{"id":3174,"date":"2007-09-28T17:55:31","date_gmt":"2007-09-28T16:55:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/09\/28\/lexicon-a-acro\/"},"modified":"2008-02-06T21:06:50","modified_gmt":"2008-02-06T20:06:50","slug":"lexicon-a-acro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/09\/28\/lexicon-a-acro\/","title":{"rendered":"Abbacchio &#8211; Acroama"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/copertina-A.jpg\" border=\"0\" alt=\"Copertina Lexicon lettera A\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Abbacchio,<\/strong> voce dialettale romanesca per agnello di latte, si fa derivare dal basso latino <em>ovecula<\/em>, piccola pecora. Costituisce una delle basi della gastronomia romana.&nbsp; Nei menu della capitale figurano l&rsquo;<em>abbacchio arrosto<\/em>, preparato nel forno ed anche allo spiedo, l&rsquo;<em>abbacchio alla cacciatora<\/em>, consistente di cosciotto e rognoni, che, con l&rsquo;aggiunta di pepe, aglio, rosmarino, aceto ed acciughe, &egrave; cotto in padella, l&rsquo;<em>abbacchio brodettato<\/em>, in casseruola, con lo strutto, prosciutto, cipolla, vino bianco, tuorli d&rsquo;uovo, succo di limone, prezzemolo e maggiorana, le <em>costolette d&rsquo;abbacchio<\/em>, cotte in graticola sulla brace, chiamate&nbsp; &laquo; a scottadito &raquo;; ed infine il <em>fritto alla romana<\/em>, di cui fa parte l&rsquo;abbacchio, cervella, animelle e costolette. Certe derivazioni, come abbacchio da ovecula, ricordano l&rsquo;epigramma del De Cailly contro il Menagio che aveva fatto derivare&nbsp; &laquo; alfana &raquo; dall&rsquo;<em>equus<\/em> latino:<strong><\/strong><br \/>\n  <em>Alfana<\/em><em> vient d&rsquo;equus sans doute,<br \/>\n   mais il faut avouer aussi<br \/>\n   qu&#8217;en venant de l&agrave; jusqu&#8217;ici<br \/>\n   il a bien chang&eacute; sur la route<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Abignades<\/strong><strong>,<\/strong> espressione popolare in uso nelle Lande, in Francia, per denominare un piatto consistente di budella d&rsquo;oca al sangue.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Abomaso<\/strong> (dal lat. <em>ab.<\/em> e <em>omasum<\/em>, trippa) &egrave; il termine che indica la quarta cavit&agrave; dello stomaco composto dei ruminanti, ha la propriet&agrave; di far coagulare il latte.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Acciuga <\/strong>(fr. <em>anchois<\/em>; ingl. <em>anchovy<\/em>; ted. <em>Sardelle<\/em>) &egrave; un pesce comune a molti mari ognuno dei quali ha una sua variet&agrave;, di cui almeno una trentina sono note. Fa parte del gruppo degli <em>Engraulis<\/em>.&nbsp; Quella tipica dell&rsquo;Atlantico e Mediterraneo &egrave; l&rsquo;<em>Engraulis<\/em><em> Enchrasicolus<\/em>. Il nome di acciuga deriva probabilmente dal basco <em>anciua<\/em>, che significa secco.<br \/>\n L&rsquo;acciuga era molto apprezzata nell&rsquo;antichit&agrave;. dai Romani. Sminuzzata, con l&rsquo;aggiunta di aceto, costituire uno degli ingredienti del <em>garum<\/em>. &nbsp;Questo pesce vive in banchi ed &egrave; pescato di notte, con la rete, alla luce delle lampare, che lo ingannano.&nbsp; Il dorso dell&rsquo;acciuga &egrave; verde chiaro, per diventare poi verde scuro e poi quasi nero. Questa variazione di colori permette di giudicarne la freschezza. I filetti freschi sono di un colore rosa-rosso, che nelle frodi &egrave; provocato immettendo dei coloranti nella salamoia. &nbsp;<br \/>\n La carne dell&rsquo;acciuga &egrave; fragile e date anche le sue dimensioni si presta poco alla frittura.