{"id":3377,"date":"2008-10-22T21:10:37","date_gmt":"2008-10-22T20:10:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3377"},"modified":"2008-10-22T21:16:56","modified_gmt":"2008-10-22T20:16:56","slug":"omelette-ox-tail-soup","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/10\/22\/omelette-ox-tail-soup\/","title":{"rendered":"Omelette &#8211; Ox-tail soup"},"content":{"rendered":"<p><strong>Omelette <\/strong>(ingl. <em>omelet<\/em>oppure <em>omelette, <\/em>ted. <em>Eierkuchen<\/em><em>, <\/em>spagn. <em>tortilla. <\/em><em>Omelettes<\/em> ripiene, rispettivamen&shy;te alla marmellata ed alla fiamma, fr. <em>farcies<\/em><em>, confiture <\/em>nonch&eacute; <em>flamb&eacute;es<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>filled<\/em><em>, sweet <\/em>nonch&eacute; <em>rhum omelet, <\/em>ted. <em>Gef&uuml;llte<\/em><em>, Marmeladen, <\/em>nonch&eacute; <em>geflammte<\/em><em> Eierkuchen<\/em>), parola francese, un tempo ripudiata  da molti puristi, che avrebbero voluto sosti&shy;tuirla con l&rsquo;italianissima  frittata, chia&shy;mando cos&igrave; la frittata tonda e piatta, secondo le consuetudini  culinarie ita&shy;liane, e <em>pesce<\/em> <em>d&rsquo;uovo<\/em>, quella oblun&shy;ga, ripiegata  secondo le abitudini fran&shy;cesi, un&rsquo;espressione che esiste gi&agrave; in un poema del diciassettesimo  secolo, il <em>Malmantile<\/em>del Lippi.&nbsp; (L&rsquo;espressione fu  negli anni &lsquo;30 recuperata da Filippo Tommaso Marinetti.)&nbsp; Ma quale cameriere o cuoco comprenderebbe una  frase come que&shy;sta: Vorrei un pesce d&rsquo;uovo con ri&shy;pieno di marmellata, anzich&eacute;  una <em>omelette confiture, <\/em>due anzich&eacute; sette  parole? &nbsp;Vista la difficolt&agrave; di far modi&shy;ficare  la lingua parlata e fare una&#8230; frittata della fraseologia gastronomica i puristi  mantengono il termine fritta&shy;ta per la preparazione  italiana e concedono <em>l&rsquo;omelette <\/em>per quella francese.&nbsp; &Egrave; curiosa l&rsquo;etimologia di <em>omelette, <\/em>che  deriva da <em>ova<\/em><em> mellita, <\/em>uova sbattute col miele e cotte in un piatto d&rsquo;argilla dagli antichi  Romani.&nbsp; Consiglio ai naviganti.&nbsp; Le migliori <em>omelette<\/em> di Francia si mangiano nel ristorante della <em>m&egrave;re<\/em> Poulard  a Mont Saint Michel.&nbsp; Andateci in bassa  stagione e in giorni feriali, per evitare la ressa dei turisti.&nbsp; La <em>omelette<\/em>, come la <em>brandate<\/em> dev&rsquo;essere  rigirata da mani sposate.&nbsp; Le donne sanno  il perch&eacute;.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/O\/O4.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Omelette norvegese<\/strong>. &Egrave; un piatto a sorpresa, non soltanto nel nome. &nbsp;Infat&shy;ti non &egrave; n&eacute; un&rsquo;<em>omelette <\/em>n&eacute; &egrave; norvegese. &nbsp;Sem&shy;bra che si debba  la preparazione ai cinesi.&nbsp; Su un piatto  che possa an&shy;dare al forno disponete una pa&shy;sta <em>g&ecirc;noise<\/em>, di due centimetri di spessore,  bagnatela di liquore del tipo kirsch o mara&shy;schino. &nbsp;Sopra questa adagiate  un gelato, di crema o frutta, appena tolto dal frigorifero. &nbsp;Coprite questo ge&shy;lato interamente di meringa,  decoran&shy;dola o meno, e passate il tutto nel for&shy;no caldissimo, in modo che la meringa  si colorisca rapidamente, <em>senza far fondere il gelato.