{"id":3257,"date":"2008-07-29T21:36:40","date_gmt":"2008-07-29T20:36:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3257"},"modified":"2008-07-29T21:36:40","modified_gmt":"2008-07-29T20:36:40","slug":"marmotta-matignon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/07\/29\/marmotta-matignon\/","title":{"rendered":"Marmotta &#8211; Matignon"},"content":{"rendered":"<p><strong>Marmotta<\/strong> (etim. <em>Mus<\/em><em> montium, <\/em>topo  dei monti, fr. <em>marmotte,<\/em> ingl.<em> Marmot, <\/em>ted. <em>Murmeltier<\/em>), mammifero dei Rosicanti (fem. Degli Scuridi), grande pi&ugrave; d&rsquo;un coniglio, col corpo tozzo e il  mantello di color grigio-giallastro, le orecchie piccole e nascoste, unghie  forti.&nbsp; Cade in letargo d&rsquo;inverno.&nbsp; Ne esistono una quindicina di variet&agrave;. Il  nome scientifico di quella comune nelle Alpi &egrave; <em>Aretomys<\/em><em> marmotta.<\/em>&nbsp; Ossa di marmotte si sono trovate nei  giacimenti dell&rsquo;epoca glaciale. Dai registri d&rsquo;un convento di San Gallo in  Svizzera risulta che quei monaci, gi&agrave; intorno all&rsquo;undicesimo secolo consumavano  la marmotta, chiamata da essi <em>cassus<\/em><em> alpinus <\/em>(gatto alpino).&nbsp;  La carne della marmotta emana un odore alquanto sgradevole e richiede  lunghe preparazioni di marinatura, di bollitura o di essiccazione all&rsquo;aria per  essere appena commestibile. Tuttavia, presso gli alpigiani del Vallese esiste  ancora una stupida tradizione, <em>il Vin chaud &agrave; la marmotte, <\/em>che consumano la vigilia di Natale e la  notte di San Silvestro. Si mescola cio&egrave; il brodo ristretto, ottenuto dalla  bollitura d&rsquo;un pezzo di marmotta, con del <em>vin<\/em> <em>brul&eacute;<\/em>.&nbsp; La marmotta &egrave; ricca di grasso, dal quale, con  metodi artigianali, una volta si estraeva una specie di olio.&nbsp; La marmotta &egrave; vegetariana ed ama le erbe  aromatiche, fischia come la cantante dei topi nell&rsquo;omonimo racconto di Franz  Kafka, ma gli esperti dicono che &egrave; un vero e proprio linguaggio.&nbsp; La sua caccia &egrave; proibita, cos&igrave; la mangiano  solo i bracconieri e i coglioni.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Marquise<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;un rinfresco, che si prepara specialmente  durante i ricevimenti privati sotto i glicini negli estenuanti caldi agostini.&nbsp; La ricetta  &egrave; la seguente: duecentocinquanta grammi di zucchero fine stemperato con  dell&rsquo;acqua (il meno possibile), mezza bottiglia di vino bianco secco, un limone  affettato e senza gli acini, poi, in frigorifero perch&eacute; raffreddi. Al momento  di servire, aggiungete un quarto di litro d&rsquo;acqua di selz.&nbsp; Con lo stesso nome nella cucina francese c&rsquo;&egrave;  un semifreddo al cioccolato, un classico della pasticceria.&nbsp; La migliore ricetta per questo semifreddo &egrave;  quella di Paul Bocuse.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M8.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Marroni<\/strong> (fr.<em> marrons, <\/em>ingl. <em>large French chestnut, <\/em>ted. <em>Marone<\/em>) sono i frutti d&rsquo;un castagno, migliorato  dalla coltura, che contengono un solo grano, grosso e saporito.&nbsp; Come per le castagne, sono di difficile  digestione. Per sgusciarli, praticate un taglio sulla parte rotonda, fateli  bollire per uno o due minuti, levare la scorza esterna, rimetteteli nell&rsquo;acqua  bollente e togliere loro la pelle interna.&nbsp;  Si usano per la preparazione di dolci, i <em>marrons<\/em><em> glac&eacute;s <\/em>(marroni canditi), ed in cucina come  elemento di ripieno.&nbsp; Le migliori qualit&agrave;  sono gli italiani ed i francesi. Nei paesi di lingua inglese evitate di  chiedere marroni, dicendo <em>marroons<\/em><em>, <\/em>significa  schiavi fuggitivi, uccelli di bosco od anche marinai, abbandonati in qualche  spiaggia deserta per punizione, chiedete, piuttosto, <em>French<\/em><em> chest nut. <\/em>&nbsp;<em>Bolliti. <\/em>Fateli bollire con una presina  di sale e qualche aroma, si raccomanda il sedano di Badiana e l&rsquo;alloro. La  cottura deve iniziare nell&rsquo;acqua fredda e continuare per almeno un&rsquo;ora, va  condotta a calore non esagerato.