{"id":2132,"date":"2006-11-08T20:09:40","date_gmt":"2006-11-08T18:09:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/11\/08\/quando-la-forbice-e-distante-dal-nodo\/"},"modified":"2007-08-09T10:12:25","modified_gmt":"2007-08-09T09:12:25","slug":"quando-la-forbice-e-distante-dal-nodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/11\/08\/quando-la-forbice-e-distante-dal-nodo\/","title":{"rendered":"Quando la forbice \u00e8 distante dal nodo."},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>Quando la forbice \u00e8 distante dal nodo.<\/strong><br \/>\n(L\u2019azione di sciogliere)<\/p>\n<p align=\"right\">Questo breve intervento genovese sulle <em>\u201cMappe Resistenti\u201d<\/em><br \/>\n\u00e8 interamente dedicato al Libro secondo,<br \/>\nCapitolo dodicesimo \u2013 <em>Apologie de Raimond Sebond<\/em> \u2013 contenuto negli<br \/>\n<em>Essais<\/em> di Michel de Montaigne di cui costituisce uno spudorato plagio.<br \/>\n<em>(L\u2019autore.)  <\/em><\/p>\n<p><em><strong>1 &#8211; Ci\u00f2 che ricaviamo dall\u2019osservazione del nodo.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La modernit\u00e0 ha reso immateriale anche ci\u00f2 che Immanuel Kant assegnava all\u2019intuizione, lo spazio e il tempo (come si constata nei luoghi di concentrazione mercantile), restituendo alla metafisica un ingiusto primato, che l\u2019ossessione nominalista di George Berkeley riassumeva affermando: \u201cOgni luogo o estensione esistono solo nello spirito\u201d.  Quando poi lo spirito \u00e8 assente ci pensano Dio e la sua costanza percettiva: garantiscono quella continuit\u00e0 che sottrae gli enti materiali dal destino di cessare di esistere.  Si fa per dire.<br \/>\nSe nel corso del tempo Dio o le ideologie vacillano il <em>mundus<\/em> fa quadrato.  La sua quotidiana opacit\u00e0, sulla quale governa Proserpina, \u00e8 propensa alle nottole e all\u2019essere.  L\u2019essere multiverso \u00e8 l\u2019insieme dello spazio e del tempo e contemporaneamente la ragione della loro autonomia.  Da questo punto di vista, per\u00f2, appare pi\u00f9 efficace l\u2019antica tesi dei pitagorici che vedevano lo spazio come un\u2019immensa coppa piena di cose e numeri, indipendente dal suo contenuto.  Su questa strada, qualche tempo dopo, Democrito oser\u00e0 dire che c\u2019\u00e8 un\u2019equivalenza tra spazio e vuoto, maturando la sua ossessione atomistica.  <em>(Alla fine del diciannovesimo secolo, per tornare a noi, con la psico-analisi ci sar\u00e0 un cambio radicale di prospettiva.  Il vuoto s\u2019identificher\u00e0 solo con l\u2019interiorit\u00e0, tutto il resto diventa pi\u00f9 o meno denso.  Designer\u00e0 ci\u00f2 che non esiste, perch\u00e9 non ha un luogo.  Questo non-luogo \u00e8 un nesso: del desiderio con il sesso femminile, rivelatosi come un puro desiderio senza forma assegnabile.  Da qui, l\u2019esagerazione lacaniana della donna che non esiste, ma anche una nuova definizione di arte, come ci\u00f2 che si organizza intorno al vuoto.)<\/em><br \/>\nLa stagione degli assoluti, grazie al balbettio degli Illuminati, va e viene.  Per Isaac Newton lo spazio come il colore ha tinture diverse, ma nella sostanza \u00e8 eterno, invariabile e immobile.  Non dipende dalle cose.  Cos\u00ec il tempo, che \u00e8 indipendente dagli avvenimenti che lo attraversano.  Solo Ren\u00e9 Descartes os\u00f2 essere conseguente alla sua intuizione sulla estensione intesa come la propriet\u00e0 principe della materia, derivandone un\u2019identit\u00e0 con lo spazio, ripresa da Baruch Spinosa ed esaltata dall\u2019empirismo di John Locke, che cede a Dio la conoscenza della materia di cui non pu\u00f2 negare l\u2019esistenza.