{"id":3232,"date":"2008-04-23T01:00:12","date_gmt":"2008-04-23T00:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/corrente\/lexicon\/lexicon-l\/la-varenne-long-island-farebit\/"},"modified":"2008-04-27T11:08:32","modified_gmt":"2008-04-27T10:08:32","slug":"la-varenne-long-island-farebit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/04\/23\/la-varenne-long-island-farebit\/","title":{"rendered":"La Varenne &#8211; Long Island farebit"},"content":{"rendered":"<p><strong>La Varenne Fran&ccedil;ois Pierre<\/strong> (1618-1678)<strong> <\/strong>, tipico personaggio della Francia irrequieta e piena d&rsquo;intrighi del secolo XVI. Esord&igrave; come lavapiatti nelle cucine di Enrico IV, promosso cuoco lavor&ograve; nelle cucine del marchese d&rsquo;Uxelles. Ruffiano, seppe conquistare la fiducia del suo re a tal punto da essere incaricato, non solo di rifornire la sua mensa, ma anche il suo letto. Grazie all&rsquo;abilit&agrave; di La Varenne furono numerose le amanti di Enrico IV, tra le quali primeggiano Gabriella d&rsquo;Estr&eacute;es ed Antonietta d&rsquo;Estragues. La duchessa de Bar, sorella del re, avrebbe detto all&rsquo;ex-lavapiatti, che aveva accumulato una sostanza notevole, con tono tra il serio e lo scherzoso: &ldquo;Ti &egrave; stato pi&ugrave; profittevole portare pollastre vive a mio fratello che lardellarle&rdquo;.&nbsp; Se nonch&eacute; La Varenne ha anche il merito d&rsquo;aver redatto per primo libri di cucina con un senso logico e va quindi considerato come un precursore di Car&ecirc;me. I libri, che contenevano allora e forse contengono tuttora ricette utili, sono praticamente introvabili. Sono <em>Le P&acirc;t&igrave;ssier fran&ccedil;ais <\/em>(Prima edizione del 1653), <em>Le Conf&igrave;turier fran&ccedil;ais <\/em>(1664), <em>Le Cuisinier fran&ccedil;ais <\/em>(1651) e (apparso nel 1725, rappresenta il passaggio dalla cucina medioevale a quella moderna)<em> l&rsquo;&Egrave;cole des Rago&ucirc;ts.<\/em> (Vedi in questo sito, <em>La storia e i suoi teatri gourmand<\/em>)<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/L\/L5.jpg\" border=\"0\" alt=\"J.B. Clement - Auteur de: Le temps de cerises\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Leberspiessli<\/strong>, pietanza e voce zurighese (<em>Leber<\/em>, fegato, <em>Spiessli<\/em>, spiedo). Sono pezzetti di fegato di vitello, alternati con pezzi di lardo e frammezzati da foglie di salvia. Si servono su un letto di fagiolini e patate bollite. <\/p>\n<p><strong>Leccarda <\/strong>(fr. <em>l<\/em>&egrave;<em>che-frite, <\/em>ingl. <em>dripping pan, <\/em>ted. <em>Bratpfanne<\/em>), o ghiotta, &egrave; il nome del recipiente di ferro, o metallo, destinato a raccogliere il grasso che scola dall&rsquo;arrosto, che sta cocendo al forno od allo spiedo. Si dice, parlando di cucina, le scienze leccarde o le arti della leccarda. Per i gourmet ci&ograve; che cola nella leccarda &egrave; l&rsquo;essenza del cucinato. <\/p>\n<p><strong>Leckerli<\/strong>, preparazione della pasticceria della Svizzera tedesca (<em>Lecker<\/em>, prelibato). &Egrave; una specie di pan pepato, quadrangolare, dello spessore d&rsquo;un centimetro. Stendete mezzo chilo di farina setacciata sul marmo, in mezzo, nella cosiddetta fontana, versateci 350 grammi di miele. Impastate il tutto e lavoratelo con una spatola, aggiungendoci un po&rsquo; alla volta 150 grammi di zucchero, 30 grammi di mandorle dolci tritate, 50 grammi di arancio o limone candito, pure tritato, cinque grammi di carbonato e un pugnetto di spezie odorose. Mettete questa pasta al forno in placche quadrate con il bordo rialzato e ben imburrate. Prima d&rsquo;infornarla bagnate la superficie della pasta con un po&rsquo; di latte. <\/p>\n<p><strong>Lectisternator<\/strong> era lo schiavo che presso i romani aveva l&rsquo;incarico di spiumacciare i letti della mensa.