{"id":3137,"date":"2007-01-28T02:10:36","date_gmt":"2007-01-28T01:10:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2007\/01\/28\/cucire-il-food\/"},"modified":"2008-02-06T21:52:26","modified_gmt":"2008-02-06T20:52:26","slug":"cucire-il-food","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2007\/01\/28\/cucire-il-food\/","title":{"rendered":"\u201cCucire\u201d il food"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/vintage.jpg\" alt=\"\" width=\"400px\"\/>\n<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>(Progetto di seminario sul tema del food per un&rsquo;accademia di belle  arti.)<\/strong><br \/>\n  Milano, NABA, 28  febbraio, 1 e 2 marzo 2007. <\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>&ldquo;Cucire&rdquo; il food.<\/strong><br \/>\n    <strong><em>(Le catene analogiche: un  percorso della creativit&agrave;)<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Premessa. L&rsquo;analogia in senso generale &egrave; la somiglianza tra due cose. <br \/>\n  Si usa per designare la messa in relazione di fenomeni appartenenti a <br \/>\n  domini differenti della realt&agrave; in modo da stabilire tra di loro <br \/>\n  una relazione veritiera. Costituisce una delle tre forme principali <br \/>\n  del ragionamento, insieme alla deduzione e all&rsquo;induzione. <br \/>\n  Platone osserva che la corrispondenza tra il pensato e l&rsquo;espresso &egrave; il  risultato <br \/>\n  di un processo analogico. <\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>&Egrave; forse per analogia che una commissione istituita dal &ldquo;Turner Prize&rdquo; &ndash; composta <br \/>\n  da una giuria internazione di cinquecento artisti, galleristi, curatori  di <br \/>\n  museo &ndash; ha definito l&rsquo;orinatoio di Marcel Duchamp come <br \/>\n  l&rsquo;opera pi&ugrave; significativa del &lsquo;900?<\/em><\/p>\n<p>Gli atti alimentari sono un fatto <em>biosociale<\/em> totale e complesso. Ivan  Pavlov, da cui abbiamo dedotto questa affermazione,  ha dimostrato, all&rsquo;inizio del &lsquo;900, che i vertebrati superiori devono  necessariamente disporre di capacit&agrave; mentali complesse per potersi alimentare. La  complessit&agrave; degli atti alimentari pu&ograve;, dunque, essere intesa come il risultato  di connessioni mentali sofisticate capaci di &ldquo;decomporre l&rsquo;ambiente vitale  nelle sue parti costituenti&rdquo; (1909). L&rsquo;onnivoro vive grazie alla sua  intelligenza! <br \/>\n  Di conseguenza, gli atti alimentari sono il <em>luogo<\/em> dove pi&ugrave; facilmente si  costruiscono le rappresentazioni del mondo e si accumulano i saperi, cos&igrave; come  essi costituiscono il <em>dominio<\/em> nel  quale il <em>Pan Sapiens<\/em> (l&rsquo;uomo) d&agrave;  prova delle sue capacit&agrave; di apprendimento e del suo potere di domesticazione. Non per caso il <em>dressage<\/em> come il condizionamento animale (positivo o negativo che  sia) &egrave; costituito da un sistema dove spicca la ricompensa alimentare,  funzionale anche a stimolare, com&rsquo;&egrave; stato dimostrato, la creativit&agrave; infantile e  l&rsquo;ubbidienza. <br \/>\n  In breve, la ricompensa alimentare &egrave; l&rsquo;archetipo  dell&rsquo;apprendimento. <br \/>\n  Se poi consideriamo l&rsquo;ontogenesi, la funzione percettiva del  reale si costituisce da subito intorno a quella che Sigmund  Freud ha definito l&rsquo;oralit&agrave;. Un&rsquo;oralit&agrave; che &egrave; il nodo  fondativo e strutturante dell&rsquo;&rdquo;Io&rdquo;, una premessa all&rsquo;azione-di-conoscere-il-mondo.  La bocca, dunque, &egrave; il luogo in cui debutta la percezione del reale e si  rafforza la sua efficacia, se non altro perch&eacute; gli atti alimentari sono una  presenza quotidiana e permanente del vissuto. Per questo i costumi alimentari  sono anche il terreno di <em>cultura<\/em> del  &ldquo;sapere culturale&rdquo; trasmesso e, in qualche modo, determinano i riti della vita  sociale cos&igrave; come la loro fatticit&agrave; estetica &ndash; &egrave;  intuitiva la circostanza per la quale, nella modernit&agrave;, certi alimenti sono  divenuti metonimie della socialit&agrave; trasformando la loro consumazione in  pretesto conviviale. Per