{"id":3143,"date":"2007-03-17T22:25:34","date_gmt":"2007-03-17T21:25:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/03\/17\/food-design-anno-accademico-2006-07-politecnico-di-milano-bovisadocumento-di-presentazione-del-corso-ad-uso-degli-studenti\/"},"modified":"2008-02-06T21:36:32","modified_gmt":"2008-02-06T20:36:32","slug":"presentazione-corso-2006-07","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/03\/17\/presentazione-corso-2006-07\/","title":{"rendered":"Corso 2006\/07"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa legittima, sul piano scientifico, questo corso,  giunto alla terza edizione, all&rsquo;interno di una universit&agrave; che ha per vocazione  lo studio delle forme di progetto?&nbsp; <\/p>\n<p>Una constatazione che noi dobbiamo all&rsquo;incontro di diverse  discipline nel corso del &lsquo;900, quali l&rsquo;antropologia, la psicoanalisi, la  sociologia dell&rsquo;alimentazione, le ricerche sulla sociabilit&agrave; e la mediazione  sociale, non da ultimo, la storia dei sistemi cucinari e delle forme di  convivialit&agrave;.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p><strong>GLI ATTI ALIMENTARI SONO STRUTTURATI COME UN  LINGUAGGIO.&nbsp; <\/strong><br \/>\n  &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Da questa constatazione ne discende che essi possiedono, oltre  ad una <strong>storia<\/strong> e ad una <strong>tradizione<\/strong>, un <strong>patrimonio<\/strong> <strong>lessicale<\/strong>,  una <strong>grammatica<\/strong> con la quale possiamo  studiare la loro morfologia, una <strong>sintassi<\/strong>,  cio&egrave;, delle regole di composizione delle parti che li compongono, una <strong>logica<\/strong>.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  (Che gli atti alimentari abbiano una logica comporta che  essi sono scientifici nelle forme e nelle leggi che li regolano, se non altro,  dal punto di vista nutrizionale.)&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p>Ma c&rsquo;&egrave; di pi&ugrave; ed &egrave; quello che pi&ugrave; conta, soprattutto nella  prospettiva di questa cattedra.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<br \/>\n  Essi hanno anche una loro <strong>semiotica<\/strong>, che qui possiamo intendere, in senso lato, come il fatto  che si compongono di <strong>segni<\/strong> che si  possono interpretare e di <strong>simboli<\/strong> ad  essi relativi da cui deriva un&rsquo;importante <strong>funzione<\/strong> <strong>simbolica. <\/strong>&nbsp;Ma che cosa vuol dire che essi si compongono  di segni.&nbsp; <\/p>\n<p>I segni, dal punto di vista degli atti alimentari, sono dei  fenomeni sensibili, degli elementi dell&rsquo;interpretazione con i quali possiamo <strong>conoscere<\/strong>, <strong>riconoscere<\/strong>, <strong>prevedere<\/strong> o <strong>ipotizzare<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  Il colore rosso sulla buccia di certe specie di mele  significa che esse sono mature e ricche di zuccheri.&nbsp; Una coloritura grigiastra che tende al  marrone, intorno alla spina dorsale del pesce che ci hanno servito, ci dice che  non era fresco, ma surgelato.&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>I segni possono essere <strong>naturali<\/strong> o <strong>convenzionali<\/strong>.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Charles <strong>Peirce<\/strong> (1839-1914), che con  William James rappresenta uno dei protagonisti di  quella corrente di studi filosofici che va sotto il nome di pragmatismo, &egrave;  ritenuto l&rsquo;inventore della semiotica.&nbsp;  Egli, nei suoi studi, distingue tre tipi di segno, <em>l&rsquo;icona, l&rsquo;indice, il simbolo<\/em>.&nbsp; <br \/>\n  Tutti e tre contribuiscono alla <strong>significazione.&nbsp; <\/strong>&nbsp;&nbsp;<br \/>\n  &nbsp; <br \/>\n  Il simbolo, all&rsquo;interno di questo discorso, pu&ograve; essere  definito il segno figurativo di un&rsquo;idea astratta.