{"id":1107,"date":"2006-06-24T19:07:28","date_gmt":"2006-06-24T17:07:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/06\/24\/i-banchetti-politici\/"},"modified":"2008-02-06T21:40:06","modified_gmt":"2008-02-06T20:40:06","slug":"i-banchetti-politici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/06\/24\/i-banchetti-politici\/","title":{"rendered":"I banchetti politici"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><em>Chi fa la zuppa, poi, se la deve mangiare! <\/em><\/p>\n<p align=\"right\">Auguste Blanqui.<\/p>\n<p>Dalle <em>soupers fraternels <\/em>della Rivoluzione Francese alle agape riformiste del 1848, lunga e impervia \u00e8 la strada per il castello della socialit\u00e0 e dintorni! Nato come abbraccio tra disperati, divenuto poi uno strumento di rappresentanza politica, il banchetto militante \u00e8 qualcosa che esprime, contraddicendosi, la sociabilit\u00e0 e il potere, una volta travolta l&#8217;antica ragione di incontro conviviale tra eruditi ed affermato il principio di una commensalit\u00e0 tra <em>citoyens, <\/em>eredi, da una parte, dell&#8217;ideale aristocratico della sapienza tra pari, dall&#8217;altra, dell&#8217;ascetismo del <em>cenaculum <\/em>cristiano. Infatti, se l&#8217;opulenza spinge verso la fraternit\u00e0, l&#8217;eguaglianza rivoluzionaria si presenta come l&#8217;altra faccia della commensalit\u00e0. In mezzo c&#8217;\u00e8 la stagione, mai tramontata, dei <em>caf\u00e9 r\u00e9volutionnaire<\/em>, come quello bruxellese \u201cdalle mille colonne\u201d, ai cui tavoli Auguste Blanqui ha scritto le sue istruzioni per una sollevazione armata.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da osservare da subito che, agli occhi degli affamati i banchetti riformisti non si sottraggono ad un oscuro sospetto, di associare la riflessione sulla <em>politeia <\/em>all&#8217;arte di masticare, facendo dei <em>propos de table <\/em>una filosofia spiccia delle forme di democrazia, del servizio alla carta un nuovo ordine politico. Questo sospetto \u00e8 legittimato dall&#8217;incertezza di una <em>hestiasis <\/em>che, un tempo, era la culla della coscienza di una storia collettiva o, pi\u00f9 semplicemente, di un&#8217;etica conviviale condivisa.<\/p>\n<p align=\"center\"><a class=\"imagelink\" title=\"banchetto.jpg\" href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/06\/banchetto.jpg\"><img decoding=\"async\" id=\"image109\" alt=\"banchetto.jpg\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/06\/banchetto.miniatura.jpg\" \/><\/a><br \/>\n<small>Pierre-\u00c9tienne Le Sueur, Banchetto Repubblicano, s.d.<\/small><\/p>\n<p>Nel corso dell&#8217;Ottocento, tuttavia, questi banchetti, difendendo le politiche riformiste, acquistano un titolo di democraticit\u00e0 ed appaiono alla pubblica opinione come una variante antiautoritaria di un agitazione legale, molto diversa dalle agape delle societ\u00e0 segrete. Dopo i fuochi del 1848, proibite le associazioni politiche fondate per abbattere l&#8217;ordine costituito, sono gli avvenimenti della vita corrente a giustificare, legittimare e teatralizzare la volont\u00e0 di deliberazione popolare. A Parigi si fonda addirittura un \u201cComitato per i banchetti\u201d presso un editore repubblicano di almanacchi profetici e pittoreschi, Pagnerre. Costui aveva intuito che un altro spettacolo andava contrapposto alle assemblee parlamentari, la commedia di una rappresentanza egualitaria e diretta.<\/p>\n<p>Il primo banchetto repubblicano si tenne nel luglio 1847, in un sabato di luna nuova, tra le aiuole di un giardino di Montmartre. Vi parteciparono circa duecento persone distribuite tra una dozzina di tavoli. I cibi, arrivati freddi a tavola, furono riscaldati dall&#8217;entusiasmo. I canti rivoluzionari di un orchestrina finirono coperti dagli schiamazzi e dalle risate dei commensali. Questi banchetti incendiarono la Francia e la Savoia , se ne organizzarono ben cinque dozzine in sei mesi. La parola d&#8217;ordine che campeggiava sui menu era una sola: <em>\u00c1 la souverainet\u00e9 du peuple<\/em>. Da essi furono deliberatamente omessi i brindisi all&#8217;autorit\u00e0. La borghesia cominci\u00f2 presto a dare segni d&#8217;impazienza, non tollerava una classe operaia che le si rivoltasse contro, dei professionisti che la tradissero, degli studenti che la irridessero. Il 22 febbraio 1848, in un marted\u00ec parigino freddo e piovoso, Louis-Philippe, incautamente, nega l&#8217;autorizzazione a l&#8217;ennesimo banchetto riformista, scoppia un&#8217;insurrezione che da l\u00ec a poco dar\u00e0 vita alla Seconda Repubblica. La leggenda \u00e8 nata, sono bastati diciassettemila coperti per rovesciare un potere costituito. I tedeschi imitano, senza successo, la ricetta, le altre nazioni stanno a guardare, dappertutto volano le tavole apparecchiate. Intanto lo \u201cstrumento\u201d si \u00e8 perfezionato. La scenografia di questi banchetti diventa una vera e propria