shy;pleto.<\/p>\n<p><strong>Savoyarde, &agrave; la Savoyarde<\/strong>, &egrave; una de&shy;nominazione che si applica a pietanze, guarnite di  patate con groviera grattugiato.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Sbiraglia<\/strong> &egrave;  la voce veneta per riga&shy;glie di pollo, che entrano nei <em>risi in sbiraglia <\/em>e  nei <em>bigoli <\/em>(spaghetti) <em>in sbiraglia.<\/em><\/p>\n<p><strong>Scabeccio<\/strong> &egrave;  il termine ligure per pe&shy;sce conservato sotto aceto.&nbsp; La prepara&shy;zione analoga, in Campania e nelle  Pu&shy;glie, &egrave; chiamata <em>scapece. &nbsp;<\/em>&Egrave;  probabile che questi termini derivino dallo spagnolo <em>escabece, <\/em>che  significa pesce in salamoia.<\/p>\n<p><strong>Scalcare<\/strong>,  tagliare la carne cotta o cruda, secondo determinate regole, &egrave; si&shy;nonimo di  trinciare. &nbsp;&Egrave; un&rsquo;operazio&shy;ne che si pu&ograve;  compiere tanto in cucina, quanto a tavola, secondo i cibi e le circostanze. &nbsp;<br \/>\n    <em>Manzo bollito. <\/em>Tagliatelo di traverso.&nbsp; Lasciate  pure sussistere un pezzetto di grasso. &nbsp;Cercate  di tagliarlo in modo da ottenere fette sottili. &nbsp;Se invece il pezzo &egrave; stracotto dovete  tagliarlo a fette pi&ugrave; grosse, per evitare lo sbriciolamento.&nbsp; <em>Filetto di manzo. <\/em>Per avere fette di  maggiore estensione, ritagliate obliquamente, anche perch&eacute; il bordo, meno  tenero del resto, &egrave; spesso troppo rosolato.&nbsp; <em>Pollo.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>Collocatelo sul dor&shy;so, inclinandolo  sul lato sinistro. &nbsp;La forchetta con la  mano sinistra, il coltello con la destra. &nbsp;Introdurre la for&shy;chetta nella giuntura  posteriore della coscia, facendo leva. &nbsp;Nel frattempo il coltello taglier&agrave; prima la  pelle, lungo la carcassa, per poi scalcare la carti&shy;lagine, la coscia cadr&agrave; da  sola. &nbsp;Proce&shy;dete in modo analogo con la  coscia sinistra. &nbsp;Poi vengono le ali. &nbsp;Introducete la forchetta sotto l&rsquo;ala e con il  coltello, portato il coltello tutto in lun&shy;go sino al groppone, taglierete tutte  e due le ali. &nbsp;Con l&rsquo;ala si stacca il  cosid&shy;detto filetto, il bianco del pollo, che staccherete poi dall&rsquo;ala. &nbsp;Per dividere la carcassa, mantenetela sul  dorso, piantate la forchetta nella parte supe&shy;riore e scalcate nel senso della  lun&shy;ghezza lungo lo sterno. &nbsp;<em>Oca ed  ani&shy;tra. <\/em>&nbsp;Cominciate a levare i filetti lun&shy;go la  parte del ventre. &nbsp;Incidetela prima verticalmente  poi tenendo il coltello in senso orizzontale, staccate i filetti, che devono  essere sottili. &nbsp;Procedete poi, staccando  cosce ed ali, seguendo il me&shy;todo indicato per il pollo. &nbsp;<em>Piccione. <\/em>Dividetelo prima a met&agrave;, poi  in quarti, in modo che ogni parte abbia un&rsquo;ala o una coscia.&nbsp; <em>Beccaccia. <\/em>Si toglie la testa, poi le  zampe, si staccano le co&shy;sce, le ali col filetto, in modo che con la carcassa  possa servire cinque pez&shy;zi.&nbsp; <em>Beccaccia.  &nbsp;<\/em>Pi&ugrave; piccola, si taglia generalmente  in due met&agrave; dopo averle tolta la testa.&nbsp;  Per i pesci, non fate mai uso d&rsquo;un coltello, che conferisce un sapore  sgradevole, ma d&rsquo;una paletta d&rsquo;argento. &nbsp;<em>Rombo. <\/em>Fate un taglio, nel senso della lunghezza, che vada dalla coda alla testa,  penetrando sino alla resta, poi tagli trasversali, dall&rsquo;alto in basso. &nbsp;Togliete le fette co&shy;s&igrave; ottenute. Staccate il  ventre, la parte pi&ugrave; delicata, eliminate la resta, e pro&shy;cedete in modo uguale  dalla parte del dorso. &nbsp;<em>Aragosta ed  astaco. &nbsp;<\/em>Staccate prima le zampe a  destra ed a sinistra (nell&rsquo;astaco anche le tenaglie), poi la coda. &nbsp;Dividete il corpo in due parti. Togliete la  carne con un cucchiaio.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/S\/S6.jpg\" alt=\"Sandwich - Scauro, Emilio\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Scalogno<\/strong> (<em>Allium  ascalonicum, <\/em>fr.<em> &eacute;chalote,<\/em> ingl.<em> shallot, <\/em>ted. <em>Schalotte<\/em>)<em>, <\/em>va&shy;riet&agrave; della cipolla, con un sapore pi&ugrave; dolce.