{"id":3912,"date":"2009-09-12T17:54:17","date_gmt":"2009-09-12T16:54:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3912"},"modified":"2009-09-12T17:54:17","modified_gmt":"2009-09-12T16:54:17","slug":"sago-sambuco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/09\/12\/sago-sambuco\/","title":{"rendered":"Sago &#8211; Sambuco"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/S\/copertina-S.jpg\" alt=\"Lexicon - S\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Sago <\/strong>(fr. <em>sagou<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>sago, <\/em>ted. <em>Sago<\/em>),  anche <em>sag&ugrave;<\/em>, &egrave; una fecola estratta dal  midollo di varie piante, anche da una variet&agrave; della famiglia delle palme,  chiamata albero del pane.&nbsp; Simile alla  tapioca, serve per legare zuppe, brodi ristretti, pasticcerie e budini.&nbsp; Prima di utilizzare il sago, &egrave; ne&shy;cessario  imbianchirlo nell&rsquo;acqua bollen&shy;te per qualche minuto, sgocciolarlo e  rinfrescarlo. &nbsp;<em>Sago al vino rosso <\/em>(cuci&shy;na  russa). 100 grammi  di sago bolliti in mezzo litro di vino rosso (o, in man&shy;canza, di vino bianco),  con 50 grammi  di zucchero, una presa di cannella in pol&shy;vere, una presina di sale ed una scorza  di limone, che eliminerete a cot&shy;tura ultimata. &nbsp;Durata della bollitura a calore non esagerato  venti minuti. Si pu&ograve; consumare freddo o caldo.&nbsp; <em>Hawaian<\/em><em> sago soup <\/em>(ricetta havaiana). &nbsp;Lavate con varie acque fredde un quarto di  tazza di perle (fiocchi) di sago, poi a fuoco mode&shy;rato, fatele cuocere in un  litro di ac&shy;qua sino a renderlo trasparente, aggiungeteci un pizzico di sale,  una presa di cannella, ed al momento di servire due cucchiaiate da tavola di  zucchero, mez&shy;za tazza di sultanine sgranate e tri&shy;tate ed un quarto di litro  di succo di ananas.&nbsp; Le sultanine possono  essere ag&shy;giunte anche durante la cottura.<\/p>\n<p><strong>Sainte-Menehould<\/strong>, capoluogo di un cir&shy;condario nella  Marna, in Francia, noto per la preparazione dei piedi di maiale, che vi si  fanno bollire e, eliminate le ossa, cuocere in un soffritto tritato di  prezzemolo, aglio e cipolletta, al burro, poi raffreddare, impanare ed infine  cuocere alla gratella.<br \/>\n  Questi piedi, secondo la leggenda costarono l&rsquo;arresto a Luigi XVI,  vedi Katharina di Nieuwerve,&nbsp; <em>Viaggio  cucinario nell&rsquo;immaginario dei sapori<\/em>, Roma 2009.<\/p>\n<p><strong>Saint Germain<\/strong>, nome di fantasia del&shy;la cucina francese,  per indicare una pre&shy;parazione a base di piselli freschi. &nbsp;Non &egrave; ammesso per i piselli secchi. &nbsp;Si chia&shy;ma Saint Germain  anche un filetto di sogliole alla griglia. &nbsp;L&rsquo;eti&shy;mologia &egrave; incerta, la Francia vanta due  santi dello stesso nome, a Parigi due basiliche, l&rsquo;una tristemente cele&shy;bre,  quella di Saint Germain l&rsquo;Auxerrois,  dal cui campanile part&igrave; il segnale della notte di San Bartolomeo, il 24 agosto  1572. un quartiere di Parigi, il Faubourg Saint Germain, abitato un tempo dall&rsquo;aristocrazia.&nbsp; Pure una variet&agrave; di pera si chiama Saint Germain.