{"id":3208,"date":"2008-02-17T10:11:23","date_gmt":"2008-02-17T09:11:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/corrente\/lexicon\/lexicon-g\/galantina-ginepro\/"},"modified":"2008-02-17T10:19:41","modified_gmt":"2008-02-17T09:19:41","slug":"galantina-ginepro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/02\/17\/galantina-ginepro\/","title":{"rendered":"Galantina &#8211; Ginepro"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/G\/copertina-G.jpg\" border=\"0\" alt=\"Copertina Lexicon lettera G\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Galantina<\/strong>, utile francesismo, probabilmente deriva dal gotico <em>gal, <\/em>freddo, o dal basso latino <em>galatina, <\/em>indica una preparazione di carni tenere disossate, preferibilmente di pollame o vitello, aromatizzate e ripiene, lessate e servite fredde con un contorno, oggi, facoltativo di gelatina.&nbsp; Anticamente si confezionava la galantina soprattutto con pesci e chiocciole.&nbsp; Prendete un pollo, o della cacciagione di penna, pulitelo, vuotatelo e strinatelo.&nbsp; Per disossarlo, fate un intaglio sul dorso, dal groppone sino alla testa, stando attenti a non rovinare la pelle.&nbsp; Togliete i filetti ad un centimetro e mezzo dalla pelle ed eliminate le ossa.&nbsp; A questo punto preparate il vostro ripieno con mezzo chilo di vitello ed altrettanto di carne di maiale fresca.&nbsp; Tritate il tutto molto fine e conditelo con sale, pepe, spezie, aglio, prezzemolo e scalogno sminuzzati.&nbsp; Disponete il pollo su un piano di marmo con la pelle in gi&ugrave;. Con il ripieno riempirete innanzi tutto il vuoto lasciato dalle ossa. Poi farciteci il pollo, alternando uno strato di ripieno con uno di filetti del pollo e con un terzo di prosciutto.&nbsp; Se potete aggiungeteci del tartufo a lamelle, altrimenti potete anche aggiungervi del fegato.&nbsp; Terminata l&rsquo;operazione di ripieno, ricucite il pollo, che avvolgerete in un panno, legandolo con cura e sistematelo in una casseruola con sale, pepe, cipolla e gli aromi del <em>pot au feu, <\/em>come lauro, timo, prezzemolo. Fate cuocere il tutto per un tre ore a fuoco moderato. Lasciatelo raffreddare, prima di togliere&nbsp; la galantina dal panno ed affettarlo.&nbsp; Servite la galantina con il fondo di cottura, passato al cinese.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Galletta<\/strong> &egrave; una specie di uva, caratterizzata dagli acini molto lunghi, con una certa rassomiglianza con i reni dei galli. Per le medesime ragioni &egrave; chiamata dai Francesi <em>rognons de coq. <\/em>Gallette sono pure chiamati certi panetti duri, di forma schiacciata usate un tempo dei marinai e dei soldati.&nbsp; &Egrave; indubbiamente un francesismo, anche se la <em>galette<\/em>francese appartiene piuttosto alla pasticceria.&nbsp; La parola deriva dal celtico <em>kalet, <\/em>duro.&nbsp; In <em>argot<\/em>, <em>galette<\/em>significa danaro.<\/p>\n<p><strong>Gallinella <\/strong>(fr. <em>poule d&rsquo;eau, <\/em>inglese <em>moor-hen, <\/em>ted. <em>Wasserhuhn<\/em>) &egrave; uccello acquatico di piccole dimensioni, della famiglia dei <em>Rallidi<\/em>, con il becco rosso acceso e le ali grigie macchiate di nero, la coda bianca o nera. La sua caccia, grazie al cielo, non &egrave; facile, giacch&eacute; la gallinella vola rapidamente e svia il cacciatore con tuffate improvvise.&nbsp; Si annida in vicinanza degli stagni, delle paludi e dei torrenti, dove depone le uova, di color giallo, macchiate di bruno.&nbsp; La sua carne, un tempo considerata di magro, ha le stesse caratteristiche di quella delle folaghe.&nbsp; Il motivo &egrave; sempre lo stesso, si chiama ipocrisia, siccome si nutre anche di piccoli pesci e gamberetti la sua carne &egrave; ammessa.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Gallo cedrone <\/strong>(fr. <em>coq de bruy&egrave;re, <\/em>ingl. <em>grouse, <\/em>ted. <em>Auerhahn<\/em>), grosso gallinaceo selvatico dei <em>Tetraonidi<\/em>.&nbsp; Vive soprattutto nelle foreste alpine.&nbsp; Ha un piumaggio nero, il petto d&rsquo;un verde metallico scuro ed il ventre macchiato di bianco.