{"id":3177,"date":"2007-10-07T09:43:19","date_gmt":"2007-10-07T08:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/10\/07\/angu-appl\/"},"modified":"2008-02-06T20:59:45","modified_gmt":"2008-02-06T19:59:45","slug":"angu-appl","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/10\/07\/angu-appl\/","title":{"rendered":"Anguille &#8211; Apple tea"},"content":{"rendered":"<p><strong>Anguille<\/strong> (fr. <em>anguille; <\/em>ingl. <em>ell; <\/em>ted. <em>Aal<\/em>), pesci di mare e d&rsquo;acqua dolce, appartenenti alla famiglia dei Murenidi, serpentiformi, a testa allun&shy;gata, con piccole scaglie, nascoste sotto la pelle e la pinna dorsale che si esten&shy;de sino all&rsquo;estremit&agrave; del corpo. Il no&shy;me scientifico &egrave; <em>Anguilla vulgaris<\/em>.&nbsp; L&rsquo;al&shy;tra specie, la murena (<em>Murena helena<\/em>)differisce dall&rsquo;anguilla per la mancan&shy;za di pinne pettorali e per il colore che &egrave; bianco marmorizzato a macchie nere. L&rsquo;an&shy;guilla quando vive nelle acque cor&shy;renti ha la pelle di color bruno chiaro, con riflessi verdastri sul dorso e di co&shy;lor argenteo sul ventre, se vive negli stagni &egrave; di colore bruno scuro sopra e di un giallo sporco sotto. La carne del&shy;la prima &egrave; di gran lunga preferibile alla seconda.&nbsp; La cosiddetta anguilla di ma&shy;re, il <em>congro<\/em>, &egrave; una specie a parte.&nbsp; Oltre alla murena nell&rsquo;antica Roma era amata l&rsquo;anguilla, chiamata <em>viscida, oblunga <\/em>e <em>volubilis. <\/em>Scrive Giovenale, &ldquo;<em>Vos anguilla manet longae cognata colubrae&rdquo;<\/em>. &nbsp;La vita delle anguille, le loro peregrina&shy;zioni, i loro amori, le loro prolifica&shy;zioni e metamorfosi sono stati oggetto di lunghi studi ed osservazioni da parte dei naturalisti. Sono indigene nel mondo intero, celebri quelle del Comacchio e ricordate da Dante quelle del lago di Bolsena.&nbsp; I buongustai gradiscono che l&rsquo;anguilla sia conservata viva in apposite vasche ad acqua sempre rinnovata, anche se &egrave; difficile che perdano lo strato di grasso che si trova tra la pelle e la carne.&nbsp; Un&rsquo;altro pesce, col qua&shy;le l&rsquo;anguilla &egrave; spesso confusa &egrave; la lam&shy;preda, che appartiene ad un&rsquo;altra famiglia.\n<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A9.jpg\" border=\"1\"\/>\n<\/p>\n<p>L&rsquo;anguilla si uccide con un colpo secco e violento sulla testa.&nbsp; Occorre poi proce&shy;dere allo scorticamento; vi sono due metodi. Col primo appenderete il pe&shy;sce per mezzo di una cordicella intorno alla te&shy;sta, facendo un&rsquo;incisione circolare al di sotto di questa e strappando la pel&shy;le in una sola volta.&nbsp; Con il secondo affettatela in senso traversale secondo le dimen&shy;sioni volute dalle rispettive ric&egrave;tte, passate poi i pezzi sulla griglia a gran fuo&shy;co per pochi minuti da tutte le parti. La pelle si gonfier&agrave; e sar&agrave; facilmente eliminabile. &nbsp;Questo metodo &egrave; pre&shy;feribile, perch&eacute; sopprime il grasso, in en&shy;trambi i casi la testa &egrave; inutilizzabile.&nbsp; Sorprende la tenace vitalit&agrave; del pesce, che anche dopo scorticato conti&shy;nua ad agitarsi.