{"id":3183,"date":"2007-10-27T11:38:44","date_gmt":"2007-10-27T10:38:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/10\/27\/borr-bres\/"},"modified":"2008-02-06T21:10:17","modified_gmt":"2008-02-06T20:10:17","slug":"borr-bres","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/10\/27\/borr-bres\/","title":{"rendered":"Borragine &#8211; Bresse"},"content":{"rendered":"<p><strong>Borragine<\/strong> <em>(Borago officinalis, <\/em>fr.<em> bourrache, <\/em>ingl. <em>borace, <\/em>ted. <em>Borretsch, <\/em>spagn. <em>borraja, <\/em>port. <em>borrajem<\/em>), pianta erbacea delle <em>Borraginacee<\/em>, le cui foglie sono rugose ed irte di peli. I fiorellini variano dal rosa al blu, pi&ugrave; sovente quest&rsquo;ultimo colore.&nbsp; Anche se a tempo &egrave; una pianta mediterranea per eccellenza, viene dall&rsquo;Oriente. Il nome discende probabilmente dall&rsquo;ara&shy;bo, <em>abu rac, <\/em>che significa padre del sudore.&nbsp; Fran&ccedil;ois-Vincent Raspail (1794-1848), chimico, medico e repubblicano conservatore, ne ha tessuto le lodi, proclamando le virt&ugrave; della borragine come superiori a quelle del t&egrave;. In talune zone di campagna italiane la pianta &egrave; chiamata <em>borrana<\/em>.<br \/>\n In cucina trova una certa applicazione, anche se non troppo di frequente, co&shy;me legume. Le foglie servono per le minestre, la zuppa all&rsquo;uovo, e per il ripieno di tortelli, i fiori per l&rsquo;insalata e la frittata, infine i ra&shy;moscelli, purch&eacute; teneri, impastati, frit&shy;ti e spruzzati di zucchero, come orna&shy;mento d&rsquo;arrosto. In genere ha una pre&shy;parazione uguale a quella degli spinaci. Si attribuisce alla pianta varie virt&ugrave; terapeutiche, depurative, diuretiche, emollienti (per la presenza di mucillagini), pettorali e sudo&shy;rifere.&nbsp; Da qualche tempo serve anche per preparare un gelato che sa di carciofo, meglio ignorarlo.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Botellus<\/strong> era chiamata nell&rsquo;antica Roma la salsiccia, anche <em>botulus<\/em> e, il venditore di botoli, <em>botularius. <\/em>Scrive Marziale: &ldquo;<em>Et pultem niveam premens botellus&rdquo;.<\/em>&nbsp; Da <em>botulus<\/em> deriva il nome di una intossicazione alimentare, il botulismo, provocata dall&rsquo;ingestione di alimenti nei quali sia presene la tossina del <em>Clostridiumbotulinum<\/em>.&nbsp; Questa intossicazione fu scoperta un paio di secoli fa da Emile van Ermengem nel sud della Germania, la patria delle salsicce.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/B\/B10.jpg\" border=\"1\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Bottaggio<\/strong>, chiamato anche c<em>ass&ouml;la, o bottagin, <\/em>o <em>posciandrin, <\/em>&egrave; una ricetta lombarda, consistente di varie parti di carne di maiale, cotte con ortaggi e aromi in un brodo ristretto.&nbsp; &Egrave; probabile che il <em>potage<\/em>fran&shy;cese ed il <em>bottaggio<\/em>milanese abbiano la stessa origine etimologica. Infatti il <em>potage<\/em>della vecchia cucina francese non &egrave; stato, come lo &egrave; oggi, una zuppa od un brodo, ma un piatto di consisten&shy;za semisolida.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Bouillabaisse<\/strong>,<strong> <\/strong>dal prov. <em>buiaba&iuml;sso, <\/em>che significa brodo abbassato.&nbsp; &Egrave; una celebre zuppa di pe&shy;sce del litorale francese del Mediter&shy;raneo, inventata secondo antichi <em>gossip<\/em> da Ve&shy;nere, per addormentare Vulcano, secon&shy;do gli altri da una badessa, non me&shy;glio specificata, ma svelta nel cavarsi la tunica.&nbsp; Senza mettere in dub&shy;bio n&eacute; una versione, n&eacute; l&rsquo;altra, osser&shy;viamo solo che la zuppa di pesce era gi&agrave; nota ai Greci antichi. Esistono molte variet&agrave; della <em>bouillabaisse, <\/em>ma secon&shy;do i competenti, la vera, la classica, l&rsquo;incompa&shy;rabile si cucina solamente tra Mar&shy;siglia e Tolone. Le altre, ad oriente ed occidente di questa striscia di terra, non rappresenterebbero che variazioni di minor conto.