{"id":3898,"date":"2009-09-05T22:21:41","date_gmt":"2009-09-05T21:21:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3898"},"modified":"2009-09-05T22:21:41","modified_gmt":"2009-09-05T21:21:41","slug":"ravanello-ribes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/09\/05\/ravanello-ribes\/","title":{"rendered":"Ravanello &#8211; Ribes"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ravanello<\/strong> (<em>Raphanus  sativus, <\/em>fr. <em>radis,&nbsp; <\/em>ingl. <em>radish, <\/em>ted. <em>Radies; <\/em>fiamm. e ol. <em>Radijs, <\/em>spagn. <em>Rubanito, <\/em>port. <em>rabao, rabanete<\/em>)fa parte d&rsquo;un gruppo di piante annue o bienni,  dalle foglie opposte, leggermente dentate, dai fiori bianchi, giallastri o  violetti, riuniti in grappoli termina&shy;li e dal frutto, una <em>siliqua<\/em> <em>indeiscente<\/em>, che  racchiude grani globulosi. Delle variet&agrave; esistenti interessa la gastronomia una  sola, la <em>sativus, <\/em>commestibile, che si suddivide in due sottospecie, il  ravanello piccolo, rosa, ravanello pro&shy;priamente detto, ed il ravanello grande,  chiamato anche ravanello nero.<br \/>\n  Recita una ricetta latina, caduta in disuso: <em>Decoctum raphani  semen cum melle voraci.<\/em>&nbsp; Il tipo grande e nero ha un sapore pi&ugrave;  piccante del fratello minore.&nbsp; In <em>Italia, <\/em>dopo averli la&shy;vati ed allestiti, si mangiano interi, conditi con olio,  sale e pepe. &nbsp;Servono anche come  guarnizione di carni les&shy;sate.&nbsp; In <em>America <\/em>si elimina la parte fibrosa, si lascia un piccolo ciuffo di foglie, si  lavano e si la&shy;sciano nell&rsquo;acqua fredda per un&rsquo;ora. Poi si dispongono in un  piatto, in for&shy;ma di cerchio, le foglie in direzione interna e la salsiera in  mezzo. Servo&shy;no anche come aggiunta alle insalate.&nbsp; In <em>Tunisia<\/em> dopo averli lavati e tolto gambo e foglie, si affettano e si dispongono nel piatto,  si cospargono di sale fine, si bagnano con il succo di limone, si condiscono  con l&rsquo;olio, poi, si circon&shy;dano di olive prive di noccioli. &nbsp;Burro a parte.&nbsp;  In <em>Francia <\/em>la qualit&agrave; pic&shy;cola serve quasi esclusivamente come elemento  de&shy;corativo. La grande come antipasto.&nbsp; <em>Radieschensuppe <\/em>(zuppa di ravanelli, cucina tedesca). &nbsp;Per quattro mazzetti di ravanelli, una noce di  burro, un cucchiaino da t&egrave; di prezzemolo, una cipolla, tre cucchiai da tavola  di farina, sale, pepe, una tazza di acqua. &nbsp;Lavate ed af&shy;fettate i ravanelli che farete  stufare con un po&rsquo; di cipolla, prezzemolo e burro.&nbsp; Quando il tutto &egrave; ben cotto, cospargete di  farina, fatela imbiondire.&nbsp; Aggiungeteci l&rsquo;acqua  e cuocete per un ora, a fuoco mo&shy;derato. Come legame aggiungete alla fine o  panna liquida fresca o un tuorlo d&rsquo;uovo.&nbsp; <em>Rava&shy;nelli neri <\/em>(cucina francese). Sbucciate&shy;li, affettateli,  fateli macerare nel sale per una mezz&rsquo;ora, asciugateli ed ada&shy;giateli nella  legumiera.&nbsp; <em>Ravanelli rosa alla panna <\/em>(cucina  francese). Sbucciateli, imbianchi teli, rinfrescateli, affettateli , stufateli nel  burro, poi bagnateli con una tazza di panna liquida fresca ogni 500 grammi di ravanelli,  continuate la cot&shy;tura sino a riduzione del liquido d&rsquo;un terzo.