{"id":3244,"date":"2008-06-03T01:00:02","date_gmt":"2008-06-03T00:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/corrente\/saggi\/un-destino-da-cani-si-ci-che-si-mangia\/"},"modified":"2008-06-09T21:47:26","modified_gmt":"2008-06-09T20:47:26","slug":"un-destino-da-cani-si-ci-che-si-mangia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/06\/03\/un-destino-da-cani-si-ci-che-si-mangia\/","title":{"rendered":"Un destino da cani. (Si &egrave; ci&ograve; che si mangia?)"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>Un destino da cani.&nbsp;(Si &egrave; ci&ograve; che si mangia?)<\/strong><br \/>\n (Circolo Culturale ANPI, Ispra. Domenica 8 giugno 2008)<br \/>\n <em>Traccia dell&rsquo;intervento.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>Fino a quando non ho incontrato gli organizzatori di questo incontro avevo in mente per esso un titolo commemorativo:&nbsp;<br \/>\n <strong>Sous<\/strong><strong> les pav&eacute;s, la table! <\/strong><br \/>\n Poi, discutendo, me lo sono dimenticato e al dunque ne &egrave; saltato fuori un altro.&nbsp;<br \/>\n &Egrave; un titolo surreale, ma &egrave; anche un titolo valigia, come direbbe Lewis Carroll, lo si apre ed ecco apparire un sottotitolo nella forma di una tagliente constatazione di Ludwig Feuerbach:<br \/>\n <strong>Il segreto della teologia &egrave; l&rsquo;antropologia.&nbsp;<\/strong><br \/>\n Cosa vuol dire?<br \/>\n In chiave fenomenologia, che esiste una materialit&agrave; del sentire che rischia continuamente di essere sopraffatta dalla psicosi o, come direbbe <strong>G&eacute;za<\/strong> <strong>R&oacute;heim<\/strong>, dall&rsquo;isteria degli sciamani che la stravolgono in profezia e poi in religione.&nbsp;<br \/>\n <strong>Feuerbach<\/strong> per&ograve; pensava anche ad altro.&nbsp;<br \/>\n In prospettiva dobbiamo partire da questa constatazione.&nbsp;Che c&rsquo;&egrave; stato un tempo, relativamente non molto lontano da noi, in cui la <strong>politica<\/strong> &ndash; nella forma di lotta di classe &ndash; serviva a coagulare la collera degli sfruttati.&nbsp;<br \/>\n Un tempo epico, in cui il pensiero scendeva nelle strade &egrave; diventava <em>praxis<\/em>, un&rsquo;azione capace di disvelare il senso di un mondo che i filosofi avevano fino a quel momento interpretato.&nbsp;<br \/>\n Quel mondo doveva necessariamente <strong>mutare<\/strong>.&nbsp;Come?&nbsp;<br \/>\n Assumendo il punto di vista del nuovo materialismo, vale a dire, di una societ&agrave; <strong>umana<\/strong>. <br \/>\n Questo significava riconoscere e assumere su di s&eacute; le conseguenze che comporta, per cominciare, una tale elementare constatazione: <br \/>\n <strong>Che gli uomini sono prodotti delle circostanze e dell&rsquo;educazione.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/06\/8giugno_1.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p>Non &egrave; difficile riconoscere qui alcuni frammenti di quelle che, nei testi di filosofia della politica, vanno sotto il nome di <strong>&ldquo;tesi su Feuerbach&rdquo;<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n Sono un paio di paginette smarrite e ritrovate che <strong>Karl Marx<\/strong> scrisse nel 1845, dentro una polemica di cui i nostri tempi hanno perso la sottigliezza, pubblicate dopo la sua morte, da <strong>Friedrich<\/strong><strong> Engels<\/strong> nel 1886.&nbsp;<br \/>\n Si trattava di definire un materialismo che aveva rotto tutti i suoi legami con l&rsquo;umanesimo o, se si preferisce, con l&rsquo;astrazione, grazie alle sue pratiche sociali e alle armi della critica.&nbsp;<\/p>\n<p>Tra queste due date si collocano alcuni fatti singolari che vanno raccontati.&nbsp;<br \/>\n Tutto inizia nel 1850, con la pubblicazione di un libro da parte di un fisiologo olandese, <strong>Jacob<\/strong><strong> Moleschott<\/strong>, oggi dimenticato, ieri famoso se non altro per le polemiche che lo circondavano, intitolato, <em>Dottrina dell&rsquo;alimentazione per il popolo<\/em>.&nbsp;<br \/>\n Un libro che sarebbe passato sotto silenzio se non fosse che questo medico era uno dei protagonisti di quello che allora si chiamava il <strong>materialismo<\/strong> <strong>scientistico<\/strong>, il cui obiettivo, anche se guardato con sospetto da Engels, era di dissolvere le tesi della <em>Naturphilosophie<\/em> hegeliana.