{"id":3520,"date":"2009-02-15T14:29:16","date_gmt":"2009-02-15T13:29:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3520"},"modified":"2009-03-06T11:20:43","modified_gmt":"2009-03-06T10:20:43","slug":"valentine-de-saint-point-ovvero-behind-the-green-door","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/02\/15\/valentine-de-saint-point-ovvero-behind-the-green-door\/","title":{"rendered":"Valentine de  Saint-Point, ovvero behind the green door"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>Valentine de  Saint-Point, ovvero behind the green door.<\/strong><br \/>\n  Ivrea, 8 febbraio  2009, Museo Della Carale Accattino.<br \/>\n  <em>(Lettura di Gianni-Emilio  Simonetti)<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Cambiare il mondo non basta.&nbsp; Lo facciamo comunque, ed<\/em><br \/>\n    <em>esso<\/em><em> avviene  anche senza la nostra collaborazione.&nbsp; Nostro  compito &egrave; <\/em><br \/>\n    <em>interpretarlo<\/em><em> per cambiare  il cambiamento, affinch&eacute; il mondo non <\/em><br \/>\n    <em>continui<\/em><em> a cambiare  senza di noi.&nbsp; <\/em><br \/>\n  G&uuml;nther Anders.&nbsp; <\/p>\n<p>Evitiamo da subito un equivoco, <em>Dietro la porta verde <\/em>(1972) c&rsquo;&egrave; Marilyn Chambers  e non le novantatre note che nella <em>Bo&icirc;te  verte<\/em> (<em>The green box<\/em>)  dissezionano la sposa-amante-sorella  di Marcel Duchamp.&nbsp; <br \/>\n  Il rinvio a Marilyn Chambers &egrave; il  pretesto per ricordare la tesi che una giovane e coraggiosa donna ha avanzato in  uno dei manifesti minori, non per questo meno importante, del movimento  futurista.&nbsp; <br \/>\n  <em>Bisogna fare della  lussuria un&rsquo;opera d&rsquo;arte.<\/em><br \/>\n  Va da s&eacute;, l&rsquo;occasione &egrave; il centenario di questo movimento  che, per convenzione, cadr&agrave; il prossimo 20 febbraio.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>Quando vi serviranno le armi, sar&agrave; lei ad affilarle.&nbsp; <br \/>\n    <em>(Valentine de Saint-Point)<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/img\/2009\/02\/vdsp1.jpg\" style=\"border: 1px solid black;\"\/>\n<\/p>\n<p>\n    <em>Uno. <\/em><br \/>\n  Vediamo il contesto.&nbsp; <br \/>\n  Nel diciannovesimo <em>arrondissement<\/em> di Parigi c&rsquo;&egrave; un parco, <em>le parc des Buttes Chaumont<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Non &egrave; un parco come tutti gli altri.&nbsp; Ha delle scogliere alte pi&ugrave; di trenta metri,  grotte, platani antichi, un lago.&nbsp; <br \/>\n  In mezzo al lago c&rsquo;&egrave; un&rsquo;isola l&rsquo;<em>&Icirc;le<\/em><em> du Belv&eacute;d&egrave;re<\/em>, quest&rsquo;isola &egrave; congiunta al  parco da un ponte, detto dei suicidi, in pietra, e da una passerella sospesa,  in legno.&nbsp; <br \/>\n  In cima all&rsquo;isola c&rsquo;&egrave; un tempietto, intitolato alla Sibilla,  che s&rsquo;ispira all&rsquo;omonimo tempio di Tivoli, vicino a Roma.&nbsp; <br \/>\n  Questo tempietto &egrave; anche detto dell&rsquo;amore.&nbsp; Inutile aggiungere che &egrave; stato per anni uno  dei luoghi pi&ugrave; amati dai surrealisti.&nbsp; <br \/>\n  Ora, se per caso, in una delle gelide mattine dell&rsquo;inverno  del 1909, qualche <em>flaneur<\/em>,  sfidando il gelo, si fosse avventurato nel parco ed avesse alzato lo sguardo,  passando dal ponte al tempietto, avrebbe assistito ad uno spettacolo singolare,  ma non inconsueto, se crediamo ad Andr&eacute; Breton quando scrive che questo ponte  sospeso &egrave; sospeso alle labbra delle donne.&nbsp;  &nbsp;<br \/>\n  Sotto la piccola volta del tempietto, infatti, avrebbe  scorto un&rsquo;affascinante giovane donna seduta su un&nbsp; basamento di pietra con il corsetto di  velluto aperto, i seni esposti al vento freddo, ed un uomo, di qualche anno pi&ugrave;  vecchio, con la testa infilata tra le sue cosce.&nbsp; <br \/>\n  Avrebbe ascoltato il suo ridere e goduto della sua  impudicizia.&nbsp; <br \/>\n  Un paio d&rsquo;anni dopo questa giovane  scriver&agrave; nel <em>Manifesto della Donna  Futurista:<\/em>&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  <em>&ldquo;Le donne sono le  Erinni, le Amazzoni, le Semiramidi, le Giovanne d&rsquo;Arco, le Jeanne Hachette, le Giuditte  e le Carlotte Corday.