{"id":1024,"date":"2006-04-09T15:51:00","date_gmt":"2006-04-09T13:51:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pages.mi.it\/index.php\/2006\/04\/09\/il-tutto-la-parte-e-la-forma\/"},"modified":"2007-08-09T10:14:19","modified_gmt":"2007-08-09T09:14:19","slug":"il-tutto-la-parte-e-la-forma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/2006\/04\/09\/il-tutto-la-parte-e-la-forma\/","title":{"rendered":"Il tutto, la parte e la forma"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><strong>Riflessioni su una fetta di crostata intesa come un&#8217;opera d&#8217;arte<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" alt=\"torta1.jpg\" id=\"image39\" src=\"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/wp-content\/img\/2006\/04\/torta1.jpg\" \/><\/p>\n<p>Le relazioni logiche tra il tutto e la parte sono, nelle forme culturali, molto complesse, comprenderle, dal punto di vista fenomenologico, significa comprendere la funzione della cultura e illuminare, in particolare, la relazione tra poetica ed opera di per s\u00e8.<\/p>\n<p>Cominciamo a dire, da subito, che la nozione di <em>parte<\/em> non ha niente a che vedere con la nozione <em>di parte-che-manca.<\/em><\/p>\n<p>Noi abbiamo la parte, come porzione, ma anche la parte come <em>elemento<\/em>, come <em>frammento<\/em>, come <em>pezzo<\/em>, <em>membro<\/em>, <em>dettaglio<\/em>, <em>estratto<\/em>, <em>scaglia<\/em>, <em>dose<\/em>, <em>spicchio<\/em>, <em>ritaglio<\/em>?<\/p>\n<p>Abbiamo anche la parte che si fa tutto e viceversa, come nella poetica di quegli scrittori che vedono in un guscio di noce l&#8217;universo, e di quelli che vedono l&#8217;universo in un guscio di noce.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un ruolo particolare della dialettica tra il tutto e la parte, che non tratteremo, quello nella matematica, in cui l&#8217;opposizione tra totale e parziale possiede una sua logica e un suo specifico senso. Tanto che, una sintassi matematica, spogliata dalla sua dimensione semantica, costituisce nella relazione della parte con il tutto il paradigma logico (nel senso di modello) per eccellenza.<\/p>\n<p><em>Partire<\/em> in italiano antico significa anche <em>dividere<\/em>. Non per caso la partenza \u00e8, alla lettera, una dispersione delle parti. Ma partire \u00e8 anche morire un po&#8217;, se la morte \u00e8 la <em>dipartita<\/em>.<\/p>\n<p>Nella <em>Fisica, <\/em>Aristotele affermava che la definizione di parte non contiene quella di tutto. Un concetto difficile.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non sappiamo pensare la parte senza aver prima concepito il tutto.<\/p>\n<p>In altri termini, noi sappiamo pensare un tutto senza parti, ma non sappiamo rappresentarci una parte senza tutto.<\/p>\n<p>Una parte, infatti, pu\u00f2 essere stata staccata da un tutto da molto tempo e pu\u00f2 anche sopravvivere come parte, ma siccome c&#8217;\u00e8 un momento in cui \u00e8 diventata parte, prima di quel momento c&#8217;era un&#8217;appartenenza, una inclusione.<\/p>\n<p>Ancora, un tutto non ha bisogno d&#8217;essere di qualche parte, pu\u00f2 essere un tutto. Una parte, invece, \u00e8 necessariamente parte di un tutto.<\/p>\n<p>Se osserviamo con attenzione, attribuire un&#8217;esistenza alle parti non significa solo conferire alle parti una propriet\u00e0 distinta e separata, ma iscriverle, implicitamente e allo stesso tempo, in uno stesso tutto.<\/p>\n<p>Le parti, dunque, non rinviano solo ad un tutto, ma anche alle altre eventuali parti del tutto.