{"id":3433,"date":"2008-11-30T15:25:27","date_gmt":"2008-11-30T14:25:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3433"},"modified":"2008-11-30T15:25:27","modified_gmt":"2008-11-30T14:25:27","slug":"papin-denis-patata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/11\/30\/papin-denis-patata\/","title":{"rendered":"Papin (Denis) &#8211; Patata"},"content":{"rendered":"<p><strong>Papin<\/strong><strong> (Denis)<\/strong>, francese (1647-1712), fisico, medico, matematico e  geniale in&shy;ventore, dovette abbandonare la Francia dopo la revoca dell&rsquo;e&shy;ditto di Nantes. &nbsp;Tra molte altre inven&shy;zioni, invent&ograve; la famosa  marmitta che porta il suo nome, da lui battezzata <em>digestore<\/em>, e che rappresenta  l&rsquo;antesignana delle moderne autoclavi.&nbsp;  Per mezzo d&rsquo;un pistone tra&shy;sform&ograve; il movimento  rettilineo in uno rotatorio e costru&igrave; il primo battello a vapo&shy;re, che doveva  navigare sul fiume Fulda. Tuttavia i battellieri di Munden, preoccupati del loro pane quotidiano, distrussero  il battello e Papin mor&igrave; di crepacuore, esule a  Londra.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Paprica<\/strong>, parola ungherese, plasmata sul <em>piper<\/em>latino o sul nostro pepe, usata oramai in tutti i paesi per deno&shy;tare il  pepe rosso.&nbsp; Costituisce la base della cucina ungherese.&nbsp; &Egrave; un pepe per modo di dire, perch&eacute; &egrave; il  semplice ri&shy;sultato di peperoni rossi, secchi e pol&shy;verizzati.&nbsp; Acquistandola, sinceratevi della qualit&agrave;: ce  ne sono in commercio molte mediocri o scadenti. Dovrebbe essere molto pro&shy;fumata  ed avere un colore rosa-rosso intenso. &nbsp;Abbiate cura di tenerla ermeticamente chiusa e  lontana dall&rsquo;umidit&agrave;. Noi diciamo <em>la <\/em>paprica, i francesi <em>le<\/em><em>paprika<\/em>, gli  ingle&shy;si, invece, chiamano la paprica anche <em>Krona<\/em><em> pepper.<\/em><\/p>\n<p><strong>Parc-aux-cerfs<\/strong>, una piccola propriet&agrave; che da il nome ad un quartiere di Versailles, ove Lebel, cameriere di Luigi XV, faceva al&shy;loggiare le amanti  di passaggio del suo augusto sovrano. Il nome del <em>Parc-aux-cerfs<\/em>merita d&rsquo;essere menzionato in un sito di gastronomia, perch&eacute; Madame de Pompadour prima e Ma&shy;dame  Du Barry poi seppero far rivive&shy;re le sonnecchianti  vitalit&agrave; del loro amante con la cucina di vivande supposte afrodisiache di loro  invenzione.&nbsp; Superflue, se guardiamo le  grazie callipige di una ospite,  Marie-Louise O&rsquo;Morphy,  dipinta da Fran&ccedil;ois Boucher.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/P\/P04.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Parmentier<\/strong><strong> (Antonio Augustino)<\/strong>, fi&shy;lantropo ed  agronomo francese, nato a Montdidier nel 1727, morto  a Parigi nel 1813. &nbsp;Inizi&ograve; la sua  carriera come farmacista.&nbsp; La carestia  del 1769 lo indusse a studiare la possibilit&agrave; di met&shy;tere a disposizione del  popolo nuovi elementi nutritivi e la sua attenzione si concentr&ograve; sulle patate,  in uso da molti anni in Germania. &nbsp;Ottenne  la prote&shy;zione di Luigi XVI, al quale aveva pre&shy;sentato una memoria,  dimostrante le qualit&agrave; nutritive del miracoloso tube&shy;ro.  &nbsp;Il re gli concesse l&rsquo;uso d&rsquo;una vasta estensione di terreno nella pianura di Sablons per la nuova coltivazione, che ebbe pieno successo.  &nbsp;A Parmentier  spet&shy;ta altres&igrave; il merito d&rsquo;aver perfezionato l&rsquo;uso dello sciroppo di vino, e i  metodi praticati nella macinazione e nella panificazione. &nbsp;Fu nominato ispettore ge&shy;nerale della Sanit&agrave;  nel 1803. &nbsp;La cucina francese immortal&ograve;  il suo nome, chia&shy;mando <em>&agrave; la   Parmentier <\/em>varie ricette  gastronomiche, sempre a base di pa&shy;tate. (Cfr.,  sull&rsquo;argomento, Katharina di Nieuwerve, <em>Piccolo viaggio cucinario  nell&rsquo;immaginario materiale<\/em>.)<\/p>\n<p><strong>Pastella per frittura<\/strong> (fr. <em>p&acirc;te<\/em><em> &agrave; frire<\/em>)<em>: <\/em>varia, secondo la natura degli ele&shy;menti,  che la pastella stessa &egrave; chiamata ad avviluppare.