{"id":3202,"date":"2005-02-03T12:27:46","date_gmt":"2005-02-03T11:27:46","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/pages\/index.php\/2005\/02\/03\/corso-200506\/"},"modified":"2008-02-06T21:36:14","modified_gmt":"2008-02-06T20:36:14","slug":"corso-200506","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2005\/02\/03\/corso-200506\/","title":{"rendered":"Corso 2005\/06"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both\">Politecnico di Milano, Bovisa.<br \/>\n(Anno accademico 2005-2006)<\/p>\n<p><strong><em><span style=\"font-size: 14pt\">Dalle tovaglie in alluminio dei futuristi alla nouvelle cuisine: lo strutturarsi dei segni cucinari.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Da subito conviene osservare che questi segni cucinari, come hanno dimostrato gli strutturalisti e gli antropologi, sono contenuti in un sistema pi\u00f9 ampio e dal quale ricevono un senso, quello degli <strong>atti alimentari<\/strong>.<\/p>\n<p>Gli <strong>atti alimentari<\/strong> non sono solo uno dei volti del mondo delle cerimonie in cui viviamo, hanno una caratteristica funzionale, <em>sono strutturati come un linguaggio<\/em>, vale a dire, tra le altre cose, sono suscettibili di progetto, possono, cio\u00e8, essere pensati nella prospettiva di un obiettivo condiviso.<\/p>\n<p>L&#8217;oggetto di questo insegnamento \u00e8 dunque quello di <em>storicizzare<\/em> gli aspetti culturali che fanno da sfondo a questa ipotesi progettuale.<\/p>\n<p>Questa storicizzazione, nel contesto di questo anno accademico, \u00e8 <span class=\"GramE\">per intero contenuta<\/span> tra due date significative, la prima addirittura calendarizzata, si tratta del 20 febbraio 1909, quando sulla prima pagina del quotidiano parigino <em>Figar\u00f2<\/em> fu pubblicato il primo manifesto o manifesto di fondazione del <em>futurismo<\/em>.<\/p>\n<p>La seconda data, invece, la identifichiamo con una stagione compresa tra la fine degli anni &#8217;60 e i primi anni &#8217;70, quando un nuovo stile cucinario, cos\u00ec battezzato da due gastronomi, Christian Millau ed Henri Gault, venne creato nell&#8217;ambito della <em>haute<\/em> <em>cuisine<\/em> francese da un gruppo di <em>chef<\/em> tra i quali, per adesso, ricordiamo soltanto Paul Bocuse, Michel Gu\u00e9rard e Roger Verge.<\/p>\n<p>Una precisazione di metodo. <em>Food-design<\/em> \u00e8 un&#8217;espressione, alla moda, che uniforma in diverse universit\u00e0 italiane l&#8217;attenzione per i problemi alimentari e il modo d&#8217;intenderli nell&#8217;ambito delle facolt\u00e0 di progetto. Noi, invece, useremo l&#8217;espressione di <em>atti alimentari,<\/em> che riteniamo pi\u00f9 ampia ed articolata. Con atti alimentari, infatti, si comprendono anche i luoghi e i sistemi di produzione, i supporti merceologici, l&#8217;analisi sensoriale, i modelli e i congegni per l&#8217;elaborazione dei prodotti, ma soprattutto si fa riferimento ai contenuti simbolici e, di riflesso, storici e cerimoniali del problema della nutrizione.<\/p>\n<p>Sinteticamente, gli atti alimentari sono il paradigma che struttura la figura del soggetto &#8211; colui che mangia &#8211; all&#8217;interno di una cornice argomentativa o, se preferite, di un <em>frame<\/em>, che ha nel mangiato uno dei luoghi in cui maturano le forme della sua sociabilit\u00e0 e di conseguenza della sua interazione sociale.<\/p>\n<p>Il carattere materiale degli atti alimentari ci consente, poi, per quanto riguarda il tema della progettazione, di superare l&#8217;illusione di questa come di un processo in cui semplicisticamente convergono forma, contenuto e funzione, ma di pensarla (la progettazione) a partire <em>dal senso della forma <\/em>di progettazione e delle sue metodologie, intese come un rapporto critico tra segni, relazioni e loro pragmatica.<\/p>\n<p>Da subito dobbiamo anche rilevare che la cultura materiale, di cui gli atti alimentari sono stati uno tra i principali momenti fondativi, \u00e8 caratterizzata dal carattere della complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa complessit\u00e0 si esprime sostanzialmente attraverso il <em>principio olistico<\/em>, <span class=\"GramE\">per cui<\/span> il tutto che essa rappresenta \u00e8 superiore alle parti che la compongono e il <em>principio di causalit\u00e0<\/em>, secondo il quale gli effetti che determina possono a loro volta originare le cause da cui essa ha origine. Il concetto sembra paradossale, ma lo si pu\u00f2 vedere con un esempio tratto dallo studio dell&#8217;ambiente. Nella biosfera, l&#8217;atmosfera \u00e8 l&#8217;elemento che consente l&#8217;apparizione della vita, ma la vita, di ritorno, concorre a sviluppare l&#8217;atmosfera, cio\u00e8, la causa della sua causa.<\/p>\n<p>Interrogare a ritroso questa complessit\u00e0 significa mettere in luce &#8211; attraverso il tutto &#8211; le parti che la strutturano e rivelare le forme grammaticali e sintattiche che le consentono di avere un senso.