{"id":3181,"date":"2007-10-20T17:10:29","date_gmt":"2007-10-20T16:10:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/10\/20\/bava-bian\/"},"modified":"2008-02-06T21:18:16","modified_gmt":"2008-02-06T20:18:16","slug":"bava-bian","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/10\/20\/bava-bian\/","title":{"rendered":"Bavarese &#8211; Bianchetti"},"content":{"rendered":"<p><strong>Bavarese<\/strong>, &egrave; un espressione cucinaria che definisce la composizione di un dolce fred&shy;do, caratterizzato dalla presenza di un elemento base variabile (latte, o caff&egrave;, o cioccolato, o te, o liquori, o polpa (<em>pur&eacute;e<\/em>) di frutta come pesche, fragole, more, ciliege, o vaniglia)e, poi, zuc&shy;chero, panna montata, ge&shy;latina e in alcuni casi, quando l&rsquo;elemento di base &egrave; costituito dal latte, anche di tuorlo d&rsquo;uovo.&nbsp; <em>Bavarese al latte. <\/em>In una casseruola versate 250 grammi di zucchero, 8 tuorli d&rsquo;uovo ed un nonnulla di sale. Mesco&shy;late in modo da rendere la composizione omo&shy;genea, versateci mez&shy;zo litro di latte bollito, profumato con un baccello di vaniglia od alla vanillina, e 15 grammi di gelatina, stemperata nell&rsquo;acqua fredda. Riscaldate il tutto, senza farlo bollire, mescolando senza interruzione fino a quando non sar&agrave; della consistenza di una crema liscia. Travasatelo in una terrina e quando la composizione si sar&agrave; raffreddata amalgamateci con una spatola mezzo litro di panna montata a neve ferma e 50  grammi di zucchero in polvere.&nbsp; Ungete uno stampo con dell&rsquo;olio di mandorle dolci e versateci il vostro composto. Copritelo con un piatto oppure con della stagnola e fatelo raffreddare in frigorifero per almeno due ore. Per sformare la ba&shy;varese, immergete lo stampo un istante nell&rsquo;acqua tiepida e, senza esitazione, capovolgete lo stampo su un piatto o su una coppa bassa di cristallo. &nbsp;<em>Senza stampo. <\/em>Anzich&eacute; collocare la com&shy;posizione nello stampo, travasatela in una bacinella, che metterete nel frigo&shy;rifero.&nbsp; <em>Bavarese di frutta. <\/em>Stempe&shy;rate mezzo litro di <em>pur&eacute;e<\/em> di frutta (fragole, lamponi, albicocche, pesche, ana&shy;nas, pere ecc.) con un uguale quantita&shy;tivo di zucchero fine, ag&shy;giungeteci il succo di due limoni e quindici grammi di gelatina, stemperata nell&rsquo;acqua. Mescolate il tutto e passatelo al setaccio.&nbsp; Incorporate due tazze di panna liquida montata a neve ferma ed eventualmente un paio di cucchiai di liquore a piacere, mescolate.&nbsp; Per l&rsquo;allestimento con o senza stampo seguite le indicazioni del&shy;la precedente ricetta. Potete decorare il contorno del piatto con frutta intere, se piccole, o a fette se grandi.&nbsp; <em>Ba&shy;varese ai liquori. <\/em>Profumate il latte, come nella bavarese al latte con un liquore dolce, ma&shy;raschino, kirsch o simili.&nbsp; <em>Bavarese a arlecchino. &nbsp;<\/em>&Egrave; molto decorativa, in questo caso conviene procedere senza stampo, versando la composizio&shy;ne direttamente in una coppa bassa trasparente.&nbsp; Si tratta di alternare strati di colori e sapori differenti, che per&ograve; non contrastino tra di loro. Il matrimonio ideale &egrave; costituito da cioc&shy;colata, vaniglia, fragola e pesca.&nbsp; <br \/>\n Spesso il termine &laquo; bavarese &raquo;, nei bar, viene dato ad una tazza di cioc&shy;colato, allungato col latte e panna.