&nbsp; <em>Per frittelle o beignets  di carne o pesce. <\/em>Disporre in una terrina centoventicinque grammi di farina  setaccia&shy;ta, una presa di sale, due cucchiai d&rsquo;o&shy;lio d&rsquo;oliva, oppure due noci  di burro fuso, ed un quinto di litro d&rsquo;acqua appena  tiepida. Mi&shy;schiare con un cucchiaio di legno, senza lavorare la pastella, se questa  deve es&shy;sere usata subito, per evitare che, trop&shy;po  elastica, impedisca agli oggetti di attaccarvisi. &nbsp;Se invece &egrave; preparata in anticipo, pu&ograve; essere  lavorata, giacch&eacute; il riposo le fa perdere l&rsquo;elasticit&agrave;. &nbsp;Ag&shy;giungere, al momento di  servirsene, due albumi montati a neve ferma.&nbsp; <em>Per beignets di  legumi <\/em>(sedano, tuberine, scorzonere e simili). Stemperate in una terrina centoventicinque  grammi di farina setacciata, una presa di sale, due noci di bur&shy;ro fuso, un  uovo e la quantit&agrave; d&rsquo;ac&shy;qua necessaria per preparare una pa&shy;sta abbastanza  molliccia, che deve es&shy;sere usata solamente dopo un&rsquo;ora. &nbsp;<em>Per beignets  di frutta e fiori non velati al forno<\/em><em>.<\/em>&nbsp; Centoventicinque  grammi di farina setac&shy;ciata, due  grammi di sale, una noce di burro fuso, un decilitro scarso di birra, uno di  acqua tiepida, una cuc&shy;chiaiata da t&egrave; di cognac, un albume  montata a neve ferma. Riunite in una terrina: farina, sale, burro, stempera&shy;te con la birra e l&rsquo;acqua, aggiungendo poi il cognac, senza  lavorare la pasta. &nbsp;All&rsquo;ultimo momento  aggiungete l&rsquo;albume.&nbsp; <em>Per  beignets di frutta da velarsi <\/em>(<em>giacer<\/em>)<em> al forno<\/em><em>. &nbsp;<\/em>Centoventicinquegrammi di  farina, una noce di burro fuso, una presina di sale, una presa di zuc&shy;chero,  mezzo uovo (intero), un litro scarso di birra ed un po&rsquo;  d&rsquo;acqua tie&shy;pida. Stemperate la farina, secondo le indicazioni della ricetta  precedente, senza troppo lavorarla, e qualche tem&shy;po  in anticipo, mantenendola in un po&shy;sto tiepido perch&eacute; possa fermen&shy;tare. Al  momento di servirvene, rom&shy;pete la consistenza.&nbsp; A differenza della precedente ricetta, i <em>beignets<\/em><em>, <\/em>dopo essere stati fritti sco&shy;lati ed asciugati, vanno messi in un forno caldissimo, cosparsi  di zucchero e velati (<em>glac&eacute;s<\/em>)<em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>Pasteur (Luigi)<\/strong>, chimico francese, nato 1822, morto 1895. &nbsp;Non possiamo, in questo sito tracciare la  biografia di questo grandissimo scienziato. Ma verremmo  meno alla doverosa riconoscenza verso il creatore delle nuove teorie nella  terapia, nell&rsquo;industria, nell&rsquo;agricoltura e nell&rsquo;alimentazione, se non  menzionassimo, il suo nome prima di parlare della pastorizzazione che di&shy;rettamente  ci riguarda.<br \/>\n  Pastorizzare &egrave; un&rsquo;azione di ste&shy;rilizzazione per mezzo del calore  di ta&shy;luni liquidi fermentati, come il vino ed il  latte principalmente, sopprimen&shy;do la vitalit&agrave; di taluni germi o micro&shy;organismi.  &nbsp;A seconda dei  liquidi, il li&shy;quido &egrave; portato ad una temperatura che varia dai cinquantacinque  ai settanta gradi, il latte, ad esempio, viene portato a settanta gradi e poi  repentinamente raffreddato, il tutto con apparecchiature di varia costru&shy;zione.  &nbsp;La pastorizzazione distrugge i  microrganismi, ma non le loro spore, la cui eliminazione richiede un altro meto&shy;do  di sterilizzazione introdotto dal fisico irlandese John Tyndall,  un metodo che &egrave; oggi universalmente adottato, pur compreso nel termine generico  di pastorizzazione.<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/P\/P05.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Pasticcio<\/strong>,  come termine cucinario ita&shy;liano, indica una pietanza  preparata o cotta al forno in una crosta di pasta, che formi un involucro e ne  trattenga i principi nutritivi ed aromatici. &nbsp;In pa&shy;ri tempo si chiamano <em>pasticciate <\/em>le vi&shy;vande a cui si sono aggiunti altri in&shy;gredienti, come  carne sminuzzata, o fe&shy;gatini di pollo, funghi, tartufi, e simi&shy;li. &nbsp;La voce <em>pasticcini <\/em>si riferisce a dol&shy;ci. Per evitare false interpretazioni,  taluni cuochi ricorrono alla voce d&rsquo;ori&shy;gine francese <em>timballo <\/em>per  significare la preparazione in un involucro di pa&shy;sta, sostituibile questa  anche con una parola italiana, <em>sformato.