{"id":3313,"date":"2008-09-04T18:15:14","date_gmt":"2008-09-04T17:15:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3313"},"modified":"2008-09-04T18:15:14","modified_gmt":"2008-09-04T17:15:14","slug":"mirepoix-more-di-macchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/09\/04\/mirepoix-more-di-macchia\/","title":{"rendered":"Mirepoix &#8211; More di macchia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Mirepoix<\/strong>, termine tecnico della cucina francese, adottato dal gergo cucinario internazionale.&nbsp;  Significa un assieme di verdure, con o senza l&rsquo;aggiunta di carne,  tagliate a piccoli dadi, fatte cuocere col burro a fuoco lento e poi passate  allo staccio. Si dice &ldquo;<em>un&rdquo; mirepoix. <\/em>&nbsp;Mirepoix, infatti, oltre ad essere il nome di una cittadina  nel dipartimento dell&rsquo;Ari&egrave;ge, noto per le sue  specialit&agrave; gastronomiche (funghi, salsicce di cinghiale, camoscio dei Pirenei)  e anche il nome di una famiglia nobile francese.&nbsp; Un Mirepoix, agli  ordini di Carlo d&rsquo;Angi&ograve;, partecip&ograve; alla battaglia di Benevento. <em>Mirepoix<\/em><em> grasso.<\/em>&nbsp; Fate cuocere in un  tegame con un paio di noci di burro e tagliati a dadini, tre carote, due  cipolle, una costa di sedano, cinquanta grammi di prosciutto crudo o di lardo,  unitamente ad un mazzolino aromatico.&nbsp;  Cuocere a tegame coperto.&nbsp; Quando  i legumi sono sciolti, utilizzate la preparazione secondo le diverse ricette.  Serve soprattutto per sottolineare il sapore di certe salse e pietanze.&nbsp; <em>Mirepoix<\/em><em> magro, <\/em>detto anche <em>brunoise<\/em><em>, <\/em>oppure alla <em>bordolese, c<\/em>ome  sopra, senza prosciutto n&eacute; lardo, utilizzando timo e lauro.&nbsp; A gli stessi  usi.&nbsp; Il passaggio al setaccio &egrave;  facoltativo e dipende dalla natura della preparazione principale. Il <em>mirepoix<\/em> ha una qualche analogia col nostro  soffritto.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Miroton<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;una preparazione di manzo bollito.&nbsp;  In genere si prepara con l&rsquo;avanzo del giorno innanzi,  che si accomoda con una salsa cos&igrave; composta.&nbsp;  Fate rosolare un paio di cipolle affettate nel burro, cospargetele di  farina, versateci sopra un brodo vegetale, fate cuocere a fuoco lento,  mescolando, per una ventina di minuti; aggiungete pure una punta di coltello di  senape.&nbsp; A pena la salsa &egrave; pronta  versatela sul manzo affettato molto fine e rimettetelo sul fuoco dolce per qualche  minuto.&nbsp; Il <em>miroton<\/em>appartiene all&rsquo;arte di utilizzare gli avanzi, hanno torto certi autori che  traducono <em>miroton<\/em>con &laquo; manicaretti &raquo;,  evocando l&rsquo;immagine d&rsquo;una ghiottoneria o d&rsquo;una pietanza particolarmente  appetitosa.&nbsp; D&rsquo;altronde <em>miroton<\/em>ha una strana etimologia. Si fa  risalire al ritornello, <em>mironton<\/em><em>, <\/em>d&rsquo;una  vecchia canzone francese che risale al principio del secolo XVIII, <em>Malbrough<\/em><em> s&rsquo;en va-t-en  guerre, <\/em>creata o cantata alla morte dell&rsquo;avo di Winston Churchill. Col  tempo il <em>mironton<\/em>&egrave; stato deformato in <em>miroton<\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M16g.jpg\" rel=\"lightbox\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M16.