&nbsp; Il nome scientifico &egrave; <em>Tetrao urogallus.<\/em><br \/>\n Si nutre di bacche e dei germogli delle conifere.&nbsp; La sua carne &egrave; reputata prelibata.&nbsp; In genere si cucina come il fagiano.<\/p>\n<p><strong>Garbanzos<\/strong>, espressione spagnola che significa <em>ceci <\/em>in italiano.&nbsp; I <em>garbanzos<\/em>costituiscono una parte importante nella preparazione della <em>Olla putrida<\/em>.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Garbure<\/strong>, antica minestra del sud della Francia e del bernese.&nbsp; Per una buona ricetta all&rsquo;antica della <em>garbure<\/em> vedi, Gianni-Emilio Simonetti, <em>Le figure del godimento<\/em>, Roma, 2008, p.76. <\/p>\n<p><strong>Garenna<\/strong> &egrave; una conigliera in luogo aperto. I Francesi usano il termine <em>garenne<\/em>per denotare un coniglio, <em>un lapin de garenne, <\/em>selvatico o mezzo selvatico. Dicono anche <em>un garenne<\/em>, in opposizione al coniglio domestico, chiamato <em>lapin de clapier.<\/em><\/p>\n<p><strong>Garetto<\/strong>, anche <em>garretto<\/em>, nel cavallo e negli altri quadrupedi &egrave; la parte di ciascun arto posteriore, che corrisponde all&rsquo;articolazione della tibia col tarso. Il garetto del vitello serve per la preparazione dell&rsquo;ossobuco.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Garofano.<\/strong>&nbsp; I gastrolatri fanno spesso riferimento alla <em>Divina Commedia<\/em> per invocare le antiche origini di talune pietanze italiane, soprattutto del panforte di Siena. I versi sono contenuti nel XXIX dell&rsquo;Inferno: <em>E Niccol&ograve; che la costuma ricca\/ del garofano prima discoperse\/nell&rsquo;orto, dove tal seme s&#8217;appicca&#8230;&nbsp; <\/em>Secondo Alessandro Vellutello (Lucca 1473), commentatore di Virgilio, Dante e Tetrarca, &ldquo;Costui (Niccol&ograve;) dicono che fu de&rsquo; Salimbeni, la cura del quale era di porre ogni studio in trovar nuove fogge di soavissime e delicatissime vivande, tra le quali trov&ograve; a mettere, ne&rsquo; fagiani ed altri arrosti, garofani con diverse sorta di spezierie, e questa chiamarono la costumanza (l&rsquo;usanza, la moda).&nbsp; Altri commentatori attribuiscono il Niccol&ograve; ai Buonsignoribus de Senis. Ma tutti sono concordi nell&rsquo;identificare in Siena, &ldquo;l&rsquo;orto ove tal seme si appicca&rdquo;.&nbsp; Scrive il Boccaccia, &ldquo;Questa brigata (Senese) spendereccia non pensava se non a godere ed a distruggere in carni e desinari, ed in bestialit&agrave;&#8230; &ldquo;. Senza togliere nessun merito alle qualit&agrave; del Panforte, sembrerebbe, per&ograve;, che il garofano ai tempi di Dante, o prima, costituisse pi&ugrave; un condimento delle carni che non dei dolci.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/G\/G1.jpg\" border=\"1\" alt=\"Manichino\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Garum<\/strong> &egrave; un condimento usato dagli antichi romani.&nbsp; Secondo ogni probabilit&agrave; si otteneva il <em>garum<\/em>salando e speziando pesci di mare e poi comprimendoli per estrarne una sorte di liquame.&nbsp; Il pi&ugrave; pregiato, il <em>garum nigrum, <\/em>era prodotto con lo sgombro. Questo condimento <em>sui generis,<\/em> si conservavain vasi ed era poi messo a disposizione dei convitati che erano liberi di accomodarselo a volont&agrave;, chi con l&rsquo;acqua, e si chiamava <em>hydrogarum, <\/em>chi con l&rsquo;olio, <em>oleogarum<\/em>e chi, infine, con l&rsquo;aceto, <em>oenogarum. <\/em>Il <em>garum piperatum <\/em>era fortemente pepato. Vi &egrave; anche un&rsquo;altra ipotesi su come si preparasse questa salsa, con le interiora di pesce.&nbsp; Comunque sia, canta Marziale: <em>nobile nunc sitio luxuriosa garon. <\/em>Qualche autore scrive anche <em>garon.<\/em>&nbsp; Potete trovare altre notizie sul <em>garum<\/em> e su come prepararlo in, Gianni-Emilio Simonetti, <em>La vivandiera di Mont&eacute;limar<\/em>, Roma, 2004.