{"id":3193,"date":"2007-12-15T16:51:01","date_gmt":"2007-12-15T15:51:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/12\/15\/condimenti-costolette\/"},"modified":"2007-12-15T16:51:01","modified_gmt":"2007-12-15T15:51:01","slug":"condimenti-costolette","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/12\/15\/condimenti-costolette\/","title":{"rendered":"Condimenti &#8211; Costolette"},"content":{"rendered":"<p><strong>Condimenti d&rsquo;insalata<\/strong>, che i francesi chiamano <em>assaisonnements des salades, <\/em>gl&rsquo;inglesi <em>salad dressing <\/em>ed i tedeschi <em>Salatmarinaden. <\/em>Per l&rsquo;utilizzo dei condimenti, e per semplificare il riferimento, diamo alla nostra enumerazione un numero progressivo.&nbsp;Uno. A base d&rsquo;<em>olio. <\/em>Le cucine straniere concordano con quella italiana, vale a dire tre parti d&rsquo;olio per una d&rsquo;aceto, sale e pepe. Gli americani ci aggiungono in genere un pizzico di senape, gl&rsquo;inglesi prezzemolo tritato. Se l&rsquo;aceto, rosso o bianco, &egrave; buono, non sostituitelo col succo di limone, molto meno aromatico.&nbsp;Inoltre &egrave; una cattiva abitudine di cospargere l&rsquo;insalata con gli ingredienti separatamente; conviene invece mescolarli prima e portarli in tavola a parte.&nbsp;Gl&rsquo;inglesi chiamano questo modo <em>french dressing, <\/em>i tedeschi <em>franz&ouml;sische Marinade, <\/em>mentre i francesi lo definiscono <em>vinaigrette.<\/em>&nbsp;Due. <em>Maionese<\/em>, comune a molte cucine.&nbsp;Tre.&nbsp;A base di <em>panna <\/em>e <em>senape. <\/em>Mescolare nel rapporto di tre per la panna ed uno per la senape, con l&rsquo;aggiunta di sale, pepe e qualche goccia di succo di limone.&nbsp;Quattro.&nbsp;A base di <em>panna. <\/em>Tre parti di panna liquida fresca con una di aceto, sale e pepe ( &egrave; una ricetta francese, ma di largo uso in Inghilterra ed in America, col nome di <em>cream salad dressing).<\/em>&nbsp;Cinque.&nbsp;A base di <em>aglio<\/em>, chiamato alla marsigliese. Aggiungete al numero uno dell&rsquo;aglio tritato ( &egrave; una ricetta tipica soprattutto&nbsp;della Francia meridionale).&nbsp;Sei.&nbsp;A base di <em>acciughe, <\/em>chiamata in Francia <em>antiboise<\/em> (da Antibes).&nbsp;Aggiungere al numero uno le acciughe tritate, dopo aver levato loro le spine.&nbsp;Sette.&nbsp;A base di <em>lardo. <\/em>Fate cuocere del lardo, fondendolo dopo averlo tagliato a cubetti, versatelo sull&rsquo;insalatiera leggermente scaldata nella quale avrete predisposto l&rsquo;insalata, gi&agrave; condita di sale e pepe. All&rsquo;ultimo momento versate su tutto dell&rsquo;aceto, anch&rsquo;esso leggermente riscaldato.&nbsp;Otto. A base di <em>curry <\/em>(ricetta inglese, chiamata <em>Indian dressing)<\/em>. Fate fondere una cucchiaiata di cipolle tritate in una cucchiaiata d&rsquo;olio, aggiungeteci mezza cucchiaiata di <em>curry, <\/em>poi diluite il tutto con olio, sale pepe, succo di limone, ed un nonnulla di aglio grattugiato.&nbsp;Nove.&nbsp;A base di <em>paprica. <\/em>Come il numero uno, sostituendo il pepe con la paprica ed aggiungendovi un po&rsquo; di cipolla, cotta e tritata.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C19.jpg\" border=\"1\" alt=\"quadro caraffa\"\/>\n<\/p>\n<p>Dieci.&nbsp;A base di <em>ramolaccio,<\/em> &egrave; unaricetta tedesca, chiamata <em>Meerrettichmarinade, <\/em>usata specialmente per i cavolfiori <em>(Blumenkohlsalat). <\/em>&nbsp;Come il numero tre con l&rsquo;aggiunta di ramolaccio tritato, sbattete il tutto sino a farne una salsa cremosa, che verserete sul cavolfiore, cotto e predisposto nell&rsquo;insalatiera in ciuffi, decorate poi il tutto con fette di pomodoro e noci tritate.