{"id":3186,"date":"2007-11-03T20:30:40","date_gmt":"2007-11-03T19:30:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/11\/03\/cacciucco-capponada\/"},"modified":"2007-11-03T20:31:43","modified_gmt":"2007-11-03T19:31:43","slug":"cacciucco-capponada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/11\/03\/cacciucco-capponada\/","title":{"rendered":"Cacciucco &#8211; Capponada"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/copertina-C.jpg\" border=\"0\" alt=\"Copertina Lexicon lettera C\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Cacciucco<\/strong> alla livornese &egrave; una zuppa di pesce, la cui ricetta &egrave; andata modi&shy;ficandosi e forse raffinandosi uscendo dalle case dei pescatori ed entrando nelle cucine dei grandi alber&shy;ghi.&nbsp;Qui non terremo conto delle varianti di quella che &egrave; la classica formula del cacciucco, varianti che sono spesso il frutto della fantasia di qualche cuoco che ha applicato al cacciucco metodi ed ingredienti suggeritegli della <em>bouillabaisse.<\/em>&nbsp;Per farla, pesci di poco co&shy;sto in genere, come capponi, cicale, gronghi, murene, palombi, scorfani, nonch&eacute; seppie oppure piccoli polipi. Sminuzzate il tutto in una teglia contenente olio bollente, fate rosolare dell&rsquo;aglio pestato ed un peperoncino piccante e qualche istante dopo le seppie (o i polipi), che dovranno cuocere con la teglia coper&shy;ta. Appena saranno cotti, s&rsquo;inizia la fa&shy;se successiva, versateci mezzo bicchiere di vino rosso, mo&shy;derate il fuoco ed attendete la qua&shy;si evaporazione del vino.&nbsp;A questo punto aggiungeteci una buona dose di pomodori spaccati in quattro, sale ed acqua quanto basta, mescolando, sempre a fuoco dolce, per permettere al pomodoro di distribuirsi in modo omo&shy;geneo.&nbsp;Aggiungete, ora, il resto dei pesci continuando la bollitura sino a cottura completa.&nbsp;Alla fine travasate il tutto sui piatti, in cui avrete predisposto crostini, fritti od abbrustoliti, strofinati con l&rsquo;aglio.<\/p>\n<p><strong>Cachi<\/strong> (fr.<em> kaki<\/em> oppure <em>gueminier, <\/em>ingl. <em>persimones, <\/em>ted. <em>Persymone<\/em>) &egrave; il nome d&rsquo;una pianta originaria dal Giappone, oramai diffusa in tutta l&rsquo;Europa, il cui nome scientifico &egrave; <em>Diospyros kaki. <\/em>&Egrave; pure il nome del frutto di tale albero, della grandezza d&rsquo;una mela, dal colore giallo fulvo. Contiene una polpa molle e gradevole.&nbsp;<em>Al liquore<\/em> (kirsch oppure maraschino). Asportate la parte superiore, dalla parte del gam&shy;bo, spolverate di zucchero fine, bagnate con il liquore ed adagiate il frutto su un letto di ghiaccio pestato.&nbsp;<em>All&rsquo;impera&shy;trice. <\/em>Asportate la parte superiore, senza lacerare la buccia. Riempite il vuoto di riso all&rsquo;imperatrice, mescolan&shy;dovi la polpa dei cachi, ritagliata in piccoli dadi. Bagnate il tutto con un vino dolce.<\/p>\n<p><strong>Caciu<\/strong> <strong>all&rsquo;argintera<\/strong> &egrave; un piatto palermitano.&nbsp;Consiste in formaggio fritto (in genere primo sale o caciocavallo affettato) con l&rsquo;aglio e condito con aceto ed origano.<\/p>\n<p><strong>Caillebotte<\/strong> &egrave; il nome francese del latte cagliato o cacio fresco, chiamato dai tedeschi <em>Quark <\/em>o <em>Topfen. <\/em>&nbsp;Un tempo era un ripiego casalingo per il latte andato a male, coagulato, come capita spesso in estate.&nbsp;Oggi &egrave; un formaggio da dessert tipico del Poitou-Charent, della Bretagna e della Vandea.