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>Servite  subito ed ope&shy;rate con mano ferma.&nbsp; La  sorpresa, vale a dire contenente caldo e contenuto gela&shy;to, &egrave; dovuta a questo  fatto: pasta e meringa, che sono pessime conduttrici di calore, funzionano da  isolante.<\/p>\n<p><strong>Opossum<\/strong> <em>(Didelphis opossum) <\/em>&egrave; il nome comunemente usato per  designare la sariga, del genere dei <em>Marsupiali<\/em>. La carne di quest&rsquo;animaletto,  frequente nelle due Americhe, la cui pelle co&shy;stituisce  una preziosa pelliccia, ricorda quel&shy;la del coniglio.&nbsp; Grazie al cielo in molte regioni &egrave; una specie  protetta.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Orata <\/strong>(fr. <em>dorade<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>gilthead<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Goldbrassen<\/em>), pesce  di mare, degli <em>Acantotteri<\/em>,  di cui esistono parecchie variet&agrave;. &nbsp;Il  tipo comune nel Mediterraneo, dal nome scientifico di <em>Chrysophis<\/em><em> aurata, <\/em>ha un corpo oblungo, la testa svilup&shy;pata  ed ha colori grigio argentei, con riflessi aurei.&nbsp; Da qui il suo nome.&nbsp; Tipica dell&rsquo;orata &egrave; una mezzaluna sopra gli  occhi, splendente come l&rsquo;oro. &nbsp;Apprezzata  anche dai romani, col nome di <em>Aurata<\/em><em>, <\/em>&egrave;  menzio&shy;nata da Marziale: <em>Non omnis pretium, laudemque Aurata meretur.<\/em><\/p>\n<p><strong>Orca<\/strong>,  recipiente romano per contene&shy;re olio, vino, fichi secchi, pesci salati, simile all&rsquo;anfora, ma di pi&ugrave;  piccole di&shy;mensioni.<\/p>\n<p><strong>Origano<\/strong> <em>(Origanum vulgaris, <\/em>fr. e ted. <em>Origan<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>origan<\/em><em>, <\/em>e <em>origanum<\/em><em>) <\/em>&egrave; una pianta erbacea,  vellutata, diffusissima in Europa, del genere delle <em>Labiate<\/em>, dal sapore un po&rsquo; acre ed amaro.&nbsp; Fornisce un&rsquo;essenza, utile per le compo&shy;sizioni  vulnerarie. &nbsp;&Egrave; chiamato anche <em>regamo<\/em>.&nbsp; Esistono due variet&agrave;, la <em>Origanum<\/em><em> majorana <\/em>nonch&eacute; la <em>Origanum<\/em><em> dictamnus, <\/em>che si suppone sia il <em>dittamo<\/em> degli antichi, al quale si  attribuivano qualit&agrave; terapeutiche straordinarie, ridotte oggi a cordiali,  vulnerarie, ed emmenagoghe. &nbsp;Sembra provenire dall&rsquo;isola di Creta, infatti Dieta &egrave; una montagna dell&rsquo;Iso&shy;la ed &egrave; chiamata dagli  autori o <em>Cretaeum<\/em>o <em>salutiferum<\/em><em>.  &nbsp;Diotamnum genitrix Cretae carpsit ab Ida, <\/em>canta Vir&shy;gilio,  che cos&igrave; descrive la pianta: <em>Pauperibus<\/em><em> caulem foliis, et flore comantem  \/ purpureo, non illa feris  inco&shy;gnita captis \/ gramina,  cum tergo volucris haesere sagittae.<\/em>&nbsp; Oggi  varie piante di altre famiglie usurpano il nome di <em>dittamo<\/em>.