&nbsp;<br \/>\n Prima di procedere, per capire meglio le tesi di Moleschott e quello che gli succeder&agrave;, diciamo che nel 1852 pubblica un altro libro, intitolato, <em>La circolazione della vita<\/em>, &egrave; una risposta alle <em>Lettere chimiche<\/em> del barone tedesco <strong>Justus<\/strong><strong> Liebig<\/strong>, un nome da tutti conosciuto ancora oggi come la &ldquo;marca&rdquo; di un estratto di carne tra le pi&ugrave; popolari, la <em>Liebigs<\/em><em> Fleischextrakt<\/em>.&nbsp;<br \/>\n &nbsp;<br \/>\n Dal punto di vista dello sviluppo della chimica nel settore agro-alimentare Liebig fu un grande scienziato, dobbiamo a lui, per esempio, la cosiddetta <strong>legge del minimo<\/strong>, che governa ancora oggi le regole per l&rsquo;uso dei concimi.&nbsp;<br \/>\n Una legge per la quale la crescita nel mondo agricolo &egrave; controllata non dall&rsquo;ammontare totale delle risorse naturali disponibili, ma dalla disponibilit&agrave; di quella pi&ugrave; scarsa.&nbsp;<br \/>\n Fu anche un grande speculatore sul mercato della carni importate, ma questa &egrave; un&rsquo;altra storia che andrebbe raccontata a parte.&nbsp;<\/p>\n<p>Qui a noi interessa la circostanza che Liebig era un <strong>creazionista<\/strong>, vale a dire, era un seguace di quella teologia naturale che verr&agrave; in seguito chiamata del disegno intelligente.&nbsp;<br \/>\n La formuler&agrave; nel 1903 un americano, Scott Schiller, per il quale se vedete per terra un sasso con una forma curiosa ne concludete che essa &egrave; il frutto del lavoro del tempo.&nbsp;<br \/>\n Se invece trovate un orologio intuite immediatamente che dietro c&rsquo;&egrave; un orologiaio, cio&egrave;, un&rsquo;intelligenza.&nbsp;<br \/>\n Un sillogismo categorico dagli effetti devastanti per i poveri di spirito.&nbsp;<br \/>\n In altri termini Liebig, difendeva una concezione spiritualistica della scienza e dunque l&rsquo;illusione di un mito, della natura infinita, che pochi anni dopo sar&agrave; stigmatizzato da <strong>&Eacute;lis&eacute;e<\/strong><strong> Reclus<\/strong>.&nbsp;Un&rsquo;illusione che ne nasconde un&rsquo;altra ancora pi&ugrave; pericolosa di una continuit&agrave; tra la scienza e la religione.&nbsp;<br \/>\n Come and&ograve; a finire questa polemica?&nbsp;<br \/>\n Che a <strong>Moleschott<\/strong> gli fu dapprima sequestrato il libro, poi fu costretto a dimettersi dall&rsquo;incarico di professore universitario, insegnava ad Heidelberg, perch&eacute; &ldquo;guastava la giovent&ugrave; con gli scritti e la parola&rdquo;.&nbsp;<\/p>\n<p>Una curiosit&agrave; che rivela la popolarit&agrave; di questo medico.&nbsp;<br \/>\n Il grande <strong>Lev<\/strong> <strong>Tolstoj<\/strong>, che in <em>Anna<\/em> <em>Karenina<\/em> fustiga l&rsquo;ipocrisia borghese, nel 1862, in un articolo, pubblicato sulla <em>Jasnaia<\/em><em> Polijana<\/em>, sull&rsquo;educazione e la formazione culturale degli studenti universitari russi scrive che stufi dell&rsquo;eccessivo conformismo e banalit&agrave; dei libri di testo ufficiali traducevano e poi ricopiavano a mano, scambiandoseli tra di loro, gli scritti di molti autori ritenuti eversivi, come <strong>Moleschott<\/strong> e <strong>Feuerbach<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/06\/8giugno_2.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p>Quanto a Liebig vediamo a cosa lo portavano le sue tesi spiritualiste.&nbsp;<br \/>\n Per esempio, convertendo la propria dottrina sul fosforo in dottrina sulla storia delle societ&agrave; umane, ne dedusse che tutte le societ&agrave; sarebbero state destinate al tramonto appena esaurite le riserve di fosforo dei terreni.&nbsp;<br \/>\n Con questo spiegava il collasso della Grecia antica, di Roma e dell&rsquo;Impero spagnolo.&nbsp;<br \/>\n Poi, da buon profeta dello spirito, proclam&ograve; per conseguenza il tracollo dell&rsquo;Impero britannico per colpa dei <em>water<\/em> <em>closets<\/em>, perch&eacute; il fosforo degli alimenti tramite le fogne aveva cominciato a finire in mare invece di ritornare sulla terra.&nbsp;<br \/>\n In breve, secondo la sua dottrina del tramonto sarebbero sopravvissute solo la Cina e il Giappone, almeno fino a quando vuoteranno i loro vasi da notte nelle concimaie per il riso.&nbsp;<\/p>\n<p>Costretto ad andarsene diremo di <strong>Moleschott<\/strong><strong> <\/strong>solo<strong> <\/strong>questo,<strong> <\/strong>che emigr&ograve; prima a Zurigo e poi, nel 1860, gli fu offerta la cattedra di fisiologia all&rsquo;Universit&agrave; di Torino.&nbsp;<br \/>\n Fu un atto d&rsquo;imperio di Francesco De Sanctis, ministro della pubblica istruzione, che molti ricordano come l&rsquo;autore di una storia della letteratura italiana su cui si &egrave; formata pi&ugrave; di una generazione di studenti.