&nbsp; Disponendo di esemplari grossi si possono seguite le ricette per le sardine. &nbsp;<br \/>\n <em>Frittura<\/em>. &nbsp;Se siete convinti della freschezza (in genere conviene farne uso soltanto nelle citt&agrave; di mare), recidetene la testa, vuotatele delle viscere e delle resche, lavatele in acqua corrente, poi, fatele marinare nel latte per un quarto d&rsquo;ora, rotolatele nella farina e friggetele nell&rsquo;olio d&rsquo;oliva caldissimo. Le operazioni si devono svolgere con mol&shy;ta cura, data la fragilit&agrave; della carne.&nbsp; <em>Filetti d&rsquo;acciughe. <\/em>Le acciughe hanno la propriet&agrave; di stuzzicare l&rsquo;appetito, sono quindi in&shy;dicate come antipasto. Disponetele in forma di griglia su un letto di lattuga in un piatto alter&shy;nandole con capperi, prezze&shy;molo, uova dure affettate.&nbsp; Potete anche intercalarle con strisce di peperoni.&nbsp; <em>Rotoline<\/em><em>. <\/em>Disponete i filetti a cerchio. Collocateci nel mezzo una pasta di pesce, amalgamata con maionese e condita con il pepe. In cima sistemate un pezzettino di burro d&rsquo;acciughe. Potete anche sostituire questo ripieno con uova sode tritate, impastate con prez&shy;zemolo, sale e tartufi sminuzzati.&nbsp; <em>Burro d&rsquo;acciughe.<\/em>&nbsp; Per 100 grammi di bur&shy;ro occorrono tre acciughe, lavate e senza spine, una presa di pepe. Pestate le acciughe nel mortaio, setacciatele ed impastatele col burro, aggiungendo il pepe secondo i vostri gusti.&nbsp; <em>Uova con ripieno di acciughe.<\/em>&nbsp; Occorrono delle uova sode, divise a met&agrave; nel senso della lunghezza, delle acciughe sminuzzate, impastate col tuorlo d&rsquo;uovo, succo di limone, sale, una presa di noce mo&shy;scata ed un nonnulla di pepe. &nbsp;Vanno scaldate in forno.&nbsp; Si servono generalmente con toast caldi, bene imburrati.&nbsp; <em>Olive con ripieno di acciughe. <\/em>Dividete delle belle olive verdi a met&agrave; nel senso della larghezza, to&shy;glieteci il nocciolo e riempitele con un impasto di acciughe smi&shy;nuzzate, burro, cipolle e prezzemolo ben tritati, sale ed un sospetto di pepe. Ritagliate dei dischetti di pane di un certo spessore, ricavateci una cavit&agrave; nel mezzo, friggeteli nel burro, poi nella cavit&agrave; collocateci le olive, decorateli con della maionese e serviteli.&nbsp; <em>Anchovy<\/em><em> sauce. <\/em>(famosa salsa anglo-americana, per pesce bollito e fritto). Dosi per una tazza di brodo o sugo di carne diluito. Quattro acciughe, un cucchiaio di burro e mezzo cucchiaio di capperi. Pulite le acciughe, fresche o mari&shy;nate. Fatele friggere nel burro pochi minuti, sen&shy;za colorirle e dopo averle infarinate. Aggiungeteci il brodo od il su&shy;go, facendo sobbollire il tutto per un quarto d&rsquo;ora a fuoco lento.&nbsp; Regolate il sale e il pepe mescolandoli con i capperi schiacciati. La salsa va servita cal&shy;dissima.&nbsp; Una variante <em>della salsa d&rsquo;acciughe. <\/em>Preparate un <em>roux<\/em> biondo, allungatelo con una zuppa di pesce e continuate la cottura, affinch&eacute; si condensi la com&shy;posizione. Aggiungete poi del burro di acciughe&nbsp; e lavorate il tutto con la frusta, a caldo, per amalgamare gli ingredienti.