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Bazzotte<\/strong>, uova bazzotte, sono uova cotte con il guscio, senza precisare il grado di cottura, che in genere &egrave; quello delle uova mollette, o mollicce, o mollicelle, (3-5 minuti nell&rsquo;acqua bollen&shy;te). Il termine deriva forse dal ted. <em>gesotten, <\/em>part. pass. di <em>sieden, <\/em>bollire.<\/p>\n<p><strong>Be&ugrave;t<\/strong> &egrave; il nome che nella provincia di Pesaro si da a delle pagnottelle di granoturco, con uva secca e pinoli, cotte al forno. La stessa preparazione &egrave; chiamata <em>beccute<\/em>ad Ancona.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/B\/B4.jpg\" border=\"1\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Beccaccia <\/strong>(fr. <em>b&eacute;casse,<\/em>inglese <em>woodcock, <\/em>ted. <em>Schnepfe<\/em>), anticamente chiamata <em>acceggia<\/em>,&nbsp; nome tuttora in uso in qualche localit&agrave; della Toscana, &egrave; un uccello degli Scolopacidi. di color bru&shy;no, con strisce trasversali giallicce e scure, becco lungo, diritto e sottile. Il nome scientifico della beccaccia co&shy;mune &egrave; <em>Scolopax rusticula.<\/em>&nbsp; La carne di questo uc&shy;cello migratore &egrave; considerata la miglio&shy;re tra quelle della cacciagione a piuma. &nbsp;C&rsquo;&egrave; chi sostiene che la beccac&shy;cia debba essere vuotata e chi lo scon&shy;siglia, chi raccomanda di frollarla, mentre altri ritengono la frollatura una forma di decomposizione nociva alla salute, infine la scuola or&shy;todossa reputa un delitto arrostirla, anche se appare il modo pi&ugrave; gustoso di cucinarla.&nbsp; &Egrave; essenzialmente un cibo invernale. Scegliete un esemplare gras&shy;so ed esaminategli le zampe, se sono fles&shy;sibili l&rsquo;animale &egrave; stato ucciso di recen&shy;te.&nbsp; <em>Arrosto. <\/em>Spiumatela e strinatela senza vuotarla.&nbsp; Eliminate solamente il ventri&shy;glio e gli occhi. Imbrigliatela con delle fettine di lardo dopo averla spolverata di sale e pepe.&nbsp; Procedete poi ad arrostirla per circa una ventina di minuti a fuoco vivace.&nbsp; Prima, per&ograve; collocate sulla leccar&shy;da delle fette di pane, leggermente arrostite, per raccogliere ci&ograve; che scende durante la cottura e servitele, unita&shy;mente alla beccaccia, bene impregnate e calde.&nbsp; <em>Crostini al cognac. <\/em>Se scal&shy;cate la beccaccia, prima di portarla in tavola, to&shy;glietele le interiora, aggiungetevi un quantitativo uguale di fegato d&rsquo;oca o di lardo rosa, sale, pepe, noce moscata, e un paio di cucchiai di Cognac. &nbsp;Con que&shy;sto composto spalmate i crostini, pro&shy;venienti dalla leccarda e passateli qualche istante al forno.&nbsp; <em>Allo spiedo. <\/em>Le operazioni gi&agrave; descritte si possono effettuare anche per lo spiedo. Si usa &ldquo;schiodonare&rdquo; le cosce con il bec&shy;co.&nbsp; <em>Salm&igrave;. <\/em>Scalcatela, dopo averla arrostita allo spiedo e conservatela al caldo.&nbsp; Pestate la carcassa, il fegato e le interiora, tranne il ventriglio, in un mortaio, aggiungeteci met&agrave; vino rosso e met&agrave; brodo. &nbsp;Passate il tutto al setaccio.&nbsp; Mettete la salsa in una casseruola con bur&shy;ro, sale, pepe, un cucchiaio di succo di limone, coprite e scaldate a fuoco dolce per circa un&rsquo;ora.&nbsp; Passate il tutto al setaccio.&nbsp; Poi, aggiungeteci i pezzi della beccaccia e continuate la cottura per qualche minuto.&nbsp; Servite il tutto su crostini, bagnandoli con il fondo.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Beccaccino <\/strong>(fr. <em>b&eacute;cassine, <\/em>ingl. <em>snipe, <\/em>ted. <em>Sumpfschnepfe<\/em>), volatile di palude, migratore, degli Scolopacidi.