&nbsp;<br \/>\n In ogni modo, dieci anni dopo pass&ograve; all&rsquo;Universit&agrave; di Roma e nel 1876 divenne anche senatore del regno d&rsquo;Italia.&nbsp;<br \/>\n In questi anni pubblic&ograve;, tra le altre cose, <em>Patologia e fisiologia<\/em>, un&rsquo;opera in cui sosteneva la continuit&agrave; tra fisiologia e patologia aprendo una prospettiva teorica che pi&ugrave; tardi segner&agrave; l&rsquo;opera di un altro grande medico, Claude Bernard. <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/06\/8giugno_3.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p>Ma torniamo a <strong>Feuerbach<\/strong><strong> <\/strong>e alla sua recensione.&nbsp;<br \/>\n Essa ruota, sostanzialmente, attorno ad un antico proverbio contadino tedesco: <br \/>\n <strong><em>Man ist was Mann isst<\/em><\/strong><strong>.&nbsp;<\/strong><br \/>\n <strong>Si &egrave; ci&ograve; che l&rsquo;uomo mangia.&nbsp;<\/strong><br \/>\n Il gioco di parole che si nasconde dietro questo proverbio ne <strong>cucina<\/strong> il senso.&nbsp;<br \/>\n Perch&eacute; <strong><em>ist<\/em><\/strong> (&egrave;) si pronuncia come <strong><em>isst<\/em><\/strong>(mangia) e <strong><em>Mann<\/em><\/strong> (l&rsquo;uomo) si pronuncia come <strong><em>man<\/em><\/strong>(si), in questo modo: <br \/>\n <strong>L&rsquo;uomo &egrave; ci&ograve; che si mangia.&nbsp;<\/strong><br \/>\n (Se preferite, l&rsquo;uomo diviene ci&ograve; che mangia.)&nbsp;<br \/>\n Fino a che punto possiamo essere materialisti? <br \/>\n Qui entra in gioco un altro tema, dell&rsquo;<strong>identit&agrave; soggettiva<\/strong>, cio&egrave;, del <em>self<\/em>, con i suoi paradossi.&nbsp;<br \/>\n Noi esistiamo, in principio, nella forma di qualche aminoacido manipolato, tutto il resto &egrave; una conquista della capacit&agrave; endogena di reazione dell&rsquo;organismo che si fa pensiero, memoria, conoscenza.&nbsp;<\/p>\n<p>Se riconsideriamo ancora per un momento al proverbio <strong>&ldquo;l&rsquo;uomo &egrave; ci&ograve; che si mangia&rdquo;<\/strong> possiamo vederne una <strong>variante<\/strong> paranoide in molte comunit&agrave; della regione di Orissa, che si affaccia sul golfo del Bengala, in India.&nbsp;<br \/>\n In queste comunit&agrave; sono determinanti , per affermare le differenze di classe o, meglio, di casta i cerimoniali legati alle tradizioni alimentari, soprattutto per quanto riguarda due temi topici dell&rsquo;onnivoro, quello dell&rsquo;<strong>infezione <\/strong>(o, contaminazione) e quello della <strong>purezza. <\/strong>&nbsp;<br \/>\n In breve, ci si preoccupa di ci&ograve; che si mangia, di come lo si cucina e di chi lo cucina.&nbsp;<br \/>\n Marito e moglie, per esempio, non mangiano mai insieme, soprattutto quando la donna &egrave; mestruata, vale a dire, infetta.&nbsp;<br \/>\n Nella regione di Orissa &ndash; per salvare le differenze di casta &ndash; non solo &ldquo;voi siete quello che mangiate&rdquo;, <strong>ma<\/strong><strong> voi avete l&rsquo;obbligo morale di &ldquo;mangiare quello che siete&rdquo;.&nbsp;<\/strong><br \/>\n In un certo senso, le persone con le quali mangiate sono un <em>alter ego<\/em> della vostra identit&agrave; morale e sociale, con la conseguenza che le mancanze morali pi&ugrave; gravi sono quelle legate agli interdetti alimentari e ai tab&ugrave; che riguardano il cibo.&nbsp;<\/p>\n<p>Torniamo a <strong>Feuerbach<\/strong>,.&nbsp;Nel 1862 amplier&agrave; questo tema dell&rsquo;alimentazione con uno scritto intitolato, <em>Il mistero del sacrificio o, l&rsquo;uomo &egrave; ci&ograve; che mangia<\/em>.&nbsp;<br \/>\n La sua tesi possiamo riassumerla cos&igrave;.&nbsp;<br \/>\n <strong>Esiste un&rsquo;unit&agrave; imprescindibile tra psiche e corpo tale per cui il pensiero e l&rsquo;azione dell&rsquo;uomo miglioreranno quando sar&agrave; riuscito a migliorare la sua alimentazione.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><em>Se mettiamo l&rsquo;espressione di &ldquo;condizionare&rdquo; al posto di &ldquo;migliorare&rdquo; si scopre la strategia alimentare degli eserciti moderni: <strong>razioni K pi&ugrave; antidepressivi<\/strong>.&nbsp;<\/em><br \/>\n <em>Lo rivela il settimanale Time di questa settimana.&nbsp;Lo scopre per stupirsi della scoperta, antica quanto il mondo, perch&eacute; la <strong>razione K<\/strong> &egrave; l&rsquo;altra faccia del saccheggio dal punto di vista del suo fine.&nbsp; Quale?&nbsp;Il <strong>parossismo<\/strong>.