{"id":2135,"date":"2006-12-29T19:13:44","date_gmt":"2006-12-29T17:13:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/12\/29\/ossessioni-e-legami\/"},"modified":"2007-08-09T10:13:41","modified_gmt":"2007-08-09T09:13:41","slug":"ossessioni-e-legami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/12\/29\/ossessioni-e-legami\/","title":{"rendered":"Ossessioni e legami"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><em>(A Tiziano Santi, che inseguiva il sogno di capire.)<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Belles qui d\u00e9sirez des fruits de votre amour<\/em><br \/>\n<em>Apprenez de cette peinture <\/em><br \/>\n<em>Qu\u2019apres les avoir mis au jour <\/em><br \/>\n<em>Vous leur devez la nourriture\u2026 <\/em><br \/>\n(Davanti a <em>La laiti\u00e8re<\/em> di Jean-Baptiste Greuze)<\/p>\n<p>Nulla come il latte materno, la pi\u00f9 intima delle secrezioni corporali, aggroviglia la sessualit\u00e0 alla vita, sia intesa nella forma di un nutrimento, che di sostanza tra le diverse \u2013 sangue, sperma, bolo fecale, orina ed altro \u2013 che disegnano la <em>rappresentazione<\/em> materiale dell\u2019identit\u00e0. Anche se non tutte le secrezioni del corpo sono alimentari, da tempo immemorabile \u2013 proprio in conseguenza di questa rappresentazione \u2013 i legami di sangue si associano alle parentele lattee o le contrastano.  Del resto il latte, come il sangue, ha per secoli stimolato interminabili e ferruginosi dibattiti sulla sua origine tanto che, dietro l\u2019allattamento, si sono elaborate relazioni che debordano dalla mera dimensione biologica e, spesso, erette traballanti strutture simboliche che tendono a riaffermare la supremazia del potere maschile. \u00c9 il caso di quelle culture indigene della Nuova Guinea nelle quali la donna non \u00e8 altro che un \u201cvaso\u201d alimentato dallo sperma con cui il suo futuro sposo la \u201cnutre\u201d nel corso della relazione buccale pre-nuziale, prima di consumare in un altro modo l\u2019unione. Allo stesso modo, in altre culture dell\u2019area, per strappare i giovani dalla irresponsabilit\u00e0 puberale molti riti d\u2019iniziazione prevedono un lungo digiuno accompagnato dall\u2019isolamento, spezzato solo dall\u2019inghiottimento della sperma degli adulti, che li fa \u201cri-nascere\u201d uomini. Questa cerimonia ha diverse varianti, lo sperma pu\u00f2 essere mescolato al sangue, al latte delle noci di cocco o di una nutrice anziana, impastato con la farina. Il sangue pu\u00f2 essere ricavato da tagli praticati sugli avambracci o dall\u2019incisione del pene. Geza Roheim, nei suoi studi sulla mitologia australiana, scrive che il latte pu\u00f2 anche derivare dal <em>mudyi<\/em>, l\u2019albero del latte che troneggia nella vita culturale della trib\u00f9 e attraverso il quale si gestiscono le cerimonie alimentari e i divieti che le \u201csingolarizzano\u201d.<br \/>\nDi contro, l\u00e0 dove risulta indebolita l\u2019importanza del sangue, il latte materno gioca un capitale ruolo parentale a livello uterino. Esso raggruppa in categorie sociali gli individui nei quali si trasmette lo stesso latte, vale a dire gli individui che, per via materna, fanno capo alla medesima nutrice anziana. Raggruppandoli, controlla la sociabilit\u00e0, il formarsi delle gerarchie parentali e dei poteri, la distribuzione delle propriet\u00e0 e, non da ultimo, elabora una geometria politica fondata su un potente strumento di discriminazione, il matrimonio tra \u201ccon-lattei\u201d.