&nbsp;Undici.&nbsp;A base di <em>pomodoro. <\/em>Come il numero uno, con una leggera aggiunta di salsa di pomodoro.&nbsp;Dodici.&nbsp;A base di <em>uova. <\/em>Come il numero uno, poi cospargete l&rsquo;insalata di tuorli di uova sode tritate e di listarelle dell&rsquo;albume.&nbsp;Su questi dodici condimenti di base interviene spesso la fantasia degli <em>chef<\/em>, soprattutto americani che creano nomi e formule apparentemente nuovi, rappresentati dai condimenti base, cui aggiungono ogni genere d&rsquo;ingredienti.&nbsp;Cos&igrave; sono nati un <em>Lorenzo dressing, <\/em>che &egrave; il numero uno con l&rsquo;aggiunta d&rsquo;una cucchiaiata di salsa di pepe di Caienna e di crescione, tritato.&nbsp;Il <em>Mona Lisa dressing, <\/em>costituito da un decilitro di maionese con mezza cucchiaiata di panna montata, paprica, ramolaccio e senape.&nbsp;Un <em>Thousand island dressing, <\/em>composto da un decilitro di maionese con una cucchiaiata di salsa di pepe di Caienna, la punta di un cucchiaio di salsa Worchestershire, di peperone e di erba cipollina. E, per finire, ecco come si presenta la classica <em>vinaigrette <\/em>francese, nell&rsquo;applicazione americana.&nbsp;Due cucchiai di aceto, tre d&rsquo;olio, uno da t&egrave; di sale, un pizzico di pepe, e poi, un cucchiaio da t&egrave; rispettivamente di prezzemolo, di capperi, di dragoncello, di erba cipollina, di cerfoglio, tutto tritato, unitamente a un cucchiaio da tavola d&rsquo;un uovo sodo, pure tritato.&nbsp;Usate di preferenza olio d&rsquo;oliva e non altri oli vegetali.&nbsp;Non tutti, poi, tollerano la maionese, specialmente la sera. Fatene un uso ridotto.&nbsp;Cos&igrave; per la cipolla. Perci&ograve;, se usate cipolla cruda, affettatela in dischetti molto sottili, lavatela, spremetela fortemente in un angolo di salvietta, per estrarne il sapore acre, e collocatela possibilmente al bordo del piatto, a titolo decorativo.&nbsp;Dice un proverbio spagnolo, per condire l&rsquo;insalata ci vogliono cinque persone, un prodigo per versare l&rsquo;olio, un avaro per versare l&rsquo;aceto, un saggio per mettere il sale, un fantasioso per mettere il pepe, infine un pazzo per rimestare.<\/p>\n<p><strong>Confenon (in italiano, gonfalone)<\/strong> &egrave; il nome in friulano per le piante di papaveri che si consumano nella provincia di Udine come insalata o per farne degli gnocchetti.<\/p>\n<p><strong>Coniglio <\/strong>(fr. <em>lapin, <\/em>i selvatici giovani <em>lapereaux, <\/em>ingl. <em>rabbit, <\/em>ted. <em>Kaninchen<\/em>), mammifero dei roditori, di cui si conoscono moltissime razze domestiche, classificate secondo il tipo e la qualit&agrave; del mantello, di largo uso, purtroppo, in pellicceria, come la Gigante di Fiandra, la Gigante bianca, la Fulva di Borgogna, la Lepre belga, il Blu di Vienna. l&rsquo;Argentata della Champagne, la Cincill&agrave; e l&rsquo;Angora. Il coniglio domestico sembra derivare dal coniglio selvatico, di cui tuttavia non esistono tracce nei giacimenti preistorici.&nbsp;Lo storico greco Polibio, che visse a Roma nel II secolo prima dell&rsquo;era comune ne parla a lungo con il nome di <em>cuniculus, <\/em>nome dovuto all&rsquo;abitudine dell&rsquo;animale di scavare gallerie (cunicoli) sotto terra.&nbsp;Varrone, dal canto suo, ne consiglia l&rsquo;allevamento nelle cosiddette <em>leporarie, <\/em>recinti per l&rsquo;allevamento delle lepri.&nbsp;Dice Marziale &ldquo;<em>Gaudet in effosis abitare cuniculus antris<\/em>&rdquo;.