{"id":3176,"date":"2007-10-03T20:12:56","date_gmt":"2007-10-03T19:12:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/10\/03\/alge-ance\/"},"modified":"2008-02-06T21:03:06","modified_gmt":"2008-02-06T20:03:06","slug":"alge-ance","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/10\/03\/alge-ance\/","title":{"rendered":"Algerina &#8211; Angelica"},"content":{"rendered":"<p><strong>Algerina<\/strong>, all&rsquo;algerina, &egrave; un contorno che accompagna la carne, e che si com&shy;pone di piccoli pomodori stufati nell&rsquo;olio e crocchette di patate.<\/p>\n<p><strong>Alica<\/strong>, era una specie di birra, pro&shy;veniente dalla Campania e molto apprezzata nell&rsquo;antica Roma.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Alicante<\/strong>, vino d&rsquo;Alicante, celebre vi&shy;no prodotto nella provincia d&rsquo;Alicante in Spagna, quanto mai alcolico.<\/p>\n<p><strong>Alice<\/strong> (etimologia dubbia), sinonimo di &laquo; acciuga &raquo;. Il termine &egrave; usato specialmente dai produttori di pesce in scatola.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Alicot<\/strong>, anche <em>alycot<\/em> ed <em>alicut<\/em>, ter&shy;mine della cucina della Francia meri&shy;dionale, per indicare preparazioni va&shy;rie, che hanno per ba&shy;se l&rsquo;utilizzo di frattaglie di pollame, in forma di rag&ugrave;.<\/p>\n<p><strong>Allodola<\/strong> (fr. <em>alouette<\/em><em>, <\/em>ma in gastronomia si usa <em>mauviette<\/em><em>; <\/em>ingl. <em>lark<\/em><em>; <\/em>ted. <em>Lerche<\/em><em>;<\/em> spagn.<em> aloeta<\/em>), anche lodola, uccello dei Passeracei, col piumaggio di color neu&shy;tro, simile alla terra in cui vive, dal becco sottile, diritto ed acuto, la lin&shy;gua fessa e l&rsquo;unghia del dito di dietro pi&ugrave; lunga del dito stesso. Diminutivo del lat. <em>Alauda<\/em><em>, <\/em>che a sua volta pro&shy;viene dal Cimbro, <em>Alc&#8217;Guodez<\/em>, uccello dell&rsquo;armonia. Il tipo comune &egrave; l&rsquo;<em>Alauda<\/em><em> arvensis, <\/em>dal bel canto ed utile all&rsquo;agricoltura, dato che si nutre d&rsquo;insetti e vermi. <br \/>\n In genere non si vuotano. <em>Allo spiedo<\/em>. Con fette di lardo inter&shy;poste oppure sopra l&rsquo;allodola. &nbsp;Va servita su crostini, intrisi del liquido di cot&shy;tura.&nbsp; <em>In casseruola. <\/em>Apritele sul dor&shy;so e toglietene gli ossicini. Nella fes&shy;sura introducete un po&rsquo; di burro e, un pezzo di fegato gras&shy;so ed un fettina di tartufo. Fatele sal&shy;tare nel burro, ma accomodando le al&shy;lodole, serrate una contro l&rsquo;altra, per evitare che si deformino durante la cottura. Rappresentano un&rsquo;ottima guar&shy;nizione della polenta e del risotto.&nbsp; <em>Stufate. <\/em>Preparate un <em>roux<\/em> biondo ed allo&shy;gatevi le allodole, con funghi e cipol&shy;line, innaffiatele con met&agrave; brodo e me&shy;t&agrave; vino, aromatizzatele con chiodi di garofano, lauro ed un mazzetto di erbe aromatiche. Cotte che siano, accomodate le allodole su dei crostini e travasate su di esse il liquido di cottura, ridotto od allungato secondo i casi.