<br \/>\nIn questo contesto l\u2019incapacit\u00e0 degli uomini a produrre latte fa da pivot alle ossessioni con le quali una tale <em>manque<\/em> si muta in un fantasma. Le conclusioni di Aristotele sono un capolavoro di diplomazia sociale, solo dal settimo mese in avanti, quando \u00e8 stata <em>scaldata<\/em> dalla gravidanza, la donna pu\u00f2 cominciare a trasformare il suo sangue in latte, un sottoprodotto dello sperma. Da parte sua l\u2019appetito sessuale, debolezza senza riscatto, consuma inevitabilmente il vigore del maschio, obbligandolo a <em>cuocere<\/em> la sua semenza in un ventre lubrico. Ipotetica sul piano scientifico la constatazione di Charles Darwin, per la quale la circostanza che i \u201cmammiferi\u201d sono portatori di mammelle non pu\u00f2 escludere <em>a priori<\/em> una anteriore e perduta partecipazione dei maschi all\u2019allattamento dei cuccioli.<br \/>\nUn sillogismo, <em>en<\/em> <em>passant<\/em>, con il quale molti antropologi hanno giustificato la ragione \u201cculturale\u201d di certe usanze nobiliari medioevali, di considerare un\u2019incombenza maschile quella di cercare e di mercanteggiare la prestazione di una balia in modo da liberare la puerpera dall\u2019allattamento, cos\u00ec da ridurre il tempo dell\u2019astinenza sessuale imposta dal costume alle nobildonne sgravate. Un\u2019usanza sulla quale aleggiano altri pudori, se facciamo attenzione al fatto che, in questi <em>contratti<\/em> <em>di<\/em> <em>balia<\/em>, non compare mai il nome della madre surrogata. C\u2019\u00e8 anche da considerare che l\u2019allattamento inteso come una desessualizzazione ha qui la capacit\u00e0 di alterare significativamente gli equilibri della cortesia.<\/p>\n<div style=\"text-align: center\"><img decoding=\"async\" alt=\"Jos\u00e9 Ribera detto Lo Spagnoletto\" id=\"image134\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/12\/josederiberatq0.jpg\" \/><\/div>\n<p>Il latte, questa <em>sostanza<\/em> del seno femminile, coglie meglio la vera natura del \u201cfantasma\u201d maschile altrove, nelle affabulazioni del misticismo cristiano per il quale \u00e8 paragonato ad un nutrimento celeste. Il \u201cpadre\u201d che allatta \u00e8 sapere, fino al peccato della tradizione gnostica di rappresentare Dio come un androgino che ci \u00e8 un po\u2019 madre, dunque, capace di \u201cnutrire\u201d. (Per questo l\u2019affermazione di un papa, Giovanni-Paolo I, che \u201cDio \u00e8 madre pi\u00f9 ancora che padre\u201d \u00e8 stata liquidata dalle gerarchie teologiche di Roma come una <em>bouff\u00e9e<\/em> isterica di nessun conto, tanto da non doversi neppure discutere in sede teologica.) Una capacit\u00e0 che, sposata alla carit\u00e0, \u00e8 capitale nella tradizione francescana: la sua mancanza, infatti, sostiene per intero il prezzo del desiderio di altruismo. Un desiderio che perde santa Clara davanti all\u2019impeto di san Francesco che le dice: \u201cVieni, ricevi e succhia.\u201d La malafede \u00e8 di Tomaso da Celano che censura la testimonianza e il suo contorno psico-analitico di liquidi, scale e seni, forse inconsapevole del carattere orale di questo invito, ma non del suo devastante potere d\u2019identificazione.<br \/>\nNell\u2019antica cultura bizantina queste affabulazioni s\u2019inveravano soprattutto nel fantasma plastico che domina il sufismo, per il quale i dervisci ruotano all\u2019infinito, loro malgrado, allattando bambini immaginari. In questa tradizione il latte \u00e8 considerato un nutrimento spirituale trasmesso da un \u201csantuomo\u201d ad uno o pi\u00f9 discepoli o, fuori di metafora, da un \u201csintomo\u201d alle sue vittime.<br \/>\nIn Oriente, del resto, il fantasma ha anche furiosi poteri di metamorfosi, lo vediamo nel trapasso della societ\u00e0 berbera a quella araba, in cui compare, tra i discendenti di Maometto, anche lo <em>sharif<\/em> Bubazzul, cio\u00e8 \u201cdotato di seni\u201d, signore di una <em>lactatio<\/em> <em>mascula<\/em>, capace, per mezzo di una perversa attelage, di curare le ossessioni e le perversioni femminili. Questo latte, che non ha nulla da dividere con la <em>lactatio<\/em> <em>agravidica<\/em> delle vergini folli, assomiglia a quello di cui parla il <em>Corano<\/em>, \u201cpuro e di facile deglutizione per coloro che lo bevono\u201d .