<\/p>\n<p><strong>Legare <\/strong>(fr. <em>lier, <\/em>ingl. <em>binding, <\/em>ted. <em>abzienen <\/em>oppure <em>s&auml;mig machen<\/em>), nella terminologia culinaria, significa dare la consistenza voluta ad un alimento liquido. &Egrave; un&rsquo;operazione importante, che, per riuscire, esige una certa abilit&agrave; e qualche cognizione teorica. La preparazione dell&rsquo;agente di legame pu&ograve; aver luogo all&rsquo;inizio della cottura, come sono i <em>roux <\/em>(vedi questa voce), o <em>durante <\/em>la cottura. Per esempio quando si lega con la tapioca. Altro esempio, il burro e la farina, in parti uguali e bene mescolati, come legame per le salse degli stufati. Le <em>fecole<\/em> in cucinarappresentano un legame ideale, vanno per&ograve; usate con discernimento, non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente. Infatti il legame non deve turbare od alterare il sapore caratteristico dell&rsquo;alimento principale, ma deve o mantenersi neutro od aumentarne il tenore. In genere sono preferibili le fecole provenienti dal sago o dalle radici d&rsquo;oltremare, come l&rsquo;<em>arrowroot<\/em>, alle nostre fecole di riso, di legumi, di castagne o di frutta. La fecola proveniente dalla <em>patata <\/em>invece &egrave; ottima. Altro legame &egrave; costituito dal <em>tuorlo d&rsquo;uovo <\/em>e dal <em>sangue, <\/em>che vanno trattati come <em>una emulsione<\/em>, vanno cio&egrave; immessi nell&rsquo;alimento principale ad una temperatura non troppo elevata, non eccedente i settanta gradi, altrimenti coagulerebbero. Istruzioni particolareggiate sono date nelle singole voci.<\/p>\n<p><strong>Leghorn<\/strong>, nome inglese di Livorno. &Egrave; anche il nome d&rsquo;una razza di galline, le <em>Leghorn<\/em>, nere, bianche e dorate, con le zampe gialle, importate in America, appunto da Livorno, e poi ritornate in Italia, notevolmente migliorate e con il nome tradotto.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/L\/L6.jpg\" border=\"0\" alt=\"Manichini\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Lenti<\/strong> (<em>Ervum lens<\/em>, fr. <em>lentille,<\/em> ingl. <em>lentil,<\/em> ted. <em>Linse, <\/em>f&igrave;amm. e ol. <em>Linze, <\/em>spagn. <em>lenteja, <\/em>port. <em>Lentilha, <\/em>dan. <em>Lin&agrave;se, <\/em>lat. <em>Lens <\/em>oppure <em>Lenticula. <\/em>Per analogia fu chiamato <em>lenticula <\/em>un vaso di creta, piatto e tondo: <em>Tuli Samuel lenticulam olei<\/em>)<em>, <\/em>pianta erbacea delle <em>Leguminose<\/em>, dalle foglie pennate, dai fiori piccoli e bianchi, baccelli ovoidali, contenenti semi sferici schiacciati, che pure si chiamano lenti o lenticchie. I romani apprezzavano le lenticchie come pietanza. Marziale scrive: <em>Accipe Niliacam, Pelusia munera lentem.