<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A6_big.jpg\" target=\"_blank\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A6.jpg\" border=\"0\"\/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p><strong>Alloro<\/strong> (<em>Laurus<\/em><em> nobilis; <\/em>fr. <em>laurier<\/em><em> commun <\/em>oppure <em>laurier-sauce<\/em><em>; <\/em>ingl. <em>bayleaf<\/em><em>; <\/em>ted. <em>Lorbeer<\/em>), &egrave; generalmente confuso con il lauro e viceversa, &egrave; un albero dalle foglie sempreverdi, lunghe, persistenti, acu&shy;minate, ovali e coriacee, dai fiori gial&shy;lastri e dalle bacche sferiche, odorose, nero-azzurrognole. La pianta appartiene al genere delle Lauracee.&nbsp; Poche piante hanno conosciuto un periodo di grandezza e decadenza come l&rsquo;alloro.&nbsp; Nell&#8217;anti&shy;chit&agrave; la pianta era consacrata ad Apol&shy;lo e si attribuiva al suo odore penetrante di trasmettere il dono della profezia.&nbsp; I poeti, gl&#8217;imperatori ed i condottieri si coronavano d&rsquo;alloro. Nel medio evo poi l&rsquo;uso delle corone d&rsquo;alloro fu ri&shy;stretto ai poeti, agli scienziati ed agli artisti, mentre i giovani dottori furono gratificati d&rsquo;una corona, guarnita di bacche d&rsquo;alloro (bacca laurea), da cui derivano la nostra laurea ed il <em>bacca-laur&eacute;at<\/em> dei francesi.&nbsp; Ecco gli epi&shy;teti latini: <em>Apollinea, Phoebea, Delfica, Parnassia, Aonia, Virens, Viridis, Redolens,<\/em> <em>Tenera, patens, patura, Casta,<\/em> (il fiore &egrave; veramente poligamo), <em>Triumphalis<\/em><em>, Victrix, Insignis<\/em> ed infine <em>Opa&shy;ca<\/em>. Canta Virgilio: &laquo; <em>Cingit<\/em><em> Apollinea Victricia tempora lauro <\/em>&raquo;.&nbsp; Spontaneo in Grecia e nel Levante, l&rsquo;alloro &egrave; col&shy;tivato da noi ed in genere nell&rsquo;Europa occidentale per diversi impieghi. Nell&#8217;economia domestica le foglie servono come condimento, fanno parte del cosiddetto maz&shy;zolino aromatico. Le bacche entrano come acces&shy;sorio nella composizione dell&rsquo;alcolato di Fioravanti. Sono usati come medicinali tanto i frutti quanto le foglie, quali risolventi, sti&shy;molanti e stomatici. Se ne estrae un olio verdastro, che trova un&rsquo;applica&shy;zione in veterinaria.<\/p>\n<p><strong>Alte Weiber<\/strong> (ted., vecchiette). Dolce, &egrave; una specialit&agrave; dell&rsquo;Alto Adige. &nbsp;Si compone di farina, con uova e prugne, subisce una triplice cottura nello strut&shy;to, per essere poi ritagliata a pezzetti ed immersa nel vino bollente ed ancora cotta due volte.<\/p>\n<p><strong>Amaretti<\/strong> appartengono alla pasticce&shy;ria italiana, risalgono a tempi im&shy;memorabili. Fatti di mandorle, d&rsquo;albu&shy;me d&rsquo;uovo, e di zucchero, croccanti, si conservano a lungo. Si contendono il primato, nel Piemonte Acqui e Mombaruzzo, in Lombardia Saronno ed in Liguria Albenga, ove sono chiamati <em>baxin<\/em>. Degni di menzione sono gli <em>amar&egrave;ttus<\/em><em>, <\/em>prodotti in Sardegna.