<br \/>\nLocke \u00e8 come la scimmietta al tempo di Charles Darwin che, non vista, osserva un uomo, costui s\u2019insapona la faccia, prende il rasoio e si taglia la barba.  La scimmietta, appena l\u2019uomo si allontana, corre ad insaponarsi la faccia, prende il rasoio e si taglia la gola.  Qual\u2019\u00e8 la morale?  Bisognava capire che non esiste un concetto univoco di propriet\u00e0.<br \/>\nRimedier\u00e0 il materialismo dialettico esaltando i due caratteri degli enti materiali: estensione e durata. Questi due predicati consentiranno di creare le necessarie dipendenze e soprattutto di articolare la forma di tempo.  Infatti, il processo di sostituzione degli enti materiali e degli stati finiti non \u00e8 mai incominciato e non terminer\u00e0 mai.  Il tempo, che non ha un inizio, \u00e8 senza fine, sia a dispetto della volont\u00e0 divina che dell\u2019attivit\u00e0 creatrice della coscienza.                     <\/p>\n<p>Un passo avanti.  L\u2019<em>essenza<\/em> di una propriet\u00e0 \u00e8 di cogliere l\u2019interconnessione tra gli enti materiali spazialmente e temporalmente finiti.  In questo ambito la propriet\u00e0 condivisa della materia \u00e8 il <em>riflesso<\/em>, ovvero, la capacit\u00e0 degli enti di riprodurre nei mutamenti di queste o quelle propriet\u00e0, di questi o quei stati, le peculiarit\u00e0 degli enti che interagiscono.  Il riflesso ha vari stati, la <em>deformazione<\/em>, che riguarda gli enti pi\u00f9 semplici, l\u2019<em>irritazione<\/em> che \u00e8 tipica di quelli pi\u00f9 complessi, come sono gli enti che compongono i girasoli nel mio giardino, l\u2019<em>eccitabilit\u00e0<\/em>, che \u00e8 propria di quegli enti che si configurano in un sistema nervoso, prima sconnesso e poi auto-evolvente.  Vale a dire, si configurano nel risultato dell\u2019anastomosi dei gangli nervosi, da cui derivano cervello e midollo.  Da tutto questo consegue che l\u2019interazione, tra un organismo e l\u2019ambiente, pu\u00f2 avvenire sia sulla base dei riflessi <em>incondizionati<\/em> che sulla base di riflessi <em>condizionati<\/em>.<br \/>\nPer deduzione.  Le forme di riflesso della realt\u00e0, legate al sorgere dei riflessi <em>condizionati<\/em>, si distinguono radicalmente dalle loro precedenti forme \u2013 irritabilit\u00e0 ed eccitabilit\u00e0.  Queste costituiscono le <em>forme<\/em> <em>biologiche<\/em> di riflesso, la prima, invece, rappresenta la<em> forma psichica <\/em>di riflesso della realt\u00e0.     <\/p>\n<p><em><strong>2 &#8211; Il sentire come una forma di \u201carte\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Dalla eccitabilit\u00e0 del <em>\u201cje pense donc je suis\u201d<\/em> al <em>\u201cje sens donc je suis\u201d<\/em> si consuma per intero, nella modernit\u00e0, la rivolta contro l\u2019inganno della ragione spirituale a favore di una condizione umana materiale (o, corporale, se usiamo i lemmi dell\u2019antropologia).<br \/>\nLa carne dell\u2019uomo coincide con la carne del mondo, senza faglie, ma in una continuit\u00e0 che fonda la coscienza del sentire.  Gli strumenti del riflesso, i sensi, sono, infatti, la sostanza che \u201cfa\u201d senso, costruiscono concrezioni intelligibili, aprono agli arcani del ricordo il passato.  L\u2019uomo ha appreso a sopportare il mondo perch\u00e9 sopporta la sua carne.  Il riflesso si \u00e8 fatto percezione, non coincide con la \u201ccosa\u201d, ma produce interpretazioni.<br \/>\nPer il sentire la verit\u00e0 non \u00e8 un albero, ma una foresta d\u2019<em>indici<\/em>, in essa il cammino \u00e8 labirintico.  Solo cos\u00ec l\u2019irrealt\u00e0 della cosa produce conseguenze reali.  