{"id":3196,"date":"2008-01-03T19:59:19","date_gmt":"2008-01-03T18:59:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2008\/01\/03\/dauphine-duxelles\/"},"modified":"2008-01-03T19:59:19","modified_gmt":"2008-01-03T18:59:19","slug":"dauphine-duxelles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2008\/01\/03\/dauphine-duxelles\/","title":{"rendered":"Dauphine &#8211; Duxelles"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dauphine<\/strong> <em>(&agrave; la) <\/em>e anche <em>&agrave; la dauphinoise<\/em>, sono denominazioni che si applicano specialmente al gratin di patate, preparato come segue.&nbsp;Affettate le patate in modo uniforme in fettine spesse tre o quattro millimetri, stendetele a fasciame in una pirofila spalmata di burro e d&rsquo;aglio. Cospargere le patate di sbrinz grattugiato e di noce moscata, bagnate a filo con panna liquida fresca nella quale avrete aggiunto il tuorlo di un uovo per ogni mezzo litro di panna.&nbsp;Cospargete l&rsquo;apparecchio con pilucchi di timo fresco e qualche fiocco di burro, regolate il sale.&nbsp;Mettete in forno finch&eacute; le patate non sono pronte e leggermente dorate.&nbsp;Servite subito nel recipiente di cottura.<\/p>\n<p><strong>Decozione<\/strong>, si chiama cos&igrave; quel procedimento che consiste nel far bollire a lungo, da mezz&rsquo;ora sino ad un&rsquo;ora, talvolta anche di pi&ugrave;, un prodotto generalmente vegetale, come cortecce, radici, semi, di natura compatta.&nbsp;La parola, che deriva dal latino <em>decoctum, <\/em>&egrave; raramente usata nel linguaggio gastronomico.<\/p>\n<p><strong>Defrutum<\/strong>, una specie di vino, o di succo d&rsquo;uva cotto, di cui erano ghiotte soprattutto le dame romane.&nbsp;&ldquo;<em>Defruta, vel Psythia passus de vite racemos<\/em>&rdquo; scrive Virgilio. &Egrave; forse una specie del nostro <em>vin brul&eacute;?<\/em>&nbsp;Publio TerenzioVarrone (82-32 prima dell&rsquo;era comune) fa un elenco delle bevande consigliate alle donne, sono, la <em>lora<\/em>, la <em>sapa<\/em>, il <em>defrutum<\/em>, il <em>passum<\/em> e la <em>murrina<\/em>.&nbsp;Sui bordi del Rodano tra la Provenza e la Linguadoca i viticultori preparano un succo di uva con le prugne che chiamano <em>defrutum<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Demidoff<\/strong>, alla Demidoff, genere di preparazione che si applica al pollame di buone dimensioni, a base di carciofi, legumi, carote, sedano e cipolle.&nbsp;In pratica &egrave; un <em>sout&eacute;<\/em>.&nbsp;Demidoff &egrave; il nome d&rsquo;una celebre famiglia russa. Nicola si stabil&igrave; a Firenze e vi mor&igrave; nel 1828. Suo figlio, Anatolio, spirito irrequieto, spos&ograve; una Bonaparte, Matilde, figlia di Gerolamo, dalla quale divorzi&ograve;. Fu una delle figure caratteristiche della societ&agrave; parigina del Secondo Impero.&nbsp;A Firenze c&rsquo;&egrave; una piazza Demidoff con un giardino di tigli e il monumento a Nicola.<\/p>\n<p><strong>Dente di leone<\/strong> (<em>Taraxacum, Dens leonis, <\/em>fr. <em>pissenlit<\/em>e anche <em>dent-de-Lion, <\/em>ingl. <em>dandelion, <\/em>ted. <em>L&ouml;wenzahn, <\/em>fiam. <em>Molsalaad, <\/em>dan. <em>Moelkebte, <\/em>spagn. <em>diente de lion<\/em>)<em>, <\/em>chiamato, popolarmente, anche <em>radicchiella, <\/em>pianta erbacea, vivace, del genere Composite, a foglie radicali, oblunghe e dentate, e fiori gialli talvolta bordati di rosso. I frutti sono acheni, sormontati di ciuffi, asportabili dal vento.&nbsp;La pianta ha effetti diuretici, come traspare dal suo nome francese di <em>pissenlit<\/em>.