&nbsp;I raffinati lo fanno cagliare con il fiore del carciofo selvatico.&nbsp;Una curiosit&agrave;, Rabelais lo cita nel 1546 in riferimento alla cucina <em>poitevine<\/em>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Calamaro<\/strong> (fr.<em>calmar, <\/em>anche <em>entonnet, <\/em>ingl. <em>calmare, <\/em>ted. <em>Tintenfisch<\/em>), &egrave; chiamato anche totano.&nbsp;&Egrave; un <em>Cefalopodo<\/em>, una sottospecie delle seppie, di analoga struttura anato&shy;mica; ha tuttavia il ventre pi&ugrave; ova&shy;le ed allungato e possiede due natatoie triangolari. Il nome scientifico &egrave; <em>Sepia loligo.<\/em><br \/>\n II calamaro pu&ograve; raggiungere lunghezze considerevoli, ma per la cucina scegliete esclusivamente calamaretti.&nbsp;<em>Fritti <\/em>(si servono spesso accompagnati agli scampi). Eliminate l&rsquo;osso, la bocca, gli occhi, la penna e lavateli a lungo in acqua corrente. Staccate i tentacoli e le pinne, e rita&shy;gliate quelli e queste in pezzi regolari, cos&igrave; il ventre, in modo da otte&shy;nere tanti anelli. Sciacquate ancora ed asciugate accuratamente con un panno. Passateli alla farina e fateli friggere nell&rsquo;olio a fuoco dolce.&nbsp;&nbsp;Serviteli con prezzemolo e fette di limone.&nbsp;<em>Alla marchigiana.<\/em>&nbsp;Appassite nell&rsquo;olio bollente uno spicchio d&rsquo;aglio che poi eliminerete. Aggiungeteci del prezzemolo trito e poi i calamaretti preparati come nella ri&shy;cetta precedente, sale, un&rsquo;acciuga tritata, un pe&shy;peroncino piccante (oppure pepe maci&shy;nato di fresco).&nbsp;Dopo una decina di minuti bagnate il tutto con del vino bianco secco ed una quan&shy;tit&agrave; uguale di brodo (se questo non &egrave; disponibile, acqua). A questo coprite e lasciate cuocere a fuoco lento fino a cottura.&nbsp;<em>Alla napoletana.<\/em>&nbsp;Allestite i calamari come nella precedente ricetta, in un tegame appassite uno spicchio d&rsquo;aglio, aggiungeteci del pomodoro fresco, sale e pepe, pinoli, olive snocciolate e un pugnetto di uva sultanina, infine i calamaretti. Coprite la teglia, diminuite il fuoco e continuate la cot&shy;tura lentamente, ag&shy;giungendo dell&rsquo;acqua se occorre.&nbsp;<em>Ripieni <\/em>(cucina marsigliese e provenzale). Questa volta occorre ricor&shy;rere a calamari di media grandezza. Togliete l&rsquo;osso, la bocca, gli occhi, staccate i tentacoli, che triterete.&nbsp;Con questi fare un composto con una cipolla, rosolata nell&rsquo;olio e tritata fine, pomo&shy;doro, sale e pepe. Mesco&shy;late e fate rosolare.&nbsp;A met&agrave; cottura aggiungete un po&rsquo; di mollica di pane inzuppata, uno spicchio d&rsquo;aglio tritato, un po&rsquo; di prezzemolo, qualche cucchiaiata di ac&shy;qua bollente e del tuorlo d&rsquo;uovo.&nbsp;Ora aprite il sacco del calamaro e riempitelo, poi, ricucitelo.&nbsp;Bagnateli con del burro fuso.&nbsp;A parte preparate una salsa come se&shy;gue: fate rosolare nell&rsquo;olio una cipolla tritata, aggiungeteci una foglia di lauro, uno spicchio d&rsquo;aglio schiacciato ed una cucchiaiata di farina, sale, pe&shy;pe, due o tre cucchiaiate di pomodoro, mezzo bicchiere di vino bianco secco ed acqua. Fate bollire il tutto per un quarto d&rsquo;ora circa e versatelo sui calamari. Cospargete di pane grattato e gratinateli al forno, a fuo&shy;co dolce.