L\u2019ambiente non \u00e8 il luogo che abitiamo, ma un sapore.  Il corpo non \u00e8 la soma che sopporta lo spirito, ma la condizione umana del mondo, in esso traccia il suo cammino e vi riposa.  L\u2019aveva osservato Maurice Merleau-Ponty, non abbiamo altro mezzo per superare le sue tenebre.<br \/>\nIl corpo significa e crea valori, diventa connivenza e comunicazione, quando non si arrende alla tecnica \u00e8 capace anche di procedere ad una organizzazione sensoriale che gli \u00e8 propria, soprattutto, \u00e8 in grado di diventare societ\u00e0, cio\u00e8, di determinare le sensazioni condivisibili.  In questo modo, la discussione intorno alla superiorit\u00e0 di un vino rispetto ad un altro vale, per le sue <em>nuances<\/em>, la differenza che fa significato, oltre l\u2019economia di ogni logica, anche se tutto ci\u00f2 sbriciola sulle \u201cvisioni del mondo\u201d.  <em>Appoggio il mio bicchiere sul tavolo.<\/em>  Le ideologie, infatti, sono sistemi simbolici che, nella configurazione pi\u00f9 sfavorevole, traducono l\u2019egemonia della vista e la sua pretesa di educarci a pensare che il reale ha un senso solo se \u00e8 visto.<br \/>\n<em>(Di fronte allo schermo dell\u2019ordinatore, con il quale sto scrivendo queste righe, come sottrarsi al pregiudizio che l\u2019universo \u00e8 tale solo se \u00e8 suscettibile di essere visualizzato? Accovacciato ai miei piedi dorme Dark.  Viene da un\u2019altra societ\u00e0, quella dell\u2019olfatto.  Da tempo ho smesso di pensare ai miei vantaggi cognitivi.  Ogni cultura determina una marca possibile del visibile e dell\u2019invisibile, del tattile e dell\u2019impalpabile, dell\u2019odoroso e dell\u2019inodore, dei sapori e dei saperi\u2026)    <\/em><br \/>\nPrima delle ideologie lo stesso compito era assolto dai deliri giudaico-cristiani, ma con qualche sottile accortezza, come quella di pensare un senso spirituale direttamente associato all\u2019anima, immerso nel gelo della metafisica, profumato dalla fede, capace di folgorare i cinici.  Peccato che i dualismi di materia e spirito siano possibili solo se ammettiamo una realt\u00e0 soprannaturale abitata da un qualche dio!<br \/>\n<em>(Dark alza la testa, annusa l\u2019aria.  Da come scuote il capo io so che sta osservando dei cherubini, ascolta il loro canto, gusta il sapore dell\u2019osso vivente che discende dal grande canile celeste ad indicargli le piste odorose da seguire \u2013 una pista al pari di una mappa \u00e8 fatta di odori diffusi, si gusta, si tocca, si sente richiama l\u2019attenzione con i suoi segni discreti, rivela ci\u00f2 che la vista ignora, in breve, consente l\u2019ascolto di un luogo.  Dalla sua ha anche l\u2019autorit\u00e0 di Salomone quando afferma che ci sono due tipi di sensi, uno mortale e corruttibile, l\u2019altro immortale e spirituale.  Chi muore all\u2019ombra di quest\u2019ultimo profuma di viole, di rose e di altri fiori ancora, che solo il mio cagnetto e i dualisti percepiscono.)  <\/em><br \/>\nDa tempo gli antropologi lavorano contro gli artisti.  Destrutturato l\u2019evidenza sociale a partire dai sensi, aprono la parola ad un sentire il mondo che ha le stimme dell\u2019inatteso.  Sanno che fuori dalla fascia temperata del pianeta ci sono delle societ\u00e0 che si distinguono pi\u00f9 facilmente per il loro odore che per le forme del sacro e questo li aiuta a cogliere il senso della moltitudine che i civilizzati hanno perduto scegliendo il regime della forma di spettacolo.  Cos\u00ec gli artisti a New York diventano <em>chef<\/em> di cucina che s\u2019inventano modi \u201cinediti\u201d di gustare, intendere, odorare, toccare\u2026sentire.  