{"id":3219,"date":"2008-03-12T12:59:07","date_gmt":"2008-03-12T11:59:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/corrente\/lexicon\/lexicon-h-i\/ippocastano-istrice\/"},"modified":"2008-03-15T12:59:28","modified_gmt":"2008-03-15T11:59:28","slug":"ippocastano-istrice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/03\/12\/ippocastano-istrice\/","title":{"rendered":"Ippocastano &#8211; Istrice"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ippocastano<\/strong> (<em>Aesculus Hippocasiatnum<\/em>, fr. <em>hippocastane<\/em>o<em> maron d&rsquo;Indie, <\/em>ingl. <em>horse-chestnut, <\/em>ted. <em>Rosskastanie<\/em>)<em>, <\/em>della famiglia delle <em>Ippocastane<\/em>, albero d&rsquo;alto fusto, cos&igrave; chiamato dal greco <em>hippos, <\/em>cavallo, e <em>kastana, <\/em>castagna, perch&eacute; si riteneva nel passato che i frutti potessero guarire la tosse dei cavalli. L&rsquo;albero fu importato nell&rsquo;Europa occidentale nei primi anni del Seicento, probabilmente dalla Grecia. I frutti, d&rsquo;un sapore amaro molto pronunciato, non possono servire all&rsquo;alimentazione umana. Disseccati, perdono parte del loro sapore e sono usati come foraggio. Un tempo se ne estraeva una fecola utile per la preparazione della colla. In erboristeria hanno varie applicazioni, tanto il frutto quanto la corteccia dei giovani rami polverizzati, come tonico, febbrifugo e stimolante gli organi digestivi. Soprattutto &egrave; una pianta ornamentale, pu&ograve; arrivare fino ai trenta metri di altezza. In Francia godeva di una certa rinomanza l&rsquo;ippocastano del giardino del palazzo delle Tuileries, chiamato <em>del 20 marzo<\/em>, perch&eacute; fioriva nella seconda met&agrave; di marzo. Una leggenda vuole che gli svizzeri massacrati il 10 agosto 1792, siano stati sepolti ai piedi di quest&rsquo;albero. Il popolo vedeva nella sua fioritura precoce la commemorazione di questi caduti. <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/HI\/HI2.jpg\" border=\"1\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Ippocrasso<\/strong> era un vino aromatizzato che oggi &egrave; caduto in disuso. La storia dell&rsquo;ippocrasso &egrave; abbastanza curiosa. La pi&ugrave; antica ricetta risale a Taillevent, cuoco di Carlo VII di Francia, e fu chiamato allora <em>hypocras<\/em> per deformazione del nome d&rsquo;Ippocrate, confondendo il nome del medico greco con i termini greci <em>hupos, <\/em>sotto e <em>krasis, <\/em>miscuglio. Allora, in quel lontano Trecento, era di gran moda: a corte si ricorreva all&rsquo;<em>hypocras<\/em>la mattina, come prima colazione, ed alla fine dei pasti, come un dolce. Poi se si generalizz&ograve; l&rsquo;uso col nome di <em>vinum hippocraticum<\/em> infine venne l&rsquo;oblio. Ecco una ricetta per questo vino. In un litro di vino bianco secco fate un&rsquo;infusione di almeno venti giorni dei seguenti ingredienti, triturati in un mortaio, due grammi di cannella, cinque di vaniglia, uno di chiodi di garofano e venti di zucchero. Alla fine dei venti giorni passate il vino al setaccio e tenetelo al fresco in frigorifero. &Egrave; una specie di vermuth, attenzione se ci mettete anche dell&rsquo;anice stellata e delle foglie di artemisia. Per Taillevent vedi in questo sito, <em>La storia e i suoi teatri gourmand<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Isicia<\/strong> &egrave; il nome latino d&rsquo;una pietanza dell&rsquo;antica Roma, che ha qualche analogia con le polpette moderne. Si preparava con la carne di pollo.