&nbsp; Il nome scientifico, per il tipo comune, &egrave; <em>Gallinago Scolopacinus.<\/em>&nbsp; &Egrave; pi&ugrave; piccolo della beccaccia, cui d&rsquo;altronde rassomiglia.&nbsp; Quando si alza in volo lo fa svolazzando per dirigersi poi in linea diretta (ci&ograve; rende difficile caccia con la doppietta e di questo ci rallegriamo).&nbsp; Il ma&shy;schio, volando, fa vibrare le sue piu&shy;me, che producono un suono strano e caratteristico. Staziona soprattutto nelle regioni paludose.&nbsp; Cucinatelo come la beccaccia.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Beccafico <\/strong>(fr. <em>becfigue, <\/em>ingl. <em>Fig-pecker, <\/em>ted. <em>Feigendrossel<\/em>), uccelletto dei Passeracei, della numerosa famiglia degli <em>Anthus<\/em>, dal piumaggio bigio-giallo, che passa al tempo dei fichi, di cui &egrave; ghiotto.&nbsp; &Egrave; la <em>ficedula<\/em>dei ro&shy;mani, che alcuni poeti descri&shy;vono come <em>cerea, viridis <\/em>e <em>dulcis, <\/em>altri <em>pinguis, natans, rostrata <\/em>e <em>rauca. &nbsp;<\/em>Esclama Marziale: &ldquo;Se la fortuna ti manda un beccafico cospargilo di pe&shy;pe&rdquo;. &nbsp;Giovenale ne fa una lode che sembra una ricetta: &ldquo;<em>Boletum condire, ipsoque in jure mergere ficedulas&rdquo;<\/em>.&nbsp; Con la solita esagerazione Brillat Savarin afferma: &ldquo;Se un beccafico avesse le dimensioni d&rsquo;un fagiano&#8230;, avrebbe il valore d&rsquo;un ettaro di terra&rdquo;.&nbsp; Per cucinarlo seguire le ricette dei passeracei, in ogni modo, &egrave; un ottimo com&shy;pagno della polenta e del risotto, op&shy;pure servito su dei crostini. Il fondo di cottura aumente&shy;r&agrave; di sapore se vi aggiungerete un cucchiaino di Cognac.<\/p>\n<p><strong>B&eacute;chameil <\/strong>(Louis, <em>marquisde<\/em> Nointel, 1630-1703), finanziere, sbirro e sovrintendente della casa del duca d&rsquo;Orl&egrave;ans, arric&shy;chitosi durante la guerra civile, conosciuta come la <em>Fronde<\/em>, che funest&ograve; la Francia al&shy;l&rsquo;inizio del regno di Luigi XIV, che lo nomin&ograve; Maestro di Casa.&nbsp; Ebbe da un cuoco servile, anche se bravo, l&rsquo;omaggio d&rsquo;una salsa, che, sotto un altro nome, esisteva gi&agrave; prima di allora.&nbsp; Questo cuoco &egrave; Fran&ccedil;ois Pierre de la Varenne (1615-1678) all&rsquo;epoca cuciniere del <em>marquis<\/em> d&rsquo;Uxelles. &nbsp;&nbsp;Comunque, la salsa &egrave; passata alla storia come <em>B&eacute;&shy;chamel<\/em>.&nbsp; Bisognerebbe astenersi dal tradurla besciamella, che sa di lezioso, anche se in questo <em>Lexicon<\/em> ci siamo adeguati alla moda.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>B&eacute;chamel<\/strong>, salsa. &nbsp;&Egrave; una delle cosiddette grandi salse bianche.&nbsp; Ad un <em>roux<\/em> biondo di circa un quarto di chilo, aggiungete a filo due litri di latte bollente, rime&shy;stando in continuazione.&nbsp; Fate cuocere il tutto a fuoco dolce con una presa di noce mosca&shy;ta, timo, lauro, una mezza cipolla tritata fine, sa&shy;le, pepe bianco, i raffinati ci aggiungono del vitello gi&agrave; cotto e passato al tritatutto.&nbsp; La cottura a fuoco dolcissimo pu&ograve; durare, secondo la quantit&agrave;, da una mezz&#8217;ora ad un&rsquo;ora.&nbsp; Alla fine passate tutto al setaccio.<\/p>\n<p><strong>Bech&egrave;ra<\/strong>, risotto alla bech&egrave;ra, specialit&agrave; della cucina veneziana, &egrave; un risotto piuttosto denso, contenente le <em>s&eacute;cole,<\/em> quellelisterelle di carne che aderiscono alle vertebre di buoi e vitelli. Esiste poi lo <em>sguazeto alla bech&egrave;ra, <\/em>che &egrave; una zuppa di trippe e di altre frattaglie. Bech&egrave;ri, un tempo, erano detti i ma&shy;cellai.