<br \/>\nQui, la forma di potere non \u00e8 solo rivendicata, ma funziona da volano del costume, proteggendo le donne dalle loro manie s\u2019impedisce, al contempo, che cadano preda di esseri sovrannaturali che portano in dote, con il godimento, pi\u00f9 di un potere divinatorio e una coscienza senza limiti.<br \/>\nIl carattere di questo fantasma \u00e8, secondo la <em>vulgata freudiana<\/em>, originario, va oltre l\u2019etimologia per diventare un concetto o, in termini pratici, l\u2019esca di un processo di simbolizzazione di un desiderio inconscio, testimonianza di una frattura tra vissuto e segno, sempre irrisolta nel linguaggio. Cos\u00ec, se la lettera \u00e8 il supporto del linguaggio, essa s\/barra (<em>barre<\/em>) agli uomini la <em>change<\/em> d\u2019impadronirsi, sul piano dell\u2019immaginario, del latte femminile, del frutto dell\u2019albero (<em>arbre<\/em>). Ne consegue, per reazione, la funzione di esca del latte \u2013 che non \u00e8 oggetto, n\u00e9 realt\u00e0 \u2013 di colmare, per cos\u00ec dire, la falla aperta dalla mancanza ad essere. Le qualit\u00e0 sessuate, con le quali si accompagna il suo carattere, finiscono con il rendere questa sostanza estremamente pericolosa, tanto da costringere gli uomini ad elaborare una teoria di \u201cproduzione\u201d a partire da altre sostanze, cominciando dall\u2019evidenza contagiosa di ci\u00f2 che si mangia e sulla quale s\u2019ingarbugliano nugoli d\u2019interdizioni, soprattutto nei confronti dei cibi definiti incautamente virili, come la selvaggina, che avvelenerebbe il latte per contaminazione, o simbolici, che trasferirebbero sul neonato i caratteri negativi del \u201cmangiato\u201d. Ecco perch\u00e9, sotto questo aspetto, per gli indiani d\u2019America il latte non \u00e8 solo un alimento, ma si trasmuta, camminando sui sintagmi, in un complemento essenziale della crescita: l\u2019uomo, questo essere implume e prematuro deve \u201cmaturare\u201d con esso. Ancora una volta, per\u00f2, in questa cronaca sono importanti i divieti. La madre non pu\u00f2 avere rapporti sessuali finch\u00e9 allatta e il bambino non pu\u00f2 assolutamente bere il latte di altre donne, se non vuol perdere la sua identit\u00e0 familiare e di riflesso sessuale. Peggio ancora, secondo molte culture del sud-est asiatico, se viene allattato con il latte animale, perch\u00e9 rischia, cresciuto, di essere predato e mangiato. Tutto questo, in qualche modo, finisce con l\u2019acquisizione, da parte della comunit\u00e0, dell\u2019ordine del linguaggio, che consente l\u2019evolversi di una coscienza di s\u00e9 come di un\u2019entit\u00e0 distinta. Finisce quando l\u2019<em>ordine<\/em> \u00e8 divenuto indelebile ed apre le porte alla verit\u00e0 dell\u2019isterica.<br \/>\nUn altro aspetto di questo fantasma maschile, cosi come viene alla luce presso alcune comunit\u00e0 indigene del Sud America e dell\u2019Africa, \u00e8 legato alle <em>marche<\/em> sessuali. L\u2019infedelt\u00e0 dell\u2019uomo durante l\u2019allattamento della donna \u00e8 contaminante, trasmette caratteri estranei e pu\u00f2 portare alla morte. Altri pericoli ancora esprime questo fantasma nella societ\u00e0 araba, qui lo sperma, ridotto ad una <em>fente<\/em> tra possesso e godimento, induce nella donna un pessimo latte, da cui l\u2019interdizione ad intrattenere rapporti sessuali con una donna incinta o che allatta. Ci\u00f2 che si sottace \u00e8 il convincimento che il latte sia un prodotto <em>diretto<\/em> del seme maschile, in grado di determinare un <em>eccesso<\/em> di identit\u00e0 se lo sperma del padre, che ha gi\u00e0 contribuito a \u201cmarcare\u201d il proprio figlio, inquina il latte che deve crescerlo.