<\/em><br \/>\n  (il timbal francese deriva  dall&rsquo;arabo at-tabl, una specie di tamburo.&nbsp; A sua volta la voce araba deriva dal  persiano.)&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Pasticcio, pasticciato.<\/strong> Nella cucina italiana i termini hanno vari signifi&shy;cati, che,  tuttavia, si possono ridurre ad un denominatore comune:  l&rsquo;aggiun&shy;ta di molteplici elementi alla vivanda principale. &nbsp;Cos&igrave; la <em>polenta pasticciata milanese <\/em>contiene  intingoli, burro, carni, salumi, funghi, formaggio, con o senza tartufo. &nbsp;&Egrave; cotta al forno, a fuoco moderato, sino a  formare crosta. &nbsp;In quella <em>bolognese <\/em>domina  il rag&ugrave; di carne. &nbsp;Si chiamano poi <em>pasticci <\/em>le pre&shy;parazioni, nelle quali l&rsquo;elemento prin&shy;cipale &mdash; fegato, maccheroni,  maiale, gnocchi, pollo, piccioni &mdash; sempre pa&shy;sticciato, &egrave; coperto da uno strato  di pa&shy;sta, <em>bris&eacute;e<\/em>o frolla, il tutto  passato al forno. &nbsp;Se il coperchio &egrave;  costituito da pangrattato la preparazione dovrebbe chiamarsi <em>gratin, <\/em>(la  denominazione pasticciata, usata spesso in questo ca&shy;so, conduce in errare),  mentre se lo involucro &egrave; completo, cio&egrave; costituito da  una pasta corrispondente al fondo, alle pareti ed al coperchio, il nome di  prammatica sarebbe <em>timballo.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>Il no&shy;stro pasticcio (a solo  coperchio di pa&shy;sta) corrisponde al <em>pie <\/em>inglese,  di cui si fa larghissimo uso nel mondo anglosassone, tanto per la carne, quanto  co&shy;me dolce. &nbsp;Troverete un esempio di pre&shy;parazione  nella voco piccioni, <em>pigeon<\/em><em> pie. <\/em>Si preparano in modo analogo: il <em>Chicken<\/em><em> pie<\/em>(pollo)  caldo, o freddo in gelatina, lo <em>steak<\/em><em> and kidney <\/em>(manzo e rognone) <em>pie, <\/em>il <em>pork<\/em><em> pie <\/em>(maiale), il <em>fish<\/em><em> pie <\/em>(pesce), il <em>game pie <\/em>(selvaggi&shy;na), il <em>lamb<\/em><em> pie <\/em>(agnello) ed il <em>veal<\/em><em> pie <\/em>(vitello),  per non citare che i principa&shy;li. &nbsp;Poi  viene la serie lunghissima dei <em>pies<\/em>a  base di frutta; <em>apricot<\/em>(albicocche), <em>plum<\/em>(prugne), <em>cherry <\/em>(ciliege), <em>peach<\/em>(pesche), <em>blackberry<\/em>(more) ecc, spesso in combinazione  tra di lo&shy;ro. &nbsp;I <em>pies<\/em>dolci sono particolarmente apprezzati in America.<\/p>\n<p><strong>Pastinaca<\/strong> (<em>Pastinaca  sativa, <\/em>fr.<em> panais, <\/em>ingl. <em>persi, <\/em>ted. <em>Pastinake<\/em><em>, <\/em>fiamm. <em>Pastanaka<\/em><em>, <\/em>ol. <em>pinktser<\/em><em> nanel, <\/em>dan. <em>Pastinak<\/em><em>, <\/em>spagn. <em>Chirivia<\/em><em>, <\/em>port. <em>pastinaga<\/em>)<em>, <\/em>pianta erbacea del genere delle Ombrellifere, biannuale,  alta da sessanta centimetri ad un metro, dal gambo scannellato, dalle foglie  vel&shy;lutate e composte di foglioline ovali e dai fiori gialli.&nbsp; &Egrave; coltivata per la  sua radice carnosa e pivotante, usata tan&shy;to in cucina quanto per foraggio. Da  noi esistono due variet&agrave;, la lunga gros&shy;sa e quella  cosiddetta a trottola, che ha un sapore aromatico e zuccherino notevole.&nbsp; Con le foglie, tenere, si prepara un&rsquo;ottima  pietanza. &nbsp;Le radici novelle vanno  raschiate e gettate nell&rsquo;acqua fredda per evitare che scoloriscano. &nbsp;Le vecchie invece devono es&shy;sere sbucciate e  tagliate in quattro pezzi per il lungo. &nbsp;Iniziate la cottura in acqua bollente, sino al grado voluto d&rsquo;intenerimento.  Tempo: per le giova&shy;ni tre quarti d&rsquo;ora, per le  vecchie una ora ed un quarto. &nbsp;Seguire le  stesse ricette , valide per le carote.<\/p>\n<p><strong>Pastiti<\/strong><strong> burrit<\/strong>, termine dialettale della cucina  bearnese, per un genere di pasticceria, che si ottiene frullando una mezza doz&shy;zina  d&rsquo;uova con una cucchiaiata d&rsquo;acqua di rose ed una di  acquavite, aggiungendovi poi duecento gram&shy;mi di zucchero in polvere, qualche  goccia di latte, nonch&eacute; cinquanta grammi di burro fuso. &nbsp;A questo composto si ag&shy;giunger&agrave; del lievito  di pane ed una quantit&agrave; sufficiente di farina, per ren&shy;dere  il tutto piuttosto denso, si lascia poi riposare una notte, accanto al fuoco. L&rsquo;indomani  in forno caldissimo in una teglia spalmata di burro.