{"id":3187,"date":"2007-11-09T00:27:05","date_gmt":"2007-11-08T23:27:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/11\/09\/cappon-magro-carciofi\/"},"modified":"2007-11-09T00:27:05","modified_gmt":"2007-11-08T23:27:05","slug":"cappon-magro-carciofi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/11\/09\/cappon-magro-carciofi\/","title":{"rendered":"Cappon magro &#8211; Carciofi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Cappon<\/strong> <strong>magro &nbsp;<\/strong>a Ge&shy;nova &egrave; considerata la regina delle insalate.&nbsp;Preparate una salsa piccante pestando in un mortaio due spicchi d&rsquo;aglio, due ac&shy;ciughe salate e pulite, prezzemolo, 75 grammi di pinoli, 25 di capperi, tre tuorli d&rsquo;uovo sodi, un pugnetto di mollica di pane inzuppata d&rsquo;aceto, otto olive snocciolate, sale quanto basta.&nbsp;Ri&shy;ducete il tutto a purea, pas&shy;satelo al setaccio, uniteci mezzo bic&shy;chiere d&rsquo;aceto, uno d&rsquo;olio d&rsquo;oliva e stemperate il tutto. Per il <em>cappon  magro<\/em> ci vogliono questi ingredienti,: delle gallette di semola, stro&shy;finate d&rsquo;aglio, inzuppate leggermente di acqua mista ad aceto e cosparse di sale.&nbsp;Della verdura varia, cavolfiore, fagiolini, sedano, scorzonera, carote, lessate e tagliate a dadi.&nbsp;Delle barbabietole e patate les&shy;sate e tagliate a fette.&nbsp;Le verdure devono essere scolate, asciu&shy;gate e condite all&rsquo;olio d&rsquo;oliva, sale ed aceto.&nbsp;Lessate un pesce cappone (o ragno, o nasello o ombrina) dopo aver tolto la testa e la lisca, conditelo con olio, limone e sale.&nbsp;Lessate sgu&shy;sciate e tagliate a pezzi una aragosta, conditela con olio e sale.&nbsp;Lessate dei carciofi, tagliati in quarti.&nbsp;Friggete in padella un pugno di gamberi di mare.&nbsp;Cocete sei uova sode e tagliatele in quarti appena fredde. Sminuzzate una ventina di olive con qualche acciuga e mescolate il tutto con cinquanta grammi di mosciame, ritagliato in fette sottili, 25 grammi di capperi, 20 funghi sott&rsquo;olio, dozzine d&rsquo;ostri&shy;che, senza il guscio.&nbsp;Adesso, in una fondina mettete le gallette e spalmatele con la salsa versateci sopra un po&rsquo; degli ingredienti e ripetete l&rsquo;operazione fino alla fine.&nbsp;Sull&rsquo;orlo del piatto adagiate le ostriche, alternandole con le fette di barbabietola patate e carote, e nel &ldquo;tim&shy;ballo&rdquo; che avete composto infilateci con degli stecchini i gamberi, i funghi e le olive. Acciughe, uova, cap&shy;peri, carciofi dovranno essere distribui&shy;ti razionalmente nei singoli strati.&nbsp;Alcuni ci aggiungono il sedano e il finocchio.&nbsp;L&rsquo;origine del piatto &egrave; incerta, verosimilmente deriva dall&rsquo;abitudine dei servi delle famiglie ricche ad ammassare gli avanzi in un unico piatto.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Capriolo<\/strong> (fr. <em>chevreuil, <\/em>ingl. <em>roe, <\/em>ted. <em>Reh<\/em>), mammifero ruminante del genere dei Cervi, dalla pelliccia rossastra, corna poco sviluppate e coda ru&shy;dimentale. Vi &egrave; un&rsquo;unica variet&agrave; euro&shy;pea dal nome scientifico di <em>Capreolus  Capra. <\/em>L&rsquo;animale vive in pianura a pic&shy;coli gruppi, di solito un maschio ac&shy;compagnato da tre o quattro femmine. &Egrave; un animale stanziale e raramente abbandona la propria regione.