&nbsp; <em>Ravanelli rosa al sugo <\/em>ed alla <em>poulette. <\/em>In ambedue i casi fate cuo&shy;cere i ravanelli nell&rsquo;acqua salata dopo averli  sbucciati. Asciugateli. &nbsp;Poi, nel primo  caso, continuate la cottura con un fondo scuro, nel secondo con la salsa <em>poulette <\/em>a fuoco lento.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/R\/R4.jpg\" alt=\"Ravanello - Ribes\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Ravigote<\/strong>,  salsa <em>ravigote, <\/em>termine cu&shy;linario francese, che ha qualche analo&shy;gia  col nostro zimino.&nbsp; <em>Ravigoter <\/em>significa  rinvigorire, stuzzi&shy;care l&rsquo;appetito. &nbsp;Prendete  e sminuzzate, pestandole in una bacinella fino a ridurle ad un tutto pastoso,  erbe del ge&shy;nere crescione, cipollina, cerfoglio, pim&shy;pinella, uno spicchio d&rsquo;aglio,  ag&shy;giungeteci poi un tuorlo d&rsquo;uovo crudo e mescolando il tutto con un cucchiaio  di legno. &nbsp;Lasciate cadere dell&rsquo;olio di oli&shy;va  a goccia a goccia, sempre rimestan&shy;do. &nbsp;Sale  e pepe quanto basta.&nbsp; Alla fine aggiungeteci  un po&rsquo; di aceto e una pre&shy;sa di mostarda.&nbsp;  Se volete potete evitare l&rsquo;aglio e la senape. La <em>ravigote <\/em>&egrave; una  salsa indicata per pietanze di magro, in genere.<\/p>\n<p><strong>Ravioli<\/strong>,  anche <em>raviuoli<\/em>, forse dal basso  latino <em>rabi&ograve;le, <\/em>manicaretto. &nbsp;L&rsquo;impasto che li avvolge &egrave; lo stesso delle  tagliatelle, si farciscono con carne, ri&shy;cotta ed ingredienti vari, anche  dolci, come i <em>rafioi <\/em>veneziani contenenti mar&shy;mellate di frutta ed i <em>ravioi <\/em>bologne&shy;si, pure ripieni di marmellata o di marzapane. &nbsp;I <em>pans&ouml;ti cu a salsa de nuge, <\/em>specialit&agrave;  di Rapallo, sono ravioli, con&shy;diti con una salsa di noci pestate nel mortaio,  con basilico, ricotta ed aglio. &nbsp;I  ravioli rappresentano una pietanza, diffusa in tutte le regioni d&rsquo;Italia, con  vari ripieni, e denominazioni diverse, <em>agnelot, <\/em>agnelotti, agnolotti,  tortelli, tortellini, cappelletti, nel Trentino offelle, e via dicendo. &nbsp;Nell&rsquo;Alto Adige sono chiamati <em>t&ouml;rtln.<\/em>&nbsp; Nei  barocchismi della cucina creativa sono preparati aperti.&nbsp; Se la pasta &egrave; sottile si possono cucinare al  vapore.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Razza <\/strong>(fr. <em>rate, <\/em>ingl. <em>ray,<\/em> ted. <em>Roche<\/em>), pesce marino, dei <em>Plagiostomi<\/em>, caratteristico per la sua  forma piatta e quadrata, dovuta allo sviluppo delle natatoie pettorali. &nbsp;Vi sono molte variet&agrave;, forse una quarantina,  il cui nome scientifico &egrave; <em>Raia, <\/em>tra le quali ne esiste una, dotata della  propriet&agrave; di emettere scosse elettriche. &nbsp;Tutte le variet&agrave; sono commestibili pur  essendone la carne considerata di qua&shy;lit&agrave; inferiore. Fa eccezione il fegatodel  pesce, che, convenientemente pre&shy;parato, rappresenta un piatto prelibato.&nbsp; La variet&agrave; pi&ugrave; stima&shy;ta, dal lato  gastronomico, &egrave; quella chia&shy;mata ricciuta, a causa dei piccoli ricci esistenti  sulla pelle in&shy;feriore.