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p><strong>Mirtillo <\/strong>(fr. <em>airelle<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>bilberry<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Heidelbeere<\/em><em>, <\/em>le rosse <em>Preiselbeere<\/em>),  arbusto delle <em>Ericacee<\/em>, che produce  bacche nero-azzurrognole, di sapore dolce acidulo, chiamate pure mirtilli e  comunemente &laquo; uva ursina &raquo;. Una variet&agrave;, delle quaranta  esistenti, produce bacche rosse. Il nome scientifico &egrave; <em>Vaccinium<\/em><em> macrosarcum. <\/em>&Egrave; il <em>myrtillum<\/em> degli antichi Romani. Leggermente costipante, trova una scarsa applicazione in  cucina giacch&eacute; &egrave; generalmente consumato crudo. Comunque ne diamo qualche indicazione. <em>Composta. <\/em>Fate fondere un chilo abbondante di zucchero in mezzo litro  d&rsquo;acqua. Aggiungeteci due chili di mirtilli, una buccia di limone ed un po&rsquo; di  cannella.&nbsp; Collocate i mirtilli cotti in  una compostiera, servendosi d&rsquo;una schiumarola.&nbsp;  Lasciateli raffreddare. Nel frattempo condensate il liquido di cottura e  versatelo sui mirtilli.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Mirto<\/strong>, &egrave; un arbusto di cui si conoscono una  sessantina di variet&agrave;, alcune raggiungono l&rsquo;altezza di un albero, dalle foglie  opposte, dai fiori bianchi o porporini. La variet&agrave; pi&ugrave; nota &egrave; il <em>mirto  comune, <\/em>i cui frutti sono talvolta neri, talvolta bianchi. Un&rsquo;altra variet&agrave;  &egrave; il cosiddetto &laquo; Mirto pimento &raquo;, chiamato dai Francesi <em>poivre<\/em><em> de la Jamaique, <\/em>oppure <em>piment<\/em><em> des  Anglais, <\/em>mentre gli Inglesi lo chiamano <em>Jamaica<\/em><em> pepper <\/em>e  anche <em>Allspice<\/em>(cio&egrave; tutte le spezie),  perch&eacute; riunirebbe il sapore di chiodi di garofano, cannella e noce moscata. Il  mirto comune &egrave; noto dai tempi pi&ugrave; remoti. I romani avevano come pietanza una  specie di rag&ugrave;, condito col mirto, il <em>myrtalum<\/em><em>, <\/em>ed un vino a base di mirto, il <em>myrtidanum<\/em><em>.<\/em>&nbsp; Virgilio  lo cita spesso: <em>Hic<\/em><em> mihi  dum teneras defendo a frigore myrtos.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>Si  adoperavano le foglie di mirto per incoronare poeti ed imperatori.&nbsp; Fu molto in auge nel medioevo, le foglie come  infusione e cosmetico, col nome d&rsquo;acqua d&rsquo;angelo, e i frutti come aroma e  condimento.&nbsp; Poi arriv&ograve; il pepe ed il  mirto fu abbandonato.&nbsp; Oggi il mirto  serve solamente per fornire il legno agli ebanisti.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Mock<\/strong><strong> turtle soup<\/strong>, alla lettera, brodo di tartaruga per  ridere, in altre parole, uso tartaruga.&nbsp; &Egrave; una caratteristica pietanza inglese.&nbsp; Ingredienti.&nbsp;  Un quarto d&rsquo;una testa di vitello, tre litri di brodo od acqua, una  cipolla, una carota, mezza rapa, una costola di sedano, un mazzolino aromatico,  una presa di pepe, due chiodi di garofano, un macis, un bicchiere di <em>Sherry <\/em>(Xeres),  un cucchiaio di succo di limone, un quarto di chilo di brodo di manzo magro,  sale, l&rsquo;albume di un uovo.&nbsp; Lasciate la  testa nell&rsquo;acqua fredda salata, che cambierete spesso, per ventiquattro ore,  affinch&eacute; si dissangui. Togliete lingua e cervella, che potrete utilizzare  altrimenti. Disossate la testa, mettendo la carne in un panno e riducete le  ossa a piccoli pezzi. Ponete l&rsquo;una e le altre nell&rsquo;acqua fredda, portate  all&rsquo;ebollizione e passate al setaccio.&nbsp;  Adesso, lavate carne ed ossa nell&rsquo;acqua fredda e mettetele in una  casseruola, aggiungete il brodo (o l&rsquo;acqua), fate bollire e schiumate.