&nbsp;Era noto ai romani col nome di <em>Capreolus, <\/em>diminutivo di <em>Caprea, <\/em>capra selvatica. &ldquo;<em>Capreoli  sparsis etiam nunc pellibus albo&rdquo;<\/em>, scrive Vir&shy;gilio.&nbsp;Gli esemplari giovani non vanno marinati essendo la loro carne molto de&shy;licata; gli adulti, invece, esigono una macera&shy;zione, anche se non troppo prolungata.&nbsp;<em>Costolette. <\/em>&nbsp;Eliminatene il grasso, schiac&shy;ciatele leggermente, cospargetele di sa&shy;le e pepe e fatele saltare nel burro caldissimo da tutte due le parti. La salsa d&rsquo;accompagnamento pi&ugrave; indicata &egrave; la <em>poivrade,<\/em> con una purea di lenticchie.&nbsp;<em>Cosciotto. <\/em>Eliminate la pellicola che lo ricopre ed arrostitelo al forno od allo spiedo, calcolando come durata della cottura un quarto d&rsquo;ora in ragione di un chilo. Usate le stesse salse, indicate nella ricetta che precede.&nbsp;Si accompagna con una purea di marroni.&nbsp;<em>Filetti, <\/em>Potete farli saltare al burro o nell&rsquo;olio, cos&igrave; come cuocerli alla graticola. &nbsp;&Egrave; facoltativo, ma racco&shy;mandabile, lardeggiare, prima della cottura.&nbsp;<em>Civet  di capriolo <\/em>(cucina francese). Ritagliate in pezzi uguali, preferibilmente la parte del petto. Fa&shy;teli rosolare nel burro con qualche fiocco di strutto rosolandoli da ambedue le parti, co&shy;spargeteli di farina, e quando anche questa avr&agrave; preso un colore scuro, aggiungeteci due bicchieri di brodo ed uno di vino rosso, sale, pepe, timo, lauro, prezzemolo, cipolline, uno spicchio di aglio, sale e pepe.&nbsp;Prima di terminare la cottura potete aggiungerci dei funghi ed eventualmente dei pezzetti di lardo rosa. Occorre un&rsquo;ora e mezza di cottura. Accomodate il ca&shy;priolo nel piatto di servizio, versateci sopra le cipolline, il lardo ed i funghi ed innaffiate con la salsa di cottura. Se questa &egrave; troppo liquida addensatele con un pizzico di fecola.&nbsp;(Sono ricette antiche e contadine, oggi i gentiluomini non mangiano i caprioli e, se possibile, li allevano per la loro bellezza.)<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C3.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Capro, capra e capretto<\/strong> (fr. <em>ch&egrave;vre,<\/em> capretto <em>chevreau, <\/em>ingl. <em>goat, <\/em>c.<em> kid, <\/em>ted. <em>Ziege, <\/em>c. <em>Ziegenlamm<\/em>). (Il maschio adulto &egrave; chiamato anche becco). Ne esiste una grande variet&agrave; tra domestici e selvatici. Il tipo comune delle nostre campagne &egrave; la <em>Capra  hircus, <\/em>allevata soprattutto per il latte, mentre qual&shy;che variet&agrave; asiatica, nonostante l&rsquo;espressione &ldquo;questioni di lana caprina&rdquo;, da un pelo utile per la confezione di tessuti morbidi e caldi. La capra &egrave; famelica ed &egrave; stato il contributo di questo animale allo stato selvatico a &ldquo;spogliare&rdquo; le Alpi e molti rilievi mediterranei. In molte re&shy;gioni dell&rsquo;Italia meridionale, in specie in Sicilia, resiste ancora una vecchia tradizione, quella del capraio che col suo piccolo gregge va di casa in casa e munge le bastie al cospetto dei consumatori.<br \/>\n La carne della capra, bench&eacute; nutriente, non &egrave; apprezzata per l&rsquo;odore sgradevole che emana. Quel&shy;la del capretto si prepara secondo le ricette usate per l&rsquo;agnello.