&nbsp;Se ne fa uso in forma di estratto e d&rsquo;infusione. Le foglie delle piante non ancora fiorite, giacch&eacute; altrimenti non sono commestibili, servono principalmente per l&rsquo;insalata. La radice, disseccata, torrefatta e macinata &egrave; spesso venduta col nome di cicoria. Era molto usato in farmacia antica, col nome di <em>tarassaco. <\/em>In molte regioni si prepara la pianta secondo le ricette degli spinaci.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/D\/D2.jpg\" border=\"1\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Desinare<\/strong>, Originariamente il primo pasto del mattino, poi il maggior pasto giornaliero, che, in seguito, si &egrave; spostato da mezzogiorno alla sera. Tra le tante interpretazioni la derivazione pi&ugrave; probabile &egrave; quella del basso latino, <em>disjunare, <\/em>rompere il digiuno. Ancora oggi, in qualche regione, i contadini fanno il loro desinare tra le otto e le nove del mattino. Un vecchio proverbio francese insegna.&nbsp;&ldquo;<em>Lever &agrave; six, diner &agrave; dix, souper &agrave; six, coucher a dix, fait vivre l&rsquo;homme dix fois dix.<\/em>&rdquo;<\/p>\n<p><strong>Diodoro di Sicilia<\/strong>, storico greco, nato in Sicilia, contemporaneo di Cesare e di Augusto, autore di una <em>Biblioteca Storica, <\/em>di cui ci sono giunti vari frammenti. &Egrave; una narrazione degli avvenimenti dai tempi sino all&rsquo;anno 60 prima dell&rsquo;era comune, che fornisce, tra i molti, dati preziosi sulle abitudini gastronomiche dell&rsquo;antichit&agrave;.&nbsp;Una curiosit&agrave;.&nbsp;Diodoro racconta che un cittadino romano fu lapidato dagli egiziani per aver involontariamente schiacciato un gatto con il suo carro ed afferma che l&rsquo;amore di questo popolo per questi felini era tale che nel 525 prima dell&rsquo;era comune persero la battaglia per il possesso di Pelusio (Porto Said) solo perch&eacute; il re persiano Cambise ordin&ograve; ai suoi soldati di legare dei gatti ai loro scudi.&nbsp;Gli egiziani per paura di ucciderli preferirono arrendersi.<\/p>\n<p><strong>Direkt vom Fass<\/strong> (direttamente dalla botte) &egrave; l&rsquo;insegna delle birrerie tedesche, per rassicurare i loro clienti che la birra &egrave; spillata dalla botte, senza pressione.<\/p>\n<p><strong>Dolium <\/strong>(in it. dolio), era un vaso romano a bocca larga e ventre rigonfio, tanto grande da contenere almeno diciotto anfore di vino o di olio.&nbsp;Quando era conficcato nella sabbia, si chiamava <em>demersum, <\/em>oppure <em>depressum<\/em>od anche <em>defossum.<\/em><\/p>\n<p><strong>Donzelline<\/strong>, o <strong>nastrini di monache<\/strong>, o <strong>cenci<\/strong>, specialit&agrave; della pasticceria fiorentina, si racconta che l&rsquo;origine sia pratese, sono nastri di pasta dolce aromatizzata con la scorza di limone, cotti in olio bollente e spolverati di zucchero. Si confezionano il gioved&igrave; grasso per la festa del Berlingaccio.&nbsp;Altrove sono detti frappe, stoffole o chiacchere.&nbsp;Ovunque annunciano il Carnevale.&nbsp;Diffidate da quelle di produzione industriale!<\/p>\n<p><strong>Dragoncello<\/strong> (a<em>rtemisia dracunculus, <\/em>fr. <em>estragon, <\/em>inglese <em>tarragon, <\/em>ted. <em>Beifuss<\/em>)<em>, <\/em>chiamata anche <em>serpentaria<\/em>, &egrave; una pianta vivace della famiglia delle <em>Composite<\/em> e del genere delle <em>Antemidee<\/em>, alta circa un metro, dalle foglie strette e lanceolate, dai fiori giallastri, raggruppati in piccoli capitoli globulosi.&nbsp;Probabilmente &egrave; originaria della Siberia.&nbsp;Nota ed apprezzata dai greci che la chiamavano Artemisia forse in onore di <em>Artemis<\/em>, Diana, e molto usata dai romani con il nome di <em>dracunculus<\/em>.&nbsp;Sembra che gi&agrave; nell&rsquo;antichit&agrave; servisse come emmenagogo. Gl&rsquo;inglesi le hanno dato il nome <em>Tarragon<\/em> dall&rsquo;arabo <em>tarkun.