questo Claude L&eacute;vi-Strauss (1968) ha sostenuto che &ldquo;la cucina &egrave; un  linguaggio nel quale la societ&agrave; traduce inconsciamente la sua struttura&rdquo;. <br \/>\n  Da tempo, poi, &egrave; riconosciuto il posto, non secondario, che  nelle lingue occupa l&rsquo;alimentazione, sia come lessico che elemento metaforico e  la sua importanza dialettale nella moltiplicazione delle espressioni a sfondo  sessuale &ndash; non &egrave; sorprendente che i matrimoni che non si <em>consumano<\/em> sono nulli? <br \/>\n  In sostanza, il senso comune riposa direttamente su delle  verit&agrave; fisiologiche. Possiamo dire che sulle stesse verit&agrave; riposa il senso  estetico? La domanda in sociologia &egrave; retorica, perch&eacute; da tempo lo studio del <em>gusto<\/em> e delle sue forme genetiche sono  all&rsquo;ordine del giorno. <br \/>\n  Considerato tutto ci&ograve;, l&rsquo;obiettivo di questo seminario &egrave; di  esplorare, utilizzando il processo analogico, l&rsquo;espressivit&agrave; artistica del  cibo, delle sue tecniche, delle sue cerimonie <em>cucendo e ricucendo<\/em> i suoi significati comuni. <\/p>\n<p><strong>Aspetti operativi.<\/strong><br \/>\n  Questo seminario prevede quattro ore di lezioni teoriche ed  otto ore di esercitazioni pratiche cos&igrave; suddivise. <br \/>\n  28 Febbraio. <br \/>\n  Ore 11.00 &ndash; 13.00 Prima lezione teorica. <br \/>\n  Ore 14.00 &ndash; 16.00 Prima esercitazione pratica. <br \/>\n  1 Marzo. <br \/>\n  Ore 11.00 &ndash; 13.00 Elaborazione teorica delle problematiche  semantiche e formali incontrate. <br \/>\n  Ore 14.00 &ndash; 16.00 Proseguo dell&rsquo;esercitazione pratica. <br \/>\n  2 Marzo. <br \/>\n  Ore 11.00 &ndash; 13.00 \/ 14.00 &ndash; 16.00 Completamento  dell&rsquo;esercitazione e &ldquo;registrazione&rdquo; (fotografica, televisiva o di altra  natura) dei lavori svolti. <\/p>\n<p>Discussione finale. In una data da definire (entro un paio  di settimane dalla fine del seminario) sar&agrave; svolta una lezione (due ore) di  valutazione critica dell&rsquo;intera esperienza. <\/p>\n<p><strong>Missione delle  esercitazioni.<\/strong><br \/>\n  Si racconta che Michelangelo cercasse nelle venature del marmo  le figure da scolpire. Vero o falso che sia l&rsquo;aneddoto, esso rivela che la  materia non &egrave; mai inerte o, se si preferisce, che solo le forme sono morte. Questo  &egrave; pi&ugrave; vero ancora quando il &ldquo;marmo&rdquo; in questione &egrave; costituito da alimenti, non  importa in quale forma. <br \/>\n  Gli studenti che parteciperanno al seminario dovranno  portare con s&eacute; il &ldquo;materiale alimentare&rdquo; con il quale vorranno cimentarsi e gli  strumenti che riterranno pi&ugrave; opportuni per farlo. <br \/>\n  La scelta di questo &ldquo;materiale alimentare&rdquo; dovr&agrave; essere operata  emotivamente, valutando cio&egrave; la propria relazione emotiva di gusto e di  disgusto che si ha verso di esso. Da questo punto di vista qualunque alimento &egrave;  &ldquo;lecito&rdquo; sia esso di natura vegetale o animale, semi, cereali, granaglie, sia  esso crudo, cotto, confezionato, deteriorato, di scarto, di origine industriale  o appartenente alla famiglia dei CANI (Composti Alimentari Non-Identificabili),  come sono molti cibi di origine industriale. L&rsquo;importante &egrave; che sia in quantit&agrave;  sufficiente. <br \/>\n  Gli strumento per lavorare il &ldquo;materiale alimentare&rdquo;  dovranno essere limitati agli utensili cucinari (coltelli, forchette,  frullatori, piatti, bicchieri, formine, ecc&hellip;) a meno che non sia funzionale al  progetto usarne di &ldquo;straordinari&rdquo;. <br \/>\n  &Egrave; possibile ricorrere a fornelletti  da campo o elettrici. Utilizzare ghiaccio secco. Durante l&rsquo;esercitazione, poi,  gli studenti potranno scambiarsi i materiali in eccesso o di scarto. <br \/>\n  La &ldquo;commestibilit&agrave;&rdquo; finale sar&agrave;  considerata un pregio. <br \/>\n  Infine, gli studenti potranno lavorare anche in gruppi di  tre persone massimo. <\/p>\n<p>Le lezioni teoriche saranno svolte da<strong> Gianni-Emilio Simonetti. <\/strong><br \/>\n  Le esercitazioni saranno seguite da <strong>Gianni-Emilio<\/strong><strong> Simonetti<\/strong> con l&rsquo;assistenza di <strong>Manolo Lochis, Gionatan Lassandro, Elena Gravaghi<\/strong>. <br \/>\n  Elena Gravaghi, in particolare,  nel corso della prima ora del terzo giorno di seminario terr&agrave; una breve  relazione sul tema del &ldquo;crudo&rdquo;, come categoria fenomenologica  che contribuisce a formare il gusto in architettura e nel design. <\/p>\n<\/p>\n<p align=\"center\">\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/02_big.jpg\" alt=\"\" width=\"450px\"\/>\n<\/p>\n<p align=\"center\">\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/03_big.jpg\" alt=\"\" width=\"450px\"\/>\n<\/p>\n<p align=\"center\">\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/04_big.jpg\" alt=\"\" width=\"450px\"\/>\n<\/p>\n<p><strong><em>Glossa. <\/em><\/strong><br \/>\n  L&rsquo;analogia &egrave; una somiglianza, essa consente al linguaggio di  pensare una relazione &ldquo;economica&rdquo; tra l&rsquo;equivocit&agrave; e l&rsquo;unicit&agrave;, favorendone  l&rsquo;interpretazione. Perch&eacute; questo avvenga i due domini del significato devono  rivelare un legame cognitivo comune, William Harvey  (1578-1637) lo scopre tra la pompa e il cuore. Descartes  tra il suono e i colori. Gli analogismi sono la  sostanza stessa del discorso poetico, ma essi sono pi&ugrave; efficaci, quanto  pericolosi, nelle scienze, soprattutto quando l&rsquo;origine dei fenomeni &egrave; preclusa  dal tempo all&rsquo;esperienza pratica. <br \/>\n  In genere, l&rsquo;analogia collassa  sulla deduzione. <br \/>\n  In matematica l&rsquo;analogia diventa proporzione. Se tre  elementi sono conosciuti lo &egrave; anche il quarto. (se <em>a<\/em> sta a <em>c<\/em> come <em>b<\/em> sta a <em>d<\/em>, allora <em>ad<\/em> &egrave; uguale a <em>cb<\/em>). <br \/>\n  Da tempo l&rsquo;analogia ha poi un&rsquo;evoluzione riconosciuta <em>di per s&eacute;<\/em> nella biologia, consentendo  delle somiglianze funzionali tra organi che possiedono delle storie evolutive  differenti. A funzioni simili possono corrispondere delle somiglianze  morfologiche per linee evolutive. <br \/>\n  Qui, tra l&rsquo;altro, un sottile confine, su cui s&rsquo;infrange il  senso comune, corre tra ci&ograve; che &egrave; analogo e ci&ograve; che &egrave; omologo, con il risultato  di coinvolgere gli archetipi. <\/p>\n<p>Il ruolo dell&rsquo;analogia, invece, non &egrave; appieno riconosciuta  nel <em>gusto<\/em>. <br \/>\n  Le analogie di percezione stabiliscono dei rapporti  attraverso le variazioni quantitative, ma si arenano davanti alla fame. <br \/>\n  Le analogie funzionali esprimono delle identit&agrave; di fini, la  chiave apre la porta cos&igrave; come apre una scatoletta di lamierino zincato. <br \/>\n  Le analogie prasseologiche (&deg;)  sono di tre tipi ed appaiono connesse al meccanismo percettivo. <br \/>\n  Sono l&rsquo;analogia di permanenza della sostanza. L&rsquo;analogia del  rapporto di successione che suppone un principio di causalit&agrave;. L&rsquo;analogia  dell&rsquo;azione reciproca e simultanea delle sostanze. (Cfr.,  in questo stesso sito, il triangolo culinario di C. Levi-Strauss &#8211; in &#8220;Archivio Agosto &#8211; Dicembre 2006&#8221; sezione &#8220;Saggi critici&#8221;). <br \/>\n  Molto stretti sono anche i rapporti dell&rsquo;analogia con la  simulazione, non tanto nell&rsquo;azione di manifestare dei segni di una realt&agrave;  inesistente nei fatti, quanto nell&rsquo;impiegare dei mezzi grazie ai quali la  realt&agrave; presente o che deve venire &egrave; riprodotta nella forma di modello. <\/p>\n<p>(&deg;) &ndash; La nozione di prasseologia &egrave; stata sviluppata in modo particolare dall&rsquo;economista  libertario Ludwig von Mises (1881-1973) e dal filosofo Tadeusz  Kotarbinski (1886-1991). In Francia fu ripresa da  Aron, Beaufre e Poirier. Questa  nozione oscilla tra due poli, quello metodologico, che ha per temi l&rsquo;invenzione  e le strategie di trasposizione e quello di gestione degli elementi  irrazionali. <br \/>\n  In altri termini la prasseologia coniuga la raccomandazione dei filosofi greci  intorno alla <em>phronesis<\/em> (la <em>prudentia<\/em> dei latini) e alla <em>metis<\/em><em> (<\/em>Il <em>kairos<\/em><em>).