&nbsp; O, con altri termini, con i simboli si da un  contento materiale ad un concetto che non sapremmo esprimere altrimenti.&nbsp; <br \/>\n  <strong>Non &egrave; difficile  dedurre che gli atti alimentari sono un immenso catalogo di simboli e di  cerimonie, pi&ugrave; o meno storicizzati e culturalmente rilevanti.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">************************************************<\/p>\n<p><strong>Il tema del primo  anno di corso &egrave; stato:<\/strong><br \/>\n    <em>Dal &ldquo;Palazzo di  Cristallo&rdquo; di <strong>Joseph<\/strong> <strong>Paxton<\/strong> (1801-1865) alla &ldquo;pasta sfogliata&rdquo;.&nbsp; La  modernit&agrave; e le forme cucinarie del XIX secolo.&nbsp; <\/em><\/p>\n<p>Nel 1851 a  Londra fu inaugurata la <em>&ldquo;Grande  Esposizione delle Opere dell&rsquo;Industria di tutte le Nazioni&rdquo;<\/em>, celebrava la  rivoluzione industriale e l&rsquo;espansione coloniale europea.&nbsp; La mostra &egrave; allestita nel <em>Crystal<\/em><em> Palace<\/em> progettato da Paxton,  con elementi prefabbricati in ghisa e in vetro.&nbsp;  L&rsquo;edificio, unico nel suo genere, copriva 70mila metri quadrati, ma la  sua particolarit&agrave; pi&ugrave; grande era che poteva essere smontato e ricostruito  altrove, come appunto avvenne per lasciare il posto al <em>Victoria and Albert Museum<\/em>.&nbsp; Fu trasferito nel 1852 a Sydenham,  nel Devon, dove bruci&ograve; per cause sconosciute nel  1937.&nbsp; <br \/>\n  Paxton era un architetto, ma si  compiaceva di definirsi giardiniere.&nbsp; A  lui dobbiamo le pi&ugrave; belle serre d&rsquo;Inghilterra.&nbsp;  In una di queste egli riusc&igrave; a far crescere, per la prima volta in  Europa, una ninfea gigantesca alle cui nervature s&rsquo;ispir&ograve; per la struttura  della serra stessa.&nbsp; <br \/>\n  Divenne baronetto, affarista ed uomo di mondo.&nbsp; In un&rsquo;intervista dichiar&ograve; che aveva rubato  alla natura i segreti delle strutture in ferro e alla pasta sfogliata di sua  madre l&rsquo;idea della leggerezza che si fa robustezza.&nbsp; Molti lo indicarono come un precursore del <em>Movimento Moderno<\/em>, altri si spaventarono  per ci&ograve; che aveva fatto all&rsquo;arte delle costruzioni.&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; da questo spavento che, per la piccola storia, nacque l&rsquo;<em>Art and Craft Movement<\/em>,&nbsp; per la  riforma delle arti applicate promosso con lo scopo di rimediare allo scadimento  qualitativo ed estetico che i conservatori videro inverarsi  nell&rsquo; Esposizione Universale.&nbsp; <\/p>\n<p>Nella leggerezza che si fa robustezza, di Paxton, possiamo scorgere uno degli arcani della  complessit&agrave;, che innervano la modernit&agrave; e, nello stesso tempo, una delle chiavi  della moderna fenomenologia della forma che ha negli atti alimentari uno dei  culmine della complessit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  A Paxton &egrave; stata contrapposta,  forzando le leggi dell&rsquo;analogia, a pasta sfogliata di Antonin  Car&ecirc;me, l&rsquo;inventore della cucina moderna e il  fondatore della moderna pasticceria a partire dalle tavole di Vitruvio, che Car&ecirc;me ricopiava  nel Gabinetto delle Stampe al Louvre.&nbsp; <br \/>\n  &Egrave; di Car&ecirc;me la felice e  paradossale definizione dell&rsquo;architettura come di una branca della pasticceria.&nbsp; <\/p>\n<p><strong>Il &nbsp;tema del secondo anno di corso &egrave; stato:&nbsp; <\/strong><br \/>\n  &nbsp;<em>Dalle tovaglie in alluminio dei futuristi alla &ldquo;nouvelle cuisine&rdquo;: lo  strutturarsi dei segni cucinari.<\/em>&nbsp; <\/p>\n<p>In questo secondo anno di corso siamo partiti dalla  constatazione che la cucina di una societ&agrave;, come ha osservato Claude L&eacute;vi-Strauss, &egrave; un  linguaggio nel quale essa traduce pi&ugrave; o meno inconsciamente la sua struttura  sociale e, spesso, senza rendersene conto, rivela le sue contraddizioni.