{"id":3249,"date":"2008-06-28T00:36:37","date_gmt":"2008-06-27T23:36:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/?p=3249"},"modified":"2008-06-28T00:36:37","modified_gmt":"2008-06-27T23:36:37","slug":"maiale-marinare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/06\/28\/maiale-marinare\/","title":{"rendered":"Maiale &#8211; Marinare"},"content":{"rendered":"<p><strong>Maiale <\/strong>(fr. <em>cochon <\/em>o <em>porc<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>pork<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Schwein<\/em>), mammifero pachiderma artiodattilo  domestico, di cui sono note una ventina di variet\u00e0 europee, in continua  crescita grazie agli incroci tra le varie razze. Si fa discendere il nome da  Maja, figlia d\u2019Atlante e della ninfa Pleione, da cui  Giove ebbe un figlio, Mercurio.\u00a0 Il nome  scientifico \u00e8 <em>sus<\/em><em>, <\/em>accompagnato dal  rispettivo aggettivo.\u00a0 Esistono, in  talune regioni asiatiche, i porci allo stato selvatico, ma non si conoscono le  possibili origini condivise con il cinghiale.\u00a0  Si sono trovati resti di porci nei giacimenti dell\u2019epoca quaternaria.  Animale preziosissimo, onnivoro, e quasi interamente mangiabile.\u00a0 Di esso si usa tutto dai piedi al grugno,  comprese le viscere, che servono per insaccare le carni. La carne si conserva  perfettamente nella salamoia.\u00a0 Il grasso,  aderente alla pelle, \u00e8 chiamato lardo; se fuso e conservato, strutto. Inoltre  la pelle \u00e8 utilizzata in conceria, cotenna, i peli, le setole, per la fabbricazione  delle spazzole. La sugna, uno strutto di qualit\u00e0 inferiore, viene destinata a  scopi industriali (pomate, sapone, lubrificanti).\u00a0 Il consumo della carne di maiale era  severamente proibito dalla legge mosaica, un divieto che \u00e8 tuttora rispettato  dagli Ebrei ortodossi.\u00a0 La proibizione  aveva probabilmente un carattere sanitario e per la stessa ragione esisteva un  analogo divieto in altre regioni calde, presso i fenici, gli egizi e gli  etiopici.\u00a0 Invece la carne fu di largo  uso nella Roma antica.\u00a0 Il <em>majalis<\/em>era il porco castrato, destinato alla  macellazione, <em>porculator<\/em><em>, <\/em>l\u2019allevatore  e <em>porcinarius<\/em>il macellatore di  suini.\u00a0 Nel medioevo il maiale era il  simbolo del diavolo, della gola, della vanit\u00e0, del desiderio di piaceri  immondi.\u00a0 Il porcello, col quale si  raffigura sant\u2019Antonio, \u00e8 il simbolo dei desideri dominati ed asserviti.\u00a0 Gi\u00e0 il termine <em>majalis<\/em>dei romani, applicato all\u2019uomo era ingiurioso, ingiuria convalidata da San  Matteo (VII, 6): <em>Nolite<\/em><em> dare sanctum canibus neque mittatis margaritas ante porcos <\/em>(non  parlate agli ignoranti di cose che non apprezzerebbero).\u00a0 Maiale, verro, porco, suino sono quasi  sinonimi. A rigor di termini, maiale \u00e8 il porco castrato. Nel linguaggio comune  le voci si confondono. La femmina \u00e8 detta troia o scrofa, le cui mammelle non  succhiate erano particolarmente apprezzate dalla cucina romana.\u00a0 Verro \u00e8 il maschio adulto, i piccoli,  lattanti sino ad una certa epoca, porcellini e anche maialini. Il suono emesso  si chiama grugnito. Grufolano i maiali, quando frugano col grifo, come quando  vanno alla ricerca di tartufi.\u00a0 Se ne fa  un vastissimo impiego in salumeria: salami, luganiche,  zampone, coppa, cotechini, salsicce, mortadella, soppressata e soppressa,  galantina, bresaola, capocollo, culatello, finocchiona eccetera.\u00a0 Se avete bisogno di carne fresca di maiale,  scegliete pezzi dal colore grigiorosa pallido.  