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>C&rsquo;&egrave; un insegnamento culinario nell&rsquo;episodio, narrato nella Genesi (XXIV, 29 e segg.), che gli storici fanno risalire a venti secoli prima dell&rsquo;era volgare, di Esa&ugrave;, che, per un piatto di lenticchie, vendette il diritto di primogenitura al fratello gemello Giacobbe. L&rsquo;episodio &egrave; cos&igrave; popolare che ha generato l&rsquo;allocuzione proverbiale che caratterizza la cessione d&rsquo;una cosa preziosa per un infimo prezzo. Esaminiamo il racconto. Esa&ugrave; giunge stanco dalla campagna e dice al fratello: Dammi un po&rsquo; di codesta rossa (<em>edom<\/em>)roba cotta. Ora, cotte le lenticchie, anche se appartengono ad una variet&agrave; rossa o rosa, tendono ad un verde marrone. Forse Giacobbe aveva fatto uso di una salsa rossa. La Bibbia non lo dice. Comunque sia le lenticchie non erano annerite. Ora c&#8217;insegnano che, appunto per evitare l&rsquo;annerimento, conviene, lessando le lenti, ricorrere a recipienti smaltati, stagnati, o di terracotta. (ricordatevene!). Escludendo lo smalt&ograve; e lo stagno, si pu&ograve; concludere che Giacobbe abbia fatto uso d&rsquo;una pentola di terraglia refrattaria. Nell&rsquo;antichit&agrave;, la primogenitura esisteva tanto in Egitto, quanto in Grecia, e, secondo Tacito, anche nelle trib&ugrave; germaniche. Ma non se ne trova traccia nelle istituzioni romane. Nei nostri mercati un tempo erano molto popolari due variet&agrave; di lenticchie: le <em>quarantine <\/em>rosse e bianche, nonch&eacute; le <em>piatte <\/em>larghe. Se ne coltiva in Francia una terza, la <em>rose d&rsquo;Egypte.<\/em> Oggi sono disponibili lenticchie di qualunque formato e colore. Personalmente preferiamo le verdi del sud della Francia. Di largo uso in cucina in talune regioni le piante servono anche da concime e da foraggio. Prima di cucinarle si usa lasciarle nell&rsquo;acqua fredda per una notte. Tuttavia, se non sono troppo vecchie, bastano anche da tre a quattro ore. Se avete fretta, potete ottenere il medesimo risultato, aggiungendo un bicchiere d&rsquo;acqua fredda durante la cottura, ogni mezz&rsquo;ora. In generale, evitate un bagno preventivo troppo prolungato, che determinerebbe un principio di germinazione, il quale, pur non essendo tossico, renderebbe difficile la digestione. Dopo il bagno scolatele. Inizierete la lessatura preventiva, coprendo le lenticchie d&rsquo;abbondante acqua fredda, aggiungendoci un pizzico di sale, qualche piccola carota o cipolla, un chiodo di garofano, prezzemolo o sedano, e spingendo la bollitura a fuoco regolare sino alla prima ebollizione, per poi continuare a fuoco moderato. &Egrave; a vostro piacere aggiungervi dell&rsquo;aglio e o un pezzo di lardo, preventivamente sbianchito. Si pu&ograve; sostituire l&rsquo;acqua con un brodo di carne, sempre freddo, che conferisce una maggiore fragranza alle lenti. <em>Lenti al burro<\/em>. Scolatele accuratamente, prosciugandole sul fuoco, e fatele saltare con cinquanta grammi di burro per mezzo chilo di lenti. &Egrave; un ottimo contorno di salumi cotti, cotechino, zampone, wurstel e simili. &mdash; <em>Pur&eacute;e di lenti, <\/em>che i francesi chiamano <em>pur&eacute;e Esa&uuml;.<\/em> <em>&nbsp;<\/em>Procedete come per i fagioli bianchi secchi. Potete utilizzare il liquido di cottura come zuppa, aggiungendovi burro, vermicelli o pastine in genere. <em>Curried lentils. <\/em>(con il <em>curry, <\/em>cucina americana). In un tegame mettete due noci di burro con una cipolla, affettata fine. Appena &egrave; appassita aggiungeteci le lenti, lavate e pernottate, con mezzo litro d&rsquo;acqua bollente, mezza cucchiaio da tavola di <em>curry, <\/em>sale e pepe quanto basta. Cocete il tutto per altri dieci minuti. Servitele calde mescolate con il medesimo volume di riso