<\/em> <\/p>\n<p align=\"center\">\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/huilesdolive.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p><u>PREAMBULI <\/u><\/p>\n<p><strong>Uno.<\/strong><br \/>\n  Nella cultura e nella tradizione occidentale l&rsquo;opera d&rsquo;arte  e il concetto di arte sono consustanziali ad un oggetto sensibile e ai due  sensi prevalenti, la vista e l&rsquo;udito. <br \/>\n  Di contro, il gusto, l&rsquo;odorato e il tatto, salvo eccezioni,  trasformano la sostanza di cui &egrave; fatto l&rsquo;oggetto artistico e, spesso, la  distruggono. <br \/>\n  Questa considerazione ha finito per &ldquo;infliggere&rdquo;, a  cominciare dall&rsquo;arte classica antica, una distanza tra l&rsquo;io e l&rsquo;opera che, da  una parte, banalizza l&rsquo;esperienza sensibile degli individui, dall&rsquo;altra,  (questa distanza) si trasforma, soggettivamente, in rispetto ed ammirazione dei <em>soli risvolti astratti<\/em> delle  emozioni, risvolti che in qualche modo contraddicono il concetto stesso di arte  come <em>apparizione<\/em> (invenzione),  relegandola a semplice apparenza. (Di riflesso, sparendo ogni cogenza semantica  si autentica ogni interpretazione.) <br \/>\n  Di pi&ugrave;, nella modernit&agrave; (considerata qui nell&rsquo;accezione di  Honor&eacute; de Balzac, di differenza autoctona e autoreferenziale), da un punto di  vista antropologico, il concetto di arte &egrave; sempre il risultato di un&rsquo;<em>ablazione<\/em>, perch&eacute; da una totalit&agrave;  sociale, nei quali sono immersi, determinati oggetti plastici (pitture,  sculture&hellip;) o determinati avvenimenti ritmici (musiche, danze&hellip;) sono stati  isolati e qualificati come opere d&rsquo;arte. <br \/>\n  In questo modo, ci&ograve; che costituiva <em>una dimensione della societ&agrave;<\/em> <em>&egrave;  divenuta una sua parte<\/em>. Nell&rsquo;arte antica, di contro, le opere erano  inseparabili dalla loro dimensione magica e religiosa, tecnica ed estetica,  perch&eacute; erano <em>dei fatti sociali totali<\/em> e, in quanto fatti sociali, contribuirono perfino a sviluppare quelle forme  dell&rsquo;interazione sociale che portarono alla fondazione della <em>polis<\/em>. <br \/>\n  &Egrave; la visione puramente estetica che ne ha fatto  successivamente <em>dei fatti sociali  parziali<\/em>. (In altre parole, quando gli uomini <em>muoiono<\/em> entrano nella storia, quando le stature <em>sono morte<\/em> entrano nell&rsquo;arte.) <br \/>\n  La qualit&agrave; della tecnica moderna, poi, con la sua dimensione  materiale (sostanza, supporto, utensile) ed immateriale (il saper fare  procedurale) costituisce un ulteriore fattore di confusione. <br \/>\n  La dipendenza dell&rsquo;arte dalla tecnica &egrave; divenuta cos&igrave; forte  che si pu&ograve; parlare di un rapporto di <em>determinazione<\/em>.  Lo si constata in architettura dove sempre pi&ugrave; spesso <em>la forma deriva dalla struttura, e la struttura deriva dai materiali  usati<\/em>. <br \/>\n  Questa dipendenza, in generale, crea confusione, perch&eacute;  siamo in presenza di un progresso <em>nelle<\/em> arti, non di un progresso <em>delle<\/em> arti,  vale a dire, resta inascoltata la <em>spaltung<\/em>,  la faglia di senso tra le possibilit&agrave; formali e l&rsquo;efficacia sostanziale. <br \/>\n  <em>Le arti che consumano  le arti<\/em> hanno un grande vantaggio su tutte le altre perch&eacute; contribuiscono a  &ldquo;ricostruire&rdquo; le fondamenta dell&rsquo;esperienza sensoriale, dunque, a strappare  l&rsquo;uomo dalla maledizione di trasformarsi nella &ldquo;statua&rdquo; di Condillac. <br \/>\n  In queste arti non ci sono faglie, perch&eacute; la tecnica, in  questo caso, si configura come un <em>frame<\/em> argomentativo, uno sfondo di senso che si fa storia e <em>civilisation<\/em>. <br \/>\n  Un&rsquo;osservazione che va considerata anche alla luce di  un&rsquo;altra particolarit&agrave;, le tecniche e il vocabolario cucinario, come hanno  notato molti studi di antropologia culturale, possiedono una complessit&agrave;  direttamente proporzionale alla complessit&agrave; del &ldquo;bacino socio-linguistico&rdquo; del  territorio nel quale interagiscono. <br \/>\n  In questo contesto &egrave; notevole il contributo delle arti  leccarde alla retorica, alle sue &ldquo;pieghe&rdquo; barocche, come si evince dal  magistrale esempio dell&rsquo;opera di Rabelais. <br \/>\n  In ultima analisi: <em>ars<\/em> in latino traduce la <em>techn&egrave;<\/em> greca, ma  la cultura moderna ha inverato nel primo termine l&rsquo;arte, nel secondo la  tecnica, smarrendo il sincretismo originario di artigiano e creatore che invece  sopravvive dimenticato nelle arti che si consumano. <\/p>\n<p align=\"center\">\n<a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/cuveerotique_big.jpg\" target=\"_blank\"><br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/cuveerotique.jpg\" alt=\"\" border=\"0\"\/><br \/>\n<\/a>\n<\/p>\n<p><strong>Due.<\/strong><br \/>\n    <em>Le r&eacute;el est  de prime abord toujours un aliment.<\/em><br \/>\n  G. Bachelard<\/p>\n<p>Nella cultura occidentale la cucina, da tempo, non &egrave; pi&ugrave; una  tecnica di lavorazione dei nutrimenti (glucidi, lipidi, proteine, sali  minerali, vitamine, acqua..), ma &egrave; un prodotto sociale culturalmente costruito  e valorizzato, trasformato e consumato. <br \/>\n  Di fatto, la cucina e le cerimonie della tavola sono  diventate una delle attivit&agrave; sociali pi&ugrave; importanti nella vita degli individui.  Mangiare &egrave; un atto vitale e, insieme, universale e banale, che coinvolge  l&rsquo;essere vivente dalla nascita alla morte. &Egrave; il risultato dell&rsquo;interazione di  due &ldquo;attori&rdquo;: colui che mangia e il mangiato. L&rsquo;uno non esiste senza l&rsquo;altro.  L&rsquo;importante &egrave; la trasformazione delle cose naturali in <em>godimento<\/em> e <em>convivialit&agrave;<\/em>. <br \/>\n  Ma c&rsquo;&egrave; un ostacolo, la cultura, oggi, rifiuta esplicitamente  il senso ed ha ceduto il passo all&rsquo;egemonia di una cultura del segno, cio&egrave;, di  una cultura che scivola da un significante ad un altro. <br \/>\n  Con il debito ritardo anche le culture cosiddette materiali  si sono adeguate a questa situazione, cominciando da quella degli atti  alimentari. <br \/>\n  Per dirlo in modo drammatico. <em>Il vissuto, nella forma di spettacolo, &egrave; il nemico.<\/em> Perch&eacute;  rifiutare il senso significa rifiutare il soggetto. <br \/>\n  Tutto si riduce alle apparenze e alle essenze, come dire,  alla rappresentazione e all&rsquo;immateriale. <br \/>\n  Paradossalmente, il successo degli atti alimentari in questo  contesto &egrave; scontato. <strong>Essi sono la  metafora sociale di queste apparenze e di queste essenze, costituiscono una  fetta rilevante del loro volume economico e della loro economia simbolica. <\/strong><br \/>\n  (La stessa cosa l&rsquo;abbiamo gi&agrave; sperimentata nel campo della  sessualit&agrave;: oggi, la differenza tra pornografia ed erotismo sta nel fatto che  la prima &egrave; astratta ed immateriale. L&rsquo;erotismo, invece, esprime la concretezza  del desiderio, mette ansia, cos&igrave; trionfa la prima e l&rsquo;attore sociale pu&ograve;  restare un &ldquo;fanciullo&rdquo;, vivere la regressione come una trasgressione.) <br \/>\n  Di pi&ugrave;, la cucina che trionfa come arte, come espressione  gastrologica, appartiene al passato, gli atti alimentari affascinano perch&eacute;  sono capaci di produrre mitografie, di apparecchiare e confezionare ogni  rappresentazione. <br \/>\n  Cos&igrave;, la cucina, suo malgrado, &egrave; divenuta onnipotente (i  suoi prodotti non sono pi&ugrave; vincolati alla stagionalit&agrave; e alla regionalit&agrave;, le  sue tecniche sono completamente adeguate al suo progetto, l&rsquo;educazione del  gusto nella forma di moda &egrave; spaccito come uno status-symbol da acquisire),  dall&rsquo;altra, &egrave; soggetta ai fenomeni effemeridi e precipita &ndash; come osservava  Jean-Paul Aron &ndash; nella <strong>glaciazione<\/strong>. <br \/>\n  Una glaciazione mascherata di sobriet&agrave; (al limite della geometria)  ed eleganza (al limite del minimalismo e della destrutturazione). Una  glaciazione in cui il gelo ha l&rsquo;apparenza