<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;entra questo con la forma di cibo?<\/p>\n<p>La domanda, &#8220;che cos&#8217;\u00e8 una parte&#8221;, \u00e8 la domanda che dirime, in gastronomia, l&#8217;opera dal suo resto.<\/p>\n<p>Aristotele fu il primo a porsi questa domanda, nell&#8217;ambito dell&#8217;estetica, e a svelarne la complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 la parte di un animale? Il becco, le zampe, la coda?<\/p>\n<p>Le parti sono sempre realmente separabili? Costituiscono una propria entit\u00e0?<\/p>\n<p>La risposta di Aristotele \u00e8 negativa.<\/p>\n<p>Le parti, egli scrive, sono sottomesse alla realizzazione effettiva del tutto di cui fanno parte. Non sono dunque parti intere.<\/p>\n<p>In via di principio non \u00e8 completamente vero. Noi possiamo vedere un ala tagliata e riconoscerla come ala.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 per\u00f2 da osservare che la rappresentazione chiara e distinta di una parte non significa che una parte esiste realmente, come dimostra il fatto che una parte si pu\u00f2 dividere in altre parti.<\/p>\n<p>Kant nei <em>Principi primi della metafisica,<\/em> scrive, la materia \u00e8 divisibile all&#8217;infinito, ma non per questo si compone di un numero infinito di parti.<\/p>\n<p>In altre parole, il pensiero di una divisibilit\u00e0 infinita non implica l&#8217;esistenza oggettiva di un numero infinito di parti.<\/p>\n<p>La parte, in sostanza, per certi versi appare naturale, per altri, appare come un&#8217;invenzione artificiale del pensiero.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante ci sono delle invarianze, in tutte le lingue, per esempio, si distingue di un albero, il tronco dai rami e dalle foglie, cos\u00ec, di un corpo, la testa dalle mani e dai piedi, eccetera.<\/p>\n<p>Nella cultura greca la parte era associata alla <strong>grandezza<\/strong>, nel senso che non era grande ci\u00f2 che non era formato di parti.<\/p>\n<p>Un convincimento condiviso dai doganieri americani che, in occasione di una mostra di Constantin Brancusi (1876-1957) negli Stati Uniti, non volevano classificare come opera d&#8217;arte una delle molte versioni di <em>Uccello nello spazio<\/em> (questa opera fu iniziata nel 1914 e fu considerata finita nel 1940, dopo ventidue versioni). Il motivo era cartesiano, l&#8217;opera non appariva un&#8217;opera per il solo fatto che non aveva parti, ma sembrava, piuttosto, un&#8217;unica massa di fusione, cio\u00e8, non avendo parti non aveva un valore formale.<\/p>\n<p>Oggi, nelle scienze, l&#8217;assenza di parti \u00e8 considerata un&#8217;informazione essenziale sulla natura di un fenomeno.<\/p>\n<p>Euclide scrisse che un punto \u00e8 ci\u00f2 che non ha parti. Successivamente gli fu obiettato che se il punto non ha parti, allora non \u00e8 un tutto.<\/p>\n<p>In ogni modo, il tutto pu\u00f2 essere reale o ideale, cos\u00ec le parti saranno reali o ideali.<\/p>\n<p>Le parti ideali le ritroviamo nelle classificazioni logiche.<\/p>\n<p>Per esempio, le specie sono sotto i generi e gli individui sotto le specie. In questo modo, i vertebrati saranno un tutto e i mammiferi una parte.<\/p>\n<p>Le parti ideali, per\u00f2, producono anche le gerarchie formali e, sul piano antropologico, tendono a diventare delle parodie del tutto.<\/p>\n<p><em>Le parti di un animale<\/em>, \u00e8 il titolo di un libro di filosofia biologica di Aristotele, che fa il paio con la sua <em>Storia degli animali. <\/em><\/p>\n<p>Aristotele, sorprendentemente, enumera come le parti di un animale le sensazioni, il sonno, la voce, i caratteri del maschio e della femmina, eccetera.