&nbsp;La carne di coniglio contiene qualche caloria in pi&ugrave; rispetto al pollo, un tempo si riteneva che la carne di coniglio fosse molto ricca di sostanze vitaminiche, dato che l&rsquo;animale mangiava esclusivamente sostanze verdi.&nbsp;<em>Saltato.<\/em>&nbsp;Una volta scalcato cospargete i pezzi di sale e pepe. Fateli rosolare nel burro caldissimo, rigirandoli di continuo in modo che i singoli pezzi siano bene dorati. Cotti, toglieteli e conservateli al caldo. Aggiungete al liquido di cottura del vino bianco secco, qualche pilucco di dragoncello, riscaldate per ridurre il fondo, poi aggiungeteci un po&rsquo; di sugo di carne, fate bollire qualche istante, aggiungete qualche fiocco di burro e qualche goccia di succo di limone. Versate la salsa sul coniglio e cospargete il tutto di prezzemolo tritato fino.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n  <a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C20G.jpg\" target=\"_blank\"><br \/>\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C20.jpg\" border=\"1\" alt=\"quadro mele natura insetti\"\/><br \/>\n  <\/a>\n<\/p>\n<p><em>Marengo. <\/em>Fate rosolare i pezzi di coniglio in poco olio.&nbsp;Quando i pezzi saranno uniformemente coloriti, gettate nel recipiente una cipolla tritata fine e cinque minuti dopo un cucchiaio abbondante di farina setacciata.&nbsp;Mescolate bene.&nbsp;Poi aggiungeteci un bicchiere abbondante di brodo ed altrettanto di passata di pomodoro.&nbsp;Cocete per un&rsquo;altra mezz&#8217;ora.&nbsp;Aggiungeteci una ventina di olive snocciolate e finite la cottura.&nbsp;<em>Marinato. <\/em>Preparate una marinata in questo modo, un bicchiere di aceto, sale, pepe, prezzemolo, una cipollotta, una scorza di limone, delle carote affettate, acqua e burro.&nbsp;Fate intiepidire questa marinata, rimestandola con cura.&nbsp;Collocatevi i pezzi del coniglio e lasciateli marinare per otto ore.&nbsp;A questo punto, asciugateli, passateli nell&rsquo;uovo sbattuto ed infarinateli. Friggeteli a calore dolce.&nbsp;Serviteli con del prezzemolo fritto.&nbsp;<em>Boiled rabbit <\/em>(coniglio bollito, cucina inglese).&nbsp;Per un bel coniglio. Una cipolla, un mazzetto aromatico, una rapa, sale, pepe, una salsa di cipolla, <em>bacon<\/em>.&nbsp;Porzionate il coniglio, passate i singoli pezzi nell&rsquo;acqua bollente. Poi, aggiungeteci la cipolla e la rapa, tagliate a grossi pezzi, il mazzetto aromatico, il pepe ed il sale. Fate cuocere a fuoco moderato per tre quarti d&rsquo;ora. Servitelo su un piatto caldo, inzuppatelo di salsa di cipolla ed usate il <em>bacon<\/em> fritto per guarnizione. Al posto della salsa di cipolla, se questa &egrave; considerata troppo piccante, convertite il liquido di cottura in una salsa bianca, con l&rsquo;aggiunta di burro e fecola, dopo averla setacciata.&nbsp;<em>Qualche preparazione tipica delle regioni italiane.<\/em>&nbsp;A Ragusa lo preparano alla <em>partuisa <\/em>(alla portoghese).&nbsp;Fate andare il coniglio a pezzi in un soffritto di pomodoro, prezzemolo, capperi, olio, aglio e un tocco di lardo.&nbsp;<em>Alla, licudiana. <\/em>In padella, con olio, aglio, cipolla, sale, origano. &mdash; <em>Alla reggiana. <\/em>Pure cucinato in padella, con salsa di pomodoro, burro, lardo, prezzemolo, sedano ed una buona dose di cipolla.&nbsp;<em>Al vino bianco<\/em>, Imperia. Unitamente ad un buon olio d&rsquo;oliva e a molte erbe aromatiche.&nbsp;<em>Alla modenese. <\/em>Arrosto, al forno, con lardo e burro, salvia, rosmarino, olio, sale e pepe.&nbsp;<em>Alla palermitana. <\/em>In agrodolce, cio&egrave; in casseruola, con zucchero, aceto, olive, capperi, sedani, conserva di pomodoro.