&nbsp; <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A1.jpg\" border=\"0\" alt=\"miniatura di donna in ginocchio su uno scaffale ti testi di food-design\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Aceto<\/strong> (fr. v<em>inaigre<\/em>, da vino agro; ingl. v<em>inegar<\/em>;ted. <em>Essig<\/em>) &egrave; il prodotto della fermenta&shy;zione acetica di liquidi alcolici, il cui agente &egrave; un microrganismo, il <em>mycoderma<\/em><em> aceti. <\/em>Il termine si applica in particolare a quello del vino, ma si produce l&rsquo;aceto anche con altri liquidi alcolici, come la birra o il sidro.&nbsp; L&rsquo;uso dell&rsquo;aceto &egrave; antichissimo, ne parla la <em>Bib<\/em>&shy;<em>bia<\/em>, nel libro di Rut, descrivendo la vi&shy;ta familiare al tempo dei Giudici (Ca&shy;pitolo II, verso 14): &laquo; E Booz disse a Rut: &ldquo;Quando sar&agrave; l&rsquo;ora, vieni qua mangia il pane e intingi il tuo bocco&shy;ne nell&#8217;aceto&rdquo; &raquo;. I Greci ed i Romani ne facevano largo uso. l&rsquo;<em>acetum<\/em><em>,<\/em> l&rsquo;a&shy;ceto, era chiamato <em>acre, vetus, acerbum, asperum, rubens, mordax, frigens, rosaceum <\/em>nonch&eacute; <em>sambuceum<\/em>; &laquo; <em>Amphora<\/em><em> Niliaci non sit tibi vilis aceti <\/em>&raquo;<em>. <\/em>Marziale chiama l&rsquo;insalata, <em>acetarium<\/em>.&nbsp; I greci chiamavano <em>oxybaphon<\/em>ed i ro&shy;mani <em>acetabulum<\/em>le coppe, piene d&rsquo;a&shy;ceto, nelle quali i convitati intingevano il pane. Era considerata una bevanda sana e dissetante a cui ricorrevano spesso anche i legionari romani. Secondo San Giovanni (Capit. XIX, verso 28): &laquo;&#8230; Ges&ugrave; disse: ho sete. Vi era l&agrave; un vaso pieno d&rsquo;aceto. Ed i soldati, in&shy;zuppata una spugna nell&#8217;aceto, gliela accostarono alla bocca&#8230; &raquo;.&nbsp; Nel Medioevo era diffuso l&rsquo;uso dell&rsquo;aceto co&shy;me bevanda e condimento, veniva considerato miracoloso come medicinale ( come nel caso dell&rsquo;<em>Aceto dei quattro ladri<\/em>).&nbsp; Era anche molto stimato dagli alchimisti che manipolarono una sostanza, estratta dal mercurio, chia&shy;mata aceto della montagna, del sole oppure della luna.&nbsp; Vennero poi gli studi di Lavosier, di Persoon, di Liebig ed infine di Pasteur.&nbsp; Con la scoperta della causa dell&rsquo;acetificazione, si procedette alla produzione dell&rsquo;aceto con metodi industriali, soprattutto di quello bianco che ha un largo uso in far&shy;macologia per la produzione, in particolare, di ace&shy;to aromatico, canforato, fenicato, aro&shy;matico inglese, antisettico, a base di cannella.&nbsp; Si usa anche nella toiletta diluendolo con l&rsquo;acqua di Colonia.&nbsp; In cucina si adopera per la con&shy;servazione di frutta, legumi e verdure, chiamate sottoaceto.<br \/>\n  <em>Caratteristiche.<\/em>&nbsp; Un buon aceto deve essere chiaro, trasparente, avere un sapore chiaramente acido e ricordare quello del vino, dev&rsquo;essere incolore se pro&shy;viene dal vino bianco, leggermente roseo, se da quello rosso.<br \/>\n A<em>ceto rosato. <\/em>Fate macerare per una settimana 50 grammi di petali di rose rosse in mez&shy;zo litro di aceto. &mdash; <em>Aceto al lampone. <\/em>Fate macerare per una settimana un chilo di lamponi schiacciati in un litro di aceto. &nbsp;Poi, prima di metterlo in bottiglia passatelo alla stamina.&nbsp; <br \/>\n <em>Aceto aromatico <\/em>(cucina popolare italiana). Mettete in una baci&shy;nella uno spicchio d&rsquo;aglio tritato o schiacciato con una lama, due foglie di scalogno e un mazzetto di erbe aromatiche, sale quanto basta e una presa di pepe. Fate bollire un litro di aceto di buona qualit&agrave;, riducetelo della met&agrave;, travasatelo sugli aromi, coprite la bacinella e lasciate riposare per un paio d&rsquo;ore.