<\/p>\n<p>A noi questo elenco di parti appare eteroclito, in pratica, bizzarro, perch\u00e9 esse non hanno lo stesso statuto ontologico o, pi\u00f9 semplicemente, lo stesso destino.<\/p>\n<p>La parte, per il senso comune, possiede alcune qualit\u00e0 del tutto, ma non tutte.<\/p>\n<p>Certi tratti sono in comune. Una parte come un tutto possono essere reali o ideali, ordinati o caotici, statici o dinamici, ma non ha senso parlare di parti meccaniche e di parti organiche (se non per i cyborg!), di parti estensive o di parti intensive, eccetera.<\/p>\n<p>Vediamo meglio la parte.<\/p>\n<p>Essa pu\u00f2 essere reale o ideale, cio\u00e8, simbolica, come quando nel parlare comune noi diciamo, una buona parte o la parte cattiva di&#8230;<\/p>\n<p>In ogni modo la parte per noi \u00e8 sempre la parte di qualcosa.<\/p>\n<p>La parte, in sostanza, \u00e8 ci\u00f2 che si distacca, materialmente o simbolicamente, dal tutto <em>per essere posseduto<\/em>. Oppure, \u00e8 ci\u00f2 che si distacca dal tutto <em>per rappresentarlo<\/em>.<\/p>\n<p>Nel primo caso il nome della parte \u00e8 <em>porzione<\/em>.<\/p>\n<p>Anche la divisione in parti pu\u00f2 essere simbolica, come nel caso delle parti di un libro, o reale, come nel caso di un dolce.<\/p>\n<p>Attenzione, un tutto reale pu\u00f2 essere diviso realmente e simbolicamente. Un tutto simbolico, invece, \u00e8 divisibile solo simbolicamente.<\/p>\n<p>Per questo possiamo dire una parte di un dolce, ma non possiamo dire, una parte di un cerchio.<\/p>\n<p>In un certo modo noi tendiamo sempre a riservare l&#8217;espressione di parte, in senso stretto, alla parte <em>materiale<\/em> di un tutto.<\/p>\n<p>Mentre l&#8217;espressione in senso generale la usiamo per indicare la parte <em>essenziale<\/em> di un tutto.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 arguire, le difficolt\u00e0 culturali a distinguere tra il materiale e l&#8217;ideale, il reale e il simbolico sono l&#8217;ostacolo principale ad ogni classificazione che tende a valorizzare l&#8217;oggetto di per s\u00e8.<\/p>\n<p>L&#8217;esempio pi\u00f9 pertinente \u00e8 quello della relazione libro\/parti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che chiamiamo parte in un libro pu\u00f2 rinviare a quattro cose diverse: un estratto, un capitolo, un tomo o un volume.<\/p>\n<p>L&#8217;estratto \u00e8 un frammento prelevato da un libro da un lettore.<\/p>\n<p>Il capitolo \u00e8 una divisione del libro fatta dal suo autore, cos\u00ec come il tomo, che deriva dal greco tagliare.<\/p>\n<p>Il volume, invece, \u00e8 una divisione materiale dipendente da considerazioni tecniche.<\/p>\n<p>In libro, in breve, \u00e8 un oggetto totale ed esso possiede tutte le dimensioni simboliche, immaginarie e materiali della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro. <strong>La qualit\u00e0 di un valore \u00e8 quella di poterlo condividere senza dividere<\/strong>.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 esattamente il fine di un&#8217;opera d&#8217;arte, cos\u00ec come il fine di un concerto in una sala da concerti, anche se non sempre \u00e8 il fine delle poetiche.<\/p>\n<p>Per questo, il celebre enunciato per il quale la libert\u00e0 di un individuo si arresta l\u00ec dove comincia la libert\u00e0 dell&#8217;altro \u00e8 una sciocchezza.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 si confonde il tutto materiale, divisibile come la propriet\u00e0 di qualcosa, con il tutto immateriale, indivisibile come \u00e8 un valore. <\/strong><\/p>\n<p>Ed \u00e8 precisamente in questo senso che Victor Hugo definiva la libert\u00e0, qualcosa di simile all&#8217;amore materno: ciascuno ha la sua parte e tutti l&#8217;hanno tutto intero.