{"id":3195,"date":"2007-12-28T14:16:32","date_gmt":"2007-12-28T13:16:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/12\/28\/daino-dattero\/"},"modified":"2007-12-28T14:16:32","modified_gmt":"2007-12-28T13:16:32","slug":"daino-dattero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/12\/28\/daino-dattero\/","title":{"rendered":"Daino &#8211; Dattero"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/D\/copertina-D.jpg\" border=\"0\" alt=\"Copertina Lexicon lettera D\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Daino <\/strong>(fr. <em>daim,<\/em> la femmina <em>daine,<\/em> ingl. <em>buck,<\/em> femmina <em>doe,<\/em> ted <em>Dammhirsch<\/em>), il C<em>ervus dama<\/em> di Linneo, &egrave; un ruminante selvatico dei Cervuli, pi&ugrave; piccolo del cervo, caratterizzato dalle corna palmate in cima.&nbsp;Si dice che la carne degli esemplari giovani sia delicata, quella degli esemplari adulti coriacea.&nbsp;Si cucina con le stesse ricette del capriolo.&nbsp;La pelle del daino, pregiatissima, chiamata per una irriverente deformazione pelle di dante, serviva per la produzione di guanti.&nbsp;Oggi, solo i criminali dell&rsquo;ecosistema uccidono questo animale.<\/p>\n<p><strong>Dalia<\/strong> (<em>Dahlia variabilis<\/em>)&egrave; una pianta della famiglia delle Composite, originaria dal Messico, che fu introdotta in Europa solamente alla fine del diciottesimo secolo.&nbsp;Deve il suo nome al botanico svedese Anders Dahl, allievo di Linneo. I floricoltori ottengono una variet&agrave; di colori, che servono anche all&rsquo;industria tintoria. &Egrave; soprattutto una pianta ornamentale. In talune regioni, ove la dalia abbonda, se ne consumano i tuberi, il cui sapore ricorda quello dei <em>topinambours.<\/em>&nbsp;Si cucinano nello stesso modo.<\/p>\n<p><strong>Dampfnudeln<\/strong>, specialit&agrave; austro-tedesca, la cui traduzione sarebbe &laquo; tagliatelle al vapore &raquo;. Si tratta infatti di una specie di tagliatelle dolci, cotte nel latte. Il termine <em>vapore<\/em> si riferisce all&rsquo;evaporazione del latte.&nbsp;Oggi si preparano anche a forma di palline.&nbsp;Si condiscono con una crema di vaniglia oppure con burro e semi di papavero.&nbsp;Nella campagna fuori Vienna si farciscono con una <em>mousse<\/em> di prugne.&nbsp;Questo dessert &egrave; chiamato anche <em>Germknodel<\/em>.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dante e le anguille.&nbsp;<\/strong>&#8230;&#8230;<em>e quella faccia\/ di l&agrave; da lui, pi&ugrave; che l&rsquo;altre trapunta,\/ ebbe la Santa Chiesa in su le braccia;\/ dal Torso fu, e purga per digiuno\/ l&rsquo;anguille di Bolsena in la vernaccia.<\/em> &nbsp;(Purgatorio, XXIV, 20 e segg.). Di l&agrave; da lui (Buonagiunta da Lucca), trapunta, per straziata; quella faccia &egrave; Martino IV, papa (ebbe la chiesa in su le braccia), chiamato da Dante del Torso, da Tours, perch&eacute; da giovane fu tesoriere della Cattedrale di Tours. Martino IV fu nativo di Monpinc&eacute; in quel di Brie, intorno al 1230, al secolo Simone de Brion, morto a Perugia nel 1285.&nbsp;Ed ora facciamo seguire i commentatori, che descrivono le mense dei religiosi nel Medio Evo. <em>&ldquo;&#8230; e faceva morir l&rsquo;anguille di Bolsena nella vernaccia, e di poi cuocerle con varie specierie&#8230; &ldquo;.<\/em>&nbsp;Francesco Landini o&nbsp;Landino (1325-1397).