&nbsp; Poi passatelo con una stamina e imbottigliatelo.&nbsp; Usatelo con parsimonia come aggiun&shy;ta all&rsquo;aceto d&rsquo;uso comune, ha una grande capacit&agrave; mordente.&nbsp; <em>Aceto balsamico <\/em>&egrave; il nome d&rsquo;un aceto di pregio molto forte, prodotto a Modena. <em>Aceto dei quattro ladri<\/em> (<em>vinaigre<\/em><em> des quatre voleurs<\/em>)cos&igrave; chia&shy;mato perch&eacute; secondo la leggenda sarebbe stato inventato da quattro ladri durante la peste aMarsiglia. &Egrave; un aceto antisettico, risulta della mace&shy;razione di aglio, canfora e varie pian&shy;ta aromatiche.&nbsp; Anche i frati di Santa Maria Novella, a Firenze hanno una ricetta d&rsquo;un aceto antisettico, chiamato dei <em>Sette Ladri.<\/em>&nbsp; Nei tempi di pestilenza si usava strofinarsi mani e viso con l&rsquo;aceto ed esporsi ai suoi fumi.&nbsp; Un tempo con l&rsquo;aceto si disinfettavano le lettere provenienti da paesi esotici.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Acetosa<\/strong> (<em>Rumex<\/em><em> acetosa; <\/em>fr. <em>oseille<\/em><em>, <\/em>ingl. <em>Sorrel<\/em><em>, <\/em>ted. <em>Sauerampfer, <\/em>fiammingo e olandese, &nbsp;<em>Zuring<\/em><em>; <\/em>dan. <em>Almindelig<\/em><em> syre, <\/em>spagn. <em>Acedera<\/em><em>, <\/em>port. <em>azdas<\/em><em>.<\/em>)<em>, <\/em>pianta del genere delle Poligonee, si trova spesso allo stato selvaggio, ma nel Seicento fu miglio&shy;rata con la coltivazione. Ne esistono parecchie variet&agrave;, a foglie pi&ugrave; o meno larghe.<br \/>\n I termini nelle lingue straniere ricordano, come in italiano, la caratteristica dell&rsquo;ace&shy;tosa, l&rsquo;acidit&agrave;, dovuta ad una forte proporzione d&rsquo;acido ossalico. &nbsp;Dubbia &egrave; l&rsquo;etimologia dell&rsquo;<em>oseille<\/em>francese, che molti fanno risalire ad un <em>oxalis<\/em>la&shy;tino. Sembra piuttosto che <em>rumex<\/em>cor&shy;rispondesse ad acetosa. &ldquo; <em>Foecundusque<\/em><em> rumex, malvaeque, inulaeque virebant&nbsp;&raquo;.<\/em>&nbsp; (Virgilio). &nbsp;<br \/>\n Tra le variet&agrave; pi&ugrave; usate va ricordata l&rsquo;acetosa spinacio (<em>rumex<\/em><em> patientia<\/em>)e quella di Belleville, a larghe foglie e meno acida. Quanto alla cosiddetta <em>acetosella, <\/em>appartiene al genere delle Ossiladee.&nbsp; Vanno ricordate anche altre due variet&agrave;, l&rsquo;Alleluia (<em>oxalis<\/em><em> acetosella<\/em>)e l&rsquo;ossalide merlata (<em>oxalis<\/em><em> crenata<\/em>)<em>, <\/em>anch&#8217;esse ricche d&rsquo;acido os&shy;salico.<br \/>\n L&#8217;acetosa, considerata un tempo un rimedio antiscorbutico, serve oggi per l&rsquo;estrazione di ossalato di potassio, utile per togliere le macchie di ruggine. In talune regioni si usa pulire l&rsquo;argenteria strofinandola con foglie d&rsquo;acetosa. <\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/lexicon\/A\/A2.jpg\" border=\"0\" alt=\"Miniatura antica di una dichiarazione d'amore vicino a un testo di gastronomia preistorica.\"\/>\n<\/p>\n<p><strong>Acido citrico<\/strong> &egrave; un acido organico contenuto nei limoni ed in minor misura anche in altri frutti ed in molte piante. Ha la forma di cristalli bianchi, facilmente solubili nell&#8217;acqua. Serve a diversi scopi, soprattutto per la preparazione di limonate. &nbsp;Oggi si produce per via industriale e sintetica a partire dalla fermentazione del glucosio.