&nbsp; Per uno strano  processo, le vischiosit&agrave; della pelle della razza si ri&shy;formano anche dopo la  morte dell&rsquo;ani&shy;male, in genere entro le dodici ore, il che &egrave; un indizio della fre&shy;schezza  del pesce. &nbsp;Va osservato tutta&shy;via che la  carne della razza, appena pescata, &egrave; dura e coriacea e richiede d&rsquo;essere  mortificata, una raccomandazione che non vale per alcun altro pe&shy;sce. &nbsp;In alcune regioni vendono il pesce gi&agrave; bell&rsquo;e  scorticato e pulito, pronto per essere cucinato.&nbsp; Altri&shy;menti, dopo aver lavato il pesce ed eli&shy;minate  le impurit&agrave; della pelle, apritegli il ventre, togliete l&rsquo;interno e con&shy;servate  il fegato.&nbsp; Nel frattempo bollite in un  recipiente dell&rsquo;acqua molto salata ed acidulata e giunta ad ebol&shy;lizione,  collocateci il pesce, rita&shy;gliato in strisce, ricordando che la par&shy;te migliore  &egrave; costituita dalle natatoie e dalla coda. &nbsp;Aggiungeteci il fegato, che andr&agrave; levato prima  della fine di cottura del pesce. &nbsp;Venti  minuti a fuoco moderato. Togliete le strisce dal tegame e togliete la pelle  superiore ed inferiore, che si stacche&shy;ranno facilmente.&nbsp; <em>Al burro nero, <\/em>&egrave; il modo classico per  preparare la razza. &nbsp;Assolti i  preliminari, disponete i pezzi di razza in un piatto, che verr&agrave; tenuto al  caldo, aggiungete il fegato cotto ed affettato, e bagnate il tutto con del burro  color nocciola, in cui avrete fatto friggere qualche ramoscello di prezzemolo. &nbsp;&nbsp;Aggiungete all&rsquo;acqua di cottura, secondo i  prelimi&shy;nari, timo, lauro e qualche fetta di ci&shy;polla. &nbsp;<em>Al burro bianco, al burro color nocciuola. &nbsp;<\/em>Stesso metodo prece&shy;dente, variando il  grado di cottura del burro.&nbsp;&nbsp; <em>Insala&shy;ta. <\/em>Cotta la razza secondo i prelimi&shy;nari, lasciatela raffreddare ed innaf&shy;fiatela  d&rsquo;una <em>vinaigrette, <\/em>tonificata con una punta di senape. &nbsp;Aggiungete alla salsa cetriolini sminuzzati.&nbsp; <em>Frittelle di fegato di razza. <\/em>Imbianchi&shy;te  il fegato intero nel vino bianco. &nbsp;Lasciate&shy;lo  raffreddare. &nbsp;Affettatelo.&nbsp; Fate marinare le fette in un bagno di olio,  sale, pepe, prezzemolo e succo di li&shy;mone, per un&rsquo;ora circa. &nbsp;Tuffate le fet&shy;te in una pastella e fate  friggere a gran frittura. &nbsp;Servite su una  salvietta, co&shy;spargendole di sale finissimo e circon&shy;dandole di fette di  limone. &nbsp;Sopra le frittelle prezzemolo  fritto. &nbsp;<em>Toast di fegato di razza <\/em>(come  antipasto caldo). &nbsp;Il fegato va cotto  come dalla prece&shy;dente ricetta. &nbsp;Nel  frattempo preparate fette di pane da <em>toast <\/em>molto spesse e di misura sufficiente per accogliere le fette di fegato.  &nbsp;Pra&shy;ticate nel pane un&rsquo;incavatura,  collocatevi le fette di fegato, mascheratele con una salsa Mornay, cospargetele  di par&shy;migiano grattugiato, e di fiocchetti di burro, fate gratinare a fuoco  vivace. Que&shy;sti <em>toast <\/em>vanno serviti caldissimi.