&nbsp;<em>&ldquo;Ed era tanto sollecito a quel boccone che di continuo ne volea&#8230; E circa lo fatto del ventre non ebbe n&eacute; uso n&eacute; misura alcuna; e quando era bene incerrato, dicea: O sancte Deus, quanta mala patimur pro Ecclesia Dei! E dopo lui sono seguiti Pastori, Cardinali, Vescovi, Abati, ed altri minori Prelati e Chierici, li quali in questa facolt&agrave; vincerebbono la mitra al detto Papa Martino. Pre Pellegrino Melanese facea lasagne di pelle dei capponi grassi; vivea a fagiani ed a pernici e quaglie, dicendo che egli avea bene dieci grossi per comperare due fagiani, ma non dieci ducati per comperare un bue. Ed &egrave; s&igrave; pubblica la buona vita di costoro, che sono attribuite alcune condizioni a&#8217; Prelati, cio&egrave; che eglino bisognano avere collum taurinum, vocem cervinam, vultum solarem, gressum bovinum, et ventrem omnipotentem&#8230;&rdquo;.<\/em> &nbsp;Conclude la <em>Nidobeatina<\/em>(Martino Paolo Nibbia): <em>Utide super ejus sepulcro fertur, quod sint isti duo versus<\/em>:&nbsp;<em>Gaudent Anguillae, quod mortuus hic jacet ille \/ qui quasi morte reas excoriabat eas.<\/em> Talun agiografo, ma non la Chiesa, qualifica di <em>beato<\/em> Martino IV, che fu tenace difensore di Carlo d&rsquo;Angi&ograve;, re di Napoli.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/D\/D1.jpg\" border=\"1\" alt=\"Donna indiana\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Dariole<\/strong>, dal francese <em>darioles,<\/em> sono piccoli stampi, generalmente di forma cilindrica, pi&ugrave; alti che larghi, che servono per la cottura di determinati apparecchi, come le verdure con l&rsquo;uovo o di dessert come il <em>cr&egrave;me caramel.<\/em> &Egrave;un francesismo accettato.<\/p>\n<p><strong>Dattero <\/strong>(lat <em>dactilus,<\/em> fr. <em>datte,<\/em> ingl. <em>date,<\/em> ted. <em>Dattel<\/em>), frutto della palma da datteri, l&rsquo;espressione deriva dal greco <em>daktulos,<\/em> dito, per la similitudine evidente.&nbsp;I datteri si distinguono secondo la provenienza (i pi&ugrave; pregiati sono quelli tunisini) ed anche con riguardo alla consistenza della polpa, se dura o molle.&nbsp;In genere &egrave; preferita la variet&agrave; molle.&nbsp;Con i frutti del cocco costituiscono il principale alimento di molti paesi orientali. Un etto di datteri fornisce trecento calorie circa, quantit&agrave; all&rsquo;incirca uguale a quella fornita dalle lenticchie, dal miele o dai piselli.&nbsp;I datteri quindi posseggono un notevole valore energetico. La composizione chimica &egrave; la seguente: venticinque per cento acqua, dieci per cento sostanze azotate, quarantotto per cento zucchero ed altre sostanze carboidrate, ventiquattro per cento circa cellulosa e nocciolo.&nbsp;Nella farmacopea antica il dattero unitamente al fico, alla giuggiola e alla carruba, apparteneva ai cosiddetti frutti pettorali: una decozione di cinquanta grammi di dattero in un litro d&rsquo;acqua era usata come cura di forme bronchiali leggere.&nbsp;&Egrave; accertato, tuttavia, che l&rsquo;abuso di datteri determina febbre e dolori muscolari ed articolari.&nbsp;Nel nord d&rsquo;Africa si disseccano i datteri al sole e si riducono a farina per preparare focacce.&nbsp;I noccioli, cotti, carbonizzati e ridotti in polvere, un tempo, erano tra gli ingredienti per la preparazione dell&rsquo;inchiostro di Cina.&nbsp;<em>Datteri ripieni (dattes fourr&eacute;es,<\/em> pasticceria internazionale). Sgocciolate i datteri, aprendone un lato, riempiteli d&rsquo;una pasta di mandorle o di pistacchi, bagnateli di Cognac, di rum o di kirsch e cospargeteli di zucchero o di miele.