&nbsp; <em>Anguilla in salsa dolce. &nbsp;<\/em>Fate un soffritto con olio cipolla ed aglio tritati, aggiungete dei pomodori maturi, sale, pepe, pinoli ed uva passa, mescolate con cura, dopo una cottura di cinque minuti aggiungete i pezzi d&rsquo;anguilla puliti. Riducete il fuo&shy;co e continuate la cottura per un&rsquo;altra mezz&#8217;ora. Allungate il fondo con vino bianco secco.&nbsp; <em>Allo spiedo. <\/em>Tagliatela a pezzi abbastanza lunghi. Lavateli in acqua corrente ed asciugateli. Occorre che la cottura sia preceduta da una macerazione di almeno due ore in un recipiente con olio, sale, fo&shy;glie di lauro, succo di limone ed aceto, pepe quanto basta.&nbsp; Fate poi sgocciolare i pezzi senza asciugarli. Sistemateli sul girarrosto alternandoli con delle fette di pane, una foglia di lauro e se volete un pezzo di peperone rosso.&nbsp; Quando il pesce comincer&agrave; a &laquo; su&shy;dare &raquo; co&shy;spargetelo di pangrattato da tutte le parti, un&rsquo;operazione che va ripetuta varie volte.&nbsp; Appena &egrave; do&shy;rato, sfilatelo dallo spiedo, disponete i pezzi a corona su un piatto di portata e cospar&shy;geteli di sale fine e d rametti di prezzemolo fritto, circondateli di fette di limone e servite subito.&nbsp; Come <em>antipasto. <\/em>Esiste una specialit&agrave; tedesca tra le pi&ugrave; sapo&shy;rite che &egrave; l&rsquo;anguilla affumicata di Kiel in Germania. Il pesce va servito come i pesci affumicati in genere, diviso in filetti e appoggiato su una salvietta.&nbsp; &Egrave; il <em>Kieler Rauchaal.<\/em>&nbsp; <em>Boiled eels <\/em>(anguille lessate). &nbsp;Per quattro piccole an&shy;guille occorrono un mazzo di prezzemolo, tre tazze di salsa di prezzemolo, una presa di sale. Fate sobbollire le anguille in&shy;tere, preparate con sale, pepe, un tronchetto di cannella e un pugnetto di prez&shy;zemolo, proseguite poi la cottura a fuoco dolce per un&rsquo;altra mezz&#8217;ora abbondante. Servitele calde, travasando la salsa sulle anguille stesse.&nbsp; <em>Fried eels.<\/em>&nbsp; Tagliate le anguille a pezzi, lavatele, asciugatele con cura, infarinatele (la farina deve essere mescolata al sale, al pepe e ad un pizzico di noce moscata) impanatele con l&rsquo;uovo ed il pangrattato, friggetele a fuoco vivace, sgocciolate, regolate il sale e il pepe e servitele cosparse di prezzemolo.&nbsp; <em>Eel broth <\/em>(brodo d&rsquo;anguilla).&nbsp; Per un anguilla, che avrete scorticata, occorrono una cipolla, 80 grammi di burro, un litro d&rsquo;acqua o meglio di fumetto, un cucchiaio di tapioca, sale, pepe, prezzemolo tritato. &nbsp;Fate rosolare la cipolla affettata, appena &egrave; appassita aggiungeteci l&rsquo;anguilla a pezzi, l&rsquo;acqua od il brodo e fate sobbol&shy;lire, schiumando, per un&rsquo;ora all&rsquo;incirca. Un quarto d&rsquo;ora prima di servire setacciate la tapioca a pioggia, con sale e pepe, e proseguite la cottura.&nbsp; All&rsquo;ul&shy;timo momento cospargete con del prezzemolo tritato fino.