bollito. <em>Specklinsen <\/em>(al lardo, cucina tedesca). Secondo il metodo gi&agrave; descritto. <em>Linsengem&uuml;se mit Frankfurter W&uuml;rstschen. <\/em>Come per la ricetta per le lenti al burro, aggiungendo farina alle cipolle e servendo le salsicce di Francoforte con le lenti, dopo aver cotte quest&rsquo;ultime nell&rsquo;acqua bollente. <em>Cream of lentils <\/em>(ricetta americana). Fate bollire mezzo chilo di lenti, con una cipolla, una carota, un mazzolino aromatico. La bollitura deve durare un&rsquo;ora. Nel frattempo affettate un&rsquo;altra cipolla, friggendola nel burro con un dado di carne, possibilmente di maiale. Raggiunto il colore bruno, aggiungeteci dell&rsquo;aglio tritato e le lenti, continuate la bollitura per altri quindici minuti. Passate al setaccio. Rimettetele nella pentola ed aggiungeteci un po&rsquo; di burro e due cucchiaiate di panna. Se la crema &egrave; troppo densa, servitevi dell&rsquo;acqua di cottura. Facoltativamente potete servire la <em>cream <\/em>(crema o zuppa) con fette di salsicce di Francoforte cotte. Sale quanto basta. <em>Lentil tissoles <\/em>(cucina inglese). Collocate le lenti cotte in un involucro piatto di pasta da friggere (due parti tagliate con i bordi d&rsquo;una tazza da t&egrave;, e riunite, bagnandole), passatele nell&rsquo;uovo sbattuto con pane grattugiato e servitele, coperte di prezzemolo fritto, dopo averle fritte nell&rsquo;olio bollente ed ottenuta una bella doratura. Potete unire alle lenti un po&rsquo; di noce moscata tritata.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/L\/L7.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Lepre <\/strong>(fr. <em>Li&egrave;vre, <\/em>ing. <em>Hare, <\/em>ted. <em>Hase, <\/em>spagn. <em>liebre, <\/em>cat. <em>Lebra, <\/em>port. <em>Lebre, <\/em>rum. <em>iepure<\/em>), con le varie forme, leprina, leproncello, lepratto, leprotto (che &egrave; la forma pi&ugrave; comune), lepracchiotto, e come accrescitivo le prone. &Egrave; un animale dei <em>Rosicanti<\/em>, della famiglia dei <em>Leporidi<\/em>, selvatico, col mantello morbido, color rosso ruggine (la variet&agrave; pi&ugrave; comune nelle nostre regioni), orecchi lunghi e zampe anteriori meno sviluppate delle posteriori. Dal lat. <em>Lepus. <\/em>La lepre &egrave; diffusa nel mondo intero, se ne contano pi&ugrave; di centocinquanta variet&agrave;. Il tipo comune ha il nome scientifico di <em>Lepus Europaeus. <\/em>&nbsp;Talune variet&agrave; tendono a cambiare il colore del mantello, a seconda dell&rsquo;ambiente in cui vivono, per un fenomeno di mimetismo. Cos&igrave; la <em>Lepus variabilis <\/em>diventa bianca d&rsquo;inverno. Scava aperture, non cos&igrave; profonde come le gallerie dei conigli, in direzione del sole d&rsquo;inverno, e dell&rsquo;ombra d&rsquo;estate. &Egrave; descritta dagli scrittori e poeti romani con aggettivi che ne rappresentano la completa caratteristica: <em>auritus, fugax, avidus, trepidus, sollicitus, vagus, celer, praeceps, mollis, praepes, pernix, rapidus.<\/em> <em>Praeda canum lepus est<\/em>. Canta Orazio: <em>Foecundi leporis sapiens sectabitur armos.