{"id":1090,"date":"2006-06-04T10:29:49","date_gmt":"2006-06-04T08:29:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/06\/04\/i-bodegones\/"},"modified":"2007-08-09T10:13:53","modified_gmt":"2007-08-09T09:13:53","slug":"i-bodegones","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/06\/04\/i-bodegones\/","title":{"rendered":"I \u201cbodeg\u00f2nes\u201d"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>Juan van der Hamen y Leon (1596-1631) <\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Figlio, quando la fame, giunto in terre ignote,<br \/>\n<\/em><em>consumata ogni cosa, le mense vi obbligher\u00e0 a divorare,<br \/>\n<\/em><em>allora ricorda le case, l\u00e0 finalmente<br \/>\n<\/em><em>i primi tetti potrai fabbricare e cingerli di mura. <\/em>\n<\/p>\n<p align=\"right\">Eineide, VII.<\/p>\n<p>Altrove \u00e8 la <em>\u201cvida inm\u00f3vil\u201d<\/em>, a Madrid fu chiamata <em>bodeg\u00f3n<\/em>, d&#8217;acchito \u00e8 una pittura nella quale si rappresentano cose commestibili, oggetti di cucina, animali morti, vetri, vasi, fiori, frutti, libri, strumenti musicali. Quanto alla stagione breve che la celebr\u00f2, questa pittura fu definita come barocca, vale a dire <em>irregolare<\/em>, anche se in essa sopravvivevano i rimpianti per il tardo gotico e si nascondeva una inaspettata passione per la prospettiva, la laicit\u00e0 e la razionalit\u00e0. Quanto al carattere naturalista dei <em>bodeg\u00f3n<\/em>, spinto maniacalmente fino a sfidare la <em>realidad<\/em>, non deve trarre in inganno, \u00e8 un metalogismo. Nello spazio della sua logica il discorso rivela, con la stessa eleganza degli spaghi con i quali Juan S\u00e1nchez Cot\u00e1n (1560ca.-1627) appende al cielo i suoi cavoli, l&#8217;intersezione dei significati, in altri termini, il potere devastante che la metafora ha sulle cose che accompagnano la vita quotidiana. In questa chiave, <em>Bodeg\u00f3n con cardo y zanahorias<\/em>, conservato nel museo di Granata, rappresenta il <em>sesamo <\/em>di questa poetica, la rappresentazione messa a nudo dalla sua stessa nudit\u00e0. L&#8217;arte della <em>suspence <\/em>di senso, che il sogno proietta sull&#8217;economia del simbolico.<\/p>\n<p>Una tale <em>suspence<\/em>, come artificio pitturale, affonda la sua cornice argomentativa nella figura del <em>cantarer<\/em>, la nicchia squadrata, tipica dell&#8217;architettura spagnola, nella quale il caos si ricompone, senza l&#8217;aiuto del cielo, in una natura che vive della sua morte. In questa stagione, che li eresse a protagonisti, la metafisica surreale di S\u00e1nchez C\u00f3tan si stempera nel luteranesimo di Juan van der Hamen y Leon, che accosta all&#8217;iperrealismo dei <em>bodeg\u00f3n <\/em>la poesia delle tavole imbandite, la natura sociale della confetteria al carattere <em>row <\/em>delle zucche sventrate dal coltello. A volte delle granate, per sottolineare l&#8217;apoteosi del rosso e le cinque piaghe del Cristo. Per fenderle e mostrarne l&#8217;intimit\u00e0 irrorata dall&#8217;acqua dei sensi, come nella grande natura morta di Giovanna Garzoni, che le celebra.<\/p>\n<p>Significativa \u00e8 una tavola di leccornie del 1624, composta da quattro \u201cmontagne\u201d dolci, come quelle di Bengodi, e da un fiume di canne zuccherine, tutto ben disposto su un tavolo di cui si vedono i bordi, ricoperto di una tovaglia bianca che finisce in un intricato pizzo, la cui sapienza \u00e8 di vibrare al battere della luce. L&#8217;assetto compositivo, da un punto di vista teocratico, \u00e8 concettualmente precario, non ci sono n\u00e9 pappagalli, n\u00e9 farfalle, n\u00e9 mosche moleste e neppure lame, ortaggi in equilibrio, lumache, bicchieri con mosti, succhi o acque di vita smemoranti, ma \u00e8 rimarchevole la cadenza con la quale gli zuccheri si \u201ccompongono\u201d in dolciumi, marmellata, biscotti secchi chiusi in scatole di legno, torroncini o panforte, crema e charlotte di frutta. Probabilmente la marmellata \u00e8 di agrumi ed essa sottolinea, con la canna da zucchero, un nuova tendenza nella pratica cucinaria, pi\u00f9 morbida nell&#8217;esprimere gli opposti di quanto non lo erano l&#8217;aceto e il miele della mensa romana. Il fondale, poi, \u00e8 costituito da una ruvida garzetta teatrale dietro la quale baluginano le illusioni firmate a Caveau-Cambr\u00e9sis, mentre \u00e8 assordante il digrignare dei denti che si leva dal trasformismo opportunista dei gesuiti al Concilio di Trento.