dello stile delle cose di pessimo  gusto condite di un ascetico neo-modernismo, che minaccia di declassare la <strong>convivialit&agrave; <\/strong>o di renderla demenziale. <br \/>\n  Il rude appello dei nostalgici al potere suadente delle  analogie, buone come il pane, &egrave; una reazione legittima, ma non produce  risultati, tutt&rsquo;al pi&ugrave; richiami alla medicina salernitana. <br \/>\n  Che fare? Entrare nel gioco, o dalla parte degli atti alimentari  o dalla parte della convivialit&agrave;. <br \/>\n  Nel primo caso si ritorna al sacro, nel secondo caso si  sceglie l&rsquo;<em>altra scena<\/em>. <br \/>\n  Il ritorno al sacro implica la costruzione di santuari ad  hoc, la presenza di sacerdoti esperti (chef), la ricerca di una liturgia (uno  stile cucinario). <br \/>\n  Aprire le porte all&rsquo;<em>altra  scena<\/em>, invece, significa lavorare sulla rappresentazione. Offrire  un&rsquo;opportunit&agrave; conviviale nella quale, come afferma Erving Goffmann, l&rsquo;attore  sociale possa recitare senza affondare nell&rsquo;ansia e senza faticare, cosciente  degli altri attori sociali con i quali condivide il palcoscenico cos&igrave; come del  gioco singolare nel quale &egrave; coinvolto. <\/p>\n<p><strong>Tre. <\/strong><br \/>\n  Divorare l&rsquo;arte, mangiare con gli occhi. L&rsquo;espressione <em>eat-art<\/em> &egrave; di Daniel Spoerri, la coni&ograve; in  occasione di una mostra presso la   Galerie J, di Parigi, nel 1963. <br \/>\n  L&rsquo;obiettivo era quello di desacralizzare l&rsquo;arte ufficiale  rendendola commestibile e, dunque, effimera. Spoerri ha insistito molto sul  carattere della commestibilit&agrave;, per distinguere questa ipotesi poetica da quella  che si limita ad usare alimenti, o derrate commestibili in genere, per  costruire opere d&rsquo;arte che spesso sono durevoli. In questo contesto, Spoerri ha  indicato nella possibilit&agrave; di una piccola serie un altro dei caratteri pi&ugrave;  importanti della <em>eat-art<\/em>. <br \/>\n  Egli stesso, con l&rsquo;edizioni M.A.T., ha realizzato multipli  di cento esemplari di opere di questa corrente, tra cui una colata di &ldquo;pasta&rdquo;  per caramelle di C&eacute;sar, un&rsquo;accumulazione di Arman, cucchiai rosa e pasta di  mandorle, delle sculture di cioccolato di Dieter-Rot, un angelo di pane blu di  Richard Lindner, e la celebre pennellata di Roy Lichtenstein, in pasta di  zucchero gialla e nera. (Si vedano, come prototipi storici, <em>Le Verre d&rsquo;absinthe<\/em> di Pablo Ricasso  (1914) e <em>Why not sneeze Rose S&eacute;lavy?<\/em> di Marcel Duchamp (1921). <br \/>\n  A Monaco di Baviera c&rsquo;&egrave; un &ldquo;museo della patata&rdquo; dove accanto  alla storia di questo tubero ci sono degli esperimenti artistici fatti  utilizzando due suoi caratteri organolettici, il lento invecchiamento e il suo  diventare grinzosa per effetto della disidratazione.) <br \/>\n  Qui, il tema &egrave; l&rsquo;<em>eat-design<\/em>.  Per cominciare si suggeriscono, come materiali, lo zucchero, le caramelle, il  cioccolato, i biscotti, il torrone, la pasta di mandorle, eccetera. Oppure,  allestendo una congrua catena del freddo, le paste sfogliate di produzione  industriale. <br \/>\n  A livello immateriale confluiscono in questo tema  progettuale i <em>&ldquo;rumori del cibo&rdquo; <\/em>,  cio&egrave;, delle sensazioni. Nella valutazione di un alimento, infatti, concorrono  il gusto, l&rsquo;olfatto, la percezione termica, la stereognosia boccale e, con  questa, anche la &ldquo;musica&rdquo; dei cibi mangiati.<\/p>\n<p>Vi invitiamo a visitare anche questo sito che celebra l&#8217;arte dei disastri culinari: <a href=\"http:\/\/www.burntfoodmuseum.com\" target=\"_blank\">www.burntfoodmuseum.com<\/a>.<\/p>\n<p>(Gennaio 2007) <\/p>\n<p align=\"center\">\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/frutta.