&nbsp; &Egrave; d&rsquo;origine asiatica e fu importata in Europa  all&rsquo;epoca delle Crociate, probabilmente dalla citt&agrave; di Ascalon, in Fenicia,  perci&ograve; il suo nome scientifico di <em>Ascalonicum. &nbsp;<\/em>E coltivata per i suoi bulbi, che  richiedono tuttavia tre anni di maturazione.&nbsp;  Serve per condimento e aggiunta d&rsquo;insalata.&nbsp; <em>Burro di scalogno.<\/em>&nbsp; Per 100 grammi di scalogno  imbianchiti, rinfre&shy;scati, asciugati, compressi e pestati nel mortaio occorrono  100 grammi  di burro. &nbsp;Mescola&shy;te con cura e  stacciate. &nbsp;Questo burro ha tre scopi  principali: come accompa&shy;gnamento di preparazioni alla gratella, per spalmare i  canap&egrave; degli antipasti e come complemento di salse.&nbsp; <em>Essenza di scalogno. <\/em>&nbsp;Occorrono due decilitri d&rsquo;aceto oppure  di vino bianco, ambedue bollenti, nei quali collocherete 50 grammi di scalo&shy;gno  tritato, con le avvertenze di cui alla precedente ricetta. &nbsp;Fate bollire per cinque minuti e setacciate con  una garza.&nbsp; <em>Salse di scalogno. <\/em>&nbsp;La salsa  calda &egrave; la sal&shy;sa Bercy.&nbsp; La salsa fredda  &egrave; uti&shy;le come accompagnamento per le ostriche ed altri crostacei. &nbsp;A due decilitri di ottimo aceto aggiungete 25 grammi di scalo&shy;gno  tritato, con le avvertenze di cui so&shy;pra, ed una presina di pepe. &nbsp;Scuotete la bottiglia o mescolate la salsiera,  pri&shy;ma di farne uso. <\/p>\n<p><strong>Scampi<\/strong>, voce  dialettale che si &egrave; so&shy;stituita al termine italiano <em>&ograve;maro<\/em>. (dialetto napoletano <em>mazzacuogni<\/em>)<em>. <\/em>So&shy;no  crostacei, dal nome scientifico di <em>Nephrops norvegicus, <\/em>hanno le dimensioni<br \/>\n  d&rsquo;un granchiolino, muniti di pinze, una volta caratteristici del  Quarnero.&nbsp; Tuttavia in Italia spesso si  chiamano scampi anche le pannocchie, altro crostaceo marino dei <em>Decapodi<\/em>, di piccole dimensioni, di cui  sono interessanti, in cucina, due specie, il tipo grigio e quello rosa, questo  pi&ugrave; saporito di quel&shy;lo. Portano sulla testa una punta, pi&ugrave; corta nel grigio  che nel rosa. &nbsp;La parte<br \/>\n  commestibile &egrave; costituita solamente dal&shy;la carne contenuta nella  coda.<\/p>\n<p><strong>Scarlatto<\/strong> &egrave;  un aggettivo che si ri&shy;trova spesso nel linguaggio cucinario.<em> &nbsp;<\/em>Questo colore deriva da un bagno pro&shy;lungato  in una salamoia, in cui domina il salnitro, cui sono sottoposte certe  frattaglie, in particolare la carne e la lin&shy;gua di bue, come quella del  maiale.<\/p>\n<p><strong>Scarpazz&ograve;n<\/strong> (erbazzone) &egrave; una spe&shy;cialit&agrave; della cucina di Reggio Emilia, che consiste in un  impasto di spinaci, bietole, uova, burro, formaggio, sale, pepe, spezie,  amalgamato con lardo e ravvolto in un involucro di pasta. &nbsp;Cot&shy;to al forno, si affetta e si consuma, cal&shy;do  o freddo.<\/p>\n<p><strong>Scauro, Emilio <\/strong><em>(<\/em><em>Scaurus  Aemilius)<\/em> aveva ereditato  dal padre <em>Marcus Aemilius Scaurus<\/em>,  cui si deve la via Emilia, un vistoso patrimonio, che il figlio dissoluto  dilapid&ograve;. &nbsp;Il suo nome ricorre spesso  nella storia romana ed &egrave; sinonimo, per chi conosce la storia antica, di  stravaganze gastronomiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sandwich, corrisponde al nostro panino imbot&shy;tito. &nbsp;Il termine, a quanto sembra, trae origine da un John Montagu, conte di Sandwich, giocatore impenitente che, per non staccarsi dal tappeto verde, consumava i pasti tenendo le carte in una mano ed i panini nell&rsquo;altra. &nbsp;&Egrave;una delle rare preparazioni della cucina in&shy;glese che porti un nome proprio, per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[473],"tags":[],"class_list":["post-3915","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-s"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3915","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3915"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3915\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3918,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3915\/revisions\/3918"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3915"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3915"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3915"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}