{"id":3165,"date":"2007-08-10T01:35:45","date_gmt":"2007-08-10T00:35:45","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/pages\/index.php\/2007\/08\/10\/fluxus-food\/"},"modified":"2008-02-06T21:23:37","modified_gmt":"2008-02-06T20:23:37","slug":"fluxus-food","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/08\/10\/fluxus-food\/","title":{"rendered":"Fluxus-food"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>Vulva&rsquo;s Morphia<\/strong><br \/>\n    <em>(per Carolee Schneemann)<\/em><\/p>\n<p><em>Albert Geoffroy Saint  Hilaire, alla fine dell&rsquo;Ottocento, allora direttore del jardin d&rsquo;acclimatation  di Parigi, aveva cercato di far crescere l&rsquo;albero della cannella, estirpato in  quella terra che un tempo era chiamata Cylon, e alcune grosse e grasse  lucertole del Mali (uromastic) all&rsquo;interno del giardino botanico di  Olbius-Riquier a Hyeres, l&rsquo;antica e nobile Var, la citt&agrave; pi&ugrave; a sud della  Francia.&nbsp; <\/em><br \/>\n    <em>Sognava un Cinnamomum  verum con una scorza color camoscio, dall&rsquo;aroma pronunciato e sensuale, quasi  eclesiastico, completamente diverso da quello grigiastro di Cina.&nbsp; Oggi, lo si trova facilmente sotto il sole  dell&rsquo;antico mercato di questa citt&agrave; del sale, insieme alle mandorle dolci e  all&rsquo;acqua di fiori d&rsquo;arancio.&nbsp; <\/em><br \/>\n    <em>Sono ingredienti che  un tempo mescolati all&rsquo;albume servivano a confezionare del marzapane, che le  coquettes di un&rsquo;altra epoca conservavano chiuso in scatole di latta, pronte ad  offrirlo per confortare i loro amanti dopo le battaglie di Cupido nell&rsquo;intimit&agrave;  dei boudoir. <\/em>\n<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/08\/lussuria.jpg\" width=\"450\" height=\"584\" alt=\"Vulva's Morphia - per Carolee Schneemann\"\/>\n<\/p>\n<p>\n  Rammollite nell&rsquo;acqua bollente, 500 grammi di mandorle  dolci e tre mandorle amare, spellate.&nbsp;  Passatele al tritatutto fino a ridurle a farina.&nbsp; Mescolateci due albumi leggermente addensati,  un pizzico di pepe nero macinato al momento e un cucchiaio d&rsquo;acqua di fiori  d&rsquo;arancio.&nbsp; In una casseruola, a fuoco  dolce, con mezzo bicchiere d&rsquo;acqua e un cucchiaio di rum <em>agricole<\/em>, lavorate 250 grammi di zucchero fine, appena il composto  ha preso aggiungeteci le mandorle lavorate e un bastone di cannella  sbriciolato.&nbsp; Rimescolate il tutto fino a  quando non diventa una pasta omogenea che si stacca dal recipiente.&nbsp; Stendetela su un foglio di carta da forno  spolverato di farina e zucchero fine e ritagliatala a triangoli.&nbsp; Sulla punta dell&rsquo;angolo acuto sistemate un  pizzico di semi di papavero.&nbsp; Sistemate  questi triangoli su una placca ricoperta e mettetela in forno, gi&agrave; caldo, a  calore dolce per almeno una ventina di minuti.&nbsp;  Una volta freddi appoggiate i triangoli di &ldquo;venere&rdquo; su un piatto nel  quale avrete messo sul fondo un cucchiaio di miele di castagno.&nbsp; Decorate la punta di ogni triangolo con un  cucchiaio di <em>coulis<\/em> ghiacciato (o, di  gelato) di lamponi e servite.<br \/>\n  Vanno accompagnati con un Barsac Chateau de Coutet,  2002.&nbsp; <br \/>\n  (Quanto alle &ldquo;lucertole&rdquo; di  Hyeres, molte di esse sono finite, negli anni che precedono la prima guerra  mondiale, sui menu delle <em>s&eacute;ance<\/em> annuali della <em>Soci&eacute;t&eacute; d&rsquo;Anthropologie de  Paris<\/em>.)&nbsp; <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Grapefruit<\/strong><br \/>\n    <em>(Un capriccio estivo per Yoko Ono)<\/em><\/p>\n<p>Per questo capriccio ci vogliono due pere coscia.&nbsp; Una pesca bianca e fessa.&nbsp; Un cucchiaio di lamponi e un pompelmo rosa a  commensale.