{"id":3483,"date":"2009-01-17T18:03:01","date_gmt":"2009-01-17T17:03:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3483"},"modified":"2009-01-17T18:03:01","modified_gmt":"2009-01-17T17:03:01","slug":"pesto-placenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2009\/01\/17\/pesto-placenta\/","title":{"rendered":"Pesto &#8211; Placenta"},"content":{"rendered":"<p><strong>Pesto<\/strong>, (da pestare, pestato, pesto), &egrave; una tipica salsa  piccante della cucina genovese, con la quale si condiscono al  magro lasagne, tagliatelle, gnocchi e minestrone. Riunite in un mortaio  (<em>morta<\/em>) tre spicchi d&rsquo;aglio (<em>aggio<\/em>) nettati, qualche foglia di  basilico ligure (<em>baxaic&ograve;<\/em>) fresco, un pezzetto di formaggio olandese, di parmigiano  o di pecorino, grattugiati.&nbsp; Pestate e  riducete il tutto ad una specie di impasto, che scioglierete con abbondante  olio (<em>eujo<\/em>), non senza aver aggiunto prima qualche cucchiaiata di acqua  (<em>egua<\/em>) bollente.&nbsp; Per conservare al  basilico anche nei mesi invernali la fragranza estiva occorre cogliere le  foglie, eliminando il gambo, lavarle, asciugarle, collocarle nell&rsquo;olio in un  vaso sigillato.&nbsp; <em>Piccagge<\/em> col pesto (cucina genovese).&nbsp; Nel dialetto genovese le <em>piccagge<\/em> sono lasagne, anzich&eacute; quadrate, lunghe circa cinque o sei centimetri. Cotte nell&rsquo;acqua salata&nbsp; e&nbsp; sgocciolate,&nbsp;  si&nbsp; condiscono col pesto e il  parmigiano grattato.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"Il labirinto\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/P\/P13.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Petit suisse<\/strong>, contrariamente al nome, non &egrave; un formaggio originario  dalla Svizzera, ma dalla Normandia, preparato con latte intero e l&rsquo;aggiunta di  un quinto del volume di panna. Il tipo <em>Gervais<\/em> &egrave; considerato tra i migliori. &nbsp;&nbsp;Oggi si  fabbrica un po&rsquo; dappertutto.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Pettorali<\/strong>, frutti pettorali. Nella vecchia farmacopea erano  considerati pettorali ed usati nelle affezioni polmonari. Ricordiamo tra di  essi, i datteri, le giuggiole, i fichi e l&rsquo;uva di Corinto, in forma di  decozione.<\/p>\n<p><strong>Pevar&agrave;<\/strong> &egrave; il nome di un&rsquo;antica preparazione padovana,  consistente in midollo di ossa di manzo, cotto al burro. &nbsp;Siccome la dose di pepe, con la quale si  condisce, &egrave; abbondante, da cui il nome del piatto.<\/p>\n<p><strong>Peverada<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;una salsa della cucina veneta, originaria  da Vittorio Veneto, consiste in salame e fegato di lepre, triturati insieme,  passati al setaccio e soffritti nel burro con un po&rsquo; d&rsquo;olio e molto pepe.<\/p>\n<p><strong>Philtrum quo vincere  mulierem<\/strong> era l&rsquo;esclamazione  liberatoria che accompagnava gli afrodisiaci, in particolare quelli a base di  tartufi, nelle mense dell&rsquo;antica Roma.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Piballes<\/strong>, termine usato specialmente in Bretagna, per indicare  una specie di giovani anguille.<\/p>\n<p><strong>Piccante<\/strong>, salsa (fr. <em>sauce piquante, <\/em>ingl. <em>sharp sauce<\/em>). &nbsp;Mettete in  una teglia, pepe, scalogno, prezzemolo, aceto, un pezzetto di burro. &nbsp;Fate fondere a piccolo fuoco. &nbsp;A questa salsa aggiungete un <em>roux, <\/em>scuro  ma non troppo, continuando la cottura, sempre rimestando. &nbsp;Al momento di servire, completate la salsa con  cetriolini affettati. &nbsp;Le proporzioni dei  singoli ingredienti, che compongono questa salsa, destinata soprattutto ad  accompagnare resti di manzo e maiale fresco, sono lasciate alla sensibilit&agrave; di  chi la prepara.