Scartate quelli con le macchie rotonde bianche o rosa, che possono originare  gravi malattie, come la tenia e la trichinosi.\u00a0 <em>Costolette di maiale saltate. <\/em>Fatele saltare al burro (il burro  facilita la digestione della carne di maiale, che \u00e8 alquanto indigesta).  Sgrassate la padella, dopo aver levate le costolette, con la conserva di  pomodoro e con del vino bianco secco, aggiungeteci una noce di burro e bagnate  le costolette.\u00a0 <em>Costolette di maiale,  alla griglia. <\/em>Sulla griglia, a fuoco moderato, cosparse di sale e pepe. Un  quarto d\u2019ora da un lato, dieci minuti dall\u2019altro. Spalmatele di burro, durante  la cottura. Servitele con una salsa di pomodoro o <em>Soubise<\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M4.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p> <em>Testa di maiale <\/em>(cucina francese,  chiamata <em>fromage<\/em><em> de cochon). <\/em>Lasciate  la testa qualche istante nell\u2019acqua calda e con un coltello eliminatene i peli.  Mettetela poi in una marmitta contenente abbastanza acqua da coprire  interamente la testa, sale, pepe, cipolle e carote, tutte e due affettate, un  mazzolino aromatico.\u00a0 La cottura dura  cinque ore. Cotta la testa, toglietene le ossa, ritagliate in piccole  striscioline la cotenna, la carne e la lingua, aggiungete una buona dose di  sale, pepe e spezie, mettete il tutto in una forma, sulla quale appoggerete dei  pesi, per ottenere una maggiore compressione. L\u2019indomani sformate.\u00a0 \u00c8 un modo per ottenere una specie di  soppressata casalinga, raccomandabile per la colazione in campagna o al  sacco.\u00a0 <em>Rognoni. <\/em>Si preparano come  quelli del <em>bue. <\/em> <em>Piedi di  maiale alla griglia. <\/em>Se il vostro macellaio non dispone di piedi gi\u00e0  preparati, potete allestirli da soli. Poneteli nell\u2019acqua calda, puliteli e levate loro i peli. Fendeteli poi nel senso  della lunghezza. Ciascun pezzo separatamente va avvolto in un telo di cotone,  molto aderente e legato in cima. Metteteli cos\u00ec vestiti in una casseruola  contenente acqua sufficiente, sale, pepe, spezie, spicchi d\u2019aglio, un mazzolino  aromatico. Il tempo di cottura \u00e8 di cinque ore. Poi toglieteli dall\u2019acqua,  levate il telo, lasciateli raffreddare, passateli nell\u2019olio e nel pangrattato e  cuoceteli alla griglia, a fuoco vivo. Condizione essenziale \u00e8 che i piedi siano  serviti caldissimi.\u00a0 <em>Arrosto di  maiale, <\/em>(preferibilmente il quarto o il filetto). Tanto allo spiedo, quanto  al forno. Mettete nella leccarda acqua salata, con la quale innaffierete il  maiale di frequente. Infatti la carne ha quest\u2019altra  particolarit\u00e0, di disseccarsi facilmente. Il maiale deve essere perfettamente  cotto, tanto in questo caso, come in altri. Occorre una cottura di almeno  un\u2019ora e mezza per un arrosto di proporzioni normali. Sgrassate il sugo nella  leccarda, aggiungeteci un pezzo di burro, e servitevene come intingolo per una <em>pur\u00e9e <\/em>di patate, che potrete servirete come  guarnizione.\u00a0 <em>Filetti impanati. <\/em>Dividete  il filetto in tre o quattro strisce della grossezza d\u2019un dito.\u00a0 Passatele all\u2019uovo e al pangrattato,  cuocetele su una griglia a fuoco moderato, servitele cosparse di sale e  prezzemolo tritato.\u00a0 Eventualmente, con  una salsa tartara o una <em>Soubise<\/em><em>.<\/em> <em>Bracioline<\/em><em> di maiale al finocchio. <\/em>Fate rosolare le bracioline  nel burro ed olio con uno spicchio d\u2019aglio.