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/P\/P06.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Patata<\/strong> (<em>Solanum<\/em><em> tuberosam<\/em>, fr. <em>pomme<\/em><em> de terre, <\/em>ingl. <em>potato,<\/em> ted. <em>Erdapfel<\/em>oppure <em>Kartoffel<\/em><em>, <\/em>fiamm.  e ol. <em>Aaedappel<\/em><em>, <\/em>dan. <em>Jordepeeren<\/em><em>, <\/em>spagn. e port. <em>papas<\/em>)<em>, <\/em>erba&shy;cea  della famiglia delle Solanacee, di cui si conoscono pi&ugrave; d&rsquo;un migliaio di  variet&agrave;. &nbsp;Le pi&ugrave; apprezzate sono: la  patata rosa, la bianca, la gialla lunga e la gialla  tonda.&nbsp; Di provenienza cilena e  peruviana, la pianta fu importata nel 1534 in Spagna, dove, all&rsquo;inizio, suscit&ograve; sola&shy;mente  una certa curiosit&agrave;. &nbsp;Nel 1588 fu&shy;rono  inviati alcuni esemplari in Au&shy;stria, allo scienziato Clusius,  che ne comprese l&rsquo;importanza nutritiva. &nbsp;La pianta si diffuse rapidamente, prima in  Germania, poi in Svizzera. &nbsp;Lo sfor&shy;tunato  esploratore Sir Walter Raleigh la import&ograve; con buon successo in In&shy;ghilterra sin  dal 1585.&nbsp; Il prezioso tu&shy;bero, tuttavia,  non vi fu accolto che come foraggio. Spetta al francese Parmentier  il grande me&shy;rito di aver rivelato al mondo intero il valore e le qualit&agrave;  nutritive della pianta.&nbsp; In Italia si  preferisce la patata gialla grossa, la rosa Monti del Lario, a tubero grosso, polpa farinosa e pelle  rugosa. &Egrave; molto apprezzata all&rsquo;estero la rossa lunga d&rsquo;Olanda. &nbsp;La patata ha un nemico acerrimo, la Peronospora, che  notoriamente si combat&shy;te con sali di rame od altri  mezzi chi&shy;mici anticrittogamici. &nbsp;Le  parti verdi della pianta ed anche i tuberi in corso di germinazione (occhi)  contengono un alcaloide pericoloso, la solanina, che produce effetti deleteri  tanto all&rsquo;uomo quanto agli animali, se introdotta nel&shy;lo  stomaco. &nbsp;Le patate si possono con&shy;servare  per lunghi anni, senza farle germinare usan&shy;do la precauzione d&rsquo;immergerle per  qualche istante nell&rsquo;acqua calda. Tut&shy;tavia non bisogna provocare screpola&shy;ture.&nbsp; Sono ottime per tutte le ricette che  seguiranno. &nbsp;Le pa&shy;tate vanno sempre  lavate accuratamente e strofinate per togliere tracce di terra ed altre immondizie aderenti. &nbsp;La questione se convenga sbucciarle prima o  dopo la bollitura &egrave; soggetta a controversie. &nbsp;Chi sostiene che, proprio al  di sotto della buccia, si trovano so&shy;stanze nutritive di grande valore,  che vanno perdute, se sbucciate preventi&shy;vamente; chi, invece, afferma che le  parti, eventualmente malate, possono essere rimosse utilmente prima della  lessatura, evitando che, durante la cottura, i succhi amari penetrino nella  parte sana. &nbsp;Vi &egrave; inoltre chi vede l&rsquo;in&shy;conveniente  della screpolatura della buccia durante la cottura, per effetto dell&rsquo;aumento di  volume dell&rsquo;amido ri&shy;scaldato, che rende la patata  meno presentabile. &nbsp;&Egrave; un disturbo  facilmente rimediabile, con una leggera incisione preventiva a met&agrave; patata. &nbsp;Le patate novelle contengono pochissimo amido.  &nbsp;Con queste l&rsquo;inconveniente non si  presenta. &nbsp;Un&rsquo;ultima raccoman&shy;dazione:  fate bollire le patate aventi all&rsquo;incirca le medesime dimensioni, al&shy;trimenti  le piccole saranno stracotte e le grandi ancora dure. &nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<img decoding=\"async\" border=\"0\" alt=\"\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/P\/P07.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p>Per quanto il tubero alimentare si avvicini  alla patata, ap&shy;partiene ad un altro genere, la <em>batatas<\/em><em> edilis, <\/em>della  specie delle Convolvolacee. &nbsp;&Egrave; chiamata dai francesi <em>patates<\/em><em> douces, <\/em>dagli inglesi <em>sweet<\/em><em> potatoes <\/em>e da&shy;gli americani <em>Southern<\/em><em> sweet potatoes, <\/em>data la  provenienza dall&rsquo;America del Sud. &nbsp;Esistono variet&agrave; bianche, gialle, rosse e violette. Seguono alcune  ricette per &shy;le patate comuni, con quest&rsquo;avverten&shy;za: devono essere servite  subito, ap&shy;pena pronte, perch&eacute; tendono a ram&shy;mollire rapidamente.  &nbsp;Perci&ograve; il modo ideale &egrave; la cottura al  forno, con la buc&shy;cia, e burro fresco servito a parte. Co&shy;me  purea, pu&ograve; sostituire, ove occorra, quella di marroni, quale accompagna&shy;mento  di selvaggina.&nbsp; Si chiama alla Parmentier una pietanza che abbia per contorno le patate. &nbsp;Le patate, come le uova, ammettono una variet&agrave;  infinita di pre&shy;parazioni e, per maggior chiarezza, enumereremo le ricette  secondo il gene&shy;re di cottura.&nbsp; Convie&shy;ne  iniziare la cottura con l&rsquo;acqua fred&shy;da o con quella bollente? &nbsp;La vecchia scuola preferisce l&rsquo;acqua fredda,  la nuova quella bollente, affermando che la formazione immediata d&rsquo;una crosta  impedisce la penetrazione dell&rsquo;acqua, rendendo la patata pi&ugrave; secca ed appe&shy;titosa. &nbsp;In  primo luogo lavatele in ac&shy;qua corrente, asciugatele e pelatele a fior di pelle,  se sono nuove, raschiate&shy;le. &nbsp;Forse il miglior sistema di cottura &egrave; quello a  vapore. &nbsp;Le patate bollite sen&shy;za buccia vanno presentate (e cos&igrave; gi&agrave; preventivamente lessate), in  forma di grosse olive. &nbsp;L&rsquo;acqua di  cottura deve essere salata. &nbsp;Se, una  volta allestite, le patate non vanno bollite subito, con&shy;servatele nell&rsquo;acqua  fredda salata, per evitare il loro annerimento. &nbsp;Dopo la cot&shy;tura, in attesa di essere servite,  collo&shy;catele in un tegame accanto al fuoco per mantenerle calde. &nbsp;&Egrave; raccomanda&shy;bile l&rsquo;inizio della cottura in  modo tale da farne coincidere l&rsquo;ultimazione col momento di servire. &nbsp;Cos&igrave; lessate, si chiamano, un po&rsquo;  abusivamente, all&rsquo;in&shy;glese, se devono servire come  contor&shy;no, seguite le rispettive ricette della pietanza principale. &nbsp;Costituiscono un contorno obbligatorio del  pesce bollito. &nbsp;Si possono servire,  coprendole di prez&shy;zemolo, od anche, bene asciugate,  fa&shy;cendole rotolare nel burro fuso, conte&shy;nente prezzemolo tritato. &nbsp;Se vanno ritagliate in fette, ad esem&shy;pio per l&rsquo;insalata, affet&shy;tatele dopo la bollitura e  non prima, risulterebbero altrimenti troppo ac&shy;quose. &nbsp;Le patate bollite con la buccia sono chiamate  da noi in camicia, dai Fran&shy;cesi <em>en robe de champs <\/em>(e non <em>en robe de chambre<\/em>)e degli  Anglosassoni an&shy;cora pi&ugrave; pudicamente <em>in jackets.<\/em>&nbsp; Bollite,  possono servir di base alle seguenti preparazioni: <em>Al latte, <\/em>oppu&shy;re  alla <em>panna. <\/em>Scegliete patate di na&shy;tura consistente, fatele bollire in  ca&shy;micia, secondo le indicazioni gi&agrave; date, pelatele, ritagliate in fette d&rsquo;un  buono spessore ed immergetele nel latte o nella panna  bollente, condita con sale, una presa di noce moscata ed una pre&shy;sina di pepe:  forzate la cottura, sino a quasi prosciugare il liquido. &nbsp;Servitele con panna fresca non cotta, coprendo  leggermente le patate.&nbsp; <em>Alla maggiordo&shy;mo <\/em>(o <em>&agrave; la ma&icirc;tre d&rsquo;Hotel<\/em>)<em>.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>Affettatele  secondo la ricetta che precede, copritele d&rsquo;un fondo  bianco, conditele con sale e pepe bianco. Prosciugate  il liquido a fuoco vivace, aggiungeteci all&rsquo;ultimo mo&shy;mento una buona dose di  burro e ser&shy;vite a cupola, cospargendo di prezze&shy;molo tritato.&nbsp; <em>Alla menta. <\/em>Preferibilmente le  patatine novelle, bollite con un mazzolino di menta. Servitele, co&shy;prendo  ciascuna patata con una foglia di menta imbianchita.&nbsp; <em>Pur&eacute;e. <\/em>Non troppo bollite, passatele  alla macchi&shy;netta, rimettete la purea sul fuoco, ag&shy;giungendo  gradatamente del latte, per ottenere la voluta consistenza. Sale, pepe e noce  moscata quanto bastano. &nbsp;Burro all&rsquo;ultimo  momento. &nbsp;<em>Pur&eacute;e  gratinata<\/em><em>. <\/em>Lisciate la superficie della purea, collocatela in  una terrina da forno. &nbsp;Copritela di un mi&shy;scuglio  di pangrattato e formaggio, bagnatela leggermente di burro fuso ed infornate.