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Piccioni <\/strong>(fr. <em>pigeon, <\/em>ingl. <em>pigeon,<\/em> ted. <em>Taube<\/em>).&nbsp; Nelle scienze  leccarde sotto questa voce si raggruppa la grande famiglia dei  Colombiformi, che comprende i colombi propriamente detti, i piccioni, le  tortore e le palombe (colombi selvatici). &nbsp;&Egrave; stragrande il numero delle variet&agrave; (il solo  tipo piccione ne conta pi&ugrave; di settanta) che aumenta costantemente, in seguito  agli incroci ed alle selezioni.&nbsp; Il piccione,  estremamente vorace, causa spesso dei danni ai raccolti. &nbsp;D&rsquo;altro canto ha molte qualit&agrave;. &nbsp;Ha, per esempio, un senso d&rsquo;orientamento  pronunciato ed i piccioni viaggiatori sono stati usati per trasmettere la  corrispondenza. &nbsp;Ritorna alla colombaia,  anche se si &egrave; allontanato in cerca di cibo. &nbsp;Quanto mai prolifiche, le femmine nutrono i  loro piccoli, nati ciechi, imbeccandoli col cibo lavorato nel loro gozzo.  Infine la loro carne, in particolare quella dei giovani piccioni, &egrave; eccellente.  I piccioni sono gli unici uccelli, il cui fegato non contiene fiele.&nbsp; <em>Arrosto.&nbsp; <\/em>Spiumato, sventrato, strinato, salato e leggermente pepato, nonch&eacute;  lardellato, fatelo arrostire a fuoco vivo, usando un buon fondo o un brodo per  bagnarlo.&nbsp; Vi ritroverete nella leccarda  un ottimo sugo.&nbsp; <em>Brasato <\/em>(ricetta  per esemplari adulti).&nbsp;&nbsp;&nbsp; Conditelo con  met&agrave; burro e met&agrave; strutto in una casseruola e un pugnetto di prosciutto a  dadini. Fatelo rosolare, bagnatelo con un bicchierino di vino bianco.&nbsp; Cuoce in quaranta minuti.&nbsp; Servitelo su crostini guarniti di <em>bacon<\/em> passato in padella<em>. <\/em>Siate  parchi nel condimento di sale e pepe, data la presenza del prosciutto e del <em>bacon. <\/em>&nbsp;Potete accompagnarlo con il succo di un limone.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"Il labirinto\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/P\/P14.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p><em>Con i piselli. <\/em>Fate rosolare nel burro  caldo i<strong> <\/strong>piccioni, preparati ed imbrigliati. Ritirateli, mantenendoli al  caldo.&nbsp; Al loro posto mettete del lardo,  che farete rosolare. Ritirate il lardo e fate cadere nel fondo, a pioggia,  della farina setacciata. Appena questa avr&agrave; preso colore, aggiungeteci il  brodo, del prezzemolo tritato, un mazzolino aromatico, sale, pepe, il lardo  preesistente, ed i piselli. Quando questi saranno cotti a met&agrave;, ricollocateci i  piccioni.&nbsp; La cottura, a fuoco dolce,  durer&agrave; un&rsquo;ora e mezza.&nbsp; <em>A la<\/em><em> crapaudine.&nbsp; <\/em>Preparati i piccioni, apriteli dall&rsquo;estremit&agrave; dello stomaco sino  alle ali, quindi senza separare le due parti, vuotateli e spianateli  leggermente. Spalmateli di olio o burro chiarificato, sale e pepe, fateli  dorare sulla griglia a fuoco dolce, da tutte e due le parti.&nbsp; Serviteli con una salsa piccante.&nbsp; <em>Ripieni. <\/em>&nbsp;Preparato ed aperto il  piccione, togliete il fegato, che taglierete a pezzettini, unendovi del lardo,  della mollica di pane, funghi (o tartufi), sale, pepe, passate il tutto al  setaccio e legate con un paio di tuorli d&rsquo;uovo.&nbsp;  Con questo ripieno guarniteci petto e ventre.&nbsp;&nbsp; Mettete in forno, bagnando con del brodo e  del vino bianco.