&nbsp;Alla lettera, un&rsquo;<strong>esacerbazione<\/strong> (paroxyn&ograve;) del processo di reificazione attraverso il dosaggio dell&rsquo;eccitazione.&nbsp;<\/em>&nbsp;<\/p>\n<p>A <strong>Feuerbach<\/strong> non interessava il tema della nutrizione preso di per s&eacute;, ma la presunzione dell&rsquo;idealismo di dividere l&rsquo;unit&agrave; del vivente tra corpo e spirito con l&rsquo;ingannevole obiettivo di salvare quest&rsquo;ultimo.&nbsp;<br \/>\n I marinai di Kronstadt, affamati da Mosca, avrebbero detto che questa &egrave; una questione di <strong>potrebnosti<\/strong>, di bisogni.&nbsp;<br \/>\n L&rsquo;economia borghese, infatti, trasforma i bisogni umani in prodotti e tende ad eliminare i bisogni degli animali se non sono sorgenti di profitto.&nbsp;<br \/>\n L&rsquo;importante &egrave; che questi bisogni sensibili non si rivelino bisogni dell&rsquo;uomo in quanto uomo.&nbsp;<br \/>\n Osserva Marx, se ci&ograve; avviene si spezza quel sistema di legami che lega i bisogni alla produzione o, quel che &egrave; peggio, che sviluppa la produzione di bisogni.&nbsp;<\/p>\n<p>Per <strong>Feuerbach<\/strong>, dunque, la qualit&agrave; dell&rsquo;alimentazione era una scorciatoia per ripensare il ruolo della politica.&nbsp;<br \/>\n Una tesi che appare ingenua fino a quando non si pone l&rsquo;attenzione sul fatto che l&rsquo;efficacia della politica, come strumento, era condizionata dalle forme del politico che l&rsquo;idealismo pretendeva avessero una natura astratta, dice Marx, di sfera separata della societ&agrave; civile, di sovrastruttura.&nbsp;<strong><\/strong><br \/>\n Il <em>Manifesto<\/em> aveva affermato, tutta la lotta di classe &egrave; una lotta politica.&nbsp;Ma aveva lasciato alla piazza l&rsquo;intelligenza di rispondere alla domanda che cosa significa fare politica e come si fa.&nbsp;<br \/>\n Quando arrivarono i suoi professionisti tutto fin&igrave;, i dualismi e l&rsquo;astrazione ripresero il sopravvento.&nbsp;Il mandante della strage di marinai e di operai dei cantieri navali di Kronstadt dichiar&ograve;, &ldquo;la politica si fa contro gli economisti e i marxisti della &ldquo;Seconda Internazionale&rdquo;.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/06\/8giugno_4.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p>Ma che c&rsquo;entrano i <strong>cani<\/strong>?&nbsp;<br \/>\n Se l&rsquo;intendiamo come un <strong>acronimo<\/strong> di <strong>composti alimentari non identificabili<\/strong>, essi sono allo stesso tempo l&rsquo;estremo inganno della naturalezza irriconoscibile della forma di merce e la saldatura dell&rsquo;alienazione alla sostanza di cui sono fatti gli uomini.&nbsp;<br \/>\n La marca dei <strong>cani<\/strong> &egrave; lo spirito divenuto sensibile.&nbsp;La forma di merce che si fa carne del vivente.&nbsp;<br \/>\n <strong>Pi&ugrave; prosaicamente, questo acronimo significa che circa l&rsquo;ottanta per cento di ci&ograve; che mangiamo non &egrave; quello che crediamo di mangiare.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il punto di partenza &egrave; questo.&nbsp;Le condotte alimentari dipendono sempre di meno dalle norme culturali.<\/strong><br \/>\n Esse tendono a scollarsi dalle abitudini locali e regionali come dai ricordi dell&rsquo;infanzia.&nbsp;<br \/>\n Mettono sempre pi&ugrave; spesso gli individui di fronte ad un&rsquo;immensa scelta di materie prime e di prodotti pronti ad essere consumati che basta far riscaldare.&nbsp;<br \/>\n <strong>Insomma, un immenso catalogo di cani domina la scena alimentare. <\/strong><br \/>\n Queste condotte alimentari diventano sempre pi&ugrave; spesso i teatri di tragedie planetarie.&nbsp;<br \/>\n Dalla mucca pazza ai polli alla diossina, alle anatre portatrici d&rsquo;infezioni polmonarie, ai coloranti tossici ai conservanti cancerogeni.&nbsp;<br \/>\n <strong>In altri termini, colui che mangia &egrave; sospinto in un tunnel dove non c&rsquo;&egrave; che un pret-&agrave;-manger alimentare di cui non conosce l&rsquo;origine, n&eacute; la storia, n&eacute; la composizione reale.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>L&rsquo;onnivoro per respingere l&rsquo;ansia e la paura, che gli sono congeniali, si lascia ingannare confidando nella fortuna e nel caso, nessuno legge le etichette, chi le legge e le capisce trema.&nbsp;<br \/>\n <strong>In questo modo si finisce per nutrirsi di alimenti senza storia e senza identit&agrave;.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>Cosa comporta tutto questo?