&nbsp;I capretti <em>al forno <\/em>costituiscono una specialit&agrave; napoletana e siciliana, in <em>guazzetto <\/em>della Val d&rsquo;Ossola.&nbsp;La Ca&shy;labria ha una ricetta per il capretto <em>ripieno.<\/em>&nbsp;Si prepara riempiendolo con dei vermicelli cotti nel sugo delle interiora e poi lo si cucina in forno circondato di patate e cipolline.&nbsp;<em>Haedus,<\/em> presso i ro&shy;mani, era il capretto, <em>haedulus, <\/em>il ca&shy;pretto di latte.&nbsp;Giovenale scrive: &ldquo;<em>De Tiburtino veniet pinguissimus agro\/ &nbsp;raedulus, et toto grege mollior inscius herbae,\/ &nbsp;qui plus lactis habet quam sanguinis&rdquo;.&nbsp;<\/em>(Giunger&agrave; dall&rsquo;Agro tiburtino un capretto molto panciuto, il pi&ugrave; tenero del gregge, vergine d&rsquo;erba, pi&ugrave; di latte che di sangue ripieno.) &nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carbonades<\/strong>, specialit&agrave; della cucina belga. Si fanno rosolare delle fette di man&shy;zo sottili e magre nel burro o nello strutto a fuoco vivo.&nbsp; Poi si tolgono le fette e si sostituiscono con delle cipolle, trite nella Vallonia, affettate nelle Fiandre, co&shy;spargendole con della farina. Quando la fari&shy;na avr&agrave; preso colore, rimettete il man&shy;zo nella casseruola, aggiungeteci un maz&shy;zetto aromatico bagnate il tutto con della birra.&nbsp;In Vallonia si usa la Lambick.&nbsp;Passate tutto al forno per due ore circa, a recipiente coperto.<\/p>\n<p><strong>Carciofi<\/strong> (<em>Cynara  scolymus<\/em>, fr. <em>artichaut, <\/em>ingl. <em>artichoke, <\/em>ted. <em>Artischoke, <\/em>fiamm. e ol. <em>Artijok, <\/em>dan. <em>Artiskok, <\/em>spagn. <em>alcachofa<\/em>,oppure, <em>alcaucil, <\/em>port. a<em>lcacossa . <\/em>&nbsp;Queste espressioni derivano dall&rsquo;arabo <em>Al Kharsciuf,<\/em> i romani, invece, chiamavano la pianta <em>Cynara<\/em>).&nbsp; &Egrave; una pianta erbacea delle Composite, col gambo diritto, fiori blu ed ampie foglie d&rsquo;un ver&shy;de pallido. Se ne conoscono parecchie variet&agrave;, divise in due categorie, la <em>spi&shy;nosa, <\/em>come il carciofo violetto di Ge&shy;nova, quello grosso verde d&rsquo;Italia, e l&rsquo;altra <em>inerme, <\/em>senza spine, a cui appar&shy;tiene il carciofo di Venezia. Il fiore fa coagulare il latte e lo si usava per preparare i formaggi.&nbsp;Il carciofo &egrave; cono&shy;sciuto ed apprezzato dai tempi pi&ugrave; re&shy;moti, i romani dicevano: &ldquo;<em>Hispida  ponatur cynara quae dulcis Iaccho&rdquo;.<\/em>&nbsp;Dal canto suo Marco Terenzio Marrone, nato in quel di Rieti <em>,<\/em>bibliotecario di Cesare ed Augusto, scrittore inesauribile (ha scritto pi&ugrave; di quattrocento opere), raccomanda di macerare la semente del carciofo in un sugo di rosa, giglio od alloro, per ave&shy;re carciofi del medesimo sapore. Di&shy;menticato per vari secoli, fu reinte&shy;grato in Europa come alimento, al prin&shy;cipio del XV secolo, proveniente pro&shy;babilmente dall&rsquo;Etiopia. A quel cretino di Vittorio Emanuele si attribuisce la frase: L&rsquo;Italia &egrave; come un carciofo. Bisogna mangiarne una foglia dopo l&rsquo;altra.&nbsp;Nel linguaggio popolare il car&shy;ciofo si presta a molti sottointesi e a varie definizioni, spesso in senso dispregiativo.