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Gaspacho<\/strong> (cucina spagnola) &egrave; una zuppa o, se volete, un passato d&rsquo;insalate dell&rsquo;orto, da consumarsi freddissima, composta (ricetta base) di cetrioli sminuzzati, macerati col sale, compressi per estrarne l&rsquo;acqua di vegetazione, di pomodori sminuzzati, a cui sono stati tolti i semi, la pelle e l&rsquo;acqua di vegetazione, di peperoni dolci tritati fini, di fettine di pane inzuppate d&rsquo;acqua, il tutto condito con una salsa della seguente composizione: olio, aceto, sale, pepe, scalogno sminuzzato, uno spicchio d&rsquo;aglio pestato nel mortaio.&nbsp; Ce ne sono diverse versioni, quella Andalusa, quella dell&rsquo;Estremadura e quella del valenciano.&nbsp; Anche i portoghesi hanno un <em>gaspacho<\/em>, &egrave; oriundo dell&rsquo;Alentejio e dell&rsquo;Algarve.&nbsp; Quello messicano, invece, &egrave; approssimativo. <\/p>\n<p><strong>Gaudes (les)<\/strong> si chiamano nella <em>Franche Comt&eacute;<\/em> (pi&ugrave; precisamente nello Jura e nei dintorni di Bresse) i bolliti di farina di granturco, che sono preparati come la polenta italiana.&nbsp; &Egrave; un piatto antico almeno da quando il mais &egrave; arrivato in Europa, <em>gaude<\/em> &egrave; latino, sta per <em>rallegratevi<\/em>.&nbsp; A Bresse per dire che una cosa &egrave; buona si dice: &ldquo;sto mangiando la pelle del <em>gaude<\/em>&rdquo;, il rinvio a Fran&ccedil;ois Rabelais &egrave; lapalissiano.&nbsp; Fino a quando non si sono diffusi, nell&rsquo;Ottocento, per la prima colazione, l&rsquo;orzo e il latte, il <em>gaude<\/em> &egrave; stato il primo cibo della giornata del contadino.&nbsp; Oggi con la purea di mais si fanno altre cose come i <em>gaudrioles<\/em>, dei biscotti al burro, zucchero ed uova o delle polpette chiamate <em>flots<\/em>. <\/p>\n<p><strong>Gehirnw&uuml;rste<\/strong> (salsicce di cervella, cucina tedesca).&nbsp; Sono salsicce composte in parti uguali di carne e di cervella di maiale, condite con sale, pepe e noce moscata.&nbsp; Si cucinano nell&rsquo;acqua bollente per cinque minuti poi si saltano nel burro con un po&rsquo; di aglio e noce moscata.&nbsp; Sono una specialit&agrave; dei mesi invernali.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Gendarme<\/strong> &egrave; l&rsquo;antico soprannome di una salsiccia, di produzione svizzera, molto dura, di colore altrettanto oscuro quanto la divisa dei gendarmi.&nbsp; Necessita di una cottura prolungata e di uno stomaco robusto. &Egrave; chiamato anche <em>Landj&auml;ger<\/em>(gendarme svizzero). Con lo stesso nome delle salsicce simili sono prodotte in Alto Adige, si presentano lunghe, piatte, affumicate, appaiate come i carabinieri o i &ldquo;fratelli branca&rdquo;, come li chiamava James Joyce, appassionato bevitore di fernet.<\/p>\n<p><strong>Gerstensuppe<\/strong>, zuppa tipica della cucina austro-tedesca, a base di orzo. Versate dell&rsquo;orzo in un brodo bollente e sgrassato (oppure in acqua salata bollente). Fate cuocere per un&rsquo;ora circa a fiamma regolare. Aggiungeteci dell&rsquo;acqua se risulta troppo densa. Conditela con sale e pepe. All&rsquo;ultimo momento versate nella pentola della panna liquida fresca e un tuorlo d&rsquo;uovo, cospargete poi il tutto con del prezzemolo tritato fine.&nbsp; In Engadina, dove questa zuppa &egrave; molto popolare al momento di cuocere l&rsquo;orzo si aggiungono delle carote e una cipolla.&nbsp; Al momento di servirla, del bacon fritto.<\/p>\n<p><strong>Ghiozzo<\/strong> (<em>Gobio fluvialis<\/em>, fr. <em>goujon, <\/em>ingl. <em>gudgeon, <\/em>ted. <em>Gr&uuml;dling<\/em>),pesce d&rsquo;acqua dolce, della lunghezza massima di venti centimetri, con una pinna dorsale ed anale inermi. &Egrave; un pesce molto vorace, diffuso in tutta l&rsquo;Europa e nell&rsquo;Asia del Nord.&nbsp; Va vuotato e fritto, si pu&ograve; cucinare con le stesse ricette per l&rsquo;eperlano canadese. Il ghiozzo era il <em>gobius o gobio <\/em>dei romani. Curioso, questo proposito, un verso di Marziale: <em>Principium coenae gobius esse solet. <\/em>&nbsp;Sembrerebbe che fosse un antipasto dei romani.