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C1.jpg\" border=\"1\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Cambridge sauce<\/strong>, &egrave; una delle salse classiche della cucina inglese, si prepara tritando tuorli d&rsquo;uova sode con capperi, filetti d&rsquo;acciughe, cerfo&shy;glio, scalogno, cipollotti, senape ingle&shy;se, olio ed aceto.&nbsp;In Inghilterra &egrave; una delle salse preferite per le carni fredde.<\/p>\n<p><strong>Camomilla<\/strong> <strong>comune<\/strong> <em>(Matricaria Camomilla, <\/em>fr. <em>camomille, <\/em>ingl. <em>camomille, <\/em>tede. <em>Kamomille) <\/em>&egrave; un&rsquo;erbacea annuale delle Composite, che cresce in tutti i luo&shy;ghi della zona submontana. I capolini fiorali contengono un olio essenziale, una sostanza colorante, un principio amaro, sostanze resinose ed acidi grassi vari. Come molte altre pian&shy;te, la camomilla oggi non &egrave; pi&ugrave; amata come nei secoli scorsi. Gli Egi&shy;ziani la consideravano un febbrifugo sovrano ed i loro sacerdoti l&rsquo;avevano consacrata al sole. Galeno ne ricono&shy;sceva l&rsquo;efficacia per le febbri che non provengono da infiammazioni viscerali. Castor Durante, nel suo <em>Herbario Nuovo <\/em>(Venezia, 1684) attribuiva alla camomilla virt&ugrave; miracolose, Giorgio Baglivi (Venezia 1721) afferma che i suoi effetti erano pi&ugrave; sicuri di quelli della china.&nbsp;Pietro Andrea Mattioli, nel XVIII se&shy;colo confermava di questa erbe i giudizi di Galeno. Oggi, come rimedio febbrifugo non raccoglie pi&ugrave; il consenso dei medici, che tuttavia le riconoscono qualit&agrave; toniche, antispasmodiche, stomatiche, diaforetiche, emmenagoghe ed antidiarroiche.<br \/>\n <em>In infusione,<\/em> si usa come succeda&shy;neo del t&egrave;, al 10\/15 per mille.&nbsp;Occorre stare attenti alle adulterazioni poste in commercio coi capolini di altre Compo&shy;site, ad esempio con quelli della Camo&shy;milla fetida e di quella selvatica. In farmacia se ne produce un&rsquo;essenza, una tintura ed un olio.<br \/>\n <em>Matricaria<\/em>deriva dal latino <em>matrix<\/em>, utero, per le propriet&agrave; emmenagoghe e <em>Chamomilla<\/em>dal greco <em>chamaimelon, <\/em>piccola mela, per l&rsquo;odo&shy;re che ricorda quello delle mele re&shy;nette.<\/p>\n<p><strong>Camomilla romana<\/strong> <em>(Anthemis nobilis) <\/em>&egrave; una pianta coltivata che ha le stesse propriet&agrave; della camomilla co&shy;mune. In greco <em>anthemis<\/em>significa pic&shy;colo fiore. Prospera tanto nei dintorni di Roma, quanto in tutta l&rsquo;Europa oc&shy;cidentale.&nbsp;Ottima per il mal di denti.<\/p>\n<p><strong>Canap&eacute;<\/strong>, in francese &egrave; prime di tutto il divano, il termine &egrave; usato in gastronomia per indicare delle fette di pane bianco, fritte, arrostite od inzuppate, su cui si adagia&nbsp;del &ldquo;companatico&rdquo; non troppo voluminoso, come scaloppine, ro&shy;gnoni, turnedos, uccelletti, caviale, pat&eacute; ed altro.&nbsp;Se vanno semplicemente spalmate &egrave; pi&ugrave; corretto usare il termine di <em>crostini<\/em>.&nbsp;Come canap&eacute;, un tempo si usava spesso anche la polenta, canta Carlo Porta:&nbsp;<em>Ed i tordi, pi&ugrave; di trenta,\/ in lardosa maest&agrave;,\/ stavan l&agrave; sulla polenta,\/ come i Turchi sul sof&agrave;. <\/em><\/p>\n<p><strong>Cancalaise<\/strong>, <em>(&agrave; la Cancalaise), <\/em>&egrave; una guarnizione composta di ostriche e di code di gamberi, con salsa normanna. Cancale &egrave; un piccolo porto sulla Ma&shy;nica, nel Dipartimento dell&rsquo;Ille et Vilaine, vicino a Mont-Saint-Michel, noto per il merluzzo e le sue ostriche grasse e chiare.