<\/p>\n<p><strong>Ambrosia<\/strong> era cos&igrave; chiamato il cibo degli Dei nell&rsquo;Olimpo, da <em>a<\/em>privativa e <em>brot&ograve;s<\/em>mor&shy;tale, quindi cibo che rende immortali ed &egrave; negato agli uomini. &nbsp;Il nome Ambrogio ha la stessa origine. &Egrave; pure il nome d&rsquo;una pianta delle Composite, la cui specie pi&ugrave; diffusa &egrave; l&rsquo;ambrosia marittima. Fornisce un&rsquo;infusione, cui si attribui&shy;scono propriet&agrave; di cordiale.<\/p>\n<p><strong>Ammoniaca. Carbonato d&rsquo;ammonio<\/strong> &egrave; un sale che, al calore si decompone in due gas, in ammoniaca ed in acido car&shy;bonico, che si volatilizzano, senza la&shy;sciar traccia. Si ricorre a questo sale per rendere porose e spugnose certe pa&shy;sticcerie, non sottoposte a fermentazione. Formandosi i due gas con il calore, spostano le particelle della pasta, creando dei vuoti che costituiscono ap&shy;punto la porosit&agrave;. Continuando l&rsquo;azio&shy;ne del calore i gas si eliminano da soli. I Francesi chiamano il carbonato d&rsquo;am&shy;monio <em>levure<\/em><em> alsacienne.<\/em><\/p>\n<p><strong>&Agrave;moli<\/strong> sono prugne, sbucciate, dimez&shy;zate ed essiccate al sole, specialit&agrave; del Goriziano.<\/p>\n<p><strong>Ampeloterapia<\/strong> (dal greco <em>&agrave;mpelos<\/em><em>,<\/em>uva) &egrave; la cura dell&rsquo;uva, gi&agrave; raccoman&shy;data da Dioscoride, Plinio, Celso e Galeno.<\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A7_big.jpg\" target=\"_blank\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A7.jpg\" border=\"0\"\/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p><strong>Amphicle<\/strong>, o Amphicl&egrave;s, famoso cuo&shy;co dell&rsquo;antica Grecia, &egrave; considerato un precursore della gastronomia moderna, giacch&eacute;, opponendosi alle abitudini confuse ed esagerate di quei tempi, volle prescrivere, per ogni cibo, un metodo particolare di preparazione e l&rsquo;uso moderato e ragionato dei condimenti.<\/p>\n<p><strong>Amphora<\/strong>. &nbsp;Misura romana di capacit&agrave; liquida pari a litri 25,33, ma anche mi&shy;sura greca di capacit&agrave;, uguale a litri 26.102.&nbsp; Recipiente di terracotta, stretto ed alto, con due anse ai lati del&shy;la bocca, terminante con una punta, da ap&shy;poggiare al muro o da piantare nella sabbia, che i Romani usavano princi&shy;palmente per il vino. Vi era general&shy;mente fissato il <em>titulus<\/em>(o <em>pittacium<\/em><em>,<\/em> o<em> nota,<\/em> o <em>tabella<\/em>)indicante la qualit&agrave; del vino e l&rsquo;et&agrave;, col nome del console sotto cui era stato fatto.<\/p>\n<p><strong>Anagnostes<\/strong> (dal greco <em>anagnost&eacute;s<\/em>, lettore), era, a Roma, lo schiavo, in&shy;caricato di leggere brani di poesia o di prosa durante i pasti.<\/p>\n<p><strong>Analecta<\/strong> erano i resti della mensa, che uno schiavo ap&shy;positamente incaricato raccoglieva al&shy;la fine d&rsquo;ogni festino. Questi avanzi, sapientemente accomodati servivano di cibo agli schiavi stessi.&nbsp; Scrive Marziale, &ldquo;<em>Sed<\/em><em> pretium scopis nunc analecta dabunt&rdquo;<\/em>.