<\/p>\n<p><strong>Ispaniada<\/strong>, e anche <em>ipianadda, <\/em>&egrave; il nome dato nel Sassarese, in Sardegna, ad un genere di pane, rotondo, schiacciato, privo di mollica e croccante. Da non confondersi con una rapsodia spagnola! <\/p>\n<p><strong>Isperrada<\/strong>, chiamata anche <em>fresa, o fresa isperrada, o pittorica, nomi<\/em> della cucina sarda, sono schiacciate fatte con farina d&rsquo;orzo. Si chiama cos&igrave; anche uno strumento musicale dei Mamuthones. <\/p>\n<p><strong>Issopo<\/strong>, anche isopo (<em>Hyssopus officinalis<\/em>, fr. <em>hyssope<\/em>oppure <em>hysope, <\/em>ingl. <em>hyssop, <\/em>ted. <em>Ysop<\/em>)della famiglia delle <em>Labiate<\/em>, &egrave; una piccola pianta che pu&ograve; raggiungere i trentacinque centimetri d&rsquo;altezza, dalle foglie ellittiche, glabre, lineari, dai rami ascendenti, dai fiori azzurri, talvolta bianchi. Dell&rsquo;issopo esiste una variet&agrave; numerosa. Dicevano a Roma, <em>in vino prius Hyssopum quoque rutam<\/em>. Contiene un&rsquo;essenza aromatica, come tutte le Labiate, ed emana un tipico odore di muschio, specialmente dalla parte fiorita. In cucina si usa come condimento, nella preparazione dei liquori come aroma, in medicina come tonico, stomatico e carminativo. <em>Infusione. <\/em>L&rsquo;infuso, all&rsquo;otto\/dieci per mille, ha un sapore amaro, balsamico, abbastanza gradevole. Fa parte delle piante succedanee del t&egrave;. Scribonio Largo, contemporaneo di Claudio, ha lasciato molte ricette, per l&rsquo;uso dell&rsquo;issopo, cos&igrave; pure l&rsquo;arabo Mesue il Giovane (c&rsquo;&egrave; anche un Vecchio), mentre la Scuola salernitana riconosceva all&rsquo;issopo solamente virt&ugrave; espettoranti ed efficacia nelle malattie polmonari. Di Mesue parla il medico Pietro Castelli (1590-1661). L&rsquo;erboristeria moderna, ancora pi&ugrave; restrittiva, si limita a riconoscerne qualit&agrave; stomachico-carminative ed espettoranti. Il nome si fa risalire al sanscrito <em>&egrave;zob. <\/em>Ne parla il Vecchio Testamento (Lev. XVI, 6 e Num. XIX, 6) come il vegetale di rito delle purificazioni, considerato come tale altres&igrave; in talune cerimonie liturgiche della religione cattolica. <em>Asperge me hyssopo et mundabor.<\/em><\/p>\n<p><strong>Istrice <\/strong>(fr. <em>h&eacute;risson, <\/em>inglese <em>hedgepig, <\/em>ted. <em>Stachelschwein<\/em>), mammifero dei Rosicanti, insettivoro, chiamato comunemente <em>porcospino<\/em>. Come il riccio, col quale non va confuso, ha la parte superiore del corpo coperta di aculei. L&rsquo;istrice, l&rsquo;<em>histrix<\/em>dei Romani, &egrave; classificato come facente parte della categoria <em>Erinaceus<\/em>e la variet&agrave; esistente in Europa <em>Erinaceus Europaeus<\/em>. <em>Venit et hirsuta spinositor histrice barba<\/em>. La carne, abbastanza delicata, viene consumata nelle regioni abitate dai barbari o dagli imbecilli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ippocastano (Aesculus Hippocasiatnum, fr. hippocastaneo maron d&rsquo;Indie, ingl. horse-chestnut, ted. Rosskastanie), della famiglia delle Ippocastane, albero d&rsquo;alto fusto, cos&igrave; chiamato dal greco hippos, cavallo, e kastana, castagna, perch&eacute; si riteneva nel passato che i frutti potessero guarire la tosse dei cavalli. L&rsquo;albero fu importato nell&rsquo;Europa occidentale nei primi anni del Seicento, probabilmente dalla Grecia. 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