&nbsp;Un tempo era anche una spiaggia di prestigio.&nbsp;Con questo nome, oggi, un&rsquo;industria agroalimentare di Cancale prepara dei composti e delle salse a base di pesce.<\/p>\n<p><strong>Canepeti&egrave;re <\/strong><em>(Tetrax Tetrax)<\/em>, uccello migratore dei Griformi, chiamato comunemente in Francia <em>petite outarde <\/em>e da noi gallina od oca &ldquo;granaiola&rdquo;. &Egrave; sedentaria nel Sud europeo, in Italia, Spagna, Grecia.&nbsp;Ha una carne delicata.&nbsp;Si prepara come l&rsquo;oca domestica.<\/p>\n<p><strong>Canguro<\/strong>, mammifero australiano dei Marsupiali.&nbsp;Purtroppo gli australiani considera&shy;no la coda dei canguri un cibo preli&shy;bato, che si prepara con una cottura di almeno tre ore, bollita, oppure stu&shy;fata, al curry o in <em>fricass&eacute;e<\/em>.&nbsp;Si reputa particolarmente apprezzata la <em>Kangaroo tail soup, <\/em>la zuppa di coda di canguro, la cui preparazione esige al&shy;meno cinque ore. I metodi sono quelli adottabili per la selvaggina in genere&hellip;esecrabili!<\/p>\n<p><strong>Cannella<\/strong> <em>(Laurus cynnamomum, <\/em>fr. <em>cannelle, <\/em>ingl. <em>cinnamon,<\/em> ted. <em>Zimt)<\/em>, &egrave; un ar&shy;busto delle Lauracee, spontaneo e col&shy;tivato nelle regioni tropicali. La scorza disseccata di tale pianta porta lo stes&shy;so nome<em>.<\/em>&nbsp;Abusivamente, o sol&shy;tanto per estensione, si chiamano cannella varie piante, il cui odore e colore si avvicinano a quelli della vera can&shy;nella, di cui esistono due variet&agrave; importanti, la cannella di Sri Laanka, cono&shy;sciuta anche col nome di &ldquo;cannella re&shy;gina&rdquo;, la migliore, e quel&shy;la di Cina, che va classificata qualitati&shy;vamente al secondo posto. Provengono ambedue dalla corteccia dei giovani rami, privati dello strato esterno. Non &egrave; difficile distinguere la prima dalla se&shy;conda. La Sri Lanka ha come caratteri&shy;stiche il colore fulvo, i cannoli lunghi e sottili, la frattura scheggiosa; la Cina tende al fulvo bruno, ha scorze pi&ugrave; corte e pi&ugrave; grosse, a frattura ret&shy;ta, e porta qualche macchia d&rsquo;un bru&shy;no scuro o nerastra. La cannella, ven&shy;duta in polvere, contiene spesso sostan&shy;ze di qualit&agrave; inferiore.&nbsp;Serve in cucina e in pasticceria, per la preparazione del <em>vin brul&eacute; <\/em>(con l&rsquo;aggiunta di chiodi di ga&shy;rofano) ed in medicina come stimolante, digestivo, tonico ed antispasmodico.<\/p>\n<p align=\"center\">\n  <a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C2_Big.jpg\" target=\"_blank\"><br \/>\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/C\/C2.jpg\" border=\"1\"\/><br \/>\n  <\/a>\n<\/p>\n<p><strong>Caponata alla siciliana.<\/strong> Sbucciate tre melanzane, tagliatele in piccoli da&shy;di, copritele di sale, affinch&eacute; perdano parte dell&rsquo;acqua di vegetazione e poi friggetele in abbondante olio d&rsquo;oliva. Nel frattempo preparate quattro acciughe, due cuori di sedano tagliati alla <em>julienne<\/em>, 100 grammi di olive snocciolate, 50 grammi di capperi.&nbsp;Rosolate nell&rsquo;olio una cipolla affettata con 40 grammi di zucchero e due tazze di purea di pomodoro.