<\/p>\n<p>Se su questa tela la natura \u00e8 morta nel suo silenzio, parla la sua rappresentazione, quell&#8217;infiltrazione della parola nel tessuto dell&#8217;immagine, che fa tracimare l&#8217;umanesimo del barocco nello stagno della morale pragmatica, dissimulata sotto le apparenze delle \u201ccose\u201d, ma eloquente nella sua forma di parola dipinta con lo zucchero. \u00c8 su questo calvario che <em>les choses et les mots <\/em>incontrano i \u201csensi\u201d e gli specchi che li moltiplicano e, ancora, la vanit\u00e0 e l&#8217;inquietudine, l&#8217;appetito della conoscenza e l&#8217;illusione delle virt\u00f9 monacali.<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/06\/tavolaImbandita.jpg\"><img decoding=\"async\" alt=\"Tavola Imbandita\" id=\"image91\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/06\/tavolaImbandita.miniatura.jpg\" \/><\/a><br \/>\n<small>Juan van der Hamen y Leon, <em>Tavola Imbandita<\/em>, 1624<\/small><\/p>\n<p>In questa tela di Hamen y Leon c&#8217;\u00e8 per\u00f2 un senso che viene messo in quarantena, \u00e8 l&#8217;odorato. Avrebbe confuso quel civile appetito di conoscenza che trasuda dagli artifici dolciari o, forse, attenuato quel tratto culturale che si perder\u00e0 quasi del tutto con la <em>pittura di fiori<\/em>, nella quale lo sviluppo di una scienza, la botanica, dovr\u00e0 confrontarsi con il simbolismo cristiano e le perversioni eterodosse delle sue vergini folli. \u201cFlor de serafines, Jesus Nazareno\u201d, scrive Teresa d&#8217;Avila, \u201cVeante mis ojos, Muereme yo lluego, Vea quiem quisier, Rosas y yazmines, que si yo se viere, Vera mil jardines\u201d. Senza odori la tela mostra il primato della gnoseologia sull&#8217;uso ontologico delle \u201ccose\u201d, che ora hanno una realt\u00e0 e un \u201cpeso\u201d, costituiscono una totalit\u00e0 di elementi che si oppone all&#8217;inconoscibilit\u00e0 del dettaglio. Fanno quadrato intorno alle politiche del desiderio. Quest&#8217;opera \u00e8 cos\u00ec il frutto di una societ\u00e0 e di una cultura che hanno ostinatamente cercato una rappresentazione del vissuto nella laicit\u00e0 della sostanza che intesse il senso del mondo. Per riuscirci non ha esitato a sfidare la percezione e l&#8217;impreciso, che costituisce il suo inseparabile carattere materiale. In questo modo, la voluta distanza tra il linguaggio e ci\u00f2 che resta della natura consacra la supremazia del significante e con essa di quel realismo sociale che contribu\u00ec a trasformare in oro un secolo di Spagna.\n<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Esercitazione.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cGl&#8217;incauti che spezzano le superfici pittoriche del tempo<br \/>\n<\/em><em>sotto non trovano che la cenere dei pomi di Sodoma.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Questa esercitazione prevede la \u201c<strong>costruzione<\/strong>\u201d di <strong>due <\/strong>interni di <em>cantarer <\/em>che esprimano con gli stessi dolci della tela di Hamen y Leon, oppure, con dolci \u201cmoderni\u201d (anche di produzione industriale), <em>uno<\/em>, il senso della sua epoca (Spagna, inizio del 1600), <em>due<\/em>, quello della nostra.In pratica, \u00e8 un&#8217;esercitazione sulle <em>atmosfere <\/em>e su ci\u00f2 che ci sfugge dell&#8217;ovvio, perch\u00e9 ovvio.<\/p>\n<p>L&#8217;esercitazione dovr\u00e0 essere provata mediante un <strong>documento fotografico o videofotografico<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Juan van der Hamen y Leon (1596-1631) Figlio, quando la fame, giunto in terre ignote, consumata ogni cosa, le mense vi obbligher\u00e0 a divorare, allora ricorda le case, l\u00e0 finalmente i primi tetti potrai fabbricare e cingerli di mura. 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