rappresentazione di un&#8217;etica. In essi non c&#8217;\u00e8 magia, n\u00e9 deboscia, la sessualit\u00e0 \u00e8 \u201cforclusa\u201d, non si offre niente ai defunti, tuttavia i commensali apprendono, sotto lo sguardo benevolo di decine di busti di Marianna, la difficile arte di stare a tavola, di contenersi. Si addestrano, tra un brindisi e l&#8217;altro, all&#8217;arte oratoria. Il piacere \u00e8 bandito, una pulsione regolatrice li travolge, bicchiere alla mano. Non ci sono capricci, quello che si paga \u00e8 francamente poco, ma come notano i cronisti, si rischia una frustrazione da lesina. Nascono cos\u00ec i patronati e si esalta la <em>lib\u00e9ralit\u00e9 citoyenne<\/em>. I commensali sono ristretti ai soli elettori, alle donne e ai bambini la drammaturgia riserva una semplice funzione allegorica, tutt&#8217;al pi\u00f9 cantano la <em>Marsigliese<\/em>, gli occhi bassi, non devono tradire la purezza dei valori repubblicani, anche se, molto presto, saranno i seni scoperti di una puttana del Marais a guidare quegli uomini alla lotta.<\/p>\n<p>Nei banchetti riformisti la circolazione del cibo sulla tavola fa gustare meglio la variet\u00e0, il servizio alla russa, con le sue porzioni anonime, trasforma tutti in <em>convitati<\/em>. A queste tavole gli <em>appetiti <\/em>s&#8217;intrecciano con i programmi, anche a costo di rivelare quello che sar\u00e0 compreso mezzo secolo pi\u00f9 avanti, il primato della parola sul gusto, il potere dello spettacolo sulla parola. Si consacra l&#8217;autonomia, ma si mortifica il piacere, Jean-Paul Aron parler\u00e0 di un festino di parole, quelle che si masticano non sono da meno di quelle che si dicono. Esse sono nutrimento e decoro, tanto basta per illudere i pi\u00f9 di appartenere ad una nuova aristocrazia. Del resto, se \u00e8 la cucina a fondare la cultura, perch\u00e9 negare alla commensalit\u00e0 il potere delle metafore? (Saranno i pasticceri di Parigi a celebrare le barricate del 1848 con un pane dolce che prese il nome di <em>pav\u00e9 du Marais<\/em>.)<\/p>\n<p align=\"center\"><a class=\"imagelink\" title=\"LC.jpg\" href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/06\/LC.jpg\"><img decoding=\"async\" id=\"image108\" alt=\"LC.jpg\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/06\/LC.miniatura.jpg\" \/><\/a><br \/>\n<small>Manolo Lochis, L\u00b0C, 2004 (pasta sfoglia)<\/small>\n<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>Ultima esercitazione <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Scegliere tra una di queste tre prove e farne una documentazione fotografica o video. <\/strong><\/p>\n<p><em>Prima prova. <\/em><\/p>\n<p>Provate a ricostruire l&#8217; <em>opera <\/em>che Andrea del Sarto (1486-1530) realizz\u00f2 ad un banchetto della \u201cCompagnia del Paiolo\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 descritta: Un piccolo tempio con colonne di salumi e pilastri di parmigiano che racchiudeva un canzoniere di lasagne, le cui note erano fatte di grani di pepe, e collocato su un leggio di carne di vitello.<\/p>\n<p>(Andrea del Sarto, da vecchio si lasci\u00f2 morire di fame, sua moglie era scappata con un ragazzo di bottega e molte delle sue opere pi\u00f9 importanti erano state distrutte durante l&#8217;assedio di Firenze. Ad una amico sul punto di morire confid\u00f2 che aveva voluto infliggersi la sofferenza pi\u00f9 grande.)<\/p>\n<p><em>Seconda prova. <\/em><\/p>\n<p>Utilizzando le notizie contenute nell&#8217; <em>Opera <\/em>dello Scappi, \u201cmaestro nell&#8217;arte del cucinare\u201d, e ci\u00f2 che \u00e8 stato detto a lezione, provate a ricostruire uno dei piatti che si vedono o che si possono immaginare sulla tavola del quadro di Paolo Caliari detto il Veronese, <em>Le Nozze di Cana <\/em>(1539).<\/p>\n<p>(L&#8217;opera si trova al <em>Louvre <\/em>di Parigi.)<\/p>\n<p><em>Terza prova. <\/em><\/p>\n<p>Partendo da <em>Why not sneeze Rose S\u00e9lavy <\/em>(1921) di Marcel Duchamp provate a realizzare un&#8217;opera analoga che secondo voi sia, come Duchamp disse della sua: <em>\u201cun&#8217;ipotesi di un&#8217;iconografia zuccherata di natura paradossale\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>(L&#8217;opera si trova al <em>Philadelphia Museum of Arts<\/em>.)<\/p>\n<p>La migliore <em>performance <\/em>di ogni prova avr\u00e0 diritto a tre punti.<\/p>\n<p>La partecipazione \u00e8 individuale.<\/p>\n<p align=\"center\"><a class=\"imagelink\" title=\"Donadini.jpg\" href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/07\/Donadini.jpg\"><img decoding=\"async\" id=\"image114\" alt=\"Donadini.jpg\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/07\/Donadini.miniatura.jpg\" \/><\/a><br \/>\n<small>Reinterpretazione di <em>Why not sneeze Rose S\u00e9lavy<\/em>.<br \/>\nDaniela Donadini.<\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi fa la zuppa, poi, se la deve mangiare! 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