&nbsp; Le Cleopatre e le  Messaline, le guerriere che combattono con pi&ugrave; ferocia dei maschi, le amanti  che incitano, le distruttrici&nbsp;  che &ndash; spezzando i pi&ugrave; deboli &ndash; agevolano la selezione attraverso  l&rsquo;orgoglio e la disperazione, la disperazione che d&agrave; al cuore tutto il suo  rendimento.&rdquo;<\/em><br \/>\n  L&rsquo;autrice di questo manifesto, la conosciamo con lo  pseudonimo di Valentine de Saint-Point,  di professione, come fu detto, avventuriera della scrittura.&nbsp; <br \/>\n  Si chiamava Anna Jeanne Valentine  Marianne Desglans de Cessiat-Vercell,  era nata a Lione nel febbraio del 1875.&nbsp; <br \/>\n  Nel 1909,   a Parigi, conobbe Marinetti, lo sedusse.&nbsp; Nel 1912 scrive il <em>Manifesto della Donna Futurista<\/em>, costituisce una risposta al punto  nove del <em>Manifesto<\/em> di fondazione del  movimento che recita:&nbsp; <br \/>\n  <em>&ldquo;Vogliamo glorificare  la guerra, sola igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo, il gesto  distruttore degli anarchici, le belle Idee che uccidono e il disprezzo della  donna.&rdquo;&nbsp; <\/em><br \/>\n  In questa storia ci sono due Valentine.&nbsp; <br \/>\n  La prima &egrave; figlia di una borghesia di provincia, che si  compiace dei suoi rapporti di parentela con Alphonse  de Lamartine &ndash; Saint-Point  era il nome del suo castello &ndash; si sposa a diciotto anni con un grigio  professore di filosofia di paese, lo tradisce da subito con un collega di  costui, rimarr&agrave; vedova sei anni dopo.&nbsp; <br \/>\n  Contrae un nuovo matrimonio con un politico di provincia che  pungola e, in qualche modo, riesce a far diventare un ministro della terza  Repubblica, ma non sopporta la sua mediocrit&agrave; e nel 1904, pur di liberarsene,  accetta un divorzio per colpa, che far&agrave; scandalo.&nbsp; <br \/>\n  Tagliato l&rsquo;orrido serpaio dei rapporti familiari pu&ograve;  dedicarsi alla poesia e all&rsquo;arte.&nbsp; <br \/>\n  Un poeta, Arthur Rimbaud, qualche anno prima aveva intuito  che la donna poeta, liberata dalle costrizioni sociali, avrebbe trovato nella  poesia &ldquo;cose strane, insondabili, ripugnanti, deliziose&rdquo;.&nbsp; <br \/>\n  Rimbaud, il veggente: dall&rsquo;alcova della poesia simbolista  nasce un&rsquo;altra Valentine.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; una donna bella, diventer&agrave; una libertina, come la Roberte di Pierre Klossowski  aveva scoperto che il suo corpo era la sua anima.&nbsp; <br \/>\n  Parigi, che attende la sua apoteosi, attraversando quella  che Paul Morand ha definito la decade dell&rsquo;illusione,  precipita intanto nei pettegolezzi, le attribuiscono numerosi amanti, tra i  quali Auguste Rodin, grande scultore, ma anche<strong> <\/strong>un anziano satiro con gli acciacchi  dell&rsquo;et&agrave;, e Alfons Mucha,  quello che abbiamo lasciato con la testa tra le sue gambe.&nbsp; <br \/>\n  Per Rodin &egrave; un&rsquo;ossessione, &egrave; &ldquo;la  dea di cui vorrebbe mutare in marmo la carne&rdquo;. &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Poi ci sono gli amanti occasionali, ma non contano, e un  grande amore libero con un italiano, Ricciotto Canudo, durer&agrave; qualche anno.&nbsp; <br \/>\n  Con lei ci provano tutti, compreso Gabriele D&rsquo;Annunzio e Rachilde, ovvero, Marguerite Eymery,  una <em>gar&ccedil;onne<\/em> che ha uno dei salotti pi&ugrave; invidiati di Parigi, autrice di decine di libri tra  romanzi e racconti, tra cui lo scandaloso <em>Monsieur  V&eacute;nus, <\/em>sottotitolato, <em>Un romanzo materialista<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Discutono pi&ugrave; che di sesso, di sessualit&agrave;.&nbsp; Rachilde &egrave;  interessata a quel fenomeno che oggi chiamiamo <em>transgender<\/em>, Valentine  n&eacute; approfitter&agrave; per definire quella che lei stessa chiama la <em>virilit&agrave;<\/em> <em>femminile<\/em>.&nbsp; Non si deve dimenticare  che la stagione degli scherzi collegiali a spese della donna sono all&rsquo;ordine  del giorno.&nbsp; Nel 1919 Marcel Duchamp  mette i baffi alla Gioconda, poi glieli rasa, perch&eacute; la &ldquo;Mona  Lisa&rdquo; deve avere la passera liscia, come le sventurate di &rdquo;you-porn&rdquo;.