&nbsp; Infine, ci  sono trentasei cittadine con il nome dei due santi, tra le quali la pi&ugrave; nota &egrave; Saint-Germain-en-Laye nelle vicinanze di Parigi, un Claude  Louis Saint-Germain, generale e ministro della guerra  di Luigi XV ed infine un famoso avventuriero il conte di Saint-Germain,  di cui Cagliostro si proclamava allievo. <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/S\/S1.jpg\" alt=\"Sago - Sambuco\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Salamandra<\/strong>,  lucidare con la salamandra, significava, una volta, cospargere un cibo, gi&agrave;  pron&shy;to per essere servito, di zucchero in polvere, di formaggio, di pane  grattato, o di altre sostanze consimili, che vengono poi fuse, dorate o  comunque riscaldate per mezzo del calore emanato da una pala rovente, o da un  apposito ferro in forma di pala, che si passa e ripassa sulla vivanda, senza  per&ograve; toccarla direttamente.&nbsp; Oggi le  salamandre bruniscono con le lampade agli infrarossi.<\/p>\n<p><strong>Salamoia <\/strong>(fr. <em>saumure<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>pickling<\/em><em>,<\/em> ted. <em>P&ouml;ckeln<\/em><em>, <\/em>lat. <em>salsamentum<\/em><em>. <\/em>Etimologia, <em>sal<\/em><em>, <\/em>sale, e <em>muria, <\/em>acqua sa&shy;lata, che si ritrova nell&rsquo;italiano <em>moia<\/em>. &nbsp;Il <em>salsamentarius<\/em>era il mer&shy;cante di pesce o carne salata, il nostro salsamentario)<strong>.<\/strong> &nbsp;Pur avendo una certa analogia con la  marinatura, in realt&agrave; a scopi opposti. &nbsp;Infatti la prima operazione vuol rammorbidire  le carni, con un principio di decomposizione, la seconda pretende di conser&shy;varne  la struttura.&nbsp; <em>Metodo secco. <\/em>Per  ogni chilo di sale grigio, 40   grammi di salnitro, il tutto proporzionato alla quantit&agrave;  ed al volume della carne da salamoiare, all&rsquo;incirca un di chilo di sale per un chilo  di car&shy;ne. &nbsp;Con un grosso ago praticate  un buco profondo nella carne, che soffregherete col salnitro in polvere da  tutte le parti. &nbsp;Mettetela in un  recipiente, con l&rsquo;aggiunta di timo e lauro. &nbsp;Uno strato finale di sale grigio. Il coperchio  deve essere d&rsquo;un diametro leggermente inferiore a quello del recipiente, applicatelo  esercitando una viva pressione sul contenuto. &nbsp;Il tempo necessario per un pezzo di media  grossezza (di 2 o 3 chili circa) &egrave; di sei giorni d&rsquo;estate e di otto d&rsquo;in&shy;verno.  &nbsp;<em>Acciughe in salamoia. <\/em>Decapitatele  e to&shy;gliete loro le interiora, senza per&ograve; la&shy;varle. Nel fondo d&rsquo;un bariletto  mettete uno strato di sale marino, sopra i pesci a forma di ruota, la parte  grossa ver&shy;so l&rsquo;esterno, uno a fianco all&rsquo;altro.&nbsp; Poi,altro strato di sale, altro strato di  pesce, sino all&rsquo;esaurimento della quantit&agrave; di&shy;sponibile, sempre alternando. &nbsp;L&rsquo;ultimo strato dev&rsquo;essere  con il sale. Preparate una salamoia con 300 grammi di sale per  ogni litro di acqua. Bollitela, fatela raffreddare e  versatela sopra i pesci. &nbsp;Comprimete il  tutto con un coperchio d&rsquo;un diametro minore del recipiente, appoggiateci sopra  un peso e dopo un mese rinnovate la sala&shy;moia.