&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;uomo, in un tale contesto, per usare una felice espressione  di Marcel Mauss, vi appare  come un &ldquo;animale cuciniere&rdquo;.&nbsp; Come non  esistono societ&agrave; umane senza linguaggio, cos&igrave; non esistono societ&agrave; che in un  modo o nell&rsquo;altro non cucinano in una determinata maniera certi alimenti.&nbsp; <br \/>\n  Di pi&ugrave;, come le scienze dell&rsquo;uomo hanno messo in luce da  tempo, la tecnica degli atti alimentari, intesa come una scienza dei mezzi, &egrave;  in grado di portare alla luce la sostanza dei caratteri storici del vissuto  individuale e collettivo e le ragioni degli stili di vita corrispondenti.&nbsp; <\/p>\n<p>Nella modernit&agrave;, tuttavia, c&rsquo;&egrave; qualcosa di nuovo, <strong>un certo rifiuto del senso e l&rsquo;emergere di  una cultura del segno<\/strong> attraverso la quale, da una parte, si strutturano  delle inedite configurazioni del sapere, dall&rsquo;altra, s&rsquo;inverano nuovi simulacri  e nuove illusioni dell&rsquo;apparenza, capaci di trasformare le radici sociali delle  forme cerimoniali, a cominciare dall&rsquo;arte di vivere la vita corrente e di  &ldquo;sentirne&rdquo; i suoi contenuti.&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;obiettivo del corso &egrave; stato quello d&rsquo;indagare, attraverso  l&rsquo;analisi estetica del Novecento europeo, nuove ipotesi progettuali degli atti  alimentari rilevandone gli aspetti creativi.&nbsp; <br \/>\n  &nbsp; <br \/>\n  <strong><em>Anno Accademico 2006-2007.<\/em><\/strong><br \/>\n  <strong>Programma del corso.<\/strong><br \/>\n  <em>Dalla &ldquo;nouvelle  cuisine&rdquo; alla &ldquo;cucina molecolare&rdquo;: il divenire degli atti alimentari, uno dei  linguaggi dell&rsquo;arte moderna.<\/em>&nbsp; <\/p>\n<p>L&rsquo;alimentazione &egrave; da sempre sorgente di piacere, vettore di  paure e di disgusto, fondamento dell&rsquo;esperienza estetica, supporto della vita  sociale, radice della sociabilit&agrave;, sostanza morale, in breve, un elemento  essenziale della vita umana o, su un altro versante, un importante &ldquo;sistema di  significazione&rdquo; nel quale si traducono pi&ugrave; o meno inconsciamente le strutture  sociali della modernit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  Dentro questa prospettiva, come a suo tempo mise in luce Claude L&eacute;vi-Strauss nei sui studi  sul mito, essa rappresenta, insieme alla sessualit&agrave;, una delle pulsioni di  sviluppo organico della condizione umana ed un indice della sua <strong>complessit&agrave;<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  Come fondamento dell&rsquo;esperienza estetica, poi, le <strong>&ldquo;arti che consumano le opere d&rsquo;arte&rdquo;<\/strong> hanno, oggi, un vantaggio strategico su quelle in cui prevalgono la vista o  l&rsquo;udito, perch&eacute; contribuiscono a mantenere viva le fondamenta dell&rsquo;esperienza  sensoriale e a salvare l&rsquo;individuo dal pericolo di diventare come la statua di  Etienne de Condillac, incapace di sensazioni e,  dunque, di idee e del loro strumento <em>princeps<\/em>: il linguaggio.&nbsp; <br \/>\n  Di pi&ugrave;, in queste arti, in cui il valore consiste  nell&rsquo;ottenimento di un piacere estetico, la &ldquo;tecnica&rdquo; si configura come un <strong><em>frame<\/em> argomentativo<\/strong>, uno sfondo di senso che ha la capacit&agrave; di farsi storia e <strong><em>civilisation<\/em><\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  Tutto questo, di riflesso, contribuisce ad esplorare delle  rinnovate poetiche di progetto degli atti alimentari, elaborandone degli altri linguaggi  che finiscono per riflettersi sui loro aspetti creativi.&nbsp; <br \/>\n  In questo contesto, la stessa iconografia degli alimenti e  della tavola ha il potere di mutarsi in un&rsquo;inedita chiave di lettura dei  mutamenti del costume e in un significativo strumento del &ldquo;sentire&rdquo;.&nbsp; <\/p>\n<p><em>(Appendice)<\/em><br \/>\n  Una nota sul <strong>carattere funzionale della complessit&agrave;.