&nbsp; Naturalmente non si butta via niente, i baffi  rasati li ritroveremo in <em>With<\/em><em> my tongue in my Cheek<\/em>.&nbsp; Una maschera mortuaria che anticipa il falso  realismo ospedaliero di Andres Serrano.&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/img\/2009\/02\/vdsp2.jpg\" style=\"border: 1px solid black;\"\/>\n<\/p>\n<p>\n  Nella capitale francese Valentine  si dedica alla scrittura, alla danza, alla poesia, ai piaceri e al  desiderio.&nbsp; Canta il furore dei sensi, la  confusione dei ruoli amorosi, inventa un nuovo modo di pensare il corpo della  donna.&nbsp; Un corpo che si distende dentro  le pieghe opache della corporeit&agrave; della sostanza femminile.&nbsp; Un corpo che invera quella che Friedrich Nietzsche  chiama <em>volont&agrave; di potenza.<\/em>&nbsp; In breve, Valentine  si rivolta contro la <em>costruzione  culturale<\/em> del femminile.<br \/>\n  Per lei la lussuria ha le ragioni di una forza, esprime la  natura animale della sessualit&agrave; e il suo riscatto, ne far&agrave; un manifesto, il  secondo, che pubblica nel gennaio del 1913.&nbsp;  L&rsquo;equazione &egrave; semplice quanto esemplare: &nbsp;<em>la  lussuria &egrave; arte<\/em>.<strong><\/strong><br \/>\n  Per la seconda volta lascia i futuristi perplessi.&nbsp; Da <em>italiani-brava-gente<\/em>si rifugeranno nell&rsquo;apologia della  prostituzione.&nbsp; Le donne sono  l&rsquo;incarnazione del vizio, se si pagano le mani tornano pulite, niente  contaminazione con le carni che ti afferrano all&rsquo;inguine.&nbsp; <em>Italo  Tavolato<\/em> ne scrive un elogio.&nbsp; Non  dispiace alle poetesse strette intorno a Marinetti, tra le quali spicca Maria Goretti, traduttrice di Platone ed omonima della  santa.&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;esuberanza o la fluit&agrave; del  desiderio, che la lussuria lega etimologicamente alla vegetazione e dunque,  alla natura, cos&igrave; come al lusso, ci avvicina ad un elemento fondamentale del  piacere, l&rsquo;eccesso &ndash; questa fame di abiezione &ndash; contrario della misura.&nbsp; <br \/>\n  Banalizzare la lussuria ad appetito sessuale &egrave; solo un&rsquo;invettiva  di beghine.&nbsp; La lussuria &egrave; piuttosto  passione che straborda, che non conosce la misura, &egrave; il cavallo nero del Fedro  di Platone, recalcitrante, irascibile, istintivo, dalle nari dilatate.&nbsp; &Egrave; l&rsquo;inconscio di cui parla Sigmund Freud.&nbsp; L&rsquo;inno all&rsquo;amore chiuso in un bacio, quello  di Paolo e Francesca.&nbsp; &Egrave; il sogno di  Marco Cavallo che sfil&ograve; per le strade di Trieste per annunciare che le mura  della follia erano cadute.&nbsp; Per Valentine &egrave; la scoperta del dispendio, dell&rsquo;insondabile  piacere femminile che mette a nudo l&rsquo;insufficienza del principio maschile  dell&rsquo;utilit&agrave;, &egrave; un elemento essenziale del dinamismo della vita.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  La lussuria, per Valentine de Saint-Point, rappresenta la realizzazione diretta delle  passioni, in questo contesto &egrave; arte senza la necessit&agrave; di essere trasfigurata  dall&rsquo;inautenticit&agrave;, in un momento in cui, nonostante il diluvio annunciato,  nessuno si era accorto che il senso del secolo non era pi&ugrave; rappresentato dal  contenuto dell&rsquo;arte classica e che la sua scomparsa sarebbe stata l&rsquo;argomento  delle avanguardie storiche.&nbsp; <br \/>\n  <em>&ldquo;Il faut changer la  vie&rdquo;<\/em> era stato il motto paradigmatico di Arthur Rimbaud, partigiano sugli  spalti della <em>Commune<\/em>.&nbsp; La lussuria, agli occhi di Valentine, sembr&ograve; per qualche istante lo strumento che la  condizione della donna rivelava alla vita corrente.&nbsp; <br \/>\n  Sublimandola nella <em>metacoria<\/em>&ndash; una  teoria della danza moderna, che elabora e porta sulle scene &ndash; la tecnica  psico-analitica ci rivela la sua versione edipica: l&rsquo;illusione di Valentine di aver trovato un significato costituente in  rapporto al significato sociale della condizione femminile, di essere &ndash; questo divenire  &ndash; ci&ograve; che frantuma l&rsquo;<em>imago<\/em> che  impedisce alla donna il godimento.