&nbsp;  &nbsp;<em>Pomodori in salamoia. &nbsp;<\/em>Prepa&shy;rate una salamoia, come da ricetta, prima  bollita e poi raffred&shy;data. Scegliete pomodori maturi, collo&shy;cateli in un  alberello (cos&igrave; vien det&shy;to un vasetto di terra), senza compri&shy;merli, versatevi  la salamoia, in modo da immergere i pomodori completamente. &nbsp;Tappate il coperchio, che deve rientra&shy;re nell&rsquo;alberello,  con carta pergamena&shy;ta.&nbsp; <em>Funghi in  salamoia. &nbsp;<\/em>Fate bollire in una  casseruola tre quarti di litro d&rsquo;acqua ed un quarto di aceto, con una presa di  sale, raggiunta l&rsquo;ebollizione, immergeteci i funghi, preferibilmente porcini o morecci, purch&eacute; sani ed accuratamente puliti. &nbsp;Toglieteli dopo qualche istante di bollitura,  sgocciolateli.&nbsp; Adagiateli in un  recipiente, un fungo accanto all&rsquo;al&shy;tro, innaffiateli della solita salamoia, 300 grammi di sale per  un litro d&rsquo;ac&shy;qua, bollita e raffreddata. &nbsp;Immergete i funghi completamente, comprimeteli  col coperchio, a chiusura con carta per&shy;gamenata. &nbsp;Si conserveranno per circa dieci mesi.&nbsp; Non preoccupatevi dell&rsquo;odo&shy;re sgradevole e  del colore nerastro del&shy;la salamoia, necessaria appunto per la conservazione  stessa. &nbsp;Invece occorre molta cura prima  di consumarli: due bagni molto caldi, il secondo della durata di almeno un  quarto d&rsquo;ora, poi due bagni freddi, il primo di quattro ore, il se&shy;condo di un&rsquo;ora.  Potete poi, dopo la sgocciolatura, infarinarli, passarli all&rsquo;uovo sbattuto e  friggerli.&nbsp; Se non siete dei puristi  potete usare i recipienti di vetro a chiusura ermetica, ma non hanno lo stesso  fascino dei recipienti in gres con la carta pergamenata.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Salbeimaus<\/strong> (ted. <em>Salbei<\/em><em>,<\/em> salvia, <em>Maus<\/em><em>,<\/em> topolino, topolino di salvia). Specialit&agrave; dell&rsquo;Alto Adige. Sono foglie di  salvia passate in una pastella e fritte nello strutto.<\/p>\n<p><strong>Salep<\/strong> &egrave; una sostanza alimentare che viene dall&rsquo;Oriente,  &egrave; il tubercolo dell&rsquo;orchidea contenente fecola ed un principio mucillagginoso. &nbsp;&Eacute; general&shy;mente venduto, infilato su  cordoncini, traslucido, di colore grigio, e del dia&shy;metro di circa un  centimetro e mezzo. &nbsp;<em>Gelatina. &nbsp;<\/em>Stemperate una presa di farina di <em>salep<\/em> in un deci&shy;litro  d&rsquo;acqua, il modo che il <em>salep<\/em> si sciolga completamente. &nbsp;Fate cuocere  prima a fuoco moderato, poi ad ebollizione per cinque minuti. &nbsp;Aggiungete all&rsquo;ul&shy;timo momento una presina di  cannella in polvere ed una cucchiaiata da tavola di sciroppo di tamarindo. &nbsp;La&shy;sciate raffreddare.&nbsp; <em>Zuppa. <\/em>Stempera&shy;te una presa di farina  di <em>salep<\/em> con un po&rsquo; d&rsquo;acqua, che aggiungerete ad una zuppa di legumi non salata,  unitamente ad una foglia di dragoncello. &nbsp;Fate cuocere per qualche minuto e servite  caldo. &nbsp;Le due ricette appartengono alla  cucina mediorientale.&nbsp; <br \/>\n  Il <em>salep<\/em> &egrave; una parola mutuata  dall&rsquo;arabo, <em>khus<\/em><em> yatus sahlab<\/em> (significa, genitali di volpe), ma come abbiamo  visto &egrave; ben altro.