&nbsp;Costituisce un cibo sano, gradevole, non troppo nutriente, ma di facile digestione. Possiede propriet&agrave; astringenti, diuretiche e toniche e le fo&shy;glie e le radici trovano varie applica&shy;zioni terapeutiche, cos&igrave; nell&rsquo;artrite, nei reumatismi, nella gotta, negli ingor&shy;ghi intestinali, nell&rsquo;idropisia, nell&rsquo;itte&shy;rizia e nella diarrea. &nbsp;<em>Carciofo di Gerusalemme<\/em> &egrave; il nome che gli Anglo Americani danno al Topinambour, il cui sapore si avvicina sensibilmente a quello del carciofo.&nbsp;I francesi invece, ed anche taluni autori inglesi, chiamano <em>Artichaut  de Jerusalem <\/em>una variet&agrave; de&shy;gli zucchini e carciofi invernali <em>(artichaut d&rsquo;hiver) <\/em>i topinam&shy;bour.&nbsp;<em>Bolliti. <\/em>&nbsp;Eliminate le foglie esterne, tagliate le punte con un paio di forbici., avendo cura di dare al carciofo una forma regolare pareggiandone l&rsquo;altezza, poi asportate il pelo interno, il cosiddetto fieno e ridu&shy;cete il torsolo, che d&rsquo;altronde &egrave; com&shy;mestibile, ad un tronco di due o tre millimetri.&nbsp;Lavatelo in acqua fredda, eventualmente legatelo con un filo ed immergetelo in un recipiente contenente acqua bol&shy;lente salata e qualche goccia di limone, per evitarne l&rsquo;annerimento. Per la stes&shy;sa ragione un tegame di terraglia &egrave; indicato.&nbsp;Il carciofo non deve mai essere stracotto. Ultimata la bollitura, fatelo sgocciolare, asciugan&shy;dolo con un panno. &nbsp;<em>Brasati ripieni. <\/em>Preparate i carciofi come sopra, sbianchi&shy;teli (cinque minuti nell&rsquo;acqua bollente sa&shy;lata), rinfrescateli, sgocciolateli. &nbsp;Riempiteli con una farcia grassa, cir&shy;condateli di strisce sottili di lardo, legateli e collocateli in un tegame imburrato, rivestito di cotenne di lardo, di cipolle affettate e cos&igrave; di carote, di sale, pepe e d&rsquo;un mazzetto aromatico.&nbsp;Coceteli a fuoco dolce e a tegame coperto.&nbsp;Bagnateli durante la cottura di vino bian&shy;co.&nbsp;Poi, collocateli nel for&shy;no quando il liquido si sar&agrave; ridotto, inumidendoli con un fondo di vitello (od un fondo di magro).&nbsp;Alla fine sgocciolateli, slegateli, togliete il lardo e servite col fondo di cottura, sgrassato e passato al setaccio.&nbsp;Alla <em>barigoule<\/em>, coceteli come nella ricetta dei carciofi bolliti.&nbsp;Il ripieno preparatelo con una <em>duxelles<\/em>, met&agrave; di lardo raspato e met&agrave; di prosciutto magro tritato con l&rsquo;aggiunta di prez&shy;zemolo. &nbsp;Coceteli secondo la ricetta del carciofi brasati. Potete bagnarli con l&rsquo;olio, il vino bianco, oppure col burro fuso.&nbsp;<em>Sal&shy;se calde <\/em>appropriate per i carciofi caldi sono burro, crema, olandese, bianca e mus&shy;solina.&nbsp;<em>Salse fredde, <\/em>per i carciofi freddi sono la maionese, alla senape, tartara e <em>vinaigrette<\/em>. Servendo i carciofi freddi &egrave; racco&shy;mandabile inserire nel vuoto dal fieno un po&rsquo; di cerfoglio o di prezzemolo tri&shy;tato.&nbsp;<em>Ripieni vari, <\/em>sostituibili alla <em>Barigoule<\/em>.&nbsp;<em>Cr&egrave;cy, <\/em>con piccolissime carote novelle.&nbsp;Alla <em>lionese, <\/em>con carne di salsiccia, frammista a ci&shy;polla, stracotta al burro e prezzemolo.&nbsp;Alla <em>massaia, <\/em>con i resti d&rsquo;un manzo bollito, e l&rsquo;aggiunta di prezzemolo.&nbsp;Ai <em>legumi. <\/em>Scegliete i legumi che compongono la <em>Mirepoix<\/em>, con o senza pi&shy;selli.