\u00a0  Una volta dorate da tutti i lati, aggiungete sale, pepe, del finocchio e  pomodori pelati.\u00a0 Continuate la cottura  per una ventina di minuti a fuoco moderato e a recipiente coperto. Il contorno  \u00e8 facoltativo. Sgrassate il liquido di cottura, aggiungeteci un po\u2019 di burro e  servitevene come salsa.\u00a0 <em>Porc<\/em><em> troyen. <\/em>Curiosa  denominazione della cucina medioevale francese. Maiale ripieno di selvaggina e  pollame, cos\u00ec chiamato per analogia col cavallo di Troia.\u00a0 <em>Maiale ubriaco. Firenze. <\/em>Braciole  rosolate con aglio e prezzemolo e bagnate di Chianti fino a cottura  ultimata.\u00a0 <em>Costarelle<\/em><em> con la panuntella. <\/em>Costolette alla graticola,  servite su fette di pane intrise dell\u2019intingolo di cottura.\u00a0 <em>Lombello<\/em><em>. <\/em>Filetti allo spiedo, alternati con pane e prosciutto.\u00a0 <em>In agrodolce. <\/em>La salsa \u00e8 cos\u00ec  composta: l\u2019agro dallo strutto, cipolle, sedani, prezzemolo, carote, aglio,  pepe e vino, nonch\u00e9 dall\u2019aceto.\u00a0 Il  dolce, da zucchero, cioccolata, alloro, pinoli, uva, ciliege, prugne secche,  cedro, arancio canditi.\u00a0 Con questa salsa  si serve il maiale.\u00a0 <em>Porchetto<\/em><em> intero sulla graticola od al forno. <\/em>I porcellini di latte vengono coperti  di foglie e rametti di mirto e lasciati cos\u00ec per qualche tempo. Poi vanno  arrostiti e consumati caldi o freddi.\u00a0 LeMarche sono considerate la patria della porchetta.\u00a0 Maialini, interi, disossati, infilati su uno  spiedo (o palo), cotti con finocchi, aglio, prezzemolo, rosmarino, ed  innaffiati di vino cotto.<\/p>\n<p><strong>Maingaux<\/strong>, voce bretone, per denominare una specialit\u00e0 di Rennes consistente in una crema dolce con fragole  appoggiate su una cialda.\u00a0 Si serve con  biscotti ai pistacchi.<\/p>\n<p><strong>Maintenon<\/strong>, <em>\u00e0 la Maintenon,<\/em> \u00e8 unadenominazione  che ricorre spesso nella cucina francese.\u00a0  Madame de Maintenon, Fran\u00e7oise  d\u2019Aubign\u00e8 (1635-1719) fu una donna saggia, impudica  ed avventurosa, le vengono attribuite diverse pietanze, pi\u00f9 o meno  eccitanti.\u00a0 Fu la moglie morganatica del  re Sole di cui sapeva ravvivare i sensi.\u00a0  Nella cucina francese c\u2019\u00e8 ancora uno <em>Steak<\/em><em> de veau \u00e0 la Maintenon<\/em>, ma \u00e8  difficile che faccia\u2026effetto<em>. <\/em>\n<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M5.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p>\n<strong>Maitrank<\/strong>, voce e bibita che si spartiscono i tedeschi e i belgi.\u00a0 Significa <em>bevanda di maggio<\/em>, perch\u00e9 infatti si produce in primavera. \u00c8 una semplice infusione  di giovani getti di asperelle (<em>Galium<\/em><em> odoratum<\/em>), in un vino bianco secco, con  l\u2019aggiunta di qualche goccia di cognac e d\u2019un corrispondente quantitativo di  zucchero. Si decora con una fetta di arancia. L\u2019infusione dura mezz\u2019ora, a  recipiente coperto. La dose \u00e8: cento grammi di zucchero per una bottiglia di  vino.\u00a0 Ideale \u00e8 il bianco della  Mosella.\u00a0 \u00c8 anche una specialit\u00e0  dell\u2019Alto Adige, dove \u00e8 anche chiamata <em>Waldmeister-bowle<\/em><em>.<\/em> La prima menzione di questa bevanda \u00e8 del 854, nell\u2019opera del monaco benedettino Wandalbert di Pr\u00fcn.\u00a0 La si usa anche per preparare le  granite.<\/p>\n<p><strong>Maitres<\/strong><strong> queux<\/strong>, \u00e8 il titolo che si conferisce a cuochi o capi-cucina, che  eccellono nella loro professione. La voce, <em>queux<\/em>deriva dal latino <em>coquus<\/em><em>,<\/em> cuoco.