&nbsp;<br \/>\n <strong>Che l&rsquo;unit&agrave; imprescindibile di psiche e corpo di cui parlava Feuerbach &egrave; divenuta una mera rappresentazione all&rsquo;ombra dei poteri economici.&nbsp;<\/strong><br \/>\n <strong>Una finzione culturale che scuote il tratto simbolico degli atti alimentari, facendoli diventare ci&ograve; che essi non sono mai stati, strumenti per affermare invece dell&rsquo;identit&agrave;, la differenza.&nbsp;<\/strong><br \/>\n In questo modo s&rsquo;invera il mondo alla rovescia tanto caro allo spettacolo.&nbsp;<br \/>\n I giovani consumatori, in particolare, sono banalizzati da queste nuove <em>frontiere<\/em> <em>canine<\/em> del gusto.&nbsp;<br \/>\n Sono indotti a consumare prodotti il cui sapore gioca su <strong>soglie standard<\/strong> sempre pi&ugrave; ristrette.&nbsp;<br \/>\n Sono privati di ogni sottigliezza gustativa, di fatto, finiscono per restare orfani di aree di cultura materiale sempre pi&ugrave; vaste, dunque, <strong>di ci&ograve; che lega il sapore al sapere<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p>Il cibo, come le forme della politica, &egrave; indistinguibile di per s&eacute; e non si identifica che per le sue etichette, per il suo nome e per il suo prezzo.&nbsp;<br \/>\n Un attento studioso della cultura dei sensi, <strong>Michel<\/strong> <strong>Serres<\/strong>, in un libro famoso, <em>Les<\/em><em> cinq sens<\/em> (1985) scrive che l&rsquo;America si &egrave; votata al cibo <strong>molle<\/strong>, saturo di grassi e di zuccheri, facile da inghiottire, che costituisce un vero attentato contro le giovani generazioni, sia sotto l&rsquo;aspetto nutrizionale che culturale.&nbsp;<br \/>\n Per ragioni mercantili e di produzione il gusto &egrave; stato <strong>trasferito dal cibo alle salse che lo condiscono<\/strong> e questo trasferimento agisce su due registri rozzi, il <strong>forte<\/strong> e il <strong>piccante<\/strong>, e sulle bevande di sapore <strong>zuccherato<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n <strong>Feuerbach<\/strong> avrebbe detto.&nbsp;Le ragioni della domesticazione sociale hanno indotto a mascherare con la salsa della politica l&rsquo;asprezza della lotta di classe ed ora, questo mascheramento agisce su due registri rozzi, quello della sicurezza e quello della legittimit&agrave; di tutto ci&ograve; che in qualche modo pu&ograve; ferire gli interessi di classe, affidando al sapore zuccherato dei media il compito di rendere tutto questo appetibile.&nbsp;<br \/>\n &nbsp;<br \/>\n Va notato un altro problema.&nbsp;<br \/>\n I prodotti industriali, per assolvere alla loro missione di diffusione di massa, esigono una continua ed attenta <strong>re-definizione sensoriale<\/strong>, in termini di <strong>sapore<\/strong>, <strong>odore<\/strong>, <strong>aroma<\/strong>, <strong>testura<\/strong>, <strong>colore<\/strong> e <strong>presentazione<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n Provate a tradurre questa esigenza, sulla falsariga di Feuerbach, nello scenario di una politica in cui <strong>gli uomini sono prodotti delle circostanze e dell&rsquo;educazione<\/strong> e coglierete le ragioni di certi sdoganamenti a destra e di certe liquidazioni a sinistra.&nbsp;<br \/>\n Joseph Gabel, parlando della permeabilit&agrave; del <strong>Dasein<\/strong><strong> <\/strong>( cio&egrave;, del sentimento dell&rsquo;<strong>esserci)<\/strong> nel tempo dello spettacolo, arriva a definire il mangiare in comune come una funzione interumana d&rsquo;importanza antropologica primordiale.&nbsp;<br \/>\n Funzione nella quale i <strong>deliri<\/strong> <strong>paranoici<\/strong> delle <strong>ideologie<\/strong> <strong>politiche<\/strong> introducono il tema dell&rsquo;avvelenamento e dunque della separazione.&nbsp;<br \/>\n In sostanza, quando manca la <strong>commensalit&agrave;<\/strong> come una coordinata dell&rsquo;esistere in comune si ha l&rsquo;impressione che il mondo sia divenuto tossico.&nbsp;<br \/>\n Con quali conseguenze?&nbsp;<br \/>\n Provo a riassumere il pensiero di Gabel.&nbsp;Egli dice, l&agrave; dove non esiste pi&ugrave; una coscienza dell&rsquo;esistenza dialettica convergono tra fatti.&nbsp;<br \/>\n Il sentimento di essere un estraneo in un mondo che ci appare estraneo.&nbsp;<br \/>\n L&rsquo;impressione di essere indifeso in seguito alla scomparsa di una coscienza assiologia comune.&nbsp; Cio&egrave;, indifeso davanti alla scomparsa di valori condivisi.&nbsp;<br \/>\n L&rsquo;incapacit&agrave; a rapportarsi con le circostanze e gl&rsquo;individui, che ci appaiono ostili.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2008\/06\/8giugno_5.