&nbsp;<em>Coniglio selvatico <\/em>all&rsquo;agrigentina.&nbsp;In padella, con un contorno di melanzane ritagliate, olive, capperi, sedani, zucchero (o miele), aceto (o succo di limone) nonch&eacute; pezzi di mandorle abbrustolite.&nbsp;Nonostante sia un&rsquo;isola il coniglio in fossa &egrave; una specialit&agrave; di Ischia da tempi immemori.&nbsp;Sono conigli pi&ugrave; piccoli e pi&ugrave; saporiti.&nbsp;Invece, non vogliamo assolutamente immaginare perch&eacute; una ricetta per il coniglio a Vicenza sia chiamato, <em>gato ala visentina<\/em>.&nbsp;Ridendo spesso si dice la verit&agrave;.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conservazione delle frutta<\/strong>.&nbsp;Vediamo i pi&ugrave; popolari metodi usati. <em>Uva. <\/em>Il locale di conservazione deve presentare poca luce, una temperatura quasi costante, tra i sette e gl&rsquo;undici gradi, settanta per cento di umidit&agrave;.&nbsp;In Francia usano depositarla in piccoli locali insieme ad una bottiglia contenente alcool puro per liquori i cui vapori ne impediscono l&rsquo;alterazione. Altrove si brucia dello zolfo con il medesimo intendimento. Nel piacentino l&rsquo;uva &egrave; collocata su appositi graticci, sopra felci, e ricoperta di foglie di vite che, seccando, si accartocciano avvolgendo i grappoli.&nbsp;L&rsquo;umidit&agrave; si elimina con dei vasi contenenti cloruro di calcio.&nbsp;<em>Pere e mele. <\/em>Si dispongono generalmente in grotta o in cantine con scansie speciali, poste intorno alle pareti e nel centro del locale. Devono essere pulite ed asciutte, avvicinate senza toccarsi.&nbsp;<em>Fragole, prugne, ciliege e simili <\/em>esigono un trattamento speciale in appositi frigoriferi.&nbsp;<em>Essiccazione<\/em>. Vi sono due metodi per togliere l&rsquo;acqua, il calore del sole e quello di apposite stufe. Gli essiccatoi, spesso basati su tutti e due i metodi, hanno dispositivi ed accorgimenti speciali, muniti di vetrate e persiane, per evitare i raggi diretti del sole nonch&eacute; l&rsquo;umidit&agrave;.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C21.jpg\" border=\"1\" alt=\"dettaglio quadro mele natura inseitti\"\/>\n<\/p>\n<p><em>Conserve. <\/em>Sono <em>saccarolei<\/em> di consistenza molle, si ottengono dal miscuglio di una sostanza vegetale, generalmente di frutta, con lo zucchero, che ha il duplice scopo di opporsi alla loro alterazione e di render pi&ugrave; gradevole il loro sapore.&nbsp;Le pi&ugrave; ricercate sono le conserve di mele, pesche, fichi ed albicocche.&nbsp;Le conserve di sorbe sono ottimi rimedi contro le diarree estive dei bambini e quelle di prugne per vincere la stitichezza.&nbsp;<em>Marmellate. <\/em>&nbsp;Si ottengono, in genere, mescolando una parte di polpa di frutta con due parti di sciroppo semplice, sino alla voluta consistenza, di preferenza pere, pesche, ciliege, albicocche, fragole.&nbsp;<em>Cotognate.<\/em>&nbsp;Si ottengono dalle mele cotogne, tagliate a pezzi, cotte nell&rsquo;acqua, per un&rsquo;ora, a fuoco lento. Al decotto, poi, si aggiungono tre parti di zucchero e si porta il tutto ad una consistenza di gelatina.&nbsp;<em>Sotto<\/em> <em>spirito. <\/em>D&rsquo;uso comune sono le ciliege che si conservano nell&rsquo;alcol alimentare cui si aggiungono chiodi di garofano, cannella, coriandolo e qualche goccia di sciroppo. Le pesche e le albicocche si conservano pure nello spirito per&ograve; tagliate a pezzi e prive del nocciolo.&nbsp;<em>Gelatine. <\/em>Mele, ciliege, ribes, prugne ed uva, di preferenza. Si tagliano le frutta e si liberano dei semi o dei noccioli. Poi si fanno bollire per recuperare il loro succo.