&nbsp; L&rsquo;origano <em>vulgaris<\/em> trova  largo impiego nella cucina, come con&shy;dimento.<\/p>\n<p><strong>Orloff<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;una grande  fami&shy;glia principesca, che ha dato alla Rus&shy;sia generali, ambasciatori,  cospiratori, autori teatrali, puttanieri ed amanti di regine. Una preparazione  per il fagiano &egrave; intitolata al nome del prin&shy;cipe Orloff,  probabilmente Nicola, (1827-1885) gi&agrave; ambasciatore russo a Parigi, considerato  un sincero amico della Francia e delle sue&hellip;signore!&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Orso<\/strong>. Carne  coriacea, che esige, la dove la si mangia, di essere marinata a lungo, con forti aro&shy;mi.  &nbsp;La parte pi&ugrave; saporita &egrave; costituita dai  piedi dell&rsquo;animale, che si prepa&shy;rano, dopo essere stati macerati per almeno  tre giorni, secondo la ricetta dei piedi di maiale. &nbsp;Per le altre parti le ricette sono sulla  falsariga di quelle per il cinghiale.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/O\/O5.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Ortolano <\/strong>(fr. ed ingl. <em>ortolan<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Fettammer<\/em>),  uccelletto dei <em>Fringillidi<\/em>, diffuso  nell&rsquo;Europa centrale e meridionale, dai colori varianti  dal rosso al bruno, dalla testa tendente al color cenere, e dalla gola grigia e  gialla. &nbsp;Il nome scientifico di quest&rsquo;uccelletto,  la cui lunghezza non eccede mai i quindici centimetri, &egrave; <em>Emberiza<\/em><em> hortulana.<\/em>&nbsp; Il nome gli deriva dal fatto che  frequenta gli orti.&nbsp; Ha la carne par&shy;ticolarmente  delicata. &Egrave; catturato in massa con le reti, tenuto in gabbia, in&shy;grassato,  strangolato, scottato con l&rsquo;ac&shy;qua bollente e poi spiumato. Vi &egrave; chi sostiene  che l&rsquo;ortolano va preparato esclusivamente arrosto, al forno od al&shy;lo spiedo, cotto nel proprio grasso.&nbsp; Normalmente i coglioni lo cucinano nello  stesso modo con cui altri coglioni cucinano l&rsquo;allodola.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Ossi dei morti<\/strong> sono dolci, di marza&shy;pane o pasta di mandorle, fatti in va&shy;rie  regioni italiane, in Toscana, in Um&shy;bria ed in Sicilia. &nbsp;A Perugia si chia&shy;mano anche <em>stinchetti<\/em> perch&eacute;  hanno la forma d&rsquo;uno stinco. &nbsp;Contengono nell&rsquo;in&shy;terno una pasta soffice, come per ricor&shy;dare il  midollo. &nbsp;Una leggenda locale attribuisce  l&rsquo;origine di questo dolce alle nozze d&rsquo;un condottiero del posto che si spos&ograve;,  con dispensa ecclesiastica, dopo essere stato ucciso in battaglia, in ogni  modo, nelle cose cucinarie si crea prima il dolce e  poi la leggenda.