&nbsp; <\/strong><br \/>\n  Questo carattere &egrave; tra quelli  che<strong> <\/strong>regolano, in molti campi del  sapere, il passaggio dall&rsquo;Ottocento, secolo delle <strong><em>materie<\/em><\/strong>, al Novecento,  secolo delle <strong><em>energie<\/em><\/strong>, secolo dentro il quale la modernit&agrave; ha maturato la sua  attuale configurazione, quella dell&rsquo;<strong>informazione<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  Sulla complessit&agrave; &ndash; che da  qualche tempo &egrave; studiata come una scienza &ndash; &egrave; sufficiente ricordare qui i due  principi sulla quale riposa.&nbsp; <br \/>\n  <strong>Il principio olistico<\/strong> secondo il quale il tutto &egrave; superiore alla somma  delle sue parti.&nbsp; <br \/>\n  <strong>Il principio della causalit&agrave;<\/strong> secondo il quale l&rsquo;effetto di una causa pu&ograve; di  ritorno essere la causa della sua causa.&nbsp; <br \/>\n  Che cosa vuol dire?&nbsp; <br \/>\n  Vediamolo con un esempio a  livello di macrostrutture.&nbsp; Nella  biosfera l&rsquo;atmosfera permette l&rsquo;apparizione e lo sviluppo della vita.&nbsp; Ma lo sviluppo della vita, di ritorno,  determina quello dell&rsquo;atmosfera, cio&egrave;, &egrave; la causa della sua causa.&nbsp; <\/p>\n<p>Da questi due principi  discende il fatto che lo studio delle figure retoriche della complessit&agrave; mette  in evidenza sorprendenti <strong>percorsi  analogici<\/strong> che consentono di cogliere gli aspetti sintomatici della  modernit&agrave; e ci&ograve; che concorre a strutturarla come un linguaggio.&nbsp; <\/p>\n<p>L&rsquo;altro elemento topico della  modernit&agrave; &egrave; il carattere dell&rsquo;<strong>accelerazione  temporale<\/strong>. <br \/>\n  &Egrave; un aspetto che ha alterato  il modo di percepire il reale e, soprattutto, il suo modo di rappresentarsi nel  tempo.&nbsp; Non lo prenderemo in  considerazione se non per osservare pi&ugrave; da vicino alcuni cambiamenti negli  stili di vita.&nbsp; <br \/>\n  Il tratto visibile della <em>complessit&agrave;<\/em>, oggi, si esprime sempre pi&ugrave;  nella forma di tecnica, <em>intesa<\/em> <em>come<\/em> <em>scienza<\/em> <em>dei<\/em> <em>mezzi<\/em>, che ordina la coerenza e le qualit&agrave; formali del <em>&ldquo;pro-ducere&rdquo;,<\/em> in un contesto nel quale l&rsquo;evoluzione del senso corre parallela a quella del  sentire.&nbsp; <br \/>\n  Questa complessit&agrave;,  interrogata a ritroso, mette in luce, attraverso il tutto, le parti che la  contengono, rivelando le forme grammaticali e sintattiche della <strong>cultura materiale<\/strong> di cui &egrave; una  rappresentazione.&nbsp; <br \/>\n  Nel cuore della cultura  materiale gli atti alimentari rappresentano, allo stesso tempo, qualcosa di  evidente e insieme di sconosciuto.&nbsp; L&rsquo;evidenza  sta tutta nel loro aspetto formale e cerimoniale, l&rsquo;oscurit&agrave; nel segreto che  contraddistingue la loro storia e le loro ragioni funzionali.&nbsp; &nbsp;<br \/>\n  Questo carattere va considerato  in parallelo all&rsquo;altro grande tema della cultura materiale, la sessualit&agrave;.&nbsp; Non &egrave; curioso che gli atti alimentari non  hanno ricevuto, se non di recente, un&rsquo;attenzione accademica e scientifica di  una qualche importanza rispetto a questo secondo tema?&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>In analogia con il negativo  questa oscurit&agrave; ci suggerisce, tra l&rsquo;altro, che dobbiamo riconsiderare la forma  di progetto degli atti alimentari non solo come se fosse il semplice riflesso  di processi simbolici o un percorso, pi&ugrave; o meno ludico, attraverso  l&rsquo;immaginario, ma come una dimensione della vita corrente sulla quale il reale  e la sua storia ha posto le loro ipoteche di senso e di significato.