&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C4.jpg\" border=\"0\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><em>Carciofi alla giudia <\/em>(cucina ro&shy;mana). Scegliete dei carciofi teneri, torniteli e sbiancateli con acqua fredda e sugo di limone. Asciugateli, conditeli con sale e pepe e frig&shy;geteli in un tegame, contenente olio caldissimo, cambiandone spesso la posi&shy;zione, in modo che la cottura penetri da tutte le parti. L&rsquo;ultima fase deve essere costituita dal girello e torsolo in su, affinch&eacute; le foglie si possano allargare.&nbsp; Lo scopo della preparazione &egrave; di ottenere i carciofi croc&shy;canti.&nbsp;I francesi chiamano questa preparazione a la <em>diable .<\/em>&nbsp;Ricette per quarti di carciofo.&nbsp;Prepa&shy;rare i carciofi come nella ricetta dei carciofi bolliti, bagnateli con il succo di limone, imbianchiteli per cinque minuti nell&rsquo;acqua bollente, salata ed acidulata, sgocciolateli ed asciugateli. Divideteli in quarti ben proporzionati.&nbsp;<em>Al burro. <\/em>Adagiateli in un tegame unto di burro, copriteli con un fondo bianco, con l&rsquo;aggiunta di sale, pepe, prezzemolo ed un altra cucchiaiata di burro e lessate a fuoco moderato per mezz&#8217;ora. Serviteli bagnandoli con il burro di cottura.&nbsp;<em>Al sugo. <\/em>Procedere come per la pre&shy;parazione al burro, con questa varian&shy;te: servendoli, non bagnateli con il burro di cottura, ma sgras&shy;sate il tegame col vino bianco, fate bol&shy;lire per qualche istante, aggiungeteci un fondo di vitello piuttosto denso, ribol&shy;lite, setacciate ed aggiungete alla salsa un pezzetto di burro e del succo di li&shy;mone.&nbsp;<em>Al prezzemolo, <\/em>a cui i fran&shy;cesi danno il nome pretenzioso di <em>fines  herpes<\/em>, preparateli come nella ricetta precedente al burro. Sgrassate la teglia col vino bianco, fa&shy;te bollire, riducete il fondo e passatelo al setaccio.&nbsp; Poi aggiungete al&shy;la salsa cos&igrave; ottenuta un po&rsquo; di burro, il succo di un limone ed una cucchiaiata di prezzemolo tritata.&nbsp;Ricette per i fondi di carciofo.&nbsp;Eliminate con cura le foglie ed il fieno (chiamato barba in qualche regione), nonch&eacute; il torsolo, conservando unicamente la parte carnosa (il girello) e cercando di dare a questa una forma presentabile. &nbsp;Bagnatela con il succo di limone. &nbsp;<em>Bolliti. <\/em>In un fondo di legumi bollente.&nbsp;<em>Al burro. <\/em>Secondo la ricetta nei quarti di carciofo. Potr&agrave; essere servita, al momento di servire ed a parte, una besciamella aromatizzata con la noce moscata.&nbsp;<em>Al latte.<\/em>&nbsp;Come nella ricetta dei bolliti, ma cot&shy;ti al latte, sino a riduzione quasi com&shy;pleta del latte stesso. I fondi devono essere preventivamente bianchiti almeno per dieci minuti, asciu&shy;gati ed immersi nel latte bollente. &nbsp;Serviteci, a parte, una salsa crema.&nbsp;<em>Frittelle. <\/em>&nbsp;Sbianchiteli, asciugateli e marinateli in un liquido contenente olio, pepe, sale e succo di limone. Avvolgeteli in una pastella, fateli friggere nell&rsquo;olio bollente, sgoc&shy;ciolateli, asciugateli accuratamente, co&shy;spargeteli di sale fine e di prezzemolo fritto, serviteli su una salvietta montati a piramide.&nbsp;<em>Al gratin. <\/em>&nbsp;Aggiungete ai fondi una purea di vostro gradimento, marroni, pomodoro, oppure risotto, carne di salsicce con ci&shy;polle, od anche prezzemolo fritto e tri&shy;tato. Ponete il composto in un tegame imburrato, cospargeteli di pane grattugiato, parmigiano, bagnateli con del burro fuso e gratinate.