<\/em>&nbsp;(In Inghilterra e in Francia arriv&ograve; con i crociati.)Le foglie hanno un odore gradevole ed un sapore piccante. Servono come condimento nelle insalate e nelle salse, come profumo nell&rsquo;aceto e nella senape e come rimedio stimolante, aperitivo, stomachico e antiscorbutico.&nbsp;<em>Tarragon vinegar for salad dressing <\/em>(Aceto con dragoncello per condimento d&rsquo;insalata, cucina americana). Fate macerare, per almeno due settimane, in due parti di aceto una parte in volume di foglie di dragoncello, con un po&rsquo; di pepe e chiodi di garofano.&nbsp;Al termine di questo periodo, filtrate con una garza, imbottigliate e sigillate.&nbsp;<em>Tarragon French dressing <\/em>(condimento, cucina americana), tre cucchiaiate di olio d&rsquo;oliva, una di aceto, sale quanto basta, un nonnulla di pepe, una cucchiaiata di foglie di dragoncello, fresche e tritate. Mescolate ed agitate prima di servirvene.&nbsp;<em>Cr&egrave;me d&rsquo;estragon <\/em>(cucina francese). In mezzo litro di vino bianco secco fate bollire un etto e mezzo di foglie fresche e tritate di dragoncello, fino ad esaurimento quasi completo del liquido. Aggiungeteci un paio di tazze di besciamella densa, sale quanto basta, pepe, ribollite e passate la crema alla stamina.&nbsp;Alla fine completatela con qualche fiocco di burro.&nbsp;<em>Pur&eacute;e d&rsquo;estragon <\/em>(cucina francese). Come purea conviene rafforzarne la consistenza, aggiungendo alla crema sopra descritta il doppio del volume di un passato di patate.&nbsp;Il dragoncello, in genere, serve alla cucina di carni bianchi e di pesci di fiume.&nbsp;&Egrave; un ingrediente principe in due salse, la nobile bernese e la pagana tartara.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/D\/D3.jpg\" border=\"1\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Drupe<\/strong>, si chiamano cos&igrave; i frutti che hanno la parte esterna in forma di membrana, la media carnosa e l&rsquo;interna, contenente il seme, dura e legnosa.&nbsp;Per esempio, ciliegie, pesche, olive e mandorle.<\/p>\n<p><strong>Dubarry<\/strong>, <em>alla Dubarry, <\/em>si chiama in questo modo il contorno per le carni rosse costituito da cavolfiore, inzuppato di salsa Mornay, cosparso di parmigiano e poi gratinato.&nbsp;In questo modo si ritrovano nello stesso piatto, pacificamente riuniti, il papa degli Ugonotti e l&rsquo;amante di Luigi XV.<br \/>\n Marie-Jeanne B&eacute;cu contessa du Barry, detta <em>l&rsquo;angelo<\/em> (1746-1793), per la sua bellezza e perch&eacute; figlia naturale di un monaco, <em>fr&egrave;re Ange<\/em> e di una &ldquo;signorina&rdquo; Anne B&eacute;cu di Cantigny, &egrave; tra le pi&ugrave; popolari cortigiane di Francia.&nbsp;La du Barry, a differenza di Jeanne-Antoniette Poisson, pi&ugrave; conosciuta come la marchesa de Pompadour, non si occup&ograve; mai di politica per dedicarsi meglio alle arti e alla deboscia.&nbsp;Questa preparazione a lei dedicata aveva due scopi, di far mangiare un re senza denti e di sfruttare le supposte facolt&agrave; del cavolfiore di ridare un po&rsquo; di virilit&agrave; agli uomini stanchi.&nbsp;In realt&agrave; Luigi non la voleva pi&ugrave; nel suo letto perch&eacute;, come dicevano le malelingue alimentate dalla principessa Maria Antonietta, petava tutta la notte disturbando il regale sonno.<\/p>\n<p><strong>Dugongo<\/strong>. Mammifero erbivoro dell&rsquo;Oceano Indiano, dell&rsquo;ordine dei Sirenidi <em>(Halicore dugong). <\/em>Gli Australiani un tempo se ne cibavano.&nbsp;Nell&rsquo;antichit&agrave; erano scambiati per sirene.