&nbsp; Aggiungeteci il sale, gli ortaggi, gli aromi  ed il condimento, fate bollire, schiumate ancora e poi riducete la fiamma,  facendo sobbollire per due ore abbondanti, a recipiente coperto. Setacciate,  mettete la carne da parte. Lasciate raffreddare il brodo. Eliminate eventuali  tracce di grasso. A questo punto aggiungeteci il manzo bollito, tagliato a  pezzi nonch&eacute; l&rsquo;albume e riscaldate nuovamente, dopo averci aggiunto il succo di  limone e lo sherry, con qualche pezzo della testa. Il resto potr&agrave; essere  utilizzato altrimenti, come una prima portata. Controllate il condimento,  regolate il sale il pepe.&nbsp; Otterrete cos&igrave;  una zuppa chiara. Volendo condensarla, aggiungeteci prima dell&rsquo;ultima cottura  un <em>roux<\/em> bianco, oppure dell&rsquo;<em>arrow<\/em> <em>root<\/em>(un  cucchiaio).<\/p>\n<p><strong>Mocnik<\/strong> &egrave; una pietanza della cucina slava, largamente diffusa anche nel Carso,  consistente di farina, burro ed uova, amalgamate, cotte nell&rsquo;acqua e formanti  una specie di farinata.<\/p>\n<p><strong>Mola buxea<\/strong>,  era uno strumento della cucina romana, in pratica un macinino di bosso, per  pepe e simili.<\/p>\n<p><strong>Mol&egrave;che<\/strong> &egrave; una voce veneta per indicare i granchi giovani, che si preparano lessati e  conditi con limone, sale e pepe e serviti nel loro guscio.<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M17g.jpg\" rel=\"lightbox\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M17.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p><strong>Montone <\/strong>(fr. <em>mouton<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>mutton<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Hammel<\/em>)<strong>.&nbsp; <\/strong>Durante il periodo dell&rsquo;allattamento  l&rsquo;agnello subisce due operazioni: l&rsquo;amputazione della coda e la castratura.  Cos&igrave; operati ed adulti si chiamano montoni. La cucina italiana li chiama anche  castrati.&nbsp; A rigor di termini &egrave; soltanto  la femmina che dovrebbe essere chiamata pecora, voce d&rsquo;uso comune, che  generalizza la specie <em>dell&rsquo;ovis aries.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>Cos&igrave; diciamo un gregge di pecore,  senza distinguere il sesso.&nbsp; Nell&rsquo;antico  Egitto, a Babilonia, nella Fenicia e nella Grecia le pecore sono state sempre  allevate sin dai tempi preistorici.&nbsp; Non  &egrave; escluso che i Fenici abbiano portato le pecore in Inghilterra.&nbsp; In ogni modo, &egrave; un ariete che Abramo  sacrifica al posto del figlio Isacco.&nbsp;  Oggi l&rsquo;allevamento ovino, interessante soprattutto per la lana che  fornisce, si &egrave; spostato verso l&rsquo;Australia e la Nuova Zelanda, dove esistono  larghe estensioni pastorizie, mentre l&rsquo;Europa industrializzata non dispone di  spazi sufficienti per allevamenti intensivi.&nbsp;  Nell&rsquo;Africa del Nord esiste tuttora una pastorizia nomade, che produce  lane corte, giacch&eacute; le pecore, a differenza di quelle viventi in climi pi&ugrave;  freddi, non hanno bisogno d&rsquo;un lungo pelo.&nbsp;  Nell&rsquo;acquisto scegliete la carne rossa scura, col grasso bianco,  leggermente stagionata. Il montone troppo fresco &egrave; duro ed il sapore lascia a  desiderare.&nbsp; <em>Gigot<\/em><em> roti <\/em>(cosciotto arrosto), cucina francese.&nbsp;  Spianate il cosciotto con un batticarne, senza troppo insistere.&nbsp; Fateci poi quattro intagli in ciascuno dei  quali inserirete uno spicchio d&rsquo;aglio.&nbsp;  Versate un po&rsquo; d&rsquo;acqua nella leccarda con una presa di sale ed un pezzo  di burro.&nbsp; Iniziate la cottura a fuoco  vivo, calcolando circa un quarto d&rsquo;ora per ogni mezzo chilo.