&nbsp; <em>Bel soup <\/em>(zuppa d&rsquo;an&shy;guilla). &nbsp;Per un&rsquo;anguilla di media grossezza occorrono una piccola cipolla, 30 grammi di bur&shy;ro, una presa di noce moscata, un mazzetto aromatico, un sospetto di pepe, sale, un cucchiaio di farina, un litro e mezzo di fumetto, mezza taz&shy;za di panna. Tagliate ed allestite l&rsquo;an&shy;guilla in pezzi della lunghezza di quattro o cinque centimetri, fateli rosolare nel burro per pochi minuti, aggiungete il fumetto, la cipolla affettata, il mazzo&shy;lino, la noce moscata, il sale e il pepe. Sob&shy;bollite il tutto fino a quando l&rsquo;anguilla non sar&agrave; tenera, facendo attenzione di non spappolarne i pezzi che devono rima&shy;nere intatti. Nel frattempo stemperate la farina con un po&rsquo; d&rsquo;acqua. Togliete i pezzi d&rsquo;anguilla dalla casseruola ed accomodateli nella zuppiera, mante&shy;nendoli al caldo.&nbsp; Versate la farina nella zuppa, che farete anco&shy;ra bollire.&nbsp; Alla fine travasate la panna nella zuppa, mescolate, e versate il tutto sui pezzi d&rsquo;anguilla, predisposti nella zuppiera.&nbsp; <em>Matelote d&rsquo;anguille <\/em>(cucina francese)&nbsp; Col&shy;locate i tronchetti d&rsquo;anguilla, tagliati a pezzi regolari, in un umido, compo&shy;sto di vino rosso, &nbsp;fumetto, un mazzetto odoroso, cipolle sminuzzate. Fate bol&shy;lire per un quarto d&rsquo;ora. &nbsp;Ritirate i pezzi di anguilla e teneteli al caldo, filtrate il fondo e con&shy;tinuate a farlo bollire a fuoco mode&shy;rato per un altro quarto d&rsquo;ora.&nbsp; Aggiungeteci due noci di burro maneggiato e fate andare il tutto per altri dieci minuti.&nbsp; Nel frattempo preparate dei funghi affettati e delle cipolline saltate nel bur&shy;ro.&nbsp; Rimettete nel li&shy;quido i pezzi di anguilla, le cipolle ed i fun&shy;ghi, riscaldate il tutto per un ultima volta a bagnomaria.&nbsp; Lontano dal fuoco aggiungeteci un pezzetto di burro. Travasate il tutto su dei crostoni di pane abbrustoliti.<\/p>\n<p><strong>Animelle<\/strong>, il termine anatomico denota le glandole salivari, al di sotto dell&rsquo;orecchio, lunga la mascella infe&shy;riore, ma in cucina indica i testicoli degli animali, in particolare del montone e del vitello. Furono di moda ai tempi di Luigi XV, si attribuiva loro delle propriet&agrave; afrodisiache, convinzione che sussiste tuttora nelle campagne e in molte regioni del terzo e quarto mondo.&nbsp; <em>Animelle alla romana.<\/em>&nbsp; Possono essere di abbacchio o di agnello, si saltano in padella con il burro, fettine di prosciutto, pepe e cannella. Il contorno &egrave; costituito da riso o da crostini di pane.<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A10.jpg\" border=\"1\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Anitra<\/strong> (fr. <em>canard, <\/em>inglese <em>duck; <\/em>ted. <em>Ente<\/em>), anche <em>anatra<\/em>, appartiene alla famiglia degli uccelli palmipedi acquatici, dal becco largo, appiattito ed ottuso, e dal piumaggio variopinto per i maschi e brunastro per le femmine.&nbsp; Ne esistono pa&shy;recchie variet&agrave;, ma dal punto di vista culinario le possiamo raggruppare in due sole; l&rsquo;anitra selvatica e quella domestica, che discende dalla prima.<br \/>\n &Egrave;l&rsquo;<em>Anas <\/em>dei Romani, che, a seconda degli scrittori e poeti, &egrave; descritto come <em>fluctivagus, latipes, aquosus, amnicola, mollis, timidus, fluvialis, palustris, ingluvius. <\/em>Ovidio cos&igrave; scrive, &ldquo;<em>Accipitrem fluvialis anas, guam Troius heros&ldquo;.