&nbsp; Carciofini.&nbsp;Si trovano in commercio e costituiscono un contorno di piatti caldi, principalmente di legumi, e di quelli freddi, come crostacei, carne grossa, uova dure e pesci.&nbsp;<em>Purea di carciofi<\/em>. Preparate la purea se&shy;condo il metodo abituale, si usano i fondi, non essendo consistente, &egrave; necessario ag&shy;giungerci un terzo del volume, sia di una purea di patate, che chiamerete <em>pur&eacute;e di carciofi &agrave; la Parmentier, <\/em>sia di una purea di cipolle, <em>la pur&eacute;e  di ognons alla Soubise.<\/em>&nbsp;Preparazioni tipiche della cucina italiana. <em>Alla Matticella. <\/em>Specialit&agrave; di Velletri nel Lazio. Imbevuti nell&rsquo;olio e cotti nella brace di tralci di vite.&nbsp;<em>Alla modenese. <\/em>Cotti in umido, dopo aver introdotto nei carciofi filetti d&rsquo;acciughe, aglio pestato, prezzemolo ed un pezzo del gambo.&nbsp;<em>Alla villana. <\/em>&Egrave; la denominazione siciliana dei carciofi al&shy;la giudia.&nbsp;<em>Alla tortiera <\/em>(cucina ca&shy;labrese).&nbsp;&Egrave; una cottura in forno di spicchi di carciofi, che si alternano con strati di patatine fritte, con l&rsquo;aggiunta di olio, aglio, pangrattato e pecorino.&nbsp;<em>All&rsquo;aretina.&nbsp;<\/em>Cotti in teglia, con un ripieno del gambo, di carne, prosciutto, cipol&shy;la, mollica di pane, prezzemolo, funghi, formaggio grattugiato e spezie.&nbsp;<em>Tor&shy;tini di carciofi alla toscana. <\/em>Si fanno ammorbidire i quarti di carciofo nell&rsquo;acqua. Si asciugano e si cuociono poi, con l&rsquo;olio, nella teglia. Al&shy; ultimo momento s&rsquo;impastano con uova sbattute.&nbsp;Dai tempi pi&ugrave; remoti sono traman&shy;date le virt&ugrave; prodigiose del carciofo. Nel secondo secolo prima dell&rsquo;era comune il re d&rsquo;Egitto Tolomeo Eurgetes nutriva con i carciofi i suoi famosi soldati per ren&shy;derli resistenti alle fatiche pi&ugrave; dure.&nbsp;<em>&ldquo;Stomachum corroborat cynara&rdquo; <\/em>di&shy;ceva Plinio Cecilio nel primo secolo e, <em>&ldquo;Cit lotium cynara, calfacit et siccat bilem, expurgat renes&rdquo; <\/em>si dice ancora oggi.&nbsp;Castore Durante nel suo <em>Herbario<\/em> (1768) scriveva a Leurery, da Pa&shy;rigi: <em>&ldquo;L&rsquo;artichaut est cordial, ap&eacute;ritif, nourrissant, restaurant, propre pour purifier le sang&rdquo;.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cappon magro &nbsp;a Ge&shy;nova &egrave; considerata la regina delle insalate.&nbsp;Preparate una salsa piccante pestando in un mortaio due spicchi d&rsquo;aglio, due ac&shy;ciughe salate e pulite, prezzemolo, 75 grammi di pinoli, 25 di capperi, tre tuorli d&rsquo;uovo sodi, un pugnetto di mollica di pane inzuppata d&rsquo;aceto, otto olive snocciolate, sale quanto basta.&nbsp;Ri&shy;ducete il tutto a purea, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[],"class_list":["post-3187","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-c"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3187","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3187"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3187\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3187"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3187"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3187"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}