&nbsp; Sgrassate il contenuto della leccarda e  travasatelo in una salsiera a parte. Ritaglierete il cosciotto, che sar&agrave; d&rsquo;un  bel color rosa all&rsquo;interno e trasuder&agrave; un sugo, il quale sar&agrave; versato sul  cosciotto stesso.&nbsp; <em>Gigot<\/em><em> de mouton marine <\/em>(uso capriolo, cucina  francese).&nbsp; Togliete la pelle e  spianatelo leggermente, lardeggiatelo, poi,  immergetelo in un bacile che contenga la seguente marinata: un bicchiere di  vino rosso (per ogni chilo di carne), mezzo bicchiere di aceto, sale, pepe,  prezzemolo, timo, alloro, uno spicchio d&rsquo;aglio, ginepro, due cipolle affettate  e quattro cucchiai di aceto.&nbsp; La  marinatura deve durare almeno tre giorni, avendo cura di bagnare il cosciotto  tre volte al giorno.&nbsp; Infilate il  cosciotto nello spiedo, mettete nella leccarda quattro cucchiai della marinata  per inumidirne la carne durante la cottura, che deve essere prolungata.&nbsp; Il cosciotto non dovr&agrave; essere color rosa  all&rsquo;interno, quindi per due chili di carne due ore di cottura.&nbsp; Accompagnamento: una salsa piccante od una  salsa al pomodoro.&nbsp; <em>Gigot<\/em><em> brais&eacute; <\/em>(brasato, cucina francese).&nbsp; Toglietegli l&rsquo;osso, lardeggiatelo,  cospargetelo di sale e pepe, dategli la forma d&rsquo;una palla e legatelo.&nbsp; Per questa ricetta &egrave; meglio un cosciotto  relativamente piccolo.&nbsp; Fondete cento  grammi di burro in una casseruola, sistemateci il cosciotto rosolandolo da  tutte le parti.&nbsp; Aggiungeteci un  bicchiere e mezzo d&rsquo;acqua o di brodo vegetale e due cucchiai di acquavite,  sale, pepe, prezzemolo, timo, alloro, quattro carote affettate e coprite il  recipiente.&nbsp; L&rsquo;aggiunta della met&agrave; d&rsquo;un  piede di vitello &egrave; facoltativa.&nbsp; Coprite  il recipiente e lasciate cuocere per quattro ore, a fuoco dolce.&nbsp; Servitelo, conservando soltanto le carote,  che formeranno una corona intorno al cosciotto.&nbsp; <em>Osso del cosciotto.&nbsp; <\/em>Potr&agrave;  servirvi facendolo cuocere con i fagioli preventivamente ammorbiditi.&nbsp; Sale, pepe, un mazzolino aromatico e tre o  quattro cucchiai di conserva di pomodoro.&nbsp;  In modo analogo pu&ograve; servire nella cottura della zuppa di cavoli.&nbsp; <em>Spalla di montone allo spiedo. <\/em>Fate  uso della ricetta gi&agrave; indicata per il cosciotto arrosto.&nbsp; <em>&Eacute;paule<\/em><em> de  mouton aux navets <\/em>(Spalla di montone con le rape, tipica pietanza  francese).&nbsp; Disossate la spalla,  arrotolatela, legatela e collocatela in una casseruola, con burro o lardo,  rosolatela e ritiratela.&nbsp; Con il fondo  rimasto nella casseruola e la aggiunta di farina fate un <em>roux<\/em> scuro, aggiungete tre bicchieri d&rsquo;acqua o di brodo, sale, pepe, un mazzolino  aromatico e spezie.&nbsp; Ricollocateci la  spalla e fate cuocere a fuoco moderato per due ore e mezza.&nbsp; Nel frattempo pulite otto o dieci rape,  ritagliandole in pezzi non troppo piccoli.&nbsp;  Fatele rosolare in un tegame con del burro, poi, all&rsquo;ultimo momento  aggiungetele nella casseruola con la spalla.&nbsp;  Alla fine collocate la spalla su un piatto rotondo, copritela con la  salsa e circondatela con le rape.&nbsp; <em>Cervella  di montone. <\/em>Si preparano come quelle di bue o di manzo.&nbsp; <em>Navarin<\/em><em>,<\/em>&egrave; un <em>rago&ucirc;t<\/em>di montone. Ritagliate a pezzi regolari la spalla o il petto di montone che  farete rosolare nel burro.