<\/p>\n<p>In questo contesto, forse, l&#8217;espressione di <em>frammento<\/em> esprime meglio la parte materiale di qualcosa.<\/p>\n<p>Infatti, l&#8217;etimo di frammento, dal latino <em>frangere<\/em>, spezzare, ci induce a pensare immediatamente a qualcosa che deriva da un tutto frantumato.<\/p>\n<p>Edmund Husserl, a questo proposito, scrive che il <em>momento<\/em> &#8211; una parte astratta di un tutto &#8211; si distingue da un <em>frammento<\/em> che \u00e8 sempre la parte concreta di un tutto.<\/p>\n<p>Tenendo anche conto che mentre un momento \u00e8 una parte dipendente, il frammento \u00e8 una parte indipendente dal tutto.<\/p>\n<p>Immaginiamo, ora, di far precipitare da un&#8217;altura una statua romana.<\/p>\n<p>Nessuno \u00e8 in gradi di prevedere in quanti pezzi si romper\u00e0. Ma esistono dei limiti &#8211; massimi e minimi &#8211; a partire dai quali si pu\u00f2 dire che la statua \u00e8 in frammenti o, che non \u00e8 pi\u00f9 niente?<\/p>\n<p>Se un dito della mano \u00e8 staccato questo dito \u00e8 un frammento. Cos\u00ec, se un braccio \u00e8 staccato.<\/p>\n<p>Ma un torso si pu\u00f2 ancora chiamare un frammento? E se una statua si rompe esattamente a met\u00e0 quale parte \u00e8 il frammento dell&#8217;altra?<\/p>\n<p>Siccome i frammenti sono suscettibili a loro volta di essere frammentati, si pu\u00f2 dire che non c&#8217;\u00e8 un limite <em>a priori<\/em> alla frammentazione. Ma la frammentazione della materia non \u00e8 quella di un vaso greco.<\/p>\n<p>Il muro di Berlino \u00e8 stato venduto per frammenti. I pi\u00f9 grossi erano i pi\u00f9 cari, ma anche il colore, le scritte e i disegni influenzavano il prezzo. In questo caso, come si pu\u00f2 immaginare, esisteva un limite alla leggibilit\u00e0 del frammento, che si esprimeva come un valore.<\/p>\n<p>L&#8217;<em>estratto, <\/em>a differenza del frammento, \u00e8 il risultato di un&#8217;operazione volontaria. Dunque, umana. La natura che ama molto i miscugli lo ignora.<\/p>\n<p>L&#8217;estratto, a differenza del frammento che \u00e8 figlio del caso, tende verso <strong>una finalit\u00e0 pragmatica<\/strong>.<\/p>\n<p>Per esempio, guadagnare tempo, liberarsi di un male, produrre del nuovo materiale.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nulla di contingente in un estratto, ma solo <em>scelta<\/em> e <em>gerarchia<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;estratto, in sostanza non \u00e8 mai disinteressato.<\/p>\n<p>Notiamo, <em>en<\/em> <em>passant<\/em>, che l&#8217;estratto \u00e8 qualcosa di diverso dal <em>pezzo<\/em>, dal <em>boccone<\/em>, dal <em>morso<\/em>.<\/p>\n<p>Espressioni inquietanti, che rivelano la nostra antica natura di animali predatori.<\/p>\n<p>In genere, possiamo affermare che non ci sono pezzi senza vittime.<\/p>\n<p>Per questo, tali espressioni possono avere un alto valore simbolico.<\/p>\n<p>Non ci sono pezzi liquidi. Si dice un quarto di litro e non un pezzo di litro.<\/p>\n<p>Il pezzo \u00e8 informale, per le cose solide, ma si trasforma con le cose immateriali. Un &#8220;pezzo&#8221; di musica, infatti, ha un inizio e una fine.<\/p>\n<p>Il pezzo isola la parte, noi diciamo che una cosa \u00e8 in pezzi quando manca di unit\u00e0.<\/p>\n<p>Torniamo ad Aristotele.<\/p>\n<p>Nella <em>Poetica <\/em>Aristotele definisce un tutto (un intero) come ci\u00f2 che possiede un inizio, una parte centrale e una fine.