&nbsp; Le pere coscia sono dolci e  diuretiche, le pesche fesse sono come le amanti spossate e gocciolanti di  resina, i migliori lamponi, rossi come i capezzoli di Gabrielle d&rsquo;Estr&eacute;e  incinta, sono quelli che crescono nei terreni boschivi incendiati, il <em>citrus paradisi<\/em> &egrave; rosa perch&eacute; ibridato  con l&rsquo;arancia, l&rsquo;unico agrume che non viene dall&rsquo;Oriente.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/08\/alma.jpg\" width=\"450\" height=\"372\" alt=\"Grapefruit - Un capriccio estivo per Yoko Ono\"\/>\n<\/p>\n<p>\n  In ogni piatto sistemate la pesca ghiacciata, spellata e  tagliata a met&agrave;.&nbsp; Spolveratela di  zucchero fine.&nbsp; Versate sulle due met&agrave;  della pesca una tazzina di panna fresca liquida nella quale con una frusta  avrete mescolato i lamponi, gli spicchi spellati del pompelmo e un baccello di  vaniglia passati al tritatutto.&nbsp; La vaniglia  serve a rendere l&rsquo;odore di questo piatto muschiato.&nbsp; Accanto, sistemate le pere coscia pulite e  tagliate a lamelle sottili.&nbsp; Sull&rsquo;incavo  del torsolo, che avrete tolto, sistemate un cucchiaino di formaggio di capra  fresco e una fogliolina di menta.&nbsp; Servite  immediatamente.&nbsp; Accompagnate questo  capriccio con dello Champagne in coppa.&nbsp; <br \/>\n  (Nella felice Venezia  libertina del Settecento la pelle delle pesche bianche era usata o per godere  di una vergine o per entrare in un culetto adolescente.)&nbsp; <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Bread, Bean and Water<\/strong><br \/>\n    <em>(Per Alison Knowles e la sua torta di carote e cioccolato che mi offr&igrave;  in un giorno d&rsquo;inverno del 1969   a New York)<\/em><\/p>\n<p>Nella Napoli di Masaniello questa preparazione era chiamata  &ldquo;fica in calzoni&rdquo;.&nbsp; Occorre un panetto di  pasta per la pizza a commensale, preparato con farina di forza, che lo rende  compatto ed elastico, lievito di birra e un sospetto di strutto.&nbsp; Stendete un panetto alla volta su un piano di  marmo infarinato.&nbsp; Su una met&agrave; disponete  un pugnetto di pomodori maturi, spellati, senza semi ed acqua di vegetazione,  spezzati grossolanamente con le mani.&nbsp; Un  paio di spicchi d&rsquo;aglio incamiciati, qualche oliva nera e secca, come le  &ldquo;gatte&rdquo; stagionate, qualche pilucco di origano fresco, una presa di fave fresche  sgusciate, un cucchiaio di ricotta, alcune fette di prosciutto crudo tagliate  con il coltello, ideale il <em>&ldquo;pata negra&rdquo;<\/em> spagnolo tagliato vicino all&rsquo;osso mastro.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/08\/pitta.jpg\" width=\"450\" height=\"357\" alt=\"Bread, Bean and Water - Per Alison Knowles e la sua torta di carote e cioccolato che mi offr\u00ec in un giorno d\u2019inverno del 1969 a New York\"\/>\n<\/p>\n<p> Cospargere il tutto con un filo d&rsquo;olio d&rsquo;oliva extravergine.&nbsp; Sistemateci al centro un fico nero spaccato  dal sole di Puglia o un ficone di Mercato San Severino. Ripiegate la pasta  formando una mezza luna, incollate con cura i bordi che avrete bagnato con del  tuorlo d&rsquo;uovo battuto.&nbsp; Con un pennello  spalmate il resto del tuorlo sul dorso del calzone e cospargetelo di origano  secco.&nbsp; L&rsquo;origano, incubatore di sogni,  un tempo rendeva impudiche le giovani donne.&nbsp;  Cuocete i calzoni in un forno caldo per almeno una ventina di minuti.&nbsp; Servite subito. <br \/>\n  Accompagnate la &ldquo;fica in calzoni&rdquo; con un Falerno bianco  ghiacciato prodotto con l&rsquo;uva coda di volpe di Mondragone, la falanghina.