\u00a0 <em>Maltre<\/em><em> queux <\/em>\u00e8 stata anche la denominazione d\u2019una  corporazione di cuochi, fondata a Parigi nel 1599. Esisteva pure un titolo  ufficiale: <em>Grand<\/em><em> Maitre Queux  de France, <\/em>conferito ad un funzionario della casa reale di Francia,  preposto <em>au<\/em><em> service de la bouche.<\/em> Un\u2019analoga corporazione detta dei \u201c33\u201d esiste in Belgio.<\/p>\n<p><strong>Mandarini <\/strong>(fr. <em>mandarine, <\/em>ingl. <em>tangerne,<\/em>ted. <em>Mandarine<\/em>). Oltre ad essere un titolo  di alti funzionari cinesi, \u00e8 il nome dei frutti e dell\u2019albero che li produce,  una variet\u00e0 dell\u2019arancio, proveniente dall\u2019Estremo Oriente.\u00a0 Sono caratterizzati da una polpa tenera, dolce  e saporita, da dimensioni relativamente piccole e da una buccia sottile, ricca  d\u2019olio volatile.\u00a0 \u00c8 famosa la nostra  produzione di mandarini, che per qualit\u00e0 pu\u00f2 rivaleggiare con quelle  dell\u2019Algeria e del Marocco. Un\u2019antica variet\u00e0 degna di nota \u00e8 la <em>Satsuma<\/em>,  rustica ma pi\u00f9 precoce delle altre. Se ne estrae un liquore delizioso, la  celebre <em>Mandarinette<\/em>. In genere i mandarini si consumano crudi, tuttavia  trovano qualche applicazione in cucina.\u00a0  \u00c0 <em>la Pelicare. <\/em>Fate una leggera incisione  sulla parte superiore del frutto, ritirando con cura i quarti, senza  danneggiare n\u00e9 questi n\u00e9 la buccia. Senza cuocere, togliete ai quarti i  filamenti bianchi. Preparate un riso per dolci e riempitene le bucce. Col  medesimo riso preparate in forma circolare. Poi, con uno stampo a forma di  cupola, create il centro della pietanza, che coprirete con uno strato leggero  di marmellata di .albicocca. Su questa collocherete i quarti di mandarino,  profumati con un bagno di maraschino o kirsch. Intorno al centro, sulla  sporgenza del basamento, collocherete le bucce ripiene di riso, sul quale  avrete versato qualche goccia del medesimo liquore.\u00a0 Come forma, ricorda il monumento a Leonardo a  Milano, in piazza della Scala.\u00a0 <em>A  sorpresa. <\/em>La preparazione \u00e8 basata sullo stesso principio fisico della <em>Omelette  alla Norvegese<\/em>.\u00a0 Fate una incisione dalla parte del peduncolo, senza intaccare la  buccia, toglietene la polpa, riempite il vuoto, sotto a tre quarti, di gelato  al mandarino, sopra di meringa, collocate il tutto leggermente sprofondato, in  un letto di ghiaccio tritato.\u00a0 Poi in  forno per qualche secondo, affinch\u00e9 la meringa possa dorarsi. Servite subito,  caldo. Il gelato si sar\u00e0 mantenuto gelato, perci\u00f2 il nome, a sorpresa.<\/p>\n<p><strong>Mandorla<\/strong><strong> <\/strong>(fr. <em>Amandes<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>Almond<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Mandel<\/em>), deriva dal  greco <em>amygdaly<\/em><em>, <\/em>poi dal latino <em>amygdala<\/em><em>, <\/em>\u00e8 il frutto del mandorlo <em>(Amygdalus communis), <\/em>originario  dall\u2019Asia e dall\u2019Africa del Nord, con foglie e fiori che ricordano il pesco e  di cui si conoscono due variet\u00e0 principali, a frutti dolci ed a frutti amari.  Il sapore di questi ultimi \u00e8 dovuto all\u2019abbondanza di acido prussico, un  veleno. Per estensione si applica il termine di mandorla al seme di altre  drupe, mentre il seme delle bacche \u00e8 chiamato \u00ab acino \u00bb.\u00a0 \u00c8 menzionata nella <em>Genesi<\/em>, tra i  frutti offerti a Giuseppe.\u00a0 Vi fu poi la  verga d\u2019Aronne, che fior\u00ec in una notte, recando una mandorla.