<\/p>\n<p>In questo modo si introduce la dimensione temporale nel tutto. L&#8217;inizio, per esempio, non \u00e8 necessariamente una parte del tutto, anche se, come elemento, ne fa parte.<\/p>\n<p>Di nuovo vediamo che persiste una dualit\u00e0. Gli elementi non hanno bisogno di un insieme per essere pensati. Sono autonomi.<\/p>\n<p>Le parti, invece, sono delle astrazioni che non dovrebbero essere isolate dal loro supporto. Sono eteronome.<\/p>\n<p>In questo modo l&#8217;elemento non \u00e8 solo un oggetto del pensato, ma anche un oggetto di conoscenza che noi ritroviamo in quasi tutte le scienze.<\/p>\n<p>La ricerca dell&#8217;<strong>elementare <\/strong>accompagna la nascita della filosofia in Grecia e in India.<\/p>\n<p>Davanti all&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;universo i primi filosofi si domandarono da che cosa fossero costituite le unit\u00e0 che lo componevano.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che, proprio dalla variet\u00e0 delle risposte sono nate le diverse scuole filosofiche e le loro divergenze, comprese quelle che ricusarono la problematica dell&#8217;elementare.<\/p>\n<p>Il problema era che nessuno sapeva definire l&#8217;unit\u00e0 essenziale pi\u00f9 piccola.<\/p>\n<p>La teoria dei quattro elementi, cos\u00ec come fu pensata da Empedocle (V secolo a.c.), arriv\u00f2 fino ad Antoine Lavoisier (1743-94), \u00e8 una delle teorie che \u00e8 vissuta pi\u00f9 a lungo, da falsa che \u00e8.<\/p>\n<p>Infatti, fuoco, aria, acqua e terra non sono degli <em>elementari<\/em>.<\/p>\n<p>(Il fuoco non \u00e8 una sostanza, ma un processo. Aria, acqua e terra sono costituiti da numerosi elementi molto diversi tra di loro.)<\/p>\n<p>I materialisti, forse, in questa storia, sono stati pi\u00f9 accorti. Essi supposero l&#8217;esistenza degli atomi alla fine di ogni possibile divisione e chiamarono <em>atomo<\/em> ci\u00f2 che era <em>indivisibile<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Torniamo al dettaglio<\/strong>.<\/p>\n<p>Una totalit\u00e0 di dettagli e una totalit\u00e0 di elementi non sono la stessa cosa.<\/p>\n<p>Una totalit\u00e0 di dettagli costituisce un paradosso inconoscibile. Non c&#8217;\u00e8 conoscenza di un tutto se la totalit\u00e0 degli elementi \u00e8 ignorata.<\/p>\n<p>Osservate i paradossi. L&#8217;espressione <em>in dettaglio<\/em> significa in modo esaustivo. Ma il tutto a cui i dettagli rimandano non \u00e8 che in forma di somma.<\/p>\n<p>Virtualmente il numero dei dettagli \u00e8 infinito, cos\u00ec, se l&#8217;elemento \u00e8 la parte essenziale di un intero, il dettaglio \u00e8 la parte accessoria.<\/p>\n<p>Senza un elemento, il tutto non \u00e8 un tutto. Con i dettagli un tutto non \u00e8 un tutto, se non lo diventa.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il carattere del dettaglio? Di singolarizzare il fenomeno.<\/p>\n<p>La presenza dello stesso dettaglio in due opere d&#8217;arte denuncia l&#8217;influenza o la copia.<\/p>\n<p>Eppure, nel linguaggio comune non \u00e8 certo la sua natura di parte che determina un dettaglio, ma la sua scarsa importanza. Questo significa che il dettaglio non serve a nulla per definire l&#8217;insieme di cui fa parte.<\/p>\n<p>Questa inferiorit\u00e0 del dettaglio la vediamo bene nel modo in cui l&#8217;estetica e l&#8217;epistemologia classica l&#8217;hanno trattato. Un trattamento radicalmente diverso da quello della cultura post-moderna, dove l&#8217;estetica ne ha fatto una poetica e la scienza una sua conquista.