&nbsp; <\/p>\n<p>Nell&rsquo;ambito della vita  corrente il <strong>reale<\/strong> pu&ograve; essere  considerato uno dei tre poli dello <em>psichismo<\/em> insieme al <strong>simbolico<\/strong> e all&rsquo;<strong>immaginario<\/strong>, tre poli tra di  loro intrecciati come nel famoso nodo che sta nel blasone dei Borromeo e che simboleggiano l&rsquo;alleanza.&nbsp; <br \/>\n  Gli anelli di questo nodo hanno  del sorprendente, sono congegnati come quelli che usano i prestigiatori.&nbsp; Se ne liberi uno anche gli altri due si liberano.&nbsp; <\/p>\n<p>Se chiamiamo con <em>reale<\/em>, <em>immaginario<\/em> e <em>simbolico<\/em> i  tre anelli e ne aggiungiamo un altro, che definiremo il &ldquo;<em>sinthome<\/em>&rdquo; (in omaggio a Joyce), noi vedremo come  questo <em>sympt&ocirc;me<\/em> -come si configura nella prassi <em>&#8211;<\/em> e gli altri tre anelli non possono pi&ugrave;  essere separati e questo &egrave; precisamente ci&ograve; che succede nella clinica  psichiatrica.&nbsp; <br \/>\n  Qui, a noi basta notare che rispetto  agli altri due poli, il reale &egrave;, per definizione, ci&ograve; che resiste alla  simbolizzazione, dunque, &egrave; l&rsquo;oscuro.&nbsp; <br \/>\n  <strong>&Egrave; ci&ograve; che ci sorprende e ci spaventa, il luogo in cui  si &ldquo;cucina&rdquo; l&rsquo;immaginario alla tavola della simbolizzazione.&nbsp;&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p>Prima di abbandonare il campo  occorre portare alla luce altri due elementi funzionali.&nbsp; <br \/>\n  Il primo &egrave; legato alla  constatazione che quest&rsquo;anno considereremo gli atti alimentari come uno dei  linguaggi dell&rsquo;arte, cio&egrave;, un sistema di significazione che si biforca sul  terreno della pratica.&nbsp; <\/p>\n<p>Nella cucina tradizionale,  infatti, la ricetta &egrave; una guida <strong>operativa <\/strong>per produrre un&rsquo;opera, come lo sono uno spartito musicale o un progetto  d&rsquo;architettura.&nbsp; <br \/>\n  Tuttavia a partire dalla  seconda met&agrave; del secolo scorso con la <em>nouvelle  cuisine<\/em>, i cuochi o gli autori cucinari lasciano impresso sull&rsquo;opera una <strong>marca<\/strong> di originalit&agrave; e di  autenticit&agrave;.&nbsp; <br \/>\n  <strong>Nelson Goodman<\/strong> (1906-1988), un epistemologo e un filosofo dell&rsquo;arte,  nato negli Stati Uniti,&nbsp; in un suo lavoro  del 1968, <em>Language<\/em><em> of Art: An Approach to a Theory  of Symbols <\/em>, tradotto in italiano nel 1976 con il  titolo, <em>I linguaggi dell&rsquo;arte<\/em>, propone  una distinzione tra le arti <strong>allografiche<\/strong> e le arti <strong>autografiche<\/strong>. <br \/>\n  La cucina <strong>tradizionale<\/strong> nello schema di Goodman &egrave; un&rsquo;arte <strong>allografica<\/strong> in quanto la ricetta &egrave; una <strong>guida operativa<\/strong>.&nbsp; <br \/>\n  La cucina che nasce con la <em>novelle cuisine<\/em>, invece, dovrebbe essere  un&rsquo;arte <strong>autografa <\/strong>perch&eacute;<strong> <\/strong>la mano del suo autore lascia  l&rsquo;impronta della sua originalit&agrave;&nbsp; <br \/>\n  In altri termini:<br \/>\n  Nella cucina <strong>allografica<\/strong> la  differenza tra una preparazione cucinaria realizzata dal suo autore o da un  mero esecutore non dovrebbe risultare significativa e l&rsquo;opera rimane tale e la  si pu&ograve; considerare autentica .&nbsp; <\/p>\n<p>L&rsquo;altro elemento funzionale  lo chiameremo il &ldquo;<strong>sistema-de<\/strong>&rdquo;.&nbsp; <br \/>\n  Che cos&rsquo;&egrave;?&nbsp; <br \/>\n  L&rsquo;intreccio tra industria  alimentare e modernit&agrave; alimentare ha trasformato in modo radicale, per usare  delle espressioni alla moda, la morfologia degli atti alimentari dando vita alla  &ldquo;de.strutturazione dei pasti&rdquo;, alle &ldquo;de.rive alimentari&rdquo;, alle de.costruzioni  cucinarie, alla de.socializzazione, alla de.istituzionalizzazione, alla de.ritualizzazione&hellip;&nbsp; <br \/>\n  In altri termini, da qualche  anno a questa parte anche gli atti alimentari sono finiti nella tagliola del de.costruzionismo, che abbiamo gi&agrave; incontrato nel romanzo,  nella critica letteraria nelle arti visive, nella filosofia.