&nbsp; In Europa, oggi, la  vendita del <em>salep<\/em> &egrave; formalmente proibita, si usa solo in Turchia per produrre il gelato, anche se  ci sono delle piccole <em>enclave<\/em> dove si  pu&ograve; gustare la ricetta originaria, come per esempio, sulla riva sinistra della Drina in Kossovo.&nbsp; Un tempo a Mostar (nella Bosnia Erzegovina) i  venditori ambulanti sistemavano sull&rsquo;antico ponte della citt&agrave; i loro banchetti  ricolmi di ciliegie, meloni, pane caldo e <em>salep<\/em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/S\/S2.jpg\" alt=\"Sago - Sambuco\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Salg&agrave;ma<\/strong> erano le erbe, le radici e la frutta, che  i Romani conservavano in sala&shy;moia.<\/p>\n<p><strong>Salm&igrave;<\/strong>, dal  francese <em>salmis<\/em>,&egrave; per definizione una  salsa, usata per la selvaggina a piuma, ed anche per l&rsquo;anitra. &nbsp;Il metodo &egrave; questo.&nbsp; Fate arrostire a tre quarti la selvaggina e  sezionatene i pezzi. Rimarr&agrave; della carne attaccata alla carcassa, che  toglierete, lavorandola al mortaio, unitamente al fegato, bagnando man mano con  un po&rsquo; di fondo chiaro.&nbsp; Infine, setacciate.  Travasate questa specie di purea in una teglia, con un pezzo di burro, del vino  bianco o rosso, sale, pepe ed una scorza di limone, un cucchiaio d&rsquo;olio d&rsquo;oliva.  &nbsp;Fate riscaldare il tutto per un&rsquo;ora  circa, con i pezzi sezionati della selvaggina. &nbsp;Nel frattempo pre&shy;parate dei crostini al burro  da sistemare nel piatto di portata.&nbsp; Su  ciascun crostino adagiate uno dei pezzi della selvaggina. &nbsp;All&rsquo;ultimo condensate la salsa con un po&rsquo; di  burro e fecola e versatela sul piatto.&nbsp; Come  si vede, il salmi non va confuso col <em>civet<\/em><em>, <\/em>ci&ograve; che spesso avviene. Il <em>civet<\/em>comporta  l&rsquo;aggiunta del sangue dell&rsquo;animale.<\/p>\n<p><strong>Salmone <\/strong>(fr. <em>saumon<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>Salmon<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Lachs<\/em>), pesce dei <em>Teleostei<\/em>, che risale il corso dei fiumi  all&rsquo;epoca della riproduzione, proveniente o dal mare, o dai laghi. &nbsp;Ne esistono circa cinquanta variet&agrave;, la pi&ugrave;  comune &egrave; il <em>Salmo salar, <\/em>che ha la testa piccola glabra, il muso  acuminato, la mascella armata di den&shy;ti, col dorso color plumbeo fornito di  squame lucenti ed il ventre di color argentino. &nbsp;Pu&ograve; raggiungere la lunghez&shy;za di due metri e  un peso sfino a trentacinque chili. &nbsp;Sa saltare  gli ostacoli e ritorna in autunno al mare ed al lago. &nbsp;Sono considerati pi&ugrave; pregiati i salmoni di provenienza  marina. &nbsp;La carne di questo pesce, di co&shy;lor  rosso pallido, che si prepara anche affumicata, salata ed in scatola, &egrave; particolarmente  apprezzata. &Egrave; una vita misteriosa quella del salmone, che supera ogni inciampo  per giungere alla sorgente e procreare, come quella dei piccoli che si soffer&shy;mano  nel posto della loro nascita per qualche settimana, per poi incammi&shy;narsi al  mare od ai laghi. &nbsp;Vive in so&shy;ciet&agrave;, un  tempo nel Labrador esi&shy;steva un&rsquo;industria floridissima di con&shy;serve alimentari.  &nbsp;Apprezzata &egrave; soprattutto la qua&shy;lit&agrave;  proveniente dalla Scozia.&nbsp; Vuotate il  pesce, inizian&shy;do con l&rsquo;eliminazione delle branchie, e, se necessario, fate un  piccolo intaglio sotto la testa, affinch&eacute; nulla rimanga all&rsquo;interno. &nbsp;Asciugatelo accuratamente, squamandolo senza  vigore, per non at&shy;taccare la pelle, e lavatelo, affinch&eacute; le squame non  rimangano attaccate al corpo. &nbsp;Fatelo poi  cuocere in un <em>court-bouillon<\/em><em>. &nbsp;<\/em>La durata della cottura dipende dalla  grandezza, da tre quarti d&rsquo;ora a due ore. &nbsp;Disponete il pesce su un vassoio oblungo,  circondandolo di ramoscelli di prezzemolo, rotelle di limone e quar&shy;ti d&rsquo;uova sode.&nbsp; Servite a parte, se cal&shy;do, una salsa bianca  od una olandese.&nbsp; Se freddo, una salsa  fredda, come la maionese o la <em>vinaigrette<\/em>, ma non soverchiamente piccanti. &nbsp;Le salse vanno servite a parte. &nbsp;Un ottimo ele&shy;mento di contorno &egrave; costituito  da piccoli pomodori e gamberetti cotti, col loro guscio.<\/p>\n<p><strong>Salpicon<\/strong>, termine della cucinafrancese, d&rsquo;origine  spagnola, usato anche nei paesi di lingua inglese e tedesca. &nbsp;Si&shy;gnifica pezzetti composti d&rsquo;una o pi&ugrave;  sostanze, ritagliate a dadi, condite a seconda dei casi. &nbsp;I <em>salpicon<\/em> possono essere magri o grassi, caldi o freddi,  destinati a formare un contorno oppure ad essere inseriti in un ripieno, in un  timballo, o in un dolce. &nbsp;Il condi&shy;mento  pu&ograve; essere costituito da salse bianche o brune per i <em>salpicon<\/em>caldi, da maionese o <em>vinaigrette <\/em>per quelli freddi, da una crema  dolce o da un li&shy;quore per le frutta fresche o candite. &nbsp;Nelle singole ricette ci sono le indicazioni  necessarie per le loro singole pre&shy;parazioni.<\/p>\n<p><strong>Saltare<\/strong> (fr. <em>sauter<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>sauthing<\/em><em>, <\/em>ted. <em>sautieren<\/em>)<em>, <\/em>anche  far saltare, &egrave; un&rsquo;operazione culinaria, sottospecie del friggere, che consiste  nel cuocere rapi&shy;damente articoli poco voluminosi, piatti o pietanze appiattite,  in una padella, contenen&shy;te poco grasso, olio o burro, preventi&shy;vamente  riscaldati, esige un frequen&shy;te scotimento della padella stessa, per evitare  che, per la esigua presenza di materie grasse, i cibi in corso di prepa&shy;razione  si attacchino al fondo del reci&shy;piente. &nbsp;La padella deve essere abba&shy;stanza larga, a  fondo piatto, o per lo meno non troppo concavo, affinch&eacute; l&rsquo;a&shy;gente grasso possa  distribuirvisi. &nbsp;Nelle diverse voci troverete le indicazioni ne&shy;cessarie,  quando convenga far saltare i cibi, anche se la cottura al salto rap&shy;presenti  un&rsquo;operazione iniziale o termi&shy;nale, che dovr&agrave; essere seguita o preceduta da un  altro genere di cottura. &nbsp;Po&shy;tete  raccogliere il residuo della cot&shy;tura dalla padella, con l&rsquo;assistenza di aceto,  vino bianco o rosso, fondi di cu&shy;cina, o latte, operando col cucchiaio di legno  e riscaldando, sino all&rsquo;ottenimen&shy;to d&rsquo;un tutto omogeneo, che poi, con un po&rsquo;  di burro, costituir&agrave; un ottimo sugo d&rsquo;occasione.