\u00a0 Ippocrate la conosceva.\u00a0 L\u2019olio estratto ha un largo uso in farmacia,  come le mandorle in pasticceria, cos\u00ec il Torrone di Cremona, i Ricciarelli e le  Copate di Siena ed il Marzapane, che si fa risalire  ad una contrazione di <em>Marci panis, <\/em>pane di San  Marco, perch\u00e9 \u00e8 stato un antico dolce della Venezia dei Dogi.\u00a0 \u00c8 simile al francese <em>nougat<\/em><em> di Mont\u00e9limar.<\/em> Per eliminare la pelle bruna, conviene immergere le mandorle qualche  istante nell\u2019acqua bollente, vi accorgerete che cede subito sotto la pressione  delle dita. Rinfrescate prontamente nell\u2019acqua fredda, scolatele, asciugatele e  disponendole sur uno staccio accanto al fuoco. Se non le utilizzate subito,  rinchiudetele in un boccale. Talune preparazioni richiedono le mandorle a fette  sottili. Vanno divise nel senso della lunghezza, subito dopo essere state  mondate e prima di essere disseccate. Con un po\u2019 d\u2019abilit\u00e0 si possono ottenere  sino a dodici fette da una mandorla di media grandezza. In altri casi si  utilizzano le mandorle intere, in altri ancora divise in piccoli dadi.\u00a0 <em>Tostate. <\/em>Fatele tostare al forno sino ad un principio di doratura, facendo  uso delle mandorle affettate.\u00a0 <em>Salate. <\/em> Usate mandorle intere.\u00a0 Dopo averle sbucciate ed asciugate, fatele  leggermente dorare in forno e poi raffreddare.\u00a0  Quindi immergetele in una chiara d\u2019uovo, funzionante da amalgama, e  fatele rotolare nel sale finissimo.\u00a0  Mettetele, poi, nuovamente al forno, a piccolissimo fuoco.\u00a0 <em>Diabl\u00e9es<\/em><em>. <\/em> Mandorle intere.\u00a0 Dopo una leggera doratura al forno, fatele  friggere in un tegame, con burro, una punta di zafferano, di pepe (o paprica) e  zenzero, tutti in polvere. Scolatele su un panno, lasciandole raffreddare.\u00a0 Avviluppatele di gomma arabica e cospargetele  di sale fine.\u00a0 <em>Latte di mandorla. <\/em>Uguale  quantit\u00e0 di mandorle e di zucchero. Quantit\u00e0 d\u2019acqua uguale alla somma delle  mandorle e dello zucchero. Pestate le mandorle in un mortaio con poca acqua,  spremendole poi con un panno e raccogliendo in una bacinella il latte. Ripetete  varie volte e zuccherate.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M6.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p>\u00a0 <em>Pralinate. <\/em>Non  \u00e8 altro che una mandorla leggermente tostata, coperta di zucchero caramellato,  pi\u00f9 o meno profumato. Mettete in un tegamino mezzo etto di zucchero,  aggiungendovi un po\u2019 d\u2019acqua, e fatelo caramellare. A questo punto aggiungete  lo stesso quantitativo di mandorle intere, con la loro buccia, che avrete  preventivamente pulito con uno straccio secco, per toglierne la polvere e  leggermente tostate, per eliminarne l\u2019umidit\u00e0. Lo zucchero si depositer\u00e0 sulle  mandorle. Versate il tutto sul marmo di cucina.\u00a0  Infine, fate sciogliere un po\u2019 di gomma arabica a bagnomaria,  intingetevi le praline, affinch\u00e9 si formi uno strato, protettivo.\u00a0 Se desiderate un colorito bruno, aggiungete  alla gomma dello zucchero bruciato.\u00a0 Se  desiderate profumare le praline, aggiungete all\u2019ultima cottura dello zucchero  una presina di vaniglia in polvere.\u00a0 <em>Almond<\/em><em> cake <\/em>(torta di mandorle, cucina  inglese). Dosi.\u00a0 Duecento grammi di  farina di mandorle dolci, quindici mandorle amare pestate, duecento grammi di  zucchero, cento di zucchero velo, cinquecento grammi di farina, quattro uova e  dell\u2019essenza di limone.