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p>Torniamo in tema ricordando a commento di Gabel l&rsquo;importanza delle &ldquo;zuppe fraterne&rdquo; e dei &ldquo;banchetti politici&rdquo; che la sinistra organizzava nella stagione in cui si poteva fare, con le tavole, un quarantotto.&nbsp;<br \/>\n (Questo spiega anche il primitivo titolo, di trovare sotto i <em>pav&eacute;s<\/em> le tavole di una nuova commensalit&agrave;.) <br \/>\n A questo punto dovrebbe essere evidente <strong>l&rsquo;analogia tra i composti alimentari non identificabili&nbsp;che stanno sulla nostra tavola e i composti politici non identificabili che occupano le assemblee nazionali. <\/strong>&nbsp;<br \/>\n Torniamo allora ai prodotti alimentari, questa&nbsp;loro re-definizione finisce per produrre inevitabilmente un <strong>gusto di sintesi<\/strong> che appare <strong>pi&ugrave; verosimile di quello vero<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n Un fenomeno, in molti campi irreversibile, per esempio, per quanto riguarda i sapori fruttati.&nbsp;<br \/>\n Il gusto di essi, per usare un neologismo, si &egrave; <strong>artificicializzato<\/strong> grazie agli aromi di sintesi che lo esaltano oltre ogni aspettativa naturale.&nbsp;<br \/>\n Il mercato ne offre pi&ugrave; di quattromila, ma i pi&ugrave; venduti sono quelli che non esistono in natura.&nbsp;<br \/>\n Poco importa, visto che la natura si &egrave; urbanizzata e ci sono certi vini che sono apprezzati anche perch&eacute; odorano di asfalto.&nbsp;<br \/>\n Il piacere gustativo, in sostanza, si rivela attraverso delle emozioni che sono sempre pi&ugrave; indotte in modo artificiale, emozioni <strong>istantanee<\/strong>, <strong>semplificate<\/strong>, <strong>esagerate<\/strong>, <strong>violente<\/strong> ed <strong>effimere<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n Tutto il contrario dell&rsquo;esperienza che si aveva un tempo con i cibi naturali.&nbsp;<br \/>\n In altri termini assistiamo ad una continua rincorsa ad aumentare la soglia gustativa del cibo <strong>pret-&agrave;-porter<\/strong><strong>,<\/strong> a tal punto che recenti indagini su un gruppo campione di bambini americani ha portato alla luce il fatto che essi non sono pi&ugrave; in grado di apprezzare dal punto di vista sensoriale alcuni frutti comuni come la mela o la fragola.&nbsp;<br \/>\n Insomma, oggi, non siamo ancora in grado di valutare sul lungo periodo l&rsquo;effetto dei <strong>cani<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n Quanto ai prodotti naturali rimasti c&rsquo;&egrave; una tendenza, soprattutto nei prodotti frutticoli, non solo a ridurne le specie per limitarle alle pi&ugrave; <strong>convenienti<\/strong> sul piano economico, ma ad incrementare la produzione di quelle pi&ugrave; <strong>estetiche<\/strong> sul piano della forma o, meglio, che siano suscettibili, come dicono i <em>designer<\/em>, di <em>re-styling<\/em>.&nbsp;<br \/>\n Da dove nasce questa decisione?&nbsp;<br \/>\n Dal convincimento che i processi di <strong>estetizzazione<\/strong> degli atti alimentari e del <em>food and beverage<\/em> in particolare, creer&agrave; un&rsquo;equazione tra bello e buono, favorita anche dalla riduzione delle specie. <br \/>\n (&Egrave; la stessa politica delle cosiddette democrazie moderne, tra le quali, in questo momento siamo all&rsquo;avanguardia.)&nbsp;<br \/>\n Conclude amaramente Michel Serres nel libro che abbiamo citato e resistendo a cercare nelle sue parole doppi sensi: <em>&ldquo;L&rsquo;albicocca molto presto non avr&agrave; altro gusto se non quello della parola che entra in bocca per pronunciare il suo nome&rdquo;.&nbsp;<\/em>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo tema pu&ograve; essere considerato anche sotto altri punti di vista.&nbsp;<br \/>\n La progressiva fusione delle etnie e d&rsquo;intere popolazioni, un tempo separate da barriere geografiche, linguistiche e culturali, cos&igrave; come le nuove migrazioni, tendono a segnare in modo irreversibile la modernit&agrave;.&nbsp;<br \/>\n In generale possiamo dire che ovunque le culture locali rischiano di soccombere nella loro identit&agrave;, sia davanti ai macro processi economici in corso, sia in virt&ugrave; del potere di sincronia di massa dei sistemi mediali.