&nbsp; Nell&rsquo;Ottocento abili truffatori truccavano le  razze, deformandole e disseccandole, per venderle a direttori di musei creduloni,  come esemplari sconosciuti della fauna marina. &nbsp;Furono battezzate in vari modi, sirene,  basilischi, eccetera, per poi scomparire dalle vetrine in tutta fretta dopo  aver suscitato l&rsquo;interesse degli studiosi e la curiosit&agrave; del pubblico.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/R\/R5.jpg\" alt=\"Ravanello - Ribes\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Redi, Francesco<\/strong> (1626-1698), medico, naturalista e poeta.&nbsp; Fece parte dell&rsquo;Accademia della Crusca e  partecip&ograve; alla fondazione dell&rsquo;Accademia del cimento. &nbsp;&nbsp;&Egrave; l&rsquo;autore del diti&shy;rambo&nbsp; <em>Bacco  in Toscana<\/em>, nel quale fa l&rsquo;elenco e l&rsquo;elogio dei vini toscani.&nbsp; Come naturalista studi&ograve; gli insetti, in  particolare le mosche.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Reform sauce<\/strong> &egrave; un salsa della cu&shy;cina inglese (dedicata alla Ri&shy;forma), che consiste in una  salsa <em>poivrade <\/em>&#8230; <em>riformata<\/em>,  con l&rsquo;aggiunta di Porto, di cetrio&shy;lini, d&rsquo;un bianco d&rsquo;uovo sodo&rsquo; di fun&shy;ghi  cotti, di tartufi e di lingua salmistrata, il tutto molto sminuz&shy;zato.&nbsp; Si cuoce per una decina di minuti, senza  ebollizione, e quindi setacciata.&nbsp; &Egrave; la  salsa classica delle costolette di montone delle isole britanniche. <\/p>\n<p><strong>Reina <\/strong>(fr. <em>Br&egrave;me, <\/em>inglese <em>bream, <\/em>ted. <em>Brasse<\/em>),  pesce d&rsquo;acqua dolce, della famiglia dei <em>Ciprinidei<\/em>,  di cui esistono parecchie variet&agrave;, caratterizzate dal corpo ovale, fornito di  grandi squame d&rsquo;una pinna dorsale corta e lunga quel&shy;la anale. &nbsp;La variet&agrave; tipo &egrave; la <em>Abramis brama. &nbsp;<\/em>Il pesce, che pu&ograve; raggiungere i cinquanta centimetri  di lunghezza &egrave; abbastanza diffuso, tanto nelle acque correnti, quanto in quelle  stagnanti.&nbsp; I pesci di qualche dimen&shy;sione  si preparano alla graticola. &nbsp;Al&shy;trimenti  vanno marinati o cucinati con le ricet&shy;te indicate per i carpioni. &nbsp;La carne della reina non possiede un pregio  par&shy;ticolare.<\/p>\n<p><strong>Reine Claude<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;una variet&agrave; di prugne. &nbsp;Clau&shy;de,  figlia di Luigi XII e di Anna di Bretagna, moglie di Francesco I, re di  Francia, sembra che avesse un debole per le prugne.&nbsp; I maligni dicono che le servissero per pulire  l&rsquo;intestino, considerata la sua passione per il coito anale.&nbsp; Sua madre vive nel cuore dei bretoni che gli  hanno sempre perdonato il suo assolutismo religioso e i suoi amori.<\/p>\n<p><strong>Reine P&eacute;dauque<\/strong> &egrave; la denominazio&shy;ne d&rsquo;un&rsquo;insalata, la <em>Salade de la Reine P&eacute;dauque, <\/em>che  consiste di quarti di cuore di lattuga, disposti su d&rsquo;un piat&shy;to in forma di  corona, conditi con una salsa cos&igrave; composta: panna liquida fresca, olio, se&shy;nape,  succo di limone, sale e paprica. &nbsp;Su  ciascun quarto va collocato uno spicchio d&rsquo;arancio, tagliato a vivo. &nbsp;Nel centro vanno messe le foglie di lattuga,  condite d&rsquo;olio, aceto, sale e pepe. &nbsp;Sul  tutto, qua e l&agrave;, si dispongono delle ciliege snocciolate.