&nbsp; Servite  i marroni caldi, avvolti in una salvietta. Si usa anche servirli in una  bacinella di legno, coperta da un panno.&nbsp; <em>Brasati. <\/em>Sempre sbucciati, adagiateli in una teglia imburrata,  con un mazzolino aromatico.&nbsp; Conditeli, annegateli con un fondo di vitello, coprite la  teglia e passateli al forno. Non mescolate, per evitarne la rottura.&nbsp; <em>Di magro. <\/em>La medesima ricetta,  sostituendo il fondo di vitello con acqua zuccherata.&nbsp; <em>Pur&eacute;e di marroni. <\/em>Seguite la ricetta  indicata per i marroni bolliti, accentuandone la cottura.&nbsp; Passateli al setaccio,  riscaldate il tutto con l&rsquo;aggiunta di latte o di panna liquida fresca e,  all&rsquo;ultimo momento, di una noce di burro.&nbsp; <em>Souffl&eacute; di marroni.&nbsp; <\/em>Seguite  la stessa ricetta indicata per il <em>Souffl&eacute; di patate.&nbsp; Composta di marroni <\/em>(fredda e calda).  Fate sobbollire i marroni in uno sciroppo, profumato con la vanillina.  Adagiateli, senza romperli, in una bacinella di porcellana, se caldi, di vetro,  se freddi, bagnateli con il loro liquido di cottura e con un poco di Kirsch o  di maraschino.&nbsp; <em>Marmellata di marroni. <\/em>Seguite la ricetta della purea di marroni, che travaserete in una teglia,  contenente uguale quantit&agrave; di zucchero ed acqua, nel rapporto di un decilitro  per mezzo chilo di marroni.&nbsp; Riscaldate a  fuoco dolce, mestando e rimestando senza interruzione.&nbsp; Per conservare la marmellata, occorre usare  boccali sterilizzati.&nbsp; <em>Marroni al  rum.&nbsp; <\/em>Sbucciate le &ldquo;caldarroste&rdquo;,  schiacciatele leggermente col palmo della mano, rimettetele in un piatto  concavo, contenente burro liquefatto e zucchero in polvere scaldateli  leggermente all&rsquo;angolo del fornello ed al momento di portare in tavola,  spruzzateli di rum <em>agricole<\/em>,  che accenderete, come si fa con le omelette al rum.&nbsp; <em>Mont Blanc.&nbsp; <\/em>Sbucciati e cotti nel latte, con zucchero  e vaniglia, a fuoco lento, riducete i marroni a purea e poi passatela con un  setaccio in modo che cada in forma di vermicelli sulle pareti d&rsquo;uno stampo a  pareti unite, a forma circolare, chiamato a bordura. Lasciate raffreddare e poi  sformatelo su un piatto. Nel vuoto centrale metterete della panna montata,  profumata alla vaniglia, sensibilmente pi&ugrave; alta del bordo formato dai marroni.<\/p>\n<p><strong>Marzapane <\/strong>(fr. <em>massepain<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>Marchpane<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Marzipan<\/em><em>, <\/em>port. <em>mazap&atilde;o<\/em>). Appartiene alla cultura della pasticceria  nella quale dominano le mandorle, largamente diffusa  in Italia, in Francia, in Spagna e nel bacino del Mediterraneo.&nbsp; Sostanzialmente &egrave; un impasto di mandorle con  l&rsquo;albume, lo zucchero e un profumo, i migliori sono quelli con le mandorle di  Avola, profumati all&rsquo;acqua di fiori d&rsquo;arancio.&nbsp;  Si pu&ograve; sostituire lo zucchero con il miele e si possono aggiungere anche  i pistacchi di Bronte.&nbsp; La storia del marzapane &egrave; avvolta nella  nebbia del tempo.&nbsp; Sembra che sia stato  prodotto da certe religiose, non meglio identificate.&nbsp; C&rsquo;&egrave; chi afferma che il nome significa pane di  San Marco, perch&eacute; sembrerebbe che a Venezia anticamente si confezionassero  pastine dolci il giorno del Santo, in memoria d&rsquo;una carestia del 1407.  L&rsquo;irrequieto Honor&eacute; de Balzac, che ne era ghiotto, aveva raccomandato, con  un&rsquo;apposita circolare, il <em>massepain<\/em><em>, <\/em>prodotto  in una pasticceria della rue Vivienne, a Parigi.&nbsp; Nel basso latino <em>massa <\/em>significa  pasta. Oggi il marzapane &egrave; prodotto industrialmente un po&rsquo; dappertutto. &nbsp;Chi scrive nella rue Vivienne  compra dei deliziosi pasticcini libanesi presso la P&acirc;tisserie   Azrak.