Per una manciata di dollari si pu\u00f2 ordinare la fotocopia a colori di una \u201cparmigiana di melanzane\u201d.  Basta grattarla per gustarne l\u2019aroma.  Tutto qui?  No.  La si pu\u00f2 riporre in una tasca aspettando che il processo di valorizzazione mercantile faccia il suo tempo.  Non \u00e8 stata la stessa cosa per una scatoletta di escrementi d\u2019artista?<\/p>\n<p>In una prospettiva fenomenologica noi non possiamo <em>riconoscere<\/em> delle opere d\u2019arte <em>senza conoscere<\/em> il concetto di arte.  <em>(Questo concetto, per\u00f2, \u00e8 in qualche modo informulabile.  Le opere d\u2019arte contenute nei soli musei di Roma, Parigi, Madrid, Berlino superano il milione di pezzi, non \u00e8 possibile ridurle ad un insieme di \u201ccapolavori rari\u201d creati dal genio delle nazioni elette nel corso di epoche felici.)<\/em>  In altre parole, il mondo dell\u2019arte \u00e8 aperto ed indefinibile.<br \/>\nPlatone aveva risolto l\u2019arte nella forma di bello che risplende nel mondo sensibile.  Per cos\u00ec poco e per secoli esso (il bello) \u00e8 stato per l\u2019artista quello che la verit\u00e0 ha rappresentato per il filosofo: il fine ultimo che d\u00e0 un senso alla loro opera.  Ma che cos\u2019\u00e8 l\u2019opera?  La <em>cosa<\/em> in genere \u00e8 immediata e indeterminata.  <em>L\u2019oggetto<\/em> \u00e8 la cosa formata per un fine.  <em>L\u2019opera<\/em> \u00e8 l\u2019assunzione nell\u2019oggetto del lavoro di un soggetto.  Per altri versi, \u00e8 una <em>rappresentazione<\/em>.  Un\u2019opera, seppellita nella sabbia, mutilata dal tempo, o offesa dagli elementi atmosferici resta comunque un\u2019opera.  L\u2019arte, oggi, ammette tutte le forme di rappresentazione per il semplice fatto che il mondo delle opere pu\u00f2 rivaleggiare con il mondo degli esseri e delle cose.<br \/>\nL\u2019opera d\u2019arte \u00e8 un oggetto sensibile, ma non conosce che la vista e l\u2019udito.  Il gusto, l\u2019odorato e il tatto appaiono invasivi, distruggono o trasformano la <em>sostanza<\/em> di cui \u00e8 fatto l\u2019oggetto.  Questa constatazione ha \u201cgenerato\u201d una distanza tra l\u2019io e l\u2019opera che \u00e8 \u201cde-generata\u201d nel tempo in rispetto ed ammirazione.  Cos\u00ec, visto che non si possono trattare gli uomini come se fossero cose, non si pu\u00f2 ridurre l\u2019opera a cosa.  Per molto meno l\u2019idealismo si \u00e8 dato alle capriole, perch\u00e9 ne consegue che la <em>moralit\u00e0<\/em> in arte non \u00e8 nel contenuto dell\u2019opera, ma \u00e8 inscritta <em>nel riconoscimento che \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte<\/em>.<br \/>\nDa un punto di vista antropologico, c\u2019\u00e8 poi da osservare, come il concetto moderno di arte \u00e8 il risultato di una <em>ablazione<\/em>, cio\u00e8, dello scollamento di un frammento di <em>morph\u00e8<\/em> da una totalit\u00e0 sociale.  Nell\u2019arte antica, al contrario, le opere erano inseparabili dalla loro dimensione magica e religiosa, tecnica ed estetica, perch\u00e9 erano <em>dei fatti sociali totali<\/em>.  Pi\u00f9 curioso, se vogliamo, il destino dell\u2019<em>arte primitiva<\/em> perch\u00e9 prima che avesse i suoi musei era esposta nei musei di storia naturale o di etnografia.  Come si pu\u00f2 interpretare questa arroganza dei civilizzati?  <em>Che la cultura, anche se definita primitiva, era stata riconosciuta e l\u2019arte negata<\/em>, perch\u00e9 l\u2019opera d\u2019arte, a differenza della tecnica, ha la sua finalit\u00e0 in s\u00e9, <em>non serve che ad essere quello che \u00e8.<\/em>  Noi abbiamo elaborato l\u2019idea di arte per non finire uccisi dalla filosofia, ha scritto Friedrich Nietzsche.  