&nbsp;<em>Frittelle di datteri (beignets, fritters,<\/em> pasticceria internazionale). Dopo aver snocciolato i datteri riempiteli di una crema molto densa, profumata d&rsquo;un liquore a vostra scelta, avvolgeteli in una pasta leggera da frittura e fateli andare in padella caldissima con burro.&nbsp;<em>Date pudding<\/em> (budino di datteri) Mescolate duecentocinquanta grammi di datteri snocciolati e tritati, altrettanto di strutto bianco, cinquecento grammi di farina, centoventicinque grammi di latte e sale quanto basta.&nbsp;Preparate un impasto e sistematelo in uno stampo da budino spalmato di burro.&nbsp;Cocete il tutto al vapore per circa tre ore. Oppure, fate con l&rsquo;impasto un rotolo (<em>roly-poly)<\/em> e avvolgetelo in un panno bianco, bollitelo a fuoco moderato per circa un&rsquo;ora e mezza. Le porzioni indicate valgono per sei persone.&nbsp;<em>Date pudding<\/em> (cucina americana), per duecento cinquanta grammi di datteri snocciolati, l&rsquo;albume di sei uova sbattute a neve ferma, cinque cucchiaiate da tavola di zucchero in polvere. Dopo aver mescolato lo&nbsp;zucchero e i datteri all&rsquo;albume montato, sistemate l&rsquo;apparecchio in forno caldissimo, sino a che non si forma una crosta dorata. Servite con una crema dolce oppure con panna montata, meglio se aromatizzata con il liquore Strega.&nbsp;<em>Dattelpudding<\/em>(cucina tedesca).&nbsp;Per quattro panini, una tazza di latte, mezza tazza di zucchero, tre cucchiaiate di burro, quattro uova, una cucchiaiata di noci tritate e tostate, sei di mandorle sfilettate, duecento grammi di datteri. Rammollite i panini nel latte caldissimo e setacciateli. Sbattete il burro a pomata. Mescolate burro, zucchero, tuorli d&rsquo;uovo, noci e mandorle con i datteri snocciolati e tagliati fini. Aggiungete poi l&rsquo;albume montato a neve ferma.&nbsp;Con questo composto riempiteci una forma, copritela, e cocete in bagnomaria per un&rsquo;ora. Capovolgete e servite caldo.&nbsp;Dante considerava il dattero un frutto molto gustoso.&nbsp;Fa dire, infatti, nel XXXIII canto dell&rsquo;Inferno, a quel gaudente frate Alberigo, condannato al &ldquo;fondo della ghiaccia&rdquo;, che alla fine d&rsquo;un pasto, al momento della frutta, aveva fatto uccidere proditoriamente i propri congiunti: <em>Io son quel dalle frutta del mal orto<\/em> \/ <em>Che qui riprendo dattero per figo.<\/em> Secondo l&rsquo;allegoria, la punizione costituiva un buon contrappasso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Daino (fr. daim, la femmina daine, ingl. buck, femmina doe, ted Dammhirsch), il Cervus dama di Linneo, &egrave; un ruminante selvatico dei Cervuli, pi&ugrave; piccolo del cervo, caratterizzato dalle corna palmate in cima.&nbsp;Si dice che la carne degli esemplari giovani sia delicata, quella degli esemplari adulti coriacea.&nbsp;Si cucina con le stesse ricette del capriolo.&nbsp;La pelle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-3195","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-d"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3195","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3195"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3195\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3195"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3195"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3195"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}