&nbsp; Per estensione, al singolare, il nome dello schiavo incaricato, e, sempre al plurale, frammenti in genere. Analecta (neutro, plurale), non va confuso con <em>Analectis<\/em><em>, <\/em>(<em>Analectidis<\/em>, femm., sing.), un&rsquo;imbottitura, generalmente di lino, usata dalle Romane per pareggiare le spalle. &nbsp;&ldquo;<em>Conveniunt<\/em><em> tenues scapulis analectides altis&nbsp;&raquo;<\/em>, scrive Ovidio.<\/p>\n<p> <strong>Ananas<\/strong> (fr. <em>ananas; <\/em>ingl. <em>pine-apple<\/em><em>; <\/em>ted. <em>Ananasfr&uuml;chte<\/em>), anche ananasso, (<em>bromelia<\/em><em><br \/>\n ananas<\/em>)<em>, <\/em>&egrave; una pianta della Fa&shy;miglia delle Bromeliacee, dalle foglie, lunghe talvolta pi&ugrave; d&rsquo;un metro, rac&shy;colte a gruppi, coperte sulla faccia su&shy;periore di peli consistenti, che hanno lo scopo di raccogliere l&rsquo;umidit&agrave; at&shy;mosferica e le rare piogge dei paesi tropicali.&nbsp; I frutti, che pure si chiamano ananas ricordano un carciofo ingigan&shy;tito.&nbsp; Si dice che Don Con&shy;salvo Hermandez, governatore di San Domingo, abbia fatto conoscere la pian&shy;ta agli Europei, nella prima met&agrave; del XVI secolo. Ma fu solamente nel XVIII che il continente europeo pot&eacute; trarre profitto da questo frutto meraviglioso. L&rsquo;ananas si coltiva oggi all&rsquo;aria aperta nel sud della Spagna ed altrove nelle serre. Certe variet&agrave; di fragole e poponi, per l&rsquo;affinit&agrave; di sapore con l&rsquo;ananas si chiama&shy;no fragole-ananas e poponi-ananas.<br \/>\n <em>Pine apple water <\/em>(acqua d&rsquo;ananas, cucina inglese, bibita estiva). &nbsp;Per un ananas di media grandezza, fresco o conservato, mezzo chilo di zucchero, il succo di due limoni, un litro e mezzo di acqua. Affettate l&rsquo;ananas, dividetelo in pic&shy;coli dadi e riducetelo in polpa in un mor&shy;taio. Fate sciogliere lo zucchero, a cal&shy;do, in mezzo litro d&rsquo;acqua, che verse&shy;rete sull&#8217;ananas aggiungendovi poi il succo dei limoni. Quando il tutto si sar&agrave; raf&shy;freddato, aggiungete il litro d&rsquo;acqua rimasto, agitate e servite.&nbsp; <em>Gelato con l&rsquo;ananas, <\/em>cucina italiana. &nbsp;Per un ananas maturo, 200 grammi di zucchero, il succo di quattro limoni, un litro d&rsquo;acqua. Schiacciate e stacciate l&rsquo;ananas, al succo ottenuto aggiungete quello dei limoni, l&rsquo;acqua e lo zucchero, mescolando fino al completo scioglimen&shy;to dello zucchero, versate il tutto nella sorbettiera, per essere trasformato in gelato, o pi&ugrave; esattamente in sorbetto.&nbsp; <em>Pine apple punch, <\/em>(bevanda americana inver&shy;nale). Mettete in un recipiente 2 ananas af&shy;fettati con 125 grammi di zucchero e lasciate riposare sino a completo as&shy;sorbimento dello zucchero da parte del frutto. Aggiungeteci mezzo litro di rum (possibilmente <em>agricole<\/em>) il sugo di quattro limoni nonch&eacute; un decilitro e mezzo di cura&ccedil;ao. Mescolate e regolate il dolce, poi raffreddate per almeno un&rsquo;ora, servitelo con arance a fetta ed altre frutta di stagione e ser&shy;vite in bicchieri da champagne.&nbsp; <em>Ananas mit gefrorerem Schlagrahm. <\/em>(ananas con panna montata ghiacciata, cu&shy;cina tedesca).&nbsp; Per quattro fette di ananas, mezzo litro di panna montata, una cuc&shy;chiaiata da t&egrave; di vanillina. Vanigliate la panna montata a neve ferma e congelatela.