<\/p>\n<p><strong>Ossobuco<\/strong>, l&rsquo;<em>ossb&uuml;s<\/em> dei  milanesi, &egrave; segato dalla tibia del vitello, piena di midollo, che si toglie con  bastoncini speciali, chiamati, un tempo, agenti del fisco. &nbsp;&Egrave; circondato di muscoli e tendini e si serve  generalmente col risotto. Infarinate l&rsquo;ossobuco o gli ossibuchi due volte e  metteteli da parte. In una padella, sopra uno stra&shy;to di burro, collocherete  sedano, caro&shy;ta e cipolla, il tutto tritato. Iniziate la cottura a fuoco  abbastanza vivo, aggiungete la carne, bagnatela con un  bicchiere di vino bianco. Giunti a me&shy;t&agrave; cottura potete facoltativamente ag&shy;giungere  funghi freschi, affettati fini, in ragione di cinquanta grammi per ogni  ossobuco. &nbsp;Inoltre, aggiungerete, sempre  nel rapporto di cinquanta grammi per ossobuco, dei pomodori pelati. A questo  punto ri&shy;durrete il fuoco, continuando la cottu&shy;ra per una mezz&rsquo;ora circa.  Infine cospargerete l&rsquo;ossobuco di prezzemolo e di buccia di limone  tritati. &nbsp;C&rsquo;&egrave; pi&ugrave; di una  confraternita a Milano e dintorni che si dedicano al culto dell&rsquo;<em>ossorum<\/em><em> foratorum<\/em>,  indossano divise medioevali sotto le quali spesso, un tempo, si nascondevano  massoni ed avvocati.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Ostrica <\/strong>(fr. <em>hu&icirc;tre<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>oyster<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Auster<\/em>), mollusco dei <em>Lamellibranchi<\/em>, che comprende un  centinaio di variet&agrave;, tutte dei mari caldi e temperati. &nbsp;L&rsquo;o&shy;strica infatti  non abita i mari troppo freddi. Il tipo comune &egrave; l&rsquo;<em>Ostrea<\/em><em> edulis,<\/em> seguita dallacosiddetta portoghese <em>(Gryphaea  angulata), <\/em>meno apprezzata della prima. Il guscio  &egrave; formato da scaglie.&nbsp; Le ostriche, come  ali&shy;mento, erano note sin dai tempi pi&ugrave; remoti. &nbsp;Assiri ed Egiziani ne facevano uso, mentre,  stranamente, la <em>Bibbia<\/em> non ne fa  cenno. &nbsp;I Greci le chiamavano <em>Ostrakon<\/em><em>, <\/em>ed <em>Ostrakismos<\/em>il voto popolare che condannava all&rsquo;esi&shy;lio i cittadini, ritenuti  pericolosi alla repubblica. &nbsp;Infatti, il  voto avveniva per mezzo di gusci d&rsquo;ostrica, sul cui interno madreperlato i  votanti incidevano il lo&shy;ro suffragio. &nbsp;In mancanza di gusci fu&shy;rono usati cocci d&rsquo;argilla,  poi, in un tempo successivo, tavolette di terraglia. &nbsp;Il termine tuttavia, ostracismo, &egrave; rimasto fino  ai nostri giorni. &nbsp;Osserviamo per inciso che  l&rsquo;esilio non comportava il sequestro o la confisca dei beni dell&rsquo;esiliato. &nbsp;I romani erano ghiotti di ostriche. &nbsp;Certe immagini sui vasi dimostrano che  conoscevano gi&agrave; il sistema dell&rsquo;ostricoltura in ap&shy;positi banchi o parchi. &nbsp;Questo alleva&shy;mento costituisce oggi una vera  in&shy;dustria, da noi a Napoli e Taranto, in Olanda, in Francia a Arcachon, nel Belgio ad Ostenda. &nbsp;I conoscitori consi&shy;derano quest&rsquo;ultima  qualit&agrave; troppo grassa. &nbsp;La colorazione  verde, che ne aumenta il pregio, non &egrave; dovuta ad una propriet&agrave; intrinseca dell&rsquo;ostrica,  ma al suo consumo di determinate alghe.&nbsp; Ricca  di sostanze azotate, l&rsquo;ostrica &egrave; un alimento ricostituente e leggero in pari  tempo, soprattutto per i libertini.&nbsp; Purtroppo  il suo consumo allo stato crudo non &egrave; scevro di pericolo. &nbsp;Secondo un vecchio detto, non bisogna  consumarle nei mesi mancanti di &ldquo;erre&rdquo;, quindi da maggio ad agosto, un&rsquo;epoca  che corrisponde al periodo della fregola.