<\/em>&nbsp; Secondo Marziale, i romani era&shy;no ghiottissimi delle cervella delle ani&shy;tre. &nbsp;Ancora oggi, in talune regioni, s&#8217;ingrassa l&rsquo;anitra imprigionandola in un posto oscu&shy;ro ed impedendone i movimenti per farne ingrossare il fegato ed utilizzarlo come il fegato d&rsquo;oca. <br \/>\n In Ita&shy;lia, l&rsquo;anitra non cambia nome nel lin&shy;guaggio gastronomico. In Francia inve&shy;ce si usa il termine <em>caneton<\/em> per indicare l&rsquo;anatra giovane.&nbsp; Per cominciare, in ogni caso, spiumate, vuotate, strinate il volatile. &nbsp;<em>Arrosto. <\/em><em>&nbsp;Allo spiedo o al forno. &nbsp;<\/em>Bardatelo con una fetta di lardo, che legherete con lo spago da cucina.&nbsp; Sotto il lardo infilateci un rametto di rosmarino e un paio di foglie di salvia.&nbsp; Bagnate di continuo la carne durante la cottura mescolando brodo e sugo di cottura. Servitelo dopo aver tolto lo spago per imbrigliarlo.&nbsp; Usa&shy;te il sugo di cottura per bagnare le carni dell&rsquo;ana&shy;tra. Se occorre, allungate il sugo con un po&rsquo; di acqua, aggiungendovi sale pepe, un sospetto di noce moscata e un po&rsquo; di burro. &nbsp;Sistemate il lardo, ritagliato, sul piatto di ser&shy;vizio.&nbsp; Il tempo di cottura per un&rsquo;anatra media e di circa 50 minuti.&nbsp; <em>Salm&igrave;. <\/em>Preparate l&rsquo;anatra arrosto, se&shy;condo la ricetta che abbiamo illustrato.&nbsp; Mettete da parte il sugo di cottura. Scalcate l&rsquo;anatra in sei, otto pezzi.&nbsp; Vi rimarranno la carcas&shy;sa ed altri resti, che metterete in una marmitta con cipolle, carote, sale, pepe, chiodi di garofano ed un mazzetto di erbe aromatiche.&nbsp; Allungate con un bicchiere d&rsquo;acqua o di brodo vegetale, tanto da coprire il con&shy;tenuto della marmitta. &nbsp;Fate andare il tutto per almeno un ora e mezza a fuoco dolce.&nbsp; Passate al setaccio e aggiungeteci il sugo dell&rsquo;anatra.&nbsp; Se il liquido, proveniente dai resti, non &egrave; abbastanza spesso, riducetelo. &nbsp;Versate nel fondo un mez&shy;zo bicchiere di vino bianco secco, tre cucchiai di Cognac, di Madera o di Marsala e un po&rsquo; di fecola, stemperata con dell&rsquo;acqua fredda. Scaldate a bagnomaria. Prima di servire aggiun&shy;geteci un pezzo di burro.&nbsp; <em>All&rsquo;arancio. <\/em>&nbsp;Nell&#8217;anatra imbrigliata in&shy;troducete tre noci di burro, mettetene altrettanto in una casseruola, nella quale farete do&shy;rare il volatile per una quarantina di minuti. Nel frattempo fate bollire la scorza di tre arance, senza la parte bianca interna. Dalle arance spremete il succo. A questo punto aggiungete nella casseruola un bicchiere di vino bianco secco e una noce di burro maneggiato.&nbsp; Quando questo fondo avr&agrave; preso colore aggiungeteci le scorze tagliate alla <em>julienne<\/em>, insieme al succo delle arance, mezzo tronchetto di cannella, regolate il sale e il pepe.&nbsp; Sistemate l&rsquo;anatra al centro del piatto di servizio, dopo aver tolto lo spago, circondatela di crostini imburrati e di fette di arancio private della buccia e dei semi.&nbsp; <br \/>\n <em>Anatra selvatica.<\/em> Talune variet&agrave; so&shy;no considerate dalla Chiesa come pie&shy;tanza di magro.