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/B\/B5.jpg\" border=\"1\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Beef tea<\/strong>, &egrave; un&rsquo;espressione inglese, alla lettera &ldquo;t&egrave; di manzo&rdquo;, di fatto, una tisana, o una decozione. &Egrave; una specialit&agrave; della cucina inglese, adottata anche negli Stati Uniti, che nella sua essenza si pu&ograve; definire un super consomm&egrave;, un concentrato di brodo ristretto, che, per il gusto italiano pu&ograve; apparire indicato solo per i convalescenti.&nbsp; I francesi chiamano il <em>beef tea <\/em>anche brodo alla bottiglia, <em>bouillon &agrave; la bouteille.<\/em>&nbsp; Si metta della carne di manzo, magra, tagliata in piccoli pezzi, senz&#8217;altra aggiunta tranne una presa di sale, in una pentola pressione o, come si faceva un tempo, in una bottiglia, a pareti spesse, del tipo spumante, anche que&shy;sta chiusa ermeticamente, con tappo e filo a croce. Si metta la pentola o la bottiglia in un bagnomaria bollente per quattro ore circa.&nbsp; Lasciate raffreddare e passate al setaccio comprimendo la carne in modo da spremerne la mas&shy;sima quantit&agrave; possibile di sugo. &nbsp;Il risultato &egrave; la cosiddetta <em>beef essence, <\/em>l&rsquo;es&shy;senza di manzo, pronta per le ricette del caso.&nbsp; Il medesimo meto&shy;do pu&ograve; essere applicato al vitello ed al montone, col nome di <em>Veal tea <\/em>o <em>Mutton tea.<\/em><br \/>\n  <em>Beef-tea and eggs, <\/em>(due tuorli d&rsquo;uovo, un decilitro di <em>beef tea<\/em>, sa&shy;le, fette sottili di pane tostato). Sbat&shy;tete i tuorli in una tazza, con il sale e il pe&shy;pe, riscaldate il <em>beef tea, <\/em>senza farlo bollire e incorporatelo ai tuorli, spalmate poi il tutto sulle fette tostate.&nbsp; <em>Hot beef-tea, <\/em>sbattete un uovo intero in una tazza, aggiun&shy;gete una cucchiaiata di <em>beef tea <\/em>e due di vino di Xeres, sempre mescolando. Completate con un paio di cucchiaiate di acqua calda, regolate il sale.&nbsp; Molte ricette passano come <em>beef-tea<\/em>, ma sono <em>de facto <\/em>semplici brodi ristretti.<\/p>\n<p><strong>Beignet<\/strong>, (bign&egrave;, in italiano) voce francese, che gli stu&shy;diosi fanno risalire al celtico <em>bigne,<\/em> che significa tumore o escrescenza, &egrave; un termine generico per definire una sostanza avvolta in una pastella e fritta. Tuttavia l&rsquo;uso vuole che si chiamino <em>beignets<\/em>solamen&shy;te le frittelle zuccherate, o comunque dolci, riservando la voce <em>frittelle<\/em> alle altre preparazioni dello stesso ge&shy;nere.&nbsp; Molti ritengono che la ricetta sia stata importata in Francia dalle Orsoline ala fine del Settecento, in ogni caso &egrave; la stessa dei <em>doughnuts<\/em>, una ciambella molto popolare nei paesi di lingua inglese.&nbsp; Una versione originale dei <em>beignet<\/em> &egrave; quella della zona <em>cajun<\/em> dalle parti di New Orleans.&nbsp; La pasta si stende con il matterello, si taglia a quadretti e si frigge in olio di semi di cotone. &nbsp;Si mangiano caldissimi e zuccherati.<\/p>\n<p><strong>Bellentani<\/strong>, Giuseppe, salumiere mo&shy;denese, che visse nella seconda met&agrave; del secolo XVIII, gli si attribuisce il merito d&rsquo;aver creato lo zampone, subito apprezzato da Gioacchino Rossini che, si dice, lo introdusse sulle tavole parigine.