&nbsp; Preparazione classica. Mettete in una casseruola i seguenti in&shy;gredienti nell&rsquo;ordine indicato: cipolle ed aglio tritati, lauro, finocchio, pomodoro, diviso in quarti, sale, pepe abbondante ed una buona presa di zaf&shy;ferano in filamenti, nonch&eacute; una scorza di arancio. Sopra questo letto collocateci della polpa di crostacei, quali aragoste, granchi, od altri, ritaglia&shy;ti in parti pressoch&eacute; uguali. Non ri&shy;correre a molluschi bivalvi, rovinerebbero il sapore. Sopra i crostacei collocateci dei pesci dalla carne resistente, tipo ombrina o pesce dragone. &nbsp;Bagnate con un buon bicchiere d&rsquo;olio d&rsquo;oliva e coprite d&rsquo;acqua fredda sufficiente per raggiungere il livello dei pesci. Fate andare la casseruola coperta, a piena ebollizione, per un otto minuti circa. &nbsp;Quando il tutto avr&agrave; preso il color giallo del&shy;lo zafferano mettete nella casseruola i pesci pi&ugrave; pic&shy;coli, di carne tenera, quelli cosiddetti di roc&shy;cia, di cui la scelta &egrave; vasta a partire dalle triglie, e continuate la cottura per altri otto minuti, sempre a grande ebol&shy;lizione. Il servizio a tavola classico &egrave; il seguente: sistemate in un piatto i crostacei e i pesci, nell&rsquo;altro il brodo passato al colino e versato su dei crostini di pane, passati a met&agrave; sulla griglia.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Brandade<\/strong>, termine cucinario francese.&nbsp; Si riferisce esclusivamente ad una ricetta per il bac&shy;cal&agrave;, <em>brandade de morue, <\/em>che &egrave; la pie&shy;tanza pi&ugrave; popolare di N&icirc;mes e di tutta la Provenza.&nbsp; (La pre&shy;parazione &egrave; descritta alla voce merluz&shy;zo.) &nbsp;La parola deriva dal provenzale <em>brandada, brandar <\/em>significando rime&shy;stare, che &egrave; appunto la caratteristica della preparazione di questo piatto, ma un &ldquo;rimestare&rdquo; particolare, come quello che le ragazzine sfacciate facevano un tempo ai ragazzini nei cinema di periferia la domenica pomeriggio.&nbsp; Oggi &egrave; una ricetta da donne sposate, risale secondo le cronache alla fine del &lsquo;700 e fu elaborata da un cuciniere dell&rsquo;arcivescovo d&rsquo;Al&egrave;s.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/B\/B11.jpg\" border=\"1\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Brasare<\/strong> (fr. <em>braiser, <\/em>ingl. <em>braising, <\/em>ted. <em>schmoren<\/em>) &egrave; una operazione cucinaria che esige qualche spiegazione giacch&eacute; &egrave; tra le pi&ugrave; complesse.&nbsp; Il termine deriva indubbiamente da brace, fuoco senza fiamme, prodotto da carbone o legna accese, una radice che si ritrova ancora nella voce braciole.&nbsp; In questo senso biso&shy;gnerebbe dire e scrivere braciare, ma brasare &egrave; ormai d&rsquo;uso comune. &nbsp;<em>Carni da brasare. <\/em>Vitello e pollame troppo teneri non sono adatti ad essere brasati, per essi sono invece raccomandati altri me&shy;todi pi&ugrave; appropriati.&nbsp; Manzo e montone dovrebbero sempre essere brasati, soprattutto quelli d&rsquo;un&rsquo;et&agrave; media, vale a dire, il bue da tre a sei, il montone da uno a due anni.&nbsp; Quelli pi&ugrave; giovani con&shy;viene arrostirli, quelli troppo vecchi servono sol&shy;tanto per preparare brodi ristretti e fondi di cucina. &nbsp;Le carni non vanno lardellate perch&eacute; sono attraversate da filamenti bianchi di grasso, soprattutto la parte del lombo e dei fianchi, mentre &egrave; necessario per le co&shy;sce di manzo ed i cosciotti di monto&shy;ne, che altrimenti risulterebbero troppo secchi. Per eseguire una lardellatura perfetta occorre marinare le strisce di lardo, per due ore, nel Cognac condito di pepe, noce moscata e spezie varie e cosparso di prezze&shy;molo tritato. I lardelli vanno infilati, con l&rsquo;apposito ago, nel senso del filo della carne. &nbsp;<em>Prima di brasare poi occorre marinare la carne. <\/em>&Egrave; un&rsquo;operazione facoltativa, ma non inutile. &nbsp;Usate un recipiente, le cui dimensioni non eccedano il volume della carne da marinare, adagiate sul fondo e sopra la carne degli aromi e riempite il recipiente di vino, bianco o rosso, al filo, gli aromi e il vino serviran&shy;no poi per brasare. Condite con sale, pepe e spezie. Ci vogliono cinque ore di marina&shy;tura. Di quando in quando capovolgete la carne. Ogni chilo di carne corrispon&shy;der&agrave; all&rsquo;incirca ad un terzo di litro di vino. &nbsp;Gli aromi ideali sono, oltre ad un mazzolino aromatico, uno spicchio d&rsquo;aglio, non&shy;ch&eacute;, per ogni chilo di carne, 50 grammi di cotenne fresche e scottate, 100 grammi di legumi, cio&egrave; cipolle e carote af&shy;fettate e rosolate nel burro o nello strutto.