&nbsp; Conviene sempre marinarle per un paio di giorni nel burro chiarificato mescolato con il latte, dopo averle strinate e vuotate. &nbsp;Al momento della cottura asciugatele, lardellatele e strofi&shy;natele internamente ed esternamente con sale, pepe, noce moscata, paprica. Seguite poi una delle ricette illustrate.&nbsp; <em>Arrosto. <\/em>Il sistema ideale di cottura dell&rsquo;anatra selvatica &egrave; lo spie&shy;do. Comunque sia, abbiate cura di non stracuocere l&rsquo;anatra selvatica la cui carne tende facilmente ad indurirsi.<\/p>\n<p><strong>Anixin<\/strong> sono biscotti fatti con semi d&rsquo;anice, sono una specialit&agrave; della Liguria.<\/p>\n<p><strong>Annegato<\/strong>, piatto della cucina lom&shy;barda, &egrave; la sella di vitello, arrosto, &ldquo;affogata&rdquo; nel vino bianco, indubbiamente un annega&shy;mento <em>sui generis.<\/em><\/p>\n<p><strong>Annoglia<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;un salume pu&shy;gliese, insaccato, che contiene lin&shy;gua, trippe, intestini, fiori di finocchio, sale e pepe.&nbsp; In genere, cotto, accompagna la minestra verde. &nbsp;Una volta il suo centro di produzione era San Nicandro Garganico.<\/p>\n<p><strong>Antecoena<\/strong> (anche <em>gustatio <\/em>o <em>promulsis<\/em>) era l&rsquo;antipasto degli antichi ro&shy;mani, composto soprattutto di <em>ova <\/em>(uova), <em>lactucae <\/em>(lattughe), <em>ostrea <\/em>(ostrica), <em>oliva, farcimen <\/em>(salsiccia), <em>halleces <\/em>(salsa di molluschi macerati), <em>mulsum <\/em>(vino col miele).&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A11.jpg\" border=\"1\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Apicio<\/strong> &egrave; il nome di tre ghiottoni dell&rsquo;antica Roma; il primo visse ai tempi di Silla, il secondo sotto Augusto e Tiberio ed il terzo &egrave; contemporaneo di Traiano. Il pi&ugrave; famigerato &egrave; il secondo, il cui nome, come <em>prodigus, vorax <\/em>e <em>gulosus<\/em>, ci &egrave; stato tramandato da Se&shy;neca, Plinio, Giovenale e Marziale. &nbsp;Si racconta che Apicio, disperando di non poter conti&shy;nuare all&rsquo;infinito la vita di lusso, dopo aver dila&shy;pidato parte del suo patrimonio, fin&igrave; per suicidarsi.&nbsp; C&rsquo;&egrave; chi attri&shy;buisce a questo Apicio la ricetta dei di rag&ugrave;, chi di condimenti e salse. Ecco qualche definizione. Plinio, <em>&ldquo;Nepotum omnium altissimus gurges&rdquo;.&nbsp; <\/em>Marzia&shy;le, <em>&ldquo;Qua non Fabricius, sed vellet Api&shy;cius uti&rdquo;. <\/em>Giovenale, <em>&ldquo;Quid enim majore cachinno \/ Excipitur populi, quam pauper Apicius?&rdquo;<\/em>&nbsp; (Vedi in questo stesso sito la rubrica, <em>La storia e i suoi teatri gourmand<\/em>.) <\/p>\n<p><strong>Apophoreta<\/strong> erano i doni che gli an&shy;fitrioni greci e romani pre&shy;sentavano ai propri convitati. Consistevano in genere di monili d&rsquo;oro, talvolta persino degli schiavi che avevano servito a tavola. <br \/>\n Un consiglio.&nbsp; Diffidate di un padrone di casa che, all&rsquo;infuori dei fiori alle signore, offrisse doni ai propri invitati, o &egrave; un nuovo ricco, o un uomo d&rsquo;affari alla vigilia del fallimento, o un piccolo, malefico politico.