Aveva capito che la creativit\u00e0, in una prospettiva artistica, \u00e8 un mistero che la ragione estetica ha voluto trasformare in un enigma.<strong>  <\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"left\"><em><strong>3 &#8211; Slegare, slogare, tagliare.<\/strong><\/em><\/p>\n<p align=\"left\">Sigmund Freud era convinto che il fallo, connesso analogicamente al bolo fecale, nel senso di qualcosa che pu\u00f2 essere staccato dal corpo, non fosse un fantasma che vive nell\u2019immaginario, come nella testa delle ragazze, non fosse un oggetto parziale, buono o cattivo che sia e, men che meno, l\u2019organo che simbolizza, com\u2019\u00e8 il caso del pene o della clitoride.  Giacch\u00e9 il fallo \u00e8 un <em>significante<\/em>.  In quanto tale non ha una <em>Gestalt<\/em>.  Significa il desiderio e rinvia alla legge.  Solo cos\u00ec si spiega che, se il desiderio della madre \u00e8 il fallo, il bambino non desidera altro che di essere ci\u00f2 che soddisfa questo desiderio.  \u00c8 lo stesso calvario desiderante dell\u2019artista nella societ\u00e0 dello spettacolo dove, anche se non lo ha, gliene promettono uno posticcio ma, come nel destino dell\u2019isterica e a prescindere dalla sua natura immaginaria, averlo equivale ad esserlo, da qui le mille marche dell\u2019angoscia di castrazione e la presunzione masturbatoria che induce a credere che il proprio vero desiderio \u00e8 \u201cla riappropriazione di questa rappresentazione (che) passa attraverso la descrizione e la condivisione\u201d.  Sono questioni proprie degli asili dove l\u2019infantilizzazione non esclude di poter infilare le dita negli orridi orifizi del potere!  Cos\u00ec, \u201cnel territorio urbano interconnesso\u201d gli artisti fuggono l\u2019angoscia del significato anestetizzando il senso, anche se per questo diventano un corpo-fallo, con un \u201cbuco\u201d al posto della zone genitale, si mutano in un corpo che soffre di un eccesso di narcisismo e di un niente di genitalit\u00e0.  Gli attori ideali per i palcoscenici della servit\u00f9 volontaria.  Nella societ\u00e0 dello spettacolo, infatti, le arti sono finite tra <em>le lame di una forbice<\/em>, la prima rappresenta quella della potenza della forma di capitale, la seconda quella dell\u2019utopia della questione sociale, di cui non sopportano i risvolti veridici.  In questo modo lo spettacolo rivela agli artisti il <em>mirhab<\/em>, la direzione della Mecca, un mondo di nevrosi, abitato da ostacoli e da conflitti, l\u2019unico baluardo contro il pericolo assoluto ed irrisolto del godimento.  Di tutto questo l\u2019arte moderna ne beneficia per sembrare salvifica, per divenire il luogo della cura che l\u2019isteria erotizza a misura che sparisce il senso, in questo modo la mondanit\u00e0 si confonde con il <em>sacer<\/em>, ha i suoi sacerdoti, isterici un tempo, tossicofili oggi.  Come luogo della cura \u00e8 anche l\u2019unico dove si eclissano le condizioni materiali del desiderio e il pericolo immanente di vivere la soddisfazione di un godimento, sia esso quello dell\u2019incesto che dell\u2019agonia.  Per questo \u00e8 arte tutto ci\u00f2 che nello spazio della cura \u00e8 arte, basta recitare il copione che ci somministra lo spettacolo, destinato a provare che il solo godimento esistente \u00e8 quello che lascia insoddisfatti.  <em>(Le espressioni virgolettate in questo paragrafo appartengono al documento con il quale mi si \u00e8 stata illustrata questa esposizione.)<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" id=\"image133\" alt=\"conpistola.gif\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/11\/conpistola.gif\" \/><\/p>\n<p><em><strong>4 &#8211; La desolazione, ovvero, la perdita del suolo.