&nbsp; Usate il liquido di  cottura come salsa, dopo averlo fatto ritirare ed ammorbidito con un po&rsquo; di  burro.&nbsp; <em>Pigeon&rsquo;s pie <\/em>(Piccione  pasticciato, cucina inglese). Ingredienti: due piccioni, mezzo chilo di manzo  preso dal culaccio (<em>rumps-teak<\/em>)<em>, <\/em>un quarto di chilo di prosciutto  o di <em>bacon <\/em>magro, mezzo litro scarso di un fondo chiaro, due uova sode,  un tuorlo d&rsquo;uovo, sale, pepe, della pastella.&nbsp;  Tagliate i piccioni in quattro o pi&ugrave; pezzi, a seconda della loro  grandezza, poi il manzo in fette sottili, il prosciutto (od il <em>bacon<\/em>)in listerelle, le uova sode in quarti. Collocate tutto in un tegame,  alternando a strati e condendo.&nbsp;  Aggiungeteci il fondo in modo da riempire il tegame a tre quarti.&nbsp; Coprite con la pastella, che dorerete con il  tuorlo.&nbsp; Collocate&nbsp; i piccioni in un forno caldissimo e  quando la pastella comincer&agrave; ad alzarsi, riducete la temperatura e proseguite  la cottura per un&rsquo;ora circa, dopo aver realizzato un camino nel mezzo della  pastella.&nbsp; Prima di servire, versate il  resto del fondo attraverso il camino.&nbsp; Il <em>pie<\/em> pu&ograve; essere  consumato tanto caldo, quanto freddo.&nbsp; In  questo caso si sar&agrave; formata all&rsquo;interno una specie di gelatina.<\/p>\n<p><strong>Picodon,<\/strong><strong> <\/strong>&egrave; un  formaggio del Delfinato, prodotto con il latte di capra, semi-stagionato.&nbsp; Il suo nome in dialetto significa pungente.<\/p>\n<p><strong>Pilau <\/strong>o <strong>pilafi <\/strong>&egrave; il nome sardo di un risotto,  che si condisce con il sugo d&rsquo;aragosta, di capretto o d&rsquo;agnello. L&rsquo;origine  turca del nome &egrave; manifesta.<\/p>\n<p><strong>Pilota, risotto alla  pilota<\/strong>, cos&igrave; si chiama nel mantovano e nel veronese il riso  cotto nell&rsquo;acqua con carne di maiale tritata o costine.&nbsp; &ldquo;Pile&rdquo; era il nome popolare delle riserie.<\/p>\n<p><strong>Piochons<\/strong>, termine usato specialmente nella  Languedoc, per indicare i cavoli verdi.<\/p>\n<p><strong>Piperade<\/strong>, pietanza della Francia meridionale.&nbsp; Consiste di pomodori e di peperoni, cotti  insieme, a cui si aggiungono gradatamente delle uova per ottenere un assieme  spumeggiante.&nbsp; Si profuma con l&rsquo;aglio e  la noce moscata.&nbsp; Si possono aggiungere  anche dei dadini di prosciutto.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"Il labirinto\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/P\/P15.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Piramide<\/strong>, montare un cibo a piramide, significa  presentare una pietanza di piccole dimensioni, come scampi, gamberetti o  piccola frutta (albicocche), a piramide, cio&egrave; a scalini decrescenti verso l&rsquo;alto.  &nbsp;I Francesi chiamano questo genere di  allestimento <em>monter en buisson.<\/em><\/p>\n<p><strong>Pisello<\/strong> (<em>Pisum sativum<\/em>, fr. <em>pois <\/em>oppure <em>petits  pois, <\/em>ingl. <em>Peas,<\/em>ted. <em>Erbse, <\/em>fiamm. e ol. <em>Erwt, <\/em>dan. <em>Havevert, <\/em>spagn. <em>Arveja, <\/em>port. <em>eivilha<\/em>)<em>, <\/em>leguminosa rampicante,  con un fiore bianco e baccello allungato, contenente semi rotondi verdi, detti  anch&#8217;essi piselli (v. taccole).