\u00a0 Rompete le uova  in una bacinella, aggiungeteci lo zucchero leggermente riscaldato, lavorate col frustino sino a farne una specie di crema densa,  aggiungete poi lo zucchero velo, le mandorle a pioggia, la farina ed a gocce  l\u2019essenza di limone. Mescolate in continuazione, ungete uno stampo e versateci  il composto, poi in forno a fuoco abbastanza sostenuto per un\u2019ora e mezza  abbondante.<\/p>\n<p><strong>Mandorlato<\/strong> \u00e8 un termine che sostituisce quello di \u00ab  torrone \u00bb. Si usa tuttavia anche a confezioni di dolci pi\u00f9 semplici, a base di  mandorle.<\/p>\n<p><strong>Mandulin<\/strong><strong> dal pont<\/strong> (mandorlini del  ponte) sono piccoli dolci emiliani che si preparano con le mandorle  intere.\u00a0 Un tempo erano una specialit\u00e0 di  Pontelagoscuro.\u00a0  Li trovate facilmente a Ferrara.<\/p>\n<p><strong>Maniguette<\/strong> \u00e8 il nome di diversi semi, di sapore pepato, che servivano per  accrescere il tenore dell\u2019aceto e dell\u2019acquavite, in pari tempo anche per  adulterare il pepe vero.\u00a0 Sono noti in  commercio col nome di <em>pepe di Guinea.<\/em> <em> <\/em>La principale di queste piante \u00e8 la  cosiddetta <em>Grande Maniguette di Demerara, <\/em>col nome botanico di <em>Amomum<\/em><em> Meleguetta, <\/em>che proviene dalla Costa dei Grani  della Guinea, chiamata <em>Maleguetta<\/em>. L\u2019uso ha  storpiata la parola.\u00a0 In Francia si  chiamano anche grani di paradiso, un tempo servivano per preparare l\u2019<em>ippocrasso<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Manna<\/strong> \u00e8 il cibo misterioso che, secondo il XVI  dell\u2019<em>Esodo<\/em>, cadde dal cielo durante quaranta giorni a nutrire gli Ebrei,  mentre attraversavano il deserto.\u00a0 La  parola deriva forse dall\u2019ebraico <em>Man hu, \u201c<\/em>cos\u2019\u00e8  questo\u201d, che fu l\u2019esclamazione degli Ebrei, vedendo arrivare la soluzione del  loro problema alimentare.\u00a0 Si trattava di  due a tre milioni di uomini da nutrire. Dinanzi a questo prodigio della fede \u00e8  inutile speculare sulla composizione di questo alimento.\u00a0 Lo esclude anche il quindicesimo verso che  dice: <em>Cibavit<\/em><em> te Deus manna, quod nec tu cognovisti,  nec patres tui cognoverunt. <\/em>Oggi si da questo nome, forse per  similitudine, ad una sostanza dolce e lassativa che \u00e8 un essudato di varie  piante in Sicilia ed in Calabria, estratto per mezzo d\u2019incisioni, dal frassino <em>(Fraxinus ornus).<\/em><\/p>\n<p><strong>Mantecare<\/strong>, menare e rimenare diverse sostanze per  ridurle allo stato di consistenza uniforme.\u00a0  Si usa specialmente per denotare la preparazione del gelato, fatta oggi  con le macchine.\u00a0 Il termine deriva dallo  spagn. <em>manteca,<\/em> burro. A sua volta <em>manteca<\/em> deriva dal lat. <em>mantica, <\/em>per bisaccia, o dall\u2019arabo <em>m\u00e0ntaco<\/em><em>, <\/em>l\u2019otre del quale si servivano gli Arabi per preparare il burro.<\/p>\n<p><strong>Manzo<\/strong> (dal lat. <em>mansuetus<\/em><em>, <\/em>mansueto), torello mansueto anche in seguito all\u2019evirazione, poi per  estensione carne di bue macellata. I romani designavano la carne di bue  macellata col nome di <em>bubula<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Maraschino<\/strong>, un tempo celebre liquore, il rosolio  maraschino che si produceva a Zara, in Dalmazia.\u00a0 Si lasciano fermentare le marasche, ridotte a  polpa, unitamente ai noccioli pestati e ad una dose di miele, per poi procedere  alla distillazione ed infine all\u2019aggiunta di zucchero.