<\/em> La carne della lepre &egrave; quanto mai saporita ed &egrave; considerata, nella classe delle carni nere, tra quelle di facile digestione. Ci&ograve; vale per gli esemplari giovani, facilmente riconoscibili dal fatto che gli artigli sono ancora nascosti nelle zampe, mentre negli adulti sono prominenti. L&rsquo;esame del pelo pi&ugrave; morbido pu&ograve; invece indurre in errore. Il peso dei giovani esemplari eccede raramente i tre chili. <em>Civet de li&egrave;vre <\/em>(preparazione classica della cucina francese). Scalcate e vuotatela, avendo cura di raccogliere il sangue, mettendo altres&igrave; da parte il fegato, sbarazzato dal fiele. Sistemate i pezzi in un tegame, con un po&rsquo; di cognac e dell&rsquo;olio, unitamente a fette di cipolla, e fate marinare per due ore abbondanti. Fate rosolare nel burro del lardo magro, preventivamente imbianchito, appena questo avr&agrave; preso colore, toglietelo e nello stesso burro fate rosolare una o due cipolle, divise in quarti. Aggiungete due cucchiai di farina, ed appena questa si sar&agrave; trasformata in un <em>roux<\/em> biondo, aggiungete i pezzi di lepre, che avrete cura di asciugare. Dorateli da tutte le parti, rimestando senza interruzione. Poi bagnate con un buon vino rosso, sino al livello dei pezzi stessi, con l&rsquo;aggiunta di un mazzolino aromatico e di uno spicchio d&rsquo;aglio. Fate cucinare a fiamma abbassata, per un&rsquo;ora scarsa. Alla fine togliete i pezzi dal tegame, scolandoli e sopprimendo eventuali pezzetti di carne o pelle aderenti. Travasate anche il fondo di cottura. Pulite il tegame. Rimetteteci i pezzi di lepre, unitamente a cipolline e funghi, preventivamente saltati nel burro. Setacciate il liquido della marinata aggiungendoci quello di cottura, e versate il tutto sui pezzi di lepre. Fate cucinare al forno, per tre quarti d&rsquo;ora, a recipiente coperto e a calore moderato. Prima di servire, aggiungeteci il fegato, affettato, nonch&eacute; il sangue dell&rsquo;animale, cui avrete aggiunto tre cucchiai di panna fresca. Servite con dei crostoni di pane senza sale. <em>A la Lyonnaise. Sostituite i funghi con marroni lessati nel brodo. Saltato. <\/em>&Egrave; necessario un leprotto che avrete scalcato e vuotato. Mettetelo in un tegame, con sale, pepe, dragoncello, prezzemolo e spezie. Fate rosolare i pezzi, senza eccedere da tutte le parti. Aggiungeteci del vino bianco secco e met&agrave; brodo e portate gradatamente ad ebollizione. Togliete i pezzi, scolateli e servite con una salsa di vostro gradimento. La preparazione esiger&agrave; un tre quarti di ora circa. <em>R&acirc;ble de li&egrave;vre <\/em>(cucina francese). Per la spiegazione del termine <em>r&acirc;ble, <\/em>vedi questa voce. A seconda dell&rsquo;et&agrave; della lepre, la marinata sar&agrave; pi&ugrave; o meno lunga, composta di preferenza di vino rosso e di ortaglie. Collocatevi il <em>r&acirc;ble, <\/em>da un&rsquo;ora a tre ore, preparato, tolti i nervi, le ossa delle costole tagliate corte. Poi lo farete arrostire, su un letto di legumi, provenienti dalla marinata, dopo averlo scolato ed asciugato. Terminata la cottura, sgrassate il recipiente dell&rsquo;arrosto con la marinata, passate il tutto per lo staccio ed aggiungeteci qualche noce di burro. Servite a parte questa salsa che va preparata rapidamente, mentre terrete il <em>r&acirc;ble <\/em>al caldo. &Egrave; importante lardellare questo <em>r&acirc;ble <\/em>prima d&rsquo;immergerlo nella marinata. <em>Alla trentina. <\/em>In tegame, con burro, lardo e brodo. Poi, si aggiungono le interiora, marinate al vino rosso, uva passa, cannella, pignoli, zucchero e buccia di limone. <em>Lievero in tecia <\/em>(Vittorio Veneto). Spezzettata e cotta nel tegame, con un soffritto di burro, lardo e cipolle. Si aggiunge poi una peverada. <em>Agrodolce <\/em>(Toscana). Cotta in una salsa, composta di aceto, zucchero, uva passa, pignoli, cioccolata e canditi. <em>In casseruola <\/em>(Lazio). Con ventresca di maiale, aglio, funghi secchi, lauro, timo, chiodi di garofano, vino rosso, il fegato tritato ed il sangue della lepre. &Egrave; una variante del <em>civet. Con la crostada <\/em>(Lombardia). Allo spiedo, irrorata con della panna liquida e alla fine innaffiata una seconda volta con la panna e cosparsa di amaretti tritati.