&nbsp; Adagiate l&rsquo;ananas tagliato a dadini nei bicchieri da champagne, disponeteci sopra la panna eventualmente deco&shy;rata con pezzetti del frutto.&nbsp; Servitelo con dei biscotti dolci. <\/p>\n<p align=\"center\">\n\t<a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A8_big.jpg\" target=\"_blank\"><br \/>\n\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A8.jpg\" border=\"0\"\/><br \/>\n\t<\/a>\n<\/p>\n<p><strong>&Agrave;nara<\/strong><strong> col pien<\/strong>, anitra ripiena, piatto veneziano, di rigore la notte del Redentore.<\/p>\n<p><strong>Andouille<\/strong><strong> <\/strong>o<strong> andouillette<\/strong>, sono salsic&shy;ce della salumeria francese, le prime pi&ugrave; grandi delle seconde.&nbsp; Contengono le trippe di maiale o di cinghiale, oppure di manzo, di pollame, o di pesce (que&shy;ste ultime sono chiamate <em>andouille<\/em><em> de Car&egrave;me, <\/em>di quaresima). Si vendono anche affumicate e tartufate. Nel linguaggio popolare <em>andouille<\/em>significa persona sciocca. Si fa derivare <em>andouille<\/em>dal basso latino <em>inductilis<\/em><em>, <\/em>da <em>inducere<\/em><em>, <\/em>in&shy;trodurre.<\/p>\n<p><strong>Anfitrione<\/strong>, dal greco <em>amphytryon<\/em>, titolo di una commedia di Plauto ripre&shy;sa poi da Moli&egrave;re, per estensione chi offre un pranzo a numerosi invitati. Giove s&#8217;innamora di Alcmene, moglie del principe tebano Amphytryon (<em>thebanus<\/em><em>, belliger, audax, generosus.<\/em>&nbsp; &ldquo;<em>Amphitrion<\/em><em> fuerit cum se Tirynthia cepit&rdquo;<\/em> scriveOvidio, ed approfittando dell&rsquo;as&shy;senza di quest&#8217;ultimo, ne prende le sembianze e, accompagnato dal fido Mercurio, tramutato in Sosia, il servitore di Amphytryon, sor&shy;prende la buona fede di Alcmene, che concepisce Ercole. Sennonch&eacute;, all&rsquo;improvviso arriva il vero Amphytryon, accompa&shy;gnato dal vero Sosia, e ne scaturiscono scene d&rsquo;indubbia comicit&agrave;. Gio&shy;ve se la cava, organizzando un banchet&shy;to, invitando tutti i presenti. Chi &egrave; il vero Anfitrione? La risposta &egrave; data da Sosia: &egrave; colui, nella cui casa si mangia, e Giove se ne va, ravvolto da una nube.&nbsp; A rigor di termini quindi anfitrione non &egrave; sol&shy;tanto un padrone di casa, ma altres&igrave; un marito tradito. &nbsp;<\/p>\n<p><strong>Angel food <\/strong>(cibo degli angeli, cucina americana), chiamato anche <em>angel<\/em><em> cake.<\/em>&nbsp; Per una tazza e mezza di zucchero, una di farina, l&rsquo;albume di dieci uova, una cucchiaiata da t&egrave; di cremortartaro, una di vaniglia ed una presa di sale. &nbsp;Setacciate con cura la tazza di farina, aggiun&shy;geteci lo zucchero in polvere, il cremortartaro ed il sale e setacciate. &nbsp;Montate il bianco d&rsquo;uovo a neve ferma, tra&shy;vasateci il resto del composto, gradatamente, ma rapidamente, mescolando in modo da inumidire la farina. Collocate il tutto in uno stampo non imburrato, con un camino di carta al centro. &nbsp;Mettete lo stampo in forno per 45 minuti, a fuoco moderato. Distaffate la torta e velatela con una tazza di zucchero in polvere nel quale avrete aggiunto l&rsquo;albume di due uo&shy;va, leggermente addensate e distribuitela sulla torta fredda.