&nbsp; <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Topless cellist in kataifi<\/strong><br \/>\n    <em>(per Charlotte Moorman)<\/em><\/p>\n<p><em>Questo originale  baklava lo abbiamo assaggiato per la prima volta in un piccolo caff&egrave; greco di  New York, nel 1969, mentre Charlotte Moorman ci raccontava del suo arresto per  indecent exposure, dopo l&rsquo;esecuzione di Opera Sextronique di Paik.&nbsp; La disavventura poliziesca ce l&rsquo;aveva fatto  dimenticare fino a quando non lo abbiamo riscoperto in un localino di  Amsterdam, il &ldquo;Kismet&rdquo;, nei pressi del mercato sulla Albert Cuypstraat, nel  1991.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/08\/phaeno.jpg\" width=\"450\" height=\"296\" alt=\"Topless cellist in kataifi - per Charlotte Moorman\"\/>\n<\/p>\n<p>\n  Per una confezione di pasta fillo da 500 grammi.&nbsp; Preparate uno sciroppo sciogliendo in un  pentolino 100 grammi  di miele con 400 grammi  di zucchero fine.&nbsp; Quando &egrave; tiepido,  aggiungeteci il succo di un limone filtrato e un cucchiaio di acqua di  rose.&nbsp; Fate raffreddare in  frigorifero.&nbsp; Tritate con cura 300 grammi di noci, 100 grammi di mandorle, 100 grammi di pistacchi,  tre cucchiai di zucchero, quattro chiodi di garofano e mezzo bastoncino di  cannella.&nbsp; Su un foglio di carta da  forno, sistemato in una placca, appoggiate un foglio di pasta fillo,  spennellatela con del burro fuso chiarificato, spolveratela con il trito di  frutta secca e ripetete l&rsquo;operazione fino a sovrapporne sei strati.&nbsp; Spennellate con cura con il burro anche  l&rsquo;ultimo strato di pasta.&nbsp; Con una  filiera ritagliate dei cerchi di pasta di circa otto centimetri, senza  rimuoverli.&nbsp; Poi, con la lama bagnata di  un coltello affilato aprite gli strati di pasta come se fossero i petali di una  rosa.&nbsp; Infornate, in un forno caldo, per  almeno quaranta minuti, fino a quando la superficie del <em>baklava<\/em> non sia dorata.&nbsp;  Appena tolto dal forno irroratelo con lo sciroppo e lasciatelo  raffreddare.&nbsp; Staccate i tortini di <em>baklava<\/em> e serviteli con  l&rsquo;accompagnamento di una pallina di gelato al pistacchio ed una al  gelsomino.&nbsp; Fate piovere sui tortini  qualche petalo di rosa, rosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Aguonu pyragas<\/strong><br \/>\n    <em>(In ricordo di George Maciunas)<\/em><\/p>\n<p><em>New York, 1972.&nbsp; Maciunas in quel periodo distillava idrolati  di erbe, ma fu felice di farmi provare questo dolce lituano che preparava un  cuoco suo amico in un ristorante russo di down-town, diretto da una  aristocratica polacca, emigrata, ebrea e cantante lirica, sempre vestita di  rosso.&nbsp; Nel ristorante, ricavato in uno  scantinato tutto ricoperto di velluti cremisi, troneggiava un pianoforte a coda  costruito a Kalisz alla fine dell&rsquo;Ottocento, divideva la sala da pranzo a  met&agrave;.&nbsp; Da una parte si serviva cucina del  Baltico, dall&rsquo;altra cucina con piatti cacher.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/08\/mele.jpg\" width=\"450\" height=\"338\" alt=\"Aguonu pyragas - In ricordo di George Maciunas\" \/>\n<\/p>\n<p>\n  Macinare in un tritatutto due tazze di semi di papavero con  mezza tazza di nocciole, aggiungeteci due tuorli freschissimi, 100 grammi di zucchero  fine, 50 grammi  di scorze d&rsquo;arancio candite e tagliate a dadini, un cucchiaino di estratto di  vaniglia, un cucchiaio di acquavite di albicocca.&nbsp; Con una frusta mescolate il composto,  copritelo e mettetelo da parte.&nbsp; Adesso,  sciogliete in una bastarda 30   grammi di lievito di birra in mezza tazza di latte  tiepido, aggiungeteci 150   grammi di farina setacciata, una tazza di latte tiepido,  con una frusta amalgamate il tutto e mettetelo a riposare, coperto, al caldo  per circa due ore.