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>B&eacute;n&eacute;dictine, <\/strong>vecchio liquore digestivo france&shy;se, prodotto inizialmente dai frati be&shy;nedettini nell&rsquo;abbazia di F&eacute;camp in Normandia.&nbsp; Risale ai primi del 1500 ed &egrave; ottenuto dalla macerazione di ventisette spezie tra cui l&rsquo;angelica, il ginepro, l&rsquo;aloe, lo zafferano, la melissa, la mirra, l&rsquo;arnica la cannella, eccetera.&nbsp; La produzione conventuale fu interrotta durante la Rivoluzione Francese e ripresa sul piano industriale nel 1873.&nbsp; &Egrave; molto imitato, ma il liquore originario ha scritto sul tappo l&rsquo;acrostico D.O.M. (<em>Deo Optimo Maximo<\/em>) ed &egrave; legato con una piombatura con l&rsquo;iscrizione: <em>V&eacute;ritable B&eacute;n&eacute;dictine<\/em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Benzone modenese<\/strong>, &egrave; una schiacciata fatta con farina, latte e uova.<\/p>\n<p><strong>Bercy<\/strong>, quartiere di Parigi, un tempo il centro del commercio vinicolo, ha dato il no&shy;me ad una salsa a base di vino bianco.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Bergamotto<\/strong> (dal turco <em>berg amodi, <\/em>la pera del signore) i cui frutti si chia&shy;mano <em>bergamotte<\/em>.&nbsp; Appartiene alla fa&shy;miglia delle arance, le cui bucce un tempo erano impiegate per foderare gli scri&shy;gni da toilette. I frutti periformi, d&rsquo;un giallo pallido, emanano un odore gra&shy;devolissimo. Il nome botanico &egrave; C<em>itrus bergamia.<\/em>&nbsp; Dalle bucce si estrae l&rsquo;es&shy;senza di bergamotto, che serve in profumeria per la produzione dell&rsquo;acqua di Co&shy;lonia e dell&rsquo;acqua di fiori d&rsquo;aran&shy;cio. La buccia candita s&rsquo;impiega per profumare i dolci.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/B\/B6.jpg\" border=\"1\" alt=\"\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Berlingozzi <\/strong>del Pistoiese sono ciam&shy;belle dolci e croccanti.<\/p>\n<p><strong>Bernardo <\/strong>&egrave; un tipo di stracchino che si produceva a Clusone nel Bergamasco.<\/p>\n<p><strong>Berncastler Doktor <\/strong>(o, Bernkastel), famoso Riesling del&shy;la Mosella, cos&igrave; chiamato perch&eacute; se&shy;condo una leggenda, un nobile cavalie&shy;re, che i medici disperavano di sal&shy;vare, insistette per farne un&rsquo;ultima be&shy;vuta. Non soltanto ne gio&igrave;, ma ricuper&ograve; la salute e pot&eacute; continuare a condurre i suoi soldati in battaglia.<\/p>\n<p><strong>Bernerplatte<\/strong>. Specialit&agrave; di Berna e della Svizzera in genere. &nbsp;&nbsp;&Egrave; un vassoio, la <em>Platte<\/em>, riempito di ogni genere di salumi, salsicce, prosciutti cucinati in un fondo e accompagnato da cavoli, crauti, fagioli, carote.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Berodi <\/strong>&egrave; il nome d&rsquo;un genere di san&shy;guinacci che un tempo erano molto popolari nella zona d&rsquo;Imperia.<\/p>\n<p><strong>Berrichonne. <\/strong>&nbsp;&Egrave; una guarni&shy;zione, che accompagna principalmente i grossi pezzi di macelleria, in primo luogo il montone, e consiste di cavoli brasati, marroni, cipolline e fette di lardo magro. Il Berry corri&shy;sponde al territorio occupato attualmente dai dipartimenti di Indre e del Cher, la cui specialit&agrave; &egrave; costituita dal&shy;l&rsquo;allevamento degli ovini, in particolare la pecora Berrichonne du Cher, un incrocio tra la locale e la Merinos.