<br \/>\n  Il nome di questa insalata &egrave; ispirato ad un celebre romanzo di  Anatole France, <em>La r&ocirc;tisserie de la Reine P&eacute;&shy;dauque, <\/em>libro ironico, che deride  la morale, pur rispettando le forme.&nbsp; La <em>Reine<\/em> <em>P&eacute;dauque<\/em> appartiene al&shy;la leggenda, che attribuisce a Berta di  Borgogna, moglie di Roberto il Pio, di avere partorito un figlio con la testa e  il collo di un&rsquo;oca.&nbsp; La leggenda trae pro&shy;babilmente  origine da una frase di Salomone, che, elogiando le fattezze del&shy;la Regina di  Saba, sarebbe stato meno entusiasta dei suoi piedi. &nbsp;Forse la regina era palmi&shy;pede.&nbsp; Comunque sia, esiste una pa&shy;rola dialettale  italiana, <em>pedoca, <\/em>piede d&rsquo;oca, che denota una donna noiosa, tarda e  scimunita, una voce che acco&shy;muna anche in questo campo le due na&shy;zioni latine.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>R&eacute;moulade<\/strong>, <em>sauce. <\/em>Espressione della cucina  provenzale. &nbsp;Non &egrave; altro che una <em>sauce  ravigote<\/em>, in cui al tuorlo d&rsquo;uovo &egrave; sostituita una dose proporzionata di  senape, che va appli&shy;cata al primo rimestamento delle erbe aromatiche. &Egrave;  raccomandata per ac&shy;compagnare le carni fredde.<\/p>\n<p><strong>Renetta boema di Caldaro<\/strong> &egrave; un ti&shy;po di mela, di color verdastro, con sfu&shy;mature rosse, un  tempo una delle specialit&agrave; del&shy;la produzione del Meranese.<\/p>\n<p><strong>Renna <\/strong>(fr. <em>renne, <\/em>ingl. <em>reindeer, <\/em>ted. <em>Rennthier, <\/em>norv. <em>Rensdyrsteg, <\/em>sved. <em>Radjurstek<\/em>), grosso ruminante dei <em>Cervidi<\/em>,  con pelo fitto, corna ramose grandi, che servono all&rsquo;animale come spazzaneve,  alla ricerca di lichene, suo nu&shy;trimento, e larghi zoccoli.&nbsp; L&rsquo;animale, il cui tipo comune porta il nome  scientifico di <em>Rangifer tarandus, <\/em>vive nell&rsquo;estremo Nord dell&rsquo;emisfero  boreale ed &egrave; usato dagli Eschimesi e dai Lapponi come animale da soma, allo  stato di semido&shy;mesticit&agrave;. &nbsp;Se ne consuma  la carne, di digestione difficile. &nbsp;L&rsquo;epoca  quaternaria &egrave; chiamata anche l&rsquo;et&agrave; della renna, resti di questo animale sono  stati tro&shy;vati nelle Alpi e nei Pirenei.&nbsp; <em>Rensdyrsteg<\/em> &egrave; il nome  norvegese dell&rsquo;arrosto di renna.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/R\/R6.jpg\" alt=\"Ravanello - Ribes\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Resti.<\/strong> L&rsquo;arte  di utilizzare o d&rsquo;acco&shy;modare i resti dovrebbe far parte degli insegnamenti in  cucina.&nbsp; Se non che molti autori, che  conservano una memoria troppo fantasiosa delle glorie gastronomiche del  passato, senza rendersi conto delle necessit&agrave; economiche della modernit&agrave;, disprez&shy;zano  e ripudiano quest&rsquo;arte, considera&shy;ta bassa ed indegna della cucina, anche af&shy;fermando  che in una casa ben diretta il problema dell&rsquo;utilizzo dei resti non do&shy;vrebbe esserci.