&nbsp; Sbattete quattro  tuorli con 50 grammi  di zucchero fino a che non si formi un nastro giallo chiaro, aggiungeteci il  precedente impasto, 600   grammi di farina setacciata, un pizzico di sale.&nbsp; Impastate con cura, dividete l&rsquo;impasto in tre  parti e profumatene una rimpastandola con una tazzina di caff&egrave; e un pugnetto di  farina.&nbsp; Mettete i tre impasti a riposare  per un&rsquo;ora.&nbsp; Al termine stendete  gl&rsquo;impasti, uno alla volta, su un piano di marmo infarinato, fino a renderli  spessi un centimetro.&nbsp; Spalmate le tre  sfoglie cos&igrave; ottenute con la farcia a base di semi di papavero,  arrotolatele.&nbsp; Sistematele su una placca ricoperta  di carta da forno, una accanto all&rsquo;altra con quella al caff&egrave; in centro.&nbsp; Lasciatele riposare per mezz&rsquo;ora, poi,  spennellatele con un tuorlo d&rsquo;uovo nel quale avrete messo un cucchiaino di  acquavite di albicocca, infornate a forno gi&agrave; caldo per 40 minuti.&nbsp; Rimuovete il dolce dalla placca solo quando &egrave;  freddo.&nbsp; Servitelo accompagnato da una  tazza di caff&egrave; con panna montata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Prune Cake da Mimi&rsquo;s<\/strong><br \/>\n    <em>(Se per caso una sera cercaste George MacDiarmid ad Halfway non perdetevi&hellip;)<\/em><\/p>\n<p><em>Tutte le centottantuno  massaie di Halfway, adolescenti o anziane che siano sanno fare questo &ldquo;cake&rdquo;, ma  quello che sforna la cucina di Mimi&rsquo;s &egrave; il migliore&hellip;&nbsp; <\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/08\/noci.jpg\" width=\"450\" height=\"319\" alt=\"Prune Cake da Mimi\u2019s - Se per caso una sera cercaste George MacDiarmid ad Halfway non perdetevi...\" \/>\n<\/p>\n<p>\n  Foderate un cerchio per flan con della pasta <em>&agrave; foncer<\/em> fine (&deg;).&nbsp; Stendete sul fondo uno strato di crema  pasticcera mescolata ad un quinto del suo volume con panna montata a neve ferma  e zuccherata.&nbsp; Sulla crema disponete  delle prugne lavate e snocciolate, qualche gheriglio di noce tritato e un paio  di cucchiai di zucchero fine.&nbsp;  Sbriciolate sulle prugne mezzo bastoncino di cannella e ricoprite il  tutto con dell&rsquo;altra crema pasticcera.&nbsp;  Cuocete in forno a calore medio, potete servire questo dolce quando &egrave;  tiepido o da freddo.&nbsp; In questo caso  potete accompagnarlo con della panna addensata aromatizzata alla vaniglia.&nbsp; <br \/>\n  (&deg;) &ndash; La pasta <em>&agrave;  foncer<\/em> preparatela con le seguenti proporzioni.&nbsp; Per 250 grammi di farina  setacciata, 150 grammi  di burro, un uovo, un cucchiaio di zucchero, un sospetto di sale, mezzo  bicchiere di latte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>La migas dell&rsquo;Estremadura<\/strong><br \/>\n    <em>(Per Wolf Wostell)<\/em><\/p>\n<p><em>Era nato in Westfalia,  il destino lo port&ograve; in Estremadura.&nbsp;  Seppelliva automobili e spaccava televisori, lo chiamano pioniere della  video-art.&nbsp; Nel lontano 1996 andai a  trovarlo nel suo studio di D&uuml;sseldorf, mi regal&ograve; l&rsquo;ultimo numero di una rivista  di cui era il factotum con dentro una tavoletta di cioccolata e una serie di  documenti del gruppo Fluxus, mentre mi mostrava dei disegni parlava con  entusiasmo di Joseph Beuys.&nbsp; &ldquo;&Egrave; molto pi&ugrave;  avanti di me, ma io sono ancora giovane&hellip;&rdquo;.&nbsp;  Joseph Beuys non mi ha mai parlato di Wolf Wostell.&nbsp; Abbiamo cenato spesso insieme in una piccola  trattoria milanese di piazzale Martini.&nbsp;  Al polso portava una bussola, &ldquo;Per non perdere mai l&rsquo;orientamento.