&nbsp;Si passa con una garza e al liquido colato si aggiunger&agrave; la stessa quantit&agrave; di zucchero.&nbsp;Si porta tutto ad ebollizione, si aggiunge un aroma, cannella, chiodi di garofano o corteccia di cedro, il tutto ridotto in polvere, si schiuma e si fa evaporare sino alla voluta consistenza.&nbsp;<em>Confetture. <\/em>&nbsp;&Egrave; un francesismo che induce spesso in errore, <em>la<\/em> <em>confiture <\/em>francese &egrave; un&rsquo;espressione generica, che comprende qualsiasi forma di conserva di frutta, con l&rsquo;aggiunta di zucchero, tranne le frutta ottenute per essiccazione.&nbsp;<em>Canditi. <\/em>Sono generalmente bucce di frutta bollite nello sciroppo di zucchero concentrato. S&rsquo;impregnano di zucchero che poi si cristallizza e preserva la buccia per lunghissimo tempo.&nbsp;<em>Mostarda <\/em>(dal latino <em>mustum ardens, mustum, <\/em>mosto, un tempo si preparava la mostarda esclusivamente con il mosto). Frutta cotte nell&rsquo;acqua, intere, poi leggermente zuccherate, al tutto si aggiunge senape, stemperata nell&rsquo;acqua o nel vino.<\/p>\n<p><strong>Copate<\/strong>. &Egrave; un dolce senese, che data da tempi remoti, consiste in un impasto di noci, semi di anice e miele, racchiuso tra due ostie. <em>Copete<\/em> &egrave; il nome pugliese dello stesso dolce. <em>Copett<\/em> infine &egrave; un dolce analogo, preparato con i semi di finocchio a Busto Arsizio, in Lombardia.<\/p>\n<p><strong>Coquille Saint Jacques<\/strong> &egrave; un mollusco dei <em>Lamellibranchi<\/em>, con conchiglia bivalve, piatta la superiore, convessa la inferiore, elegantemente scanalate a raggiera. Il nome scientifico &egrave; <em>Pecten Jacoboeus<\/em> o <em>maximus, <\/em>appartiene alla famiglia dei <em>Pettinidei<\/em>.&nbsp;In Italia &egrave; chiamato, a seconda delle regioni, o pettine o ventaglio, od anche pellegrina, perch&eacute;&nbsp;&egrave; il simbolo dai pellegrini di San Giacomo che vanno a Compostela, la dove la terra finisce.&nbsp;Un tempo si diceva che questo mollusco, battendo l&rsquo;acqua con le sue valve, possa spiccare dei grandi salti.&nbsp;Queste conchiglie possiedono la rara particolarit&agrave; di essere munite di occhi catadioptrici elementari.&nbsp;Hanno carni chiare, ricche di ferro.&nbsp;I francesi sono ghiotti dei loro genitali che pudicamente chiamano coralli.&nbsp;Quelli delle femmine sono rossi, bianco avorio dei maschi.&nbsp;Le conchiglie migliori sono quelle normanne, acquistatele vive e di taglia media, cos&igrave; eviterete di doverle affettare.&nbsp;Rifiutate tutte le preparazioni che non sono costituite da burro, scalogno, panna liquida, sidro e, al limite, indivia, accettabile solo perch&eacute; &egrave; un erbaggio invernale.&nbsp;Solo i gonzi si fanno irretire, per esempio, dalle <em>coquille &agrave; la proven&ccedil;ale<\/em>.&nbsp;Se amate gli <em>hamburger<\/em> non fanno per voi.&nbsp;Dicono i pescatori di Brest, &ldquo;quando voi pensate che siano cotte, esse sono gi&agrave; scotte!&rdquo;&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Coratella<\/strong> (diminutivo di corata, parola caduta in disuso) indica le parti degli animali intorno al cuore, talvolta anche il cuore stesso. Anche qui eccelle la cucina <em>romana, <\/em>con le coratelle d&rsquo;agnello, d&rsquo;abbacchio o di capretto, accompagnate con i carciofi.