&nbsp; <em>Prosciugare la carne marinata. <\/em>Leva&shy;tela dal recipiente, adagiatela su di un setaccio e lasciatela sgocciolare da sola per una ventina di minuti.&nbsp; Poi,asciugatela con un panno.&nbsp; <em>Prima operazione: ro&shy;solare. <\/em>Riscaldate in una casseruola del lardo bianco e rosolate fino a formare sulla superficie della carne una specie di corazza protettiva che impedisca, nell&rsquo;operazione successiva, la fuoriuscita dei suc&shy;chi nutritivi. La durata di questo rosolamento dipende dalla dimensione del pezzo. <em>Seconda azione: bardare e legare. <\/em>Se il pezzo &egrave; magro conviene bardare il pezzo con strisce di lardo, fissandole con dello spago da cucina.&nbsp; Questa operazione non &egrave; necessaria, se il pezzo &egrave; grasso. <em>Terza azione<\/em>: <em>prima fase della brasa&shy;tura<\/em>: disponete in un recipiente gli aromi della marinata e la carne e tra&shy;vasatevi il vino, aggiungeteci le cotenne ed il mazzolino aromatico e fate andare il tutto a fuoco vivace per ridurre il vino allo stato di sciroppo. &nbsp;&Egrave; a questo punto che aggiunge&shy;rete un po&rsquo; di fondo scuro, portate il tutto ancora una volta ad ebollizione con la casseruola coperta.&nbsp; <em>Seconda fase della brasatura. <\/em>Met&shy;tete il tutto nel forno a fuoco dolce, in modo che la cottura avvenga in modo ininterrotto. Questa seconda fase &egrave; conclusa quando, pungendo la carne con un grosso ago, non ne uscir&agrave; sangue.&nbsp; <em>Terza fase del&shy;la brasatura. <\/em>A questo punto occorre preoccuparsi del liquido di cottura, prezioso, ma notevolmente ridotto, insufficiente per&ograve; per continuare la cottura della carne, che risulterebbe troppo arida e secca. Quindi togliete la carne dal recipiente, passate la salsa alla stamigna, lasciatela riposare e schiumate.&nbsp; Quindi, allungatela con dell&rsquo;altro fondo scuro.&nbsp; <em>Presentare e velare (glacer). <\/em>Se la carne brasata va servita affettata, potete utilizzare la salsa per bagnare i pezzi, servendo il ri&shy;manente a parte. Se, invece, la carne va presentata intera, occorre <em>velarla<\/em>. Procederete nel modo seguente. &nbsp;Sistemate il pezzo di carne all&rsquo;entrata del forno, bagnatela con il liquido di cottura che finir&agrave; per formare una su&shy;perficie lucente, molto de&shy;corativa. Se la salsa, quantitativamen&shy;te, &egrave; insufficiente, dopo averla setacciata potete aggiungervi della salsa spagnola con un po&rsquo; di con&shy;serva di pomodoro, versando il tutto sulla carne e continuando la cottura a piccolo fuoco.&nbsp; <em>Legumi di accompagnamento. <\/em>Vanno rosolati nel burro. Poi, a vostra scelta e secondo le vostre convenienze, brasateli con la carne, oppure a parte con il fondo di brasatura.<\/p>\n<p><strong>Bresse<\/strong>, la romana <em>Brexia<\/em>e <em>Brissia, <\/em>&egrave; una regione che si dividono tre dipartimenti francesi: Jura, Ain, Sa&ocirc;ne et Loire. Questo territorio, gi&agrave; appartenente ai Savoia, fu ceduto da Car&shy;lo Emanuele alla Francia, in seguito al trattato di Lione, nel 1601. La parola Bresse &egrave; magica per i buongustai, per la qualit&agrave; del pollame, che i contadini locali ingozzano con metodi sapienti. L&rsquo;aggettivo di Bresse &egrave; <em>bressan, <\/em>quindi <em>&agrave; la bressane<\/em> denota la presenza nella pietanza d&rsquo;un pollo o parte di esso.&nbsp; (Vedi sui polli di Bresse di Gianni-Emilio Simonetti, <em>La vivandiera di Mont&eacute;limar<\/em>.<em>)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Borragine (Borago officinalis, fr. bourrache, ingl. borace, ted. Borretsch, spagn. borraja, port. borrajem), pianta erbacea delle Borraginacee, le cui foglie sono rugose ed irte di peli. I fiorellini variano dal rosa al blu, pi&ugrave; sovente quest&rsquo;ultimo colore.&nbsp; Anche se a tempo &egrave; una pianta mediterranea per eccellenza, viene dall&rsquo;Oriente. 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