&nbsp; Non &egrave;  capita se non nella misura dello scandalo che solleva.&nbsp; Scadendo, per fatalit&agrave; dei tempi, ad una  forma di idealizzazione la sublimazione produce valore, si riduce ad arte,  diventa una problematica meramente etica.&nbsp;  La lussuria soccombe alla potenza retorico-linguistica  dell&rsquo;inconscio.&nbsp; Non era quello che  voleva.&nbsp; Nella sublimazione artistica il  soggetto &egrave; costretto a confrontarsi con la &ldquo;legge&rdquo; invece che con il vuoto  della &ldquo;cosa&rdquo; perch&eacute; la sublimazione &egrave; nella forma di un destino imposto alle  pulsioni dalla civilt&agrave;.&nbsp; Non le resta, a Valentine, che l&rsquo;attivit&agrave; creatrice, ma non le basta.&nbsp; <br \/>\n  Qualche anno dopo, a Il Cairo,  dov&rsquo;era naufragata, fu accusata di essere una spia al soldo della rivoluzione  bolscevica, per aver appoggiato il nazionalismo arabo contro il mondo  occidentale, per essersi apertamente dichiarata antisindacale, anticlericale ed  antiparlamentare.&nbsp; Il suo ultimo libro, &nbsp;<em>L&rsquo;agonia di Messalina<\/em>, passa inosservato.&nbsp; Finir&agrave; nelle grinfie di un bastardo  reazionario, Ren&eacute; Gu&eacute;non, affondando il resto della  sua vita nell&rsquo;esoterismo e nella miseria.&nbsp; <br \/>\n  La sublimazione, come scrive Freud &egrave; estremamente plastica,  ma non &egrave; totalizzante.&nbsp; Una donna aveva osato  elevare la lussuria alla dignit&agrave; della &ldquo;cosa&rdquo;, ma di fronte all&rsquo;inacessibilit&agrave;  del suo oggetto era stata costretta a dirottarla nella passione poetica, nel  pudore &ndash; che Freud indica come una forma reattiva che sta dalla stessa parte  della sublimazione &ndash; pudore che le circostanze legano alla rimozione, al  ritorno del rimosso.&nbsp; Mezzo secolo dopo  George Bataille in <em>La notion de d&eacute;pense<\/em> inscriver&agrave; l&rsquo;attivit&agrave; sessuale perversa tra quelle arti che sono il fondamento  della vita vissuta.&nbsp; Invano, visto che il  sesso, la festa, il sacrificio, il riso, che al tempo di Lascaux attraverso il  &ldquo;sacro&rdquo; mutava gli uomini in creatori, sono ora l&rsquo;altra faccia di un potente  feticcio: la forma di merce. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Andiamo, allora, dietro la porta verde che si schiude su una  legittima suspicione.&nbsp; <\/p>\n<p><em>Due.<\/em><br \/>\n  Da tempo l&rsquo;arte non &egrave; altro che un riflesso della forma di  capitale giunta ad un modello economico di completa irresponsabilit&agrave;, nelle cui  smagliature, assieme alla politica, diviene sempre di pi&ugrave; il risultato perverso  di ci&ograve; che, nel primo libro di <em>Il  Capitale <\/em>Karl Marx definisce il feticismo della  merce.&nbsp; Ci&ograve; implica che entrambi possono  entrare in crisi solo per cause endogene, precisamente ogni volta che la merce  trabocca dal vaso delle sue illusioni.&nbsp; Fino  ad allora appaiono come categorie governate da  paradigmi differenti.&nbsp; Pi&ugrave; precisamente,  &egrave; la forma di spettacolo e le sue anestesie che finiscono per rendere simile la  situazione dell&rsquo;arte e quella della politica, soprattutto a partire dall&rsquo;<em>ann&eacute;e<\/em><em> terrible<\/em>, con  una sola differenza che il dissolversi della prima ha anticipato il putrefarsi della  seconda.&nbsp; Una circostanza che mostra come  lo spettacolo ci educa ad aspettare che non succeda nulla, nella sua forzata asocialit&agrave;.&nbsp; La sua unica produzione &egrave; la necessit&agrave; di  spettacolo. Nell&rsquo;intervallo abbiamo visto una estetizzazione della politica che, nel 1936, Walter Benjanim gi&agrave; descriveva come il frutto avvelenato dei  regimi totalitari e dei movimenti simbolisti ed occultisti del secolo  precedente.