&nbsp; Questo si presenta, infat&shy;ti, solo quando,  per un calcolo errato, fu preparata una quantit&agrave; di cibo trop&shy;po abbondante, o  quando, per un as&shy;sortimento poco giudizioso delle vivan&shy;de, oppure anche per  una manchevole preparazione delle medesime, queste non hanno incontrato il  favore degli invitati o dei clienti. &nbsp;Molti fanno una distinzione tra resti od  avanzi, a carattere fortuito, e quelli provenien&shy;ti dalla gestione normale  della cucina. &nbsp;I Francesi, ad esempio,  chiamano <em>des&shy;serte<\/em>, e  non <em>restes<\/em>, il pezzo di  man&shy;zo o di pollo, rimasto dopo la prepara&shy;zione d&rsquo;un brodo e ne codificano la  preparazione. &nbsp;Questa voce, <em>desserte, <\/em>&egrave;  difficilmente traducibile, tanto pi&ugrave; che deriva da <em>desservir, <\/em>che  significa spa&shy;recchiare una tavola.&nbsp; In  ogni modo &egrave; preferibile, anche dal lato pratico, occuparsi dei resti, rimasti  in cucina ed ancora trasformabili, che non degli avanzi pro&shy;venienti dalla  tavola, spesso difficilmen&shy;te rigenerabili.<br \/>\n  Oggi, invece, i proletari e i migranti preoc&shy;cupati non solo della  preparazione qua&shy;litativa, ma altres&igrave; del costo della medesima, trascurando la  differenza tra resti, avanzi, sparecchiature e <em>dessertes, <\/em>vi dedicheremo  una particolare at&shy;tenzione.&nbsp; La voce <em>desserte <\/em>non va confusa con <em>dessert, <\/em>l&rsquo;assieme del dolce e delle frutta,  costituenti la fine d&rsquo;un pasto, per quanto le due voci ab&shy;biano una stessa  derivazione.<\/p>\n<p><strong>Ribes<\/strong> (fr. g<em>roseille  &agrave; grappe, <\/em>ingl. <em>currants, <\/em>ted. <em>Johannisbeeren<\/em>) &egrave; un arbusto,  dalle foglie alterne, dai fiori solitari o riuniti in grappoli, che, in genere,  alligna in tutti i climi; se ne conoscono una cinquantina di variet&agrave;. &nbsp;Dal lato gastronomico ne interessano tre,  tutte appartengono alla famiglia delle <em>Sassifragacee<\/em>,  pre&shy;cisamente il <em>Ribes <\/em>(<em>Ribes&nbsp; rubrum<\/em>)<em>, <\/em>con i frutti rossi (una sola variet&agrave; &egrave; bianca), riuni&shy;ti in grappoli, che  contengono una spe&shy;cie di gelatina vegetale, utile per formare la gelatina di  frutta. &nbsp;Astringen&shy;te gradevole,  costituiva una delle spe&shy;cialit&agrave; di <em>Gemiamo o Girolamo Mercuriale<\/em> (1530-1606) forlinese,con la  quale curava i grandi della terra.&nbsp; <em>Ribes <\/em>(<em>Ribes uva spina <\/em>oppure <em>Ribes grossularia, <\/em>fr. <em>groseille  &eacute;pineux, <\/em>ingl. <em>gooseberry, <\/em>ted. <em>Stachelbeeren<\/em>)<em>, <\/em>chiamato  anche uva crispa o uva dei frati, a grossi frutti verdastri, molto amato dagli inglesi.&nbsp; I francesi chiamano questa varier&agrave; anche <em>groseille  &agrave; maquereaux <\/em>(sgom&shy;bri), perch&eacute; se ne prepara una salsa agrodolce, che in  Francia &egrave; l&rsquo;accom&shy;pagnamento tradizionale degli sgombri.&nbsp; Infine.&nbsp; <em>Ribes <\/em>(<em>Ribes nigrum<\/em>)<em>, <\/em>che fornisce frutti neri ed  aciduli. &nbsp;La pianta &egrave; chia&shy;mata dai  Francesi <em>cassis <\/em>e ne prepara&shy;no un ratafi&agrave;, pure chiamato <em>cassis.<\/em>&nbsp; Composta.  