<\/p>\n<p><strong>Giardiniera<\/strong>, &laquo; alla giardiniera &raquo; &egrave; un contorno, che accompagna l&rsquo;arrosto o un brasato di carne, con esclusione della selvaggina, composto della massima variet&agrave; di ortaggi freschi, che devono essere cotti separatamente, ritagliati in dadi oppure in fettuccine (alla <em>julienne<\/em>) secondo la loro natura e disposti con gusto intorno alla carne, ciascuna verdura formando un&rsquo;unit&agrave; separata.<\/p>\n<p><strong>Gibelotte<\/strong>, termine cucinario francese che indica una <em>fricass&eacute;e<\/em>di coniglio al vino bianco.<\/p>\n<p><strong>Ginepro<\/strong> (<em>Juniperus communis<\/em>, fr. <em>baies de geni&egrave;vre <\/em>oppure <em>geni&egrave;vre, <\/em>ingl. <em>juniper berries, <\/em>ted. <em>Wacholder<\/em>)&egrave; un albero o arboscello dalle foglie persistenti della famiglia delle <em>Conifere<\/em> e del genere delle <em>Cupressinee<\/em>.&nbsp; I frutti, chiamati bacche o coccole, di forma sferica, neri quando sono maturi tendenti all&rsquo;azzurrognolo, emanano un odore gradevole ed hanno un sapore zuccherino, leggermente amaro.&nbsp; In latino <em>juniperus, <\/em>fu chiamato dai romani con i seguenti aggettivi: <em>vivens, viridis, gravis, perpetua, perennis, vivax.<\/em>&nbsp; <em>Addam et juniperos, carie impenetrabile robur<\/em>, scrive Marziale.&nbsp; Accanto al ginepro comune, esistono numerose variet&agrave;, come l&rsquo;<em>Oxycedrus, <\/em>che fornisce una specie di pece parassiticida, il <em>Sabina <\/em>abortivo, il <em>Virginiana, <\/em>degli Stati Uniti, che produce i medesimi effetti, il <em>Phenicea, <\/em>della regione mediterranea, astringente, ed infine <em>Hispanica<\/em>ed il <em>Lycia, <\/em>ambedue utili per la preparazione dell&rsquo;incenso.&nbsp; Al ginepro si attribuiscono virt&ugrave; diuretiche, stimolanti, diaforetiche, antiasmatiche. Aggiunto al vino un tempo costituiva un rimedio contro l&rsquo;idropisia. In genere bisogna farne un uso moderato.&nbsp; In dosi elevate pu&ograve; provocare dei disturbi.&nbsp; Nell&rsquo;economia domestica si adopera come aroma delle marinature, come condimento dei crauti (<em>Sauerkraut<\/em>)<em>, <\/em>della selvaggina a piuma, eccetera.&nbsp; Concorre alla preparazione del gin. Con le bacche si pu&ograve; anche preparare un ottimo liquore casalingo.&nbsp; Si procede cos&igrave;.&nbsp; Lasciate cento grammi di bacche di ginepro con quattro grammi di semi d&rsquo;anice e due di cannella in infusione con due litri d&rsquo;acquavite durante un mese.&nbsp; Scegliete le bacche pi&ugrave; mature.&nbsp; Passato questo tempo passate il tutto alla stamina fine.&nbsp; Sciogliete cinquecento grammi di zucchero con pochissima acqua e dopo una breve ebollizione, schiumate e mescolate il tutto all&rsquo;acquavite. Lasciate raffreddare ed imbottigliate. Per fare un&rsquo;infusione usate i germogli, detti volgarmente getti, al dieci per mille.&nbsp; Il ginepro fa parte delle piante nostrane succedanee del t&egrave;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Galantina, utile francesismo, probabilmente deriva dal gotico gal, freddo, o dal basso latino galatina, indica una preparazione di carni tenere disossate, preferibilmente di pollame o vitello, aromatizzate e ripiene, lessate e servite fredde con un contorno, oggi, facoltativo di gelatina.&nbsp; Anticamente si confezionava la galantina soprattutto con pesci e chiocciole.&nbsp; Prendete un pollo, o della [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[347],"tags":[348,349,350,351,352,353,354,355,356,357,358,359,360,361,362,363,364,365,366],"class_list":["post-3208","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-g","tag-galantina","tag-galletta","tag-gallinella","tag-gallo-cedrone","tag-garbanzos","tag-garbure","tag-garenna","tag-garetto","tag-garofano","tag-garum","tag-gaspacho","tag-gaudes","tag-gehirnwuerste","tag-gendarme","tag-gerstensuppe","tag-ghiozzo","tag-giardiniera","tag-gibelotte","tag-ginepro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3208"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3208\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}