&nbsp; <em>Mousseline<\/em>(chiamata anche <em>Mousse Parmentier, <\/em>cucina fran&shy;cese). Preparate una purea alquanto  densa, secondo la ricetta della purea, aggiungeteci, per mezzo chilo di purea cinquantagrammi  di parmigiano grattugiato, tre cucchiai di panna montata e tre albumi montati a  neve ferma.&nbsp; Mescolate, li&shy;sciate,  infarinate la superficie, dopo averla bagnata con un po&rsquo; di burro fuso.&nbsp; Sopra la farina uno  strato sottilissimo di parmigiano. Al forno sul genere dei <em>souffl&eacute;s<\/em><em>.<\/em>&nbsp; <em>Crocchette. <\/em>Una purea piut&shy;tosto densa, alla quale  aggiungerete, per mezzo chilo di patate, cinquanta grammi di burro, lontano dal  fuoco, inoltre, tre uova intere, con sale, pepe e noce moscata grattugiata.  Mescolate ed amalgamate. Dividete in tante parti, cui  darete la forma voluta di pere, albicocche o simili, impanate all&rsquo;ingle&shy;se e  tuffatele in una frittura caldissima.&nbsp; <em>Croquettes<\/em><em> Dauphine <\/em>(cucina  francese). La stessa preparazione con la medesima frittura ed  il medesimo metodo d&rsquo;impanare all&rsquo;inglese, con la aggiunta tuttavia, per ogni  mezzo chi&shy;lo di <em>pur&eacute;e <\/em>e durante la preparazione dell&rsquo;amalgama, di centocinquanta  grammi d&rsquo;una pastella, chiamata <em>p&acirc;te<\/em><em> &agrave; chou, <\/em>non zuccherata (un quarto di litro d&rsquo;ac&shy;qua, cinquanta  grammi di burro, tre di sale, che farete bollire, aggiungendo, lontano dal  fuoco, centocinquanta grammi di farina setac&shy;ciata. Mescolate e prosciugate a  fuo&shy;co vivace. Terminate la cottura, con&shy;solidate il tutto con tre uova. La  stes&shy;sa ricetta vale anche per i gnocchi di patate). &nbsp;Lasciate raffreddare la purea.&nbsp; Formate delle gallette appiattite dello spessore  di due centimetri. &nbsp;In un te&shy;game fate fondere del burro, fate do&shy;rare  le gallette da un lato, poi capo&shy;volgetele dall&rsquo;altro, servendole calde,  cosparse di sale e prezzemolo fritto.&nbsp; <em>Duchesse  al Chester. <\/em>Medesimo si&shy;stema, con l&rsquo;aggiunta di <em>Chester<\/em> ra&shy;spato durante l&rsquo;amalgama e al momen&shy;to di servire, coperta ogni galletta di una fettina di <em>Chester<\/em>.<em>&nbsp; Croquette Berny <\/em>(cucina  francese). Secondo la ricetta delle crocchette come sopra, con queste  differenze: aggiungete alle dosi indicate anche quaranta grammi di tartufi tri&shy;tati  ed anzich&eacute; impanare la purea all&rsquo;inglese, dopo averle  data la forma di albicocche, tuffatele nell&rsquo;uovo sbattuto e copritele di  mandorle dolci tritate fini.&nbsp; <em>Croquettes<\/em><em> Saint Florentin <\/em>(cucina francese). &nbsp;Sempre il sistema  crocchette.&nbsp; Nell&rsquo;amalgama prosciutto  magro tritato e nell&rsquo;impanatura all&rsquo;in&shy;glese mescolate  vermicelli sminuzzati. &nbsp;&Egrave; consuetudine  dare una forma rettan&shy;golare.&nbsp; Sotto la  cenere. &nbsp;Patate in&shy;tere, non sbucciate,  lavate a varie ac&shy;que correnti ed accuratamente asciu&shy;gate.  &nbsp;Sotto la cenere calda, coperta questa  con brace ardente. &nbsp;Servite su una  salvietta, con sale e burro a parte. &nbsp;Le  patate cos&igrave; preparate sono gustosissime e non conviene turbarne il sapore con  una salsa qualsiasi.&nbsp; Patate fritte: <em>Chip. <\/em>Affettate le patate in piccoli di&shy;schi sottilissimi.&nbsp; Ammorbiditeli  tenendoli nell&rsquo;acqua fredda per una decina di mi&shy;nuti,  poi asciugateli tra due panni e fateli friggere in una gran frittura di olio o  burro da renderli croccanti. &nbsp;Asciugateli  e cospargeteli di sale. &nbsp;Cal&shy;di servono di contorno alla selvaggina, freddi per  stuzzicare la sete al momen&shy;to dell&rsquo;aperitivo. &nbsp;<em>Allumettes<\/em>(fiam&shy;miferi) <em>et<\/em> <em>paille<\/em>(paglia). &nbsp;Strisce qua&shy;drate le  prime, rotonde le seconde, en&shy;trambi molto sottili,  sempre con lo stes&shy;so metodo di cottura. Vanno consumate calde, coperte di  sale. &nbsp;<em>Pont-Neuf<\/em><em>. <\/em>&Egrave; questo il sistema classico della pa&shy;tata fritta. Sono bastoncini  quadrati, d&rsquo;un centimetro di lato, croccanti all&rsquo;esterno  e teneri all&rsquo;interno. &nbsp;Il me&shy;todo di  frittura non muta. &nbsp;<em>Ni&shy;di. <\/em>Fate uso d&rsquo;uno stampo speciale, nel quale disporrete  la patata ritagliata in forma di bastoncini a paglia, la&shy;vati ed asciugati, intrecciando uno nell&rsquo;altro, col sistema dell&rsquo;impagliatura  di una seggiola. &nbsp;Fritti e quindi consoli&shy;dati,  tolti dallo stampo, serviranno da recipiente per contenere le patate frit&shy;te in genere.