Adagiate i ribes in una terrina ed innaffiateli d&rsquo;uno sciroppo di zucchero  bollente (utilizza&shy;te solamente frutti rossi e bianchi). &nbsp;<em>Eingemachte Johannisbeeren <\/em>(marmel&shy;lata  di ribes rossi, cucina tedesca). &nbsp;Per 250 grammi di ribes, 200 grammi di zucchero. &nbsp;Cin&shy;que minuti di bollitura. &nbsp;Togliere dal fuoco e mescolare.&nbsp; <em>Stachelbeer-Kaltschale <\/em>(dolce freddo,  cucina tedesca). &nbsp;Per 250 grammi di uva spina,  mezzo cuc&shy;chiaio di fecola, un cucchiaio e mezzo di zucchero, il succo d&rsquo;un  quarto di limone e la scorza.&nbsp; Preparate  una <em>pur&eacute;e <\/em>di uva spina con un litro d&rsquo;acqua bol&shy;lente. &nbsp;Setacciate. Aggiungeteci il succo di limone e  la scorza (senza il bianco), lo zucchero ed il lievito, stemperato con l&rsquo;acqua.  &nbsp;Fate bollire tre mi&shy;nuti, aggiungendoci  durante la cottura mezza tazza di vino bianco. &nbsp;Servite freddo, in apposite tazze, contornate  di frutta candite (facoltativo). &nbsp;<em>Scirop&shy;po  di ribes rossi <\/em>(cucina francese). &nbsp;Preparate  un succo di ribes, comprimen&shy;doli in un pannolino. &nbsp;Lasciatelo riposare tre giorni.&nbsp; Aggiungeteci il doppio del volu&shy;me di  zucchero, scaldate a bagnomaria e togliete dal fuoco, quando lo zucche&shy;ro &egrave;  sciolto. &nbsp;<em>Red and White <\/em>(rosso e  bianco, uso inglese). &nbsp;Come frutta cru&shy;da,  presentateli a tavola, in una coppa di cristallo o vetro, alternando gli stra&shy;ti  rossi e bianchi.&nbsp; Zucchero in polvere  servito a parte.&nbsp; <em>Gooseberry fool <\/em>(<em>fool,  s<\/em>ignifica gelatina, mista a panna liquida e zucchero). &nbsp;Per un chilo di ribes verdi (uva spina), 125 grammi di zucchero,  mezzo litro di panna monta&shy;ta e un quarto di litro d&rsquo;acqua. &nbsp;Puliti i ribes, fatene una purea con l&rsquo;acqua e  lo zucchero, setacciatela e lasciatela raffreddare. &nbsp;Alla purea fredda mesco&shy;late la panna e servite  o in appositi bicchieri (<em>custard glasses<\/em>)oppure su un grande  piatto unico. &nbsp;Avvertenza.&nbsp; Pprima di mescolare la panna, assaggia&shy;te la  purea.&nbsp; Eventualmente aggiungete altro  zucchero.&nbsp; <em>Gooseberry wine <\/em>(vino  di ribes, cucina inglese).&nbsp; Usate dei ribes  verdi, maturi, ma non troppo. Per ogni mezzo chilo di ri&shy;bes, occorre un litro d&rsquo;acqua.  Per ogni quattro litri di sugo spremuto, un chilo e mezzo di zuc&shy;chero, un  quarto di litro di gin, venti grammi di colla di pesce (ingl. <em>isinglass<\/em>)<em>.  &nbsp;<\/em>Allestite i ribes, riduceteli a pezzettini,  travasate l&rsquo;acqua e la&shy;sciate riposare per quattro ore, ma mi&shy;schiando  frequentemente. &nbsp;Poi, setaccia&shy;te con uno  staccio finissimo o attraver&shy;so un pannolino.&nbsp;  Aggiungete lo zucchero e la colla di pesce, sciolta in un po&rsquo; d&rsquo;acqua  calda. &nbsp;Travasate il tutto in un  recipiente, coperto ma non chiuso, sino alla cessazione della fer&shy;mentazione. &nbsp;Chiudete il recipiente ermeticamente e fate  riposare il tutto per almeno sei mesi.&nbsp;  Poi imbottigliate il vino, tappandolo accuratamen&shy;te. &nbsp;Un&rsquo;altra attesa di dodici mesi sar&agrave; necessaria  prima di farne uso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ravanello (Raphanus sativus, fr. radis,&nbsp; ingl. radish, ted. 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