<\/p>\n<p><strong>Dulcia<\/strong>, voce latina che secondo taluni autori corrisponderebbe ai nostri confetti, i quali sarebbero stati gi&agrave; noti ed usati dagli antichi romani.&nbsp;Questa affermazione per&ograve; &egrave; priva di fondamento perch&eacute; a Roma in quei tempi si utilizzava il miele come materia edulcorante. La canna da zucchero fu importata in Europa dai Crociati e fu soltanto nella prima met&agrave; del secolo XIII che gli israeliti in Sicilia iniziarono la confezione dei confetti. &Egrave; assai probabile che <em>dulcia<\/em>e <em>dulciaria<\/em>rappresentassero pietanze dolci, chiamate da noi oggi &laquo; di cucina &raquo; o pasticceria.<\/p>\n<p><strong>Dunand<\/strong>, cuoco e figlio di cuoco, svizzero, al servizio di Napoleone generale, Primo Console ed imperatore dei francesi, sino alla battaglia di Waterloo. Prima di partire per Sant&rsquo;Elena il corso don&ograve; al suo fedele servitore il suo servizio da tavola, che questi trasmise al Museo di Losanna. Il nome di Dunand &egrave; associato al nome d&rsquo;una preparazione, alla Marengo, che rievoca la vittoria, riportata sugli Austriaci il 14 luglio del 1800. Dopo la battaglia Dunand aveva pochi viveri a disposizione ed improvvis&ograve; una pietanza, a base di pollo, gamberi e cipolle, che piacque molto a Napoleone, il quale ne chiese spesso la ripetizione. E cos&igrave; &egrave; rimasta la denominazione Marengo per preparare i polli e vitelli l&rsquo;unico ricordo dell&rsquo;epopea napoleonica, oltre ai marenghi, naturalmente.<br \/>\n Le circostanze di questa preparazione tacciono su una questione molto pi&ugrave; grave, il saccheggio sistematico dei beni e dei viveri dei civili con i quali le soldataglie si arricchivano e si mantenevano in zona di operazioni militari.<\/p>\n<p><strong>Durvillea<\/strong>, grossa alga bruna che cresce sulle coste dell&rsquo;America meridionale nel Pacifico. Le popolazioni del Cile, dell&rsquo;Australia e della Nuova Zelanda la usano come alimento, perch&eacute; ricca di sostanze zuccherine.<\/p>\n<p><strong>Duxelles<\/strong> &egrave; un tritato di funghi, tipico della cucina francese, che fu cos&igrave; battezzato dal suo creatore, il famoso maestro di cucina La Varenne, in onore del suo padrone, il marchese d&rsquo;Uxelles. Si prepara tritando pi&ugrave; fini possibili cento grammi di funghi, estraendone poi l&rsquo;acqua di vegetazione con la torsione da ambedue i lati d&rsquo;un pannolino, in cui avrete collocato il tritato. Fate poi rosolare nel burro mezza cipolla di media grandezza, anch&rsquo;essa tritata, con sale, pepe e noce moscata, aggiungeteci il tritato di funghi, mescolando a fuoco vivo.&nbsp;Questo tritato &egrave; la base della <em>sauce Duxelles.<\/em>&nbsp;Per maggiori notizie visitate in questo sito i capitoli di: &ldquo;La storia e i suoi teatri gourmand&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dauphine (&agrave; la) e anche &agrave; la dauphinoise, sono denominazioni che si applicano specialmente al gratin di patate, preparato come segue.&nbsp;Affettate le patate in modo uniforme in fettine spesse tre o quattro millimetri, stendetele a fasciame in una pirofila spalmata di burro e d&rsquo;aglio. Cospargere le patate di sbrinz grattugiato e di noce moscata, bagnate [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-3196","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-d"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3196","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3196"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3196\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3196"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3196"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3196"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}