&nbsp; Il <em>passage<\/em> Vivienne, invece, &egrave; spesso  la meta dei <em>women  tours<\/em> parigini che vi fanno sosta per un t&egrave;.&nbsp; Un consiglio, nei <em>passages<\/em> oltre a cercarci le  americane quando piove, cercateci libri antichi e le deliziose fotografie  pornografiche in bianco e nero degli anni Trenta, dieci euro al pezzo.&nbsp; I <em>gourmet<\/em>,  oggi, consumano solo il marzapane del Baltico, quello di Lubecca  in particolare e il marzapane portoghese preparato nell&rsquo;Algarve.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M9.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Marziale<\/strong>, Marcus Valerius  Martialis, (43-104 circa dell&rsquo;era comune) nato a Bilbilis, in Spagna, poeta latino, favorito da Domiziano,  che gli accord&ograve; l&rsquo;esenzione fiscale.&nbsp; Il  nome di Marziale va ricordato in un sito come questo perch&eacute; nei suoi celebri <em>Epigrammi<\/em>, composti di ben quattordici  libri, vi sono molti riferimenti ai cibi ed alle consuetudini culinarie del suo  tempo.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Mat&egrave;<\/strong>, chiamato anche t&egrave; dei Gesuiti o t&egrave; del  Paraguay, appartiene alla famiglia degli <em>Ilex<\/em><em>, <\/em>arboscelli a foglie isolate, lucenti e persistenti, a fiori biancastri e  frutti rossi.&nbsp; Si disseccano, si  torrefanno e poi si polverizzano le foglie per il loro ricco contenuto di  principi tonici e stimolanti.&nbsp; A dosi  eccessive, per&ograve;, provoca il vomito e la diarrea.&nbsp; Occorrono, per una infusione,  venticinque grammi per ogni litro d&rsquo;acqua bollente.&nbsp; Pu&ograve; essere profumato come il t&egrave; con il succo  di limone o qualche goccia di liquore, come il maraschino.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Matefaim<\/strong>, termine regionale usato specialmente nel Sud ovest della  Francia, per denominare le <em>cr&egrave;pes<\/em>comuni,  di notevole spessore, profumate all&rsquo;arancio e spesso farcite con spicchi di  mela.&nbsp; Si pu&ograve; tradurre con <em>dominafame<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Matelote<\/strong>, voce della cucina francese (da <em>matelot<\/em><em>, <\/em>marinaio), usata anche altrove, per definire la cottura di pesci,  soprattutto d&rsquo;acqua dolce, in umido, con l&rsquo;aiuto di un buon vino bianco <em>(matelote &agrave; la marini&egrave;re) <\/em>o  con del vino rosso <em>(matelote &agrave; la meuni&egrave;re). <\/em>&nbsp;L&rsquo;uso del termine per un&rsquo;analoga  cottura della carne di animali a sangue caldo &egrave; errata.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Matignon<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;una cittadina francese nel Dipartimento <em>des<\/em><em> C&oacute;tes du Nord<\/em>, nota per l&rsquo;abbondanza dei frutti di mare delle  sue spiagge e per una famiglia patrizia, di cui un membro, Carlo Augusto,  maresciallo di Francia, nel Seicento, fu particolarmente &ldquo;sfigato&rdquo; nelle sue  spedizioni militari.&nbsp; La cucina francese  chiama <em>Matignon<\/em>un assieme di legumi,  analogo al <em>Mirepoix<\/em><em>, <\/em>stufati ed  innaffiati leggermente alla fine della cottura con del vino bianco. A  differenza del Mirepoix, che va servito in pezzi pi&ugrave;  o meno fini, il Matignon va servito allo stato di  fusione completa. Una presina di sale e di zucchero &egrave; necessaria. Se preparata  al &ldquo;grasso&rdquo;, aggiungeteci del prosciutto in piccoli pezzi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marmotta (etim. Mus montium, topo dei monti, fr. marmotte, ingl. Marmot, ted. Murmeltier), mammifero dei Rosicanti (fem. Degli Scuridi), grande pi&ugrave; d&rsquo;un coniglio, col corpo tozzo e il mantello di color grigio-giallastro, le orecchie piccole e nascoste, unghie forti.&nbsp; Cade in letargo d&rsquo;inverno.&nbsp; Ne esistono una quindicina di variet&agrave;. 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