&nbsp; <br \/>\n  Come emerse dalla polemica all&rsquo;inizio del Novecento sulla  classificazione dei reperti nei musei di antropologia culturale &ndash; vale a dire,  se ci&ograve; che in essi era contenuto dovesse essere inteso come un&rsquo;espressione  artistica &ndash; l&rsquo;arte non &egrave; un fatto che si constata, ma un concetto che si  presenta, sotto l&rsquo;aspetto fenomenologico, strutturato con le forme storiche da  cui riceve un senso, non &egrave; un mezzo neutro, una forma che si rinviene in tutte  le societ&agrave;, suscettibile di essere riempita di non importa quale poetica, ma &egrave; divenuta  una possente forma di socializzazione delle culture che si fondono sulla produzione mercantile.&nbsp;  Di pi&ugrave;, oggi l&rsquo;arte invera una delle imbastiture necessarie alla societ&agrave;  dello spettacolo senza la quale si dissolverebbe la sua fittizia unit&agrave;, tanto  che il suo destino nella modernit&agrave; risulta legato indissolubilmente alla  traiettoria storica della merce.&nbsp; I  lamenti di coloro che disapprovano il divenire spettacolo dell&rsquo;arte, non  tengono conto che in questione non &egrave; la sua progressiva denaturazione ma, al  contrario, &egrave; semplicemente il compimento della sua logica storica.&nbsp; <br \/>\n  Dentro questo paradigma, riducendo il reale a  rappresentazione, l&rsquo;arte moderna lo sfigura ad una reliquia del vissuto e fa  dell&rsquo;astrazione il modo concreto sotto cui l&rsquo;opera  d&rsquo;arte appare, rivelandola come l&rsquo;essenza dell&rsquo;arte (Martin Heidegger).&nbsp; Come &egrave; noto, il valore delle opere &egrave; da tempo  determinato dalla qualit&agrave; dell&rsquo;ideologia che contengono come &ldquo;apparato&rdquo; ed essa  &egrave; cos&igrave; sostanziale che annulla tutte le differenze di stile e di poetica con le quali sono state immaginate.&nbsp; Cos&igrave;, il loro valore d&rsquo;uso diviene la forma  fenomenica del suo contrario, il valore di per s&eacute;.&nbsp; Questo valore d&rsquo;uso, la loro mortalit&agrave;, cio&egrave;  la condizione dell&rsquo;illusione da cui si genera la speranza, si conclude poi nel  processo di museificazione, che socializza l&rsquo;opera  nella sua forma finale di merce, chiudendo il cerchio dell&rsquo;astrazione e della sua tirannia mercantile.&nbsp; &nbsp;Una  tirannia che si accontenta di regnare sulla barbarie della decomposizione  sociale, che l&rsquo;arte ha anticipato, e non occorre governare per farla fruttare.&nbsp; (Dopo Fontainebleau le ideologie divorano i  loro stessi figli &ndash; gli artisti &ndash; non perch&eacute; sono madri mostruose, il  contrario, per educarli.)&nbsp; <br \/>\n  In un tale processo l&rsquo;arte diviene un reliquiario, vale a  dire, l&rsquo;apparente espressione di quella coerenza di parte che la realt&agrave;, come  un tutto, ha perduto da tempo.&nbsp; Ne  consegue che il ruolo dell&rsquo;arte &egrave; ora indispensabile ai processi di estetizzazione del mondo, ma &egrave; un ruolo subordinato, esattamente  quello che le compete, perch&eacute; dopo la breve stagione delle avanguardie storiche  non ha pi&ugrave; goduto di alcuna autonomia.&nbsp;  Per tanto, le divergenze tra le poetiche si sono ridotte a niente, anche  quando mescolano morale ed affari, confondono il tramonto della rivoluzione con  il mattino dei maghi.&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Gy&ouml;rgy Luk&aacute;cs  ne aveva concluso, al tempo di <em>Storia e  coscienza di classe<\/em>, che la riflessione sulle arti doveva diventare una  riflessione sulla forma di totalit&agrave; di cui queste erano complici, in sostanza,  della forma di merce che le condiziona.&nbsp; Ma  si sa, gli artisti hanno orecchie da mercante e continuano a parlare di libert&agrave;  (e non di liberazione) perch&eacute; si credono &ldquo;liberi&rdquo; di astrarsi da tutte le  limitazioni imposte dalla natura di feticcio della merce, che la societ&agrave;,  volente o nolente, impone a tutti.&nbsp; Hanno  dimenticato che un tempo l&rsquo;artista <em>componeva<\/em>,  ma come comporre con la forma di merce?&nbsp;  Non ricordano che in <em>Il disagio  della civilt&agrave;<\/em>, Freud aveva ridicolizzato l&rsquo;illusione di un&rsquo;identit&agrave; tra  libert&agrave; e pensiero?&nbsp; Ignorano le parole  del &ldquo;livellatore&rdquo; Wildman che nell&rsquo;ottobre del 1647, a Putney,  un piccolo sobborgo di Londra, rivolgendosi ad un&rsquo;assemblea di soldati disse  loro: &ldquo;Poich&eacute; non c&rsquo;&egrave; nessun rimedio, occorre ricominciare tutto da capo e voi  non ignorate il modo!