{"id":1115,"date":"2006-07-10T02:00:48","date_gmt":"2006-07-10T00:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/07\/10\/il-quadrato-ubriaco\/"},"modified":"2008-02-06T21:47:39","modified_gmt":"2008-02-06T20:47:39","slug":"il-quadrato-ubriaco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/07\/10\/il-quadrato-ubriaco\/","title":{"rendered":"Il quadrato ubriaco"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><em> <img decoding=\"async\" id=\"image117\" alt=\"articolo-expr.jpg\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/07\/articolo-expr.jpg\" \/><\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Chlieb ssolj! (\u00b0) <\/em><\/p>\n<p>Nell&#8217;edizione del 13 luglio 2006, a pagina sedici, il settimanale <strong>L&#8217;Espresso <\/strong>mette il \u201csuprematista\u201d Casimir Malevic (Kiev 1878 &#8211; Leningrado 1935) in bottiglia, dopo averlo definito \u201cfuturista\u201d.<\/p>\n<p>Malevic \u00e8 stato post-impressionista, neo-primitivo o, se si preferisce, <em>\u201cfauve\u201d<\/em>, formalista, membro del gruppo moscovita \u201cFante di Quadri\u201d, compagno di avventure del \u201cBlaue Reiter\u201d, \u201ccubista\u201d, astrattista e, alla fine, s\u00e9 stesso, con un&#8217;opera che rester\u00e0 nella storia dell&#8217;arte moderna (esposta per la prima volta ad una mostra, \u201c0,10\u201d, a Pietrogrado, nel 1915), <em>Quadrato nero su fondo bianco<\/em>.<\/p>\n<p>Il futurismo e i quadrati rossi sono un modo, spiccio, inventato da <strong>L&#8217;Espresso <\/strong>per far quadrare i conti con alcuni vitigni in Toscana (Sirah, Cabernet, Petit verdot) \u00e8 l&#8217;intraprendenza di un fotografo alla moda, che ha costruito il suo stile ringhiando contro i padroni che serviva.<\/p>\n<p><em>\u201cCon una certa frequenza, i padroni della societ\u00e0 affermano di essere serviti male dai loro dipendenti mediali; pi\u00f9 spesso rimproverano alla plebe degli spettatori la tendenza ad abbandonarsi senza ritegno, in modo quasi bestiale, ai piaceri dei mass media. In questo modo si nasconder\u00e0, dietro una moltitudine virtualmente infinita di presunte divergenze mediali, quello che al contrario il risultato di una convergenza spettacolare voluta con notevole tenacia\u201d <\/em>(Guy Debord).<\/p>\n<p>Non sta certo a questa nota svelare le strategie del \u201cfalso indiscutibile\u201d, che gravano sul vuoto del vero \u201cridotto allo stato di ipotesi indimostrabile\u201d, ma \u00e8 indubbia l&#8217;equazione \u201cspettacolare\u201d che lega il futurismo al vino attraverso dei \u201cquadratini rossi\u201d \u2013 questi s\u00ec dipinti occasionalmente da Malevic nell&#8217;inseguire i misfatti delle ideologie.<\/p>\n<p>Quanto al quadrato nero, da l\u00ec a poco diverr\u00e0 bianco mescolando sulla superficie della tela forma e materia o, meglio, affermazione e negazione, l\u00ec rappresentate, dice Jean Hyppolite, <em>\u201ccomme rempla\u00e7ant l&#8217;instinct d&#8217;unification d&#8217;un part, celui de destruction de l&#8217;autre\u201d<\/em>. L&#8217;obiettivo? Esporre il simbolico e il concettuale attraverso il reale e l&#8217;irreale. Ecco perch\u00e9 questo lavoro di Malevic pu\u00f2 essere inteso, verosimilmente, come <em>\u201cle site pour la venue des choses, pr\u00e9sence log\u00e9e au coeur de l&#8217;absence\u201d <\/em>(Jacques Lacan). In questo modo esso rinvia in perpetuo ad un&#8217;altra significazione che si profila dietro la collusione del significato e del referente: la rivoluzione d&#8217;Ottobre.<\/p>\n<p>(\u00b0) \u2013 <em>Alla salute! <\/em><\/p>\n<p>Casimir Malevic amava l&#8217; <em>acquetta <\/em>e il te nero. Alla prima accompagna dei <em>piroghi<\/em>, farciti con lardo, cavolo e manzo, abbinava il secondo con delle gelatine <em>(kisel) <\/em>di frutti di bosco o con certi dolcetti tipici della Boemia, come i <em>Maultaschen<\/em>.<\/p>\n<p>Quanto ai vini non amava quelli rossi, piuttosto beveva birra, aveva un debole per il <em>kefir <\/em>e l&#8217;idromele, soprattutto d&#8217;inverno.<\/p>\n<p>Le poche volte che se lo \u00e8 potuto permettere apparecchiava alla russa, con grandi bicchieri in cristallo, piatti in porcellana di Gjelsk, posate in vermeil e biancheria ricamata. Si cominciava con dei <em>zakouski <\/em>a base di caviale, seguiti da <em>blini <\/em>alle aringhe del Pacifico. Poi un <em>borchtch<\/em>, a cui seguivano delle <em>kotletki <\/em>alla moda di Kiev accompagnate con della <em>kacha<\/em>. Infine, per dessert, una <em>vatrouchka<\/em>. E i vini? Dei <em>crus<\/em>, per cos\u00ec dire, della Bessarabia e certi vinelli dolci del Caucaso.<\/p>\n<p><strong>Gourievskaia kacha. <\/strong><\/p>\n<p><em>(Dal nome di un ministro delle finanze zarista.) <\/em><\/p>\n<p>Portate ad ebollizione un litro e mezzo di latte nel quale verserete a pioggia 160 grammi di semola, mescolando finch\u00e9 il tutto non si addensi. A questo punto, incorporateci due uova e 150 grammi di panna liquida fresca, poi, 100 grammi di mandorle affettate e 100 grammi di zucchero vanigliato. Lasciate cuocere, a fuoco dolce, per una quindicina di minuti. Adesso, versate l&#8217;apparecchio in uno stampo, ricopritelo di pane grattugiato, seccato in padella con un sospetto di olio di girasole, quindi spargeteci sopra 100 grammi di frutta candita tagliata a dadini e 100 grammi di marmellata di albicocche. Mettete lo stampo in forno, dolce, per dieci minuti. Quando \u00e8 tiepido distaffate e servite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chlieb ssolj! 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