<br \/>\n  Whitstable oppure Colchester  in Inghilterra, in Francia le verdi di Marennes, le  armoricane, in genere quelle provenienti dalla Ma&shy;nica, mentre Ostenda,  portoghesi e le provenienti dal loro litorale mediterra&shy;neo sono meno stimate.&nbsp; In Italia eccel&shy;lono Taranto e Napoli. &nbsp;La denomina&shy;zione di Claires,  usata talvolta, de&shy;nota la provenienza da banchi d&rsquo;alle&shy;vamento,  per estensione del termine di claires, che significa  appunto parco, di allevamento, in opposizione ad ostri&shy;ca di pesca, di  provenienza selvatica.&nbsp; Il vero modo di  gu&shy;stare le ostriche &egrave; crude, e non cotte. &nbsp;Comunque sia, l&rsquo;ostrica deve essere  freschissima (diffi&shy;date dei venditori che non conoscete), deve es&shy;sere aperta  al momento del consumo ed a tavola va collocata su un letto di ghiaccio tritato,  circondato da maz&shy;zetti di prezzemolo, con fette di pane nero imburrato a  parte. &nbsp;Dovrebbero ammettere al massimo  qualche goccia di succo di limone. &nbsp;I buongustai  non approvano l&rsquo;aggiunta di pepe e meno che meno quella di caviale.&nbsp; Cotte, da consumarsi o fredde o cal&shy;de, fanno  parte del genere antipasto. &nbsp;<em>Oyster<\/em><em> cocktail<\/em> (cucina americana). &Egrave; una  preparazione di oltremare, comporta una salsa speciale, la <em>cock&shy;tail sauce.<\/em><br \/>\n  Il culto dell&rsquo;ostrica blu, invece, &egrave; il nome di un gruppo pop  fascista inglese degli anni &rsquo;80, si racconta che fossero molto legati a David  Bowie.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Ox-tail<\/strong><strong> soup<\/strong> (brodo di coda di bue, cucina inglese). &nbsp;Di questo rinomato bro&shy;do inglese esistono due  specie: la prima, <em>Clear<\/em><em> ox-tail  soup, <\/em>chiara. &nbsp;Ingredienti: una piccola coda di bue, mezza  carota, mez&shy;za rapa, mezza cipolla, mezzo sedano in striscia, un mazzolino  aromatico, una presina di sale, un chiodo di ga&shy;rofano,  un pezzettino di macis, sale, un albume il guscio d&rsquo;un uovo, due li&shy;tri  abbondanti di brodo. &nbsp;Rita&shy;gliate la coda  in pezzi, copritela di ac&shy;qua fredda, aggiungeteci una presa di sale, portare  all&rsquo;ebollizione e setacciate. Sistemate la carne in una  casse&shy;ruola, con gli ortaggi, gli aromi ed i condimenti, nonch&eacute; il brodo, fate  sobbollire per quattro ore, a casseruola coperta. Setacciate. Lasciate  raffredda&shy;re ed eliminate il grasso, per poi chia&shy;rire con l&rsquo;albume il guscio.  Togliete la carne. &nbsp;Riscaldate nuovamente  e servite con pezzettini di carote e rapa. L&rsquo;aggiunta di mezzo bicchiere di <em>sherry <\/em>(Xeres) &egrave; raccomandata.&nbsp; La seconda,<em>Ox-tail<\/em><em> thick soup <\/em>(densa). Come da  ricetta precedente, solamente, dopo aver tolta la carne, vale a dire prima dell&rsquo;ultimo  calore, condensate il brodo con un <em>roux<\/em> bianco  ed una conserva di pomodoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Omelette (ingl. omeletoppure omelette, ted. Eierkuchen, spagn. tortilla. 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