&rdquo; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Qui, l&rsquo;eloquenza del denaro &ndash; che invera le forme sensibili  del valore, un elemento immanente al dominio stesso &nbsp;&ndash; rappresenta un <em>a priori<\/em> della domanda di potere culturale e, al contempo, delle  deformazioni specifiche che la forma di valore infligge alla cosiddetta opera  d&rsquo;arte.&nbsp; (La  durata, o la persistenza del senso, per la propriet&agrave; dei mezzi di produzione &egrave;  un furto.)&nbsp; Un gioco, aveva osservato  ironicamente Balthasar Grac&iacute;an,  dove tutto tiene.&nbsp;&nbsp; &ldquo;Il medico maldestro,  che non &egrave; riuscito a guarire il malato, non manca mai di richiedere l&rsquo;aiuto di  un altro medico che, con il nome di consulto, l&rsquo;aiuta a sollevare la  bara.&rdquo;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  In ogni caso, la scomparsa dell&rsquo;autonomia dell&rsquo;arte moderna  non &egrave; avvenuta con un bang, ma con un piagnisteo.&nbsp; Un piagnisteo, dice Thomas Stearn Eliot, che ha contribuito a spingere pi&ugrave; avanti &ndash;  anche grazie alle avanguardie &ndash; le frontiere della rappresentazione, nella  forma di un paradigma <em>morcel&eacute;e<\/em> di una verit&agrave; insensibile.&nbsp; Tutto ci&ograve;  deriva anche da un&rsquo;altra circostanza, dall&rsquo;equivoco che le avanguardie storiche  si sono trascinate dietro a cominciare dalla loro nascita, di apparire pi&ugrave;  convincenti come un&rsquo;elaborazione critica di nuove forme, invece che di un  progetto di distruzione di quelle vecchie.&nbsp; <br \/>\n  In questo contesto s&rsquo;inveravano come una critica pratica  delle sovrastrutture culturali, ancorate ad una fase storica della societ&agrave;  nella quale domina un&rsquo;organizzazione sociale fondata sull&rsquo;economia  mercantile.&nbsp; Tale circostanza ha indotto  le successive avanguardie, salvo rare occasioni, ad apparire acritiche  indipendentemente dalle loro intenzioni.&nbsp;  Cos&igrave;, il neo-dada prima e <em>Fluxus<\/em> dopo hanno  celebrato l&rsquo;infantilismo come una pulsione ludica e la <em>pop<\/em>&#8211;<em>art<\/em> l&rsquo;aspetto  escrementizio della societ&agrave; dei consumi, restando al di qua della  contraddizione tra ci&ograve; che degradava la vita sociale e la logica di autovalorizzazione del capitale.&nbsp; <br \/>\n  Non potendo essere diversamente, lo iato tra la  realizzazione dell&rsquo;arte nella vita e la sua promessa di <em>bonheur<\/em>, &egrave; rimasto incolmato e l&rsquo;arte, come menzogna, ha cominciato a mentire  a se stessa.&nbsp; Pi&ugrave; semplicemente, nei  musei non ci sono che menu, servono delle poetiche, di cui vantano la qualit&agrave;,  sotto forma di semplici immagini.&nbsp; Con  pi&ugrave; efficacia afferma Jean Clair, &ldquo;dipingere &egrave; una cucina dove spesso si  utilizzano gli avanzi&rdquo;.&nbsp; Siamo anni luce  lontani dal &ldquo;mi piace l&rsquo;insalata&rdquo; scritto su &nbsp;<em>L&rsquo;oeil cacodylate<\/em> di Picabia e sodali, cos&igrave; come dalle bottiglie di <em>champagne<\/em> che Nancy Cunard  offriva a questi rivoluzionari senza rivoluzione, prima di dedicarsi alla causa  dell&rsquo;antifascismo.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Per uscire dall&rsquo;<em>empasse<\/em> occorrerebbe rifondare la <em>techne<\/em> alla luce della <em>poiesis<\/em> &ndash; la ricetta &egrave; di Martin Heidegger &ndash; ma &egrave; un&rsquo;aporia, il mondo non si pu&ograve; abitare  poeticamente perch&eacute; la sostanza di cui &egrave; fatto ci riporta alla cosa, al  pro-dotto attraverso cui la tecnica c&rsquo;infligge l&rsquo;esperienza della  delusione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Di pi&ugrave;, se il fine del fare arte &egrave; il fare stesso, il  prodotto non raggiunger&agrave; mai il suo progetto.&nbsp;  Del resto, la forma di merce &egrave; il <em>Bestand<\/em>, lo sfondo, che assicura  all&rsquo;arte un&rsquo;autenticit&agrave; alienante, al di l&agrave; di ogni principio di speranza, una <em>hybris<\/em> che  accoglie l&rsquo;arte come nostalgia.