&nbsp;<br \/>\n Il danno, da un punto di vista antropologico, &egrave; enorme perch&eacute; la <strong>diversit&agrave;<\/strong> &egrave; fondamentale per consentire <strong>l&rsquo;evoluzione della specie e l&rsquo;evoluzione culturale<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n Siamo, in pratica, di fronte ad sorta di <strong>entropia culturale<\/strong> che mescolando le culture ne riduce l&rsquo;originalit&agrave; ed elimina i particolarismi.&nbsp;<br \/>\n In questo modo culture in origine diverse sono costrette a condividere consumi, prodotti culturali di massa, abitudini alimentari e linguaggi.&nbsp;<br \/>\n I beni di consumo, soprattutto quelli legati ai fenomeni di moda nascente, non hanno pi&ugrave; un <strong>luogo<\/strong>, sono concepiti in un paese, costruiti in altro, assemblati in un terzo.&nbsp;<br \/>\n I gamberetti pescati nel mare del Nord sono lavorati a Casablanca.&nbsp;<br \/>\n Le patate tedesche sono tagliate in Grecia e fritte in Provenza.&nbsp;<br \/>\n In questo modo la convenienza mercantile fittizia, giocata sulla dislocazione, appare come una <strong>fusione<\/strong> delle culture che maschera la <strong>confusione.&nbsp;<\/strong>&nbsp;<br \/>\n L&rsquo;artificiale omogeneizzazione che ne deriva <strong>non<\/strong> &egrave; uguale per tutti, ma <strong>frattura<\/strong> la societ&agrave; in gruppi di consumatori, impotenti dal punto di vista dell&rsquo;esperienza sensoriale e decisionale, con il paradosso che si formano maggiori <strong>differenze<\/strong> tra le <strong>subculture<\/strong> all&rsquo;interno della stessa area metropolitana di quanto non emergono tra i consumatori di aree poste a grandi distanze.&nbsp;<br \/>\n In questo modo, nei paesi che subiscono una forte pressione dal colonialismo culturale delle merci prodotte dai paesi egemoni, la popolazione non &egrave; pi&ugrave; <strong>omogenea nella diversit&agrave;<\/strong>, ma &egrave; nella forma di un <strong>melting<\/strong> <strong>pot<\/strong>, di un crogiolo, alimentato dai <strong>sistemi<\/strong> <strong>mediali<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n Elementi culturali che un tempo appartenevano alle <em>&eacute;lite<\/em> sono spalmati sulle periferie sociali, dove vengono re-interpretati, trasformati e ritrasmessi verso queste <em>&eacute;lite<\/em> da dove, poi, sono nuovamente ridispersi.&nbsp;<br \/>\n Oppure, elementi culturali delle periferie sociali sono alienati in favore delle <em>&eacute;lite<\/em> dalle quali vengono ritrasmessi verso le periferie sociali.&nbsp;<br \/>\n Il risultato di questo processo &egrave; la confusione sociale, ma si definisce <strong>m&eacute;tissage<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p>Questi elementi di <strong>cultura globalizzata<\/strong> sono molto popolari nell&rsquo;ambito alimentare, dove i cibi propri di alcune culture si sono <strong>installati<\/strong> nella dieta quotidiana di altre culture mescolandosi in esse.&nbsp;<br \/>\n Oggi, si pu&ograve; mangiare una <em>pizza<\/em> decente in molte capitali del sud America, un ottimo <em>couscous<\/em> a Mosca, della buona <em>paella<\/em> a New York.&nbsp;<br \/>\n Cosa vuol dire?&nbsp;<br \/>\n <strong>Che in ambito alimentare la distinzione tra i modi di cucinare e le preferenze alimentari &egrave; diventata sempre pi&ugrave; confusa.&nbsp;<\/strong><br \/>\n I sociologi parlano di &ldquo;<strong>gastro-anomia<\/strong>&rdquo;.&nbsp;Cio&egrave;, di <strong>solitudine<\/strong> di colui-che-mangia.&nbsp;Una solitudine che ha il sapore dell&rsquo;alienazione sociale.&nbsp;<br \/>\n Quella di un soggetto che invece di essere guidato dal desiderio &egrave; vittima di un bisogno <strong>impulsivo-imitativo<\/strong> per cibi senza identit&agrave;.&nbsp;<br \/>\n Tutto questo, naturalmente, va a vantaggio delle <strong>nutrici-globali<\/strong> che, con sempre maggiore arroganza gestiscono il nostro futuro alimentare. <br \/>\n Attualmente esistono almeno sei alimenti e due bevande globalizzati sono:&nbsp;<br \/>\n &#8211; i <strong><em>noodles<\/em><\/strong> (e gli spaghetti)&nbsp;<br \/>\n &#8211; gli <strong><em>hamburger<\/em><\/strong>&nbsp;<br \/>\n &#8211; il <strong><em>sushi<\/em><\/strong>&nbsp;<br \/>\n &#8211; il <strong><em>chili<\/em><\/strong> con carne <br \/>\n &#8211; la <strong>pizza<\/strong>&nbsp;<br \/>\n &#8211; il <strong><em>cuscus<\/em><\/strong> <br \/>\n A questo elenco, di recente, si &egrave; aggiunta la <strong><em>paella<\/em><\/strong>. <br \/>\n Le due bevande sono:<br \/>\n &#8211; la &ldquo;<strong>coca-cola<\/strong>&rdquo; e le sue varianti <br \/>\n &#8211; il <strong>caff&egrave;.<\/strong>&nbsp;<br \/>\n (Il t&egrave;, di fatto, costituisce un caso a parte.)