&nbsp; <em>Pommes<\/em><em> de terre souffl&eacute;es <\/em>(soffiate, da non confondersi  col <em>souffl&eacute; <\/em>di patate). &nbsp;&Egrave;  un modo curioso di preparazione che esige qualche atten&shy;zione. Ritagliate la  patata in dischi, che abbiano da tre a quattro millime&shy;tri di spessore.  Asciugateli. Fateli frig&shy;gere in una frittura ordinaria. &nbsp;Cotti, tuffateli in altra frittura fresca,  cio&egrave; non ancora utilizzata, che deve essere caldissima. &nbsp;Vedrete che le patate si gonfieranno. &nbsp;Non mettete troppi dischi nella seconda  frittura, n&eacute; tardate a servirli, il gonfiore non si manterrebbe. &nbsp;Cospargeteli di sale fine. Questo genere di  cottura ha la sua storia. Nel 1837 s&rsquo;inaugurava a Parigi il primo tronco  ferroviario che doveva congiungere la capitale a Saint-Germain-en-Laye, che dista da Parigi qualche  decina di chi&shy;lometri. L&rsquo;inaugurazione doveva essere festeggiata con una  colazione all&rsquo;arrivo a Saint-Germain del primo treno,  che portava autorit&agrave; e costruttori. &nbsp;Il  ri&shy;storante aveva tutto preparato, per la ora  indicata, anche le patate fritte. Senonch&eacute;  il treno era in ritardo: gli in&shy;gegneri, ancora inesperti in materie di  costruzioni ferroviarie, avevano forse mal calcolata la salita che conduce a  Saint Germain. &nbsp;Finalmente il treno ar&shy;riv&ograve; ed  il ristoratore tuff&ograve; le sue pa&shy;tate in un&rsquo;altra frittura, ed &egrave; cos&igrave; che  nacquero le <em>pommes<\/em><em> souffl&eacute;es, <\/em>con lun&shy;ghe dispute tra chimici e fisici, che vol&shy;lero spiegare il  singolare fenomeno. &nbsp;<em>Pommes<\/em><em> Chatouillard. <\/em>Ritagliate a spirale, seguite la  ricetta delle <em>pommes<\/em><em> de terre souffl&eacute;es.<\/em>&nbsp; Patate saltate. <em>Ch&acirc;teau. <\/em>Ritagliatele  in forma di grosse olive e fatele saltare senza fretta in un burro chia&shy;rificato  od in un buon grasso, scuoten&shy;do la padella di quando  in quando. Asciugate, servite senza ritardo, co&shy;spargendo di sale e prezzemolo  fritto.&nbsp; <em>Fondantes<\/em><em>. <\/em>Secondo la ricetta pre&shy;cedente, con quest&rsquo;aggiunta: cotte, schiacciatele  leggermente con la for&shy;chetta, senza deformarle. &nbsp;Sco&shy;latele e rimettetele nuovamente in un tegame  che contenga cinquanta grammi di bur&shy;ro per mezzo chilo di patate. &nbsp;Coprite il recipiente e riscaldate a fuoco  lento sino al completo assorbimento del bur&shy;ro. &nbsp;<em>&Agrave;<\/em> <em>la Lyonnaise.   &nbsp;<\/em>Lessate le pa&shy;tate  a tre quarti, affettatele, fatele sal&shy;tare al burro, a parte fate rosolare dei  cerchietti di cipolla, mescolate le prime con le seconde e fatele saltare  assieme per qualche minuto. &nbsp;<em>Noisettes<\/em><em>. <\/em>Con un apposito  cucchiaio ricavate da una patata delle patatine, simili a quelle novelle,  fatele saltare al burro, ed al&shy;la fine schiacciatele leggermente senza  deformarle. &nbsp;Si possono servire, cospar&shy;se  di sale fine, oppure anche, ancora calde, tuffarle in  un sugo di carne cal&shy;dissimo, servendole cosparse di sale e prezzemolo fritto.