<\/p>\n<p><strong>Angels<\/strong><strong> on horseback<\/strong>, angeli a caval&shy;lo, specialit&agrave; inglese. &nbsp;Per sei ostriche, 6 fette sottili di pancetta (<em>bacon<\/em>)<em>, <\/em>6piccoli crostini rotondi di pane fritto, un sospetto di scalogno ed uno di prezzemolo, ambedue sminuzzati fini, un po&rsquo; di succo di limone e paprica. Staccate le ostriche dal loro guscio, ritagliate il <em>bacon<\/em> in modo da poter ricoprire l&rsquo;ostrica, condite con la paprica, cospar&shy;gete di scalogno e prezzemolo. Ada&shy;giate ogni ostrica su una fetta di <em>bacon<\/em>, bagnate con il succo di limone, avvolgetela e fissate il <em>bacon<\/em> con uno stecco, friggetele in una padella op&shy;pure arrostitele in un forno caldo, tanto da <em>arricciare<\/em> il <em>bacon<\/em>. &nbsp;Una cot&shy;tura prolungata renderebbe l&rsquo;ostrica troppo dura. Togliete gli stecchi e servite su crostini come antipasto.&nbsp; Potete sostituire le ostriche con le cozze.<\/p>\n<p><strong>Angelica<\/strong> (<em>Angelica archangelica;<\/em> fr.<em> ang&eacute;lique <\/em>o <em>herbe de Saint Esprit, <\/em>ingl. <em>angelica<\/em>)&egrave; una pianta della famiglia delle Ombrelli&shy;fere, che pu&ograve; raggiungere i due metri d&rsquo;altezza. Cresce allo stato sel&shy;vatico ed &egrave; coltivata per la sua bellezza. Il nome &egrave; dovuto alle eccezionali qualit&agrave; della pianta, di cui si usano radici e ramoscelli, che pure si chiamano Angelica. D&rsquo;odore forte e gradevole, di sapore aromatico. Secca perde le sue qualit&agrave; e diventa acre. In medicina se ne fa uso come stimolante, digestivo e carminativo. &nbsp;Molto usata nella preparazione dei liquori, <em>chartreuse<\/em>, vespetro, gin, acqua dei Car&shy;melitani. &nbsp;I ramoscelli, invece, che un tempo arrivavano dalla Boemia, si usano in confetteria.&nbsp; Se ne pu&ograve; fare un ottimo ratafi&agrave;, ca&shy;salingo.&nbsp; Per un chilo di ramoscelli freschi occorrono un litro d&rsquo;acquavite, 600 grammi di zucchero, sciolto in pochissima acqua.&nbsp; Macerate il tutto per un mese in un boccale chiuso e al buio.&nbsp; Passare l&rsquo;infusione con un filtro di carta e imbottigliatelo.&nbsp; Se invece usate i semi occorrono un litro d&rsquo;alcol a 60&deg;, un decilitro e mez&shy;zo d&rsquo;acqua, 250 grammi di zucchero sciolto in un po&rsquo; d&rsquo;acqua tiepida, 10 grammi di mandorle ama&shy;re, pulite e pestate, 10 grammi di semi d&rsquo;angelica recenti. &nbsp;Fate ma&shy;cerare il tutto per almeno dieci giorni, poi, filtrate e imbottigliate.&nbsp; Si pu&ograve; far uso anche dell&rsquo;angelica selvatica, che ha, per&ograve;, qualit&agrave; meno pronunciate di quella coltivata.&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Algerina, all&rsquo;algerina, &egrave; un contorno che accompagna la carne, e che si com&shy;pone di piccoli pomodori stufati nell&rsquo;olio e crocchette di patate. 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