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Analogia ed  esperienza. <\/strong><\/p>\n<p>Osserva Immanuel Kant nella <em>Critica  della ragion pura<\/em>: in linea di principio generale tutti i fenomeni sono,  per quanto riguarda la loro esistenza, sottomessi a priori a delle regole che  determinano il loro rapporto. <br \/>\n  Dunque, l&rsquo;analogia &egrave;, in senso morfologico, un rapporto, ma  di quale natura? <br \/>\n  Kant non lo dice, ma per lui  l&rsquo;esperienza non &egrave; possibile che attraverso la rappresentazione di un <em>legame<\/em> del percepito, o meglio,  attraverso l&rsquo;unificazione delle percezioni. Questo, per&ograve;, deve avvenire nel  tempo, che &egrave; la cornice argomentativa entro la quale si sviluppa il processo  analogico. <br \/>\n  Di conseguenza, per Kant, le  categorie che sono fuori dal tempo non producono rappresentazioni. <\/p>\n<p>Da tutto ci&ograve; consegue, a grandi linee, che le analogie  dell&rsquo;esperienza permettono di unificare, in una dimensione temporale, la  pluralit&agrave; delle percezioni e, quel che pi&ugrave; conta, di sottomettere queste  pluralit&agrave; ad una determinazione temporale. Insomma, i gatti si mordono la coda,  ma non possono diventare delle ciambelle. <br \/>\n  Va da s&eacute; che l&rsquo;analogia, in questo contesto, &egrave; l&rsquo;uguaglianza  di due rapporti non quantitativi, ma qualificativi. Essa delucida il rapporto  con un fenomeno sconosciuto che conosceremo attraverso ci&ograve; che ci &egrave; noto senza,  per altro, conoscerlo per ci&ograve; che &egrave;. <\/p>\n<p>Nella lingua greca il <em>s&yacute;mbolon<\/em> indicava un rapporto che  si istituisce tra due oggetti o entit&agrave;, vale a dire, alludeva ad un processo fusionario tra ci&ograve; che &egrave; separato. L&rsquo;uso comune, con il  tempo, ha poi legato il simbolo al segno. Come non lo sappiamo, ma lo si pu&ograve;  intuire. <br \/>\n  La produzione di segni, del resto, &egrave; l&rsquo;unica abilit&agrave;  specificatamente umana. La sua gestazione, ad un certo punto dell&rsquo;evoluzione si  &egrave; inverata nel sistema della lingua coniugando un  significante ad un significato. Di pi&ugrave;, in quella terra tra i fiumi che da anni  i nuovi barbari bombardano per la prima volta ha anche connesso un suono ad un  significato concettuale, ha <em>alfabetizzato<\/em> il mondo. <\/p>\n<p>Il segno diventa un simbolo quando questa connessione &egrave;  profonda. L&rsquo;ambiguit&agrave; di una tale osservazione deriva dalla inadeguatezza del  linguaggio comune che deve fare i conti con ci&ograve; che non &egrave; immediatamente  manifesto. <br \/>\n  Su questa ambiguit&agrave; proliferano le credenze religiose o misteriche. <br \/>\n  Il simbolo, infatti, attribuisce alle cose o alle figure,  cos&igrave; come alla natura, un valore che va <em>deliberatamente<\/em> al di l&agrave; della loro immediata apparenza. Tutto ci&ograve; si realizza soprattutto  attraverso le forme rituali che alludono all&rsquo;interdetto (Lacan)  e valorizzano i percorsi obliqui del sentire. <br \/>\n  Ora, il rapporto tra la figura simbolica e il suo  significato si costruisce attraverso il principio di analogia &ndash; la proporzione  dei greci &ndash; che nel confronto istituisce un legame mentale tra cose che di per  s&eacute; non avrebbero alcuna relazione. <br \/>\n  Qui, l&rsquo;analogia sconfina nella metafora e contribuisce a  fare di quest&rsquo;ultima una <em>rivelazione<\/em> che s&rsquo;irrigidisce a immagine stabile e assoluta. <br \/>\n  Da una parte &egrave; un&rsquo;attivit&agrave; fondamentale per lo sviluppo  della gnosi, dall&rsquo;altra fa di un agnello la figura del Cristo. <br \/>\n  Domanda: <em>Il legame  profondo determinato dalla mansuetudine attraverso quale cammino analogico (o  metaforico) porta alla strage pasquale degli innocenti?<\/em> <\/p>\n<p align=\"center\">\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/foto.jpg\"\/>\n<\/p>\n<p>La domanda &egrave; giocoforza retorica, perch&eacute; dopo Pitagora  l&rsquo;analogia prima e la metafora dopo sono diventate un mezzo essenziale per  invitare la <em>totalit&agrave;<\/em> al tavolo del  ragionamento.