<br \/>\nEsiste, dunque, una \u201ccircolazione del latte\u201d da cui derivano i caratteri fondativi dell\u2019identit\u00e0 e quelli sociali dell\u2019individualit\u00e0, entrambi contribuiscono all\u2019elaborazione di numerose interdizioni matrimoniali e si confrontano con altri fantasmi, come quello dell\u2019incesto.<br \/>\nQuesto costante scivolamento del senso comune arriva fino al punto di marcare una relazione tra sangue e miele, ancora una volta Aristotele \u00e8 preda dei rigori dell\u2019isterica, non si devono cacciare, n\u00e9 mangiare gli \u201canimali\u201d che non hanno sangue. Come il latte, il miele non implica nella sua fabbricazione nessun accorgimento, il primo \u00e8 una secrezione, l\u2019altro un escreto, cio\u00e8, un vomito nobile. Il convincimento, poi, che la <em>melissa<\/em> sbocci dalla carne che si guasta, da vita ad altre \u201cformazioni\u201d, come quella che inanella la sessualit\u00e0, all\u2019immortalit\u00e0 e alla putrefazione, dato che il miele \u00e8 un cibo degli dei e provoca le funzioni genesiache.<br \/>\nI greci erano convinti che lo stupro, come il miele immaturo, avesse il potere di trasformare il frutto del desiderio in fiele. Dopo Freud possiamo aggiungere, soprattutto se questo desiderio scaturisce dall\u2019inconscio alla ricerca dell\u2019incesto. Del resto, la buona fecondit\u00e0, che d\u00e0 il latte migliore, \u00e8 solo l\u2019esito fruttifero della <em>jeune<\/em><em> fille close<\/em> che diviene una sposa \u201caperta\u201d. Non \u00e8 per caso che l\u2019espressione di \u201cninfa\u201d definisce la \u201cpromessa\u201d e la larva, nella stessa costruzione simbolica che fa del <em>thalamos<\/em> il letto nuziale e la cellula alveolare o, dell\u2019imene, sia la contesa membrana femminile che l\u2019<em>operculum<\/em> di cera dell\u2019alveolo. In breve, il latte che gli uomini non hanno si trova oltre la soglia della castit\u00e0 e della continenza, una volta sradicata la lubricit\u00e0 della giovane sposa e sospeso quel suo sangue mestruale che la esclude dal sacerdozio e dall\u2019eucaristia. Un sangue il cui contatto \u00e8 inconciliabile con quello eucaristico, come con la cura dell\u2019alveare. C\u2019\u00e8 un solo rimedio, l\u2019astinenza sessuale e un rigido digiuno, tali da provocare un amenorrea, dietro la quale, oggi lo sappiamo, balugina un destino anoressico. Quando santa Teresa paragona le suore alle api non ha in mente un modello di femminilit\u00e0 che pratica le virt\u00f9 necessarie per ottenere la grazia divina, ma il fatto che questo insetto \u00e8 privo di sangue, cio\u00e8, della parte <em>maudite<\/em> del femminile.\n<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" alt=\"seno.jpg\" id=\"image136\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2007\/01\/seno.jpg\" \/><\/p>\n<p>L\u2019apparentamento del miele allo sperma se per un verso converge nello stesso ruolo di generatori della vita, dall\u2019altro diverge nel mito che femminizza il sangue che versano le ferite, assimilandolo a quello mestruale. Solo lo sperma che risale fino ai seni diventa sangue puro e fuoriesce nella forma di latte. L\u2019aberrazione logica ci mostra una sorta di digestione alla rovescia, fermo restando il problema della qualit\u00e0 di questa metamorfosi. Ancora Aristotele: il latte \u00e8 un fluido pi\u00f9 rozzo dello sperma perch\u00e9, quando non \u00e8 una macchina desiderante, la donna \u00e8 pi\u00f9 fredda dell\u2019uomo. In un