<\/p>\n<p>Vediamo i percorsi del dettaglio nell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Globalmente, la cultura classica, in nome della completezza dell&#8217;opera, ha sempre disprezzato il dettaglio. Ma anche l&#8217;Ottocento vantando altri valori &#8211; come la semplicit\u00e0 o l&#8217;espressivit\u00e0 &#8211; ha spesso condannato il dettaglio.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8, di fatto, nessuna estetica del dettaglio, quando lo si prende in considerazione lo si fa con riserva e precauzioni.<\/p>\n<p>Jean-Auguste Ingres (1780-1867) sosteneva che in pittura lo sguardo vuole essere colpito da subito da quello che il dipinto vuol dire, se il dettaglio \u00e8 troppo forte, soprattutto se \u00e8 incongruo, pu\u00f2 invece oscurare il messaggio dell&#8217;opera. Per Ingres i dettagli, in sostanza, costituivano un tradimento perpetrato verso lo spettatore.<\/p>\n<p>L&#8217;estetica classica, dunque, \u00e8 un&#8217;estetica del tutto.<\/p>\n<p>Leon Battista Alberti (1404-1472), il maestro incontrastato di questa estetica, sosteneva che la <strong>composizione<\/strong> doveva essere concepita come un gioco all&#8217;incastro di parti distinte.<\/p>\n<p>Le superfici di colore assemblate costituiscono i corpi di fabbrica. I corpi assemblati costituiscono la <em>storia<\/em>, cio\u00e8, la grande opera.<\/p>\n<p>Il quadro, per l&#8217;Alberti, \u00e8 una successione di unit\u00e0 o, meglio, di insiemi che sono degli elementi in rapporto a quello che li ingloba e delle totalit\u00e0 rispetto a quello che inglobano.<\/p>\n<p>La sua analogia con la <em>politica<\/em> \u00e8 sorprendente. L&#8217;opera, scrive, \u00e8 come un <em>tutto<\/em> <em>politico<\/em> dove le parti grandi hanno bisogno delle piccole e viceversa.<\/p>\n<p>Un altro avversario del dettaglio fu Michelangelo. Egli sosteneva che il suo astio per la pittura fiamminga nasceva proprio dall&#8217;abbondanza dei dettagli. Un&#8217;idea condivisa da Charles Baudelaire, che li chiama eruzioni fastidiose. Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 il dettaglio fa disordine<\/strong>. Se \u00e8 manifesto, interrompe la continuit\u00e0 dell&#8217;opera fino a spezzarla.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;arte moderna diffida spesso del dettaglio, per questo in molte poetiche \u00e8 banalizzato. Per esempio, nella pittura di Jackson Pollock, in cui non c&#8217;\u00e8 spazio per il dettaglio, visto che l&#8217;opera \u00e8 consacrata al caso.<\/p>\n<p>Aristotele diceva che non c&#8217;\u00e8 scienza che del generale. Per lui i dettagli erano delle scorie del pensiero. Per la scienza moderna, invece, i dettagli sono delle frange del reale che \u00e8 stupido abbandonare alla poesia.<\/p>\n<p>Tra arte e scienza il dettaglio, di fatto, ha avuto una sua storia. Come non vedere la meticolosit\u00e0 dei pittori olandesi strettamente legata a quel infinitamente piccolo, che si stava scoprendo grazie ai nuovi mezzi ottici\u00f2 (Forse, vale la pena di ricordare che Leeuwenhoek, l&#8217;inventore del microscopio, \u00e8 stato l&#8217;esecutore testamentario di Jan Vermeer.)<\/p>\n<p><em>Rimozione non significa distruzione<\/em>.<\/p>\n<p>Esiste nella pittura occidentale una lunga storia del dettaglio che comincia, tanto per farla cominciare, con la mosca di Giotto. Un episodio inventato dal Vasari, ma sul quale la tradizione ha finito per forgiare la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ricordiamo la storia. Il giovane Giotto, un giorno, in assenza del suo maestro Cimabue, dipinse su una figura che questi stava dipingendo una mosca cos\u00ec vera che Cimabue, ripreso il suo lavoro, fece pi\u00f9 volte il gesto di scacciarla.