&nbsp; I piselli fanno indubbiamente parte dell&rsquo;aristocrazia  delle verdure. La frase, attribuita a Madame de Maintenon, moglie morganatica  di Luigi XIV, ne consacra la nobilt&agrave;: L&rsquo;impazienza di mangiarli, il piacere di  averli mangiati e la gioia di mangiarli ancora, costituiscono i tre argomenti  preferiti dai nostri principi loquaci. &nbsp;Devono  sempre essere freschi. &nbsp;Un&rsquo;ora dall&rsquo;orto  alla tavola, recita un proverbio inglese, esagerando. Per di pi&ugrave;, dovrebbero  essere primaticci, piccoli e teneri. Qui interviene un proverbio francese:  Bisogna mangiare i piselli con i ricchi e le ciliege con i poveri. Significa  che i piselli vanno mangiati come primizie, quando sono cari, e le ciliege in  piena maturit&agrave;: allora sono a buon mercato ed a portata di tutte le borse.&nbsp; Lavate sempre accuratamente il baccello prima  di aprirlo, mentre &egrave; inutile lavare i piselli dopo sbucciati, perch&eacute;  ermeticamente protetti dall&rsquo;involucro, che impedisce l&rsquo;entrata di germi o polvere.  E come voler lavare una banana, dopo averla spellata. Rinfrescate i baccelli  avvizziti, che dimostrano una certa et&agrave;, con un bagno d&rsquo;acqua fredda e  sbucciateli non prima dell&rsquo;inizio della cottura. &nbsp;Si pu&ograve; aggiungere qualche buccia durante la  cottura per aumentare la fragranza dei piselli. &nbsp;Incominciate la cottura ad acqua bollente, col  recipiente scoperchiato, per mantenerne il bel colore verde. &nbsp;La bollitura deve essere a fuoco moderato. &nbsp;Se i piselli sono maturi, aggiungeteci una  presa di zucchero. &nbsp;Taluni cuochi, in  Francia ed in Inghilterra, aggiungono un ramoscello di menta, considerando una  certa affinit&agrave; d&rsquo;aroma tra le due piante. &nbsp;Ai giovani piselli aggiungerete il sale  solamente quindici minuti dall&rsquo;inizio della cottura, raggiunto cio&egrave; lo stadio  di quasi tenerezza, e poi continuate la cottura per altri cinque minuti. &nbsp;Se disponete di piselli conservati in scatola,  non fate mai uso del liquido di conserva per bollirli, ma sempre d&rsquo;acqua fresca  e bollente. &nbsp;<em>All&rsquo;inglese. <\/em>Vanno  bolliti nell&rsquo;acqua salata bollente, scolati ed asciugati, tenendoli in un  tegamino per qualche minuto sopra un fuoco vivo. Serviteli in piramide, burro  fresco a parte.&nbsp; <em>Al burro. <\/em>Come da  ricetta precedente, con poco sale nell&rsquo;acqua bollente. Asciugati, cospargeteli  di una presa di zucchero ed aggiungete un po&rsquo; di burro fuso, non troppo caldo,  mescolandovi i piselli, lontano dal fuoco.&nbsp; <em>Pur&eacute;e Saint Germain. <\/em>Fateli bollire nell&rsquo;acqua bollente, con una  presa di sale ed una di zucchero, tant&rsquo;acqua quant&rsquo;occorre per coprirli.&nbsp; Aggiungete all&rsquo;acqua una foglia di lattuga ed  un ramoscello di prezzemolo, legati assieme.&nbsp;  Terminata la bollitura scolateli e passateli al setaccio.&nbsp; Continuate la bollitura del liquido di  cottura per condensarlo.&nbsp; Rimettete la  purea sul fuoco, aggiungendoci il liquido di cottura, ridotto quasi ad una  crema, ed un pizzico di zucchero.&nbsp; <em>Con  la menta. <\/em>Come all&rsquo;inglese od al burro, aggiungendo all&rsquo;acqua bollente un  mazzolino di menta fresca.&nbsp; <em>Creamed  peas <\/em>(alla panna, cucina inglese).&nbsp;  Come da ricetta precedente, aggiungendo alla fine un po&rsquo; di prezzemolo  tritato e della panna, rimettendo sul fuoco e mescolando, senza far bollire la  panna.&nbsp; <em>Erbsen mit Schinken <\/em>(piselli  con prosciutto, cucina tedesca). Bollite come all&rsquo;inglese, aggiungeteci del  prezzemolo gi&agrave; cotto e tagliuzzato nonch&eacute; del prosciutto (cotto o crudo),  tagliato a dadini, cospargete con un po&rsquo; di farina, bagnate il tutto con il  liquido di cottura o con un brodo leggero, rimettete sul fuoco affinch&eacute; si  amalgami.