&nbsp; <br \/>\n  Nei suoi aspetti pi&ugrave; radicali la distruzione dei valori  formali &egrave; sembrata essere una volont&agrave; di rifiuto da parte delle avanguardie di  rappresentare un alibi al linguaggio fittizio di una totalit&agrave; sociale  inesistente.&nbsp; Contestualmente, per&ograve;, queste  stesse avanguardie non hanno saputo inverare la necessit&agrave; di ritrovare un  linguaggio comune, favorendo una decomposizione delle arti che ha  paradossalmente innalzato l&rsquo;incomunicabilit&agrave; a valore in s&eacute;.&nbsp; Non &egrave; difficile costatare come a partire  dalla fine della seconda guerra mondiale l&rsquo;arte non &egrave; pi&ugrave; riuscita ad esprimere  ci&ograve; che potrebbe dissolvere l&rsquo;ordine sociale, riducendosi ad una  ideologia che continua inutilmente a proclamare la bellezza della  dissoluzione del senso.&nbsp; <br \/>\n  Come ha ironicamente commentato Theodor Adorno, i contestatori,  da tempo, non sono al di sopra, ma al disotto della cultura.&nbsp; Essi non esprimono che una maniera di  adattarsi, di relegare la funzione critica dell&rsquo;arte al fatto di non servire a  niente, rinunciando sia al godimento che all&rsquo;intervento nella <em>praxis<\/em>.&nbsp; Nella sostanza appaiono come le vittime di  una reificazione che per Luk&aacute;cs &egrave; la forma fenomenica  del feticismo della merce o, meglio, l&rsquo;enigma della sua struttura, che relega  l&rsquo;uomo a spettatore in una societ&agrave; che &egrave; la glaciazione visibile del  vissuto.&nbsp; &nbsp;<br \/>\n  Una glaciazione che prima delle avanguardie era apparsa come  una nostalgia dell&rsquo;autenticit&agrave;, la cui perdita brilla nell&rsquo;opera di Gustave  Flaubert, in particolare nel suo capolavoro incompiuto, <em>Bouvard<\/em><em> et Pecuchet<\/em>.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/img\/2009\/02\/vdsp3.jpg\" style=\"border: 1px solid black;\"\/>\n<\/p>\n<p>\n  C&rsquo;&egrave; da osservare che l&rsquo;arte in generale, ma anche tutto il  movimento operaio, non hanno, nel loro tempo, saputo decifrare questo processo  di dissoluzione della vita corrente come l&rsquo;altra faccia di una banalizzazione assiologica dell&rsquo;esserci, n&eacute; riconoscere nella  disgregazione generale della modernit&agrave; una vittoria della forma di capitale, da  cui &egrave; derivata, da subito, una concezione poliziesca della storia.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Cos&igrave;, la distruzione, che St&eacute;phane  Mallarm&eacute; ha invocato come la sua Beatrice, si &egrave;  realizzata in un altro modo, come ci&ograve; che &egrave; precipitato per trasformare il  mondo in merce, innalzando l&rsquo;irrazionalit&agrave; dell&rsquo;arte a metafora  dell&rsquo;irrazionalismo dell&rsquo;organizzazione sociale.&nbsp; Tutto questo lo coglier&agrave; con acume Gy&ouml;rgy Luk&aacute;cs, quando metter&agrave; in  luce l&rsquo;agghiacciante coincidenza tra la dissoluzione delle forme artistiche e  quelle sociali, spiegando come nella prima dissoluzione c&rsquo;&egrave; l&rsquo;apologia della  seconda o, pi&ugrave; cinicamente, come la gloria dell&rsquo;una passa spesso per gloria  dell&rsquo;altra.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Dopo l&rsquo;amara vittoria del surrealismo, che ha voluto  realizzare l&rsquo;arte senza distruggerla, la volont&agrave; di andare oltre l&rsquo;arte si &egrave;  mutata in un oggetto da museo, un luogo in cui &egrave; inglobato anche tutto ci&ograve; che  l&rsquo;ha contestata o la contesta. &Egrave; divenuta una punizione che annienta.&nbsp; Infatti, &egrave; nei musei che gli dei diventano  statue, perch&eacute; nei musei tutti gli altri sguardi sono esclusi o risultano  impuri.&nbsp; Sono sguardi, desacralizzanti.&nbsp; Il superamento, dunque, non poteva essere  inscritto se non nel progetto di una rivoluzione sociale che fosse all&rsquo;altezza  delle promesse contenute nell&rsquo;arte.&nbsp;  Occorreva pensare l&rsquo;opera come un sapere e non come un feticcio del  potere della merce e dei suoi <em>ukaze<\/em>, occorreva pensarla senza la malia della sua indole di <em>res<\/em>.&nbsp; (Heidegger  osserva che &ldquo;l&rsquo;arte &egrave;, si, una <em>res<\/em> prodotta, ma indica anche qualcosa che va oltre&rdquo;. In, <em>L&rsquo;origine dell&rsquo;opera d&rsquo;arte<\/em>.