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Acquacotta<\/strong>, &nbsp;&egrave; una minestra popolare soprattutto nel centro Italia, appartiene alle minestre in brodo. Dosi per un litro d&rsquo;acqua.&nbsp; Mezzo chilo di patate sbucciate e tagliate a grossi quarti, due spicchi d&rsquo;aglio, un peperoncino, sale quanto basta e 250 grammi di pomodoro pelati. Fate cuocere il tutto in una pentola, preferibilmente di terracotta, prima a fuoco sostenuto, poi moderato.&nbsp; A met&agrave; cottura aggiungeteci mezzo chilo di cicoria lavata e tagliate a grosse strisce, meglio se di campo.&nbsp; Nel frattempo preparate dei crostini di pane conditi con dell&rsquo;olio extravergine.&nbsp; Travasate la vostra zuppa, che dovr&agrave; risultare abbastanza densa, e servite.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Acqua di Firenze<\/strong> &egrave; il nome di un antico rosolio che si produceva in Toscana, con chiodi di garofano, cannella, noce moscata e scorza di limone.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Acqua di Fiume<\/strong> &egrave; il nome d&rsquo;un liquore che un tempo si produceva a Villafranca nel Veneto.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Acridofago<\/strong> (dal gr. <em>akridos<\/em>, cavalletta e <em>phagein<\/em>, mangiare) &egrave; colui che si nutre di cavallette. In Africa vi sono popolazioni acridofaghe, i cui ricettari sono oggi molto popolari soprattutto in &ldquo;rete&rdquo;.&nbsp; <br \/>\n Mos&egrave;, enumerando gli animali, la cui carne era concessa agli Ebrei, nomina (Levitico, XI, v. 21-22) quattro insetti, precisamente il <em>bruchus<\/em> , l&rsquo;<em>ophimachus<\/em>, l&rsquo;<em>attacus<\/em> e la <em>locusta<\/em>, secondo i nomi latini nella versione di San Gerolamo. Non vi &egrave; dubbio che la locusta si riferisca alla cavalletta, mentre non &egrave; stato possibile stabilire in modo esatto quali insetti intendesse con i primi tre nomi il profeta.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Acroama<\/strong><strong>,<\/strong> anche <em>anagnosta<\/em>, era lo schiavo addetto a Roma, alla lettura durante i pasti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbacchio, voce dialettale romanesca per agnello di latte, si fa derivare dal basso latino ovecula, piccola pecora. Costituisce una delle basi della gastronomia romana.&nbsp; Nei menu della capitale figurano l&rsquo;abbacchio arrosto, preparato nel forno ed anche allo spiedo, l&rsquo;abbacchio alla cacciatora, consistente di cosciotto e rognoni, che, con l&rsquo;aggiunta di pepe, aglio, rosmarino, aceto ed [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[151,152,153,154,155,156,157,159,160,158,161,162,488],"class_list":["post-3174","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lexicon-a","tag-abbacchio","tag-abignades","tag-abomaso","tag-acciuga","tag-aceto","tag-acetosa","tag-acido-citrico","tag-acqua-di-firenze","tag-acqua-di-fiume","tag-acquacotta","tag-acridofago","tag-acroama","tag-lexicon"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3174","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3174"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3174\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3174"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3174"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3174"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}