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/M\/M7.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p>\n<strong>Marinare<\/strong> (fr. <em>mariner<\/em><em>, <\/em>inglese <em>suosing<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Marinieren<\/em>)  significa bagnare una sostanza alimentare in un liquido aromatizzato per un  tempo pi\u00f9 o meno lungo.\u00a0 Si dice anche <em>macerare, <\/em>o far <em>macerare. <\/em>Un tipo particolare di marinata o macerazione \u00e8 la <em>salamoia<\/em>.\u00a0 In genere la marinata ha un duplice scopo,  quello di impregnare la sostanza di aromi, contenuti nel liquido, e quello di  rammollire il tessuto muscolare, che cede al liquido una parte dell\u2019albumina  solubile.\u00a0 I metodi che esamineremo  concernono anche la conservazione dei cibi cotti. La durata della marinata  dipende dalla stagione.\u00a0 Uniformandoci al  linguaggio popolare diamo al termine marinare il significato di una  preparazione occasionale di carne, selvaggina e pesce, mentre \u00e8 chiamata  generalmente macerazione l\u2019analoga preparazione di foglie o fiori o frutta  nell\u2019alcool, in vista della produzione di liquori, ratafi\u00e0 o frutta sotto  spirito.\u00a0 <em>Marinata di pezzi voluminosi  di carne o selvaggina cruda. <\/em>Ingredienti: un recipiente dal fondo cavo, le  cui dimensioni non eccedano il pezzo da marinare. Carote, cipolle, scalogni,  sedano ed aglio (facoltativo) tutto affettato. Collocate la met\u00e0 di questi  legumi in fondo al recipiente, sopra il pezzo da marinare, ed infine il resto  dei legumi, con sale, pepe, timo e qualche chiodo di garofano.\u00a0 Versateci del vino bianco o rosso, secondo le  ricette, con un terzo del volume del vino, di olio. Capovolgete di quando in  quando. Durata quattro giorni d\u2019inverno, due d\u2019estate per una marinata  all\u2019antica. Conservate in un posto fresco.\u00a0 <em>Marinata di piccoli pezzi di carne, pollame e pesci, sempre crudi. <\/em> Usate un recipiente come sopra.\u00a0 Sistemate il pezzo, cospargerlo di sale,  pepe, cipolla, scalogni, timo e lauro affettati.\u00a0 Bagnate con dell\u2019olio e qualche goccia di  limone.\u00a0 L\u2019aggiunta di vino verr\u00e0  indicata dalle singole ricette.\u00a0 Tempo da  due ore e mezza a quattro ore, secondo le stagioni.\u00a0 <em>Marinate cotte. <\/em> Occorre poter disporre di legumi cotti ed  affettati.\u00a0 Rosolare leggermente i legumi  all\u2019olio, poi aggiungeteci del vino bianco o rosso, sale e pepe, rosmarino e  ginepro, e fate bollire il tutto a fuoco lento per una mezz\u2019ora circa.\u00a0 <em>Pesci cotti marinati. <\/em>Il metodo si  presta per una serie di pesci quali le anguille, le acciughe, le boghe, i  naselli, gli sgomberi e i zerri.  Friggete i pesci e asciugateli con della carta assorbente, raffreddateli,  adagiateli in un recipiente cospargendoli di sale.\u00a0 A parte fate rosolare nell\u2019olio uno spicchio  d\u2019aglio trinciato con del rosmarino, aggi ungete al soffritto mezzo litro abbondante  d\u2019acqua e una tazza di aceto e fate bollire. Con questa marinata, una volta  raffreddata, coprite i pesci.\u00a0 Cos\u00ec  preparati e tenuti in un posto fresco, i pesci si possono conservare per sette  ore circa, purch\u00e9 il recipiente sia accuratamente coperto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maiale (fr. cochon o porc, ingl. pork, ted. Schwein), mammifero pachiderma artiodattilo domestico, di cui sono note una ventina di variet\u00e0 europee, in continua crescita grazie agli incroci tra le varie razze. 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