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/S\/S3.jpg\" alt=\"Sago - Sambuco\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Saltimpanza<\/strong>, &egrave; un pan dolce della cucina triestina,  di grande leggerezza.<\/p>\n<p><strong>Salvia <\/strong>(<em>Salvia  officinalis, <\/em>fr. <em>sauge<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>sage<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Salbei<\/em><em>, <\/em>fiamm. ed ol. <em>Salce<\/em><em>, <\/em>spagn. <em>salvia; <\/em>port. <em>molho<\/em>)<em>, <\/em>pianta aromatica della famiglia  delle <em>Labiate<\/em> <em>stachiodee<\/em>. Foglie ovali, rugose,  glau&shy;che, ricche d&rsquo;oli essenziali. La salvia officinale, chiamata anche <em>t&egrave; di Gre&shy;cia<\/em>, produce fiori piccoli,  violetti, blu o bianchi. &nbsp;Esistono circa cinquecento  variet&agrave; di salvie, divise in otto sottospecie. Le  principali sono: la salvia dei prati, del Brasile, d&rsquo;Etiopia e quella del  Bengala, quest&rsquo;ultima particolarmente aroma&shy;tica.&nbsp; Tipico della salvia offici&shy;nale &egrave; l&rsquo;aroma  gradevolmente amaro. &nbsp;&Egrave; un tonico potente  che agisce sulle funzioni digestive. &nbsp;La  medicina un tempo ne faceva grande uso.&nbsp; Se  ne estrae, per l&rsquo;industria, una tin&shy;tura giallo verdastra. &nbsp;Con l&rsquo;eccezione dei lessi, pu&ograve; aromatizzare  tutte le vivande. &nbsp;&Egrave; particolarmente  indicata per pesci ed uccelli. &nbsp;Se vi  capita di trovare la salvia sclarea, utilizzatela per profumare l&rsquo;aceto.<\/p>\n<p><strong>Sambuco<\/strong> (<em>Sambucus<\/em><em> nigra, <\/em>fr. <em>Sureau<\/em><em>,<\/em> ingl. <em>Dertree<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Holunder<\/em><em>, <\/em>spagn. <em>Sauoo<\/em><em>, <\/em>fr. antico <em>se&uuml;<\/em>)<em>, <\/em>appar&shy;tiene al genere delle <em>Caprifogliacee<\/em> <em>sambucee<\/em>. &nbsp;&Egrave; una pianta molto comune in Europa, a fiori  pennati, in opposizione, con corteccia giallo brunastra e bacche verdi in  principio, nere a maturazione. &nbsp;Del  sambuco esistono una ven&shy;tina di specie.&nbsp;  Il sambuco era gi&agrave; noto ai romani con il nome di <em>Sabucus<\/em>o <em>Sambucus<\/em><em>.&nbsp; <\/em>Il sambuco nero fornisce alla cucina i  fiori aromatici ed odo&shy;ranti, tanto come condimento, quanto per dare sapore al  moscatello, special&shy;mente al vino bianco ed all&rsquo;aceto.&nbsp; Si possono altres&igrave; far friggere. &nbsp;Comune&shy;mente si chiamano <em>panigada<\/em><em>.  &nbsp;<\/em>In medi&shy;cina trovano il loro uso per  fumiga&shy;zioni ed infusioni. &nbsp;La corteccia  interna, macerata nel vino, costituisce un pur&shy;gante. &nbsp;Il legno serve per piccoli lavori di ebanisteria.&nbsp; Potete leggere le diverse leggende che  circondano questa pianta in, Kaatharina di Nieuwerve, <em>op.cit.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sago (fr. sagou, ingl. sago, ted. 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