<\/p>\n<p><strong>Corbezzole <\/strong>(fr. <em>Arbouse, <\/em>ingl. <em>arbute-berry, <\/em>ted. <em>Baumerdbeere<\/em>), chiamate anche <em>albatre<\/em>, sono le bacche di corbezzolo (od albatro), un albero delle <em>Ericacee<\/em>, che cresce spontaneo sulle alte colline dell&rsquo;Europa meridionale. I fiori sono bianchi o rossi, le bacche rosse, della grossezza d&rsquo;una ciliegia ed alla superficie tubercolate come una fragola. Il nome scientifico &egrave; <em>Arbutus unedo.<\/em><br \/>\n Due poeti hanno celebrato il corbezzolo, Virgilio, che immagina il feretro del giovane Pallante costruito di corbezzolo, e Pascoli che lo considera l&rsquo;albero italico per eccellenza e lo descrive nelle sue poesie pi&ugrave; belle.&nbsp;Come si vede, si presta maggiormente alla fantasia dei poeti che non all&rsquo;azione pratica dei cuochi.&nbsp;Se ne pu&ograve; estrarre una specie di vino, un ratafi&agrave; ed un liquore, considerato diuretico e digestivo.<\/p>\n<p><strong>Corda<\/strong>, anche <strong>cordula<\/strong>, &egrave; una specialit&agrave; sarda, consistente di intestini di capretto e d&rsquo;agnello, arrostiti alla graticola o allo spiedo e poi finiti in umido.<\/p>\n<p><strong>Cordon bleu<\/strong>. Cordone, in genere, era chiamato in passato quello portato dagli alti dignitari di taluni ordini di cavalleria.&nbsp;Come denominazione e rimasta tanto in Italia quanto in Francia nelle onorificenze accordate dai rispettivi governi. Il <em>cordon bleu<\/em>, in particolare, &egrave; stato l&rsquo;insegna dei Cavalieri del Santo Spirito.&nbsp;Successivamente fu chiamata <em>cordon bleu <\/em>una personalit&agrave;, di qualsiasi professione, che avesse primeggiato per capacit&agrave; ed autorit&agrave;. In tempi pi&ugrave; recenti il termine fu applicato soltanto ai cuochi dei due sessi.&nbsp;Oggi si dovrebbero chiamare <em>cordons bleus <\/em>solamente le cuoche di indiscussa capacit&agrave; professionale. Ai cuochi, o capi cucina che eccellono nell&rsquo;arte cucinaria, dovrebbe essere riservato il titolo di <em>maitre-queux<\/em>.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Coriandolo<\/strong> <em>(Coriandum sativum, <\/em>fr.<em> coriandre, <\/em>ingl.<em> coriander, <\/em>ted.<em> Korianderkern), <\/em>erbacea della famiglia delle <em>Ombrellifere, <\/em>spontanea, annuale, dai fiori bianco-rosa, raggruppati in ombrelle.&nbsp;In Italia &egrave; anche conosciuta con il suo nome spagnolo, cilantro.&nbsp;&Egrave; coltivata per i suoi frutti, che si chiamano coriandoli, alla pari dei semi e dei confetti contenenti tali semi.&nbsp;<em>&ldquo;Vellit et exiguo coriandra trementia filo&rdquo;, <\/em>scriveVirgilio. I frutti, allo stato verde, emanano un odore sgradevole, che ricorda quello delle cimici, infatti i tedeschi, pur chiamando i semi <em>Korianderkern, <\/em>come gi&agrave; indicato, denotano la pianta col nome ingiurioso di <em>Wanzenkraut, <\/em>erba da cimici. Disseccati, invece, diffondono un profumo gradevole ed aromatico.&nbsp;I confettieri rivestono questi semi di zucchero. Serve nella preparazione dei salumi, in cucina come condimento, in farmacia come aggiunta all&rsquo;acqua di melissa ed infine i semi distillati forniscono un&rsquo;essenza, dal colore giallo pallido, a cui si attribuiscono virt&ugrave; stimolanti, carminative ed espettoranti.&nbsp;Plinio afferma che i semi di coriandolo sotto il cuscino fanno passare il mal di testa e la febbre.&nbsp;Apicio con le corniole prepara un condimento che chiama <em>coriandratum<\/em>.&nbsp;Si pu&ograve; usare per insaporire gl&rsquo;insaccati.&nbsp;I semi di coriandolo macinato sono un ingrediente del <em>curry<\/em> e del <em>garam<\/em> <em>masala<\/em>.&nbsp;In Oriente &egrave; usato al posto del prezzemolo, da cui il suo soprannome di &ldquo;prezzemolo indiano&rdquo;.