&nbsp; Patate al forno. &nbsp;<em>Anna. <\/em>Ritagliate le patate in forma di  cilindri che affetterete, la forma a ci&shy;lindro &egrave;  necessaria affinch&eacute; siano di uguale dimensione. &nbsp;Asciugatele. &nbsp;Unge&shy;te un tegame a  gratin a bordi molto alti e collocatevi le fette a strati, co&shy;spargendo  ciascuno strato di burro fu&shy;so. Fate in modo che ciascuno strato sia composto  di fet&shy;te a cavalcioni sulle fette sottostanti. &nbsp;Al forno molto caldo. &nbsp;A tre quarti di cottura, capovolgete il tutto,  affinch&eacute; si possano dorare anche le parti in&shy;feriori. &nbsp;Servite caldo, liberando le pa&shy;tate dal burro  eccedente. &nbsp;<em>Alla<\/em><em> mas&shy;saia. <\/em>Scegliete patate di media gran&shy;dezza, lavatele accuratamente in acqua  fredda corrente, asciugatele e mettetele in forno caldissimo. &nbsp;Servitele calde, con burro a parte. &nbsp;Vi sono molti che, cotte le patate in questa  forma, mangiano volentieri anche la buccia. &nbsp;Patate ripiene. Il metodo di cottura al forno delle varie ricette &egrave; sempre uguale. &nbsp;Non variano che la preparazio&shy;ne e la natura del ripieno. &nbsp;Vi &egrave; una cottura iniziale che taluni operano  all&rsquo;acqua salata, mentre &egrave; preferibile quella al forno, che conserva  la consi&shy;stenza della patata stessa. &nbsp;&Egrave;  altres&igrave; preferibile conservarne la buccia, che deve rimanere intatta. &nbsp;La cottura ini&shy;ziale avviene a tre quarti, la  patata divisa a met&agrave; nel senso della lunghezza, la polpa raccolta e preparata,  rimessa nel vuoto, ricostruendo la patata, poi, terminate  la cottura al forno. Nell&rsquo;eco&shy;nomia domestica si ricorre agli avanzi di carne  della vigilia, tritata, mesco&shy;lata alla polpa con un po&rsquo; di burro, sa&shy;le, pepe, aglio e prezzemolo, il tutto ben consistente ed  amalgamato. &nbsp;Po&shy;tete  eventualmente aggiungere un po&rsquo; di mollica di pane, inzuppata di latte o di  brodo. &nbsp;Nella seconda ed ultima cottura al forno innaffiate le patate con un po&rsquo;  di burro fuso o di sugo di car&shy;ne, se disponibile. &nbsp;Naturalmente il si&shy;stema del ripieno varia all&rsquo;infinito.  &nbsp;Co&shy;s&igrave; si pu&ograve; costituire il ripieno col  pro&shy;sciutto, sminuzzato a dadi, a cui va ag&shy;giunta, in  piccola dose, una <em>pur&eacute;e <\/em>di cipolla, il tutto innaffiato di latte, op&shy;pure  ancora tartufi o fegato grasso, frammisti alla polpa, eccetera.&nbsp; <em>Pomme<\/em><em> de  terre Suzette. &nbsp;<\/em>Sbucciatele, datele la forma d&rsquo;un gros&shy;so uovo, con un&rsquo;estremit&agrave; smussata per farle stare  diritte e l&rsquo;altra recisa a modo di coperchio.&nbsp;  Mettetele al forno per ammorbidirle e togliere facilmente la pol&shy;pa, cui  aggiungerete burro, giallo di uovo, nonch&eacute; panna ed  infine lingua o\/e tartufi o\/e funghi sminuzzati, il tutto bene amalgamato, di  cui riempirete il vuoto. &nbsp;Rimettete il  coperchio e passate al forno per la cottura definitiva. &nbsp;Ser&shy;vite sul genere delle  uova <em>&agrave; la coque, <\/em>innaffiando leggermente di burro fuso.&nbsp; Specialit&agrave; anglo americana.&nbsp; <em>Hashed<\/em><em> hrown potatoes <\/em>(patate  triturate co&shy;lore scuro). &nbsp;Tritate le  patate ancora crude ed aggiungetevi una panna fre&shy;sca.  &nbsp;In una padella scaldate del burro e  quando &egrave; fuso (prima di bruciare), travasatevi le patate, lisciando la su&shy;perficie.  &nbsp;Per cinque minuti fuoco inten&shy;so, poi  moderatelo, coprendo la padel&shy;la, in modo che il tutto  sia ben cotto ed il fondo abbia preso un bel colore bruno. &nbsp;Piegate come un&rsquo;omelette e ser&shy;vite. Conditele con  sale e pepe all&rsquo;inizio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Papin (Denis), francese (1647-1712), fisico, medico, matematico e geniale in&shy;ventore, dovette abbandonare la Francia dopo la revoca dell&rsquo;e&shy;ditto di Nantes. &nbsp;Tra molte altre inven&shy;zioni, invent&ograve; la famosa marmitta che porta il suo nome, da lui battezzata digestore, e che rappresenta l&rsquo;antesignana delle moderne autoclavi.&nbsp; Per mezzo d&rsquo;un pistone tra&shy;sform&ograve; il movimento rettilineo in uno rotatorio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[469],"tags":[],"class_list":["post-3433","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-p"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3433","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3433"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3433\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3435,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3433\/revisions\/3435"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3433"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3433"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3433"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}