<\/p>\n<p>Che cosa dire? <strong>Che \u00e8 il dettaglio che fa la mosca! <\/strong><\/p>\n<p>Aby Wartburg, il famoso storico dell&#8217;arte, aveva capito perfettamente questo aforisma, tanto che ne dedusse una formula che ha avuto molto successo e che dice: &#8220;Il buon dio si annida nel dettaglio.&#8221;<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9 il dettaglio pu\u00f2 avere diverse configurazioni, ma non pu\u00f2 essere discreto, anzi, deve essere rivelatore. Rivelatore dei <em>due<\/em> mondi che fanno l&#8217;arte, <em>l&#8217;artista<\/em> e <em>l&#8217;opera<\/em>.<\/p>\n<p>Grazie al dettaglio, la periferia diventa centro, la contingenza riprende il sopravvento sulla necessit\u00e0 e le manovre di diversione si fanno frontali.<\/p>\n<p>Il dettaglio \u00e8 una firma. <em>Ex ungue leonem<\/em>, i leoni si riconoscono dall&#8217;unghia &#8230;come la moda da una <em>griffe<\/em>!<\/p>\n<p>Giovanni Morelli, che fa diventare lo studio del dettaglio una scienza, rivoluziona la storia della pittura e i suoi metodi di osservazione, cos\u00ec facendo influenza anche Freud, che impara a diffidare dall&#8217;insieme e a prestare attenzione ai dettagli.<\/p>\n<p>Nella lingua italiana ci sono due modi di dire &#8220;dettaglio&#8221;, particolare e dettaglio vero e proprio.<\/p>\n<p>Il <em>particolare<\/em> \u00e8 una piccola parte di un insieme, di un oggetto di una figura. Ha una natura <em>quantitativa<\/em>. Il bianco dell&#8217;occhio, la nervatura di una foglia, il colore di un bottone.<\/p>\n<p>Il <em>dettaglio<\/em> \u00e8 il risultato di una scelta, di un&#8217;invenzione da parte di un artista. Ci sono dettagli estensivi e dettagli intensivi. Ci sono dettagli in tutte le forme di poetica.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 il dettaglio che va verso l&#8217;unit\u00e0 e c&#8217;\u00e8 il dettaglio che va verso la periferia dell&#8217;insieme. In certi casi esso lo denota, in altri le completa.<\/p>\n<p>In altri termini, ci sono due tipi opposti di dettaglio. Quello che esprime l&#8217;essenza del tutto e contribuisce a costituirlo e quello la cui soppressione passa inosservata perch\u00e9 \u00e8 inutile nel mantenimento del tutto.<\/p>\n<p>Il primo tipo giustifica l&#8217;esclamazione di Mies Van der Rohe, che dio \u00e8 nel dettaglio.<\/p>\n<p><em>(Documento a circolazione scolastica, non redazionato.)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riflessioni su una fetta di crostata intesa come un&#8217;opera d&#8217;arte Le relazioni logiche tra il tutto e la parte sono, nelle forme culturali, molto complesse, comprenderle, dal punto di vista fenomenologico, significa comprendere la funzione della cultura e illuminare, in particolare, la relazione tra poetica ed opera di per s\u00e8. Cominciamo a dire, da subito, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1024","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archivi-desiderio-rappresentazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1024","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1024"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1024\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1024"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1024"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pages.mi.it\/oldpages\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1024"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}