<\/strong> <\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>\u2026le labyrinthe devrait \u00eatre notre mod\u00e8le!  <\/em><br \/>\nF. Nietzsche,<em> Aurore.<\/em><\/p>\n<p>Nella modernit\u00e0 la spazialit\u00e0, come categoria, rimpiazza i luoghi e riperimetra gli ambienti, la <em>pantopia<\/em> ha preso il sopravvento sull\u2019<em>utopia<\/em>.  Lo spettacolo integrato ha cominciato ad esigere la \u201cde-situazione\u201d, ora \u00e8 la merce che determina il sito.  In questo modo la desolazione \u00e8 il contrario della prospettiva e l\u2019inabilit\u00e0 definisce il mondo, regola i conti con il vuoto.  Con la merce l\u2019ambiente \u00e8 finalmente senza finalit\u00e0, senza un\u2019aura estetica, senza fondamento, senza principi condivisi, senza una significazione simbolica.  La desolazione s\u2019invera cos\u00ec in una definitiva perdita della sostanza materiale o, meglio, in una de-materializzazione.  Nel significato di questa perdita, Martin Heidegger vi ha percepito il destino dell\u2019umanit\u00e0 nella forma della fine, non basta pi\u00f9 alzare il sipario sull\u2019<em>arrachement<\/em> dei corpi per illudersi di salvare lo spirito.  Peccato che decollare non significhi innalzarsi!<br \/>\nIn alcune culture intorno al circolo polare artico l\u2019ambiente si ascolta, chi lo percorre sa che ascoltare significa com-prendere ci\u00f2 che si vive al di l\u00e0 di ogni \u201cinterconnessione\u201d.  Qui, il corpo interpreta il luogo, articola il vallo tra la sensazione e la percezione, stimola la gnosi, \u00e8 il filtro con il quale l\u2019uomo s\u2019appropria della sostanza e del senso del \u201cqui-ora\u201d, supera il pregiudizio del mondo oggettivo, ancora Merleau-Ponty.<br \/>\nCon il mito della simulazione \u2013 dell\u2019ordinatore come modello della mente \u2013 lo spettacolo ribalta tutto questo, gli oceani finiscono per essere un fac-simile di ci\u00f2 che il modello simula, i robot hanno una vita <em>fisica<\/em>, alcuni sperano che l\u2019avranno anche <em>materiale<\/em>.  Ci sta provando la robotica morfologica, l\u2019impasse sta nei materiali inerti che non si riesce a trasformare in \u201cmorbidi\u201d e \u201cflessibili\u201d, come il corpo delle donne nelle fantasie falliche.  In ogni modo, se i sentimenti non sono ancora stati raggiunti poco importa, i robot giapponesi \u201cfanno le facce\u201d e le riconoscono, ancora un passo e l\u2019apparenza si far\u00e0 ormonale!  Per fortuna che per gli scontenti c\u2019\u00e8 un ultimo diaframma, la percezione non \u00e8 mai <em>coincidenza<\/em>.  Negli ordinatori vince il conoscere per il conoscere, qualche volta l\u2019unit\u00e0 di sintesi e di evidenza, ma al prezzo della materialit\u00e0 e del realismo della \u201ccosa\u201d.  Al prezzo dei poteri simbolici che soffiano sul senso.  Andr\u00e9 Breton in anni lontani sugger\u00ec di difendere i venti scendendo in strada pistola in pugno.  Era una stagione nella quale la sensualit\u00e0 poteva diventare avventura.<br \/>\n<em>\u201cLes sens sont le commencement et la fin de l\u2019humaine cognoissance.\u201d  <\/em>(Dallo ch\u00e2teau de Montaigne, 1590.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la forbice \u00e8 distante dal nodo. (L\u2019azione di sciogliere) Questo breve intervento genovese sulle \u201cMappe Resistenti\u201d \u00e8 interamente dedicato al Libro secondo, Capitolo dodicesimo \u2013 Apologie de Raimond Sebond \u2013 contenuto negli Essais di Michel de Montaigne di cui costituisce uno spudorato plagio. (L\u2019autore.) 1 &#8211; Ci\u00f2 che ricaviamo dall\u2019osservazione del nodo. 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