<br \/>\n  Dov&rsquo;&egrave; la trappola? <br \/>\n  Stabilendo una relazione essenziale tra fenomeni diversi  l&rsquo;analogia inghiotte in una formula (alla lettera, in una <em>piccola forma<\/em>) l&rsquo;intera mondanit&agrave; e i suoi frutti&hellip;con la  conseguenza che tutte le <em>corrispondenze<\/em> diventano un vasto sistema di analogie. <br \/>\n  (Questo, tra l&rsquo;altro, spiega perch&eacute; Cicerone traduce l&rsquo;&#940;&#957;&#945;&#955;&#959;&#947;&#943;&#945; con <em>proportio<\/em>.) <\/p>\n<p>L&rsquo;analogia, poi, come sottolinea il grecista Octave Hamelin, in <em>Essai sur les &eacute;lements principaux de la repr&eacute;sentation<\/em> (1907), &egrave; <em>&ldquo;une induction d&rsquo;assimilation&rdquo;<\/em>,  basta partire dal principio che tutto &egrave; nel tutto e che il tutto &egrave; una <em>apeikasia<\/em>, cio&egrave;,  una rappresentazione&hellip;dell&rsquo;uno. <\/p>\n<p>Nel medioevo, in particolare, questo principio serv&igrave; a rafforzare  il potere di coloro che vedevano nella pi&ugrave; piccola singolarit&agrave; l&rsquo;immagine  immanente della verit&agrave; con l&rsquo;iniziale maiuscola. <br \/>\n  Una verit&agrave;, che al pari di quella della nobile figura  dell&rsquo;isterica, induce il monaco liturgista Adamo di San Vittore a riflettere  sulle noci. (Che cos&rsquo;&egrave; una noce se non l&rsquo;immagine del Cristo? L&rsquo;involucro verde  che la ricopre &egrave; la carne, la sua umanit&agrave;. Il legno del guscio &egrave; quello della  croce sulla quale ha sofferto. L&rsquo;interno &egrave; il nutrimento dell&rsquo;uomo, la sua  divinit&agrave; nascosta.) <\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/sfocatura_big.jpg\" target=\"_blank\"><br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/cucireilfood\/sfocatura.jpg\" style=\"border:0;\"\/><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p><strong>Appendice.<\/strong><br \/>\n  Carolus Bovillus  (1470 o 79 -1553), nato Bovelles, ammiratore di  Nicola Cusano ed autore di uno dei primi trattati  scientifici stampati in francese, in <em>Le livre du Sage<\/em> (ripubblicato dalle edizioni Vrin di Parigi, nel  1982, sulla scia del quinto centenario della sua nascita), spinge l&rsquo;analogia  fino agli estremi limiti del senso. Lo fa convinto che l&rsquo;uomo, come microcosmo,  riflette e si riflette sul macrocosmo delle cose visibili. (Questo, tra  l&rsquo;altro, gli consente di pensare l&rsquo;universale e il singolare come i limiti di  un processo dialettico che istituisce una nuova astrologia.) <br \/>\n  Dice Bovillus: Gli alberi sono  degli uomini incompiuti. I neonati, infatti, hanno costantemente bisogno di  alimenti liquidi, com&rsquo;&egrave; il latte che essi succhiano dalla madre, allo stesso  modo degli alberi &ndash; i primi nati sulla terra &ndash; che non si staccano mai dal seno  materno, vale a dire dal suolo. <br \/>\n  In<em> Le livre du sage<\/em> egli non esita a tracciare delle similitudini tra i pianeti e i sensi  dell&rsquo;uomo. <br \/>\n  Saturno sta all&rsquo;immaginazione come Giove all&rsquo;udito, Marte  alla vista, Venere all&rsquo;odorato, Mercurio al gusto, La Luna al tatto.<br \/>\n  In altre parole, fino a quando l&rsquo;induzione non si svilupper&agrave;  come uno degli strumenti principe del metodo scientifico l&rsquo;analogia servir&agrave; a  costruire totalit&agrave; immaginarie. <br \/>\n  Scrive John Stuart  Mill, l&rsquo;induzione &egrave; un&rsquo;inferenza verso l&rsquo;ignoto. Da  questo momento in avanti spetter&agrave; alle teorie di sostituire le totalit&agrave;. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Progetto di seminario sul tema del food per un&rsquo;accademia di belle arti.) Milano, NABA, 28 febbraio, 1 e 2 marzo 2007. &nbsp; &ldquo;Cucire&rdquo; il food. (Le catene analogiche: un percorso della creativit&agrave;) Premessa. L&rsquo;analogia in senso generale &egrave; la somiglianza tra due cose. Si usa per designare la messa in relazione di fenomeni appartenenti a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[20],"tags":[322,312,69,486,68],"class_list":["post-3137","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archivi-diversi","tag-analogia","tag-arte","tag-atti-alimentari","tag-esercitazioni-0607","tag-food-design"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3137","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3137"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3137\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}