&nbsp; Ritirate i  pezzi. Con il fondo e un po&rsquo; di farina fate un <em>roux<\/em> bruno, aggiungeteci due o tre bicchieri d&rsquo;acqua, sale, pepe, un mazzolino  aromatico, cipolle e fate cuocere a fiamma bassa per due ore. Un&rsquo;ora prima di  servire aggiungeteci delle patate novelle.&nbsp;  Si possono anche usare ortaggi, come carote, piselli ecc.&nbsp; In questo caso la  pietanza si chiama <em>Navarin<\/em> <em>&agrave; la printani&egrave;re.&nbsp;  Costolette impanate. <\/em>Passatele nell&rsquo;uovo sbattuto, poi al  pangrattato, frammisto a formaggio grattugiato, e fatele cuocere alla griglia a  fuoco moderato.&nbsp; Servitele con una salsa  al pomodoro.&nbsp; <em>Rognoni. <\/em>Levate  innanzi tutto la pelle che copre il rognone, facendo un leggero intaglio sul  lato rotondo ed immergendo il rognone nell&rsquo;acqua.&nbsp; <em>Rognoni saltati. <\/em>Come i rognoni di  bue.&nbsp; <em>Allo spiedo.&nbsp; <\/em>Infilateli sullo spiedo, avendo cura di tenerli aperti.&nbsp; Fateli andare sulla griglia, a fuoco forte  per circa otto minuti, facendo giungere la fiamma da tutte le parti.&nbsp; Regolate il sale e il pepe. Servite con burro  e prezzemolo tritato. Vanno serviti caldissimi.&nbsp; <em>Mutton<\/em><em> chops  grilled <\/em>(pietanza inglese).&nbsp; Dividete il lombo in fette regolari,  eliminate il grasso superfluo, arrotolate la fetta con un&rsquo;estremit&agrave; verso  l&rsquo;interno, e fissate il rotolo con uno stecchino.&nbsp; Spalmate di olio d&rsquo;oliva o di burro e passate  alla griglia a fuoco vivace, girando il pezzo varie volte.  Sale e pepe. <\/p>\n<p><strong>More<\/strong> <strong>da gelso <\/strong>(fr. <em>m&ucirc;res<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>mulberry<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Maulbeere<\/em>)<strong>,<\/strong> sono i frutti del Gelso <em>(Morus nigra o alia), <\/em>albero prezioso, le cui foglie servono per l&rsquo;allevamento dei bachi da  seta.&nbsp; Appartiene alla famiglia delle <em>Orticacee<\/em>.&nbsp; Il frutto &egrave; bernoccoluto, bianco o nero,  assomiglia tanto alle fragole, quanto alle more di macchia.&nbsp; Fu tenuto in grande considerazione dai  Romani, che chiamavano <em>morus<\/em>l&rsquo;albero e <em>morum<\/em>il frutto, e lo definivano, <em>album,  nigrum, candidum, sanguineum, cruentum, purpureum. <\/em>Canta Ovidio, <em>Cornaque<\/em><em>,  et in duris haerentia mora rubetis. <\/em>Oggi,  nonostante il sapore gradevole, &egrave; trascurato e non trova pratiche applicazioni  in cucina.<\/p>\n<p><strong>More di  macchia <\/strong>(fr. <em>ronce<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>blackberry<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Brombeere<\/em>), sono cos&igrave;  chiamati i frutti del rovo (<em>Rubus<\/em><em> fruticosus<\/em>)<em>, <\/em>del genere delle <em>Rosacee<\/em>, pi&ugrave; affini al lampone che non  alle more di gelso, con le quali si confondono generalmente.&nbsp; Irovi servono per siepi.&nbsp; Le more per farne uno sciroppo e  conserve.&nbsp; In medicina, dalle foglie, si  ricava un decotto astringente, buono nell&rsquo;irritazione delle mucose, della bocca  e della gola. <em>Mora sitim pellunt,  recreant cum faucibus uvam, <\/em>affermala Scuola Salernitana.&nbsp; Si usano in pasticceria, per fare  crostate.&nbsp; Il sapore &egrave; dolcissimo, quando  sono mature.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mirepoix, termine tecnico della cucina francese, adottato dal gergo cucinario internazionale.&nbsp; Significa un assieme di verdure, con o senza l&rsquo;aggiunta di carne, tagliate a piccoli dadi, fatte cuocere col burro a fuoco lento e poi passate allo staccio. 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