<\/p>\n<p>Ecco quello che voleva dire <strong>Feuerbach<\/strong>.&nbsp;<strong>Che il mistero della teologia si stava sostanziando in un incubo.&nbsp;<\/strong><br \/>\n La forma di capitale &egrave; ora l&rsquo;universale che si nasconde dietro i fenomeni.&nbsp;&Egrave; la rappresentazione di una rappresentazione.&nbsp;<br \/>\n Grazie ai <strong>cani<\/strong> la <strong>macchina<\/strong> e il <strong>corpo<\/strong> smettono di essere due paradigmi in conflitto.&nbsp;Ancora un piccolo sforzo ed avranno anche la stessa fisiologia, saranno uno stesso <strong>apparato<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n <strong>Platone<\/strong> vedeva nell&rsquo;organico l&rsquo;anima del mondo.&nbsp;<br \/>\n La politica vede nell&rsquo;anima la sostanza salvifica, quel effetto di parola per cui adesso le cose hanno il gusto del nome.&nbsp;Esistono solo nell&rsquo;immaterialit&agrave;.&nbsp;<br \/>\n I <strong>cani<\/strong> sono l&rsquo;assoluto che si fa astrazione metafisica.&nbsp;<br \/>\n Se, infatti, l&rsquo;uomo &egrave; oggi ci&ograve; che si mangia, allora &egrave; liquidato dalla testa al ventre.&nbsp;<br \/>\n La natura &egrave; oramai altrove, oltre i simulacri, i giardini zoologici e i presidi delle <strong>lumache<\/strong> <strong>radical<\/strong> <strong>chic<\/strong> che abitano le Langhe.&nbsp;<br \/>\n L&rsquo;uomo, che adesso <strong>inghiotte<\/strong> controvoglia ci&ograve; che si &egrave;, sopravvive globalizzato, ma <strong>caca<\/strong> locale dentro un deserto che avanza.&nbsp;<br \/>\n Il passaggio dalla natura alla cultura si &egrave; consumato, afferm&ograve; <strong>Claude<\/strong><strong> L&eacute;vi-Strauss<\/strong>, accendendo un fuoco e separando i giacigli.&nbsp;<br \/>\n <strong>Il passaggio a ritroso che fa dell&rsquo;antropologia un risvolto della teologia si realizza facendo di questa cultura della vita un&rsquo;astrazione politica svenduta come un ideale di democrazia.&nbsp;<\/strong><br \/>\n Resta in sospeso il perch&eacute; dell&rsquo;insistenza materialista di Feuerbach a non concedere vie di scampo all&rsquo;idealismo.&nbsp;<br \/>\n &Egrave; un perch&eacute; profetico.&nbsp;<br \/>\n I disastri dell&rsquo;idealismo, e delle forze economiche che in esso si riconoscono, sono certamente messi in luce dalle forme del politico e con una significativa abbondanza di particolari, ma anche con il <strong>compiacimento<\/strong> che essi sono <strong>implacabili<\/strong> e che pesano <strong>definitivamente<\/strong> sulla nostra sopravvivenza.&nbsp;<br \/>\n Gli uomini, come prodotti dalle circostanze, non possono per&ograve; fidarsi di una idea del mondo che si sbraccia ad annunciare <strong>trionfalmente<\/strong> la <strong>cattiva<\/strong> <strong>novella<\/strong>.&nbsp;<br \/>\n La politica, da tempo, come espressione dei segreti della teologia, ha condiviso tutto questo fino al punto di rendere odiosa ogni disputa sul governo degli uomini e, per questo, &egrave; stata ripudiata.&nbsp;<br \/>\n Per l&rsquo;idealismo &ndash; anche nelle sue versioni pi&ugrave; attualizzate, come quelle che circolano intorno ai temi della biopolitica &ndash; il catastrofismo non &egrave; che un alibi e una inclassificabile propaganda in favore di una sopravvivenza che la politica vuole sempre di pi&ugrave; in una forma amministrativa, cio&egrave;, autoritaria.&nbsp;<br \/>\n In questo modo, l&rsquo;immensit&agrave; dei problemi e l&rsquo;urgenza che li circondano fanno apparire le soluzioni politiche come possibili solo a partire dall&rsquo;alleggerimento dello scontro di classe visto che ci&ograve; che li ha prodotti &egrave; essenzialmente qualcosa di teologicamente naturale.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un destino da cani.&nbsp;(Si &egrave; ci&ograve; che si mangia?) (Circolo Culturale ANPI, Ispra. Domenica 8 giugno 2008) Traccia dell&rsquo;intervento.&nbsp; Fino a quando non ho incontrato gli organizzatori di questo incontro avevo in mente per esso un titolo commemorativo:&nbsp; Sous les pav&eacute;s, la table! Poi, discutendo, me lo sono dimenticato e al dunque ne &egrave; saltato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[447,308,448,303],"class_list":["post-3244","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-saggi","tag-feuerbach","tag-marx","tag-moleschott","tag-saggi-critici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3244","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3244"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3244\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}