&nbsp; Vivere nelle radure gli fece dimenticare che  &egrave; proprio nella natura della merce narcotizzare l&rsquo;essere Altro di ci&ograve; che  l&rsquo;artista appronta.)&nbsp; In  altri termini, occorreva spezzare la passivit&agrave; che l&rsquo;arte, come una forma di  merce, impone a chi la contempla.&nbsp;  Occorreva abbandonare l&rsquo;illusione che nella modernit&agrave; ci siano le  condizioni dell&rsquo;uomo come soggetto, mostrare la dominazione esercitata dalle  forze astratte del potere, la perdita del senso, la distruzione dei linguaggi,  la banalizzazione dell&rsquo;esperienza.&nbsp; <br \/>\n  Queste forze astratte furono intuite e denunciate da Luk&aacute;cs, che propose un falso rimedio.&nbsp; Ricorrere ad un realismo che non fosse il  risultato amaro del disincanto, ma avesse per obiettivo di rimettere l&rsquo;uomo al  centro della societ&agrave;, di mostrare l&rsquo;essere umano sotto la sua superficie  reificata.&nbsp; Cos&igrave;, Luk&aacute;cs  finisce per esaltare Honor&eacute; de Balzac, per le stesse ragioni di fondo per le  quali Adorno apprezza Samuel Beckett.&nbsp; Naturalmente  il realismo di Luk&aacute;cs &egrave; l&rsquo;ultimo sussulto di una cultura  che si credeva ancora umanista, ma non cade nel vuoto, celebra le baionette di  Stalin ad Oriente e lo spettacolo ad Occidente.&nbsp;  Il volto dell&rsquo;angelo, glossando Benjamin &egrave; rivolto verso il passato,  mentre cresce verso il cielo il cumulo delle merci davanti a lui.&nbsp; Nello spettacolo, la valenza realista esalta  ci&ograve; che la statua di Etienne de Condillac ha perduto,  la sensazione, che degrada ad abiezione.&nbsp;  Quando non si celebrano i veleni dell&rsquo;idealismo, scatologia, lordure ed  oscenit&agrave; sono oggi ci&ograve; che le istituzioni museali prediligono, i corpi &ndash; questa  nuova materia &ndash; abbandonati all&rsquo;orrore richiamano sulle tavole del palcoscenico  estetico il corpo sociale reificato, la fine dell&rsquo;unit&agrave; del <em>socius<\/em>.&nbsp; Una scatologia celebrata si confronta cos&igrave;  con l&rsquo;infanzia di una <em>biopolitica<\/em> che sogna altri organi, come sono i partiti.&nbsp;  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>Infine.&nbsp; Parigi, 25  marzo 1912.&nbsp; 19, avenue de Tourville.&nbsp; Scrive Valentine de Saint-Point:  &ldquo;La donna che con le sue lacrime e con lo sfoggio dei sentimenti trattiene  l&rsquo;uomo ai suoi piedi &egrave; inferiore alla ragazza che, per vantarsene, spinge il  suo uomo a mantenere, pistola in pugno, il suo arrogante dominio sui bassifondi  della citt&agrave;.&nbsp; Quest&rsquo;ultima, per lo  meno, coltiva un&rsquo;energia che potr&agrave; anche servire cause migliori.&rdquo;&nbsp; <br \/>\n  Mancano una manciata di anni al 24 ottobre 1917.&nbsp; Ecco l&rsquo;occasione di una causa migliore che  non poteva finire peggio.&nbsp; <br \/>\n  Nel 1930 Andr&eacute; Breton, sogna la rivolta assoluta,  l&rsquo;insubordinazione, il sabotaggio&hellip;lo scendere in strada rivoltella in pugno e  sparare a caso, finch&eacute; si pu&ograve;, tra la folla, ma arriva troppo tardi, la decade  dell&rsquo;illusione era gi&agrave; cominciata, tutto quello che vuole prosperare sotto la  dominazione &egrave; destinato a riprodurla!&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Valentine de Saint-Point, ovvero behind the green door. Ivrea, 8 febbraio 2009, Museo Della Carale Accattino. (Lettura di Gianni-Emilio Simonetti) Cambiare il mondo non basta.&nbsp; Lo facciamo comunque, ed esso avviene anche senza la nostra collaborazione.&nbsp; Nostro compito &egrave; interpretarlo per cambiare il cambiamento, affinch&eacute; il mondo non continui a cambiare senza di noi.&nbsp; G&uuml;nther [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-3520","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-saggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3520","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3520"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3520\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3537,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3520\/revisions\/3537"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}