tale delirio una costante sorprende per la sua pervicacia, il femminile \u00e8 sempre all\u2019insegna del \u201cmeno\u201d, fino al ridicolo: il miele \u00e8 un\u2019ambrosia, il latte delle madri \u00e8 corruttibile. Il miele passa allo stato solido e dura nel tempo, come il \u201clatte virginale\u201d che i santi dispensano ai malati e toglie ogni fame. Il Medio Evo, qui, fa un passo avanti, \u00e8 l\u2019ape l\u2019emblema della maternit\u00e0 virginale. La donna, da parte sua, come una sorta di pompa idraulica, pu\u00f2 solo far rifluire il sangue ai seni e mutarlo in latte, per farlo dev\u2019essere nutrita dal seme maschile. Quanto ai santi non ne hanno bisogno, sono come le api, convertono direttamente il sangue in miele, una variante isterica del latte della Vergine. Il quadro si completa con l\u2019ambiguit\u00e0 della bocca, punto d\u2019incontro carnale tra latte ed ebbrezza mistica. In questo quadro, le stesse ferite del Cristo sulla croce sono mammelle che redimono e fanno del figlio un padre che nutre, ingarbugliando i ruoli e originando una figura alimentare che riduce gli orifizi, perch\u00e9 qui \u00e8 cessata ogni escrementazione. Una statua di Artemia Efesia, signora della gravidanza, mostra la sua testa coronata da api e il suo petto decorato di testicoli disposti a grappoli, un altro modo di rappresentare i seni, l\u2019abbondanza e l\u2019invidia.<\/p>\n<p align=\"center\">\n<p><strong><em>Far crescere, rassodare o dimagrire i seni. Alcune ricette di un\u2019ossessione.<br \/>\n<\/em><\/strong><br \/>\nOvidio consiglia cataplasmi di mollica di pane giallo inzuppato nel latte, una pseudo-metonimia. J\u00e9r\u00f4me de Monteux, medico di Enrico II, invece, ha una ricetta personale per rassodarli. \u201cOccorre usare una pomata composta di uova di pernici e cera vergine, oppure, un composto di radici di gigli bianchi e olio rosato legati sempre con un po\u2019 di cera. Per impedir loro di crescere oltre misura e penzolare bisogna, invece, massaggiarli con succo d\u2019acacia e bagnarli con polvere d\u2019incenso sciolta nell\u2019aceto\u201d. Al tempo di Jean-Martin Charcot si sarebbe definita una malattia da rappresentazioni, l\u2019ossessione di un medico alla ricerca del fantasma della sua infanzia. Anche il celebre poema indiano, l\u2019<em>Anourga<\/em><em> Rounga<\/em>, di fatto un manuale di poesia erotica che risale al quindicesimo secolo, attribuito a Koullianmoul, oltre alle tecniche di contorsione, si spende nel raccomandare due ricette, imprescrivibili nella loro confusione, per farli crescere e rassodarli.  Quanto a <em>madame<\/em> Tallien, la bella spagnola pi\u00f9 nota come <em>\u201cNotre Dame de Thermidor\u201d<\/em>, che deliberatamente ignorava l\u2019uso del corsetto, prima sposa del marchese di Fontaney e dopo del cittadino Tallien, che la salva dalla ghigliottina, attribuiva i suoi seni perfetti ai frequenti bagni di fragole e lamponi schiacciati nella proporzione di dieci ad uno. Le testimonianze nel suo caso sembrano confermare l\u2019efficacia della ricetta, lo leggiamo nelle <em>Memorie <\/em>della duchessa d\u2019Abrantes, lo vediamo sulla tela di Fran\u00e7ois G\u00e9rard, lo sostiene Charles Maurice de Talleyrand: incontrandola una sera all\u2019<em>Opera<\/em> di Parigi, davanti al suo busto appena fasciato da un abito di seta, esclama: <em>\u201cIl n\u2019est pas possibile de l\u2019exposer plus somptueusement!\u201d<\/em> Pi\u00f9 spartano, per chi non pu\u00f2 contare sulle virt\u00f9 dell\u2019orto, \u00e8 il rimedio che propongono Diane de Poitiers e la Du Barry: un bagno nell\u2019acqua ghiacciata tutte le mattine.