&nbsp;I dischetti di carta colorata chiamati coriandoli, derivano il loro nome dai confetti di coriandolo.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Corniola<\/strong> (fr. <em>cornouille, <\/em>ingl. <em>cornet-berry, <\/em>ted. <em>Kornetkirsche<\/em>) &egrave; il frutto drupaceo del corniolo, un alberello comune all&rsquo;Europa ed all&rsquo;Asia.&nbsp;&Egrave; un frutto di color rosso vivo e di sapore acidulo che, nella forma, ricorda le olive. Il nome scientifico della variet&agrave; pi&ugrave; diffusa da noi &egrave; <em>Cornus mascula.<\/em><br \/>\n II legno del corniolo era usato dai romani per l&rsquo;asta delle loro lance, oggi &egrave; molto apprezzato per<br \/>\n i lavori d&rsquo;intaglio, soprattutto per costruire le pipe.&nbsp;Le corniole, oggi, non si prestano a particolari preparazioni culinarie. Se ne fa uno sciroppo, che in talune regioni &egrave; considerato febbrifugo, delle conserve, con l&rsquo;aggiunta di miele e zucchero, si possono mettere in salamoia come le olive.&nbsp;Possono servire ad aromatizzare la grappa.&nbsp;Se andate per boschi, in giugno o luglio, mangiate solo i frutti caduti, vale a dire, quelli maturi, gli altri, &ldquo;allappano&rdquo;.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Costolette<\/strong> <em>alla milanese, <\/em>vanto della cucina lombarda, sono prese dal quadrello, o regione delle coste, e si preparano, con sale ed una presa di noce moscata, poi vanno passate nell&rsquo;uovo sbattuto, coperte di pangrattato, fritte nel burro.&nbsp;Si presentano con la sporgenza ossea, pulita ed adornata d&rsquo;un manicotto di carta. Se la carne &egrave; presa dalla fesa, cambia nome e si chiama&#8230; <em>Wiener Schnitzel, <\/em>reminiscenza austriaca della cucina triestina.&nbsp;Lo <em>Schnitzel <\/em>&egrave; decorato con un filetto d&rsquo;acciuga ed un&rsquo;oliva.&nbsp;<em>Alla modenese. <\/em>Medesima preparazione della sorella milanese, cui &egrave; aggiunta una salsa di sugo di carne, con cipolla, lardo e pomodoro.&nbsp;<em>Alla bolognese. <\/em>Sono costolette di vitello impanate. Tuttavia, anzich&eacute; essere saltate o fritte, sono cotte in umido, con sopra una fetta di prosciutto e fettine di tartufi e formaggio.&nbsp;<em>Alla spoletana. <\/em>Sono costolette d&rsquo;agnello, fritte nell&rsquo;olio.&nbsp;<em>Alla parmigiana. <\/em>Pure d&rsquo;agnello. Passate nell&rsquo;uovo e rivestite di parmigiano grattugiato, poi fritte e servite col riso in bianco.&nbsp;<em>A<\/em> <em>scottadito. <\/em>Pietanza romana di costolette d&rsquo;abbacchio, cotte in gratella, possibilmente su un letto di brace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Condimenti d&rsquo;insalata, che i francesi chiamano assaisonnements des salades, gl&rsquo;inglesi salad dressing ed i tedeschi Salatmarinaden. Per l&rsquo;utilizzo dei condimenti, e per semplificare il riferimento, diamo alla nostra enumerazione un numero progressivo.&nbsp;Uno. A base d&rsquo;olio. Le cucine straniere concordano con quella italiana, vale a dire tre parti d&rsquo;olio per una d&rsquo;aceto, sale e pepe. Gli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[],"class_list":["post-3193","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-c"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3193","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3193"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3193\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3193"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3193"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3193"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}