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/L\/L8.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Limone<\/strong> (fr. <em>citron<\/em>, i francesi chiamano talvolta <em>citron <\/em>anche il cedro, ingl. <em>lemon, <\/em>ted. <em>Zitrone<\/em>) &egrave; il nome tanto del frutto quanto dell&rsquo;albero che lo produce, delle <em>Rutacee<\/em>, il cui nome scientifico &egrave; <em>Citrus limonum, <\/em>con foglie ovali, sempreverdi, fiori bianchi e frutti d&rsquo;un caratteristico giallo pallido, contenenti sino al sette, otto per cento di acido citrico. Il frutto per essere classificato di buona qualit&agrave; non deve presentare macchie sulla buccia ed essere di un buon peso. Il nome deriva dall&rsquo;arabo <em>limun.<\/em> Gi&agrave; ne parlavano Teofrasto ed Ateneo, attribuendo al frutto propriet&agrave; di contravveleno. Poi vi fu un lungo silenzio intorno al limone, che riappare nella storia all&rsquo;epoca dei Crociati, che lo introdussero nuovamente in Europa. L&rsquo;efficacia del limone come medicamento e in sistemi di cura &egrave; stato largamente studiato. Se ne fa un grande uso in cucina, nelle salse, nella pasticceria e nella preparazione di molte pietanze. Le indicazioni relative sono fornite nelle singole ricette in ordine alfabetico. &Egrave; l&rsquo;accompagnamento classico delle ostriche, che devono contrarsi per sua acidit&agrave;. <em>Scorze candite. <\/em>Fate imbiancare le scorze nell&rsquo;acqua bollente, eliminando poi la parte bianca interna con un coltello. Scolatele. Fatele riposare per due giorni in uno sciroppo. L&rsquo;ultima notte portate ad ebollizione lo sciroppo sino alla cristallizzazione. <em>Aroma al limone. <\/em>Volendo ricorrere alla buccia anzich&eacute; al succo, vi sono due metodi utili, a seconda del caso. Se la pietanza va zuccherata simultaneamente, strofinate una zolla di zucchero sulla buccia. La zolla s&rsquo;impregner&agrave; dell&rsquo;olio essenziale. Oppure, senza zucchero, ritagliate un pezzo di buccia da un frutto fresco, imbianchitela, togliete la parte bianca interna e sminuzzatela. Nei cocktail va utilizzata la scorza a strisce.<\/p>\n<p><strong>Litum<\/strong> &egrave; un assieme di varie erbe selvatiche, una preparazione friulana che ricorda l&rsquo;insalata. Si pu&ograve; fare anche con il formaggio e le ortiche bollite.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Long Island farebit<\/strong> (cucina americana) &egrave; una variante del <em>Welsh rarebit <\/em>inglese con l&rsquo;aggiunta di qualche goccia di <em>Worchester sauce <\/em>durante ed un torlo d&rsquo;uovo sbattuto alla fine della cottura. Long Island &egrave; un&rsquo;isola, appartenente allo stato di New York.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Varenne Fran&ccedil;ois Pierre (1618-1678) , tipico personaggio della Francia irrequieta e piena d&rsquo;intrighi del secolo XVI. Esord&igrave; come lavapiatti nelle cucine di Enrico IV, promosso cuoco lavor&ograve; nelle cucine del marchese d&rsquo;Uxelles. 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