&rdquo;&nbsp; Mescolava con sorprendente facilit&agrave; lo  spagnolo, il francese, l&rsquo;inglese e la sua lingua madre, cos&igrave; riusciva a farsi  comprendere da tutti, riempiendo di graffiti e di diagrammi tovaglioli, menu,  fogli di carta, margini di libri.&nbsp;  L&rsquo;ultima volta che lo vidi dividemmo una bottiglia di Ribera del  Guadiana. <\/em>&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/08\/migas.jpg\" width=\"450\" height=\"507\" alt=\"La migas dell\u2019Estremadura - Per Wolf Wostell\" \/>\n<\/p>\n<p>\n  Le <em>migas<\/em> sono i  piatti dei pastori e della gente dei campi, in particolare dell&rsquo;Andalusia,  dell&rsquo;Estremadura, della Mancia e della Navarra.&nbsp;  In Spagna le ricette per le <em>migas<\/em> sono una quindicina.&nbsp; In realt&agrave; ogni  pastore ed ogni contadino ha la sua, &egrave; un piatto che serve a sfamare chi si  spezza la schiena con il lavoro.&nbsp; Solo  quando sono persi nel mondo, per&ograve;, la <em>migas<\/em> diventa una <em>migas,<\/em> perch&eacute; il pane che  le compone &egrave; bagnato con le lacrime.&nbsp; Lo  sa bene il &ldquo;sorriso etrusco&rdquo; di Jos&eacute; Luis Sampedro.&nbsp; La <em>migas<\/em> non &egrave; neanche un piatto di Spagna, la sua origine si perde nella cucina ebraica  ed araba ed &egrave; certamente pi&ugrave; rozzo dei <em>ragout<\/em> d&rsquo;interiora della cucina algerina o dell&rsquo;<em>adafina<\/em> degli ebrei saferditi d&rsquo;Andalusia.&nbsp; Il  pane ammollito si condisce con quello che offre la giornata, uova, salsicce,  sardine, carne affumicata, <em>chorizo<\/em>,  peperoni, spicchi d&rsquo;aglio&hellip;e lo si mangia spiluccando chicchi d&rsquo;uva o  addolcendosi la bocca con fette di melone.&nbsp;  La pi&ugrave; popolare in Estremadura &egrave; confezionata cos&igrave;: la sera prima  tagliate a cubetti una pagnotta di pane vecchio da un chilo.&nbsp; Il giorno dopo metteteli a bagno con un  sospetto di sale, devono diventare morbidi, ma non disfarsi.&nbsp; Riponeteli, dopo averli scolati, in un  panno.&nbsp; In un tegame con un paio di  cucchiai d&rsquo;olio d&rsquo;oliva saltate 200 grammi di pancetta affumicata tagliata a  striscioline, 200 grammi  di <em>chorizo<\/em> tagliato a pezzetti o 200 grammi di <em>chistorra<\/em>.&nbsp; Aggiungeteci 200 grammi di salsiccia  fresca, tagliata a tronchetti. Un peperone rosso e uno verde, senza semi,  tagliati a fettine e sei o sette spicchi d&rsquo;aglio.&nbsp; Appena i peperoni sono pronti mettete il  tutto in una ciotola, versateci sopra il pane, aggiungeteci un cucchiaio d&rsquo;olio  e rimescolate fino a quando tutti gli ingredienti si saranno amalgamati.&nbsp; Se volete, accompagnate questo piatto con due  uova fritte a coperto.&nbsp; Mettete a  disposizione dei commensali, se &egrave; stagione, qualche grappolo d&rsquo;uva.&nbsp; Questa <em>migas<\/em> si accompagna con un formaggio di capra di El Tietar e miele di timo o di  rosmarino e si digerisce con un bicchierino di anice.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Iles flottantes &agrave; l&rsquo;orange confite<\/strong><br \/>\n    <em>(Per John Cage)<\/em><\/p>\n<p>Preparazione della crema inglese.&nbsp; Per un litro di crema.&nbsp; Portate a bollore tre quarti di litro di  latte con un bacello di vaniglia.&nbsp;  Togliete il recipiente dal fuoco e copritelo.&nbsp; In una terrina riunite 250 grammi di zucchero e  dodici tuorli d&rsquo;uova, lavorateli con una spatola fino ad ottenere un composto  spumoso, aggiungetevi a filo il latte caldo senza smettere di mescolare.&nbsp; A bagnomaria o sul bordo di una fiamma dolce  continuate a lavorare il composto fino all&rsquo;ispessimento della crema.&nbsp; Deve diventare densa e compatta.&nbsp; Appena &egrave; pronta toglietela dal fuoco e  versatela in un&rsquo;altra terrina che avrete tenuto in frigorifero, in modo da  bloccare la cottura.