<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"Il labirinto\" src=\"\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/P\/P16.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Pissala<\/strong>, (da pesce) voce provenzale  per una salsa che spesso si trova gi&agrave; pronta in commercio. Si produce facendo  salmistrare gli avannotti di pesce, in particolare di acciughe, per otto  giorni, al sale.&nbsp; Si passano poi allo  staccio, si allunga la purea cos&igrave; ottenuta con qualche goccia della salamoia,  si aromatizza con chiodi di garofano, si imbottiglia e si conserva al fresco.  Si pu&ograve; usare al naturale od allungata con l&rsquo;olio.<\/p>\n<p><strong>Pissaladeira<\/strong>, voce provenzale per denotare&nbsp; una&nbsp;  specie&nbsp; di&nbsp; torta,&nbsp;  guarnita di olive nere, di cipolle e di filetti di acciughe (<em>pissala<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Pistacchio<\/strong> (<em>Pistacia vera<\/em>, fr. <em>pistache,<\/em> ingl. <em>pistachio, <\/em>ted. <em>Pistazie<\/em>) &egrave; il frutto del pistacchio  selvatico, chiamato <em>Pimpernuss, <\/em>pianta arborea della <em>Anacardiacee<\/em>, dalle foglie pennate,  isolate ed alterne, dai piccoli fiori, raggruppati in grappoli e dai frutti  contenente un seme, che pure si chiama pistacchio.&nbsp; Si dice che la pianta sarebbe stata importata  a Roma dal gaudente Vitellio. <em>Quin et amygdaleos subeant pistacia ramos<\/em>.&nbsp; Comunque  sia, &egrave; oramai diffuso e coltivato in tutta la regione mediterranea.&nbsp; Si usa come condimento, nella confetteria,  nella pasticceria e nella preparazione dei salumi. Gli americani amano molto la <em>pistachio <\/em><em>ice cream.<\/em>&nbsp; Per pelare  i pistacchi immergeteli nell&rsquo;acqua  fredda, contenente un po&rsquo; di sale che ne mantiene il colore.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Pistou<\/strong>, voce francese che corrisponde grossomodo al pesto  genovese, di cui si fa largo uso nella Provenza.<\/p>\n<p><strong>Pizzaladiera, <\/strong>cucina ligure, in particolare d&rsquo;Imperia, &egrave;  una specie di torta di pane, impastata con l&rsquo;olio, spalmata di pasta d&rsquo;acciughe,  coperta di cipolle, aglio, olive nere, che va cotta al forno. &nbsp;&Egrave; chiamata anche <em>piscialandrea<\/em>, o <em>piscialandrera<\/em>:  si fa derivare il nome dalle preferenze culinarie di Andrea Doria, mentre non  sono spiegati&hellip; gli effetti diuretici sulle necessit&agrave; fisiologiche del  condottiero. &nbsp;Questa specie di pizza &egrave;  una pietanza abbastanza comune anche a Nizza, dove &egrave; chiamata <em>Pissaladi&egrave;re<\/em>, e siccome i nizzardi  vogliono avere la loro rivincita sulle pretese storiche dei liguri, fanno  risalire la loro <em>Pissaladi&egrave;re<\/em> nientemeno  che alla vittoria dei Fenici sui Liguri ed alla fondazione della loro citt&agrave;, <em>Nicaea<\/em>, da <em>nike, <\/em>vittoria, poi <em>Nice.<\/em><\/p>\n<p><strong>Pizzutello<\/strong> &egrave; il nome dell&rsquo;uva dai chicchi lunghi e  curvi. Si dice anche <em>corniola<\/em> o <em>galletta<\/em>, perch&eacute; assomiglierebbe ai  testicoli del gallo.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Placenta<\/strong> era nell&rsquo;antica Roma una schiacciata  grande e sottile, di farina, formaggio e miele, molto popolare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pesto, (da pestare, pestato, pesto), &egrave; una tipica salsa piccante della cucina genovese, con la quale si condiscono al magro lasagne, tagliatelle, gnocchi e minestrone. 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