<\/p>\n<p>In particolare, gli atti alimentari, oggi cos\u00ec popolari nelle loro forme spettacolari, hanno come gli atti sessuali una specificit\u00e0, di essere allo stesso tempo evidenti e sconosciuti. Se volessimo citare Hegel, diremmo, come lui stesso ha osservato a proposito del noto, che ci sono sconosciuti grazie alla loro notoriet\u00e0.<\/p>\n<p>Questo significa, tra le altre cose, che dobbiamo considerare la forma di progetto degli atti alimentari non solo come se fossero il semplice riflesso di processi simbolici o di un percorso pi\u00f9 o meno ludico attraverso l&#8217;immaginario, ma come una dimensione della vita sulla quale il reale e la sua storia hanno posto le loro ipoteche di senso e di significato.<\/p>\n<p><strong><em>Alcuni caratteri specifici del tema.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nella cultura e nella tradizione occidentale l&#8217;opera d&#8217;arte e i concetti che la identificano sono connessi ad un oggetto sensibile e ai due sensi prevalenti, la vista e l&#8217;udito.<\/p>\n<p>Di contro, il gusto, l&#8217;odorato e il tatto, salvo eccezioni, trasformano, nel <em>sentire<\/em> comune, la sostanza di cui \u00e8 fatto l&#8217;oggetto artistico e, spesso, la distruggono.<\/p>\n<p>Una tale constatazione ha finito per <em>installare<\/em>, a partire dall&#8217;arte classica antica, una distanza tra l&#8217;io e l&#8217;opera. Distanza che, da una parte, banalizza l&#8217;esperienza sensibile degli individui, dall&#8217;altra, (questa distanza) si trasforma, soggettivamente, in rispetto ed ammirazione dei soli risvolti astratti delle emozioni. Risvolti che in qualche modo contraddicono il concetto stesso di arte come <em>apparizione<\/em> (invenzione), relegandola a semplice apparenza.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9, nella <em>modernit\u00e0<\/em>, da un punto di vista antropologico, il concetto di arte \u00e8 sempre il risultato di un&#8217;<em>ablazione<\/em>, perch\u00e9 da una totalit\u00e0 sociale nei quali sono immersi, determinati oggetti plastici (<em>pitture<\/em>, <em>sculture<\/em>) o determinati avvenimenti ritmici (<em>musiche<\/em>, <em>danze<\/em>)<br \/>\nvengono isolati e qualificati come opere d&#8217;arte.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ci\u00f2 che all&#8217;origine, costituiva <em>una dimensione della societ\u00e0<\/em> <em>\u00e8 divenuta una sua parte<\/em>.<\/p>\n<p>Nell&#8217;arte antica, di contro, le opere erano inseparabili dalla loro dimensione magica e religiosa, tecnica ed estetica, perch\u00e9 costituivano <em>dei fatti sociali totali<\/em> e, in quanto fatti sociali, contribuivano efficacemente a sviluppare quelle forme dell&#8217;interazione sociale che portarono, tra l&#8217;altro, alla fondazione della <em>polis<\/em>. In questo contesto \u00e8 la visione puramente estetica che ne ha fatto successivamente <em>dei fatti sociali parziali<\/em>.<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 della tecnica moderna, ha poi rappresentato, con la sua dimensione materiale (<em>sostanza<\/em>, <em>supporto<\/em>, <em>utensile<\/em>) ed immateriale (<em>il saper fare procedurale<\/em>) un ulteriore fattore di confusione.<\/p>\n<p>La dipendenza dell&#8217;arte dalla tecnica con il tempo \u00e8 divenuta cos\u00ec forte che, oggi, si pu\u00f2 parlare di un rapporto di <em>determinazione<\/em>. Lo si constata in architettura dove sempre pi\u00f9 spesso <em>la forma deriva dalla struttura, e la struttura deriva dai materiali usati<\/em>. Non senza una certa ironia l&#8217;inventore della cucina moderna, Marie-Antoine Car\u00eame, definiva questa disciplina una branca della pasticceria&#8230; lo ha dimostrato ridisegnando il piano urbanistico di Pietroburgo!<\/p>\n<p>Questa dipendenza, in generale, crea confusione, perch\u00e9 confonde un progresso <em>nelle<\/em> arti con un progresso <em>delle<\/em> arti, vale a dire, finisce per restare inascoltata la <em>spaltung<\/em>, la faglia di senso tra le possibilit\u00e0 formali e l&#8217;efficacia sostanziale.<\/p>\n<p><em>Le arti che consumano le arti,<\/em> invece, hanno un grande vantaggio su tutte le altre, contribuiscono a &#8220;ricostruire&#8221; le fondamenta dell&#8217;esperienza sensoriale, dunque, a strappare l&#8217;uomo dalla maledizione di trasformarsi nella &#8220;statua&#8221; di Condillac.<\/p>\n<p>In queste arti non ci sono faglie, perch\u00e9 la tecnica, in questo particolare caso, si configura come un <em>frame<\/em> <em>argomentativo<\/em>, uno sfondo di senso che si fa storia e <em>civilisation<\/em>.<\/p>\n<p><em>(marzo 2006)<\/em><\/p>\n<div style=\"clear: both; padding-bottom: 0.25em\"> <\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Politecnico di Milano, Bovisa. 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