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Bertadei<\/strong>. Cos&igrave; &egrave; chiamata a Reggio Emilia una minestra il cui principale ingrediente &egrave; la trippa di maiale.<\/p>\n<p><strong>Bertolina <\/strong>&egrave; il nome d&rsquo;una torta preparata con farina d&igrave; frumento e granoturco a Cremona.&nbsp; Insieme alle salsicce e alla torta Turrinina &egrave; il vanto della gastronomia locale.<\/p>\n<p><strong>Bezieu soep <\/strong>(zuppa ai ribes, cucina belga). Fate bollire i vermicelli all&rsquo;ac&shy;qua, salateli, legate la zuppa con un po&rsquo; di fecola di patate, stemperata con l&rsquo;acqua fredda ed aggiungete il sugo di ribes, con una buona presa di zucchero.<\/p>\n<p><strong>Bianchetti <\/strong>(o, <em>gianchetti<\/em>) per molto tempo sono stati un mistero, nel senso che non si riusciva a stabilire se rappresentano una specie determinata oppure erano gli avannotti di un altro pesce.&nbsp; Di fatto, sono il novellame del pesce azzurro, sardine e acciughe.&nbsp; I francesi li chiamano <em>nonats<\/em>e somigliano molto ai <em>Whitebaits<\/em>inglesi.&nbsp; Si cucinano gettandoli per due minuti in acqua bol&shy;lente (o in un <em>court bouillon<\/em>) poi si mangiano o in <em>insalata <\/em>o in <em>aspic, <\/em>dopo averli lasciati raffreddare e conditi, preferibilmente, con il limone o l&rsquo;aceto.&nbsp; <em>Gratinati con gli spinaci. <\/em>&nbsp;Gettate i bianchetti per un minuto in un <em>court bouillon<\/em>, poi preparate gli spinaci al gratin e mescolateci i bianchetti in ragione di cinque grammi di spinaci per due di bianchetti. Anzich&eacute; con il burro &egrave; preferibile condirli con olio d&rsquo;oliva.&nbsp; <em>Fritti <\/em>(purch&eacute; siano di una certa dimensione). Un minuto in una frittu&shy;ra caldissima. Asciugateli, cospargeteli di sale fino e copriteli di prezzemolo tritato.&nbsp; <em>Aggiunti ad una frittata o ad una omelet&shy;te. <\/em>Saltateli rapidamente nel burro e poi procedete con le uova.&nbsp; (La qualit&agrave; di colore rosso si usa prevalentemente per preparare dei sugli di pesce.)&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bavarese, &egrave; un espressione cucinaria che definisce la composizione di un dolce fred&shy;do, caratterizzato dalla presenza di un elemento base variabile (latte, o caff&egrave;, o cioccolato, o te, o liquori, o polpa (pur&eacute;e) di frutta come pesche, fragole, more, ciliege, o vaniglia)e, poi, zuc&shy;chero, panna montata, ge&shy;latina e in alcuni casi, quando l&rsquo;elemento di base [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[202,203,205,206,207,208,209,210,211,212,213,214,215,216,217,218,219,220,221,222,223,224,225,204,226,227,488],"class_list":["post-3181","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-b","tag-bavarese","tag-bazzotte","tag-beccaccia","tag-beccaccino","tag-beccafico","tag-bechameil","tag-bechamel","tag-bechera","tag-beef-tea","tag-beignet","tag-bellentani","tag-benedictine","tag-benzone-modenese","tag-bercy","tag-bergamotto","tag-berlingozzi","tag-bernardo","tag-berncastler-doktor","tag-bernerplatte","tag-berodi","tag-berrichonne","tag-bertadei","tag-bertolina","tag-beut","tag-bezieu-soep","tag-bianchetti","tag-lexicon"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3181","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3181"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3181\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3181"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3181"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3181"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}