<br \/>\nNelle sue <em>Memorie dell\u2019Oltretomba<\/em> Chateaubriand sostiene che le donne seminole della Florida al fine \u201cdi indurire i seni\u201d li strofinavano con l\u2019<em>apoya<\/em>, detta anche mandorla di terra, una pianta simile al papiro. Questa pianta, che gli spagnoli chiamano <em>chufa<\/em>, \u00e8 molto popolare nella penisola iberica, con essa ci preparano l\u2019<em>horchata<\/em>, oltre che un insalata e, grigliata, un <em>appetizer<\/em> per gli aperitivi. In Africa, invece, si somministrava, alle giovinette in et\u00e0 di marito, per farli crescere in fretta, un infuso di <em>cindiera<\/em>, il principio attivo delle pillole di Boerhaave. Hermann Boerhaave (1668-1738) olandese, divenne medico nell\u2019Universit\u00e0 di Leida con una tesi da titolo: <em>De utilitate explorandorum in aegris excrementorum ut signorum<\/em>. Insegn\u00f2 botanica e si appassion\u00f2 all\u2019arte dei giardini officinali. I medici olandesi, pressappoco negli stessi anni, in polemica con lui, suggerivano, per rassodarli, il pattinaggio e sconsigliavano alle giovinette di farseli accarezzare, un\u2019azione che inevitabilmente finisce per rammollirli. Madame de Maintenon, nel corso di un viaggio nelle Fiandre, prese lucciole per lanterne e fece della lettera un consiglio. In una corrispondenza con la nipote le sugger\u00ec di non lasciarseli \u201cpattinare\u201d dalle mani degli amanti. Recitava un poema dell\u2019epoca: <em>\u201cDe mille bouches mignott\u00e9\/ Dans le d\u00e9duit cubiculaire\/ Tettin perd gr\u00e0ce et fermet\u00e9\u2026\u201d<\/em>. Jane Digby, celebrata per la sua bellezza come <em>\u201cAurora, the light of day\u201d<\/em>, moglie di Lord Ellenborough, gi\u00e0 vicer\u00e9 nelle Indie, aveva fatto allestire nel cortile del suo castello fuori Londra un allevamento di capponi, che faceva nutrire esclusivamente con le vipere. Era la sua ricetta segreta per conservare dei seni d\u2019adolescente. Un\u2019invenzione del marito, alchimista dilettante. Un secolo dopo la moda londinese esorta a dei massaggi con la pelle delle lepri. Il rimedio, tra l\u2019altro, va bene anche per non restare in cinta. A questo proposito, nella causa di divorzio del duca di Grafton, avviata nel 1768, si legge che la moglie, Anna Liddell, figlia del barone di Ravensworth, non gli permetteva di toccarla se prima non si era ricoperta con sei pelli di lepre. Il duca puntualizza, pelli di buona qualit\u00e0 e molto costose, acquistate da Lucas, in Panton Street.<br \/>\n<strong><em> <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Le tettine dell\u2019abate.<br \/>\n<\/em><\/strong><br \/>\nLa ricetta \u00e8 delle religiose del <em>Convento do Santo Crucifixo (na Cal\u00e7ada das Francesinhas, ao Mocambo)<\/em> a Lisbona. Assomiglia ai <em>petti di abate<\/em>, del ricettario del Monastero Benedettino Santa Maria delle Rose di S. Angelo in Pontano di cui parla Matilde Marur\u00ed Alicante nel suo \u201cpellegrinaggio gastronomico per conventi e monasteri\u201d. C\u2019\u00e8 da premettere che nei conventi c\u2019era, un tempo, un grande consumo di uova. Gli albumi servivano soprattutto per inamidare i panni durante la stiratura, i tuorli per fare dolcetti.<br \/>\nIn una bastarda, a bagnomaria, montare leggermente con una frusta 600 grammi di zucchero fine con 12 albumi e due tuorli. Appena il composto comincia a montare aggiungeteci una tazza abbondante di farina setacciata, una tazza di uvetta rinvenuta in acqua calda, 300 grammi di mandorle affettate e leggermente tostate in una padella con un cucchiaio d\u2019olio, un pugnetto di scorze di arancia caramellata e tagliata a pezzetti, la scorza di un limone grattugiata, una presa di noce moscata, un terzo di un tronchetto di cannella sbriciolato. Lasciate riposare il composto al fresco per un\u2019ora, regolare la consistenza aggiungendovi, eventualmente, dell\u2019altra farina e con l\u2019aiuto di un cucchiaio confezionate delle \u201ctettine\u201d su una placca da forno imburrata. Cospargere di zucchero velo e mettere in forno, ben caldo, finch\u00e9 non sono dorate. Si conservano in una scatola di latta.