&nbsp;Aggiungeteci mezzo bic&shy;chiere d&rsquo;aceto e continuate la cottura a fuoco dolce per qualche istante, ag&shy;giungete sale, pepe, prezzemolo tritato, le melanzane e gli altri ingre&shy;dienti, indicati sopra, mescolando bene. Montate il tutto in forma di cupola,&nbsp;se ve lo potete permettere decoratelo con fettine d&rsquo;aragosta, di tonno, di scampi e di fettine di bottarga. &Egrave; un cibo essenzialmente estivo, che si pu&ograve; accompagnare con la cosiddetta <em>salsa di San Bernardo. <\/em>(Pestate in un mortaio due fette di pane biscottate unitamente a 80 grammi di man&shy;dorle rosolate in padella con un po&rsquo; d&rsquo;olio, due filetti d&rsquo;acciughe e il succo d&rsquo;un arancio. Versate il tutto, ridotto ad impasto, in una teglia con una cucchiaiata di zucchero, al&shy;trettanto di cioccolato amaro grattato, un po&rsquo; d&rsquo;acqua ed un quarto di bicchiere di aceto.&nbsp;Cocete il tutto a fuoco dolce, quando comincia ad addensare passatelo al setaccio e servite.&nbsp;Questa salsa &egrave; ottima anche per i carciofi.&nbsp;Il cioccolato si pu&ograve; sostituire con del cacao amaro in polvere.)&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cappero<\/strong> <em>(Capparis spinosa, <\/em>fr. <em>c&acirc;prier, <\/em>ingl. <em>capertree, <\/em>ted. <em>Karpenstrauch, <\/em>fiamm. e oland. K<em>apperboom, <\/em>spagn. <em>alcaparra, <\/em>port. <em>alcaparreira), <\/em>pianta sempreverde del genere delle Capparidacee, che comprende circa un centinaio di specie, alberi, alborelli e talvolta anche rampicanti, inermi o spinose, che crescono nei pae&shy;si caldi. In italiano si chiamano capperi tanto le piante quanto i fiori. I capperi erano noti ai romani. Ne fa fede Marziale, &ldquo;<em>capparin, et putri cepas halece natantes&rdquo;. <\/em>Vivono selvatici ed amano i crepacci di vecchie mura, specialmente se espo&shy;ste al sole. Di questa strana preferenza si tiene conto nella coltivazione, mescolando alla terra del calcinaccio polverizzato.&nbsp;In cucina non si fa uso che del bocciolo sotto aceto. Si leva loro il picciolo, si lavano, si fanno macerare per alcune ore, cospargendoli con sale abbondante. Si coprono con l&rsquo;aceto per una giornata. Si scolano, si mettono nei vasi, con altro aceto bol&shy;lito, un pochino di pepe e qualche er&shy;ba aromatica, oltre al sale naturalmen&shy;te. Serviranno per la preparazione di varie salse, sono eccitanti e digestivi.&nbsp;Per gli estensori di questo &ldquo;lexicon&rdquo; ottimi sono quelli di Linosa.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Capponada<\/strong> con voce dialettale, altri&shy;menti cappone di galera, &egrave; chiamata in Liguria una galletta, rammorbidita nell&rsquo;acqua e condita con sale, olio, cap&shy;peri, olive ed acciughe.&nbsp;Il pomodoro &egrave; facoltativo.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cacciucco alla livornese &egrave; una zuppa di pesce, la cui ricetta &egrave; andata modi&shy;ficandosi e forse raffinandosi uscendo dalle case dei pescatori ed entrando nelle cucine dei grandi alber&shy;ghi.&nbsp;Qui non terremo conto delle varianti di quella che &egrave; la classica formula del cacciucco, varianti che sono spesso il frutto della fantasia di qualche cuoco che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[],"class_list":["post-3186","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-c"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3186","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3186"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3186\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3186"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3186"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3186"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}