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  <em>(Marzo 2007)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">************************************************<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Non conosciamo migliore difesa dal sacro e dai veleni  delle ideologie <br \/>\n  che di rifugiarci sotto le gonne della <em>M&egrave;re Folle<\/em>.<br \/>\n  E poi?<br \/>\n  Da l&igrave; eserciteremo la mira.<br \/>\n  *+++*<br \/><\/strong><br \/>\n  (Due colpi.&nbsp; Primo colpo.)<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" colspacing=\"0\" colpadding=\"0\">\n<tr valign=\"top\">\n<td align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/03\/copertina.jpg\" alt=\"Copertina - Paravia Bruno Mondadori\" \/><\/td>\n<td width=\"2px\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\">La copertina di questo libro della casa editrice Paravia  Bruno Mondatori Editori, di Milano, &egrave; genericamente attribuita, nel <em>colophon<\/em>, ad una  pubblicit&agrave; della Cirio (sic!) vecchia di quasi un secolo.&nbsp; In realt&agrave; essa &egrave; tratta da una fotografia di  scena del programma televisivo <em>Fuori  Orario<\/em> di qualche anno fa.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n  Precisamente, della ricostruzione del <em>&ldquo;Festin inaugural&rdquo;<\/em> organizzato da M&egrave;ret Oppenheim  nell&rsquo;ambito dell&rsquo;<em>Exposition<\/em><em> Internationale du Surrealisme<\/em> a Parigi nel  1959.&nbsp; In questa ricostruzione c&rsquo;&egrave; una  variante.&nbsp; Sul fondo, all&rsquo;altezza del  volto della ragazza, appare un dolce futurista, <em>Fragolamammella<\/em> di Farfa. &nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/03\/fuoriorario.jpg\" \/><\/p>\n<p>\n  Per la piccola storia:&nbsp; le mani che stanno accomodando il cibo sul  corpo della ragazza sono di uno dei due redattori di questo sito.&nbsp; Quanto alla ricostruzione materiale del  festino &egrave; stata opera della &ldquo;Societ&agrave; della festa&rdquo;.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">(Due colpi.&nbsp; Secondo colpo.)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/03\/thenewyorktimes.jpg\" \/><\/p>\n<p>Due pagine da un servizio fotografico dell&rsquo;edizione cinese della  prestigiosa rivista <em>Esquire<\/em>,  pubblicate dal <em>The New York Times<\/em> con l&rsquo;osservazione &ldquo;<em>Esquire<\/em> propone poca ideologia e  ancor meno vestiti&rdquo;.&nbsp; <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/03\/whilelmreich.jpg\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vignetta tratta da, <em>&hellip;ma  l&rsquo;amor mio non muore. Origini documenti strategie della &ldquo;cultura alternativa&rdquo; e  dell&rsquo;&rdquo;underground&rdquo; in Italia, <\/em>Prima edizione, Roma 1971.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa legittima, sul piano scientifico, questo corso, giunto alla terza edizione, all&rsquo;interno di una universit&agrave; che ha per vocazione lo studio delle forme di progetto?&nbsp; Una constatazione che noi dobbiamo all&rsquo;incontro di diverse discipline nel corso del &lsquo;900, quali l&rsquo;antropologia, la psicoanalisi, la sociologia dell&rsquo;alimentazione, le ricerche sulla sociabilit&agrave; e la mediazione sociale, non [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[69,68,487],"class_list":["post-3143","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-il-corso","tag-atti-alimentari","tag-food-design","tag-il-corso"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3143","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3143"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3143\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3143"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3143"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3143"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}