&nbsp; Appena &egrave; tiepida  aggiungeteci un bicchiere di panna liquida fresca, addensata.&nbsp; <br \/>\n  Preparazione delle isole.&nbsp;  Imburrate con cura sei stampi da budino in alluminio e metteteli in  frigorifero.&nbsp; In una terrina battete a  neve ferma sei degli albumi delle uova usate in precedenza con un pizzico di  sale.&nbsp; Quando il composto &egrave; montato  aggiungete un po&rsquo; alla volta 100   grammi di zucchero fine e 100 grammi di scorze di  arancio caramellate e tagliate a dadini.&nbsp;  Versate questo composto negli stampi e cocetelo a fuoco medio in forno  gi&agrave; caldo per sei\/otto minuti.&nbsp; Nel  frattempo preparate un caramello biondo con 75 grammi di zucchero e  un po&rsquo; d&rsquo;acqua.&nbsp; A questo punto, mettete  la crema in un grande piatto di servizio, distaffate le isole e &ldquo;sporcatele&rdquo;,  usando un pennello, di caramello.&nbsp;  Mettete le isole a galleggiare sulla crema e servite.&nbsp; Accompagnate questo dolce con del vino di  Porto.<\/p>\n<p align=\"center\">\n    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/08\/flottante.jpg\" width=\"450\" height=\"322\" alt=\"Iles flottantes &agrave; l\u2019orange confite - Per John Cage\" \/>\n<\/p>\n<p>\n  <strong><em>Porcini  saltati, una ricetta di John Cage<\/em><\/strong><br \/>\n  Questa ricetta fu preparata, nel 1978, da John Cage nella cucina di Gianni Sassi, mentre questi s&rsquo;industriava con il suo speciale risotto  allo Champagne con provola.&nbsp; Occorrono dei porcini giovani ed appena aperti, Cage li scelse uno alla volta presso la  baracca del fruttivendolo di Piazza Tricolore, a Milano.&nbsp; Non vanno lavati, ma puliti con un  panno.&nbsp; Affettateli, tenendo da parte  qualche gambo, conditeli con sale marino e pepe nero macinato al momento.&nbsp; Gettateli in una padella con abbondante olio  d&rsquo;oliva bollente finch&eacute; non sono leggermente dorati.&nbsp; Sgocciolateli ed asciugateli con della carta  da cucina.&nbsp; In un&rsquo;altra padella fate  sciogliere del burro freschissimo, uniteci i funghi affettati, i gambi messi da  parte e tagliati a dadini, un cucchiaio di farina di mandorle, un sospetto di  noce moscata, un terzo di un tronchetto di cannella.&nbsp; Saltate il tutto a fuoco vivace e versatelo  in una terrina.&nbsp; Aggiungeteci qualche  goccia di sugo di limone e del prezzemolo tritato e servite.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vulva&rsquo;s Morphia (per Carolee Schneemann) Albert Geoffroy Saint Hilaire, alla fine dell&rsquo;Ottocento, allora direttore del jardin d&rsquo;acclimatation di Parigi, aveva cercato di far crescere l&rsquo;albero della cannella, estirpato in quella terra che un tempo era chiamata Cylon, e alcune grosse e grasse lucertole del Mali (uromastic) all&rsquo;interno del giardino botanico di Olbius-Riquier a Hyeres, l&rsquo;antica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[258,257,262,263,254,256,264,266,261,265,267,253,260,255,259],"class_list":["post-3165","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-langolo-delle-ricette","tag-bean","tag-bread","tag-cake","tag-estremadura","tag-fluxus","tag-grapefruit","tag-iles-flottantes","tag-john-cage","tag-kataifi","tag-orange-confite","tag-porcini","tag-ricette","tag-topless","tag-vulva","tag-water"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3165","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3165"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3165\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3165"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3165"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3165"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}