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Apotheca<\/strong> (dal greco <em>apothek&eacute;, <\/em>rice&shy;vere, ripostiglio), presso i Greci era una cella, nel piano superiore della casa, dove affluivano i fumi ed i vapori dalla cucina e dalla sala da bagno. In questa cella si conservavano i vini da sta&shy;gionare o da invecchiare. Questo siste&shy;ma si trasfer&igrave; dalla Grecia a Roma, dove in seguito, furono chiamate per estensione <em>apothecae cel&shy;le <\/em>i magazzini in genere.&nbsp; Si legge in Orazio, <em>&ldquo;<\/em><em>Aut apo&shy;theca probis intacta est, aut pecus; atqui<\/em><em>&rdquo;.&nbsp; <\/em>La voce si &egrave; conservata in Germania, <em>Apothek&eacute;<\/em> significa farmacia ed in Francia, dove si usa <em>apothicaire <\/em>per definire un farmacista in senso ironico.&nbsp; Altrimenti chiamatelo <em>pharmacien.<\/em><\/p>\n<p><strong>Appert Nicolas <\/strong>(1749-1841), chimico e pasticcere francese, fin da giovane si dedic&ograve; alla ricerca di un sistema per la conservazione degli alimenti.&nbsp; Un tema molto sentito in quegli anni di guerra e di espansione demografica.&nbsp; Fu il primo a mettere a punto un metodo di conservazione mediante la sterilizzazione al vapore e la chiusura ermetica dei recipienti, prima bottiglie e poi scatole in lamierino.&nbsp; &Egrave; anche il primo ad aver creato una fabbrica di cibi in scatola, su richiesta dell&rsquo;esercito.&nbsp; Noi, per&ograve;, preferiamo ricordarlo come un rivoluzionario del &rsquo;89.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>App&eacute;tit<\/strong>, nome popolare per le cipol&shy;lette (<em>ciboule<\/em>). Al plurale, <em>aux app&eacute;tits<\/em>, indica una gustosa preparazione a base di erbe odorose.<\/p>\n<p><strong>Apple stuffing<\/strong>, ripieno a base di me&shy;le, tipico della cucina inglese, indicato per il pollame.&nbsp; Ricetta per una mezza dozzina di mele.&nbsp; Tagliatele in quarti, infarinatele e friggetele nel burro o nello strutto con un pizzico di cannella in polvere, quattro etti di pane grattugiato, una ci&shy;polla tritata fine, un pugnetto di prezzemolo tritato, qualche pilucco di timo fresco, sale e pepe quanto basta. Un cucchiaino da t&egrave; di timo. Una presa di sale. Una presina di pepe.&nbsp; Se volete, un pugnetto di uva passa.&nbsp; Lasciate raffreddare il tutto e poi usatelo come ripieno.<\/p>\n<p><strong>Apple tea<\/strong> (<em>invalid cookery, <\/em>cucina inglese). &Egrave; un decotto di mele, indicato per convalescenti.&nbsp; Per tre mele e 100 grammi di zucchero.&nbsp; Togliete i torsoli, pelatele ed affettatele.&nbsp; Versate su di esse dell&rsquo;acqua bollen&shy;te. Fatele cuocere a bagnomaria, inte&shy;nerendole, ma senza deformare le fet&shy;te, che passerete al setaccio, dolcifican&shy;do il liquido a piacere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anguille (fr. anguille; ingl. ell; ted. Aal), pesci di mare e d&rsquo;acqua dolce, appartenenti alla famiglia dei Murenidi, serpentiformi, a testa allun&shy;gata, con piccole scaglie, nascoste sotto la pelle e la pinna dorsale che si esten&shy;de sino all&rsquo;estremit&agrave; del corpo. 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