<\/p>\n<p align=\"center\">*****<\/p>\n<p>Per risolvere il caso imbarazzante  di due colle\u00adghi di sesso diverso che lavorano nella stes\u00adsa stanza, gli  esperti egiziani di diritto isla\u00admico hanno elaborato una fatwa sui  generis.<br \/>\nLa donna deve adottare il  collega come se fosse fi\u00adglio, per fare questo deve togliersi il velo dai  capelli, alzarsi la <em>jallabia <\/em>(il  vestito che la copre dal collo al\u00adle caviglie), scoprire il seno e simulare  l\u2019allattamento dell\u2019uomo in orario di lavoro.<br \/>\nL\u2019operazione, se \u00e8 ri\u00adpetuta  cinque volte, \u00e8 in grado di trasfor\u00admare il collega in una persona di famiglia  al pari di un padre o di un fratello.  A  questo punto pu\u00f2 dunque fre\u00adquentare la donna a tu per tu e senza le re\u00adstrizioni  imposte dalle \u00abregole del pudore\u00bb.<br \/>\nPescando direttamente dalle  tradizioni del Profeta, il capo della sezione \u00abdiritto islamico\u00bb della moschea  al Azhar del Cairo \u2014 il punto di riferimento pi\u00f9 autorevole dell&#8217;islam sunnita  \u2014 ha emanato questa fatwa che \u00e8 approdata anche in parlamen\u00adto.<br \/>\nL\u2019editto sull\u2019\u00aballattamento  degli adulti\u00bb ha irritato i deputati dei Fratelli Musulmani. Il gruppo politico  che si ispira ai principi dell&#8217;islam ha dichiarato che una norma simile  \u00abgetterebbe i fedeli nel turbamento\u00bb. E probabilmente renderebbe assai  difficile il lavoro negli uffici.<br \/>\nLa fatwa, emessa dalla al  Azhar e firmata dal capo-giurista Izzat Attia, si basa su un racconto della  vita del Profeta.<br \/>\nUno degli ex schiavi di  Maometto, divenuto libero, ave\u00adva mantenuto l\u2019abitudine di muoversi libe\u00adramente  nella casa del Profeta anche dopo la pubert\u00e0. A una donna che se ne lamenta\u00adva,  lui consigli\u00f2: \u00abAllattalo, cos\u00ec diventerai una donna tab\u00f9 per lui, e il  dissidio nei vo\u00adstri cuori svanir\u00e0\u00bb. Dopo aver seguito il suo consiglio (ma  porgendo al ragazzo il suo latte in una ciotola), la donna rifer\u00ec che ef\u00adfettivamente  ogni discordia nella casa era svanita.<br \/>\nAttia ha per\u00f2 elimi\u00adnato  dalla fatwa la clausola della ciotola, precisando che l\u2019allattamento \u00abdeve avve\u00adnire  direttamente dal seno\u00bb. Dopo aver ripetuto l\u2019operazione cinque volte, i  colleghi, diventati parenti stretti, non potrebbero avere relazioni sessuali  senza cadere nel tab\u00f9 dell\u2019incesto.<\/p>\n<p>La fatwa ha scatenato  polemiche su tutti i giornali egiziani e non, sollevando una bagarre al  parlamento del Cairo che merco\u00adled\u00ec scorso ha discusso la norma. Attia nei giorni  scorsi non solo ha continuato a ripe\u00adtere che allattare un uomo esclude ogni  possibilit\u00e0 di \u00abrelazione impura\u00bb, ma in un\u2019intervista al quotidiano saudita <em>al  Watan <\/em>ha anche detto che una norma simile avrebbe tirato fuori dai guai il  presidente Clinton e la stagista Monica Lewinski.<br \/>\n(Per correttezza va aggiunto  che questo capo-giurista, qualche giorno dopo questa fatwa, \u00e8 stato costretto  alle dimissioni, anche se molti hanno ammesso la sua ortodossia.)<br \/>\n(da, <em>La   Repubblica<\/em>, Roma, 27 maggio 2007)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(A Tiziano Santi, che inseguiva il sogno di capire.) 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